GIOIA MIA
Un ragazzo milanese di dodici anni viene mandato in Sicilia per trascorrere l’estate con la vecchia zia. Lo scontro fra due persone e due contesti così diversi si tramuta in un incontro. Ottime interpretazioni con una sceneggiatura carente in molti punti. Su Netflix
Nico, un ragazzo di 12 anni, viene mandato da Milano in Sicilia per trascorrere l’estate con la vecchia zia Gela. I genitori hanno degli impegni di lavoro e Violetta, la sua baby-sitter, sta per sposarsi. Nico si trova precipitato nella realtà di una casa piena di cimeli del passato e simboli religiosi, dove non c’è neanche il wi-fi. Il rapporto con la zia, che vive da sola, inizia subito turbolento ma poi i due trovano un modo di intendersi nella sofferenza. Nico ha grande nostalgia della sua babysitter mentre Gela resta angosciata per la morte del suo cane, unica sua consolazione. Intanto Nico fa amicizia con Rosa, una sua coetanea. Insieme decidono di entrare in un palazzo disabitato che, come dicono, è abitato dagli spiriti…
Margherita Spampinato
Margherita Spampinato
Valori Educativi
Il film ricostruisce con simpatia una comunità di vecchie signore molto affiatata in un paesino della Sicilia ma coglie l’occasione per lanciare frecciate contro la loro fede superstiziosa. Una presunta situazione di mancanza di carità cristiana non trova conferma nello sviluppo del racconto
Pubblico
10+Gli attacchi polemici che la regista “lancia” durante il racconto richiedono l’esistenza di una capacità critica già sviluppata
Giudizio Artistico
La regista e sceneggiatrice Margherita Spampinato raggiunge l’obiettivo di costruire simpatici personaggi che si scontrano ma anche si incontrano, grazie all’ottima interpretazione di Aurora Quattrocchi e del piccolo Marco Fiore. Ma la sceneggiatura mostra non poche incoerenze e molti dettagli lasciati alla fantasia dello spettatore. Due David di Donatello per la miglior regista esordiente e per la miglior attrice.
Cast & Crew
Aurora Quattrocchi
Marco Fiore
Regia
Margherita Spampinato
Sceneggiatura
Margherita Spampinato
Our Review
Questo film eccelle nel raccontare la costruzione di rapporti interpersonali. Il primo è quello fra Nico e la zia Gela, ricco di battibecchi che intrattengono piacevolmente lo spettatore per almeno la metà del film. Discussioni causate da una distanza incolmabile fra due mondi diversi: quello di Nico, che vive ogni istante con il cellulare, che mangia piatti semplici e inorridisce quando viene invitato a mangiare la caponata siciliana. In famiglia non è stato educato alla fede e non comprende perché bisogna farsi il segno della croce prima di iniziare a mangiare e perché la zia vada a confessarsi in chiesa. Il secondo è quello fra Nico e la coetanea Rosa, un’intesa lenta e progressiva con non pochi ostacoli ma un’intesa che avanza perché i due ragazzi si sono reciprocamente piaciuti dal primo istante.
Se il film risulta particolarmente piacevole proprio per il calore che esprimono i rapporti umani, si fanno notare non poche incoerenze e incompiutezze della sceneggiatura.
Nico ha una intesa molto forte con la sua babysitter. Un attaccamento sicuramente insolito: dove stanno i genitori di Nico? Non è verso di loro che si dovrebbero orientare i suoi affetti? Sono forse divorziati? Non ci sono risposte a queste domande.
La zia Gela racconta al ragazzo due storie familiari insolitamente simili.
Gela confessa al nipote il suo dramma personale: suo fratello partiva spesso per lavoro e lei e Adele restavano spesso sole. “Non facevamo niente di male” confessa Gela ma poi Adele partorì prematuramente e lei e il bambino morirono entrambi. Quindi questa Adele era sposata con il fratello di Gela e aveva al contempo una intesa con la stessa Gela? Non viene confermato. In precedenza Gela aveva raccontato a Nico che sua nonna, di nome Adele, anch’essa morì di parto. Perché è stato scelto il nome di Adele per entrambe le donne morte di parto? Serve per lasciar trasparire qualche messaggio? Non è chiaro.
Più chiara la polemica anticristiana che sviluppa il film, o meglio come la fede viene intesa fra le comari del villaggio: una fede intrisa di superstizioni e un cupo senso della punizione divina. In queste donne non è presente un Dio-Amore e sono prive di una visione provvidenziale. Zia Gela dichiara di aver subito gli effetti di questa cupa visione: la sua relazione con Adele aveva generato molti pettegolezzi perché intesa come un atto contro natura e questo peccato avrebbe causato la morte della stessa Adele. Sono accuse che ancora una volta risultano contraddette dalla sviluppo del racconto: le tante comari del villaggio si prodigano per alleviarla nei momenti più tristi (la morte del suo cane) portandole in casa dolci e leccornie in quantità. Non c’è alcuna traccia di un suo isolamento all’interno della comunità.
Autore: Franco Olearo
Details of Movie
| Paese | ITALIA |
|---|---|
| Tipologia | Film |








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