MAID

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Titolo Originale: Maid
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Molly Smith Metzler
Durata: 10 episodi di 45-60 min
Interpreti: Margaret Qualley, Nick Robinson, Andie MacDowell

Alex e Sean, poco più che ventenni, convivono con la loro figlia Maddy di due anni in una modesta abitazione in mezzo ai boschi: Lui è un barista e lei ha dovuto rinunciare al suo sogno, andare al college, per accudire alla figlia. Una sera lei prende la bimba e scappa di casa. Non sopporta più che Sean torni spesso ubriaco e la minacci urlando. Ha con se’ pochi soldi, non può contare su di una madre psicologicamente instabile, nè sul padre che ha abbandonato entrambe da tempo. Alex inizia la sua lotta per la sopravvivenza, tra strutture sociali, notti passate sulla panchina di una stazione, sussidi statali e lavori sottopagati. Ma lei è determinata, nonostante tutto, a proteggere sua figlia e a costruirsi quel futuro che ha sempre sognato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial è una lucida rappresentazione della forza e della bellezza dell’amore materno. Molto meno vittorioso risulta l’amore coniugale
Pubblico 
Adolescenti
Situazioni di tensione e violenza famigliare vanno risparmiate ai preadolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto è stato imbastito con grande forza e ogni puntata apporta la sua buona dose di emozioni. Ottima performance della protagonista Margaret Qualley e prova magistrale di Andie MacDowell, madre della protagonista nel racconto come nella vita

Alex incontra suo padre che più volte si era offerto di aiutarla ma lei gli aveva negato qualsiasi interferenza con la propria vita perché non gli perdonava che lui, alcoolista e violento, aveva costretto la madre, con lei piccola, ad andar via di casa. Ora la situazione è diversa. Hank è sobrio da anni e Alex ha estremo bisogno di aiuto: è stata accettata dall’Università del Montana e vuole trasferirsi in quello stato con la figlia. Ha bisogno per questo dell’affido totale di Maddy ma Sean si oppone ed entrambi sono stati convocati davanti a un giudice. Alex chiede al padre il favore di testimoniare che Sean è stato un violento e che l’ha picchiata. Hank si rifiuta di dire il falso. Sean non si è mai comportato in questo modo  e inoltre sta passando una fase delicata di recupero dall’alcoolismo: Hank ha dovuto lottare per vincere la stessa battaglia e non vuole che una simile falsità danneggi irrimediabilmente quel giovane. Per raggiungere il suo scopo Alex cerca di alimentare il senso di colpa che prova il padre, ricordandogli che non è stato mai capace di far parte della sua vita ma alla fine desiste giurando di non rivederlo più.

In questa sequenza la protagonista raggiunge il suo momento eticamente più buio. Pur di conseguire il suo doppio obiettivo di frequentare l’università e di tenersi la figlia tutta per se’ cerca di far accusare ingiustamente Sean di violenza sulla sua persona. Una sequenza che però assieme alle tante altre presenti in questo serial di dieci puntate, mostra la chiave con cui è stata raccontata questa storia vera e che ne costituisce l’aspetto più affascinante: tutti i personaggi risultano assolutamente reali, nessuno è definitivamente cattivo e nessuno è definitivamente buono ma tutti sono persone fragili, che perdono facilmente il controllo ma al contempo sono in grado anche di compiere gesti di sincero altruismo.  Altra emozione che regala  questo serial, grazie al fatto che vengono narrati eventi realmente vissuti, è l’ansia per la sopravvivenza che viviamo assieme alla protagonista, sempre costretta a contare i pochi spiccioli che ha in borsa, a dover conciliare la necessità di lavorare con quella di badare alla sua bambina.

Alex, interpretata da un’ottima Margaret Qualley, è una eccellente espressione del potere trasformante della maternità. Lei ha una vita difficile, contrassegnata da una famiglia dissestata (un padre che se ne è andato, una madre affetta da disturbo bipolare), un convivente alcoolista,  dal quale dipende economicamente ma lei ha una figlia. La figlia è un essere puro, nella quale lei ritrova il senso da dare alla sua vita, la voglia di lottare.
Si può pensare che accanto all’istinto materno ci siano in lei anche giuste ambizioni di affermazione personale (la voglia di scrivere e di frequentare una università). Due spinte che in altri film troviamo in conflitto fra loro, soprattutto quelli dove viene prospettato l’aborto come decisione legittima, ma in questa storia possiamo pensare esattamente il contrario. E’ proprio la maternità, la cura per una vita che è venuta al mondo e che si deve sviluppare,  che ha dato luce all’esistenza di Alex e le ha fornito quella speranza che le fa dire che ancora tutto è possibile. Così seguiamo Alex che va sempre avanti, non si arrende mai, sia quando  dimostra la sua onestà (si rifiuta di compiere un facile furto), sia la sua umana attenzione nei confronti del suo ex compagno quando questi attraversa un momento di depressione, ma anche la fredda ostinazione, quando chiede al padre di testimoniare il falso (la sequenza che abbiamo descritto all’inizio).

Abbiamo detto che non ci sono persone completamente buone o completamente cattive e una menzione speciale merita proprio Sean che ha avuto una infanzia travagliata (ha iniziato a bere a 9 anni) e se ha la debolezza di cedere all’alcool, è proprio lui, per ben due volte, che asseconda i desideri di lei, con generoso altruismo. Se abbiamo parlato molto del potere dell’affetto materno, non possiamo dire lo stesso degli affetti coniugali: ci vengono presentate tante famiglie dissestate e Alex non sembra particolarmente interessata a questo aspetto (quando si sente sola ricorre a Tinder, il sito di incontri per una serata). Sono invece due uomini che mostrano di aspirare a una unione più stabile: il gentile  Nate che si è innamorato di lei ma viene respinto e lo stesso Sean, che l’ ama sinceramente, pur cosciente di tutti i suoi limiti.

 

Autore: Franco Olearo


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