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UNA PROPOSTA PER DIRE SI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:17
Titolo Originale: Leap Year
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2010
Regia: Anand Tucker
Sceneggiatura: Deborah Kaplan e Harry Elfont
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Jonathan Glickman, Chris Bender, Jake Weiner per Universal Pictures / Spyglass Entertainment
Durata: 100'
Interpreti: Amy Adams, Matthew Goode, John Lithgow

Anna Brady, stufa di aspettare una proposta di matrimonio dal fidanzato cardiologo, decide sfruttare un’antica tradizione irlandese che permette alle donne di “farsi avanti” il 29 febbraio negli anni bisestili. Parte allora per raggiungere il fidanzato a Dublino, ma una serie di imprevisti si mettono sulla sua strada e l’unico in grado di portarla alla meta sembra lo scontroso proprietario di un pub irlandese, Declan…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia si mantiene nel genere della commedia romantica dove tutto è bene quel che finisce bene, ma fa riferimento a relazioni prematrimoniali e qualche battuta a fondo sessuale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e battuta a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale. Gli sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi

Sembra di vederli, i due sceneggiatori quasi esordienti di questa malriuscita commedia romantica, trovare su Internet il racconto di questa bizzarra tradizione irlandese della proposta di matrimonio al femminile e intuirci lo spunto per un film.

Uno spunto per l’appunto, che però fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale adagiandosi invece in un two on the road insieme prevedibilissimo (si sarebbe tentati di definirlo un dejà vu del dejà vu) e totalmente improbabile, a partire dalla premessa che nel XXI secolo possano volerci due giorni per arrivare da un lato all’altro dell’Irlanda...

L’isola di Smeraldo può ringraziare per l’ottima pubblicità, degna di un depliant dell’ente del turismo, sia per quanto riguarda i paesaggi che gli esemplari maschili sposabili, riassumibili nel cliché del burbero dal cuore d’oro e dalle spalle muscolose, tutto spigoli all’esterno e cuore ferito dentro, pronto a sciogliersi per gli occhioni dell’eroina rigidina ma simpatica, lei pure una perfetta incarnazione del luogo comune ormai imperante nella commedia romantica, la donna che cerca il controllo assoluto.

Anna, di professione arredatrice di appartamenti vuoti a beneficio di possibili acquirenti, ha alle spalle un padre inaffidabile, ragion per cui non vede l’ora di completare l’organizzazione della sua vita già quasi perfetta con un bell’anello a dito e per questo è disposta a sobbarcarsi voli transoceanici e pure la compagnia dell’unico bifolco locale disposto ad accompagnarla ad impalmare l’amato.

Di mezzo, oltre che a un maltempo degno di un uragano tropicale, alla mancanza totale di collaborazione dei mezzi pubblici irlandesi (che sembrano qui al livello del primo dopoguerra), a mucche che ingombrano la strada come nelle commedie di una volta e a malintenzionati da pub ladri di valige di marca, c’è anche un matrimonio con tanto di balli tradizionali, un B & B con il solito unico letto disponibile, una coppia di proprietari amanti del romanticismo che costringe i protagonisti a fingersi sposati e a baciarsi davanti al tavolo della cena, oltre che due incongrui turisti italiani a dare il suggello alla passione nascente.

Due giorni basteranno all’americana precisina e testarda e all’irlandese rozzo ma dal cuore gentile per smettere di scambiarsi insulti formulari (arrogante vs insopportabile e così via) da romanzo rosa e scoprire che ciascuno costituisce la perfetta seconda occasione dell’altro.

L’elenco delle forzature potrebbe continuare, ma sarebbe solo l’impietoso epitaffio di una storia che purtroppo non è una solitaria pecora nera quanto un esemplare emblematico della degenerazione della commedia romantica degli ultimi anni, un genere che aveva avuto il suo momento d’oro in epoche dai modi più gentili e dai corteggiamenti più codificati, ma anche capaci di offrire morali più complesse e convincenti.

Oggigiorno sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi. Che poi siano costretti a trasformare l’Irlanda contemporanea in una replica anacronistica e da cartolina di se stessa per far funzionare la loro storia è solo un altro indizio della nostalgia verso il passato che serpeggia di questi tempi… e non solo al cinema.

La battuta migliore, purtroppo, non ha nulla a che fare con la love story, ma con il pollo a cui Declan tira il collo senza tanti pensieri e che suscita la reazione scandalizzata della protagonista, abituata a considerare i pennuti un prodotto del reparto surgelati.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PIACERE, SONO UN PO' INCINTA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 14:22
Titolo Originale: The Back-up Plan
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Alan Poul
Sceneggiatura: Kate Angelo
Produzione: Todd Black, Jason Blumenthal, Steve Tosch per Escape Artists/ CBS Film
Durata: 110'
Interpreti: Jennifer Lopez, Alex O’Loughlin, Eric Christian Olsen, Anthony Anderson, Linda Lavin

Dopo anni di inutile ricerca dell’uomo giusto, determinata ad avere un bambino, Zoe decide di ricorrere all’inseminazione artificiale. Proprio dopo aver portato a termine l’operazione, però, incontra Stan, un aitante produttore di formaggi che inizia a corteggiarla. Zoe però scopre che la procedura ha avuto successo, quindi deve dire tutto a Stan se vuole che questa relazione possa avere un futuro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene dato per scontato l’assunto del diritto di una donna ad avere un bambino a tutti i costi e con ogni mezzo
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali, linguaggio volgare, umorismo scatologico, messaggi etici sbagliati
Giudizio Artistico 
 
Film con umorismo scatologico, qui pro quo improbabili e gag volgari inutili; il personaggio di Jennifer Lopez appare odioso e crudele
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA NOSTRA VITA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 12:44
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Daniele Lucchetti
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Lucchetti
Produzione: CATTLEYA, BABE FILMS, RAI CINEMA
Durata: 100'
Interpreti: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli

Claudio è  caposquadra di una impresa edile; lavora con impegno ed è apprezzato dal suo datore di lavoro. A casa lo aspetta la moglie Elena e i suoi due figli, ai quali è legato da un forte affetto. La morte imprevista per parto della moglie indurisce il suo cuore: ritiene che ora l'unica cosa per cui vale la pena impegnarsi sia guadagnare più soldi, anche con mezzi illeciti. Ma Claudio si troverà ben presto invischiato in decisioni sbagliate...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film offre un positivo esempio di affetto familiare e di solidarietà fra parenti che contrasta con il generale atteggiamento opportunista dei protagonisti e un eccesso di disinvoltura nei confronti di attività illecite
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo. Alcuni atteggiamenti eticamente spregiudicati
Giudizio Artistico 
 
Elio Germano ha meritatamente vinto il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2010. Il regista ha felicemente scelto di adottare una ripresa da "cinema verità" per aumentare il realismo della storia.

La storia è ambientata a Roma ma sarebbe ben difficile riconoscerla (solo chi vive in quelle zone può riconoscere i nuovi complessi abitativi che stanno sorgendo a nord di Roma, a ridosso del Raccordo Anulare, intorno all'imponente centro commerciale "Porta di Roma").
La molto piccola borghesia di cui fanno parte i protagonisti della storia (l'inquadramento socio-ambientale è l'aspetto più riuscito del film) vivono in palazzi tutti uguali, freschi di calce, immersi in una campagna desolata e sporca che non è più campagna e non è ancora la sede del prossimo blocco abitativo.
Le famiglie non vanno nei week end a passeggiare nel centro storico ma fanno acquisti al centro commerciale della loro periferia, storditi dalla  sovrabbondanza di oggetti necessari o che finiscono per venir considerati tali. I ragazzi non si incontrano con i loro compagni in qualche giardino ma restano in casa ad armeggiare il joystick della loro playstation. Gli argomenti di conversazione sono il calcio e  l'ultima canzone di Vasco Rossi.

Al di sotto di loro ci sono i nuovi proletari: gli extracomunitari  pagati in nero e senza garanzie per il futuro. Al di sopra i divi e i personaggi che hanno il privilegio di apparire in televisione.

In questo microcosmo si sviluppa la storia di Claudio, figura-simbolo non tanto di una categoria sociale quanto, nelle intenzioni degli autori,  di un atteggiamento morale che riguarda tutti gli italiani.

I personaggi mostrano frammenti di buon comportamento, come se il fondo della loro anima fosse rimasto intatto,  ma questi vengono subito soffocati  appena si tocca quella che essi  considerano l'essenza del loro esistere: lo sviluppo del proprio benessere.

Quando un guardiano notturno di origine rumena  muore cadendo nella colonna vuota dell'ascensore di un palazzo in costruzione, sia il capo costruttore che lo stesso Claudio decidono di lasciarlo lì sotto tra i calcinacci, per non rischiare di interrompere i lavori. Più tardi Claudio diventa amico del figlio del rumeno e finirà per dirgli la verità ma ciò comporterà al massimo qualche giorno di disappunto del giovane, senza che nessuno dei due  recuperi il rispetto del defunto e gli dia una adeguata sepoltura.

Claudio ha un tenero e intenso rapporto con la moglie dal quale attinge felicità a piene mani ma quando lei muore, prevale il suo lato oscuro e quasi novello Faust che vuol vendere l'anima al diavolo, decide di procurarsi con metodi sbrigativi quel denaro che gli serve per comprarsi un benessere materiale: "se Qualcuno ha deciso di togliere la mamma a questi figli io non ci posso fare niente. Mica gliela posso ridare. Ma il resto sì,  tutto quello che gli manca". Raggranellati con un prestito i primi soldi, ritiene che la miglior vendetta per una felicità che non c'è più sia andare al supermercato e comperare per i figli i giochi più costosi e i videogame più spettacolari.

La figura dell'amico Ari (Luca Zingaretti) è particolarmente ambigua: è pronto a prestare la somma  che serve a Claudio ma quei soldi provengono dalla sua attività di pusher della droga e  le parole di Claudio finiscono per  giustificarlo: "lo vedi come sta: sulla sedia a rotelle! Così com'è, come faceva a trovare un lavoro?".

Ciò che è rimasta intatta in questi contesti e viene esaltata molto bene nel film è la solidarietà fra parenti: la sorella di Claudio si prende cura del neonato dopo la morte di Elena e quando il fratello si trova in difficoltà economiche, lei e il fratello maggiore (Raoul Bova) sono pronti a dargli il necessario con grande generosità.

Tutti i personaggi indistintamente risultano privi di qualsiasi senso civico:  "nell'edilizia si sa, sono tutti impicci" sentenzia Claudio e il  capo squadra dei cottimisti chiamati a completare la palazzina nei tempi richiesti dal contratto offre come garanzia il fatto che non hanno niente a che fare con i sindacati e che "noi operiamo senza fatture, senza niente, noi siamo gente per bene: lavoriamo in nero".

La visione complessiva che si può ricavare da questa storia è quella di una umanità dai comportamenti  disintegrati, con qualche buona intenzione che non ha la forza di diventare una visione unitaria della vita; predomina la frammentazione e l'opportunismo del giorno per giorno.

Daniele Lucchetti dà un' impostazione realistica a tutta la storia, con la mobilità della telecamera a mano, l'impiego delle luci naturali e il suono in presa diretta. Elio Germano si presenta ormai come un attore maturo e meritatamente ha vinto la Palma d'Oro come miglior attore al Festival di Cannes 2010.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FOLLE NOTTE A MANHATTAN

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:53
 
Titolo Originale: Date Night
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Shawn Levy
Sceneggiatura: Josh Klausner
Produzione: Shawn Levy e Tom McNulty, per 20th Century Fox
Durata: 98'
Interpreti: Steve Carell, Tina Fey, Mark Wahlberg

I coniugi Phil e Clare Foster vivono una vita ordinaria nella loro casa di periferia, pressati dagli impegni quotidiani e dalla routine familiare. Per cercare di dare una scossa al loro matrimonio si recano in un locale alla moda di Manhattan, ma quando vengono "respinti" per non aver riservato un tavolo, decidono di appropriarsi di una prenotazione non loro. Questo cambio d'identità movimenterà la notte di Phil e Clare, che vivranno un’incredibile avventura tra poliziotti corrotti, mafiosi e killer. Il tutto nell'arco di una sola lunghissima notte

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'avventura che Phil e Clare vivono porterà alla luce i problemi che li affliggono ma saranno in grado di superarli nel momento in cui si trovano a dover combattere - fianco a fianco - pericoli reali molto più spaventosi delle scaramucce di coppia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni dialoghi volgari
Giudizio Artistico 
 
Il film fatica a decollare: manca carburante ad una storia costruita esclusivamente su gag slegate le une dalle altre

Per Notte folle a Manhattan - è il caso di dirlo - non vale il detto che "chi ben comincia è a metà dell'opera". La storia dei due coniugi Forster che tentano di risollevare la loro fiacca vita di coppia con un'uscita mondana fuori dai normali standard, inizia con tutte le premesse per entrare a buon titolo nel filone delle commedie brillanti. Si assapora già il clima da risata leggera: Steve Carell e Tina Fey - comici americani di grande esperienza - sembrano essere gli interpreti ideali per confezionare un film senza tante pretese culturali, ma in grado di intrattenere allegramente per un paio d'ore.

Ma non è così. Il film fatica a decollare: già dopo poco si intuisce che manca carburante ad una storia costruita esclusivamente su gag - a dire il vero nemmeno troppo divertenti -  slegate le une dalle altre. A fare da "collante" rimane solo il fatto che tutti gli avvenimenti si svolgono nell'arco di una lunga e intensa nottata.

Manca, però, una vera storia che guidi e catalizzi le azioni verso un obiettivo: manca, in definitiva, la tensione sufficiente a reggere l'arco narrativo della storia. In Notte folle a Manhattan i due protagonisti - che vengono erroneamente scambiati da due poliziotti corrotti per altre persone - sono costretti a superare una serie di prove per dimostrare la loro reale identità ed incastrare il politico corrotto di turno.

È stato costruito un "baraccone" narrativo attorno ai due umoristi americani, baraccone che - però - non riesce a reggersi in piedi da solo. Solo per fare alcuni esempi: le figure del politico corrotto e del mafioso ricattatore risultano assolutamente prive di sostanza, figure alle quali non si crede mai. Allo stesso modo appare assolutamente inverosimile la modalità con cui Phil Foster, in finale di film, risolve la situazione.

Anche la linea tematica sull'amore coniugale è molto debole e slegata dal resto della storia. L'intenzione originaria sembrerebbe quella di voler esorcizzare il rischio rappresentato dalla routine, in grado di seppellire l'amore e mettere in crisi coppie all'apparenza felici. L'avventura che Phil e Clare vivono, infatti, permetterà loro di portare alla luce i problemi che li affliggono e di superarli nel momento in cui si trovano a dover combattere - fianco a fianco - pericoli reali molto più spaventosi delle scaramucce di coppia. Tutto questo, però, rimane sulla carta. Nel corso della narrazione vengono disseminati dialoghi intimistico-relazionali che vorrebbero riportare l'attenzione sulla linea tematica della storia. Ottengono, però, l'unico effetto di spezzare quel poco di ritmo che il film aveva faticosamente conquistato.

Ciò che rimane di buono di Notte folle a Manhattan sono solo alcune scene-gag, totalmente strumentali alla risata e slegate dalla storia, scene che sottolineano ancora di più la debolezza narrativa del film.

Il giudizio più appropriato per questo film è che si tratti di un'ottima occasiona sprecata. L'idea di partenza su cui si basa la storia, infatti, è accattivante e potenzialmente esplosiva: due coniugi in difficoltà che attraverso le avventure che sono costretti a vivere nell'arco di una sola notte, riscoprono il loro amore e la fiducia reciproca. Queste potenzialità, però, non si sono mai concretizzate.

Peccato. Due attori con una straordinaria carica di umorismo come Carell e Fey avrebbero potuto regalare risate molto più convincenti di quelle faticosamente strappate agli spettatori di Notte folle a Manhattan.

Autore: Niccolò dal Corso
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE LAST STATION

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:40
Titolo Originale: The Last Station
Paese: Germania, Russia
Anno: 2009
Regia: Michael Hoffman
Sceneggiatura: Michael Hoffman da un romanzo di Jay Parini
Produzione: Zephyr Films/ Egoli Tossel Film/ Samfilm Produktion/ Andrei Konchalovskij Production Centre
Durata: 112'
Interpreti: Christopher Plummer, Helen Mirren, James MacAvoy, Paul Giamatti, Ann-Marie Duff

Il giovane e idealista Valentin Bulgakov, convinto degli ideali del movimento pacifista ispirato dallo scrittore Tolstoj, viene incaricato da Vladimir Chertkov, che il movimento dirige, di fare da segretario al grande scrittore e nello stesso tempo di tener d’occhio la contessa Sofija, sua moglie. La donna, infatti, si oppone al desiderio del marito di lasciare tutti i suoi averi e i diritti dei suoi libri al popolo russo. Valentin parte convinto di svolgere una missione, ma l’appassionato per quanto contrastato rapporto tra Tolstoj e Sofija, e l’incontro con l’amore metteranno alla prova le sue convinzioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Contrasto tra amore umano e spinta ideale, tra passione fisica e spirituale, dove però la confusione nella messa in scena non aiuta il pubblico a comprendere chiaramente quale sia la tesi dell’autore
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali e nudità
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra un quadro confuso di Tolstoj e famiglia, un difetto forse poco perdonabile in una pièce come questa, volutamente a tesi. Ottima recitazione di tutti i protagonisti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SEX AND THE CITY 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:18
Titolo Originale: Sex and the City 2
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Michael Patrick King
Sceneggiatura: Michael Patrick King
Produzione: HBO Films/New Line Cinema/Village Roadshow Pictures
Durata: 146'
Interpreti: Sarah Jessica Parker, Kim Cattral, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth

Carrie festeggia i due anni di matrimonio con Mr. Big, ma sente che il tempo, tra una scarpa sul divano e una serata a guardare la tv, sta facendo perdere al loro rapporto il suo “scintillio”; Samantha affronta la menopausa a colpi di creme e ormoni; Miranda fatica al lavoro e non c’è mai per suo marito e suo figlio, mentre Charlotte sta per impazzire a causa delle due figlie che pure ha tanto voluto e comincia a temere anche la sua tata troppo sexy. Un viaggio super lusso ad Abu Dabi, pagato da uno sceicco in cerca di pubblicità, sarà l’occasione per ritessere i fili dell’amicizia tra le quattro “ragazze” e dare a tutte il tempo di riflettere…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro donne incapaci di maturare e di comprendere la progettualità del matrimonio; una melanconica battaglia contro il tempo che fa invecchiare, un matrimonio gay
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di sesso, nudo, linguaggio volgare e frequenti allusioni sessuali.
Giudizio Artistico 
 
Il tentativo di critica sociale sono tra gli aspetti più fastidiosi di una pellicola che potrebbe essere ancora tollerabile se almeno non cercasse di andare oltre la propria programmatica superficialità
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FONTANA DELL'AMORE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 13:29
 
Titolo Originale: When in Rome
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Mark Steven Johnson
Sceneggiatura: David Diamond, David Weissman
Produzione: Touchstone Pictures, Krasnoff Foster Productions
Durata: 110'
Interpreti: Kristen Bell, Josh Duhamel, Danny De Vito

Beth Harper è una ragazza lavora per un'agenzia di New York che organizza mostre d'arte. E' brava nel suo lavoro ma sfortunata in amore; il suo fidanzato l'ha da poco lasciata. Si reca a Roma al matrimonio di sua sorella e conosce Nick per il quale nutre un notevole interesse. Grande quindi è la sua delusione quando si accorge che alcuni spasimanti la inseguono per il semplice fatto che lei inconsapevolmente ha pescato le monetine che loro avevano gettato nella fontana dell'amore. Beth teme che anche Nick sia sotto l'effetto della stessa magia e che non sia sincero...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista supera i timori che derivano dall'affrontare un impegno stabile (i suoi genitori sono divorziati) e non rinuncia a cercare un amore che sia completamente corrisposto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura terribilmente ingenua porta avanti un film che si sostiene per il romanticismo che sprigiona una storia d'amore fra le più classiche

L'aspetto più irritante di questo film, che ha avuto un discreto successo in patria, ambientato parte a New York e parte a Roma, è il modo con cui vengono visti gli italiani e l'Italia.

Forse non lo sapevate ma  in Italia nei pranzi nuziali si balla la tarantella al suono dei mandolini.  Per sopravvivere nel traffico romano si usano piccolissime macchine dove si entra in cinque (nel film viene addirittura impiegata una City-car) che "per gli italiani è considerata una limousine". Solo una rapida carrellata ai principali monumenti romani, ben fotografati, costituisce un sincero maggio alla nostra capitale.

Perfino in un film come Vacanze romane del 1953 , 3 Oscar - forse il primo film che ha fatto conoscere l'Italia del dopoguerra agli americani - l'italia veniva tratteggiata con molti meno stereotipi e lo stesso si può dire di Tre soldi nella fontana  del 1954 , due Oscar, che gravitava anch'esso intorno al tema delle monetine lanciate nella Fontana di Trevi .

Superato questo primo ostacolo, bisogna riconoscere che la protagonista Beth (Kristen Bell) è molto simpatica nel suo continuo oscillare fra il desiderio di approdare a un matrimonio con il principe azzurro che non ha ancora trovato e il timore di sbagliare la scelta. Timori giustificati, visto che il padre sta approdando al suo secondo matrimonio.

La componente comica si appoggia su i quattro spasimanti che rincorrono continuamente Beth sotto l'effetto della magia della fontana (che in questo film, strano a dirsi non è la fontana di Trevi ma una fontana di fantasia collocata, tramite fotomontaggio, al centro di piazza Borghese), fra i quali c'è un sottoutilizzato Danny De Vito. Sarà un problema di doppiaggio, più verosimilmente di sceneggiatura, ma i quattro personaggi (un pittore, un prestigiatore, un industriale dei salumi e un culturista) non fanno assolutamente ridere.

Unica componente degna di nota è quella sentimentale. Beth cerca l'amore vero, quello che dura tutta una vita ed è pronta a ritirarsi se scoprirà che Nick è attratto da lei per il solo effetto dell'incantesimo.  Il simpatico e atletico Nick (Josh Duhamel) finisce per toccare le corde delle spettatrici più delicate di cuore quando alla fine decide di dichiararsi alla tormentata Beth: "Non mangio, non dormo, sei sempre nei miei pensieri. Esiste un solo incantesimo: sono innamorato di te".

Beth ha un solo confidente: suo padre: "quando hai sposato mamma, hai mai pensato che non ce l'avresti fatta?" e il padre risponde con una saggezza forse non molto originale, ma almeno corretta: "Non puoi pensare di imparare dai miei errori: devi andare là fuori e scoprirlo da te. Potrai uscirne con i cuore spezzato o vivere la storia più romantica che il mondo abbia mai visto. Ma tu non lo saprai mai se non ci provi".

La Walt Disney ha probabilmente cercato di replicare il successo di Come d'incanto , anch'esso una storia romantica vissuta nella magia delle favole ma il racconto era molto più arguto e divertente, giocato sulla contrapposizione fra il mondo ingenuo e perfetto delle favole e la dura realtà di quello reale, dove però l'amore e la felicità sono veri.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Paramount Channel
Data Trasmissione: Domenica, 16. Settembre 2018 - 19:10


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A PROPOSITO DI STEVE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 13:16
Titolo Originale: All About Steve
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Phil Trail
Sceneggiatura: Kim Barker
Produzione: Fortis Films, Fox 2000 Pictures, Radar Pictures
Durata: 99'
Interpreti: Sandra Bullock, Bradley Cooper, Thomas Haden Church, , Ken Jeong

Mary Horovitz è curatrice della rubrica dei cruciverba di un piccolo giornale cittadino: l'Herald di Sacramento. Le piace molto questo lavoro perchè può mettere a frutto la sua ottima memoria e la sua cultura enciclopedica. Non ha un fidanzato e vive sia pur provvisoriamente in casa di papà e mamma.  Durante un incontro al buio organizzato dai suoi genitori conosce Steve, un cameraman di una rete televisiva locale. Mary è subito attratta dal giovane; lui molto meno ma per sua fortuna il lavoro lo costringe a spostarsi continuamente. Ormai Mary ha deciso che Steve è il ragazzo della sua vita e inizia a seguirlo ovunque lui vada....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sottolinea alcuni valori come il rispetto della vita e il matrimonio che però non diventano vita vissuta e non vanno oltre una definizione teorica di buone intenzioni
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di approccio sessuale esplicito ma senza nudità; allusioni sessuali continue
Giudizio Artistico 
 
Battute che vorrebbero essere spiritose ma in realtà sono difficili da digerire; la pur brava Sandra Bullock mette in scena non un personaggio ma una maschera carnevalesca che la costringe a recitare fuori dalle righe

All About Steve è un film alquanto strano; ancor più strane sono le decisioni della stessa protagonista, Sandra Bullock, che nello stesso anno riesce a vincere l'Oscar come miglior attrice protagonista con The Blind Side e a produrre (partecipandovi come protagonista) un film come A proposito di Steve, che si è guadagnato il premio di peggior film dell'anno.
Temo che dobbiamo confermare quest'ultimo giudizio ma al contempo non possiamo non riconoscere la presenza di alcuni valori che rivelano una impostazione cristiana del film.

Mary Horovitz è sempre allegra, non conosce la malinconia: è tutta presa dal lavoro e vorrebbe che la sua rubrica settimanale di cruciverba diventasse quotidiana, ma è

fermata subito dal direttore: "Mary, meno lavoro e più tempo libero. E' divertente essere normali".

Si perché Mary, grazie alle sue doti, si è costruita una mostruosa cultura nozionistica e siccome è anche estroversa, riesce ad soffocare con i suoi torrenti di informazioni, puntualizzazioni linguistiche, definizioni da dizionario, tutte le persone che incontra.

Accade lo stesso nell'incontro con Steve e nonostante la buona intesa iniziale, riesce a innescare in lui un immediato istinto di fuga non appena Mary apre le cataratte delle sue infinite conoscenze, anche perché non tarda a mostrargli un robusto e intraprendente appetito sessuale, forse originato da una lunga astinenza.

Molti problemi del film ricadono proprio sul personaggio che  Sandra Bullock  si è costruito: siamo lontani dalla complessata e maldestra Bridget Jones , anche lei incapace di tener a bada lingua e sentimenti ma sicuramente molto meglio delineata; Mary Horovitz va avanti con la sicurezza di un carro armato, senza far nulla di male ma neanche senza ascoltare e comprendere gli altri; a completare il quadro due incredibili stivali rossi che la fanno sgambettare con l'insicurezza di una gallina. 

Occorre riconoscere che si intravedono alcune buone intenzioni nel film: con il pretesto di girare gli Stati Uniti per inseguire il suo  Steve che si sposta da uno stato all'altro all'inseguimento dell'ultimo scoop, Mary si imbatte in alcune situazioni-simbolo  degli Stati Uniti d'oggi.

Particolarmente significativo è l'evento che ha attirato le troupe di tutte le reti televisive: una bambina nata con tre gambe sta per essere operata secondo la volontà della madre ma contro quella del padre; i due gruppi di opinione che si raccolgono attorno all'ospedale inneggiando slogan ed esibendo striscioni  ricordano i non lontani dibattiti che hanno animato questo grande paese sul tema del fine-vita nei confronti di persone in coma.

Il parlare di Mary è sempre pieno di saggezza ma il fatto che sputi sentenze come un dizionario vivente  rende il personaggio poco attraente.

Sul matrimonio: "le relazioni intime non possono sostituire un progetto di vita in comune ma per avere un significato credibile un tale progetto deve includere anche le relazioni intime".

Un interlocutore ha l'incauta idea di parlare di coscienza. Ecco la sua pronta risposta:  "la coscienza è l'indicatore della nostra moralità che ci impedisce di commettere atti malvagi".

Perfino quando all'interno di una grotta cerca una luce, non manca di riferirsi alla Bibbia: "mi serve una luce; e Dio disse: sia la luce e la luce fu".

La frase finale di Mary è la firma di Sandra Bullock: "sono una ebrea cattolica: abbiamo la testa dura come la roccia".

In realtà noi spettatori abbiamo bisogno di andare a cinema non per ascoltare definizioni ma per conoscere dei personaggi che  tali definizioni riescono a trasformare in appassionante vita vissuta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TATA MATILDA E IL GRANDE BOTTO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 12:53
 
Titolo Originale: Nanny McPhee and the big bang
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2010
Regia: Susanna White
Sceneggiatura: Emma Thompson ispirata ai romanzi di Christianna Brandt
Produzione: Universal Pictures/ Studiocanal/ Relativity Media/Working Title
Durata: 109'
Interpreti: Emma Thompson, Meggie Gyllenhaal, Rhys Ifans, Maggie Smith, Ralph Fiennes, Ewan McGregor

Inghilterra anni Quaranta. Isabel Green, rimasta sola dopo la partenza del marito per la guerra, lotta per far andare avanti la fattoria di famiglia mentre i suoi bambini, anche se pieni di buona volontà, finiscono spesso per azzuffarsi ed esasperarla ancora di più e il cognato pieno di debiti macchina per farle vendere la proprietà. La situazione peggiora ulteriormente con l’arrivo di due cuginetti viziati in fuga dai bombardamenti su Londra. Per sistemare le cose ci vuole l’intervento di Tata Matilda e delle sue lezioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le cinque semplici lezioni su cui si articola il “programma educativo” di Tata Matilda comprendono anche coraggio e fede, e investono come sempre anche il mondo adulto. L’ultimo insegnamento di questa straordinaria educatrice è proprio l’invito a proseguire da soli il proprio cammino di crescita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Emma Thompson, brava come attrice, qui è straordinaria anche come sceneggiatrice per una deliziosa storia per ragazzi

Nel primo episodio delle sue avventure (Nanny Mcphee - Tata Matilda) Tata Matilda, misteriosa governante dai poteri sovrannaturali, meno canterina e più inquietante di Mary Poppins, metteva in riga i sette rampolli di un padre vedovo e come bonus ristabiliva anche l’integrità familiare regalando loro una nuova mamma. Il lieto fine non impediva che nel frattempo lo stile di intervento, per così dire, un po’ estremo della tata regalasse parentesi quasi gotiche (con una bambina che rischiava di finire bollita in pentola) mentre l’aspetto ributtante (almeno all’inizio) di Tata Matilda la faceva sembrare più una strega che una fatina buona. Qui, per non tradirsi, lei si fa accompagnare da un corvo, animale con una brutta fama letteraria che qui diventa lo spunto, con la propria golosità per lo stucco delle finestre, per una serie di divertenti siparietti.

In questo secondo episodio (spostato nel tempo di quasi un secolo, ma la magica tata può questo e altro) ritroviamo una famiglia privata di un genitore (in questo caso il padre lontano per la guerra) che rischia di collassare irrimediabilmente. La signora Green, che riesce a tirare avanti in una situazione improba solo grazie alla fede nel ritorno del marito, è però chiaramente ai limiti e non riesce più a dare ai suoi figli una bussola per crescere, mentre i due cuginetti cittadini, scopriremo ben presto, vengono allontanati, più che dalle bombe, da genitori anaffettivi e in procinto di divorziare.

C’è molto da fare e come al solito Tata Matilda, più che a psicologismi sterili e a teorie di libera espressione infantile di marca contemporanea, ricorre alle maniere forti e alla disciplina, iniziando fin da subito a porre i pargoli di fronte alle conseguenze estreme delle proprie azioni e parole. Si picchiano e allora si ritrovano a picchiare se stessi e a mettere in pericolo le lettere del padre, il loro bene più prezioso; preferiscono dormire con gli animali del cortile piuttosto che condividere gli spazi con i cugini, ed è proprio questo che faranno.

I bambini di casa Green e i loro cugini paiono meno pestiferi dei loro predecessori (anche perché investiti, dalla situazione di guerra, di responsabilità apparentemente sproporzionate alla loro età) ma hanno anche loro tanto da imparare per poter convivere e allearsi in una incredibile impresa.

Le cinque semplici lezioni su cui si articola il “programma educativo” questa volta comprendono anche coraggio e fede, e investono come sempre anche il mondo adulto. Di fronte alla notizia (per fortuna falsa) della morte del padre, infatti, anche la signora Green si lascia andare e solo la fede assoluta del piccolo Norman, il figlio maggiore, che riesce a credere perché “se lo sente nelle ossa” sarà la molla che spingerà tutti a lottare ancora.

Questo “salto della fede” che è l’ultimo atto del percorso di crescita di questa famigliola, una specie di “virtù” (infatti viene premiato con una medaglia oltre che da un inatteso miracolo), e anche se si oppone alle prove fisiche (come fa notare l’austero padre militare del cuginetto Cyril) non è però un cieco abbandonarsi, ma una fiducia non irragionevole in qualcosa che va oltre ciò che è fisicamente dimostrabile ed è strettamente connesso con la speranza.

Nel mezzo, oltre che a numerose prove, c’è lo spazio per una caccia ai porcellini di casa (per l’occasione resi capaci di arrampicarsi sugli alberi ma anche di darsi al nuoto sincronizzato), una spedizione a Londra su un sidecar molto particolare,  il disinnesco di una bomba con comodo libretto di istruzioni e un magico raccolto nei campi che lascia tutti soddisfatti.

Al solito nel finale la tata trasfigurata nell’aspetto dall’amore e dall’obbedienza dei suoi pupilli (a ogni lezione imparata il suo viso si fa più bello), se ne va perché “quando avrete bisogno di me e non mi vorrete io resterò, e quando mi vorrete ma non avrete più bisogno di me io me ne andrò”. L’ultimo insegnamento di questa straordinaria educatrice è proprio l’invito a proseguire da soli il proprio cammino di crescita: quello di cui la famiglia ha bisogno non è più un aiuto esterno che segni la via, ma il ritorno del pezzo mancante, il padre.

Insieme a lui la signora Green e i suoi bambini potranno accogliere nel loro cuore e nella loro casa altri “figli”, in un abbraccio collettivo che è il più soddisfacente dei finali.

Non resta che aspettare una nuova avventura di Tata Matilda per imparare qualcuna delle sue lezioni e, in qualunque tempo arrivi, siamo certi che almeno per un po’ non vorremo vederla andare via.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Premium Cinema
Data Trasmissione: Venerdì, 1. Luglio 2011 - 21:15


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CITY ISLAND

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 11:15
Titolo Originale: City Island
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Raymond de Felitta
Sceneggiatura: Raymond de Felitta
Produzione: Raymond De Felitta, Andy Garcia, Zachary Matz Lauren Versel per Cineson Productions/Medici Entertainment/Lucky Monkey Pictures/Gremi Film Production/ Filmsmith Productions Durata: 100
Durata: 100'
Interpreti: Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna Margulies, Emily Mortimer

Vince Rizzo, guardia carceraria con nascoste ambizioni d’attore, vive a City Island, un angolo residenziale nel Bronx, con la sua eccentrica famiglia: la combattiva e irascibile moglie Joyce, la figlia Vivian, che per mantenersi all’università dopo aver perso la borsa di studio, fa di nascosto la spogliarellista, il fratello adolescente Vince jr. con la passione per le donne grasse. Un giorno l’insegnante del corso di recitazione che Vince segue di nascosto dà come compito preparare un monologo sul più inconfessabile dei segreti di ognuno dei partecipati e per prepararlo assegna a Vince come partner la misteriosa Molly. Ma a far esplodere il bizzarro microcosmo sarà proprio il “segreto dei segreti”  di Vince, che un giorno decide di portarsi a casa  Tony, un giovane carcerato a fine pena che ha scoperto essere il figlio avuto in gioventù. Tra equivoci, sogni frustrati e imprevedibili chiarimenti tutti scopriranno qualcosa su se stessi e gli altri membri della famiglia.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In epoca di ritratti familiari quasi sempre distruttivi, i Rizzo se ne escono alla grande nonostante qualche indulgenza verso atteggiamenti non esattamente edificanti
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali e accenni di nudo, uso di droghe
Giudizio Artistico 
 
Il film si avvale di ottimi interpreti ed è ricco di un prezioso esempio di autentica e costruttiva amicizia tra uomo e donna di rapporti solidi rapporti familiari.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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