IL PICCOLO PRINCIPE

2015108 minTutti  

Una bambina e sua madre vivono da sole: il padre è sempre in viaggio in paesi lontani, la mamma è una donna in carriera, che lavora molto e lascia tutto il giorno la bambina da sola a prepararsi per il difficile esame di ammissione a una prestigiosa High School. La bambina è incuriosita dal suo vicino di casa, un vecchietto che ha un vetusto e malandato aereo biplano in giardino. L’uomo inizia a raccontargli una storia: un aviatore era dovuto atterrare nel deserto del Sahara per un guasto al motore e si era imbattuto in un ragazzo, che gli aveva raccontato di esser arrivato sulla terra proveniente da un lontano asteroide…

Le allegorie del più diffuso racconto per l’infanzia vengono utilizzate per illuminare i pericoli della disumanizzazione dell’efficientismo moderno. Un’operazione ardita, riuscita solo in parte


Valori Educativi



L’educazione di una bambina che scopre i valori dell’amicizia e della cura delle persone care, in un mondo che privilegia l’efficienza e la competizione

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



Ottima tecnica di animazione ma la sceneggiatura, cerca di raggiungere troppi obiettivi e si avventura in una operazione non pienamente riuscita di agganciare il racconto allegorico di Saint-Exupéry, alla realtà del mondo contemporaneo

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Finalmente un film che critica, senza mezze misure, la “società dei singoli” verso cui ci stiamo orientando: uomini che girano continuamente il mondo e sono troppo indaffarati per occuparsi della famiglia; donne in carriera che passano tutto il giorno fuori casa per lavorare e vedono i loro figli solo la mattina presto e la sera; una madre, quella che appare nel film, che cerca di impostare la vita della figlia secondo i parametri dell’efficienza, della competizione, del guadagno e  che trascura tutto ciò che è umano, poetico, fantasioso.

Nel cercare di portare sugli schermi “Il piccolo principe”, il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, tradotto in 253 lingue, gli sceneggiatori hanno cercato di trasferire le “stranezze delle persone adulte” (il re solitario, desideroso solo di potere, il vanitoso, l’uomo d’affari che conta senza sosta ciò che ritiene di sua proprietà) al giorno d’oggi e hanno avuto buon gioco nel puntare il dito verso un tipo di società efficientista e disumanizzata. Il film si muove quindi lungo due percorsi paralleli, da una parte proponendo, con sufficiente fedeltà, il contenuto del libro, dall’altra sviluppando il racconto della bambina che cerca di sfuggire alla vita solitaria e arida in cui l’ha confinata la madre grazie all’incontro con il vecchio vicino, un po’ svampito, lo stesso Saint-Exupéry che racconta le sue avventure passate.

Tutto l’aspetto dell’educazione sentimentale del piccolo principe, il suo affezionarsi alla rosa (“siamo troppo giovani per sapere come si ama”) e poi alla volpe (“se tu mi addomestichi, poi avremo bisogno l’uno dell’altro”) viene riversato, nel parallelo mondo reale, sulla bambina che non vuole diventare adulta nel modo che la madre le ha prospettato, ma apprende, man mano che frequenta il vicino dalla barba bianca, la delicatezza di un’amicizia costruita giorno per giorno su piccole cose. 

Gli autori hanno dovuto tener conto anche della fama degli acquarelli originali, con i quali l’autore aveva corredato il suo racconto (famosi quasi più del testo) e la soluzione adottata appare convincente. Se i brani tratti dal libro sono realizzati tramite pupazzi con la tecnica della stop motion, in modo che, la fissità dei volti dalle pupille nere suggerisca i toni di un racconto fiabesco, le vicende della ragazza, della mamma e del vecchio sono sviluppate con il maggiore realismo che riesce a esprimere la tecnica d’animazione 3D.

Solo nella parte finale, il film si concede maggiore libertà rispetto allo spirito del testo originale introducendo un capitolo avventuroso (il volo della ragazza con il biplano alla ricerca del piccolo principe, divenuto ormai adulto) che sembra inserito quasi solo come un tributo doveroso al pubblico-target, quello dei ragazzi, che si aspettano più suspense e più azione.

Il risultato è un prodotto ibrido, poetico e sognante da un lato, avventuroso dall’altro, dove i personaggi immaginati da Antoine de Saint-Exupéry vengono calati in una società disumanizzata, dove i bambini non sono ammessi, ossessionata dal successo, il potere e la competizione.

Si perdono in questo modo il senso del mistero dell’ultraterreno, delle allegorie cristiane (il gigantesco baobab come una chiesa) presenti nel testo originale ma sarebbe stato troppo pretendere tutto questo da un unico film.

Resta alla fine un senso globale di solitudine, appena attenuato dall’incontro fra la piccola e il vecchio.

Studia sempre da sola in casa la bambina, senza giocare mai con nessun compagno; il vecchio vive solitario nella sua casa, chiuso nel suo mondo di fantasia. E’ sola anche la madre (con il marito lontano, forse divorziata) che vive in un mondo alienato.

Complessivamente si tratta di un film pieno di allegorie, fino a un certo punto adatte ai bambini e sembra quasi che sia stato avviato, con questo film e con il recente Inside out   un nuovo filone di cinema dell’animazione, che potremmo qualificare, con le stesse parole di  Saint-Exupéry,: “racconti per bambini che si rivolgono agli adulti”.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Le Petit Prince
Paese Francia
Etichetta
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