BAARI’A
BAARI’A
Giuseppe Tornatore ha grande abilità nel manovrare la macchina da presa, la fotografia ed i colori sono come sempre impeccabili. Le sequenze, quasi con un taglio da clip pubblicitaria, sono veloci e si susseguono rapidamente, come nell'affanno di ricordare tanti personaggi ed eventi che hanno caratterizzato 50 anni della vita di Bagheria. Lo spettacolo è garantito. Il regista predilige i grandi spazi: prima di tutto la sua Baaria, vista spesso dall'alto e, con un unico colpo d'occhio, il lungo corso Butera che taglia in due la città, con grande cura nel mostrare i suoi cambiamenti man mano che i decenni trascorrono; ma anche i grandi raduni dei contadini in sciopero, i lavoratori nella cava di pietra.
Nella prima parte vi è molta attenzione nel ricostruire la povera vita dei contadini e dei custodi del bestiame, quando si viveva e si dormiva in simbiosi con gli animali e i ragazzi facevano furti di frutta nella tenuta del padroni, per non morire di fame.
I due protagonisti, poco noti, sono senz'altro efficaci (Margareth Madè è esordiente) ma da quasi fastidio vedere nomi importanti del cinema italiano impegnati in apparizioni secondarie o di semplice comparsa; si tratta senz'altro di un omaggio a Tornatore ma la trovata, invece che rendere più interessante il film, lo qualifica ancor più come un'opera celebrativa.
Questo imponente affresco, nelle sue due ora e mezza di durata, finisce, sopratutto nella sua parte centrale, mostra qualche momento di stanchezza. Il problema è che mancano gli elementi essenziali per costruire una storia che possa appassionare: manca una grande storia d'amore e manca la lotta, il contrasto con un antagonista.
Tornatore ci trasmette tutto il suo affetto per la sua gente e il suo paese e la storia è chiaramente autobiografica (Peppino è suo padre e Pietro è lui stesso) ma tale affetto filtra la memoria, attenua i chiaroscuri.
Il racconto, che abbraccia vari decenni, in realtà è una storia che non si sviluppa: non si vive nel tempo dinamico di una vicenda che si muove partendo da una situazione iniziale, a cui segue la nascita di un contrasto e poi perviene a una conclusione ma resta racchiuso all'interno di in un tempo immutabile, quello della fedeltà costante del sentimento di Tornatore verso la sua gente e la sua famiglia. Non a caso quel bambino che vediamo all'inizio, quello della locandina, lo ritroviamo alla fine, in una Bagheria sconvolta dal traffico dei nostri giorni, simbolo di un tempo che si è rinchiuso su se stesso.
Se in altre occasioni il nostro autore ha portato sullo schermo racconti violenti (basti pensare a La sconosciuta) e anche carichi di sensualità (Maléna, L'uomo delle stelle) qui non accade, perché si trova a parlare dei suoi genitori ed é intervenuto un giusto pudore familiare; l'autore preferisce il registro della simpatica ironia, dove ad ogni cambio temporale, vediamo Mannina nuovamente incinta (avranno quattro figli) segno di una intesa forte e profonda.
Anche la narrazione dei loro primi incontri, del loro innamorarsi, il contrasto dei genitori, è raccontato con i toni leggeri della commedia all'italiana; come tutti i figli, Tornatore non può immaginare i suoi genitori dominati da grandi passioni.
Anche nel ritrarre Peppino impegnato in politica, si vede bene che l'autore ha grande ammirazione per suo padre: lo ritrae come un comunista puro, che è diventato tale per difendere i contadini dai soprusi dei padroni mafiosi e quando riuscirà a coprire cariche pubbliche, non si sporcherà le mani con oscuri illeciti.
Volutamente, fatti tragici come la strage alla Portella delle Ginestre sono appena accennati e il tema della presenza mafiosa non viene affrontato se non di sfuggita.
Può sembrare strano dirlo, ma il grande budget messo a disposizione non ha favorito la creatività del regista. Ha messo in agenda tutto quello che aveva da dire senza nulla filtrare ed ha avviato almeno tre filoni in parallelo: la storia della sua famiglia, quella di Bagheria e dei suoi eventi rilevanti (la presenza di Guttuso impegnato nelle prime opere, il regista Lattuada che realizza un film a villa Palagonia) e infine la storia politico-sindacale dell'Italia.
In questo modo ha finito per costruire un insieme di tanti bozzetti, non potendo, con questa scelta stilistica, andare in profondità nelle vicende personali né in quelle collettive.
| Titolo Originale | BAARI'A |
|---|---|
| Paese | Italia, Francia |
| Etichetta |














Fre
grande budget messo a disposizione…
grande budget messo a disposizione…