DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES

2015113 min18+  

Dio ha un aspetto alquanto trasandato: barba sfatta, si muove per casa ciabattando con indosso una misera vestaglia. E’ brusco con la moglie che, intimorita, non parla mai, e con la figlia Èa, di dieci anni, più ribelle, a cui Dio non lesina colpi di cintura per riportarla all’obbedienza. Dio si diverte (sadicamente) solo quando va nel suo studio dove, attraverso un PC antidiluviano, organizza disastri naturali e incidenti per tormentare quegli uomini che ha creato assieme alla terra. Dio ha avuto anche un figlio, JC, che però è uscito fuori di testa: quando lo aveva mandato sulla terra, si era messo a parlare di amore e fratellanza ed era finito crocifisso. Èa riesce un giorno a entrare nel suo studio: manda un sms a tutti gli uomini della terra indicando loro la data della loro morte e abbandona definitivamente la “casa paterna”, per vivere assieme a noi mortali…

Dio è un padre e marito violento e scorbutico che dalla tastiera di un PC si diverte ad affliggere gli uomini che lui stesso ha creato. Si tratta di una provocazione potenzialmente interessante, a cui non segue uno sviluppo coerente ma solo qualche spunto di comicità surreale


Valori Educativi



Il regista non è in grado di conciliare il momento della creazione, che immagina essere frutto di un Dio sadico nei confronti degli uomini e la figura di Gesù Cristo, giudicata positiva perché ha insegnato l’amore fra gli uomini

Pubblico

18+

Alcune scene di violenza familiare e alcuni nudi femminili. Le tematiche trattate richiedono maturità e una buona preparazione

Giudizio Artistico



Il racconto non è in grado di sviluppare i presupposti provocatori posti all’inizio. Ottima interpretazione di Benoît Poelvoorde

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Dio, nel suo sadismo, creò Bruxelles: cieli sempre scuri e pioggia a catinelle. L’inizio del film, con la creazione del mondo e dell’uomo, pur nella sua irriverenza, manifesta alcuni spunti di gelida comicità e quando, a tutti gli abitanti della terra, viene inviato un sms con l’indicazione della data di morte, si determina uno stimolante caso di “cosa succederebbe se…”. Anche l’obiettivo di cercare altri sei apostoli da parte di Èa (per il futile motivo che la dea sua madre preferisce guardare le partite di baseball, dove sono 18 i giocatori di ogni squadra) potrebbe costituire un altro percorso di “what if..”che scoprire come verrebbe scritto un vangelo al giorno d’oggi.

Con una tale provocazione e con stimoli così forti, lo spettatore si aspetta delle risposte, tanto più che ogni riferimento alla Bibbia è espressamente voluto (il film è suddiviso in capitoli come Genesi, Esodo…).

Al contrario il film si perde per strada, dando al più qualche spunto per un sorriso. La conoscenza della data di morte determina apatia e disinteresse per la vita ai più, mentre un giovane mattarello, che sa che potrà vivere altri sessant’anni, prova tutti i modi per suicidarsi ma non ci riesce. I famosi sei apostoli, cercati con cura, hanno ben poco di straordinario da scrivere ma sono più che altro impegnati a risolvere i loro problemi sentimentali, incluso il personaggio interpretato da Catherine Deneuve che lascia il marito per unirsi a un gorilla.   Anche la piccola dea Èa non sembra determinare molti cambiamenti nell’esistenza degli uomini, una volta discesa sulla terra, perché il suo paniere di doti soprannaturali è limitato: oltre a camminare sulle acque riesce a sentire la musica che ognuno si porta dentro e così i sei nuovi apostoli vengono allietati dalla musica che più a loro si addice, da Haendel a Trenet.

Alla fine le tante e troppo ambiziose provocazioni del regista  non trovano, né una intelligente contro-proposta culturale come il surrealismo anarchico di  Luis Buñuel , né una arguta presa in giro della fede come accadeva nei film dei Monty Python, ma soluzioni stranianti come quella della dea-moglie che, finalmente libera di agire, riempie il cielo di ornamenti floreali, né manca un po’ di ideologia gender, che non guasta mai, come il bambino che ha deciso di vestirsi da ragazza o la coppia in dolce attesa, dove chi è gravido è lui, non lei.

Woody Allen ci ha a abituati da tempo a sentire i suoi sermoni nichilisti attraverso i suoi film: secondo lui noi siamo in balia di un caso indifferente ai nostri destini e l’unico svago che resta è l’innamoramento e il sesso. Lo fa però almeno attraverso confezioni sempre eleganti e argute.

Jaco van Dormael perviene anche lui a conclusioni simili (per uomini e donne l’unica salvezza è amarsi) ma i presupposti sono diversi: il regista-sceneggiatore non crede in un fato anonimo ma in un Dio crudele che si diverte a farci soffrire, mentre suo figlio Gesù è stato buono ed è morto per noi (nel film compaiono anche le figure positive di un sacerdote e dei suoi parrocchiani che si occupano dei più poveri, in nome di Cristo).

In sostanza il regista percepisce una sostanziale incoerenza fra le due manifestazioni divine: la creazione e l’incarnazione di Gesù: speriamo per lui che, prima o poi, troverà un modo per conciliarle.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Le tout nouveau testament
Paese BELGIO FRANCIA LUSSEMBURGO
Etichetta
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