QUASI NEMICI - L'IMPORTANTE E' AVERE RAGIONE

Titolo Originale: Le Brio
Paese: FRANCIA
Anno: 2017
Regia: Yvan Attal
Sceneggiatura: Yaël Langmann, Bryan Marciano, Yvan Attal, Victor Saint-Macary, Noé Debré
Produzione: CHAPTER 2, MOONSHAKER, FRANCE 2 CINÉMA, CN6 PRODUCTIONS, PATHÉ, NEXUS FACTORY, UMEDIA
Durata: 95
Interpreti: Camélia Jordana, Daniel Auteuil

La Pantheon Assas è la prima università francese in discipline giuridiche e Neïla Salah, una ragazza di origine araba che vive nella banlieue parigina, arriva in ritardo alla sua prima lezione, quella tenuta dal prof Pierre Mazard, noto per i suoi modi sprezzanti. Indispettito dal ritardo della ragazza, nasce fra loro un battibecco durante il quale il professore finisce per tradire un atteggiamento razzista. Mazard viene convocato dal preside dell’Assas: la scena è stata registrata dagli studenti e il gesto del professore rischia di andare a discredito di tutta l’Università. Mazard ha un solo modo per farsi perdonare: preparare proprio Neïla al prossimo concorso di retorica che si tiene ogni anno fra le università francesi e aiutarla a vincere. Mazard accetta a malincuore…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’incontro-scontro fra una studentessa e un professore, molto diversi fra loro, come età, come origine e come carattere, diventerà occasione di arricchimento umano per entrambi.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Un rapido accenno a rapporti prematrimoniali senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione dei due protagonisti, regia impeccabile. La sceneggiatura di dialoghi brillanti e arguti, secondo lo stile del cinema francese.

Le gare di oratoria fra studenti universitari sono indubbiamente affascinanti. Lo ha compreso bene il cinema, che è tornato più volte su questo argomento, soprattutto quello americano e francese. Tutte le opere realizzate hanno sottolineato un aspetto: queste sfide sull’arte del parlare al pubblico si trasformano in trampolini di lancio per i giovani più dotati in quest’arte ma soprattutto un riscatto dalla propria condizione sociale. Lo ha mostrato The great Debaters, rifacendosi a una storia vera degli anni ’30, quando un gruppo di studenti di un college di soli afroamericani riuscì a battere, perla prima volta, le più titolate università per bianchi. Il recentissimo A voce Alta ci ha raccontato come si svolge la gara di eloquenza che ogni anno si tiene all’università di st Denis: anche in questo caso giovani di varie razze e condizione sociale si sfidano su chi ha più potere di convinzione; un modo per mostrare non solo la propria preparazione ma anche la profondità del proprio pensiero.

Questo Quasi Nemici si mantiene sulla stessa linea: una ragazza figlia di immigrati, iscritta a una delle più prestigiose università parigine, finisce per accettare, per assecondare le proprie ambizioni, di venir preparata alla gara proprio da quel professore che l’aveva trattata con superiore sufficienza in un’aula gremita di studenti.

Si parla molto dell’arte della retorica nel film, basandosi soprattutto al lavoro di Arthur Schopenhauer: L’arte di ottenere ragione: 33 suggerimenti sulla dialettica da adottare per prevalere, con furbizia e destrezza, sul proprio antagonista. Per quel che riguarda la verità, come sottolinea il professore: “Je m'en fiche”. Questo cinismo, formalmente dichiarato, prevedibile nella terra dell’Illuminismo, verrà in seguito ridimensionato e le stesse regole per avere successo in oratoria che vengono descritte in dettaglio lungo tutto il film, finiranno per mostrare i loro limiti di fronte alla superiore importanza dei rapporti interpersonali che debbono sempre essere improntati al rispetto e alla fiducia reciproca.

Ma i contrasti più interessanti che si sviluppano nel film non sono i confronti dialettici che la ragazza deve sostenere contro studenti di diverse università della Francia, affrontati da lei con sempre maggiore perizia, ma sono quelli che scaturiscono dall’incontro-scontro fra Neïla  e il suo pigmalione, due caratteri profondamente diversi: lei ha un temperamento passionale, sempre pronta ad accendersi quando qualcuno accenna a esprimersi in forma discriminatoria mentre il prof Pierre sembra guardare il mondo dall’alto in basso, con molto cinismo e poca (apparente) umanità. Sarà proprio la ragazza a comprendere che anche il suo atteggiamento è sbagliato, sempre arroccato sulla difensiva e concentrata sull’orgoglio per la propria origine, che rischia di non essere meno discriminatorio del razzismo di tanti francesi DOC. Anche il rigido professore imparerà a chiedere scusa e a dire grazie quando scoprirà che c’è qualcuno che ha preso a cuore il suo destino. Molto bello infine il rapporto fra Neïla e il suo fidanzato, che mostra due giovani interessati veramente al bene dell’altro, anche quando questo comporta delle rinunce personali.

Il film si avvale dell’ottima recitazione di un grande maestro come Daniel Auteuil ma anche dell’appassionata Camélia Jordana. Che per questo film ha vinto premio César come migliore promessa femminile del cinema francese. La regia è impeccabile e sembra che l’autore ami riconoscere nell’arte filmica, l’esistenza di regole precise come quelle della retorica che ci ha raccontato: adotta il noto espediente di invalidare, verso la metà del film ciò che poco prima aveva costruito, ribaltando le premesse e mostrandone i punti deboli; inoltre  a due terzi esatti del racconto, come prescritto dai manuali, interviene il colpo di scena che destabilizzerà il percorso della storia, che sembrava avviato su lidi più tranquilli. Dispiace solo la disuniformità di trattamento fra i due protagonisti: su Neïla finiamo per conoscere molte cose: dove abita, la sua famiglia e la compagnia degli amici; nulla invece  trapela dal film riguardo alla vita privata del professore: lo vediamo mangiare da solo in un ristorante e ne deduciamo che è uno scapolo ma la genesi di quel suo  carattere così scontroso resta un mistero.

Autore: Franco Olearo


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