IL MATRIMONIO DI TUYA
IL MATRIMONIO DI TUYA
Un cammello trotta lungo gli altipiani della Mongolia. La vegetazione è rada e il vento spazza continuamente la pianura. Una fattoria è poco più di un insieme di capanne fatte di mura di legno e fango. La cucina dove gli unici alimenti sono il latte delle pecore e la loro carne. Qualche incontro con i vicini, una festa di matrimonio. Tutti vanno in giro ben coperti perché il vento sferza tutto e tutti senza interruzione e una tempesta di neve può arrivare da un momento all'altro. E' questo il perimetro, semplice ma suggestivo , perché evocativo di una civiltà in estinzione come quella mongola, incalzata da una industrializzazione aggressiva, dove il regista colloca una storia estremamente umana, di valenza universale.
In un mondo molto lontano dalle nostre longitudini, in una società ancora rurale, sappiamo apprezzare il senso di responsabilità di Tuya che cerca di tenere unita la famiglia e lavora da sola tutto il giorno per dar da mangiare al marito paralizzato e ai figli piccoli e la forte solidarietà fra familiari, visto come a un impegno che non si discute (la sorella di Bater, anche se vedova e con sei figli, è disposta a riprendersi il fratello in casa).
Non ci è estraneo neanche il dilemma di Tuya, nel cui animo si sviluppa lo scontro fra la legge universale del cuore e il pratico ragionamento (quello di divorziare per risposarsi con un uomo che possa mantenere lei e tutta la famiglia), così come il valore della vita come qualcosa di assoluto e l'amarezza verso i gesti disperati (il tentato suicidio di Bater viene ridicolizzato dalla donna e portato alla giusta motivazione: la vigliaccheria). Non da ultimo un accenno, sia pur vago a un Dio che è padrone dei nostri destini.
Ottima la fattura del film: il regista è dotato di grande sintesi espressiva (si noti l'arrivo nell'ospizio di Bater e di come bastino poche inquadrature, in occasione della festa di compleanno di uno degli ospiti, per metter in evidenza lo stridente contrasto fra il tentativo creare una situazione di normalità ed allegria e la solitudine rassegnata degli ospiti.)
ealismo poetico è la chiave di lettura del regista sceneggiatore: il dettaglio dei gesti e degli oggetti quotidiani, i rituali di ospitalità, le nenie mongole; anche i dialoghi sono perfettamente coerenti con l'ambientazione: i personaggi si dicono quello che si debbono dire senza una parola in più; la parola è usata con lo stesso realismo funzionale con cui si usano gli strumenti quotidiani di lavoro.
Il film è interessante anche perché ci lascia dare uno sguardo su certi per noi strane evoluzioni della Cina di oggi: l'esistenza di avventurieri come Baolier che è diventato benestante cercando il petrolio, il vicino Senge che sogna di diventare ricco e vende tutte le pecore per comprarsi un camion nuovo, il problemi della sanità pubblica (che dagli anni '80 non è più gratuita) dove un ricovero anche al pronto soccorso finisce per costare una fortuna: si stenta a capire se siamo in America o in Cina. .
| Titolo Originale | Tu ya de hun shi |
|---|---|
| Paese | Cina |
| Etichetta |














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