L’IMPERO OTTOMANO

20206 puntate su Netflix10+  

Nel 1451 Maometto II, a soli 19 anni, diventa sultano dell’Impero Ottomano. Giovane e ambizioso, desidera abbinare il suo nome alla conquista di Costantinopoli dopo che 23 eserciti, prima di lui, hanno fallito nell’impresa. Ha dalla sua un esercito numericamente superiore, cannoni mai visti prima, lunghi 8 metri per demolire le difese della città ma i cristiani sono protetti dalle mura formidabili fatte costruire dall’imperatore Teodosio e da una guida audace ed esperta: il mercenario genovese Giovanni Giustiniani…

I due mesi dell’assedio e poi la caduta di Costantinopoli raccontati con dovizia di mezzi e accuratezza nei particolari nel format di una docu-fiction con un buon valore didattico


Valori Educativi



Una ricostruzione attendibile dell’assedio e della caduta di Costantinopoli anche se viene approfondito di più il punto di vista degli ottomani

Pubblico

10+

Alcune scene di battaglie violente

Giudizio Artistico



Ottima ricostruzione delle scene di combattimento ma poco sviluppata la psicologia dei personaggi

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Con la caduta di Costantinopoli nel 1453, terminò anche, dopo 1058 anni, l’impero Romano d’Oriente. Un evento epocale che segnò i destini dell’Europa e del Medioriente, troppo presto dimenticato.  Questa produzione turca distribuita da Netflix cerca di sopperire a questa lacuna e si presenta con il format di una docu-fiction: ricostruzioni romanzate delle varie fasi del combattimento e dei principali protagonisti si alternano ai commenti di esperti della storia di quel tempo. Si tratta di un format che ha i suoi rischi soprattutto per il modo con cui gli studiosi interrompono continuamente la narrazione ma dall’altra siamo guidati lungo una ricostruzione che ha la garanzia di una buona adesione ai fatti, così come sono realmente accaduti. In sei puntate assistiamo alle vicende alterne dei due mesi di assedio e il serial ricostruisce molto bene lo sforzo poderoso ed estenuante che fu necessario, per gli ottomani, per raggiungere l’obiettivo con esiti alterni, nonostante la loro chiara superiorità numerica, contrastata dal valore dei difensori. 
All’inizio dell’assedio i turchi dispongono di  una manifesta superiorità tattica : hanno acquisito cannoni lunghi otto metri, mai visti prima, in grado di danneggiare le poderose mura della città (una superiorità che ritroveremo a parti invertite nel 1683  quando il campo delle truppe  turche che avevano assediato Vienna  fu devastato dai colpi dei cannoni cristiani, episodio raccontato in  11 settembre 1683 di Renzo Martinelli) . Ma la lega con cui erano stati costruiti era fragile e ogni tanto scoppiavano. Seguono i vari tentativi di assalto alla città anche dal lato del mare (molto ben realizzata la ricostruzione delle battaglie navali e le piantine dall’alto) che culmina nell’episodio del trasporto di 70 navi mussulmane via terra, aggirando la colonia genovese Galata, per penetrare di sorpresa nel Corno d’Oro. Si tratta di continui attacchi, riti

rate, iniziative sempre più temerarie dove risaltano l’astuzia e la determinazione del sultano, il coraggio disperato delle truppe cristiane di Giovanni Giustinani, l’ambiguità dei genovesi che da una parte non voglio

no disattendere i lucrosi accordi commerciali con Maometto II ma dall’altra inviano alla popolazione assediata navi con viveri e truppe fresche.

Dice un proverbio del profeta Maometto “sicuramente tu, nazione islamica, conquisterai Costantinopoli e quanto magnifico sarà il comandante di quella nazione e quanto meraviglioso sarà l’esercito di quella nazione” E’ quanto anima il giovane sultano ed è indubbio che la fiction si ponga dalla parte dei turchi anche se riconosce il valore degli assediati. Il protagonista principale resta il sultano, ossessionato dall’obiettivo di dare vita a un grande impero e partecipiamo poco alle ansie dei cristiani che vedono cadere un mondo che era rimasto stabile per mille anni. Non c’è alcun accenno all’ultima messa celebrata nella basilica di Santa Sofia proprio quando arrivavano gli assalitori e si sorvola sul saccheggio e le violenze perpetrate quando gli ottomani riescono a entrare in città.  Manca inoltre un inquadramento storico della situazione dell’Impero Romano d’Oriente prima dell’assedio, che evidenziasse come questo si era molto ridotto come estensione territoriale e come fonti di guadagno.  Un limite è anche il modo con cui sono stati ritratti i protagonisti, ingabbiati nelle loro caratterizzazioni.

Il serial si fa apprezzare per la chiarezza con cui narra l’evolversi dell’assedio, supportato sia da un’ottima CG che dalla possibilità di fare riprese direttamente nei luoghi di Istanbul che videro quelle vicende. Si può dire che pur nella sua parzialità, ha un indiscutibile valore didattico.

Disponibile su Netflix in lingua italiana

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Rise of Empires: Ottoman
Paese Turchia
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Commenti degli Utenti

  1. Aristide

    Questa è l’epoca delle docufiction che pretendono di rappresentare i fatti storici oggettivamente ma che in realtà sono fiction basate su fatti storici romanzati. Non è verosimile il fatto che la corte ottomana e i personaggi siano rappresentati in modo così modernamente laico, la motivazione della conquista religiosa non è evidenziata mentre è semore stata centrale sia per i monarchi cristiani che musulmani; il rapporto con le donne è falsamente troppo democratico (davvero vestivano tutte così senza velo e mostrando i decoltè?), il sultano viene rappresentato come un uomo estremamente umano, buono, giusto e senza nessuna crudeltá. Insomma non c’è nessun senso di autocritica in questa fiction storica

    5,0 rating

    Questa è l’epoca delle docufiction che pretendono di rappresentare i fatti storici oggettivamente ma che in realtà sono fiction basate su fatti storici romanzati. Non è verosimile il fatto che la corte ottomana e i personaggi siano rappresentati in modo così modernamente laico, la motivazione della conquista religiosa non è evidenziata mentre è semore stata centrale sia per i monarchi cristiani che musulmani; il rapporto con le donne è falsamente troppo democratico (davvero vestivano tutte così senza velo e mostrando i decoltè?), il sultano viene rappresentato come un uomo estremamente umano, buono, giusto e senza nessuna crudeltá. Insomma non c’è nessun senso di autocritica in questa fiction storica

  2. Gladys

    Bella serie, buoni approfondimenti tecnici, bravi gli attori

    8,0 rating

    Bella serie, buoni approfondimenti tecnici, bravi gli attori

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