THE MANCHURIAN CANDIDATE
THE MANCHURIAN CANDIDATE
Sono molti i remake che sono stati prodotti recentemente e tutti manifestano una certa difficoltà nel compiere un efficace restyling che li consenta di riportarsi ad un contesto attuale. Nel film La donna perfetta del 2004, (remake di La fabbrica delle mogli del 1975) è apparso strano vedere dei mariti terrorizzati dalle mogli-manager, colpevoli di essere troppo intraprendenti e più intelligenti di loro. La presenza della donna nel mondo del lavoro, anche in posizioni di responsabilità, è ormai una realtà consolidata e ci è parsa fuori tempo massimo la reazione maschile.
Con The Manchurian Candidate, remake di Và e uccidi del 1962 di John Frankenheimer, l'operazione è molto meglio riuscita (alla guerra di Corea del primo film si è sostituita la Guerra del Golfo del '92) ma restano tuttavia insolite, per noi uomini del terzo millennio, le tematiche del controllo della nostra volontà attraverso farmaci e microchip innestati nel cervello, tipico del periodo della Guerra Fredda, della presenza di un nemico evoluto quanto oscuro, mentre le paranoie che oggi tengono impegnate il nostro subconscio derivano sopratutto dalle potenzialità appena dischiuse delle biotecnologie e delle clonazioni umane, come sottolineano molti film realizzati di recente.
A parte questa anomalia, il film è molto ben congeniato; seguiamo il capitano Marco che cerca di mettere assieme degli indizi che lo aiutino a scoprire ciò che è realmente successo in quell'oscuro episodio di guerra che lo ha visto coinvolto e quali nessi ci sono con la candidatura alle elezioni presidenziali del suo ex-commilitone Raimond Show. Molti ostacoli si oppongono alle sue indagini, a cominciare dalla sua stessa mente, che ha smarrito il confine fra realtà ed incubo . Il film mantiene alta la suspense dalla prima sequenza fino all'apocalittico finale e gli appassionati del Thriller potranno essere più che soddisfatti.
Vi è però in questo film qualcosa di più degli ingredienti del genere; qualcosa che gli dà profondità e che lascia inquieti anche dopo l'inevitabile lieto fine.
Il primo è un senso continuo di minaccia di pericolo incombente, in parte reale in parte enfatizzato ad arte da politici senza scrupoli; anche se non ci sono riferimenti diretti alla situazione post 11 settembre, il senso di una nazione sotto minaccia è palese.
Il secondo è la netta contrapposizione fra due Americhe: l'America del potere, dei circoli industriali e delle lobby politiche che pur nel rispetto formale dei meccanismi della democrazia pongono in atto sofisticate manipolazioni dell'opinione pubblica e l'alta America, quella buona e semplice, che applaude appassionata alle Convention delle primarie o quella dei bravi ragazzi che a scuola ascoltano gli atti di eroismo di chi va a morire guerra la libertà della nazione.
La contrapposizione è anche scenografica, con l'alternanza fra alberghi di lusso, ville sul lago e a slum fatiscenti dove si trascinano relitti umani, vittime dei traumi della guerra .
Il film è interessante anche per il ritorno sugli schermi di Meryl Streep, che ci regala una grande interpretazione nella parte dell'ambiziosa e calcolatrice madre del candidato.
| Titolo Originale | THE MANCHURIAN CANDIDATE |
|---|---|
| Paese | USA |
| Etichetta |













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