PAOLO, APOSTOLO DI CRISTO

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Titolo Originale: Paul, Apostle of Christ
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Andrew Hyatt
Sceneggiatura: Terence Berden Andrew Hyatt
Produzione: Affirm Films ODB Films
Durata: 108
Interpreti: James Faulkner, Jim Caviezel, Olivier Martinez, John Lynch,Joanne Whalley

Dopo l’incendio di Roma del 64, iniziano violente  persecuzioni contro i cristiani, ritenuti da Nerone responsabili dell’incendio.  Paolo viene arrestato. Il resto della comunità cristiana, guidata da Aquila e Priscilla, è riuscita a trovare un rifugio sicuro ma è indecisa se restare o lasciare Roma.  Luca arriva a Roma e riesce a incontrare Paolo:  la testimonianza dell’apostolo è indispensabile perché possa riuscire a  completare  Gli Atti degli apostoli, il racconto delle vicende dei primi cristiani dopo la morte di Gesù. Il capo delle guardie, il prefetto Mauritius sa, che il prigioniero Paolo è solo un capro espiatorio scelto da Nerone ma è ligio al dovere e tratta Paolo con la dovuta durezza. Ma Mauritius ha una pena nel cuore: sua figlia sta morendo e anche se Luca, su segnalazione di Paolo, si è offerto di aiutarlo, non vuole tradire gli dei di Roma...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ci mostra la forte fede di Paolo, Luca e dei primi cristiani, sereni di fronte al martirio ma anche come, fin dai primi tempi, si formavano dei gruppi dissidenti, pronti a imbracciare le armi
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente di pestaggi sanguinosi e torture nei confronti dei cristiani
Giudizio Artistico 
 
Il regista e sceneggiatore Andrew Hyatt conferma il suo stile di un racconto intimista e claustrofobico che pone in rilievo i momenti di riflessione del grande apostolo ma la sceneggiatura soffre di alcune incoerenze

Paolo e Luca condividono la stessa cella. E’ il momento dei ricordi, di quando Luca aveva raggiunto Paolo a Roma quando si trovava agli arresti domiciliari. “La tua fermezza mi ha dato la forza di continuare in molte di quelle notti fredde e tristi” , commenta Paolo ma ricorda anche le terribili canzoni che cantava Luca prima di addormetarsi e di Pietro che russava. Paolo insiste: “Ringrazio Dio per averti messo nella mia vita: non so cosa avrei fatto  senza di te” e Luca ironico, rinfacciandogli le sue doti di dottore: “saresti morto di malaria e di emorragia”. Questo colloquio confidenziale e molto umano, rivela alcune scelte fatte dall’autore nel ricostruire gli ultimi anni dell’apostolo: Luca risulta una figura importante, almeno tanto quanto Paolo; mentre Paolo invece  è visto, nella sua vecchiaia, come una persona umile, saggia e profonda  ma ormai priva del carisma della guida. Se abbiamo conosciuto  Paolo, attraverso le sue lettere, per la sua fede incrollabile nel mandato ricevuto, qui appare molto più riflessivo e quando la comunità cristiana di Roma  gli chiede consiglio per decidere  se restare o lasciare la città, lui non ha altro da rispondere che: ”agite secondo coscienza”.

Le riflessioni che esprime in colloquio con  Luca o davanti agli aguzzini che lo interrogano, sono spesso frasi ricavati dalle sue lettere. E’ presente il famoso inno alla caritàdella Prima lettera ai Corinzi, usata molto spesso nella liturgia dei matrimoni,  mentre dalla seconda lettera a Timoteo vengono ripresi molti brani, incluso quella che prospetta la conclusione della propria vita terrena: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. Ogni racconto filmico che si appoggia su fatti realmente accaduti mescola quasi sempre personaggi e situazioni inventate (in questo caso il prefetto Mauritius,  Aquila e Priscilla come capi della comunità cristiana a Roma) con realtà storiche ricavate dai documenti di cui disponiamo ma in questo caso è proprio la miscela che non funziona. Sono presenti alcune disarmonieò illogicità narrative, , come quando un manipolo di cristiani non ortodossi assalta la prigione per liberare Paolo uccidendo due guardie e il prefetto Mauritius,invece di adirarsi per la morte di due suoi uomini, inizia a disquisire con lui su cosa sia la verità. Anche dopo, quando Luca e Paolo sono stati liberati perché Luca è riuscito a guarire la figlia del prefetto e  sono ospiti della sua villa, passeggiano nel giardino discorrendo serenamente sugli Atti degli Apostoli di prossima pubblicazione, trascurando il fatto che se loro sono vivi, tanti loro fratelli sono morti poco prima nell’arena. “Vivere è Cristo, morire è un guadagno”: riflette Paolo “Questa mi piace” ossserva Luca. “Allora scrivila” suggerisce Paolo. E’ come se lo sforzo dell’autore  Andrew Hyatt, che pur aveva dato buona prova di se’ in  Piena di Grazia , sugli ultimi anni di Maria, non abbia avuto come impegno primario quello di farci conoscere lo spirito e l’anima di Paolo ma abbia selezionato un frammento della sua vita, già vecchio e bisognoso dell’aiuto degli altri e abbia pensato di rendercelo più vicino umanizzandolo al massimo, inclusi alcuni dettagli sulla  stesura del libro di Luca.

Il film svolge un lavoro più che dignitoso nel presentarci situazioni verosimili anche se non confermate dai dati a disposizione (la presenza di Aquila e Priscilla a Roma, l’arrivo di Paolo a Roma per la stesura del libro degli Atti, le due prigionie di Paolo) ma ciò che desta maggiore perplessità è l’assenza di Pietro in questo film, mentre avrebbe dovuto condividere la prigionia di Paolo.

Interessante notare che  il film è stato prodotto dalla  Affirm Film (Fireproof, Courageous,War Room, Risorto) e questo lavoro si può a tutti gli effetti inquadrare come Christian Film, attualmente disponibile sulla piattaforma NETFLIX ma reperibile anche nella versione DVD.

Autore: Franco Olearo


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