TORNARE A VINCERE

2020108 min14+ Alcool, SportDroga

Dramma umano e rinascita sportiva (titolo originale The way back) di un uomo ex campione di basket. Messo a terra dalla durezza della vita e caduto nel dramma dell’alcol, riesce, grazie allo sport, a rinascere diventando padre-punto di riferimento per i ragazzi della sua squadra. Disponibile su Netflix.

Jack Cunningham è un ex campione di basket. Ai tempi del liceo è uno dei più bravi giocatori dello stato ma a causa di dissidi familiari dovuti alla difficoltà di rapporti col padre (e, in seguito per un lutto che lo segna profondamente) si separa dalla moglie e cade nel turbine dell’alcol. La proposta inaspettata – essere coach della squadra di basket della sua ex scuola – lo metterà di fronte a se stesso, a cambiare la sua quotidianità e a tornare a essere quello che lo aveva reso un campione…


Valori Educativi



Rimettersi in gioco dopo aver apparentemente perso tutto. La famiglia e gli amici che aiutano chi sta male. La passione per lo sport come possibilità di rinascere (nel caso del protagonista) e di maturazione umana (da parte dei ragazzi). Ferma condanna dell’alcol. La paternità esercitata dal coach nei confronti dei suoi ragazzi.

Pubblico

14+

Linguaggio scurrile. Atteggiamenti violenti conseguenti all’uso dell’alcol. Atteggiamento antisportivo del coach in occasione di un’ingiustizia subita e quando ancora non comprende la portata del suo nuovo ruolo di leader della squadra.

Giudizio Artistico



La sceneggiatura è un tantino lenta, ma non pesante: quando sembra che il film sia finito – con l’apparente finale del “vissero tutti felici e contenti” – mancano ancora 30 minuti durante i quali si disvela l’animo del protagonista. La performance di Ben Affleck non si pone fra le sue migliori

Cast & Crew

Our Review

Chi pensa di trovarsi davanti ad un film sullo sport (come L’arte di vincere) o sul basket in particolare (come Coach Carter ) sappia che al centro c’è la vita di un uomo che, dal basket è aiutato e non una rappresentazione dell’arte sportiva.

Il film non si rifà ad una storia vera (come erroneamente alcuni credono) ma contiene elementi autobiografici dello sceneggiatore (Brad Ingelsby).

Il dramma psicologico del protagonista, che vive nel turbine dell’alcol, è ben mostrato: in tal senso, il titolo originale, The way back, rende certamente meglio il senso della storia. Il protagonista, infatti, per ragioni solo accennate lungo la visione, “ritorna” al basket dopo averlo abbandonato per anni.

Certo Ben Affleck, nel ruolo del protagonista, non ci regala una delle sue migliori performance (pensiamo ad Argo o ad Air – La storia del grande salto) ma è in grado di far passare il messaggio e farlo bene.

Il film ha più fulcri che, possiamo dire, si armonizzano tra loro, sebbene la sceneggiatura sia alquanto lenta e, quando sembra essere arrivato all’apparente finale del “vissero tutti felici e contenti” ci si accorge che mancano ancora più di 30 minuti (fondamentali, per capire la profondità del dramma umano del protagonista).

Si mette al centro la possibilità di rimettersi in gioco… e lo si fa attraverso il gioco del basket. Ci sono famiglie e amici che sono disponibili ad aiutare quando le cose vanno male ed è chiarissimo che la passione per lo sport permette di rimettersi in discussione (nel caso del protagonista) e di maturare (nel caso dei ragazzi).

Le bruttezze dell’alcol (e delle sue conseguenze) sono condannate con fermezza, come anche è chiara la difficoltà del venirne fuori.

Un po’ troppo rigida la posizione della scuola cattolica che non fa una bella figura quando, davanti al comportamento da condannare del protagonista, lo licenzia senza possibilità di appello e senza sentire ragioni.

Appassionante,  il rapporto paterno che l’allenatore costruisce con i suoi atleti: chi è spronato a parlare (perché manca di sicurezza in se stesso), chi ha bisogno di capire che “con le ragazze non si scherza”, chi è messo alla porta (momentaneamente) perché si comporta da sbruffone, chi fa il pagliaccio mentre “non c’è da scherzare”…. Insomma: un padre che è in grado di vestire i panni di chi educa, traendo fuori il meglio da coloro che allena e, umanamente, coltiva.

Interessante, infine, anche il nodo cruciale della difficoltà ad elaborare un lutto pesantissimo (di cui non parliamo per evitare spoiler…).

In conclusione, un film che  vale, ma senza pretesa alcuna e per il quale diamo una sufficienza senza sbilanciarci oltre.

Autore

Autore: Enzo Vitale

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