FLEE

202290 min14+   , Guerra, Emigrazione

Il ricordi di un rifugiato dalle guerre in Afghanistan assurgono a dramma di ogni tempo e  ogni luogo per coloro che debbono lasciare il proprio paese, diventano esseri senza valore e un puro fastidio per chi li deve accogliere. In Sala

Amin è a Copenaghen nello studio dell’amico documentarista. Viene invitato a distendersi su un lettino per trovare il giusto conforto necessario per raccontare quanto non ha ancora detto a nessuno: la sua dolorosa adolescenza di rifugiato dall’Afganistan. Ritornano i suoi sereni ricordi di quando a Kabul lui e gli altri quattro fratelli vivevano una vita sufficientemente agiata alla fine degli anni ’80 (il padre era pilota di aerei) quando il suo paese era sotto il controllo sovietico. Poi iniziarono le sventure. Il padre morì o fu ucciso. Iniziarono gli attacchi dei Mujahidin e tutta la famiglia migrò in Russia, che consentiva loro un anno di permesso di soggiorno. L’anno passò e loro, chiusi in casa notte e giorno, attesero dal fratello maggiore, che viveva in Danimarca, i soldi per poter espatriare clandestinamente. I soldi non arrivarono a sufficienza e furono costretti a tentare di fuggire a turno. Ora Amin ha quarant’anni, si è laureato e convive con il suo amico Kasper. Questi vorrebbe che si comprassero una casa in campagna ma Amin non sa più cosa vuol dire avere una casa…


Valori Educativi



Una famiglia resta compatta di fronte a enormi difficoltà e umiliazioni, uno di loro sacrifica tutto quello che ha per aiutarli

Pubblico

14+

Presenza di scene altamente drammatiche. Allusioni a violenze su di una donna, Affettuosità omosessuali

Giudizio Artistico



Una tecnica altamente professionale di animazione non smussa ma esalta i momenti più drammatici del racconto ma poi risulta incompiuta nel confrontare il presente con il passato e nell’analizzare la psicologia del protagonista. Tre candidature all’Oscar 2022

Cast & Crew

Sceneggiatura

AMIN

Sceneggiatura

La Nostra Recensione

Tutto il film è un racconto di ciò che è accaduto e l’impiego dell’animazione è stata la soluzione ideale per rappresentare non ciò che è reale ma ciò che viene filtrato da una memoria impregnata di emozioni troppo a lungo trattenute (ci sono molte analogie con Valzer con Bashir) . In alcune sequenze, come il lungo cammino per raggiungere la barca che li deve portare in Scandinavia, il racconto è scandito minuto per minuto perché ogni secondo di ritardo, come l’attardarsi per far rialzare le persone più anziane, può risultare fatale. In altri momenti, come l’arrivo dei Mujahidin a Kabul, vediamo figure stilizzate in bianco e nero che corrono in varie direzioni, che sintetizzano momenti convulsi e disordinati. Non c’è nessun arco di trasformazione dei protagonisti ma solo fatti, fatti che si susseguono inesorabili dove l’unica legge che conta è quella della sopravvivenza. Ecco le sue due sorelle, rimaste 

chiuse per giorni in un container e poi liberate nel porto di arrivo in stato di semi asfissia, con l’unico destino di esser rimandate indietro da dove sono partite. Lui stesso e sua madre con altri profughi, chiusi nella stiva di un peschereccio in un mare in tempesta mentre l’acqua inizia a salire inesorabilmente dalle numerose falle. I soprusi della polizia russa che pretendono sempre dei soldi per non denunciarli come clandestini. A tratti ritorniamo al giorno d’oggi e  Amin, che ha inclinazioni omosessuali,  sta visitando con il suo amico quella casa in campagna che probabilmente compreranno e contemplano  i fiori che stanno sbocciando. Si tratta di sequenze di forte contrasto rispetto alle precedenti. L’effetto è insolito: non si forma, nello spettatore, una contrapposizione inferno-paradiso, perché quel paradiso è troppo lezioso, troppo disimpegnato mentre l’inferno vissuto nel passato non è solo inferno ma rifulge dell’eroismo di quella famiglia che ha saputo restare unita e  soprattutto di quel fratello maggiore che dava loro tutti i suoi magri risparmi perché riuscissero a emigrare, rinunciando perfino a sposarsi perché non aveva più risparmi. Se la scelta di un racconto in animazione è risultato efficace per raccontare le terribili vicende passate, diventa limitante quando c’è da ricostruire un’atmosfera, lo stato psicologico di chi sta raccontando, senza trascurare che il protagonista Amin non appare molto simpatico perché mentre gli altri parenti si sono prodigati per lui, non ha saputo a sua volta salvare un altro suo fratello.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Paese Danimaca
Tematiche (generale)
Tipologia
Titolo Originale Flee
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