YOUR HONOR

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Titolo Originale: Your Honor
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Sceneggiatura: Peter Moffat
Produzione: King Size Productions, Moonshot Entertainment, CBS Studios
Durata: 10 puntate di 50'
Interpreti: Bryan Cranston, Hunter Doohan, Hunter Doohan, Hope Davis,

Adam, un ragazzo di New Orleans di 17 anni, conduce una vita serena e agiata con suo padre, Michael Desiato, un giudice integerrimo (sua madre è morta quando era ancora piccolo). Una mattina presto si reca in macchina a Lower Ninth Ward, il sobborgo black della città per depositare un fiore sulla strada dove è stata uccisa sua madre. Spaventato da una gang che lo sta minacciando, gli scivola di mano l’inalatore (soffre d’asma) e nel chinarsi per raccoglierlo, finisce per investire un motociclista, un ragazzo della sua stessa età. Vorrebbe chiamare il numero per le emergenze ma non riesce a parlare, soffocato dall’emozione. Il ragazzo investito è ormai morto e a questo punto Adam risale in macchina per tornare a casa. Affranto, racconta tutto al padre che decide di accompagnarlo al distretto di polizia. Stanno per entrare quando Michael si accorge che prima di lui è arrivato Jimmy Baxter, un noto capomafia e comprende che è lui il padre del ragazzo ucciso. Padre e figlio tornano indietro. Una autodenuncia sarebbe la morte certa per Adam e il padre decide quindi di affossare ogni indizio che possa incriminare suo figlio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial propone una concezione disunita del bene : salvaguardare la vita di chi ci è caro (il proprio figlio) vale più di qualsiasi norma etica universale. Per fortuna il racconto stesso manifesta la fragilità di questa limitata prospettiva e mostra come nel mentire, nell’ingannare si finisce per causare danni al prossimo, perfino la morte di persone innocenti. Manca il coraggio di un padre che, proprio perché ama, deve deve dare il buon esempio di un comportamento onesto e generoso.
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene “forti” la visione è consigliata a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Prestazione superba del protagonista Bryan Cranston; la sceneggiatura imbastisce ottimi dialoghi e la regia realizza alcune sequenze di grande effetto anche se, la continua introduzione di nuovi fatti e di nuovi personaggi, rende lo sviluppo della storia troppo meccanica

Questo serial è un crime drama e le caratteristiche ci sono tutte (omicidi, processi, violenze nelle carceri, boss mafiosi, poliziotti corrotti,..) ma si potrebbe anche acrivere a un nuovo filone che potremmo chiamare Ethical drama. Quando eventi tragici e imprevisti irrompono nella vita tranquilla di una onesta persona, interviene il dilemma delle priorità da seguire e il giudice Michael non ha dubbi: non ci sono principi assoluti che possano anteporsi al salvataggio di una vita umana che ci sta a cuore: deve salvare suo figlio a ogni costo e per farlo mente, sottrae e falsifica prove, manipola un processo a lui affidato per portarlo nella direzione per lui più conveniente. Il capostipite e il più famoso di questo filone è indubbiamente Breaking Bad  (e il suo spin-off: Better call Saul); non a caso entrambi hanno come protagonista lo stesso, bravissimo, Bryan Cranston. Anche in quel caso, un onesto professore, buon marito e padre, di fronte alla sua malattia incurabile e l’impossibilità di lasciare un sussidio adeguato per il figlio handicappato, inizia a produrre droga e a scalare la gerarchia della malavita. Possono rientrare in questa categoria anche Million Dollar Baby, dove l’eutanasia diventa un’opzione possibile, non perché la si riconosca accettabile ma perché il soggetto malato lo desidera e anche The Undoing può essere ascritto a questa categoria, visto che sono tante le bugie dette e le verità celate allo scopo di nascondere ciò che è realmente accaduto. Rispetto ai precedenti, questo Your Honor si compiace di teorizzare, nei dialoghi, questa etica nomade, come è stata etichettata  dalla filosofa Rosi Braidotti (in altre recensioni ho parlato di religione dell'umano). La vita del proprio figlio è superiore a qualsiasi legge umana o divina, è il senso che viene dato al comportamento di Michael Desiato.  Una sua amica avvocato  ha scoperto finalmente che è suo figlio il vero colpevole e lo apostrofa brutalmente: “Chi sei tu? Credi che giustizia e principi possano avere la precedenza sulla vita di un figlio?, Michael risponde in modo netto: “Se non vuoi avere una macchia sull’anima puliscila subito con una telefonata (alla polizia). L’equazione è: uccidi Adam e  ti pulisci l’anima”.

Anche Jimmy, il padre del ragazzo investito e ucciso, è l’altra faccia dello stesso sentire: dopo la morte del figlio ha smesso di provare emozioni: ucciderà chi ha ucciso suo figlio senza alcuna esitazione. E’ un tema che si ripropone in modo simile in altri protagonisti. L’amico afroamericano di Michael, che si è proposto per la canditatura a sindaco ed è stato coinvolto nell’occultamento della verità, ora non vuole più che venga a galla: “tu vuoi prendere la tua coscienza e portarla a pagare il conto alla prima stazione di polizia?  Va bene. Ma mi trascinerai nel baratro insieme a ogni povera famiglia di questa città”.

Anche la fede ebraico-cristiana è messa alla berlina in questo Your Honor, a sottolineare che non è certo la fede una soluzione. Chi è ipocritamente cristiana è prorio la famiglia mafiosa dei  Baxter, che vuole imporre con la forza pratiche religiose ai figli e la stessa adolescente Fia, ridicolizza l’episodio di Abramo invitato a sacrificare il figlio Isacco, come esempio di massima assurdità che proviene da questo presunto Dio.

Se questo è il motivo che percorre tutta la serie, non mancano le emozioni di un thriller. Noi sappiamo fin dall’inizio cosa è realmente accaduto e seguiamo Michael, continuamente insidiato da qualcuno che sta per scoprire cos è realmente accaduto, in tutte le sue mistificazioni e azioni orribili che compie per celare la verità. Assistiamo a un graduale rilascio, puntata per puntata, con grande perizia, di nuove sorprese e di nuovi personaggi,  anche se alla fine viene allo scoperto una certa “meccanica degli eventi”; un eccesso di sottotrame, che hanno la funzione strumentale  di tener alta l’attenzione dello spettatore.  Ottima la sceneggiatura, soprattutto nei dialoghi: assistiamo a un confronto serrato fra gangster e poliziotti, come esibizione della loro potenza ma anche il delicato rivelarsi di due adolescenti, di Adam e Fia Baxter, che scoprono giorno per giorno, di innamorarsi l’uno dell’altra.

Anche la regia contribuisce a mantenere alta la tensione: l’incidente che accade nel primo episodio, l’agonia del ragazzo investito, l’angoscia impotente di Adam, sono una di quelle scene che non si possono dimenticare facilmente e alza il tasso di drammaticità di tutta la serie.

Alla fine dobbiamo concludere che questo tipo di etica soggettiva, che si costruisce di volta in vlta in base alle situazioni,  giustificata dalla complessità dell’essere umano, si stia consolidando e verrà riproposto in altre opere mediali, fino a diventar parte del senso comune? Siamo lontani mille miglia dai film western degli anni ‘50 e ‘60, dove l’eroe duro e puro andava dritto a compiere ciò che era giusto, incurante dei pericoli che stava correndo.  In verità è lo stesso serial che contraddice i principi che ha esposto: com’era già accaduto in Breaking Bad, il protagonista perde la libertà, diventa automaticamente schiavo di una spirale di comportamenti a cui non può più rinunciare e deve sottostare anche ai ricatti che ora possono venirgli imposti da chi ha scoperto che lui si muove in base a tornaconti personali e non in base a principi assoluti.  Lo stesso finale, alquanto deludente, sembra voler sottolineare che la giustizia e la verità non trionfano e che noi continuiamo a restar vittime di un caso imprevedibile a cui reagiamo condizionati dalla nostra visione parziale e soggettiva. Ci sono almeno due persone giuste e incorrotte in questo serial: l’agente Nancy Costello e l’avvovcato Lee Delamere che esercitano con scupolo il loro mestiere. Ciò che manca assolutamente in questo serial è un gesto generoso, espressione di un amore oblativo (a un certo punto Michael pensa di costituirsi al posto del figlio), l’unico che avrebbe potuto rompere la catena degli egoismi, riportando la situazione al bene. Questa volta un bene per tutti

Autore: Franco Olearo


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