OCTOBER BABY

 
Titolo Originale: October Baby
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Andrew Erwin, Jon Erwin
Sceneggiatura: Jon Erwin Theresa Preston
Produzione: GRAVITAS, PROVIDENT FILMS
Durata: 107
Interpreti: Rachel Hendrix, Jason Burkey, John Schneider

Hannah ha 19 anni, è una matricola universitaria ma soffre di epilessia ed asma. I genitori si decidono a confessarle la verità: lei è uscita indenne da un tentativo di aborto attuato dalla sua vera madre e loro sono solo i genitori adottivi. Hannah resta sconvolta da questa notizia e decidere di intraprendere un viaggio alla scoperta del suo passato...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il tema della vita nascente e dell'aborto è trattato con sensibilità e con una cristiana attitudine al perdono verso chi si è mostrato debole
Pubblico 
Pre-adolescenti
La tematica trattata potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
I film, ben diretto, beneficia dell’empatia che trasmette la protagonista, l’attrice Rachel Hendrix al suo esordio nel lungometraggio ma nel finale la sceneggiatura scivola sul lacrimoso e non chiude quando dovrebbe chiudere

Finalmente “October Baby”, uscito  nelle sale degli Stati Uniti a  Marzo 2011, presentato al Fiuggi Family Festival 2012, è disponibile in DVD in lingua inglese con sottotitoli  in Italiano. Dopo Juno e Bella, October Baby diventa il terzo film che affronta il tema dell’aborto privilegiando la scelta per la vita.

La figura  di Hannah, una ragazza che a 19 anni scopre che i suoi genitori sono adottivi e che le sue crisi epilettiche sono causate da un aborto non riuscito deciso dalla sua vera madre, riprende in modo romanzato la storia di Janna Jessen, che è riuscita a sopravvivere a una pratica di aborto salino e che nonostante abbia subito delle lesioni celebrali che ne limitano i movimenti, svolge una intensa  attività a favore del  movimento pro-life degli Stati Uniti. Le sue iniziative sono sostenute da una solida fede cristiana e non manca, nei convegni in cui è invitata per  raccontare la sua esperienza, di parlare di Gesù e della bellezza del  dono della vita.

Portare sullo schermo una storia simile, anche se confortati dalla sicurezza di raccontare qualcosa di realmente accaduto,  non deve essere  stato facile.

Troppo semplice caricare i toni, utilizzare  la storia come bandiera del movimento pro-life, usarla come arma contro gli avversari.
I presupposti ci sarebbero stati tutti. L’aborto salino è uno dei più crudeli: si applica in stati di avanzata gravidanza (la madre di Janna si era  sottoposta al trattamento al sesto mese e mezzo) e consiste nell’immettere un sale che corrode il feto e il bambino viene partorito morto. Come ha più volte raccontato Janna nelle sue conferenze, è stata fortunata perché al momento della  nascita non era presente il dottore abortista: se lo fosse stato, si sarebbe accorto del “problema” e avrebbe “provveduto” altrimenti.

Per fortuna il film non si sviluppa in questo modo. L’obiettivo degli autori è stato quello di affrontare con delicatezza ma realismo il problema e di avvolgere innocenti e colpevoli nel manto di una visione cristiana orientata al perdono e alla riconciliazione.

La storia inizia presentandoci una giovane ragazza di 19 anni, pronta ad affrontare serenamente i primi anni del college,  circondata dall’affetto dei  genitori e dalla simpatica compagnia dei suoi compagni di studio, fra cui  l’amico Jason. Quando Hannah scopre  la verità sulla sua nascita e  si sente per questo tradita dai suoi genitori adottivi, sarà proprio Jason a proporle un viaggio-vacanza con uno sgangherato pullmino Volkswagen assieme ed altri studenti  perché nel loro programma è prevista una sosta nella città dove lei è nata.

Il film non sorvola e tratteggia bene i momenti forti del racconto. L’incontro con l’infermiera che ha assistito sua madre al parto non voluto e che dopo quella esperienza ha lasciato l’ospedale (“mi è sempre stato raccontato che stavamo distruggendo solo dei tessuti e invece mi sono trovata davanti una piccola, bellissima bambina”) e l’incontro con la madre naturale, ora una affermata professionista che si è costruita una famiglia e che non vuole che i suoi progetti vengano disturbati.

La trama è alleggerita dal racconto del viaggio di Hannah con una sgangherata compagnia di ragazzi  e dai divertenti battibecchi fra lei e Jason, per via del caratterino orgoglioso e testardo di lei (che sembra richiamare quello della vera Janna).

Un altro momento forte è l’ingresso di Hannah in una cattedrale cattolica e l’incontro con un sacerdote (una figura molto ben riuscita, nel suo modo di saper ascoltare e confortare). Lei si sente tradita dai genitori adottivi, arrabbiata con la madre naturale che non l’ha voluta ma al contempo odia se stessa proprio per  quei sentimenti.
 Il sacerdote, richiamandosi alla lettera ai Colossesi, le ricorda che  “In Cristo sei stata perdonata e dal momento che sei stata perdonata, hai  il potere  di perdonare, di scegliere di perdonare. L’odio è un peso che non puoi più sostenere: solo con il perdono sarai libera”.
 I fratelli  registi Andrew e Jon Erwin sono  di fede battista ma hanno scelto  di introdurre la figura di un sacerdote cattolico in omaggio all’impegno pro-life della Chiesa americana.

Il film si segue molto bene fino a due terzi del racconto, grazie anche all’empatia che trasmette la protagonista, l’attrice Rachel  Hendrix al suo esordio in un  lungometraggio ma nel finale la sceneggiatura scivola sul lacrimoso, non chiude quando dovrebbe chiudere, per essere certa di mostrare che tutti i protagonisti  si siano riconciliati e che chi ha sbagliato abbia chiesto perdono.

I fratelli Andrew e Jon Irwin si muovono sula scia (sono stati registi della seconda unità di Courageous) di un fenomeno che sta mostrando una certa rilevanza negli Stati Uniti: quello innescato dai fratelli Alex e  Stephen Kendrick , entrambi pastori della chiesa battista di Sherwood in Albany, Georgia. Sono fondatori dellla Sherwood Pictures che ha conseguito finora significativi  successi come “Flywheel,” (2003), “Facing the Giants” (2006),  “Fireproof” (2008) e Courageous (2011), tutti orientati a mostrare cristiani laici che affrontano, sostenuti dalla loro fede, tematiche molto attuali.

Anche in October Baby si intravede il “marchio della casa”  Sherwood Pictures: lo si nota con la decisione con cui in questi film si insiste nel promuovere  una figura paterna forte e responsabile (il padre adottivo di Hannah vuole conoscere i ragazzi con cui esce e in una scena finale avvisa Jason che ha la sua autorizzazione a frequentare sua figlia).

L’audacia di parlare di fede cristiana è stata premiata e ii film più recenti della Sherwood Pictures sono stati un netto successo di botteghino. Anche October Baby ha già raggiunto un ricavo pari a tre volte il costo ma dato l’interesse che il film ha suscitato,  si sta programmando una seconda uscita nelle sale USA.

Il film è disponibile in DVD in lingua inglese ma con sottotitoli in italiano

Autore: Franco Olearo


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