THE WATER DIVINER

2014111 minDiseducativo  

Nella campagna di Gallipoli del 1915 combatterono a fianco degli alleati anche soldati australiani e neozelandesi. La storia, ispirata a un fatto realmente accaduto, ci racconta dell’ agricoltore e rabdomante australiano Joshua Connor che decide di partire per la Turchia per cercare di rintracciare i tre figli dati per dispersi dopo che sua moglie si è tolta la vita per il dolore. Appena arrivato ad Instabul incontra molti impedimenti burocratici ma anche persone che cercano di aiutarlo: la bella Ayshe, che gestisce l’albergo dove Joshua ha trovato alloggio , anche lei con il marito disperso in guerra e Hasan, un ufficiale turco che si immedesima nei problemi di questo padre. …

Dopo la fine della prima guerra mondiale un padre va in Turchia per cercare i suoi tre figli dispersi. Un feuilleton ottocentesco che vuole propagandare un individualismo indifferente a qualsiasi impegno collettivo


Valori Educativi



Il film risulta essere un manifesto dell’individualismo indifferente ad ogni problematica collettiva. Un odioso caso di eutanasia

Pubblico

Diseducativo

Qualche rapida sequenza raccapricciante per le ferite di guerra. Un caso di eutanasia.

Giudizio Artistico



Russel Crowe dà buona prova di sé come regista ed attore così come gli attori turchi Yilmaz Erdogan e Cem Yilmaz e Olga Kurylenko. Debole la sceneggiatura, non in grado di sviluppare un racconto organico

Cast & Crew

La Nostra Recensione

In questo film, se si perfora la crosta della coreografica dei maestosi paesaggi turchi e australiani, se si fa una scrematura della trama, impostata secondo lo stile di un romanzone ottocentesco, zeppa di eventi e di personaggi, si arriva all’essenza del suo messaggio. Questa opera prima, come regia, di Russell Crove e la sceneggiatura di  Andrew  Knight e Andrew  Anastasios, può esser additato come  modello paradigmatico di una  nuova etica basata, tutta  sui sentimenti individuali, privati dell'apporto della ragione e della voontà..

 Il film, nei suoi lunghi percorsi fra Australia, Instanbul, Gallipoli e l’Anatolia, smantella progressivamente qualsiasi riferimento alle più consuete strutture valoriali. La prima a cadere è la fede religiosa: Joshua si reca dal parroco del vicino villaggio per dare sepoltura a sua moglie che si è suicidata. Il sacerdote contesta l’impossibilità di darle sepoltura per via dell’atto compiuto. Alla fine il parroco acconsente purché in cambio Joshua doni alla parrocchia il suo carro con i cavalli.  A questa odiosa figura di pastore si contrappone la generosità di Joshua che pur non essendo credente sta cercando di soddisfare i desideri della moglie morta.

A metà film è il turno di alcuni valori civili e sociali : Joshua, che si sente ancora colpevole per aver fatto partire i suoi tre figli per la guerra, confida a   Ayshe: “ho riempito la loro testa di un cumulo di sciocchezze: il dovere, la patria; dovevo insegnare loro ad essere uomini”. Anche lei conferma il soggettivismo dell’approccio: “io misuro l’uomo da quanto ama i suoi figli, non da quello che ha fatto” .

Infine il colpo di grazia, anche in senso fisico: il più grande dei tre fratelli, che aveva avuto dal padre l’incarico di proteggere i due più piccoli, vedendo suo fratello gravemente ferito, non ritiene opportuno  lasciare spazio alla speranza  aspettando i soccorsi ma preferisce“caritatevolmente” sparagli un colpo in testa.

Il film non manca di evidenziare come due nemici, l’australiano Joshua e il turco Hasan trovino il modo di aiutarsi a vicenda (perfino contro i “cattivi” greci che volevano recuperare le coste orientali del mar Egeo, lungo di grandi tradizioni elleniche, secondo quanto aveva stabilito la conferenza di Parigi del 1919) ma il modo con cui tutto lo spirito del film fa intendere questa intesa, non  è quella di una rappacificazione fra popoli un tempo avversari ma la privata aspirazione dei singoli di non volersi occupare di null’altro se non  dei propri affetti personali. 

Nella sua esaltazione dell’ individualismo e nel disprezzo verso ciò che è soprannaturale il film manifesta non poche contraddizioni: non ha nessuna remora a mostrarci il protagonista che ha il dono non solo di individuare, come rabdomante, dove si trova l’acqua, ma anche dove sono sepolti i suoi figli e come se non bastasse beneficia anche di sogni premonitori.

Russell  Crowe supera bene la sua prima prova da regista: sa destreggiarsi  nelle scene di massa così come nei dialoghi più intimi, sostenuto da un’ottima scenografia e accurati costumi. E’ stato valido anche nel promuovere gli attori. Ben valorizzati sono i due interpreti di origine turca, Yilmaz  Erdogan e Cem  Yilmaz e anche Olga  Kurylenko, dismessi i panni di donna 007, aggiunge un giusto tocco di femminilità a tutta la storia. Russel Crowe, credibile nella sua parte di padre ferito, non si trattiene dall’imitare certi eroi americani dei film degli anni ’50 e ‘60 alle prese con paesi esotici: sa menar le mani quando è necessario  e tratta con aria di sussiego i costumi ancora barbari del paese in cui si trova (nel nostro film Ayshe ha avuto difficoltà a sposare liberamente l’uomo che amava e deve sottostare all’obbligo di sposare, in caso di morte del marito, il fratello di lui).

Il punto debole del film  sta nella sceneggiatura: c’è tanta carne al fuoco, dalla campagna di Gallipoli, alla rivolta di Ataturk, alla guerra Geco-Turca (1919-1922) e il racconto fa fatica a trovare un modo logico di trasferirsi da un quadro all’altro.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale The Water Diviner
Paese USA AUSTRALIA
Etichetta
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