REAL STEEL

2011127 min10+  

America, prossimo futuro. La boxe non è più praticata da uomini, ma da poderosi robot telecomandati. Alle spalle una carriera mai decollata, un ex pugile (Jackman) gira gli Usa per raggranellare quattrini scommettendo sul suo guerriero meccanico nei combattimenti di provincia. Le cose, però, vanno di male in peggio: sconfitte e creditori alle costole. Non bastasse, la ex compagna dell’uomo muore, lasciandogli un figlio decenne di cui il pugile non si è mai occupato. Men che meno ora l’uomo vorrebbe fare il padre: per questo, solo in cambio di soldi acconsente a occuparsi del bambino mentre la zia, cui il piccolo è stato affidato, è in secondo viaggio di nozze. Fortuna vuole che il bimbo, in compagnia del padre, scovi in una discarica Atom, un prodigioso nuovo robot. Grazie al gigante d’acciaio i due, di combattimento in combattimento, cominceranno a risalire la china, impareranno a conoscersi, e a volersi bene.

Un figlio ha bisogno di sapere che suo padre sa combattere per lui. È il messaggio di un film per famiglie – per la precisione, per papà e figli maschi – confezionato in modo professionale . POtrebbe destare qualche perplessità la violenza dei robot, fac-simile della violenza di certi videogame


Valori Educativi



Un figlio ha bisogno di sapere che suo padre sa combattere per lui. È il messaggio di un film per famiglie – per la precisione, per papà e figli maschi – confezionato in modo professionale.

Pubblico

10+

Alcune scene violente ed eccesso di dinamismo

Giudizio Artistico



Un film che non è certo da ricordare, ma che, con occhi infantili, si lascia vedere, per due ore di disimpegno

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Un figlio ha bisogno di sapere che suo padre sa combattere per lui. È il messaggio di un film per famiglie – per la precisione, per papà e figli maschi – confezionato in modo professionale.

Tenere in mano un telecomando per pilotare un robot che tira mazzate a mitraglia e manda in pezzi mostruosi avversari; avere per amico un energumeno tecnologico che magari all’inizio le prende ma che alla fine le suona sempre ai cattivi; condividere con il tuo papà un gioco in cui ci si diverte a menar le mani e si compete dalla stessa parte; veder tradotti in una storia per lo schermo e in immagini similari gli stessi scontri tra guerrieri dei videogiochi: tutte cose che, si capisce, piacciono parecchio a un bambino tra i 5 e i 12 anni. Come piacevano Goldrake, Mazinga e Jeeg negli anni Ottanta, come piacciono oggi i Transformers, così piace Real Steel: il robot ha preso tra i giocattoli quel ruolo che i soldatini avevano una volta. Su questo gli autori del film hanno contato.

Qualora ci si ponesse il problema (Goldrake e i cartoni giapponesi furono per questo al centro di polemiche che li contrapponevano al cartone disneyano): qui la violenza delle immagini è catartica. Il bambino la vive come spunto per ludiche fantasie, vi riversa l’energia fisica che sente dentro a quell’età. Le botte che i robot si danno rispondono a un naturale bisogno infantile di autoaffermazione a livello fisico. Basta dunque vigilare a che tutto ciò non serva di ispirazione per giocosi esercizi di boxe sul fratellino più piccolo.

La trama è di buoni sentimenti, e fa man bassa di spunti presi da altri film: Rocky e Over the Top in primis. Gli sceneggiatori erano partiti con l’intenzione di raccontare una storia di fantascienza cupa, tutta centrata sul disagio di un uomo alla deriva. Spielberg, tra i produttori del film, ha consigliato di inserire un bambino, di farne una vicenda padre/figlio, di dare al padre una spalla femminile (il personaggio interpretato da Evangeline Lilly) per un subplot romantico che ricostituisse nel finale l’immagine di una famiglia.

Ne è uscito un film che non è certo da ricordare, ma che, con occhi infantili, si lascia vedere, per due ore di disimpegno.   

Autore: Paolo Braga

Altre Informazioni

Titolo Originale REal Steel
Paese USA
Etichetta
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