LA BUSSOLA D'ORO

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Titolo Originale: The Golden Compass
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Chris Weitz
Sceneggiatura: Chris Weitz; soggetto di Philip Pullman, autore del romanzo omonimo
Produzione: Bill Carraro e Deborah Forte
Durata: 114'
Interpreti: Dakota Blue Richards, Daniel Craig, Nicole Kidman, Sam Elliott, Eva Green;

Bambini, attenti alle istituzioni dogmatiche che vogliono indottrinarvi. È il messaggio di un fantasy poco ispirato, preoccupato, per non offendere il pubblico cristiano, di non essere troppo fedele all'originale letterario di cui è adattamento.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bambino, probabilmente non riesce a capirlo da solo, ma un ragazzo già maturo è i grado di operare le associazioni che attivano la vena ateistica della pellicola e che il paraocchi messo alle persone perché non vedano il vero è l'oppio della religione
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza che possono impressionare i più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
Le animazioni digitali e le scenografie in stile liberty appagano l'occhio di adulti e bambini, ma mancando un arco di cambiamento intimo del personaggio principale, il film è una somma di scene, non un tutto espressivo organico.

In uno dei tanti mondi paralleli al nostro, in un'epoca simil ottocentesca, in un collegio di stile oxfordiano, una dodicenne di nome Lyra (Richards) ha l'occasione di fermare le secolari trame oscurantistiche di Magisterium, una chiesa-società segreta che ha ottenebrato il libero arbitrio della gente. Sull'esempio dello zio scienziato e libero pensatore Lord Asriel (Craig), resistendo alle seduzioni dell'algida e indottrinata signora Coulter (Kidman), con una bussola per vedere oltre le menzogne altrui, Lyra intraprende un fantastico viaggio verso il Circolo Artico dove un suo coetaneo, come tanti altri bimbi, è stato rapito. Spalleggiata da un orso polare guerriero, dalle streghe, da una banda di gitani e da un cowboy timoniere di una nave volante, Lyra scoprirà che al Polo i bambini sono sottoposti da Magisterium alla barbara pratica dell'Intercisione, per evitare che comincino a pensare con la loro testa.

Il film non dice esplicitamente, come invece fa il romanzo di Pullman, che Magisterium rappresenta la Chiesa Cattolica. Né si esplicita che il paraocchi messo alle persone perché non vedano il vero è l'oppio della religione. Se, però, si prende la metafora come chiave di lettura del film, tutto quadra come nel libro. Per fortuna, un bambino, da solo, non dovrebbe essere in grado di operare le associazioni che attivano la vena ateistica della pellicola. Sul pubblico infantile dovrebbe lasciare poco il segno anche un altro collegamento ideologico: quello tra il biblico peccato originale e la misteriosa polvere che nel film minaccia di risvegliare lo spirito critico degli indottrinati. Il nesso, infatti, è istituito in uno di quei passaggi in cui la pellicola è verbosa, forzosamente filosofica, e parla agli adulti.

Se le animazioni digitali dei giganteschi orsi polari appagano l'occhio di adulti e bambini, sono invece ansiogene per entrambi certe immagini dei Daimon. Nel mondo fantastico immaginato da Pullman, infatti, l'anima è esterna alla persona e si incarna in forma animale a costituire, appunto, un Daimon. Quando la persona soffre, anche il Daimon soffre, e viceversa. Ora, vedere un bambino che si sente strangolato perché un emissario di Magisterium ha preso per il collo il roditore che gli fa da Daimon è disturbante. Così è per la citata pratica dell'Intercisione, nella quale il nesso metempsichico tra bambino e Daimon è reciso con acuta sofferenza fisica di entrambi: un'icastica resa dell'estirpazione della coscienza, impressionante per i più piccoli.

Nonostante questi picchi di tensione, però, la pellicola non prende perché ha una protagonista interiormente statica. Il fatto è che l'avventura e le sue prove scorrono sulla scorza pugnace e non molto amabile di Lydia senza contribuire a maturarla dentro. La bambina è coriacea e ribelle all'inizio tanto quanto lo è alla fine.

Senza un arco di cambiamento intimo del personaggio principale anche il fantasy più fantasioso – e non è questo il caso della saga di Pullman – è una somma di scene, non un tutto espressivo organico. Quindi non è emozionante.

 

Elementi problematici per la visione: alcune scene di violenza che possono impressionare i più piccoli.  

Autore: Franco Olearo


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