HAMMAMET (F. Olearo)

2020126 minTutti  

Hammamet, 1999. Il "Presidente" ha lasciato l'Italia, condannato per corruzione e finanziamento illecito con sentenza passata in giudicato. Accanto a lui ci sono moglie e figlia, mentre il secondogenito è in Italia a "combattere" per riabilitarne l'immagine e gestirne l'eredità politica. Nel suo "esilio volontario" lo raggiungono in pochi: Fausto, il figlio dell'ex compagno di partito Vincenzo, suicida dopo essere stato inquisito dal Giudice, e un Ospite suo "avversario, mai nemico". Craxi deve combattere un altro, insidioso avversario, la malattia: il diabete sta minando gravemente la sua salute

L’ultimo anno di Bettino Craxi ad Hammamet, fra amarezze, onesti rimpianti rabbiose rivendicazioni. Un racconto tragico che si sviluppa con malinconica lentezza


Valori Educativi



Un onesto tentativo di ricostruire i sentimenti e l’animo di Craxi dopo la caduta politica e la lenta attesa della fine

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



Prodigiosa interpretazione di Pierfrancesco Favino ma anche di Livia Rossi, nella parte della figlia premurosa. Lo sviluppo appare lento ma si riscatta con alcune scene di grande impatto

Cast & Crew

Our Review

Il film inizia nel modo che meglio esprime i sentimenti di tenerezza che il regista Gianni Amelio aveva già mostrato di provare verso i bambini (Le chiavi di casa, il ladro di bambini, Il primo uomo): vediamo tre ragazzi che corrono verso i soldati incaricati della sorveglianza della villa di Hammamet dove risiede il “Presidente”, perchè sanno che lì potranno mangiare qualcosa. E’ ancora un altro bambino, (il nipote di Craxi, ospite anche lui della villa e che gioca spesso con il nonno) che diventa il tramite per farci ricordare la sua passione  per il Risorgimento e i suoi eroi temerari e per l’iniziativa più celebrata dello statista: la risoluzione pacifica della crisi di Sigonella, quando attraverso un’abile mediazione internazionale riuscì a salvare tutti i passeggeri (tranne uno) di una nave da crociera sequestrata dai terroristi palestinesi.

Al nome di Bettino Craxi viene sempre accostato l’epiteto di “personaggio controverso”: il film di Gianni Amelio non prende posizione su questo dilemma non risolto da ormai venti anni ma sviluppa un altro interesse: esplorare il Craxi-uomo nel suo ultimo anno di vita ad Hammamet, i suoi stati d’animo, i suoi momenti di sconforto, le sue impennate di orgoglio e di rabbia mentre la sua malattia lo sta portando verso la fine.

Non viene ricostruito nessuno degli eventi storici che hanno caratterizzato l’intensa vita dello statista (tranne la sua conferma plebiscitaria a segretario del Partito Socialista nel 1989, dove potè dire con orgoglio che l’italia era ormai diventata la quinta potenza industriale del mondo)  ma sono lo stesso ricordati con un “effetto ombra”.

Vengono cioè rievocati per analogia, come conseguenza di altri eventi che accadono ad Hammamet e che  fanno riaffiorare nell protagonista stati d’animo mai sopiti. Mentre passeggia sul litorale, viene abbordato da turisti italiani che lanciano invettive contri di lui  chiamandolo ladro e truffatore: è un modo per ricordare l’episodio del lancio delle monetine  davanti all’Hotel Raphael nel 1993. In un’altra sequenza Craxi promette di aiutare un tunisino povero che non riesce a ricoverare sua moglie in ospedale: è l’occasione, per “Il Presidente, di rivendicare la propria umanità, quella stessa che aveva voluto mostrare di avere durante il rapimento di Aldo Moro, per essere stato uno dei pochi politici (assieme ad Amintore Fanfani), ad aprirsi ad una ipotesi di compromesso. A un certo momento riceve la visita di un politico italiano di un altro partito: la conversazione è genericamente allusiva a fatti e comportamenti del passato ma si percepisce una certa simpatia fra i due personaggi: si sa per certo che fu  Francesco Cossiga il politico che andò a trovarlo ad Hammamet. Il “Presidente” accetta di  venir intervistato da Fausto, figlio di un suo amico di partito ora morto e in quell’occasione ripete gli stessi concetti che espresse nel suo famoso discorso al parlamento del 3 luglio 1992: ammise la pratica dei finanziamenti illeciti ma chiamò in causa tutti gli altri partiti come correi dello stesso malcostume.

Oltre a rievocare le ombre del passato il film sviluppa la cronaca dei giorni trascorsi ad Hammamet, dominati  dall’avanzare di una malattia incurabile, da cocenti delusioni (il figlio si era impegnato per la sua riabilitazione in patria ma senza successo), dalla debole speranza di ritornare in Italia almeno come persona malata, da momenti di onesta riflessione autocritica, sempre amorevolmente accudito dalla figlia Anita che continua caparbiamente a credere in lui. Nessun colpo di scena lungo le due ore del film ma una lunga, lenta discesa verso il disfacimento del corpo, lucidamente riconosciuta e accettata.
Il regista racconta la sua storia secondo lo stile del cinema d’autore europeo: il ritmo è lento,  i protagonisti parlano con calma, fissando spesso direttamente la telecamera. C’è  forse troppa “letteratura” ma  ci sono  anche momenti di assouta perfezione stilistica: come nell’incontro fra il Presidente e la sua amante, oppure quando Craxi (un magnifico Favino truccato benissimo) confida alla figlia un suo sogno: si è immaginato che dopo un suo discorso onesto e coraggioso in Parlamento, tutti lo applaudono, incluso lo stesso giudice che lo ha  accusato. “ Che coraggio c’è a parlare male degli altri?. Io non faccio queste cose”: è la sua ultima, accorata invocazione di una riconciliazione che non arriverà mai.

Ma allora, Craxi è stato riabilitato con questo film? Sicuramente è stato umanamente compreso ma non si può dire che siano stati fatti passi avanti nell’interpretazione storica del personaggio. Eppure qualcosa di significativo emerge, non certo in modo razionale, ma  figurativamente, come è possibile fare proprio attraverso il cinema. Sappiamo dalla storia che  già nel 1976 Craxi era stato eletto segretario, anche se la sua corrente aveva scarso peso, perché le forze principali del partito cercavano un homo novus nella funzione di un semplice segretario di transizione. In seguito diventò il primo ministro socialista della Repubblica Italiana e ancora una volta era l’outsider, il nuovo arrivato. Quando iniziò la decadenza della Prima Repubblica  e tutti i partiti, per finanziarsi, adottavano il metodo delle tangenti, fu più facile iniziare ad accusare lui, così diverso e innovativo rispetto a un estabilishment più consolidato.

Gianni Amelio esprime proprio questo: una persona che si sente diverso ed estraneo, percepisce una distanza fra lui e tanti altri e soffre per questa incomprensione di fondo;  per esser stato mandato avanti come capro espiatorio anche se ciò non evitò la rapida decadenza che avrebbe travolto o trasformnato profondamente tutti gli altri partiti

Autore: Franco Olearo

Details of Movie

Titolo Originale Hammamet
Paese ITALIA
Etichetta
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