MAN ON FIRE IL FUOCO DELLA VENDETTA
Il vendicatore solitario e disperato è un archetipo cinematografico che non sembra passare di moda. Il giustiziere della notte, Corvo rosso non avrai il mio scalpo, Il texano dagli occhi di ghiaccio, Il gladiatore, Kill Bill, The punisher.
Valori Educativi
Accostamento, senza mediazioni, di vendetta virulenta e pagina biblica, di Bibbia e bazooka: “la pallottola è l’ultima verità”
Pubblico
DiseducativoPer le molte scene di violenza
Giudizio Artistico
Colori carichi, inquadrature mobili fino a far venire il mal di mare, dialoghi enfatici
Cast & Crew
Produzione
New Regency Pictures
Fox 2000 Pictures
Scott Free Productions
Regia
Tony Scott
Sceneggiatura
Brian Helgeland
Our Review
Tutti questi conti di Montecristo subiscono torti atroci (il più delle volte si tratta dello sterminio della propria famiglia). Vivono in un mondo in cui la giustizia è troppo corrotta o troppo debole: “Farà più giustizia lui in un week end che voi in anni di lungaggini burocratiche” – avverte la polizia un amico del protagonista di Man on fire. Inarrestabili, perseguono l’obiettivo di riparare i torti subiti: “Ucciderò i colpevoli, chi ci ha guadagnato, chi alzerà lo sguardo su di me” – promette Creasy (Denzel Washington).
Si è fatto notare che di recente il tema della vendetta è particolarmente diffuso nelle produzioni di Hollywood e il fenomeno è stato spiegato con il riflusso emotivo dell’11 settembre. In ogni caso, quella della vendetta è una motivazione facile da capire e fra le più forti per reggere un intreccio cinematografico. Ma la forza di questa motivazione rischia sempre di essere pagata con la perdita dell’affezione del pubblico per il protagonista. Gli autori di Man on fire non hanno saputo evitare questo rischio.
Regia, fotografia e montaggio si affannano a richiamare l’attenzione su di sé: filtri per caricare i colori delle immagini, inquadrature tanto mobili da generare mal di mare nel malcapitato spettatore, scritte in sovrimpressione a sottolineare enfaticamente alcune battute di dialogo che di enfasi ne hanno già da vendere: “L’arte di Creasy è la morte… Ora sta dipingendo il suo capolavoro” commenta commosso un amico.
Orsacchiotti e fucili a canne mozze: si nota un’estetica analoga a quella di una serie televisiva come Walker Texas Ranger, nella quale spesso le scene più amene (un matrimonio) vengono accostate a furibonde sparatorie.
Ma l’elemento più curioso è il ripetuto accostamento, senza mediazioni, di vendetta virulenta e pagina biblica, di Bibbie e bazooka. Sebbene, per dissipare ogni equivoco, ci venga ribadito a più riprese chela pallottola è l’ultima verità.
La sintesi culturale fra afflato veterotestamentario e apologia della vendetta è perfettamente riassunta da questo memorabile scambio di battute: “In chiesa dicono di perdonare” – mormora uno spaventato vecchietto a Creasy che sta per sparare un colpo di bazooka dalla finestra del suo salottino. Con risoluto cipiglio, l’interpellato risponde: “Il perdono è una cosa fra loro e Dio. Io provvedo a organizzare l’incontro”.
Autore: Francesco Arlanch
Details of Movie
| Titolo Originale | Man of fire |
|---|---|
| Paese | Messico/USA |
| Etichetta | Non classificato |

Malik El Djebena entra in carcere per scontare una condanna a 6 anni per l’aggressione a un poliziotto. Vorrebbe farsi i fatti suoi, ma viene costretto dal leader dei prigionieri còrsi, il vecchio ergastolano Luciani, a uccidere un altro prigioniero arabo, testimone in un processo a carico di un amico del boss. In questo modo Malik finisce sotto la protezione di Luciani, che in realtà lo disprezza, mentre il fantasma del morto comincia a visitarlo, dapprima come un incubo, poi sempre più come una compagnia nei lunghi giorni di carcere. Grazie ad un altro prigioniero arabo, Ryad, Malik impara a scrivere e far di conto e, quando una parte dei prigionieri còrsi viene trasferita altrove, Lucani lo “promuove”. Allo scadere dei primi tre anni Malik ottiene così alcuni ore di uscita, che usa per portare avanti gli affari del boss, ma anche per iniziarne di suoi con Ryad, che nel frattempo è stato rilasciato e si è fatto una famiglia. Ma non è così facile districarsi tra i poteri delle varie gang dentro e fuori il carcere e Malik dovrà fare ancora molta strada prima di farsi valere…
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