X-Men – Il film nelle recensioni di Claudio Siniscalchi e Luisa Cotta Ramosino è un riuscitissimo prequel del franchise Marvel dedicato ai Mutanti. La pellicola è estremamente godibile nonostante la sua lunghezza ed ha come nocciolo tematico la riflessione sull’identità dei Mutanti e il senso di responsabilità nei confronti dei “semplici” umani
Edward Bloom ha vissuto una vita piena di incontri magici e ha affascinato il mondo con le sue storie. Il figlio Will, che non ha mai voluto accettare i suoi racconti, deciderà di scoprire il rapporto con il padre e quante delle sue storie sono realmente accadute.
Dopo la morte prematura della madre oceanografa la piccola Nim vive su una bellissima isola del Sud Pacifico insieme al padre Jack, biologo marino, immersa nella natura e nella lettura delle avventure del suo eroe preferito, il coraggioso Alex Rover. Tutto l’opposto di quanto accade alla scrittrice Alexandra Rover, che quelle avventure si limita a inventarle, mentre se ne sta rinchiusa nel suo appartamento preda di mille paure. Poi però Jack scompare in mare e spregiudicati “pirati” minacciano l’isola di Nim così la ragazzina non trova di meglio che chiedere aiuto a quello che crede essere il suo eroe in carne ed ossa. Dopo molte esitazioni Alexandra comincia un tragicomico viaggio, mentre Nim usa tutto quello che ha imparato in anni di vita all’aria aperta per difendere il suo paradiso…
È passato un anno da quando i fratelli Pevensie sono tornati da Narnia; tornare alla vita normale non è stato semplice e quando un giorno dal tunnel della metropolitana si riapre un passaggio verso il regno meraviglioso i quattro non possono che esserne contenti. Ma Narnia è molto cambiata dalla loro ultima visita: sono passati centinaia d’anni, secoli che, dopo la conquista del paese da parte dei crudeli Telmarini, hanno quasi cancellato la memoria delle creature fantastiche che lo abitavano e soprattutto di Aslan. Intanto, però, proprio il legittimo erede dei Telmarini, il principe Caspian, insidiato dallo zio Miraz, è diventato la speranza di riscossa per gli antichi abitanti di Narnia e i fratelli Pevensie sono chiamati a sostenerlo nella lotta, in attesa che Aslan torni a visitare il suo regno.
Artemis Fowl è un ragazzo irlandese di 12 anni dalle doti eccezionali, sempre il primo della classe, figlio di un agiato commerciante d’arte. Questa sua superiorità intellettuale lo ha portato a non avere amici ma a lui piace stare soprattutto con il padre, con il quale condivide una passione: i racconti di fate, elfi, goblin di cui è ricco il folklore irlandese. Ma il padre si assenta spesso verso destini misteriosi, lasciandolo in custodia alla sua fidata guardia del corpo, Domovoi Leale. Un giorno Artemis riceve la telefonata di un essere misterioso: lo avvisa che suo padre è stato rapito e verrà liberato solo se in cambio lui riuscirà a consegnare Aculos. Data la situazione eccezionale che si è creata, Domovoi apre lo studio del padre perché il ragazzo possa cercare ciò che è stato richiesto. Artemis scopre così che fate ed elfi esistono realmente, e vivono nel cuore della Terra in una città tecnologicamente evoluta chiamata Cantuccio, capitale del Regno Fatato. E’ da qui che è stato rubato Aculos, un artefatto di grande potere per chi riuscirà a impossessarsene. Anche Tubero, il comandante degli elfi, lo sta cercando così come la fata Spinella Tappo, che ha perso il padre proprio nella ricerca di Aculos…
Arthur Curry, figlio di un umano e della regina di Atlantide, preferirebbe continuare a vivere sulla terra come un uomo comune, nonostante i suoi poteri eccezionali l’abbiano già in parte fatto conoscere al mondo come metaumano ai tempi dell’avventura con la Justice League. Ma nelle profondità dell’oceano il suo fratellastro Orm prepara una guerra contro la terra ferma e la bella principessa Mera è convinta che solo Arthur possa scongiurarla. Per farlo deve trovare il tridente perduto del re di tutti gli Atlantidi e reclamare il suo posto di erede al trono dei mari. Per Arthur è l’inizio di un’avventura che lo obbligherà a fare i conti con la sua origine e la sua vocazione di eroe.
Una volta il regno fantastico di Alagaësia prosperava grazie alla protezione dei Cavalieri dei Draghi, ma dopo che essi si sono distrutti tra loro in una guerra fratricida il paese deve subire la tirannia del malvagio re Galbatorix. Ma un giorno una strana pietra giunge in modo avventuroso tra le mani del giovane Eragon e da questa nasce un drago, Saphira, che elegge il ragazzo a suo cavaliere. Con l’aiuto di un misterioso cantastorie e di una principessa guerriera, Eragon abbraccerà il suo destino e combatterà per la libertà di Alagaësia.
Il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, di nobile famiglia e cattolico bavarese, è convinto che Hitler vada fermato. Si unisce a un gruppo di cospiratori militari ma anche politici che stanno cercano di riportare la democrazia in Germania. Dopo che il colonnello riesce a far esplodere una bomba nella sala riunioni dove si trova anche Hitler, l'operazione Valchiria sembra all'inizio avere successo ma realtà Hitler è rimasto illeso...
Il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, di nobile famiglia e cattolico bavarese, è convinto che Hitler vada fermato. Si unisce a un gruppo di cospiratori militari ma anche politici che stanno cercano di riportare la democrazia in Germania. Dopo che il colonnello riesce a far esplodere una bomba nella sala riunioni dove si trova anche Hitler, l'operazione Valchiria sembra all'inizio avere successo ma realtà Hitler è rimasto illeso...
“X-Men – L’inizio” diretto Matthew Vaughn, quinto episodio della fortunata serie cinematografica, dimostra come il fumetto rappresenta una vena pressoché inesauribile per il cinema contemporaneo americano. Quando finirà questa serie? Quando la barra degli incassi penderà verso il basso. Se ciò non accadrà, più o meno ogni ventiquattro mesi verrà sfornata una nuova puntata, focalizzata sul prima, sul durante e sul dopo la vita del gruppo di mutanti con poteri straordinari, in perenne lotta per far trionfare il bene sul male. In “X-Men le origini: Wolverine” veniva spiegato come all’eroe spuntarono gli artigli. Adesso in “X-Men – L’inizio” Wolverine (interpretato dall’attore Hug Jackman) appare pochi secondi. Sta bevendo al bar e rifiuta di unirsi alla compagnia. Lo rivedremo in futuro. Stavolta apprendiamo come il Professor X e Magneto, in gioventù erano Xavier e Erik. Amici inseparabili, hanno prestato servizio per la CIA, nella missione di reclutamento e costituzione di una compagnia di mutanti. Xavier incarna la faccia dell’integrazione umana del mutante; Erik la diffidenza, poiché convinto che gli uomini li considereranno una risorsa in caso di necessità, e poi un pericolo. La quasi totalità dell’intreccio narrativo serve per inseguire il cattivo Sebastian Shaw (Kevin Bacon), prima ripreso in apertura in un campo di concentramento nazista intento a torturare prigionieri ebrei. La scena poi, con un bel salto di tempo, si sposta in Unione Sovietica. Sebastian adesso è impegnato a scatenare la terza guerra mondiale nel corso della crisi missilistica di Cuba. Quindi l’ambientazione visiva del film è tipica dell’età di Kennedy, gli anni Sessanta del secolo passato. Maniera astuta per attenuare lo scenario fantascientifico e aumentarlo di veridicità. Abbiamo così un film realistico di eroi al servizio di una buona causa (bloccare la distruzione del pianeta causata dalla scontro atomico, un fatto storico realmente accaduto, poiché la decisone di installare missili sovietici a Cuba e americani in Turchia, si arrestò ad un passo dalla catastrofe). Ma dietro la storia c’è la fantasia. Ecco allora che i destini dell’umanità sono retti dai mutanti, i soli in grado di dare un senso benefico agli eventi. Ormai il cinema hollywoodiano realizza film con uso infinito di effetti speciali (film predisposti per un pubblico globalizzato, pronto a recepirli innanzitutto sul grande schermo e, successivamente, nelle svariate modalità della fruizione), semplici e schematici, che almeno da un trentennio abbondante dominano l’immaginario collettivo. La storia dell’umanità è immancabilmente alla fine. Stanno per schiudersi le porte dell’apocalisse. L’Armageddon è prossima. Chi ci salverà? I mutanti, gli X-Men. La condizione di solitudine e disprezzo nel mutante era stata esplorata attraverso un sentiero complesso in “Blade Runner” (1982) di Ridley Scott. Gli eroi tragici di quel film crepuscolare e geniale, oscuro e notturno, piovoso e maestoso, per continuare a vivere
sullo schermo avevano bisogno di una semplificazione. I mutanti di “X-Men” sono appunto questo. Il laboratorio creativo della Marvel, marchio di culto per l’universo giovanile e perno dell’industria culturale, tra fumetto, giocattoli, videogiochi e cinema, è riuscito nel miracolo della semplificazione. Il primo film della serie “X-Men” venne diretto da uno dei più creativi talenti affermatisi nell’ultimo ventennio a Hollywood, il newyorkese Bryan Singer (classe 1965, autore de “I soliti sospetti”, “Superman Returns”, “Operazione Valchiria”, che in “X-Men – L’inizio” ritroviamo in veste di produttore), e si rivelò inaspettatamente un capolavoro di un nuovo genere ibrido, mescolanza di fantascienza e strisce di carta disegnate. Gli appuntamenti successivi, per cause di forza maggiore, hanno perso un po’ di smalto. Gli spettatori ideali della serie “X-Men” sono rappresentati, nella stragrande maggioranza, dalle giovani generazioni: adolescenti e ventenni. La “X-Men mania” è un misto di sogno, tecnologia, malinconia, videogiochi, eroismi, incertezza del presente e paura del futuro, trionfo della positività senza definitiva cancellazione della negatività. A molti interpreti questi film di successo appaiono come il logico risultato della decadenza, della perdita di ogni contatto con la realtà, della regressione della condizione umana adulta a quella infantile, del culto della violenza e del combattimento, della crisi di creatività artistica rimpiazzata dal ricorso a universi simbolici erroneamente ritenuti. Certo questa innegabile superficie la si ritrova anche in “X-Men – L’inizio”. Ma è solo la superficie di una galassia culturale molto più complessa. Se la serie di “X-Men” ha avuto un così ampio e stratificato successo vi sono anche altre ragioni. Un tempo gli eroi a Hollywood alla fine erano felici, gratificati del loro lavoro. La differenza tra gli eroi di ieri e quelli di oggi di “X-Men”, sta nella malinconia di quest’ultimi. Sono supereroi d’acciaio, indistruttibili, ma tutto sommato preferirebbero somigliare agli uomini e vivere con le loro debolezze.
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