LUCA

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Titolo Originale: Luca
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Enrico Casarosa
Sceneggiatura: Jesse Andrews, Mike Jones
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Durata: 95

Luca, un “mostro marino”, come lo definiscono quei bipedi che vivono sulla terra, è un pastore di pesci, cioè porta al pascolo sui fondali del mar Ligure alcuni pesciolini che costituiscono il suo gregge. I genitori lo hanno cresciuto con il divieto di non superare la superficie del mare perché entrerebbe in un ambiente per lui troppo pericoloso. Luca invece, invitato da Alberto, un altro “mostro marino” che vive su di un isolotto di fronte alla costa, si accorge che, come approda sulla terraferma, assume sembianze umane e che il mondo di “sopra” non è poi così male. I due ragazzi, diventati presto amici, coltivano un sogno: girare il mondo in Vespa. Per questo si iscrivono a una gara di abilità del paese di Portorosso, spalleggiati da Giulia, una ragazza che hanno conosciuto al porto. I due ragazzi sanno che basterebbe un loro semplice contatto con l’acqua per far scoprire agli altri la loro identità di pesci ma decidono di correre comunque il rischio….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia generosa fra ragazzi, l’importanza del rispetto e della comprensione verso chi ci appare diverso, sono ben sviluppati ma i rapporti familiari sono assenti o complessi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale resa grafica delle sequenze acquatiche e dei vicoli di un paese di pescatori ligure. Complessa la costruzione della sceneggiatura

Nella prima parte del film si rischia di rimanere un po’ disorientati: prendiamo atto della componente favolistica del racconto (ai pesci basta uscire in superficie per diventare umani) ma non comprendiamo il senso recondito di questa trasformazione (niente desideri da Sirenetta, niente magie alla Ponyo sulla scogliera); arrivati a Portorosso, scopriamo che i locali stravedono per la competizione annuale, una sorta di triathlon costituito da una gara di nuoto, un’abbuffata di spaghetti e poi una corsa in bici per i vicoli della città ma non ci vengono rivelate le ragioni storiche di questa insolita combinazione. Alla fine però, completata la presentazione dei protagonisti (il solitario Alberto, coetaneo di Luca, la “sfigata” Giulia con suo padre Massino, Ercole, il “cattivo del paese”) il racconto decolla. Partecipiamo alla nascita dell’amicizia fra Luca e Alberto, il primo più timoroso, il secondo decisamente temerario, capaci quindi di influenzarsi positivamente a vicenda. Anche Giulia, che trascorre, un po’ isolata l’estate a Portorosso  con il padre (per il periodo scolastico si trasferisce a Genova, con la madre)  è contenta di solidarizzare con i ragazzi e in particolare con Luca, con il quale condivide la passione per lo studio  e la lettura di quei libri che consentono loro di scoprire com’è fatto il mondo.  Il tema dell’amicizia fra ragazzi (possiamo ipotizzare 12-13 anni) è molto ben sviluppato ma diciamo subito che pur essendo un prodotto Pixar, non c’è più il “tocco” di John Lasseter, come produttore o come regista (ha lasciato la società nel 2017). Per “tocco” intendiamo i primi silenziosi, cinque minuti di inizio di Up, la cronaca di un amore coniugale bellissimo e struggente; il lungo viaggio di un padre per l’oceano Pacifico  alla ricerca di un figlio (Alla ricerca di Nemo); l’insolito Toy Story 3 dove, attraverso le vicissitudini di un  gruppo dei giocattoli, costruisce una metafora della fede in un Dio Creatore.

In questo Luca il racconto è più triste e i tre ragazzi sono caratterizzati da un senso di solitudine, proprio per le difficili relazioni con i familiari. Alberto dice chiaramente di esser solo, dopo esser stato abbandonato dal padre (e la madre? Nessuna traccia); su  Giulianon abbiamo molti dettagli ma possiamo ipotizzare che i genitori si siano separati. Per lo stesso Luca la famiglia non costituisce un contesto sereno: il ragazzo  è costretto a fuggire per l’ atteggiamento eccessivamente punitivo dei genitori. La famiglia non è quindi al centro del racconto: si tratta di un grosso vuoto in termini di affetto e di sicurezza (i tre si autodefiniscono “gli sfigati”) che i ragazzi suppliscono costruendo fra loro (anche litigando) una forte solidarietà.

Veniamo quindi al tema “caldo” del film, quello dell’accettazione del “diverso” che nella metafora portata avanti dal film, è espresso con la diversità uomo/pesce. Nulla di più è specificato nel film ed è bene che sia così. Il “diverso” può essere l’immigrato, il portatore di handicap, ma, neanche a dirlo, i recensori anglosassoni lo hanno interpretato soprattutto in riferimento alle problematiche LGBT.  Il New York Time è arrivato a stabilire un parallelo fra Luca  e Chiamami col tuo nome (l’odioso film di Guadagnino che sviluppa l’elogio alla pederastia: affettuosità sessuate  fra lo studente e l’insegnante) parafrasando il titolo del film della Pixar con un gioco di parole: Calamari by your name. Questo accostamento è stato determinato dalla gelosia che mostra Alberto nei confronti di Luca quando si accorge che quest’ultimo ha sviluppato una particolare simpatia per Giulia. Chi è genitore o chi ha a che fare con pre-adolescenti, quindi prima del loro sviluppo sessuale, sa bene che l’amicizia costituisce un grosso legame a quell’età e possono anche nascere forme di gelosia quando la pretesa amica del cuore (o amico del cuore) mostra di confidarsi meglio con qualcun’altra/o. Niente da fare: la monocultura dominante introduce tematiche LGBT anche quando sono totalmente fuori luogo.

Il film ha alcune caratteristiche esclusive: è il primo film Pixar diretto da un regista italiano, Enrico Casarosa, ambientato in Italia e la pubblicità indiretta che è fatta alla Vespa è tutta meritata. La ricostruzione di un paese di pescatori in Liguria intorno agli anni ’70 (gli stretti vicoli, i colori vivaci delle case) è semplicemente perfetta.

Autore: Franco Olearo


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