J: EDGAR (F. Olearo)

2011137 min10+  

Nel 1919 il giovane J. Edgar Hoover viene incaricato dall'allora Procuratore Generale di coordinare una forza investigativa a livello nazionale con l'obiettivo di debellare alcuni gruppi di rivoluzionari filosovietici. Da quel momento inizia l'ascesa inarrestabile, per mezzo secolo e durante il governo di otto Presidenti, dell'FBI e del suo capo. Per difendere il paese ma anche la sua posizione di potere, Hoover impiegò mezzi leciti ed illeciti...

Nelle recensioni di Claudio Siniscalchi e Franco Olearo la biografia di J. Edgar Hoover, capo dell'FBI per 48 anni. Il film costituisce una promessa non interamente mantenuta perché nonostante la bravura di Di Caprio e Clint Eastwood,  non riesce a mettere interamente a fuoco la personalità  di questo personaggio così significativo per la storia recente degli Stati Uniti. 


Valori Educativi



L’Edgar Hoover del film, corrisponda o meno alla realtà, ci appare come una persona ambiziosa, vendicativa, incapace di ascoltare i consigli dei suoi stessi amici

Pubblico

10+

Alcune morbosità latenti nei rapporti di Edgar con la madre e con un proprio collaboratore, la storia della triste fine del figlio di Lindbergh rendono non consigliabile la visione ai più piccoli

Giudizio Artistico



Sempre bravi Clint Eastwood come regista e Leonardo di Caprio come attore ma la biografia romanzata di Edgar Hoover risulta parziale e poco convincente

Cast & Crew

La Nostra Recensione

J. Edgar Hoover, il capo dell'FBI per quarantanove anni, ha fatto la sua comparsa ripetute volte in produzioni anche recenti: nella serie I Kennedy trasmessa nel 2010 da History Channel; in Il nemico pubblico – Public enemies (2009) sulla vita di  John Dillinger ed anche in Gli Intrighi del potere (1996) di Oliver Stone sulla ascesa e caduta di Nixon. Era inevitabile quindi che una figura  che ha sicuramente influenzato più di mezzo secolo di storia americana  ci venisse proposta  in un film a lui interamente dedicato.

Strano invece che se ne sia  interessato proprio Clint Eastwood. Se guardiamo alla sua produzione più recente, da Gran Torino, a Invictus, a Lettere da Ivo Jima cogliamo la sua vocazione per la rappresentazione eroica di una umanità (più propriamente del singolo) in grado di comprendere, nel contesto di situazioni particolarmente difficili e drammatiche, ciò che è giusto fare e trovare  la forza per farlo. Si tratta di film altamente emotivi dove Clint si è mostrato esperto di umanità, in grado  di cogliere il senso crudo della realtà che il protagonista deve affrontare, lontano da qualsiasi deriva retorica.

Diverso quindi l’impegno per un biopic intorno a un personaggio che da sempre è apparso sgradevole ai più, nella cui storia non c’è il guizzo dell’ispirazione improvvisa, del singolo gesto eroico ma ci sono decenni di lavoro fatto con puntiglio e caparbietà a beneficio della sicurezza della nazione, decenni di esercizio del potere che molto probabilmente si è tramutato in un obiettivo a se stante da conseguire   con mezzi  leciti e illeciti.

Il film inizia dalla genesi, al contempo  dell'FBI e di Hoover e precisamente dal 1919, quando alcuni attentati negli Stati Uniti resero evidente la presenza di gruppi rivoluzionari filosovietici. Fu la prima volta che Hoover riuscì, sotto il procuratore generale MItchell Palmer, a costituire un gruppo investigativo a livello nazionale e già in quel primo incarico mostrò il fermo proposito di abbattere tutto ciò che  poteva costituire un pericolo per la sicurezza nazionale mettendo in luce le sue capacità organizzative che puntavano a raccogliere e catalogare tutte le informazioni che potessero risultare utili all’indagine.

La prima fase del film mette bene in evidenza gli elementi che determinarono nel tempo il successo e la solidità della nuova struttura: la centralizzazione delle informazioni, l'impiego delle più recenti tecnologie investigative,  la rigorosa selezione degli agenti; non meno importanti gli sforzi per costruire presso il vasto pubblico una immagine rassicurante e popolare dell’FBI.

La grande storia tocca molto marginalmente il racconto: il tempo scorre attraverso le notizie che appaiono in televisione o viene scandito dalle sfilate (che Edgar vede dalla finestra del suo ufficio a Washington) di insediamento del neo Presidente di turno .Il film è invece completamente baricentrico su Hoover anziano, poco prima della sua morte ma con numerosi flashback che si riferiscono ai suoi inizi di carriera: per cercare di restituirci un ritratto del potente investigatore ma è proprio sulla completezza di questo compito che restiamo perplessi. 

Sarebbe stato interessante conoscere la genesi e l’humus culturale che all’inizio della sua carriera lo portarono a concepire la sua missione di paladino della sicurezza Americana così come la probabile involuzione del suo carattere, prima interamente orientato a costruire (in mezzo a molto scetticismo ma con innegabili successi come la scoperta dell’assassinio del figlio di Lindberg e l’uccisione di John Dilllinger) la macchina dell’FBI e poi, raggiunto il potere, a cercare di conservarla al di là dei presidenti che si sono succeduti, al di là delle trasformazioni profonde che la società americana ha avuto. E' indubbio che nella fase finale della sua carriera non fu in grado di comprendere i movimenti per   il il  l’emancipazione degli afroamericami e intervenne un appannamento delle sue doti investigative, apparso evidente dalla sua incapacità di prevedere e prevenire l’omicidio del Presidente Kennedy.

Il film al contrario ci parla dei rapporti di quasi dipendenza nei confronti di una madre molto influente, la sua  amicizia sul filo dell'omosessualità con Clyde Tolson, suo braccio destro, la sua balbuzie tenuta nascosta  e la sua insicurezza nel rapporti con le donne ma questi elementi gettano ben poca luce sul suo comportamento pubblico, a meno di ipotizzare che gli autori abbiano voluto interpretare la complessità di un simile personaggio in chiave esclusivamente psicoanalitica.

Il film manca inoltre di esplorare l’evoluzione che in mezzo secolo il personaggio avrà sicuramente avuto: da 1919 anno del suo primo incarico al 1972, data della sua morte, appare comportarsi sempre allo stesso modo (ambizioso, vendicativo, ossessionato dalla presenza continua di cospirazioni).
 Se In Hereafter Eastwood aveva mostrato la sua inclinazione verso una interpretazione scientista dell'aldilà (secondo i suoi convincimenti, saremo in grado, grazie alla scienza di scoprire cosa troveremo dopo la morte), c’è il sospetto che anche in questo caso Eastwood, avallando l’ipotesi di una genesi psicoanalitica del comportamento di Hoover, ritenga che l’essere umano è invincibilmente condizionato dalle sue esperienze maturate nella sua fase formativa.

Leonardo Di Caprio conferma la sua magnifica maschera drammatica e Clint Eastwood riesce ancora una volta a raccontarci una storia sapendo cogliere l’essenza della narrazione. Ma il personaggio di Edgar Hoover non decolla.

 

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale J. Edgar
Paese USA
Etichetta
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