DRIVE MY CAR

2021179 min14+   Elaborazione del lutto

Un regista teatrale perde la moglie proprio quando avrebbe avuto bisogno da lei di un importante chiarimento. Un racconto sulla sofferenza del non compiuto, posto in parallelo all’opera Zio Vanja di Cechov, che tradisce una certa costruzione intellettuale. Su Sky

Yusuke è un attore e regista teatrale, Oto è una sceneggiatrice. Sono sposati da più di vent’anni e hanno un’ottima intesa sia coniugale che professionale. Yusuke ama mettere in scena i testi preparati dalla moglie, che trova volentieri la giusta ispirazione proprio quando si trovano nell’intimità. I loro frequenti incontri sessuali sembrano però una forma di insolita terapia per mettere a tacere il dolore per la morte della loro bambina. Un desiderio di annichilimento che porta Oto anche a tradire il marito abbandonandosi a incontri sbrigativi e occasionali. Yusuke lo ha scoperto ma preferisce non dire nulla per evitare di peggiorare un equilibrio già così precario. Poi tutto crolla: Yusuke, al ritorno da un viaggio trova la moglie morta per una emorragia celebrale e lui reagisce dedicandosi interamente al lavoro e accetta la proposta del Festival di Hiroshima di mettere in scena lo Zio Vanja di Cechov. Ogni giorno si trova con dei giovani attori per le prove e la sera viene riportato in albergo da Misaki la donna che ha avuto l’incarico di fargli da autista fino alla fine della rappresentazione…


Valori Educativi



Un uomo e una donna che portano nel cuore il fardello di un dolore e di un rimorso, trovano sollievo nella comprensione reciproca

Pubblico

14+

Alcune sequenze sensuali

Giudizio Artistico



Il film, riesce a costruire esattamente quell’atmosfera di interna sofferenza che era nelle intenzioni dell’autore ma non riesce ad evitare una ristruzione intellettuale, con eccesso di simbolismi. Quattro candidature all’Oscar 2022

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Questo film, della durata “mostro” di 179 min, richiede, da parte dello spettatore europeo, un certo tempo di adattamento, per entrare in certi comportamenti dei personaggi che possiamo definire “orientali” e nello stile narrativo del regista. Ci colpisce sicuramente nei personaggi, quel comportamento sempre controllato e rispettoso verso gli altri, ma molto di più l’atteggiamento di Yusuke che riesce a chiacchierare confidenzialmente in un bar con il giovane che è stato a letto con sua moglie, senza tradire alcun turbamento.  Yusuke si è annullato nel suo lavoro: risente più volte, quasi ossessivamente, mentre viaggia in macchina, la registrazione della sceneggiatura scritta da sua moglie.  Allo stesso modo Misaki , la giovane autista che l’accompagna ogni giorno dalla sala di posa all’albergo, anche lei sola con un suo dolore,  si identifica con il suo servizio e come lei stesso dice: “guidare è l’unica cosa che so fare”.  In ambito Occidentale, il film più similare potrebbe  essere Manchester in the sea, dove il protagonista, responsabile indiretto della morte dei suoi figli,   annegava la sofferenza immergendosi totalmente nel suo lavoro.

La vita del protagonista è posta in stretto parallelo con il Vanja di Anton Cechov: anche in quel caso c’ è il dramma delle occasioni perdute e il parallelo si rende manifesto proprio nel momento della verità, quando entrambi, Yusuke e Misaki, hanno il coraggio di confessare, uno davanti all’altro, il rimorso per non aver saputo fare abbastanza per il proprio caro. Yusuke avrebbe voluto urlare alla moglie tante cose che avrebbe dovuto dirle ma non le ha dette e finalmente, quel volto sempre così impassibile, ora piange. Se non c’è speranza, se il tempo non può tornare indietro, c’è almeno il conforto della condivisione, fra Ysuke e Misaki, come Lee, il protagonista di Manchester by the Sea lo aveva ritrovato con sua moglie.

Il film si conclude con la recita del famoso monologo finale di Zio Vaja : vivremo. Vivremo una lunga, lunga fila di giorni, di lente serate: sopporteremo pazientemente le prove che il destino ci manderà; […], Un monologo che però viene recitato con i gesti, perché l’attrice è muta. Un’altra delle tante scelte simboliche dell’autore, forse a sottolineare ancora una volta il potere del linguaggio (in qualsiasi forma) e di come sia capace di essere specchio della nostra intimità.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Paese Giappone
Tipologia
Tematiche (generale)
Scrivi per primo un commento a “DRIVE MY CAR”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non ci sono ancora commenti