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UN MATRIMONIO ALL'INGLESE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/21/2010 - 13:32
Titolo Originale: Easy Virtue
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2008
Regia: Stephan Elliott
Sceneggiatura: Sheridan Jobbins e Stephan Elliot (da un testo teatrale di Noel Coward)
Produzione: Ealing Studios/Endgame Entertainment/Odissey Entertainment/BBC Films/Fragile Film/Joe Abrams Productions/Prescience Productions Partnerships
Durata: 95''
Interpreti: Ben Barnes, Jessica Biel, Colin Firth, Kristin Scott Thomas Genere: Commedia

Il giovane John Whittaker, rampollo di una rispettabile anche se non più molto benestante famiglia inglese, torna da un viaggio in Francia con una sorpresa: una nuova affascinante consorte, Larita, americana, sedicente vedova di un anziano milionario con qualche segreto nel suo passato. Le stravaganti abitudini e lo spirito moderno della ragazza non ci mettono molto a cozzare con le abitudini di famiglia, e soprattutto con quelle di Veronica, madre di John, che aveva per lui ben altri piani. Tra scontri al vetriolo e disavventure tragicomiche tra nuora e suocera si giungerà ad un inevitabile confronto che coinvolgerà tutta la famiglia e il vicinato.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un altro film a favore dell'eutanasia: sotto la patina della commedia e del sorriso, il film nasconde un nichilismo terribile, il ghigno di un teschio sotto il velo del pagliaccio.
Pubblico 
Maggiorenni
Diverse scene sensuali, linguaggio volgare, un soggetto moralmente discutibile
Giudizio Artistico 
 
Lo sceneggiatore ha proceduto a un drastico (e discutibile) aggiornamento della pièce originale
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL COSMO SUL COMO'

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/21/2010 - 11:57
 
Titolo Originale: "IL COSMO SUL COMO'"
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Marcello Cesena
Sceneggiatura: Aldo, Giovanni e Giacomo e Valerio Bariletti
Produzione: Paolo Guerra per Medusa Film e Agidi srl
Durata: 100''
Interpreti: Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, Silvana Fallisi, Sara D'Amario, Victoria Cabello, Sergio Bustric, Luciana Turina, Cinzia Massironi, Alfredo Colina, Debora Villa, Federica Cifola, Luciana De Falco

Bisogna saperla cogliere la felicità che, spesso, è più vicina di quanto si creda. Senza che ce ne siamo accorti, il cosmo potrebbe essere sul comò, cioè a portata di mano. È il messaggio di un film  un po’ al di sotto delle aspettative giustificate dal glorioso marchio Aldo, Giovanni e Giacomo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ad Aldo, Giovanni e Giacomo va tutto il plauso per il rifiuto della volgarità da cinepanettone. Bisogna però registrare che il film ad episodi è sempre un'operazione di ambizione circoscritta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film un po’ al di sotto delle aspettative giustificate dal glorioso marchio Aldo, Giovanni e Giacomo per i quali possiamo sperare che l'ispirazione torni più generosa

Nel Giappone medioevale, due popolani  in crisi esistenziale (Aldo e Giacomo) cercano risposte presso il saggio Tsu Nam (Giovanni). Mentre predica solenne, il vegliardo randella gli iniziandi con un bambù. Dalla riverenza dei due discepoli, infatti, trapela un certo scetticismo che va rintuzzato  senza troppe cerimonie.

Il quadretto pseudo zen fa da cornice, intervallandoli, ai quattro episodi del film.

Nel primo, Milano beach, i tre comici, con le rispettive famiglie, fronteggiano lo stress della partenza per le vacanze. Se Giovanni è un pianificatore ossessivo mal sopportato da moglie e figli, il confusionario Aldo è in lite con la suocera e Giacomo, succube della consorte, tende ad abbandonarsi al corso degli eventi. Fortuna vuole che la comitiva scopra dietro l'angolo un luogo ideale di villeggiatura.

Il caso è invece perturbatore nel secondo episodio, L'autobus del peccato. Qui al parroco Giacomo, a corto di offerte e con una chiesa da restaurare, i soldi arrivano in forma di refurtiva abbandonata. Il prete dovrà scendere a patti con la sua coscienza, mentre il più che pragmatico sacrestano Giovanni si farà meno scrupoli. Aldo, innamorato, troverà come far buon uso del denaro agli occhi della sua bella.

Il terzo episodio, Falsi prigionieri, varia le atmosfere d'attualità meneghina con un'ambientazione fantasy surreale. In un museo goticheggiante stile Harry Potter, Aldo & company sono personaggi ritratti in austeri dipinti. Per magia, ciascuno dalla sua tela, i tre parlano e fanno anche pernacchie. Soprattutto, si adoperano per evadere dalla loro cornice. Obiettivo: trasferirsi in altri quadri dove nobildonne in posa li hanno stregati con il loro charme. Non tutti ci riusciranno, perché quando s'innesca il desiderio di soddisfazioni lontane, qualcuno ci rimette sempre.

Con l'episodio conclusivo, Temperatura basale, si torna a Milano, dove Giacomo e la moglie non riescono ad avere figli. La "colpa" è di lui. Vittimizzato da ginecologhe e psicologhe, Giacomo ha un'unica possibilità: dare una chance ai suoi gracili spermatozoi ogni volta che il test della moglie riscontri la giusta temperatura basale. Il poveretto dovrà fiondarsi da lei, ovunque si trovi. Tutto inutile. Ma la provvidenza rimedierà, con un'occasione da favola che pure il protagonista dovrà avere il coraggio di far sua.

È questo, a dire il vero, l'unico capitolo che faccia davvero ridere. È  anche il più vicino alle cose migliori della ditta. Come in Tre uomini e una gamba, in Chiedimi se sono felice e in Tu la conosci Claudia?, Aldo Giovanni e Giacomo danno il meglio quando toccano corde profonde, fiutano note di costume della piccola borghesia settentrional-milanese e accendono la miccia di un umorismo animato da stizzito buon senso. Di qui fanno lievitare i tormentoni fino a sublimarli in gag surreali o in pause poetiche.

In Milano Beach, invece, un'idea surreale e poetica è sviluppata in modo chiassoso, con troppe scene ripetitive, che si affidano alla battuta estemporanea più che alla situazione comica. Nel capitolo di ambientazione parrocchiale, i tormentoni non decollano (quello del fedele maniaco della confessione si conclude in maniera banale). Il passaggio al museo, nonostante qualche guizzo di genio, resta un super sketch più che un pezzo di vero cinema.

Naturalmente ad Aldo, Giovanni e Giacomo va tutto il plauso per il rifiuto della volgarità da cinepanettone. Bisogna però registrare che il film ad episodi è sempre un'operazione di ambizione circoscritta rispetto allo sviluppo di un'unica storia compiuta. E i tre artisti evitano ormai da qualche anno la sfida (l'anno scorso Anplagghed al cinema si limitava a dar veste cinematografica al loro spettacolo teatrale).

Siccome i tre sono bravissimi, si può continuare a far loro credito: accontentarsi della simpatia, che c'è sempre; apprezzare la giocata riuscita, qua e là.

Come dire: bisogna saper vedere il cosmo sul comò. E sperare che l'ispirazione torni più generosa a visitare Aldo, Giovanni e Giacomo.       

      

Elementi problematici per la visione:nessuno.

Autore: Paolo Braga
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ITALIANS

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 13:05
Titolo Originale: ITALIANS
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ugo Chiti e Andrea Agnello
Produzione: Aurelio de Laurentiis per Filmauro
Durata: 115'
Interpreti: Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio, Carlo Verdone, Ksenia Rappoport

Il film è diviso in due episodi indipendenti. Nel primo Fortunato (Sergio Castellitto) dopo una vita passata a esportare Ferrari rubate nei paesi arabi è stanco e vuole passare la mano: punta quindi sul giovane Marcello (Riccardo Scamarcio) che se la fa di nascosto con la moglie del capo (scopriremo poi che non è il primo), per farsi accompagnare in quello che dovrebbe essere l’ultimo viaggio a Dubai. L’attraversamento del deserto comporta varie peripezie e sorprese, compresa una gara automobilistica improvvisata, fino a una imprevista conclusione.
Nel secondo episodio, invece, Giulio (Carlo Verdone) dentista e studioso di fama internazionale, deve andare a un convegno a San Pietroburgo, e un suo amico, preoccupato dalla sua depressione, che imputa in buona misura all’ astinenza dal sesso del nostro luminare (lasciato dalla moglie), lo mette in contatto con un faccendiere italiano, sorta di manager di squillo d’alto bordo. Il nostro Giulio, incantato dalla bella e dolce interprete che lo accompagna al congresso (Ksenia Rappoport)  prima dice di no a questi incontri organizzati, fino a quando l’occasione gli capita proprio sotto il naso… Ma le cose non sono così semplici: si  troverà in guai davvero grossi… E anche qui la conclusione sarà sorprendente (sorprendente ma non molto credibile, in questo caso).

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’inizio fa pensare molto male (si teme una escalation di volgarità) ma poi le storie virano verso un tono senz’altro non per bambini, ma neanche così volgare
Pubblico 
Adolescenti
Un paio di brevi immagini di nudo o a contenuto sessuale, molte volgarità verbali e di situazione
Giudizio Artistico 
 
La formula produttiva di De Laurentiis è analoga a quella delle serie di “Natale a …”: attori famosi, location di lusso, paesaggi da cartolina, marchi in bella vista
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VUOTI A RENDERE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 12:36
Titolo Originale: Vratné Iahve
Paese: Repubblica Ceca, Gran Bretagna
Anno: 2007
Regia: Jan Sverák
Sceneggiatura: Zdenek Sverák
Produzione: Biograf Jan Sverák/Phoenix Film Investments/Portobello Pictures/Tv Nova/ U.F.O. Pictures
Durata: 103'
Interpreti: Zdenek Sverák, Daniela Kolárová

Joseph Tkaloun, detto Bepa, professore di scuola oltre l’età pensionabile, abbandona l’insegnamento quando si rende conto di non riuscire più a comunicare con gli studenti; la cosa, oltre che a reazioni inconsulte, comincia a provocargli pure tic fastidiosi. Ben presto, però, incapace di stare tranquillo a casa con la paziente moglie Eliska, si trova prima un lavoro da pony express e poi nel reparto dei “vuoti a rendere” di un supermercato. Da lì non riesce a fare a meno di impicciarsi della vita dei colleghi, dei clienti e pure di sua figlia abbandonata dal marito. E mentre Eliska osserva prima con impazienza e poi con dolore il suo allontanamento, lui si perde in sogni erotici che hanno per protagoniste le donne che incontra…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ha il merito di affrontare con leggerezza un tema attuale come la vecchiaia e la difficoltà di viverla, ma sembra incapace di offrirle un senso e una ragione per affrontarla
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sensuali, turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
La pellicola ogni tanto ci si perde in una serie di aneddoti ed episodi divertenti ma alla lunga un po’ fine a se stessi, prima di arrivare al finale in mongolfiera, dotato di un’innegabile verità.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IAGO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 11:05
Titolo Originale: IAGO
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Volfango De Biasi
Sceneggiatura: Volfango De Biasi, Felice di Basilio, Tiziana Martini
Produzione: Claudio Saraceni per IdeaCinema / Cattleya /Medusa Film in collaborazione con Sky
Durata: 100'
Interpreti: Nicolas Vaporidis, Laura Chiatti, Gabriele Lavia, Giulia Steigervald

Iago è un brillante studente di architettura a Venezia e, nonostante le sue origini modeste e una famiglia povera alle spalle, è diventato il pupillo dell’ambizioso rettore dell’università, Brabanzio. È pure innamorato della figlia dell’uomo, la bella Desdemona, che forse gli darebbe anche una possibilità se non entrasse in scena il fascinoso e raccomandatissimo Otello Moreau, rampollo di un famoso architetto. In un colpo Iago perde la ragazza e pure l’importante progetto per la Biennale che pareva già suo. Deciso a riprendersi con l’astuzia e con l’inganno quello che gli spetta di diritto, Iago non si fermerà davanti a nulla..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La mancanza di scrupoli come unico modo per salvarsi da un mondo ingiusto e falso. tutti sono sempre e soltanto preoccupati di come e dove potranno fare sesso.
Pubblico 
Maggiorenni
Diverse situazioni scabrose, scene a contenuto sessuale, turpiloquio e allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Non serve infilare qua e là un verso shakespeariano e lasciarlo massacrare dalle dubbie doti espressive della gang di attor giovani e il film va alla deriva verso la solita sottomediocrità della nuova commedia teen all'italiana

Reduce dal successo di Come tu mi vuoi, Volfango de Biasi si getta in un’altra commedia sul contrasto tra realtà ed apparenza.  Lo fa virando in commedia uno dei testi più famosi di Shakespeare, Otello, e spostando il punto di vista e, si vorrebbe, le simpatie del pubblico, anziché sul moro titolare della tragedia, sul villain della storia, Iago, appunto, trasformato qui per l’occasione in un ambizioso ma povero studente di architettura schiacciato da un sistema che non prevede meritocrazia, né sul lavoro né in amore.
L’adattamento shakespeariano in commedia giovanile (e in particolare al teen-movie) è già stato tentato con un certo successo dagli americani (basti pensare ad un piccolo gioiello come Dieci cose che odio di te, simpatica trasposizione collegiale de La bisbetica domata, ma anche al meno riuscito O, come Otello, dall’omonima tragedia), che hanno intelligentemente riconosciuto nel bardo inglese  e nella sua varia umanità una delle fonti migliori per intrecci comico-romantici efficacissimi, infinitamente replicabili e adattabili ai più vari contesti. Questo per dire che in sé l’idea di mettere i panni dei protagonisti di una delle tragedie più note di Shakespeare a giovani contemporanei non è niente affatto peregrina.

De Biasi, però, allegramente inconsapevole dei rischi connessi all’operazione, non si limita a spostare nella Venezia di oggi la trama cinquecentesca (e già qui ci sarebbe stato da riflettere, visto che il moro originale era il vero outsider, mentre qui si trasforma nel re dei raccomandati, inespressivo e con paturnie ben poco affascinanti), ma, spostando l’attenzione su Iago e rinunciando vigliaccamente a portare alle conseguenze estreme i suoi presupposti - e quindi alla risoluzione tragica -, mina alle radici i presupposti stessi su cui si reggeva la storia originale.

È proprio vero che, come sosteneva Booth, quando un’epoca non riesce più a condividere ed entrare in connessione con i valori portanti di quella che ha prodotto un’opera, diventa quasi impossibile apprezzarne la ricchezza artistica, oltre che morale.

Ed è quello che accade qui, non solo nel finale pacificatorio e falsetto, che sanziona definitivamente la mancanza di scrupoli come unico modo per salvarsi da un mondo ingiusto e falso, ma in tutta la vicenda che manca di credibilità fin dai primi sviluppi.

Dato il contesto allegramente amorale in cui si muovono i personaggi, infatti, è davvero dura condividere le preoccupazioni per la fedeltà di Desdemona sulla base di un fazzoletto, visto che la ragazza va normalmente in giro con minigonne inguinali e partecipa candida a festini che mimano grottescamente orge alla Eyes Wide Shut, mentre Otello non sa dirigere un’improbabile progetto per la Biennale e Cassio pensa solo alla sua lista di ragazze da portare a letto.
Come pure è difficile credere alle sconsolate affermazioni sul destino di una società senza meritocrazia di Iago, che si accompagna ad una amica un po’ dark (ma che attende solo di trovare qualcuno che apprezzi le sue grazie) e a un omosessuale così caricaturale che irriterebbe anche l’Arcigay, tutti sempre e soltanto preoccupati di come e dove potranno fare sesso.

In questo contesto, che si vorrebbe forse elegantemente trasgressivo, ma che più spesso è solo grottesco, infilare qua e là un verso shakespeariano e lasciarlo massacrare dalle dubbie doti espressive della gang di attor giovani capeggiata da Vaporidis (difficile immedesimarsi quando dobbiamo credere che la sua migliore qualità sia l’intelligenza), non serve a nobilitare l’insieme, per cui un’operazione sulla carta interessante va alla deriva verso la solita sottomediocrità su cui si va attestando la nuova commedia teen all’italiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I LOVE SHOPPING

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:57
 
Titolo Originale: I love shopping
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: P.J. Hogan
Sceneggiatura: Tracey Jackson, Tom Firth, Kayla Alpert (dal romanzo di Sophie Kinsella)
Produzione: Touchstone Picture / Jerry Bruckheimer Films
Durata: 105'
Interpreti: Isla Fischer, Hugh Dancy, Joan Cusack, Kristin Scott Thomas

La giornalista Becky Bloomwood è una shopaholic, una maniaca dello shopping che non può fare a meno di consumare in modo compulsivo le sue carte di credito con la speranza di essere prima o poi assunta nella sua rivista di moda preferita. Braccata da un esattore e rimasta senza lavoro riesce per un equivoco a farsi assumere in una rivista che si occupa di risparmio. Nonostante i buoni propositi e l’amore nascente per il suo capo bello e risparmiatore, le abitudini di Becky non cambiano e la resa dei conti si avvicina…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nell’economia, come nell’amore e nell’amicizia, il valore in gioco è sempre la fiducia e che la protagonista riuscirà a conquistare solo quando sarà pronta a sacrificare per esso quanto ha di più prezioso.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
l film non ha il coraggio di portare fino al suo naturale esito il suo concept fondante, di per se stesso anticonsumistico, per la sua condizione di prodotto dello stesso sistema che dovrebbe criticare

Attesa trasposizione cinematografica di un bestseller di anni lontani (nel tempo e nelle abitudini) dall’attuale crisi economica e creditizia (alcune battute suonano sinistramente premonitrici), la commedia di P.J. Hogan arriva sugli schermi quando l’eccesso di credito dissennato ha ormai precipitato prima l’America e poi il resto del mondo in una situazione che di comico ha ben poco.

Eppure la parabola (quasi evangelica a ben vedere) di Becky, schiava della soddisfazione effimera che gli acquisti le garantiscono, ma in fondo bisognosa di essere amata e di trovare un oggetto più stabile e saldo su cui “investire” il proprio cuore, avrebbe potuto avere un suo valore anche di fronte all’oggi
Purtroppo il film non ha il coraggio di portare fino al suo naturale esito il suo concept fondante, di per se stesso anticonsumistico, forse non tanto per un’incapacità degli autori, ma per la sua condizione di prodotto del sistema che dovrebbe criticare (non c’è dubbio che i tanti marchi che provocano gli accessi di dipendenza di Becky siano gli stessi che hanno contribuito a pagare il film), proprio come accade ai giornali economici per cui lavorano Becky e il suo capo Brandon, che dovrebbero mettere sull’avviso gli investitori  su quelle stesse società che pagano la pubblicità che li sostiene.
Anche se la protagonista Becky, interpretata con convinzione spesso un po’ sopra le righe da Isla Fischer, si guadagna in fretta le simpatie del pubblico femminile (a chi non è capitato di lavare qualche dispiacere con un acquisto di accessori molto poco necessari?), non è mai ben chiaro come dalla propensione della mamma di lei agli acquisti in saldo sia dovuta derivare in modo automatico la sua allegra propensione alla spesa incontrollata nei negozi di marca.

La sostanziale amorevolezza dei pur tirchi e rispamiosi genitori di Becky osta un po’ con la tesi che il piacere degli acquisti sia un surrogato provvisorio e insoddisfacente (e proprio per questo costringono alla ripetizione coatta) del sentimento. Bisognerebbe allora concludere che il male di Becky sia un’epidemia generazionale che colpisce quelle ragazze che, meno fortunate delle protagoniste di Sex and the City, devono accontentarsi delle svendite di marca per placare il loro bisogno d’amore?

La storia, soprattutto nella parte centrale, anziché approfondire la nascente storia d’amore tra Becky e Luke, si perde e preferisce appoggiarsi alle gag provocate dalla proverbiale imbranataggine della protagonista, sempre in fuga dalla persecuzione di un tenace riscossore di crediti, anche se si riprende per concedersi un finale veramente coinvolgente che fa dimenticare le molte pecche dello svolgimento.

Più coerente, da questo punto di vista, lo sviluppo dell’amicizia tra Becky e la sua amica e padrona di casa Suze, che la spalleggia indulgente nelle sue debolezze, le scusa ogni errore, e le dà la sua fiducia fino a sceglierla come damigella d’onore al suo matrimonio, almeno finché l’ennesimo tradimento di Becky non mette in dubbio il loro stesso rapporto.

Nell’economia, come nell’amore e nell’amicizia, comunque, il valore in gioco è sempre la fiducia, un bene che oggi come in passato è illusorio pensare di acquistare in saldo o senza fatica e che Becky riuscirà a conquistare solo quando sarà pronta a sacrificare per esso quanto ha di più prezioso.v

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MATASSA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:29
 
Titolo Originale: LA MATASSA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Giambattista Avellino
Sceneggiatura: Giambattista Avellino, Francesco Bruni, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Fabrizio Testini
Produzione: Attilio De Razza, per Tramp LTD, Medusa Film, Sky
Durata: 98'
Interpreti: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Anna Safroncik, Pino Caruso, Caludio Gioè

Gaetano e Paolo sono due cugini che "stanno litigati" da vent'anni, da quando cioè i loro padri hanno deciso di non parlarsi più per un problema di eredità sull'albergo di famiglia. La morte del papà di Paolo mette quest'ultimo nei guai: tocca a lui ora gestire l'albero e pagare il pizzo alla mafia: potrebbe chiedere aiuto a cugino Gaetano che conduce un'agenzia matrimoniale per extra-comunitari in cerca di cittadinanza, ma il rancore fra le due famiglie è ancora troppo forte.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani riescono a superare l'odio che aveva tenuto per lungo tempo separate le loro famiglie
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film è inferiore rispetto al precedente lavoro dei due comici: Il 7 e l'8. Meno originale, concentrato solo su Ficarrra e Picone

"Quando si litiga le ragioni di ognuno sono come i fili che con il tempo si ingarbugliano e diventano un'unica matassa" osserva  don Pino mentre contempla rattristato i due cugini con le rispettive famiglie che si rinfacciano l'un l'altro le colpe passate.
Dopo l'ottimo Il 7 e l'8, l'attesa per il nuovo lavoro dei due comici siciliani era molto alta. La dialettica fra I due personaggi resta simile: Ficarra é il solito furbetto un po' mascalzone (basti vedere come piazza vecchietti sull'orlo della fossa a giovani ucraine desiderose di acquisire la cittadinanza italiana) mentre Picone mantiene la sua maschera di tenero indeciso e ingenuo, questa volta afflitto anche da  ipocondria.
Se nella prima parte prevale il tema del progressivo riavvicinarsi dei due cugini, dopo un ultimo sgambetto di Gaetano nei confronti di Paolo, nella seconda si ritrovano coalizzati nel fronteggiare la mafia locale (una mafia che non parla ma si esprime solo attraverso i pizzini, in una esilarante presa in giro sui metodi  di comunicazione dei boss).

L'impegno fondante di questa coppia di comici resta confermata: far ridere senza volgarità, trasmettere valori attraverso uno spettacolo fruibile da tutta la famiglia, senza violenza. Anche questa volta la presenza discreta di un bonario sacerdote teso a far conciliare le due famiglie serve a confermare il sottofondo cristiano intorno a cui si muovono le loro storie.

La Matassa non è all'altezza del precedente Il 7 e l'8. Quest'ultimo raccontava una storia più ricca e articolata, con una comicità innescata su situazioni paradossali, si giovava dell'interpretazione di ottimi comprimari (Remo Girone, Arnoldo Foà e Tony Sperandeo) che davano vita a curiosi  sub-plot: il finto-burbero padre adottivo carabiniere, e il vero padre in cerca di redenzione presso un convento) né  mancava una simpatica dialettica  uomo-donna. Ne La matassa  il racconto è troppo concentrata su i due comici, i personaggi secondari sono incolori, la componente romantica è assente e restano le gag sulle fughe dalle bande mafiose, inverità poco originali.
Possiamo comunque assegnare a questo film un punto in più in termini di valori espressi: se lo spunto del precedente era quasi meccanico (lo scambio dei due neonati nella culla) ora c'è una matassa da sciogliere,  assunta a simbolo del cumulo di pregiudizi in cui cadono persone che si irrigidiscono in posizioni predefinite dai loro clan di appartenenza; per superarle occorre lo slancio dei due cugini, legati alla memoria della loro infanzia passata assieme, prima della separazione forzata. Quando due famiglie litigano, la parte difficile è capire chi farà il primo passo: nel nostro caso sarà un semplice malinteso (Gaetano entra per sbaglio in una chiesa perché atteso per uno dei suoi matrimoni combinati  e si trova a partecipare al funerale del padre di Paolo) ma tant'è:il risultato è ugualmente positivo

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Domenica, 22. Luglio 2018 - 18:55


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QUESTIONE DI CUORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:22
Titolo Originale: QUESTIONE DI CUORE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi
Produzione: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenez per Cattleya
Durata: 110'
Interpreti: Antonio Albanese, Kim Rossi Stuard, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi

Alberto è uno  sceneggiatore:  spirito caustico e di umore incostante, è perennemente carico di debiti e ora anche  in crisi di ispirazione. Angelo fa il carrozziere: è specializzato in  auto d'epoca nel quartiere del Pigneto, a Roma. Ha saputo costruire con metodo e costanza  il successo della sua officina; ha due figli e una moglie affettuosa che sta aspettando il terzo. Il caso vuole che entrambi si trovino all'ospedale in letti vicini  dopo un attacco di cuore. Invece di drammatizzare, riescono a confortarsi a vicenda e anche quando sono stati dimessi, si accorgono che quella "questione di cuore" che hanno in comune li ha resi molto amici....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due uomini molto diversi diventano amici e sanno aiutarsi a vicenda nel pieno rispetto della personalità dell'altro
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale, statico. Un sbrigativo incontro amoroso con nudità parziali. Alcune battute pesanti e linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
Brava la Archibugi nel tratteggiare i due protagonisti, grazie anche all'ottima interpretazione di entrambi gli attori. La storia si muove su binari prevedibili, senza impennate

Alberto e Angelo non sono differenti solo per per preparazione  culturale, per il contesto sociale in cui vivono ma anche per una diversa visione della vita.

Per Alberto, il mestiere di sceneggiatore ha finito per deformare il modo  con cui guarda gli altri:  ha l'atteggiamento un po' cinico di chi viviseziona le persone solo per carpirne la storia segreta, meglio se ingarbugliata e torbida. Non riesce  a trattenere nulla (né gli affetti, né i soldi) ma tutto gli scivola via corroso dal suo modo di veder la vita dal di fuori, quasi un deus ex-machina.

"Tu sei facile: sei un classico della narrativa di tutti i tempi" dice Alberto a Rossana, la moglie di Angelo, abituato a catalogare le persone secondo le categorie psicologiche di  Jung, oggetto della sua tesi di laura.

Angelo al contrario è attaccato alla materia: ai pezzi di ferro delle carrozzerie delle macchine storiche che ripara, al quartiere e  alla casa che furono già di suo padre e dei suoi nonni. Non esita a frodare il fisco per poter continuare ad accumulare soldi, non per crescere in  ricchezza ma in sicurezza;  ha un senso di preziosa proprietà nei confronti della moglie dei due figli.

"11 e 12 non vi siete stancati di parlare?" esclama spazientito l'infermiere nel vedere che i due degenti, messi in un letto accanto all'altro, se la ridono e si  rincuorano a vicenda ("in fondo siamo dei quarantenni, non vedi gli altri come sono decrepiti?"). E' come se entrambi fossero impegnati a recitare delle parti : Alberto mentendo al suo produttore per una sceneggiatura che non riesce mai a finire o alla sua ragazza, troppo apprensiva nel prescrivergli una serie di divieti; Angelo, costretto a tranquillizzare la moglie e la nonna. 
Solo quando sono da soli i due  riescono ad essere pienamente sinceri, ora che l'uno conosce dell'altro il vero stato di salute.

La loro amicizia continua anche quando sono usciti dall'ospedale: Angelo, conosciute le difficoltà dell'amico, dimostra grande generosità  invitandolo a venire a vivere in  famiglia.

Alberto, lui che non ha mai voluto pensare a legami stabili, finisce per  insinuarsi nei non facili legami della famiglia dell'amico.
Di fronte a Rossana  angosciata per la malattia del marito e alla figlia,  ribelle di costituzione,  riesce con la sua stessa ironia, ora ben impiegata,  ad addolcire le preoccupazioni di lei e a smontare la voglia di ribellione della ragazza. Con il piccolo figlio di Angelo , innesca simpatici esercizi di fantasia: osservare la gente che si incontra per strada e dedurne la storia che c'è dietro: "é questa la domanda" sentenzia  Alberto ogni volta che in una delle  loro ricostruzioni  ipotetiche si inserisce un dubbio: garanzia sicura per aver trovato la  svolta drammatica della sceneggiatura.

In fondo nessuno dei due cambia di carattere ma entrambi impegnano le loro potenzialità per un compito che va al di là di loro stessi:: occuparsi del bene dell'altro.

La Archibugi è molto brava a dirigere gli attori (ottimo Antonio Albanese, a cui è toccato il personaggio più ricco) e a evitare il pericolo, sempre dietro l'angolo in queste storie di malati con rischio di morte, di pietismo. Globalmente appare però una storia piccola che, impostata fin dall'inizio su certi binari, finisce per  svilupparsi in modo prevedibile. In questo caso lo stimolo di "é questa la domanda" viene disatteso: viene a mancare una svolta, un colpo d'ala della sceneggiatura.

La Archibugi ha un altro merito: essere riuscita a valorizzare angoli poco noti della borgata romana, che esternamente appaiono squallidi ma dove i loro abitanti  si conoscono tutti, casa e bottega sono uno di fronte all'altra e  l'uso del dialetto serve per rimarcare la propria identità, incluso quello con cui si esprime la cameriera cinesina, probabilmente una immigrata ormai di seconda generazione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI1
Data Trasmissione: Sabato, 29. Novembre 2014 - 2:30


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RACCONTI INCANTATI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 13:38
 
Titolo Originale: Badtime Stories
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Adam Shankman
Sceneggiatura: Matt Lopez, Tim Herlihy
Produzione: Adam Sandler, Gunn Films, Happy Madison Productions, Offspring Entertainment, Walt Disney Pictures
Durata: 100'
Interpreti: Adam Sandler, Keri Russell, Guy Pearce, Courteney Cox

Skeeter Bronson è l'addetto alla manutenzione in un grande albergo di Los Angeles. Un tempo, nello stesso posto, era situata una modesta locanda gestita da suo padre che, non molto portato per gli affari, dovette cederla all'attuale proprietario con la promessa che suo figlio sarebbe  diventato direttore del nuovo albergo. La promessa non si è avverata e Skeeter non crede più nelle storie a lieto fine. Quando però sua sorella Wendy, divorziata, deve andar via per qualche giorno per cercarsi un nuovo lavoro e Skeeter accetta di far da babysitter ai suoi  nipotini, inizia a raccontar loro delle storie fantastiche e si accorge che il giorno dopo ciò che è stato narrato si avvera realmente...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'avido affarista resterà punito, la scuola del quartiere non verrà demolita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Lieto ritorno dei Family Film della Walt Disney anche se non sempre la comicità demenziale di Adam Sandler sembra adattarsi al genere

I marshmallow riscaldati al fuoco sono il massimo della trasgressione che Barry e Violet riescono a concedersi da quando lo zio Skeeter si prende cura di loro, oltre all'immancabile hamburger, visto che fino a quel momento la madre li ha rigorosamente allevati con cibi dieteticamente e noiosamente sani.
A Skeeter non manca la fantasia: si ricorda di quando suo padre, quando era  piccolo, gli raccontava tante belle storie per farlo addormentare e non ha problemi a inventarsi ogni sera per i nipoti una nuova storia, una sorta di proiezione di se stesso nel vasto repertorio dell'immaginario che il cinema e la televisione ci hanno regalato: ora è un prode guerriero medioevale, un'altra volta un coraggioso pistolero del West, altre volte un capitano ingaggiato per nuove guerre stellari. 
Ma Skeeter non crede nelle storie a lieto fine; sono i nipotini che lo spingono a cambiare il finale; così incoraggiato da loro, questo giovane senza speranza inizia a usare la fantasia per immaginarsi come le cose potrebbero andare meglio. Grande è la sua sorpresa quando si accorge che ciò che si era inventato per i suoi nipotini diventa realtà il giorno dopo. Così anche se la realtà non è mai esattamente come ce la siamo immaginata, Skeeper riesce a raggiungere, grazie anche all'ottimismo fantasioso  dei suoi nipoti, il lieto fine della sua vera storia.
E' questa la semplice morale del film, una variante del "per ottenere qualcosa, bisogna avere fiducia in se stessi e volerlo veramente" tipico di molti film americani.

Fa piacere constatare come la Walt Disney, coproduttrice e distributrice, stia riprendendo, lentamente ma progressivamente il filone dei Family Films, che tanto successo ebbero negli anni 60-70 (basti ricordare la fortunata serie di Un maggiolino tutto matto o Quattro bassotti e un danese): resta inalterato la presenza di bambini, una trama costruita in modo semplice e facilmente comprensibile, una storia d'amore  ma sopratutto buoni sentimenti e un lieto fine. Qualcosa è cambiato però: la visione della famiglia ha dovuto aggiornarsi ai tempi e i  nipotini di Skeeter sono senza un padre, perché i loro genitori hanno divorziato.

In questo film si è cercato di adattare la comicità demenziale, a volte volgare  di Adam Sandler ad un film per famiglia, operazione solo parzialmente riuscita. Sandler aveva già lavorato con dei bambini in Big Daddy un papà speciale e si era cimentato in una storia romantica  (in questo film si interessa a Wendy ,la baby sitter che si alterna con lui per badare ai due piccoli) come era accaduto in 50 volte il primo bacio, ma in questo caso sono evidenti le difficoltà di traduzione di alcuni giochi di parole e battute fulminanti ed  anche l'impegno non sempre riuscito di cercar di far assolutamente il buffone per far ridere  bambini di 10 anni o giù di li.

Sandler si trattiene questa volta da battute volgarotte che hanno caratterizzato  film precedenti ma non rinuncia al gusto per lo sgradelove, come questo colloquio con la nipote: "Credi che tornerà il mio papà?" "Una cosa è certa: avrete sempre vostra madre e me: io non vado da nessuna parte: sono come la puzza dei vostri piedi".

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA VERITA' E' CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 13:18
Titolo Originale: He’s Just not that into You
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Ken Kwapis
Sceneggiatura: Abby Kohn e Marc Silverstein dal libro di Greg Behrendt e Liz Tuccillo
Produzione: Drew Barrymore per Flowers Films
Durata: 120'
Interpreti: Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly, Scarlett Johansson

La romantica Gigi sogna di trovare il grande amore tra gli uomini che frequenta tra bar e appuntamenti al buio, ma è destinata a rimanere frustrata e delusa, finchè il cinico barista Alex non le svela i segreti della mente e del linguaggio maschile. Beth, che convive da sette anni con un uomo che non crede nel matrimonio, decide di lasciarlo per non rinunciare al sogno di sposarsi come le sue sorelle, salvo scoprire che a volte la forma non vale quanto la sostanza; e infine una coppia sposata senza troppa convinzione affronta una crisi dovuta al tradimento di lui e alle ossessioni di lei

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film finisce per non essere altro che una desolante rassegna su un campionario umano piuttosto deprimente
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio volgare, scene sensuali con accenni di nudo.
Giudizio Artistico 
 
La mancanza di approfondimento dei personaggi fa sì che la pellicola perda ben presto mordente e interesse
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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