Cheyenne, un tempo, è stato una rockstar ma da vent’anni galleggia sulla costante linea di confine tra noia e depressione. Infine una scossa: muore il padre e lui decide di perseguire quella ch era stata una sua un’ossessione: trovare quel soldato tedesco che lo aveva umiliato in campo di concentramento
Paolo Sorrentino dirige un’opera densa, matura, moralmente complessa, con un Sean Penn, attore sempre più grande, versatile e geniale con un
Emma Woodhouse ha 21 anni, è bella, ricca e intelligente. Orfana di madre, vive con il padre nella loro residenza non lontana dalla cittadina di Highbury, a sud di Londra. La loro casa è frequentata spesso dal suo amico dai tempi dell’infanzia Mr George Knightley, più grande di lei di 16 anni e fratello maggiore di suo cognato. Emma si è messa in testa di combinare un matrimonio fra la sua nuova amica, la dolce Harriet Smith di diciassette anni e Mr Elton, il vicario del villaggio, nonostante il parere contrario di Mr Knightley. Alla fine Emma dovrà riconoscere che il suo amico: era stato più perspicace di lei nell’intuire il gretto opportunismo di Mr Elton. D’altronde Emma, non riesce neanche a comprendere veramente se desidera innamorarsi di qualcuno e di chi, fino a quando qualcosa accade nella sua vita…
Soheila è un’infermiera che non trova nel lavoro quell’ equilibrio che è necessario per dare serenità ai suoi pazienti: la sua vita privata infatti si è spenta da quando deve vivere in casa con un marito, di professione ginecologo, che continua a tradirla. Azar ha bisogno di lavorare e riesce ad essere assunta come segretaria dallo stesso ginecologo marito di Soheila; i soldi le servono per recuperare una certa indipendenza visto che sta per divorziare dal marito, che ha trovato come amante una donna già divorziata. Masha è una giovane studentessa universitaria innamorata di un suo compagno, ma grande è la sua delusione quando scopre che lui la tradisce con una compagna del suo stesso college…
In un villaggio non lontano da Timbuktù durante il breve periodo, alla fine del 2012, in cui il Mali del Nord fu controllato da jihadisti affiliati ad al-Qai’da, truppe armate si aggirano per le strade per far applicare le più rigide norme islamiche e i loro tribunali funzionano a pieno regime. Le donne debbono indossare sempre il velo e i guanti, è vietato cantare o giocare a pallone. Dei giovani vengono frustrati purché sorpresi a suonare la chitarra; una ragazza è costretta con la forza a sposare uno dei guerriglieri . Kidane, che vive pacificamente tra le dune con la moglie Satima, la figlia Toya e il pastore 12enne Issan, un giorno uccide incidentalmente un pescatore ed ora anche lui deve presentarsi davanti al tribunale jihadista..
In una tranquilla cittadina inglese vive Tony che dopo la morte improvvisa della moglie di cancro, cade in depressione. In certi momenti sente l’impulso al suicidio ma trova conforto nel prendersi cura del suo cane e nel vedere dei filmati confidenziali che gli ha lasciato la moglie. Per il resto continua a lavorare in un giornale locale che raccoglie banalissime cronache della vita di quel piccolo centro ma, partendo dal presupposto che per lui la vita non ha nessun valore, dice a tutti quello che pensa nel modo più brutale. Si comporta in questo modo nei confronti del cognato Matt che cerca invece di confortarlo, di un suo collega bonaccione, della melanconica segretaria Kath, del postino, della simpatica prostituta Roxy, del vagabondo triste che gli fornisce la droga. Solo quando va al cimitero ha piacere di intrattenersi con la vedova Anne, con la quale riflette sul senso da dare alla loro vita dopo che sono rimasti soli…
Paul Asher è un giovane promettente giornalista, con una buona preparazione anche teologica, che si è fatto conoscere per un suo reportage in Afghanistan dove aveva raccolto le riflessioni di soldati di fede cristiana che stavano combattendo in quel paese così lontano e ostile. Il suo ritorno in patria risulta particolarmente difficile: la vista di tanta sofferenza ha incrinato la sua fede e si sente responsabile della crisi coniugale che sta attraversando perché per seguire la sua passione professionale ha finito per trascurare sua moglie che ora vuole lasciarlo. In un momento così difficile per la sua vita inizia a intervistare uno strano personaggio che dichiara di essere Dio…
Circa 3000 anni fa Agamennone , un re greco pieno di mire imperialiste, decide di conquistare Troia con il pretesto di vendicare l'onore di suo fratello fratto becco dal bel Paride. E' costretto a portarsi con se l'altero Achille, terribile guerriero che si preoccupa solo che qualcuno parli di lui per i prossimi mille anni. A Troia intanto Ettore, tutto casa e famiglia, é costretto a scendere in campo per colpa di quello sciupafemmine di suo fratello.
Il collegio cardinalizio decide di eleggere un Papa giovane, che sia facile da manipolare, e fa ricadere la sua scelta su Lenny Belardo, un cardinale quarantasettenne americano, che prende il nome di Pio XIII. Tuttavia il nuovo Papa, tormentato da un’infanzia problematica e dolorosa, si mostra da subito poco incline a lasciarsi comandare.
Nel giugno del 1992, il VII governo Andreotti cessa la sua attività. In quello stesso anno viene ucciso in un agguato mafioso Salvo Lima, della sua stessa corrente. Il tentativo di farsi eleggere Presidente della Repubblica fallisce ma viene nominato senatore a vita sempre nello stesso anno. Terminato il suo impegno attivo nella politica, viene coinvolto in due processi: quello di Palermo per associazione mafiosa, conclusosi con sentenza della Corte di Cassazione nel 2004 e quello di Perugia per coinvolgimento nell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli
Storia della trasformazione di un uomo che da uno stato di vuoto e depresione ritrova se stesso nel portare a compimento un desiderio giustizia da parte di suo padre che evita di realizzare in modo violento
Pubblico
14+
Uso di linguaggio forte
Giudizio Artistico
Sean Penn, attore sempre più grande e versatile e geniale, è il film. Senza di lui sarebbe stato davvero difficile dare la giusta credibilità umana e morale ad un personaggio in apparenza così fastidioso.
Il cinema italiano ha trovato in Paolo Sorrentino una delle migliori espressioni. Il suo “This Must Be the Place” è un’opera densa, matura, moralmente complessa, ma davvero molto, molto poco italiana. Forse è un bene, poiché immergendosi in una realtà estranea, ha potuto così saltare senza indugi i limiti e la sterilità del cinema italiano (ed europeo) d’autore. Sterilità soprattutto etica. Di cosa parla “This Must Be the Place”? Parla di Cheyenne. Ha cinquant’anni, è americano, sposato, abita in Irlanda con la moglie dal mestiere decisamente strano: pompiere. Da trent’anni la ama. Vivono nel lusso, anche ne non ne hanno bisogno. Cheyenne, un tempo, è stato una rockstar. Successo, soldi. Tanti soldi, che gli permettono ancora di navigare comodamente senza far nulla. E fans scatenati. Lo consideravano un dio, un modello, una via da imboccare nei momenti bui dell’esistenza. Un paio di loro, giovanissimi, lo hanno preso troppo sul serio, e adesso riposano nella tomba al cimitero. Cheyenne, però, era solo un cantante, con troppi vizi, troppi problemi e privo di spina dorsale. Quando lo ha capito ha smesso di cantare. Da vent’anni galleggia sulla costante linea di confine tra noia e depressione. Per camminare si deve sempre aggrappare a qualcosa: al carrello della spesa, alla valigia con le ruote. Da solo non si regge. Ora beve, ma analcolici. Bibite colorate che succhia avidamente con la cannuccia nella bottiglia. Ha deciso di eclissarsi dal mondo Cheyenne. Ma non è riuscito a depurarsi dalla maschera indossata come una seconda pelle. La maschera di star del rock lo segue e lo perseguita. Ancora si ostina ad avere capelli nerissimi cotonati, labbra rosse di lucido rossetto, trucco sul viso e sopra gli occhi, unghie laccate, abiti attillati in stile gotico. Così conciato spaventa le clienti al supermercato, quando se lo trovano improvvisamente davanti (e lui ferito le ricambia bucandogli la busta del latte). Per uscire da una vita vuota, ripetitiva, priva di senso, Cheyenne avrebbe bisogno di una scossa. E, improvvisa quanto puntuale, arriva. Muore il padre. Cheyenne è nato a New York, figlio di un ebreo deportato in campo di concentramento. Non vedeva il genitore da anni. Lo aveva quasi dimenticato. Un giorno, da bambino, aveva deciso che il padre non gli voleva bene. E di quell’intuizione dolorosa ne è ancora persuaso. Ma il figlio deve recarsi a vedere il genitore sul letto di morte. La fine del padre rappresenta per il figlio l’inizio di un lungo percorso. Nella memoria, dentro se stesso e nella terra americana. Per far viaggiare un sedentario come Cheyenne c’è bisogno di una motivazione potente. Il padre era vissuto con un’ossessione: trovare un soldato tedesco che lo aveva umiliato in campo di concentramento. Aveva scoperto che si era rifugiato in America, o lo aveva braccato sino alla morte. Ecco: adesso il figlio può ricongiungersi al padre, può sedare la rabbia nascosta, può chiudere davvero i conti con il passato. Si mette in cammino Cheyenne. E trova, finalmente, il derelitto che ha umiliato il padre. Si nasconde in una baracca nel deserto. È solo, vecchio, indifeso, quasi non vede
più. Macilento, scheletrico, un morto che cammina. Somiglia tanto alle povere vittime, vecchie e denudate, accasciate nella morte sulla neve nei campi di sterminio. Le vendetta è a portata di mano. Basta premere il grilletto. Ma per Cheyenne è sufficiente l’umiliazione inflitta a colui che umiliò il padre. La vendetta violenta non avrebbe senso, poiché ormai la morte è già sulle spalle del vecchio aguzzino tedesco. Il viaggio è finito. Adesso può iniziare il percorso di ritorno a casa. Nell’ultima immagine Cheyenne non ha più capelli lunghi e rossetto sulle labbra. È un uomo come gli altri. È diventato se stesso. Dal cuore l’odio è fuoriuscito e finalmente sorride. “This Must Be the Place” (questo dovrebbe essere il posto) è il titolo di una canzone dei Talking Heads. Il leader della band, David Byrne, compare nel film. Vestito di bianco, canta per un pubblico allegro ed estasiato, fra cui c’è anche Cheyenne. Lui è l’anima nera, l’angelo caduto, il divo senza cuore: Byrne è l’artista vero, l’immagine candida, quello che Cheyenne avrebbe voluto essere ma non è stato. Sean Penn, attore sempre più grande e versatile e geniale, è il film. Senza di lui sarebbe stato davvero difficile dare la giusta credibilità umana e morale ad un personaggio in apparenza così fastidioso. Cheyenne è una contraddizione: a tutti i costi vuole mantenere in vita l’immagine di un tempo, ma quando lo fermano per strada e gli chiedono se è proprio lui, nega. Solo al vederlo apparire ti viene da pensare che sia insopportabile, per poi scoprirne, quando si esprime lentamente con vocina falsa ed effemina, garbo, gentilezza, generosità, umorismo. A molti interpreti, nazionali e soprattutto internazionali, “This Must Be the Place” è piaciuto poco e niente. Il film di Paolo Sorrentino ha suscitato perplessità poiché non materializza il vuoto, come ad esempio Johnny Marco (una sorta di Cheyenne da giovane e al vertice del successo), protagonista di Somewhere di Sofia Coppola. Finale in filosofia del nulla all’Antonioni: un uomo che cammina nel deserto senza meta. Oppure esprime l’ambiguità spirituale (espressa sempre nel volto di Sean Penn) nel finale di The Tree of Life di Terrence Malick. Cheyenne è un uomo tormentato che alla fine fa pace con se stesso. Poteva scendere nell’abisso, invece è risalito. In apertura vediamo la maschera. In chiusura l’uomo. L’umanesimo ha sconfitto la disumanizzazione.
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