TERMINATOR SALVATION

2009115'10+  

2003. Marcus Wright, condannato a morte, poco prima dell’esecuzione viene convinto da una dottoressa specializzata in terapie genetiche e robotica a donare il suo corpo alla scienza.2018. Il Giorno del Giudizio, l’apocalisse nucleare scatenata dal sistema Skynet, è già avvenuta, e gli umani superstiti combattono una battaglia impari contro le macchine intelligenti. Tra loro c’è John Connor, che esorta gli altri alla resistenza, ma nel frattempo è ossessionato dal futuro previsto da sua madre e dalla necessità di salvare sé stesso e Kyle Reese, l’uomo destinato a diventare suo padre. In questo mondo straziato si risveglia Marcus, che non sa più dove si trova né cosa è diventato…

Valori Educativi



Certamente quello del sacrificio, della capacità di offrire la propria vita per un altro come segno distintivo dell’essere uomini per quel moto del cuore che si chiama amore, è uno dei temi fondamentali della vicenda

Pubblico

10+

Scene di violenza nei limiti del genere, una scena di nudo appena accennato.

Giudizio Artistico



Cast & Crew

La Nostra Recensione

Quarto episodio di una delle saghe più conosciute e citate del cinema americano, Terminator Salvation si propone, senza deludere fan e spettatori occasionali, come una rifondazione del franchise. Niente più viaggi nel tempo (pur con i paradossi temporali che sono uno dei marchi di fabbrica della saga), non più il nostro mondo invaso a cyborg letali e inarrestabili, ma un futuro apocalittico (ma nemmeno troppo lontano, è il 2018!) post catastrofe nucleare, dove gli uomini sono costretti a nascondersi e a combattere una guerra del tutto impari contro l’impero delle macchine, che continua a evolversi e mira al controllo totale del mondo.

I creatori del nuovo Terminator, pur restando fedeli all’impostazione fanta-action della storia, dimostrano di intendersene di simbologia cristiana più del Robert Langdon di Angeli e demoni, e accumulano senza appesantire riferimenti e sottotesti dal sapore biblico e vagamente cristologico che contribuiscono a dare alla storia un bello spessore epico.

Fin dal primo film John Connor era presentato come una figura messianica, dalla sua nascita straordinaria al suo essere inseguito e perseguitato da un Erode meccanico fin da prima della nascita; in questo mondo John, ormai adulto, è “profeta”, per quanto contestato, una “voce che grida nel deserto”, forte della conoscenza del futuro che sua madre gli ha lasciato in 28 preziose registrazioni che riascolta incessantemente alla ricerca della chiave per salvare il genere umano.

Questa conoscenza, pur essendo preziosa, rischia di renderlo ossessivo (e l’ottimo Christian Bale è bravissimo a rendere le sfumature del suo carattere tormentato) e lo spinge sull’orlo della disperazione. Eppure John è nello stesso tempo un segno e un motivo di speranza, il leader per la cui sopravvivenza tutti sono pronti a dare la vita.

Non mancano i riferimenti visivi e tematici alla guerra del Vietnam e ai campi di concentramento, cui somigliano tanto le gabbie dove le macchine racchiudono gli umani catturati. Anche qui il comandamento principe è “restare vivi”, che non è ovviamente una pura esortazione alla sopravvivenza biologica, ma un invito a mantenere fino in fondo la propria identità umana, con tutto quello che questo comporta.

Certamente quello del sacrificio, della capacità di offrire la propria vita per un altro come segno distintivo dell’essere uomini, non per un calcolo statistico, ma per quel moto del cuore che si chiama amore, è uno dei temi fondamentali della vicenda, che trova la sua più completa espressione nella figura di Marcus Wright, la vera novità del film. Ambiguo salvatore, lui pure per certi versi una figura  “cristologica” (come ci suggerisce l’inquadratura iniziale dell’esecuzione che lo vede praticamente in croce), “risorge” dalla morte ma trova se stesso solo nella dimensione del totale sacrificio di sé.

Riportato ad una forma di vita intermedia (metà uomo e metà macchina, ma senza la coscienza di esserlo), infatti, Marcus non può fare a meno di chiedersi chi sia veramente, se il cuore che gli batte così forte nel petto basti a renderlo umano o non sia piuttosto quella capacità di libera scelta che rimane sua fino alla fine a renderlo tale.

Un’umanità che viene “attivata” da una serie di incontri che rendono finalmente reale quella “seconda possibilità”, quell’occasione di riscatto che illusoriamente gli era stata prospettata nel braccio della morte con la donazione del suo corpo alla scienza. Non è un caso che a questa “donazione” ambigua iniziale ne corrisponda una libera e cosciente nel finale, che è il suggello dell’umanità pienamente ritrovata di Marcus.

Questa abilità di costruzione narrativa dà vita e anima ad un film che rimane nella sostanza di fantascienza  e mantiene quel che promette in termini di spettacolarità (i produttori hanno potuto dare fondo alla loro immaginazione creando numerosi modelli di macchine assassine, dalle più semplici alle più complesse) e di azione, ben supportato dal cast di protagonisti e comprimari. Naturalmente molte questioni rimangono aperte e la disinvoltura con cui la storia sorvola sulla bella moglie incinta di John, lascia prevedere qualche sequel, sempre che il pubblico gradisca questo ritorno in grande di uno dei miti della fantascienza post-moderna. Bisognerà anche vedere se gli autori sapranno proseguire il loro viaggio con la stessa attenzione allo spessore dei personaggi e alla profondità tematica della loro storia, quell’elemento capace di trasfigurare una storia di genere in qualcosa di più grande e significativo.

Autore: Laura Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale Terminator salvation
Paese USA
Etichetta
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