LA FELICITA’ E’ UN SISTEMA COMPLESSO

2015117 min14+  

Per lavoro Enrico Giusti convince dirigenti incompetenti e irresponsabili a dimettersi prima che mandino in rovina le imprese che gestiscono. Un giorno si trova costretto ad ospitare e aiutare la ex-fidanzata straniera di suo fratello. Intanto gli viene affidato il compito di impedire che due adolescenti, orfani di una coppia di imprenditori di alto livello, diventino dirigenti di un gruppo industriale d’importanza nazionale

Per lavoro il protagonista convince dirigenti incompetenti a dimettersi dalla loro azienda per evitare il peggio. Un racconto complesso che parte con le migliori intenzioni ma che non alla fine risulta inconcludente 


Valori Educativi



Il film parte carico di buone intenzioni. Il protagonista sembra sul punto di voler cambiare vita, si avverte in lui la spinta a cercare un bene più vero e profondo e si aprono diverse prospettive di crescita anche per gli altri personaggi. Tuttavia in realtà non si può dire che questi raggiungano un vero significativo cambiamento

Pubblico

14+

non sono presenti scene particolarmente problematiche per la visione, ma la struttura complicata e poco concludente del film rende la visione poco interessante per un pubblico giovane

Giudizio Artistico



Il film intraprende diverse linee narrative, tanto che inizialmente sembrerebbe addirittura adatto a diventare una serie televisiva, e in effetti, proprio come accade per molte fiction, l’intreccio rimane aperto e non conclude davvero il possibile percorso di crescita che si aspetterebbe soprattutto nel protagonista. Ottima interpretazione di Valerio Mastrandrea

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Quello della felicità è un tema di grande interesse, uno di quelli che si potrebbero dire universalmente validi per la maggior parte delle opere cinematografiche e non, anche perché si presta a numerose interessanti interpretazioni. Tuttavia in questo caso il titolo crea aspettative a cui la storia non riesce a rispondere. Per tutta la durata dei 117 minuti del film infatti ci si chiede quando e in che modo il discorso sulla felicità comincerà a svilupparsi, ma il momento non arriva mai. E questo non perché la storia sia eccessivamente triste o pesante o drammatica, ma semplicemente perché non è la felicità, ricercata, perduta, trovata o compresa, il concetto che sta alla base del film.

La storia ruota tutta intorno agli eventi che accadono al protagonista, Enrico Giusti -interpretato da un interessantissimo Valerio Mastandrea- in un momento in cui questi avverte l’esigenza di un cambiamento di senso nella sua vita. Ciò che è veramente complesso però in questo film è proprio la storia, articolata, ricca di materiale narrativo ma in definitiva poco concludente.

Enrico ha uno strano lavoro: convince alti dirigenti di grandi aziende ad abbandonare la propria carica prima che questi facciano fallire le società per cui lavorano a causa della loro incompetenza o per la loro dissolutezza. Per portare a termine la sua missione diventa amico di questi personaggi, li lascia parlare e li ascolta e alla fine sono essi stessi a convincersi da soli ad andare via prima che tutto sia distrutto. Eppure, nonostante il successo che egli ottiene nel proprio particolarissimo mestiere, percepisce che qualcosa non va nella sua vita. L’improvvisa irruzione in casa sua della fidanzata straniera abbandonata da suo fratello più piccolo mette in difficoltà il sistema di equilibri in cui Enrico vive e molte cose cominciano a cambiare. Intanto un’auto cade nel lago e Filippo e Camilla, due fratelli di 18 e 13 anni, rimangono orfani di un’importante coppia di imprenditori; Enrico viene quindi chiamato per impedire che i due adolescenti possano diventare i dirigenti di un gruppo industriale d’importanza nazionale. Dovrebbe essere il suo caso più facile, ma in realtà l’intera situazione lo porta a mettersi in discussione e a rivedere le sue scelte sia professionali che personali.

Nonostante le tante strade che la narrazione intraprende e i diversi personaggi, oltre al protagonista, su cui viene posto l’accento, tutto in questo film resta insoluto, irrisolto. Se non fosse per la ricchezza e complessità che Valerio Mastandrea riesce ad infondere al suo personaggio, la storia in se stessa deluderebbe profondamente. Il film, attraverso i diversi personaggi che lo compongono, intraprende in effetti una buona quantità di discorsi: l’amore visto come forte spinta al cambiamento, l’etica del lavoro, l’inumana spietatezza che a volte assume il sistema economico, il valore dell’amicizia e il difficile confronto tra padre e figlio. Ma nessuno di questi trova una soluzione vera, una conclusione che offra allo spettatore un punto di vista o uno spunto di riflessione originale al di là della semplice rappresentazione del caso.

Questo perché in effetti nessuno dei personaggi giunge a concludere il proprio percorso di crescita. Enrico in realtà già dalle prime scene appare come un uomo desideroso di fare del bene. È gentile e accogliente tanto con il fratello quanto con la fidanzata di lui e i dubbi che nutre sin dall’inizio del film sul proprio lavoro fanno di lui una personalità positiva e piuttosto matura, capace di gestire bene le difficoltà anche con un certo senso dell’ironia. Per questo alla termine della storia si ha la sensazione che dopo tanto peregrinare, il percorso di crescita operato da Enrico sia ben poco. 

Autore: Vania Amitrano

Altre Informazioni

Titolo Originale La felicità è un sistema complesso
Paese ITALIA
Etichetta
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