IGNAZIO DI LOYOLA

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Titolo Originale: Ignacio de Loyola
Paese: Filippine, Spagna
Anno: 2016
Regia: Paolo Dy, Cathy Azanza
Sceneggiatura: Paolo Dy
Produzione: Jesuit Communications Foundation
Durata: 118
Interpreti: Andreas Muñoz, Javier Godino, Julio Perillán |

Il piccolo Íñigo López de Loyola, ormai orfano, viene mandato alla corte del ministro delle finanze del re Ferdinando il Cattolico per ricevere un’educazione cavalleresca e religiosa. Diventato ormai un giovane aristocratico affamato di avventure e gloria, si trova nel 1521, a trent’anni, a difendere la città di Pamplona assediata da un numero soverchiante di truppe francesi. Riesce a persuadere il comandante della città a intraprendere una disperata resistenza convinto che la morte in battaglia sarebbe stato il massimo della gloria ma durante i combattimenti viene gravemente ferito a una gamba. Soccorso dagli stessi francesi, viene portato al castello di famiglia, dove trascorse un lungo periodo a letto, sottoposto a dolorosi interventi alla gamba. In questo periodo, leggendo le vite dei santi, intravede la possibilità di dare un nuovo significato alla propria vita, ponendosi al servizio del Re più grande. Intraprende, con il nuovo nome di Ignazio, una vita di elemosina, di aiuto ai poveri e di predicazione, a somiglianza di san Francesco. Ma ciò finisce per destare dei sospetti in quei tempi difficili e inizia un processo a suo carico da parte dell’Inquisizione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il racconto di un giovane di nobile animo, in cerca di gloria terrestre che decide di porre tutto il suo fervore al servizio del Signore più grande
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune immagini di ferite profonde e incontri con donne prezzolate potrebbero non essere adatte per i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film sviluppa bene la trasformazione dell'animo del santo da Íñigo a Ignazio, con qualche scena di massa forse troppo impegnativa per il budget disponibile e la consuetudine di porre in immagini i suoi pensieri, soluzione sfruttata eccessivamente

"Quando un cavaliere giura di servire il suo signore, deve sottoporsi alla veglia d’armi. Rimane in quel luogo per tre giorni ad elencare tutti i suoi peccati analizzando ogni angolo della sua vita in cerca della più piccola macchia e poi inizia la veglia….”

Così racconta Iñigo López de Loyola, esprimendo quell’animo nobile e cavalleresco che aveva coltivato nella sua giovinezza fino a quando la ferita lo spinse, prima a disperarsi e poi a trovare una nuova espressione di  nobiltà e cavalleria. Il film sviluppa bene la progressione che consentì a Ignazio di scoprire la sua vocazione e diventare fondatore della Compagnia di Gesù nel difficile periodo della Controriforma. In una prima fase le gesta eroiche e le valorose imprese al servizio non solo del suo re ma anche della misteriosa dama che “non era una nobile qualunque; non era una contessa o una duchessa; il suo rango era ben più elevato di questi” (dice nelle sua autobiografia), sono trasformate, durante la “veglia d’armi” al santuario di Monserrat in “un servizio alla Regina dei Cieli e fedeltà a Lei e al Signore Iddio, per sempre”.

In una fase successiva, quando ormai si era mosso sulla scia di san Francesco vivendo di elemosina e prendendosi cura dei poveri e degli ammalati, comprende che non erano importanti “grandi azioni esteriori ma piuttosto doveva dare priorità alle motivazioni spirituali di quegli atti. Nella sua immaginazione è san Francesco, che interloquisce direttamente con lui e lo invita a riflettere che “un conto è essere coraggioso affrontando il nemico con la propria spada, altro è affrontare la fama e l’umiliazione affidandosi solo alla fede nella provvidenza di un Dio invisibile”. La terza fase è appena accennata: Ignazio, con ancora pochi seguaci, parte per Parigi per completare la sua formazione e dare più profondità alla sua predicazione. La versione del 1946 (Il cavaliere della croce) andava oltre, raccontando anche i primi anni da sacerdote: è in previsione un sequel?

Il film, nel raccontare la storia di Ignazio giovane, usa l'artificio di porre in immagini il pensiero, le riflessioni del santo. Eccolo interloquire con s. Francesco e s. Domenico, con Gesù stesso giovane. E’ un modo cinematografico di esprimere le sue incertezze, il suo sentirsi colpevole per i peccati commessi in passato, salvo poi comprendere che questo eccesso di scrupoli era solo opera del demonio (impersonato da un altro lui stesso), Si tratta di un espediente narrativo che non sempre risulta efficace anche se in effetti, nella sua biografia, Ignazio stesso riporta le sue visioni e i subdoli sospetti instillati dal diavolo.

l film riesce a sviluppare una felice fusione fra l'obiettivo di risultare interessante al un pubblico contemporaneo e quello di restare fedele alla biografia del santo. Il budget per realizzare questo film non era elevato e lo si vede nelle sequenze dei combattimenti; inoltre la soluzione di riportare le sue riflessioni attraverso dialoghi immaginari con Gesù, il diavolo e i santi del passato, conferisce un tono un po' barocco alla narrazione ma l'obiettivo di raccontarci la conversione di S Ignazio è pienamente raggiunto

Autore: Franco Olearo


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