IL PADRE E LO STRANIERO

2010113 min10+  

Diego è un impiegato del Ministero degli Esteri che spesso deve assentarsi dall'ufficio per occuparsi del figlio gravemente handicappato. Diego non riesce ancora ad accettare la condizione di suo figlio e per questo i rapporti con la moglie Lisa restano difficili. Un giorno, nel riprendere il figlio dall'istituto dove è stato preso in cura, conosce il siriano Walid, anche lui con un figlio in condizioni simili. Diego resta impressionato dalla serenità con cui Walid riesce ad affrontare la situazione e fra loro nasce una solida amicizia. Anche quando Walid scompare misteriosamente e Diego scopre che ci sono persone ostili che tramano contro di lui, non esita a mettersi sulle tracce dell'amico per cercare di aiutarlo...

Tratto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo, il film sviluppa un thriller sul terrorismo mediorientale che resta in second’ordine rispetto alle tematiche familiari e personali: la nascita di una solida amicizia fra due uomini appartenenti a civiltà diverse ma sopratutto la serena accettazione dell’imegno di far crescere un figlio con gravi handicap


Valori Educativi



Il film tratta in modo insolitamente positivo il tema della cura di un figlio gravemente handicappato: viene trasfigurato da dolorosa incombenza in arricchimento umano e spirituale per i genitori.

Pubblico

10+

Qualche scena sensuale

Giudizio Artistico



Il film ha alcune debolezze strutturali ma singole sequenze molto intense. Buona la prova dei due protagonisti

Cast & Crew

La Nostra Recensione

ll film, tratto dal bel libro omonimo di Giancarlo de Cataldo, affronta temi importanti. C'è il tema del rapporto con un figlio gravemente handicappato, trattato con grande coraggio e delicatezza, C'è quello dell'amicizia maschile, generosa e pronta anche ad affrontare dei rischi. C'è infine l'incontro fra due civiltà, quella occidentale e quella araba, presentata, quest'ultima come dotata di  ricchezze preziose, degne di essere scoperte. Ricki Tognazzi affronta queste importanti tematiche con concretezza e senza enfasi (con l'esclusione, talvolta, di qualche dialogo troppo dichiaratorio) con l'aiuto di due bravi attori: Alessandro Gassman e Amr Waked (ma le due figure femminili interpretate da Kesenia Rappoport e Nadine Labaki non sono da meno).

Il film è stato accusato da molti critici di non aver saputo costruire un impasto omogeneo, di non aver ben  amalgamato le vicende personali dei protagonisti con la componente thriller costruita intorno a oscuri intrighi collegati con il terrorismo internazionale. Bisogna riconoscere che ciò è vero ma allo stesso tempo il film ci regala singole sequenze particolarmente ispirate che non  possono venir dimenticate facilmente.
I due protagonisti, ormai amici,  si ritrovano insieme in un momento di relax in un bagno turco e hanno il coraggio di sollevare il velo  protettivo con cui hanno custodito fino a quel momento il loro cuore ferito per raccontarsi l'un l'altro quel momento terribile che ha cambiato la loro esistenza.
Oppure quando Diego, ormai superata la non accettazione della malattia del figlio, riesce a prenderlo in braccio per stare un po' assieme a lui sotto una doccia tiepida.  Ma anche nel finale, quando Diego e WAlid si ritrovano sulla spiaggia dove è stata costruita la piccola tomba del figlio del siriano e assieme scoprono il significato profondo della prova a cui sono stati sottoposti: "porta qui tutti quelli che ami: vedremo il tramonto e pregheremo insieme in pace" dice Walid a Diego.

Tutto il film è giocato sul confronto fra i due protagonisti: Vittorio Gasman è l'occidentale impulsivo, instabile, generoso ma anche bugiardo quando non sa affrontare in modo diretto una situazione.  Amr Waked ha un portamento controllato, riflessivo,  che trae forza dalle tradizioni della sua terra. E' questo forse il punto più delicato del film, che ci invita a confrontarsi con un medioriente ricolmo della saggezza ereditata da un'antica e sapiente civiltà. E' difficile discernere fino a che punto ci troviamo di fronte a dei riferimenti reali o a una suggestione letteraria, ma il confronto è  cinematograficamente efficace.

Dove il film sorprende è nel modo con cui viene rappresentato il problema delll'infermità del figlio: viene completamente trasfigurato da dolorosa incombenza in arricchimento umano e spirituale per i genitori.    Diego rappresenta il disagio della situazione, l'insicurezza di fronte a un fenomeno che non riesce a gestire e di cui in parte si vergogna (quando esce con il figlio gli cala in testa un grosso passamontagna). "Quando è nato era cianotico. non si muoveva, non piangeva; anche adesso ho paura di toccarlo, non lo so prendere" confessa Diego all'amico. Walid lo tranquillizza: "I bambini sono pazienti Diego.Ti perdonano sempre". Il siriano al contrario esterna in ogni occasione  il suo amore verso il figlio:  lo considera il suo principe, lo presenta a tutti gioiosamente perchè  tutti lo debbono conoscere.  Interagisce con il bambino soffiandogli sul volto perché  dalle sue impercettibili reazioni riesce a scoprire se è contento o se è triste.
Alla fine Diego lo riconoscerà pienamente: "Walid mi ha lasciato la forza per essere il padre dei miei figli". 

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale IL PADRE E LO STRANIERO
Paese ITALIA
Etichetta
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