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il 7 e l'8

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/05/2010 - 10:17
 
Titolo Originale: il 7 e l'8
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Salvo Ficarra , Valentino Picone, Gianbattista Avellino
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Giambattista Avellino, Salvo Ficarra, Valentino Picone
Durata: 93'
Interpreti: Salvo Ficarra , Valentino Picone, Andrea Tidone, Consuelo Lupo, Eleonora Abbagnato, Lucia Sardo, Tony Sperandeo, Remo Girone, Arnoldo Foà Genere: Commedia

Tommaso e Daniele non potrebbero essere più diversi: il primo è un furbo ma scombinato ragazzo che vive di espedienti (commercia in CD taroccati), mente l'altro è un timido studente universitario sotto il ferreo controllo di un padre ufficiale dei carabinieri. Incontratisi/scontratisi a causa di un incidente, inizieranno a frequentarsi e a scoprire che  da piccoli sono stati scambiati nelle  culle....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ridendo e scherzando trionfano l'amicizia e i legami familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ridendo e scherzando trionfano l'amicizia e i legami familiari

Un vero piacere vedersi un film come Il 7 e l'8. Un vero piacere scoprire che si sta affermando una generazione di giovani comici, Ficarra & Picone al sud, Alex & Franz al nord (con il recente Mi fido di te) che ci fanno ridere in modo assolutamente pulito ma al contempo non rinunciano ad affrontare temi seri del mondo d'oggi e a confermare valori che ruotano intorno alla famiglia. Il 7 e l'8 è apparentemente meno impegnato del cugino milanese e si sviluppa intorno alla classica commedia degli equivoci ma mentre la satira politica viene affidata a una radio locale che si sente fuori campo, poco a poco emergono valori di sempre: i due giovani pur così diversi iniziano a scoprirsi amici, si confermano solidi legami familiari e l'amore finisce per prendere il verso giusto.

Il prodotto risulta semplice solo apparentemente: in realtà c'è dietro una solida sceneggiatura e degli attori magnifici come  Remo Girone, Arnoldo Foà e Tony Sperandeo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: canale 5
Data Trasmissione: Lunedì, 6. Aprile 2020 - 21:20


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AGATA E LA TEMPESTA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 13:24
Titolo Originale: AGATA E LA TEMPESTA
Paese: Italia
Anno: 2004
Regia: Silvio Soldini
Sceneggiatura: Silvio Soldini, Doriana Leondieff, Francesco Piccolo
Durata: 118'
Interpreti: Licia Maglietta (Agata); Giuseppe Battiston (Romeo), Emilio Solfizi (Gustavo),Marina Massironi (Ines Silvestri)

Agata è una libraia di mezza età che parla e sogna come i libri che legge e sognando si innamora di un ragazzo sposato più giovane di lui. Suo fratello Gustavo, sicuro ed affermato architetto, si scopre figlio abbandonato di una contadina del Comacchio.  Ines, sua moglie, che conduce una trasmissione di cuori infranti, avrebbe tanto bisogno di  qualcuno che rimettesse a posto il suo. Romeo gira per i paesi con un macchinone carico del suo campionario di vestiti e non può fare a meno di tradire continuamente sua moglie che è rimasta paralizzata in un incidente forse per colpa sua...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Storie sentimentali disordinate: la coerenza non è un valore, né in amore né sul lavoro
Pubblico 
Maggiorenni
Per alcune scene di sesso esplicito
Soldini sa raccontare con tocco leggero. Ben tratteggiati i personaggi. Ma la storia non trova il suo baricentro.

Soldini realizza questo film sulla stessa linea narrativa di Pane e Tulipani di cui ha molte cose in comune, senza però raggiungere il livello qualitativo del precedente.

Soldini ha costruito un suo  mondo ed un suo stile narrativo che è reale con sfumature di surreale (Agata, ad ogni colpo di passione amorosa fa saltare tutte le lampadine),  è intellettuale (citazioni da libri) ma popolare (reality show su canali regionali, gli incontri in una balera). La scenografia, i costumi si basano su colori accesi, uno stile  Naiff che richiama il leggero drogaggio di surreale di cui è impregnato questo suo mondo.

Se in Pane e Tulipani  l'innesco  narrativo era generato  da una Rosalba (di nuovo Licia Maglietta) abbandonata dal pullman durante una gita aziendale e costretta a  rifarsi, senza molto rammarico, una  nuova vita a Venezia, ora il movente è costituito dalla scoperta da parte di Gustavo dei suoi veri genitori. Entrambe le situazioni non fanno virare la storia in dramma: solo un graduale adattamento, un atteggiamento accomodante dei protagonisti, anzi la piacevole scoperta del nuovo. 
Questa bonomia esistenziale corrisponde però anche ad una leggerezza nelle proprie responsabilità: Agata si mette con un uomo sposato; Gustavo, a pochi giorni dalla consegna di un importante lavoro del suo studio, pianta tutti per risolvere i suoi casi personali e con l'occasione si concede una distrazione extraconiugale. Romeo fa altrettanto...Soldini ha un tocco leggero e divertente nel narrare e dirige molto bene sia i protagonisti che i caratteristi. Questa volta però non ci ha regalato una storia vera,  non si vede un inizio ed una fine, una evoluzione dei personaggi, anche se cerca di drammatizzarla con un lutto sul finale che mal si inserisce nel contesto. Soldini si è perso, fra Genova e Comacchio, in un  labirinto di fatti e personaggi che non sembrano portare da nessuna parte.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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50 volte il primo bacio

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 13:18
Titolo Originale: (50 First Dates
Paese: Usa
Anno: 2004
Regia: Peter Segal
Sceneggiatura: Peter Segal
Produzione: Drew Barrymoore, Adam Sandler
Durata: 99'
Interpreti: Drew Barrymoore, Adam Sandler

Henry Roth, che lavora in un acquario alle Hawaii, ma sogna di veleggiare per l’Alaska e studiare le abitudini dei trichechi, corteggia le turiste perché sa di non doversi impegnare. Ma poi incontra Lucy, che per un incidente ha perso la memoria a breve termine e dunque ogni giorno dimentica quello precedente. E così quella che era iniziata come una piacevole sfida (conquistare la ragazza tutti i giorni) diventa un’atipica storia d’amore capace di superare, senza cancellarlo, anche l’handicap più grave.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ognuno desidera essere felice ed essere amato e l’unico modo per esserlo davvero è affrontare ogni giorno la verità di noi stessi,
Pubblico 
Adolescenti
Per il crudo umorismo a sfondo sessuale e riferimenti alla droga
Giudizio Artistico 
 
Commedia rivolta al grande pubblico ma sviluppata con grande coerenza stilistica

“Amor omnia vincit”: questa massima virgiliana si adatta molto bene alla morale, semplice, ma toccante, di questa commedia a tratti surreale. La storia comincia come un gioco: un improbabile seduttore “da spiaggia” (il divo americano Adam Sandler, da noi meno noto, ma già protagonista l’anno scorso di Terapia d’urto), abituato a scaricare le complici turiste al termine delle vacanze settimanali, incappa nella “donna dei suoi sogni”, una che addirittura dimentica di averlo conosciuto nello spazio di una notte. Cosa c’è di meglio per un uomo che ha il terrore di impegnarsi e che vive di una sorta di utopia (abbandonare la terra ferma per una vita di ricerca sul mare dell’Alaska)?

La malattia di Lucy (un’ottima Drew Barrymoore, attualmente sugli schermi anche con il cinico Duplex) sarà pure un ottimo spunto di commedia - con i reiterati tentativi di Henry di attirare la sua attenzione ogni mattina-però rivela anche un sottofondo drammatico.

Fino all’incontro con Henry, infatti, il padre e il fratello di Lucy hanno fatto di tutto per creare attorno alla ragazza una “rete di sicurezza”che le impedisca di rendersi conto della sua situazione e così Lucy è condannata a vivere in un presente sempre identico a se stesso, che non la fa soffrire, ma nemmeno le lascia lo spazio di crescere. Lo stesso blocco, di fatto, coinvolge i suoi familiari, un padre affaticato e mortificato dal dolore e un fratello perennemente adolescente.

Sarà Henry, più o meno consapevolmente, a rompere questo circolo vizioso; e non perché lui più degli altri possa guarire Lucy, ma perché si prende il rischio di portare nella vita della donna che ama la verità, per quanto dolorosa essa possa essere.

Da quel momento in poi la vita di Lucy inizia ogni mattina con una videocassetta che rompe l’illusione della normalità, ma le dà la possibilità di vivere con autenticità le ore che le sono concesse: una vita compressa, limitata, ma pur sempre una vita.

Chi si aspettasse il classico finale hollywoodiano (paralizzati che ricominciano a camminare, ciechi guariti da miracolose operazioni), resterà stupito della coerenza con cui questa pellicola niente affatto seriosa (abbondano, specie nella parte iniziale, i riferimenti escatologici e le battute un po’ grevi) porta a compimento la parabola dei protagonisti, costringendo anche noi a fare i conti con il limite più o meno grande che può ostacolare ogni rapporto.

La curiosa malattia di Lucy (che non è nemmeno la più grave, ci dice il confronto con gli altri pazienti della clinica dove la ragazza ad un certo punto si rinchiude) vale come qualsiasi handicap, fisico o psicologico, che non deve e non può essere un ostacolo alla felicità e al compimento umano (Lucy diventerà moglie e madre, anche se a modo suo).

Nonostante una partenza che sembra preannunciare uno svolgimento più banale e superficiale (un po’ nella linea di E alla fine arriva Polly) e qualche indulgenza sul versante della volgarità e della comicità più grossolana (il personaggio della mascolina assistente di Henry, il fratello di Lucy), i personaggi di questa storia si fanno amare per la loro spontaneità e sincerità, che emerge in un contesto solo apparentemente ripetitivo.

50 volte il primo bacio (che in qualche misura ricorda un’altra geniale commedia di “ripetizione”, Ricomincio da capo) è una commedia rivolta ad un grande pubblico e forse proprio per questo, senza pretendere di fare grandi discorsi esistenziali, riesce a comunicare attraverso una storia “estrema” una semplice verità: che ognuno desidera essere felice ed essere amato e l’unico modo per esserlo davvero, pur con tutti gli ostacoli, è affrontare ogni giorno la verità di noi stessi, godendo del tempo che ci è dato per costruire qualcosa di buono.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: MTV
Data Trasmissione: Mercoledì, 1. Luglio 2015 - 21:10


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EL ABRAZO PARTIDO- L'ABBRACCIO PERDUTO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:34
Titolo Originale: El abrazo partido
Paese: Argentina/Francia/Italia/Spagna
Anno: 2004
Regia: Daniel Burman
Sceneggiatura: Marcello Birmajer, Daniel Burman
Durata: 100'
Interpreti: Daniel Hendler, Sergio Boris, Adriana Aizember, Diego Korol

La vita di Ariel, ebreo di origine polacca, ruota intorno ad una galleria commerciale situata in un quartiere povero di Buenos Aires, proprio davanti alla sinagoga. Qui sua madre gestisce un negozio di biancheria intima, suo fratello si avventura in  operazioni di import/export , nel negozio di fronte la bella Rita non disdegna di incontrarsi con lui appena suo marito si allontana. Ma Ariel ha un tarlo che lo tormenta: non riesce a comprendere per quale motivo suo padre lo ha abbandonato per andare a combattere in Israele a pochi mesi dalla sua nascita...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La sindrome dell'adolescenza prolungata colpisce anche i giovani argentini: velleitari nelle aspirazioni, incoerenti nei loro amori, cercano un riferimento stabile negli adulti
Pubblico 
Adolescenti
Per le complesse tematiche familiari. Una rapida sequenza di foto osé viste da Internet. Nessuna nudità
Giudizio Artistico 
 
Film con troppe parole che rallentano il ritmo. Ottima interpretazione di Adriana Aizember. Incomprensibile premio per la migliore interpretazione a Daniel Hendler
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ABOUT A BOY- UN RAGAZZO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:21
Titolo Originale: About a boy
Paese: USA, UK, Francia
Anno: 2002
Regia: Paul e Chris Weitz
Sceneggiatura: Peter Hedges, Paul e Chris Weitz
Durata: 101'
Interpreti: Hugh Grant (Will), Nicholas Hoult (Marcus), Toni Colette (Fiona)

Ogni uomo è un’isola. Ognuno è protagonista del suo show personale in cui tutto il resto del mondo fa da comparsa. Questa è la filosofia di vita sfacciatamente enunciata da Will, trentottenne benestante (grazie ai diritti di un’orribile jingle natalizio composto dal padre) e nullafacente, il cui unico impegno è trovare il modo di riempire in modo interessante le lunghe giornate di perenne vacanza. 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'amicizia fra uno scapolo impenitente ed il figlio di una ragazza madre fa loro comprendere l'importanza dei valori familiari
Pubblico 
Adolescenti
Per il linguaggio a volte volgare e alcune allusioni sessuali esplicite.
Giudizio Artistico 
 
Discreta regia per una buona sceneggiatura ed un molto bravo Hugh Grant

In un altro quartiere di Londra la vita del dodicenne Marcus viaggia su binari ben diversi. Figlio unico di una madre single hippy e vegetariana, troppo depressa per rendersi conto di quanto sia solo, il ragazzino dodicenne sopporta con stoica rassegnazione il suo destino di “perdente” per non far preoccupare quella madre di cui sembra essere l’ unico sostegno.

Sono i due narratori di un film garbato e per certi versi sorprendente, una commedia seria e al tempo stesso leggera, servita dalla discreta regia dei fratelli Weitz (autori di opere molto meno signorili come American Pie) e da un cast davvero pregevole a partire dai due protagonisti: l’ormai maturo e finalmente autoironico Grant e il debuttante Hoult, capace di conferire freschezza e realismo al suo personaggio.

I mondi così diversi (per look, “colonna sonora” e possibilità finanziarie) che conosciamo per bocca dei protagonisti, sono infatti destinati a scontrarsi, cambiando per sempre la vita di Will e Marcus ma anche quella delle persone intorno a loro.

E chi sarà allora il ragazzo del titolo (lo stesso del bel romanzo di Nick Hornby – pubblicato in Italia da Guanda – da cui il film è tratto)? Marcus, stoico e testardo, ma dotato di una sconcertante saggezza? Oppure Will, il Peter Pan incosciente ed epicureo?

L’incontro tra i due, che Will accetta in parte per il ricatto di Marcus (il ragazzino ha scoperto che l’adulto ha finto di avere un figlio per attirare giovani mamme single in relazioni poco impegnative), o forse spinto da un inconscio desiderio di vera novità, si colora fin dall’inizio di una serietà che a Will piace poco (Fiona, la mamma di Marcus, ha tentato di suicidarsi proprio mentre il figlio si trovava al parco, affidato alle cure di un’amica agganciata da Will) ma che subito spinge lo spettatore ad andare oltre il tono scanzonato delle situazioni presentate.

Siamo noi, certo prima di Will (che vorrebbe darsi alla fuga), a capire quello che è in ballo a questo punto; tra una battuta e una gag (alcune davvero godibili), si parla di ciò che solo alla fine verrà chiamato con il suo nome: il senso da dare (o forse da riconoscere) alla propria vita, qualunque essa sia, le radici della propria identità e i modi del relazionarsi agli altri. 

All’inizio, tuttavia, il pragmatico Marcus sembra dirigere i suoi piani in altre direzioni molto più concrete: ha concluso che due persone da sole non sono in grado né di fare una famiglia né, tanto meno, di resistere alle pressioni che la vita esercita; occorre dunque trovare un compagno per sua madre. Chi meglio di Will?

Ma quella che era iniziata come una campagna per accasare la madre imprevedibilmente (anche per lo spettatore, abituato a svolgimenti forse fin troppo scontati) si trasforma in un’amicizia tra i due “ragazzi”. Magari non immediatamente in un’amicizia profonda e costruttiva, ma certamente un’amicizia in crescendo. Dapprima Will, che vede invaso il suo spazio e il suo tempo, resiste, poi subentra la convinzione un po’ puerile di poter “migliorare” la vita di Marcus, proponendosi come esempio di “tipo alla moda” o facendogli i regali giusti. Sull’altro versante abbiamo le piccole soddisfazioni di Marcus, che trova il coraggio di farsi avanti con una compagna di scuola….Tutto bene, quindi, almeno fino a quando interviene Fiona accusando Will di “approfittarsi” di suo figlio.

Questo passaggio, del resto trattato con grande garbo, è il nodo centrale del film: perché non  si nasconde che in un mondo come il nostro sembra impossibile che accada il miracolo di un’amicizia profonda (ed educativa, anche se forse non nella direzione più prevedibile) tra un adulto e un bambino e perché non si risparmiano le critiche nemmeno alla madre (no global?) che non educa ma si limita ad obbligare il figlio a condividere le sue convinzioni.

Ma quello che più sorprende in questa storia è quanto Will possa imparare dal saggio Marcus, scoprendo per esempio che la descrizione dell’amore fatta da un dodicenne (un sentimento fatto di rispetto e di distanza, più improntato al dono che alla pretesa e alla soddisfazione immediata) può essere più adeguata di quella di un quarantenne edonista e “pieno di esperienza”.

Il bello del film, pur con tutti i limiti che la condivisione della mentalità contemporanea può comportare, è poi anche nel suo finale agrodolce. Will, che abbiamo visto compiere un percorso curioso e non del tutto lineare (per conquistare la donna dei suoi sogni, improvvisamente vergognoso del suo totale disimpegno, si è trovato di nuovo a mentire per poi confessare), diventa “salvatore” di Marcus, ma senza perdere quel tocco narcisista ed eccessivo che lo contraddistingue.

La morale della storia, infine, non è semplicisticamente quello della “famigliona” (la famiglia allargata a conviventi, ex, figliastri e quant’altro) cara a tanto cinema di oggi, perché la necessità di essere più di due (ma anche più di tre, se è per questo) tiene conto sì delle realtà odierne (genitori sempre più spesso soli o divorziati), ma in fondo si ispira ad un modello che è più tradizionale di quanto non possa apparire, mettendo a nudo la fragilità delle alternative (la solitudine dorata di Will, l’autosufficienza puramente illusoria di Fiona) e dà il primo posto ad una profondità e verità dei sentimenti che deve far pensare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: NETFLIX
Data Trasmissione: Lunedì, 1. Luglio 2019 (Tutto il giorno)


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Abbasso l'amore

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:11
Titolo Originale: Down with Love
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Peyton Reed
Sceneggiatura: Eve Ahlert, Dennis Drake
Durata: 101'
Interpreti: Renée Zellweger (Barbara Novak), Ewan McGregor (Catcher Block), Sarah Paulson(Vikki Hiller),David Hyde Pierce (Peter MacMannus

New York, 1962. Barbara Novak è appena arrivata  dal Maine: un casa editrice  ha deciso di lanciare il suo libro dal messaggio rivoluzionario:le donne, per raggiungere la piena parità con gli uomini nel lavoro, debbono esercitarsi a fare sesso senza amore, loro vero punto debole, sostituendolo con il consumo  di dosi massicce di cioccolata. Una sfida cosi audace non può non  essere accolta da Catcher Block, giornalista di successo di una rivista per uomini, abile seduttore, pronto a schiacciare questa impenitente femminista . Ma nessuno dei due aveva previsto gli effetti di un simile scontro...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non si può separare il sesso dall'amore e non si può separare l'amore dal matrimonio
Pubblico 
Adolescenti
Per un uso frequente di metafore a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Ottima la ricostruzione della commedia anni '60, brillante sceneggiatura

Vi è stata recentemente,  in alcuni registi americani, una chiara voglia di far rivivere l'epoca degli anni '50-primi anni '60 . Lo ha fatto Todd Haynes  con  "Lontano dal paradiso" ( 2002). A modo suo anche Mike Newell con "Monna Lisa smile" (2003), ambientato nel '53 . Ora   "Abbasso l'amore"  si ispira chiaramente alla commedia sentimentale anni '60, di cui Doris Day era la regina. Viene in mente un terribile sospetto: che questi  registi stanno cercando sopratutto di far rivivere i loro cinefili amori giovanili; non si propongono di effettuare una ricostruzione storica di quell'epoca ma di riproporci quella  virtualizzazione della realtà che era stata già compiuta  dai loro registi preferiti.  Ecco che Todd Haynes si attarda  a mostrarci leziosi viali alberati che fiancheggiano le  ville della borghesia della nuova civiltà dei consumi secondo la migliore tradizione dei melodrammi di Douglas Sirk. Ecco che Renée Zellweger in "Abbasso l'amore", si diverte a fare le mosse e ad indossare vestiti che richiamano quelli usati da  Doris Day in  "Il letto racconta" (1960) o quelli di Marilyn Monroe in "Gli uomini preferiscono le bionde" del  1953. Mike Newell, pur ambientando quasi interamente il suo film in un  college di lusso femminile, è quasi maniacale nel ricostruirci  la casa di una giovane coppia  americana che acquista per la nuova casa  il televisore ed uno dei primi modelli di lavastoviglie.

Resta da domandarsi il perché di tutti questi esercizi stilistici, a parte la risposta malevola di ipotizzare una  mancanza di creatività da parte degli autori.

A me  piace pensarla in modo diverso: la presenza di un  desiderio di tornare all' epoca d'oro,quando il benessere economico si diffondeva in tutti i ceti e la crescita dell'economia appariva non trovare mai  fine.  I registi prima citati non mancano di lesinare  critiche a certe deformazioni della società dell'epoca: "Lontano dal paradiso" denuncia il razzismo imperante, mentre   "Mona Lisa smile" ricorda gli ostacoli che esistevano per una completa emancipazione femminile.
Tuttavia vi è qualcos'altro,oltre all'ottimismo per un futuro reso serena dal benessere economico: la nostalgia di un mondo stabile, a ruoli definiti, di un mondo fatto di poche idee ma forti. In una parola non decadente.

Il sospetto viene sopratutto guardando "Abbasso l'amore". Siamo nel 1962, quindi quasi dieci anni dopo l'epoca rappresentata dagli altri due film. Ora le donne stanno conquistando il loro posto nel mondo del lavoro, ma il maschilismo tra le scrivanie è ancora imperante. New York è il luogo delle grandi opportunità, sopratutto nel mondo dell'editoria e Barbara Novak, aspirante scrittrice,  arriva dalla provincia con tutta la grinta necessaria.

Nei rapporti fra i sessi, nel mondo convulso del business, il riferimento è quello immortalato da Doris Day: una donna indipendente che sa badare a se stessa, gareggia in furbizia con il maschio approfittatore di turno ed infine,  a farsi impalmare. Si, perché alla fine, gira e rigira,  nell'epoca della rivoluzione portata dalla pillola, l'obiettivo della donna era (ancora) quello di sposarsi e metter su famiglia. Il tema è riproposto con qualche modernità (certe allusioni,certe metafore sessuali non erano pensabili  nei film dell'epoca) ,   ed è stato molto più ideologizzato (la  pretesa  rivoluzione femminista contenuta nel libro di Barbara), ma le conclusioni sono quanto mai classiche: la disinvoltura sessuale è solo un atteggiamento di ossequio ai tempi della pillola: l'amore riempie il cuore di queste donne e di questi uomini in carriera. Ma se c'è amore c'è anche una voglia irrefrenabile di sposarsi.La tesi è sviluppata in modo sincero e non per puro ossequio a una sentimental comedy d'annata: forse l'epoca dell'instabilità e dello smantellamento familiare, così ben rappresentato qualche anno fa in "American Beauty", spinge a desiderare un futuro che sia somigliante al passato.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI MOVIE
Data Trasmissione: Venerdì, 4. Novembre 2011 - 21:00


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A/R ANDATA + RITORNO Franco

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 11:57
Titolo Originale: A/R ANDATA + RITORNO
Paese: Italia
Anno: 2004
Regia: Marco Ponti
Sceneggiatura: Marco Ponti
Durata: 96'
Interpreti: Libero de Rienzo (Dante), Vanessa Incontrada (Nina), Kabir Bedi (Tolstoj)

Dante è un simpatico pony express di Torino che però deve restituire un debito alla malavita. Nina, hostess di un non precisato paese di lingua spagnola, ha sempre un po' la testa fra le nuvole. In loro incontro è fatale non solo per i loro cuori, ma perché hanno solo 24 ore per restituire 30.000 Euro...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Forte spirito di solidarietà nel gruppo, anche se non sempre per motivi "leciti"
Pubblico 
Adolescenti
Per una scena d'amore non esplicita , uso di spinelli
Giudizio Artistico 
 
Uno sceneggiatore originale, una regia divertente
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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A/R ANDATA + RITORNO (Francesco)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 11:44
Titolo Originale: A/R ANDATA + RITORNO
Paese: Italia
Anno: 2004
Regia: Marco Ponti
Sceneggiatura: Marco Ponti
Durata: 96'
Interpreti: Libero de Rienzo (Dante), Vanessa Incontrada (Nina), Kabir Bedi (Tolstoj)

Dante – pony express – ha un debito di 30 mila euro con un gruppo di criminali. Due giorni prima della scadenza per la restituzione, fugge in Spagna. Ma all’aeroporto di Barcellona i poliziotti doganali trovano dei sacchetti di cocaina nella sua valigia. Dopo una notte in carcere Dante viene liberato perché si appura che la valigia incriminata non era la sua.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
f
Pubblico 
Tutti
g
Giudizio Artistico 
 
h
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LEONI PER AGNELLI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:52
 
Titolo Originale: Lions for Lamps
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Robert Redford
Sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan
Durata: 95'
Interpreti: Robert Redford, Meryl Streep, Tom Cruise, Michael Pena, Derek Luke, Peter Berg, Andrew Garfield

Il film sviluppa in parallelo tre avvenimenti che si svolgono negli stessi momenti: a Washington la giornalista televisiva Janine (Maryl Streep) è stata convocata per un'intervista esclusiva dal senatore Jasper (Tom Cruise) che le rivelerà come sia stato avviato un nuovo piano per sconfiggere i talebani in Afganistan; il professor Stephen Malley (Robert Redford) di una università californiana ha convocato nel suo ufficio Todd (Andrew Garfield), uno studente brillante ma poca propenso ad impegnarsi; sulle montagne  dell'Afghanistan due  soldati (uno di colore e l'altro sudamericano, ex-studenti del prof. Malley) sono rimasti isolati e rischiano di venir uccisi dai talebani....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore ci invia un messaggio pressante a esercitare il nostro impegno civile,evitando di rinchiuderci nel nostro privato, indifferenti alle esigenze degli altri
Pubblico 
Adolescenti
E' richiesta una certa preparazione per poter seguire i dibattiti con molti riferimenti alla realtà americana ed internazionale
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti. Dialoghi con una costruzione elaborata che tende ad apparire innaturale

Il film, di basso budget, è incentrato su due lunghi, serrati dialoghi, quello fra un senatore e una giornalista e fra un professore e uno studente, con l'unica variante delle sequenze di azione che si svolgono in Afghanistan.

Il film conferma la passione civica di Robert Redford, un liberal dichiarato, per i grandi temi che travagliano la politica americana: dalla migliore strategia per combattere il terrorismo, all'accesso degli studenti meno abbienti ai corsi universitari, alla libertà e obiettività della stampa.

A ben vedere, sopratutto nel dialogo fra il positivo e ambizioso senatore repubblicano e la professionale ma perplessa giornalista, ma anche nella paternale che il vecchio e melanconico professore fa al troppo rilassato ed edonista studente, non viene detto niente di originale né l'autore è in grado di proporre ricette miracolose ai problemi dell'America.

E' noto che dall'entusiasmo iniziale per l'offensiva in Irak e in Afghanistan, dopo la rabbia dell'11 settembre, si è passati a sei deludenti anni di  non vittoria e di non sconfitta; che non è possibile per gli Stati Uniti ritirarsi, se non al costo della perdita di credibilità come "forza di giustizia nel mondo" e che ogni nuova tattica (come quella proposta dal senatore Jasper) ricorda troppo iniziative simili intraprese nella guerra del Vietnam, rivelatesi poi fallimentari. Allo stesso modo la denuncia della presenza a Washington di politici corrotti e  di una stampa che si comporta come "una manica a vento" e che "ha cominciato a confondere l'opinione dei più con l'opinione giusta" non risulta particolarmente nuova e qualche critico ha accusato questo film, in parte a ragione, di qualunquismo.

In realtà Leoni per agnelli non è, a nostro avviso, un pamphlet politico. Non ci troviamo di fronte a un Fahrenheit 9/11  dove Michael Moore ha sviluppato una satira corrosiva verso colui che ritiene l'unico responsabile dei loro e dei nostri mali.
Robert Redford è interessato all'uomo, al singolo che  si trova in una determinata circostanza storica a dover decidere cosa è meglio fare, a prendere una posizione secondo una coscienza vigile, non assopita  da una generica e disimpegnata critica  verso  il sistema. Sotto questa prospettiva la tensione etica dell'autore assume una rilevanza universale e i due studenti, uno di colore e l'altro sudamericano, che decidono di arruolarsi perché "hanno pensato che  il modo migliore per cambiare le cose fosse combattere per questo paese" diventano paradossalmente i fulgidi eroi di questa contestazione al sistema.

Da questo punto di vista sono più interessanti le due crisi di coscienza che vanno maturando in questo film: quella della giornalista, dibattuta fra il dovere di cronaca, ciò il raccontare quello che le è stato rivelato e la fastidiosa sensazione di venir strumentalizzata per indurre l'opinione pubblica a sperare, ancora una volta, in una  svolta nel conflitto e quella dello studente Todd.

Quest'ultimo ritiene che la cosa più giusta da fare sia vivere nella sola sfera privata ("Pagherò le tasse, rispetterò tutti i semafori") proprio per non avere a che fare con i politici corrotti e non rischiare di morire per le ambizioni dei signori della guerra. "Mettete fra voi e il mondo reale più distanza possibile" ribatte il professore che è abituato ad osservare i suoi giovani studenti e cerca di riportare Todd su un'altra verità: "questi pezzi di merda, come dici tu,  si basano sulla vostra apatia, sulla vostra ignoranza. Preparano strategie su di essa".
Il fare è meglio del non fare per cercare, ognuno nella sua piccola dimensione, di migliorare un pezzo del nostro mondo.

Il film non rivela le decisioni finali della giornalista e dello studente, quasi un vuoto lasciato apposta dall'autore in modo che siamo noi spettatori a colmarlo, riflettendo sulle nostre responsabilità.

Il film si appoggia tutto sulla bravura di tre grandi attori (Cruise, Streep, Redford) e su di una sceneggiatura che ci fa seguire con interesse dibattiti che diversamente avrebbero  rischiato di annoiare  anche se dobbiamo notare  che viene confermata la tendenza attuale di scrivere dialoghi "alti", sofisticati e alla ricerca di frasi con effetto costruito, lontani quindi dal parlato naturale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: TV2000
Data Trasmissione: Domenica, 22. Novembre 2020 - 23:05


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UNA MOGLIE BELLISSIMA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:43
Titolo Originale: UNA MOGLIE BELLISSIMA
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Leonardo Pieraccioni
Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni e Giovanni Veronesi
Produzione: Levante Film e Medusa
Durata: 96'
Interpreti: Leonardo Pieraccioni, Laura Torrisi, Massimo Ceccherini, Gabriel Garko, Francesco Guccini, Rocco Papaleo, Tony Sperandeo

Mariano (Leonardo Pieraccioni) e Miranda (Laura Torrisi), fruttivendoli ad Anghiari, in provincia di Arezzo, sono sposati da dieci anni e si amano teneramente come il primo giorno. Ma la crisi si avvicina nei panni di un fotografo di moda (Gabriel Garko) che notando la bella fruttivendola, le fa la “proposta indecente” di posare per un calendario osé. Il lauto guadagno è molto utile alla coppia che, minacciata dai debiti,  si fa convincere già al secondo tentativo. Ma da cosa nasce cosa…e il calendario alle Seychelles non rimarrà l’unica nuova esperienza di Miranda. Gli amici di sempre –quest’anno impegnati in un improbabile musical amatoriale- rimangono l’unica consolazione di Mariano, fino all’happy end finale.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
C’è una sincera descrizione dell’affetto tenero di due persone sposate che si amano davvero ma il ricorrere alla messa in scena di calendari di fine anno e che questo sia considerato come qualcosa di "normale" è a nostro parere un segnale di un degrado diffuso nella sensibilità di autori e spettatori
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune brevi immagini di nudo
Giudizio Artistico 
 
Leonardo Pieraccioni ha abituato il suo pubblico a film simpatici e leggeri, da cui non ci si aspetta molto come impegno ma questa volta la storia di una crisi coniugale ha significato il tentativo meritorio di uscire dal suo solito cliché narrativo
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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