I NOSTRI RAGAZZI

201492 min18+  

Due fratelli molto impegnati nel loro lavoro professionale (Massimo è avvocato mentre Paolo è chirurgo pediatra) si trovano a dover gestire con le loro mogli un gesto irresponsabile dei loro due figli adolescenti. L’istinto di proteggerli da ogni conseguenza penale del loro atto violento si scontra in loro con la scoperta del cinismo senza appello dei due ragazzi, frutto di una educazione

Due coppie di genitori si trovano a dover gestire un atto irresponsabile e cinico dei loro figli adolescenti. Un tema interessante che non trova nello sviluppo della storia un sufficiente  approfondimento nonostante la bravura di Alessandro Gassman e una regia accurata


Valori Educativi



Il film affronta un problema importante: come comportarsi di fronte a dei figli che hanno sbagliato ma alla rappresentazione del tema non fa corrispondere nessuna adeguata soluzione

Pubblico

18+

Una sequenza di nudo integrale femminile non necessaria per l’economia del film

Giudizio Artistico



La regia è particolarmente curata, Alessandro Gassman e Giovanna Mezzogiorno rappresentano con grande professionalità il loro dramma di genitori. Luigi Lo Cascio non si trova a suo agio in una parte che non gli si addice. La sceneggiatura cede alla tentazione di impressionare con un colpo di scena finale e crea un vuoto di coerenza nella psicologia dei personaggi

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il padre Paolo, il padre di Michele, chirurgo pediatra, ha i turni di notte all’ospedale: mangia prima degli altri e poi se ne va. La madre, Clara, non vuole perdersi una sola puntata di “Chi l’ha visto?” ; si porta il piatto in salotto e cena davanti alla televisione. Il loro figlio adolescente  è troppo impegnato con un video games: si fa portare dalla mamma la cena in camera. Anche la famiglia di Massimo, fratello di Paolo, non si trova in una situazione diversa: dopo la morte della prima moglie, si è risposato con  Sofia e sua figlia Benedetta, della stessa età di Michele, si trova a vivere con un padre avvocato sempre troppo impegnato e una matrigna che si occupa soprattutto del suo figlio piccolo. Il regista Ivano De Matteo ci fa entrare nelle case di queste due famiglie medio-borghesi e ci fa comprendere come lo spirito di indipendenza dei due ragazzi, naturale alla loro età, si sia trasformato in completa libertà grazie all’atteggiamento dei genitori che tradisce  scarsa attenzione alla coesione famigliare, ben celata dietro un falso atteggiamento di moderno rispetto della loro privacy.

La scoperta, a metà film,  di chi sono veramente i loro figli, capaci di un’azione  violenta e vigliacca,  sconvolge gli equilibri di comodo che si erano costruiti. Paolo si chiude in un mutismo impotente, Clara sceglie la linea della difesa ad oltranza di suo figlio mentre Massimo è l’unico che cerca di razionalizzare la situazione. Da avvocato cerca la via legale più indolore per ridurre le conseguenze penali su  i due ragazzi ma soprattutto cerca di andare a fondo sulle loro reali motivazioni. Parla con sua figlia e ne resta agghiacciato: non poteva immaginare, in due giovani un tale cinismo e indifferenza verso la vita umana.

Il film ci pone davanti a un tema particolarmente interessante: di fronte a una colpa grave del proprio figlio, come è giusto comportarsi? Sostenere una difesa ad oltranza del suo operato oppure la denuncia dell’accaduto potrà essere una salutare forma di educazione?. Purtroppo, nonostante la grande bravura di Alessandro Gassman e una regia molto curata, questa stimolante opportunità viene sprecata da una sceneggiatura che si occupa più di stupire con qualche colpo di scena che portare a maturazione il dramma psicologico dei protagonisti.

L’anomalia più vistosa è costituita da una distinzione manichea fra i genitori e figli. I primi si preoccupano, ragionano, soffrono mentre i ragazzi sono tratteggiati con le più comuni tipizzazioni  dell’adolescenza: rispondono alle domande evasivamente, si rifugiano subito nelle loro camere, passano tutto il tempo a chattare con il cellulare quando non stanno davanti al computer. Michele, il più problematico, beve continuamente durante una festa e non c’è nessuna spiegazione a questo suo malessere.. Il loro sadico cinismo esplode non motivato: in fondo non vivono in famiglie disgregate, né i genitori soffrono di instabilità lavorativa. Se l’autore voleva sottolineare la noia e il vuoto di valori che ingenera il benessere, non ha portato a compimento il suo disegno. Gli stessi genitori non hanno quelle reazioni che ci si potrebbe aspettare da persone di coscienza: nessuno di loro riflette per comprendere in che cosa hanno sbagliato nell’educazione dei loro figli ma si limitano a restare storditi dalla frattura che si è creata fra le loro generazioni. 

Autore: Franco Olearo

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