BLACK WIDOW

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Titolo Originale: Black Widow
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Cate Shortland
Sceneggiatura: Eric Pearson
Produzione: Marvel Studios
Durata: 133
Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, David Harbour

Natasha Romanoff, la vedova nera, sta scappando dopo la violazione degli Accordi di Sokovia. Questa fuga la costringe a fare i conti con il suo passato e una famiglia alquanto particolare. La sorella Yelena, anche lei vedova nera; il padre Alexei (in battaglia Red Guardian, il contraltare russo di Captain America). Sottoposta ad un programma di rieducazione (comprensivo di sterilizzazione) per donne atto a renderle abili alla battaglia chiamato Stanza rossa, si trova a fronteggiare il suo ideatore e creatore: Dreykov. Uomo cattivo e senza scrupoli che ha il controllo assoluto su tutte le vedove nere sparse per il mondo e le utilizza per esercitare il suo dominio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film dai toni cupi incentrato sulla violenza e l'abuso nei confronti dei minori. La dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nel film ma pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono lo stesso compito speciale
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Turpiloquio, numerose scene di violenza, contrassegnate anche da spietata crudeltà. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori. Una madre viene uccisa in presenza dei suoi figli. Una donna che rimane storpiata alle gambe dopo una caduta, viene invitata a uccidersi
Giudizio Artistico 
 
Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere) con sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee. Il cast è ottimo ma non c’è approfondimento psicologico per i protagonisti

Un altro film al femminile (regista e protagoniste, infatti, sono donne) prodotto dalla casa Disney (che ha acquisito Marvel Studios nel 2009). Una pellicola attesa per far conoscere agli spettatori la storia della vedova nera, Natasha Romanoff, “quota rosa” del gruppo degli Avengers. Uno spin off che, nella cronologia del Marvel Cinematic Universe, si situa tra Captain America: Civil War e Avengers: Endgame.

Sembra un prodotto realizzato per due motivi: il primo, far conoscere al grande pubblico Yelena Belova, “sorella” di Natasha, anche lei cresciuta come vedova nera, probabile sostituta della Romanoff nei prossimi film sui vendicatori. E, in secondo luogo, per mostrare (anche se a volte sembra un’ostentazione un po’ forzata) effetti speciali e inseguimenti rocamboleschi, alcuni dei quali a dir poco esagerati anche per un film di fantascienza.

Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere), ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee.

Tutta la narrazione si regge su numerosi flashback, creati per mettere lo spettatore a conoscenza della storia passata del personaggio interpretato da Scarlett Johansson. Poteva essere un’occasione per dare uno spessore psicologico alla Vedova Nera in questa sua ultima comparsa nella saga Marvel (visto che muore in Avengers: Endgame), diventano invece uno spazio ulteriore per fare sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati. Insomma, alla possibilità di scandagliare la psicologia della donna, si è preferito optare per l’adrenalina.

Un altro dato rilevante è quello della violenza. Le lotte, infatti, non passano inosservate in particolare per la violenza che viene mutuata dai combattimenti. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori.

Forse la dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nelle due ore di proiezione. Apparentemente, quella in cui vivono Natasha e Yelena, è una famiglia. Nella realtà, però, si tratta di un gruppo di persone messe insieme dal governo comunista russo nell’ambito dei progetti sperimentali legati alla guerra fredda per fronteggiare, nella finzione cinematografica, gli esperimenti di super soldati messi in atto dagli americani (il cui risultato migliore è Captain America). Su questo dato si possono fare diverse considerazioni. Pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono un compito speciale da parte dei servizi segreti. Diventa logico, di conseguenza, che la ribellione tipica dell’adolescenza diventi una ribellione totale ai “genitori”, un disaccordo che si protrae per tutta la vita delle due ragazze. Essendo state trattate da oggetti (e non da persone) durante tutta la loro infanzia, diventa chiaro che non riescono più a fidarsi di loro.

Per contro, nel momento in cui Natasha fa esperienza di un luogo dove si sente accolta e ben voluta (nel gruppo degli Avengers) non ne fa più a meno: sarà, anzi, disposta a sacrificarsi per loro (come accadrà in Avengers: Endgame). Nel confronto con Yelena, tra l’altro, emerge in modo forte questa contrapposizione: la sorella più piccola non ha mai conosciuto qualcosa di meglio della sua famiglia e la difende in ogni circostanza, Natasha invece si scontra con la sorella perché possa aprire gli occhi e accorgersi che ci può essere qualcosa di meglio.

Autore: Francesco Marini


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