MINARI

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Titolo Originale: Minari
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Lee Isaac Chung
Sceneggiatura: Lee Isaac Chung
Produzione: Plan B Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Steven Yeun, Han Ye-ri, Alan Kim, Yoon Yeo-jeong

Negli anni ’80, la famiglia di origine coreana Yi si trasferisce dalla California all’Arkansas, vivendo in una casa su ruote in mezzo a un grande prato che andrà coltivato. E’ stato Jacob, il capofamiglia, a programmare questo trasferimento. Con i soldi che ha messo da parte dopo anni passati, con sua moglie, a fare il sessatore di pulcini, vuole intraprendere il mestiere di agricoltore. Il suo obiettivo è chiaro: ogni anno emigrano negli Stati Uniti almeno 30.000 coreani e lui vuole fornire prodotti tipici della loro cucina. La moglie Monica non è convinta: si trovano troppo lontani dal primo centro abitato e ciò costituisce un rischio perchè il loro piccolo David soffre di cuore e dovrebbero aver bisogno di correre all’ospedale. Dopo lunghe discussioni fra marito e moglie, il compromesso: decidono di far venire dalla Corea del sud Soon-ja, la madre di Monica, in modo che possa accudire i bambini mentre loro sono al lavoro. Ma David non vuole passare la giornata con la nonna e Jacob sta investendo tutti i suoi risparmi senza ancora poter vedere alcun premio alle sue fatiche…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In famiglia ogni decisione ha effetti che si riversano su tutti i componenti, non si può mai decidere per se stessi ma per il bene complessivo di tutti. Una lezione universale ben spiegata da questo film
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista e sceneggiatrice Lee Isaac Chung alterna con abilità commedia a tragedia scolpendo i personaggi uno a uno, senza che alcuno prevalga sugli altri. Golden Globe 2021 come miglior film in lingua straniera; Oscar 2021 a Youn Yuh-jung come miglior attrice non protagonista

Se si desidera gustare un film/Serial TV dove vengano risaltati i valori familiari, dove la solidarietà in famiglia resta l’unica vera soluzione per affrontare qualsiasi frangente negativo, non resta che rivolgersi alla produzione orientale (Giappone, Corea, Cina) o a film realizzati in USA ma da sceneggiatori e registi di origine orientale (Father and Son, Ritratto di famiglia con tempesta, The farewell- una bugia buona, Un affare di famiglia, tutti i capolavori di Yasujiro Ozu..) . Non c’è scampo: le produzioni occidentali, quando trattano il tema della famiglia, molto spesso ci raccontano di una coppia in crisi, vicina al divorzio. Nella nostra impostazione ci sono sempre due individui, un lui e una lei che cercano si, di individuare ciò che li può tenere uniti, ma prima di tutto c’è la realizzazione di loro stessi. Nei lavori orientali c’è la famiglia: ogni componente sa di appartenere a una realtà vivente che li ingloba e che ha la priorità.

Solo così si può spiegare come sia stato possibile realizzare un film come Munari dove molte sequenze sono state spese a raccontare come il piccolo David non gradisca l’arrivo della nonna (dormono nella stessa camera) e come la nonna compia molti tentativi per rendersi simpatica. Si tratta di un tema assoutamente banale ma nel contesto di Munari è importante perché l’armonia in famiglia costituisce l’obiettivo primario. Ciò è tanto più vero se a discutere sono marito e moglie quando non riescono ad avere la stessa visione del futuro della famiglia; in realtà il film saprà dimostrare, in una escalation di tensione, come non ci sia niente che valga di più, sempre e comunque, dell’unione familiare.  Il profilo del confronto fra Jacob e Monica ha un valore universale ed è quello che si può trovare nella realtà di ogni famiglia di ogni latitudine: è giusto aspirare a un maggiore benessere per la famiglia, rischiando un po’oppure è meglio restare sul sicuro in un ambiente conosciuto, facendo le modeste cose che si sanno fare? Una decisione tanto più pesante in quanto non si sta decidendo del proprio destino, ma anche degli altri componenti della famiglia. Il film, che alterna momenti sereni ad altri di grande tensione, ci mostra un Jacob un po’ velleitario che si muove impacciato in una realtà che non conosce affatto.

Il film allarga l’orizzonte agli sforzi che compie la famiglia Yi per socializzare con i vicini ma in questo caso non c’è nessuna ombra di discriminazione e a parte la battuta di un ragazzino del luogo che domanda al piccolo David: “Perché hai la faccia piatta?” , ricevono una calorosa accoglienza nella  locale comunità cristiano-evangelica, la stessa fede professata da Jacob e la sua famiglia.

E’ proprio sul tema religioso che l’autrice si permette di fare un po’ d’ironia, tramite il personaggio del bracciante Paul che benedice qualsiasi attività, piccola o grande che debba venir intrapresa e vede il diavolo dappertutto e provvede subito a esorcizzare. Jacob crede invece che solo con l’uso della ragione potrà risolvere i suoi problemi ma poi finisce per restare disilluso e neanche con il suo metodo riesce a trovare l’acqua necessaria all’irrigazione.

Il film scorre così fra commedia e tragedia e se non è mai prevedibile quello che domani, di buono o di brutto, ci può accadere, l’importante che ogni evento venga affrontato tutti insieme

Autore: Franco Olearo


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