IL FUOCO DELLA VENDETTA

2013116 min18+  

Russel Baze lavora in una delle ultime acciaierie della Pennsylvania (siamo nel 2008 e anche se in tv i democratici esultano per l’elezione di Obama è chiaro che la vita da quelle parti non offre molte prospettive), ammazzandosi di fatica per offrire un futuro alla fidanzata Lena. Poi però finisce in carcere con l’accusa di omicidio colposo (per un investimento accidentale) e quando esce la situazione della sua famiglia è precipitata. Lena lo ha lasciato e aspetta un figlio da un altro, ma soprattutto suo fratello minore Rodney, ex militare segnato dalla campagna in Irak, è ricoperto di debiti che decide di pagare combattendo in incontri clandestini a mani nude. È così che Rodney si imbatte in Harlan DeGroat, trafficante psicopatico che non si fa scrupoli ad eliminare chiunque si metta sulla strada...compreso Rodney. Deciso a fare giustizia, Russelll si rivolge alla polizia, ma quando incastrare gli assassini di suo fratello pare impossibile decide dei farsi giustizia da solo…anche se questo significa perdere tutto ciò che ha di più caro.

Un giovane con la testa sulle spalle e con il sincero desiderio di costruirsi un futuro con la fidanzata, resta prigioniero in un vicolo cieco di disperazione e violenza. Interpretazioni di altissimo livello.


Valori Educativi



Un uomo giusto non può cambiare le situazioni, al massimo può accettare con coscienza il peso e la condanna delle sue azioni

Pubblico

18+

Numerose scene di violenza anche efferata, scene a contenuto sessuale, uno di droghe.

Giudizio Artistico



Pur con interpretazioni di altissimo livello, il film finisce per chiudersi in un vicolo cieco di disperazione e violenza

Cast & Crew

La Nostra Recensione

L’affresco proletario di Scott (lo ricordiamo soprattutto per il dolente Crazy Heart, per cui Jeff Bridges ha conquistato l’Oscar) è pervaso di malinconia e senso di disgrazia incombente (ma anche di violenza) fin dalla prima inquadratura e immerge lo spettatore in una realtà che definire senza speranza è generoso. Ancor prima della catena di disgrazie che investono Russell (un lavoratore con la testa sulle spalle con il sincero desiderio di costruire qualcosa con la fidanzata Lena), la situazione non promette bene: il destino delle acciaierie sembra segnato almeno quanto quello dello zio dei fratelli Baze, ammalato di cancro; una lenta e inesorabile agonia rispetto alla quale gli sforzi di chi vuole costruire qualcosa (una famiglia, per esempio) sembrano volutamente sconfitti da un destino beffardo. Atmosfere che sono state protagoniste, secondo declinazioni iperlocali (ma spesso straordinariamente universali nell’autenticità dei personaggi), di numerosi film indipendenti degli ultimi anni, un racconto della crisi che lascia poco spazio alla speranza.

Il film di Cooper segue questa strada, senza risparmiare una notevole dose di violenza (i combattimenti di Rodney, sempre più autodistruttivi, ma prima di tutto le reazioni imprevedibili e agghiaccianti di Harrelson/DeGroat), lasciando tuttavia che qua e là l’apparentemente ineludibile determinismo che guida la vicenda sia sfidato da lampi di positività (come l’integrità dello sceriffo, nuovo compagno di Lena che tuttavia cerca davvero di aiutare Russell).

Non bastano a illuminare il mondo di Russell, anche letteralmente, visto che la fotografia del film, satura e fin da subito cupa, asseconda sempre più il percorso di dannazione del protagonista. Russel, che pure cerca nella fede un senso a quello che accade e la possibilità di uno sguardo diverso,  tuttavia, nel suo autentico desiderio di fare giustizia, finisce per portare su di sé una violenza ancora maggiore.

Il cast offre una galleria di interpretazioni di altissimo livello, ricche di sfumature che lasciano intravedere un’esistenza complessa ben al di là dello schermo, e la regia segue i movimenti dei personaggi come arrendendosi a un destino ineluttabile.

E paradossalmente è proprio qui che la pellicola evidenzia un certo limite, rischiando di restare solo un ennesimo, per quanto ben fatto, ritratto d’ambiente e personaggi, in cui l’impotenza del protagonista (deciso a fare la cosa giusta, ma impossibilitato a farlo) finisce per chiudere anche il film in un vicolo cieco di disperazione e violenza il cui esito finale è scontato. Un uomo giusto non può davvero cambiare la cose, al massimo può accettare con coscienza il peso e la condanna delle sue azioni.

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale Out of the Furnace
Paese USA
Etichetta
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