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IDA

201380 minTutti  

Fin dalle prime sequenze, la forma impiegata (l’uso del bianco e nero, la staticità delle inquadrature, il narrare più con ciò che viene sottinteso che con quanto viene detto) pone  lo spettatore nello stato d’animo di chi si appresta a vedere un  film d’autore, adatto a un ristretto pubblico di amanti del genere.

Man mano che il racconto avanza, il film finisce per coinvolgere e ci si appassiona a questo insolito viaggio in macchina intrapreso dalla giovane novizia e dalla zia, magistrato inflessibile del regime comunista, fra povere campagne e squallide periferie, alla scoperta della verità sulla scomparsa dei genitori di Anna. Il film avanza sulla spinta dell’interesse per un mistero che si svela lentamente  (e Wanda ha tutta l’intenzione di risolverlo, usando la sua autorità di pubblico ufficiale) ma in realtà il viaggio si trasforma per le due donne in un percorso di riflessione sul senso della propria vita. Per Anna si tratta di una riflessione proiettata verso il futuro e alla ricerca di una conferma della sua reale vocazione per una vita lontana dal mondo; per Wanda è il tentativo di fermare un attimo il destino che si è costruito, di giudice acquiescente  a un inflessibile regime e di donna sola che si alimenta di incontri fugaci che vivono lo spazio di una notte..

Man mano che il viaggio di più giorni prosegue, la forzata convivenza, fa percepire alle due donne un’intesa inaspettata, non certo per le loro scelte di vita ma  per il fatto stesso di percepirsi come due esseri umani che in modi diversi si stanno interrogando sulla propria esistenza. La scoperta delle morte crudele dei genitori di Anna, la pietosa ricomposizione di quei corpi e la loro sepoltura in un cimitero ebreo abbandonato, suggella definitivamente la loro intesa.

Se fino a questo punto del racconto il film ha la capacità di appassionare lo spettatore per la finezza psicologica con cui Pawlikowski, questo regista polacco radicato in Inghilterra, ha saputo tratteggiare l'animo di queste due donne, dobbiamo confessare di esser rimasti perplessi per il modo con cui la storia giunge a compimento.

Abbiamo parlato di vicinanza fra le due donne ma si tratta di una vicinanza sterile. Il gesto estremo di Wanda lascia intendere che Anna non è riuscita a infondere nella zia quella fede e quella speranza di perdono che lei stessa, come nipote e come novizia, avrebbe dovuto possedere. Allo stesso modo la decisione di Anna di provare a entrare nel mondo della zia (abitare nella sua casa, bere, avere una fugace relazione con un giovane conosciuto durante il viaggio) sembra un tentativo della novizia di “conoscere il mondo” in modo quasi fisico, come se non avesse potuto capire dalla zia cosa volesse dire “vivere nel mondo” in modo sbagliato.

In complesso quindi un film mal riuscito nelle sue motivazioni più profonde. Sembra quasi che l’autore si sia messo alla ricerca di una storia che avesse un efficace effetto visivo (la contrapposizione fra le vite delle due donne per arrivare a una uno scenografico scambio di ruoli). Una operazione quindi intellettuale, non etica

Ne è una riprova il modo con cui viene rappresenta la fede della novizia: in preghiera all’interno del convento con le sue compagne, in silenziosa orazione nella sua camera durante il viaggio: si tratta di una fede muta, incapace di esternarsi e di confortare chi ne ha bisogno, quasi fosse più la soluzione a un problema personale che non un porsi al servizio di un Altro

 
 

Autore

Titolo Originale

IDA

Paese

POLONIA, DANIMARCA

Etichetta

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