Commedia

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

NON È UN PAESE PER GIOVANI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/22/2017 - 07:38
Titolo Originale: Non è un paese per giovani
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ilaria Macchia, Andrea Paolo Massara
Produzione: Paco Cinematografica – Neo Art Producciones e Rai Cinema
Durata: 105
Interpreti: Filippo Scicchitano, Giovanni Ansaldo, Sara Serraiocco, Sergio Rubini, Nino Frassica

Sandro ha vent’anni, lavora come cameriere in un ristorante e sogna di diventare scrittore. Dopo alcuni mesi di lavoro diventa amico di Luciano e con lui comincia a progettare di lasciare l’Italia, paese in cui sentono di non avere alcuna prospettiva, e scelgono Cuba come luogo in cui riporre le proprie speranze di realizzare un futuro migliore

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia potrebbe svilupparsi su tre elementi interessanti: l’amicizia, la speranza nel futuro, l’affetto padre-figlio. Tuttavia, pur partendo da questi e affrontando un tema molto attuale e sentito come quello dei giovani italiani costretti ad emigrare, gli eventi e i personaggi dirottano verso toni di euforica incoscienza che svuotano il racconto del suo senso originario e di un vero contenuto che vada al di là del puro fatto narrativo
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene violente
Giudizio Artistico 
 
Ambienti, personaggi, dialoghi e musiche sono carichi di fascino, credibili e coinvolgenti; ma la storia in se stessa non regge la rilevanza del tema centrale e si perde alla ricerca di un racconto suggestivo
Testo Breve:

Sandro e Luciano, di vent’anni, lasciano l’Italia per Cuba, sperando in un futuro migliore ma l’interessante tematica sociale si trasforma presto in  ricerca di evasione e fuga dalle responsabilità 

 

Dalla televisione al cinema, le disperate immagini di rifugiati che sbarcano sulle nostre coste in cerca di salvezza e di un futuro migliore sono ormai diventate purtroppo tristemente familiari, Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi racconta una storia di migranti al contrario, due giovani che, come molti loro coetanei, dall’Italia si sentono invece respinti e fuggono all’estero in cerca di un’occupazione che permetta loro di realizzarsi. Il film del regista e sceneggiatore toscano nasce da un’esperienza radiofonica durata alcuni anni e narra di coloro che non vedono un futuro per loro nell’Italia di oggi.

Sono più di 100.000 i ragazzi che ogni anno lasciano l’Italia per studiare e lavorare all’estero. Un esodo percepito solo in sordina, come sorda è la frustrazione delle nuove generazioni che vivono l’impossibilità di realizzare le proprie aspettative professionali nel proprio paese. Giovanni Veronesi nel corso della sua trasmissione radiofonica ha raccolto le sconfortanti testimonianze di molti di questi ragazzi e ne ha tratto ispirazione per realizzarne una versione cinematografica. Una storia che parla di amicizia, speranza, amore, difficoltà ed entusiasmi giovanili, affrontando un tema delicato e attuale.

Eppure nel corso del racconto qualcosa si perde, gli elementi si confondono e l’occasione sembra sciuparsi. Non è un paese per giovani è un film che promette una storia coinvolgente e attuale, ma si perde alla ricerca di un racconto che possa diventare poetico e originale andando dietro alla costruzione di relazioni dolci ma fragili e sogni ingenui.

La storia è quella di Sandro (Filippo Scicchitano) un ragazzo dall’animo gentile e riservato che coltiva il sogno di diventare scrittore, ma si accontenta di quello che la vita gli offre. Mentre attende che arrivi l’occasione giusta, la sua fidanzata coglie un’importante opportunità di lavoro negli USA e parte. Nel frattempo il ragazzo ha modo di conoscere meglio Luciano (Giovanni Anzaldo), un cameriere che lavora con lui nello stesso ristorante.

Tra il servizio ai tavoli e la cucina, i due giovani stringono un legame d’amicizia sempre più stretto al punto che Sandro comincia a condividere il sogno di Luciano: aprire un ristorante italiano a Cuba che offra ai clienti dell’isola il raro e prezioso servizio di Wi-Fi. Con l’aiuto del padre di Sandro, Cesare (Sergio Rubini) uomo del sud un po’ rude ma generoso e comprensivo, i due partono per l’Avana dove li aspetta Nora (Sara Serraiocco), una strana ragazza italiana naturalizzata cubana, che li ospita e li supporta nella realizzazione del loro sogno.

Sin dall’inizio colpisce la peculiarità della scelta di Sandro e Luciano. I due infatti non si orientano su una di quelle nazioni che maggiormente potrebbero offrire reali opportunità di crescita professionale, ma scelgono un paese esotico e suggestivo pieno di difficoltà anche più pesanti dell’Italia.

Forse perché spinti dalla più totale mancanza di speranza, Sandro e Luciano optano per un’impresa incerta e rischiosa, ma carica di fascino e si lasciano conquistare dalla prospettiva di un’esperienza insolita e apparentemente promettente. I due protagonisti rappresentano l’altra faccia dei giovani italiani che emigrano non tanto per cercare di raggiungere una posizione professionale in cui mettere a frutto le proprie capacità e competenze, ma piuttosto per un desiderio di evasione e fuga dalle responsabilità di una quotidianità percepita come dura e frustrante.

Dal momento in cui mettono piede sull’isola la storia sembra andare sempre più alla ricerca di questo elemento lirico e attraente. Gli eventi e i personaggi nel loro sviluppo prendono una piega scollegata dalla situazione iniziale e il racconto si trasforma nell’avventura, tutto sommato già vista, di due amici che intraprendono un’impresa folle e pericolosa. Un’avventura che, a detta dello stesso regista, potrebbe essere realizzata da qualunque personaggio di qualunque epoca a prescindere dall’attuale contesto storico-sociale.

Luciano e Nora in particolare sono vittime di un passato personale duro e irrisolto, che nel racconto resta sempre piuttosto oscuro, ma da cui non riescono a liberarsi nemmeno in un paese lontano come Cuba. Il peso delle ferite che si portano dentro li porta ad agire in modo istintivo, a volte persino autodistruttivo e senza un preciso scopo. L’unico che riesce in un certo senso a dare una svolta alla propria vita, crescere e maturare è Sandro, che, grazie forse al suo animo mite, di fronte al fallimento esistenziale dei due compagni d’avventura riprende in mano il corso degli eventi e, con un pizzico di fortuna e un po’ di aiuto da parte del padre, li volge in suo favore.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

BEATA IGNORANZA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/25/2017 - 20:05
Titolo Originale: Beata ignoranza
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Herbert Simone Paragnani, Gianni Corsi
Produzione: IIF ITALIAN INTERNATIONAL FILM, CON RAI CINEMA
Durata: 102
Interpreti: Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Carolina Crescentini, Valeria Bilello, Teresa Romagnoli

Ernesto e Filippo si conoscono fin da ragazzi ma quando, da universitari, si erano iscritti a una compagnia teatrale di dilettanti per il solo scopo di corteggiare la bella Marianna, e lei alla fine, aveva scelto Ernesto sposandolo, non si erano più rivisti per almeno venti anni.

L’ostilità reciproca si era ulteriormente acuita quando Ernesto aveva scoperto che il padre di Nina, la figlia nata durante il suo matrimonio, era in realtà Filippo. Ernesto, ormai vedovo, insegnante di italiano in un liceo, scopre con grande sorpresa che anche Filippo è stato assegnato alla stessa scuola come professore di matematica. Riaffiora la rivalità di un tempo anche se ora ha le vesti di una contesa professionale: Filippo è molto allineato alle ultime novità didattiche che prevedono l’uso di Internet in classe, mentre Ernesto resta legato alla tradizione, insegnando con l’uso dei libri. A Nina, ora ventenne e aspirante regista, viene un’idea: realizzare un documentario dove Ernesto dovrà imparare a utilizzare il computer e i social network, mentre Filippo dovrà consegnare il suo cellulare e partecipare a un corso di disintossicazione da Internet…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A causa di una sceneggiatura scombinata, sono soprattutto le donne a non fare una bella figura: non sanno trattenersi dal cambiare spesso partner e quando diventano madri non si sa chi sia il vero padre.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune nudità femminili, comportamenti sessuali disinvolti
Giudizio Artistico 
 
A parte la buona interpretazione dei protagonisti Giallini e Gassman e qualche situazione comica, grava su tutto il film una sceneggiatura trascurata, che cambia spesso il punto focale e non riesce a rendere credibili né le situazioni né i personaggi
Testo Breve:

Il conflitto fra due professori di liceo, uno in linea con le ultime tecnologie didattiche, l’altro ancorato al classico libro su carta perde ogni interesse e mordente a causa di una sceneggiatura trascurata che non sa cosa mettere a fuoco

Il tema che dà il titolo al film è potenzialmente molto interessante: l’invasività di internet 2.0 nella nostra vita (chat, sms, Whatsup, Instagram, Youtube,…) e il modo con cui, a causa dell’immersione intensiva in una vita virtuale, cambiano le percezioni di noi stessi e degli altri. La presenza della collaudata coppia comica Giallini – Gassman (incontrata recentemente in Se Dio vuole), la regia di Massimiliano Bruno, che dalla sua lunga carriera come sceneggiatore di commedie italiane (Notte prima degli esami, Viva l’Italia) è poi recentemente passato alla regia (Confusi e feliciGli ultimi saranno gli ultimi)  facevano ben sperare in un film che avrebbe, divertendo, approfondito il tema.
In realtà, a parte qualche momento divertente e alla caratterizzazione di simpatici personaggi di contorno (il ripetente che gioca ai videogame, il bidello, la coppia di sniffatori neo- yippie ospiti della casa di Filippo) il film è guastato da una sceneggiatura che salta come un canguro da un tema all’altro senza nulla approfondire. Si inizia da un ambiente scolastico, dove il film sembra voler mettere a fuoco il tema dell’efficacia didattica dell’impiego in aula di tablet e cellulari ma si tratta di un impegno di breve durata; l’interesse si sposta sui vari metodi di recupero che possano giovare agli Internet-dipendenti anche se si tratta di una breve parentesi perché subito dopo siamo invitati a partecipare alle vicissitudini romantiche di Ernesto, Filippo e Nina. Lo sviluppo della storia mostra inoltre situazioni poco credibili: un professore di matematica che non conosce neanche la sua materia o il disinvolto tentativo di un incontro amoroso nel culmine dell’orario scolastico, sia pur in un’aula temporaneamente senza alunni.

In questa storia le donne non ci fanno certo una bella figura: cambiano con disinvoltura i loro partner e quando diventano mamme il padre non è mai quello che ci si aspetterebbe. Lo stesso spunto iniziale che avvia la dinamica del film appare artificioso (due uomini che si contendono la stessa donna e si sottraggono a una paternità incerta) e quando ci si avvia all’inevitabile lieto fine, con la costituzione, in linea con le mode cinematografiche correnti, alla costituzione di una famiglia allargata, viene inserita una sorpresa fiale, tanto inutile quanto di cattivo gusto, che rovina quel poco di happy end che era stato costruito

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MAMMA O PAPA'?

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/22/2017 - 07:55
Titolo Originale: Mamma o papà?
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Riccardo Milani
Sceneggiatura: Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Riccardo Milani
Produzione: WILDSIDE E MEDUSA FILM
Durata: 98
Interpreti: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Carlo Buccirosso, Stefania Rocca, Claudio Gioè, Matilde Gioli

Nicola è un ginecologo, Valeria è un ingegnere; entrambi molto impegnati nel loro lavoro con prospettive di carriera. Sposati da 15 anni, riescono alla meglio, cambiando spesso babysitter, a gestire i loro tre figli. Non sentendo più la passione di una volta, decidono, molto civilmente, di divorziare ma il loro prossimi impegni di lavoro (lei deve andare per sette mesi in Svezia, Lui nel Mali) fanno sì che nessuno dei due voglia prendersi l’affido dei ragazzi. Il giudice a questo punto stabilisce che siano i figli a decidere con chi vogliono andare a vivere e fra Nicola e Valeria si scatena una battaglia a chi riesce ad essere più sgradito ai figli, perché scelgano di restare con l’altro genitore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una coppia trascura i figli per la propria carriera e concepisce l’amore solo come passione e non come progetto familiare
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune sequenze sgradevoli dove degli adolescenti vengono messi, dagli stessi genitori, in situazioni non adatte a loro
Giudizio Artistico 
 
Il film, versione gemella dell’omonimo film francese, si regge sull’interpretazione di Paola Cortellesi e Antonio Albanese, mentre la sceneggiatura mostra limiti evidenti
Testo Breve:

Un marito e una moglie stanno per divorziare e fanno a gara per non avere l’affido dei figli. Un racconto che gioca sul paradosso sviluppando situazioni di cattivo gusto 

L’argomento trattato dal film è degno della massima attenzione: come una coppia sposata riesca, al giorno d’oggi, a gestire una famiglia di tre figli dalla fanciullezza all’adolescenza esercitando al contempo un’attività professionale impegnativa, che comporti anche soggiorni all’estero. Una situazione ulteriormente aggravata, soprattutto per quel che riguarda i figli, da un’ipotesi di divorzio.

Si tratta di un interesse che scema molto presto. Ci si accorge rapidamente che non ci si trova di fronte a una commedia che cerca di far ridere compiendo al contempo una sana opera di denuncia sociale, come accadeva nella classica commedia all’italiana, ma di fronte a un paradosso, che dovrebbe far ridere mostrando il “cosa succederebbe se”. Il paradosso intelligente è più nelle corde dei francesi così com’è francese l’ambientazione della storia in una classe borgese medio-alta. In effetti questo film è un remake di Papa au Maman (in Francia è già uscito il secondo episodio) ma l’innesto in un’ambientazione italiana è ben poco riuscito, anche perché non sono presenti particolari sforzi di adattamento: il film italiano segue quello francese al 90% nelle scene e nei dialoghi.

Se la versione francese può ancora far passare come plausibili certe cattiverie nei confronti dei ragazzi (i due genitori fanno a gara a chi si mostra più sgradevole nei loro confronti),  nella versione italiana queste scene finiscono per diventare di pessimo gusto, come quando il padre ginecologo li fa entrare dentro una sala parto per mostrar loro come viene praticato un  taglio cesareo, porta la figlia di dodici anni  in un locale di lap dance o li impegna in giochi da adulti nei quali finiscono per farsi male. Nonostante l’emancipazione femminile sia una realtà in gran parte compiuta anche in Italia, da noi ci si aspetta ancora che una mamma abbia verso i propri figli una certa forma di tenerezza e che eviti di coinvolgerli in situazioni che li mettono in discredito davanti i loro compagni, come avviene invece nel film.

La sceneggiatura è debole anche nella definizione dei personaggi. I tre figli seguono gli stereotipi più abusati: un adolescente contestatore, una ragazzina nervosa e instable, un bambino nerd che vince il torneo di scacchi e dice sempre cose saggie. Quando poi inizia la guerra fra i loro genitori, i tre perdono ogni caratterizzazione, appiattiti di fronte alle alterne fasi del combattimento. L’amica di Valeria Sonia, pur interpretata da Stefania Rocca, non ha nessuno spessore. Sostengono la storia solo Paola Cortellesi e Antonio Albanese, assieme a Carlo Buccirosso, il burbero capo di Valeria.

Se valutiamo il film da un’ottica squisitamente coniugale, si vede fin dall’inizio la fragilità della coppia, che va in crisi non certo a causa degli impegni professionali. Decidono di separarsi semplicemente per non passare le serate ad annoiarsi davanti alla televisione: una situazione che dice molto sul loro traguardare l’amore solo come passione, senza accorgersi del magnifico impegno congiunto che sta loro davanti: quello di far crescere tre bei ragazzi. In effetti nel film la cura dei figli diventa solo la fatica di svegliarli presto la mattina, fare da tassista per portarli a scuola o dover cucinare la sera per tutti. Manca la descrizione di quei magnifici momenti a tu per tu fra una madre e una figlia, fra un figlio e un padre dove si dialoga a cuore aperto. Se poi, come nel loro caso, ci sono degli impegni lavorativi che comportano un soggiorno all’estero, i tre figli sarebbero stati molto probabilmente felici di fronte alla novità di seguire la madre nella sua trasferta in Svezia. E’ quello che poi effettivamente avviene alla fine della storia ma se fosse stato deciso subito, questo film inconcludente non sarebbe neanche nato…

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MISTER FELICITA'

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/09/2017 - 11:46
Titolo Originale: Mister Felicità
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro Siani
Sceneggiatura: Alessandro Siani e Fabio Bonifacci
Produzione: CATTLEYA, CON RAI CINEMA
Durata: 90
Interpreti: Alessandro Siani, Diego Abatantuono, Carla Signoris, Elena Cucci, Cristiana Dell’Anna

Martino, napoletano di nascita, vive in Svizzera con sua sorella Caterina. Pigro e indolente, è costretto a rimboccarsi le maniche quando Caterina, a causa di un incidente, resta ferita ed immobilizzata da una gamba. Le cure sono molto costose e Martino decide di chiedere in prestito del denaro al Dottor Guglielmo Gioia, presso la cui ricca abitazione Caterina fa le pulizie. Guglielmo, che di professione fa il guru nella riabilitazione dell’autostima ed è specializzato nella motivazione degli atleti, accetta di dargli del denaro, ma solo in cambio del lavoro che Martino dovrà svolgere a casa sua al posto della sorella. Il destino è crudele con il ragazzo pigro e indolente, ma gli offre una possibilità d’oro quando Guglielmo è costretto ad allontanarsi da casa per un lungo periodo. È così che Martino decide di vestire i panni del Dottor Gioia sotto le sue personali vesti di Mister Felicità. E tra un atleta e l’altro incontra Arianna, una stella del pattinaggio su ghiaccio che all’improvviso, a causa di una stupida caduta in campo di gara, si ritira perché schiacciata dall’idea de giudizio degli altri. Martino inizia il suo lavoro di riabilitazione con Arianna, ma nel frattempo Guglielmo torna dal suo viaggio di lavoro e scopre il doppio gioco di Martino. Anziché cacciarlo per essersi impossessato della sua identità, Guglielmo lo sostiene nel processo di motivazione di Arianna decidendo di restare in ombra e di guidare il ragazzo passo dopo passo. Tra Martino e Arianna nasce un forte sentimento, mentre Guglielmo cerca di gestire un segreto che lo accompagna da anni e che, si scoprirà, riguarda proprio Arianna e Augusta, la madre della ragazza.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il germe della felicità risiede in ognuno di noi e non può dipendere da fattori esterni
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si sviluppa su di un umorismo di circostanza, di situazione e di battuta, e manca una struttura comica solida, continuativa e coerente indebolendo, in questo modo, la potenza attrattiva del film
Testo Breve:

Un giovane pigro trova la giusta motivazione per impegnarsi nell’aiutare gli altri a superare dei momenti difficili. Siani fa ridere ma manca la comicità brillante dei precedenti lavori

Alessandro Siani, dopo il Principe Abusivo (2013) e Si accettano Miracoli (2015) torna sul grande schermo con il suo terzo film da regista. Il risultato non è all’altezza della comicità che Siani aveva dimostrato, per esempio, in pellicole come Benvenuti al Sud (2010), in cui la coppia con Bisio, nel sostenere con un ritmo divertente ed incessante una trama dopotutto semplice, si era rivelata decisamente più efficace rispetto a quella qui presente con Abatantuono.

Mister Felicità si sviluppa su di un umorismo di circostanza, di situazione e di battuta, laddove, specialmente in questo ultimo caso, la mancanza di una struttura comica solida, continuativa e coerente indebolisce la potenza attrattiva del film. Film che resta, comunque, portatore di un messaggio positivo e raccontato in maniera sempre gradevole e mai volgare.

Il tema della felicità, come suggerisce il titolo, è al centro della narrazione e si trova incorniciato all’interno di una tradizionale commedia romantica. Questo ambito status emotivo qui si declina in base all’esperienza di ogni personaggio della storia, anche se a ben vedere, il messaggio finale del film riconduce ad un minimo comune denominatore. La stella del ghiaccio Arianna, per esempio, è ora infelice e depressa a causa della brutta caduta che, durante una gara, le è costato il primo posto e ha compromesso, a suo dire, la propria immagine agli occhi dei tifosi e dell’intero mondo del Pattinaggio. Martino, invece, è un uomo indolente e pigro a cui la vita “semplicemente” va male. Indolenza, pessimismo e assenza di risultati soddisfacenti si rincorrono in una spirale che sembra non avere fine. Il Dottor Gioia, poi, trascorre una vita apparentemente impeccabile. Molto bravo nel suo lavoro di motivatore, è debole nell’affrontare e risolvere le fragilità della sua vita. Infine Augusta, che risucchia l’essenza della propria felicità dalle soddisfazioni sportive della figlia Arianna.

Quello che Siani cerca di raccontare, nonostante non emerga sempre chiaramente, è che il germe della felicità risiede in ognuno di noi e non può dipendere da fattori esterni. Arianna deve imparare ad accettare le cadute e a sapersi rialzare. Martino può trovare solo in se stesso la volontà di creare qualche cosa di bello e deve smettere di aspettare che le soddisfazioni gli cadano dal cielo. Il Dottor Gioia ha un rapporto familiare da recuperare e può farlo solo se toglie la maschera dell’uomo perfettamente felice. Augusta dovrebbe smettere di far dipendere la propria serenità dalle vittorie di Arianna.

Insomma, Siani come sceneggiatore e come regista ce la mette tutta per regalare un bel film ai suoi spettatori. A Mister Felicità manca, però, quella comicità acuta e brillante che ne avrebbe resa imperdibile la visione.

Autore: Maria Luisa Bellucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/20/2016 - 15:53
Titolo Originale: NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Volfango De Biasi
Sceneggiatura: Volfango De Biasi
Produzione: FILMAURO
Durata: 90
Interpreti: conPasquale Petrolo, Claudio Gregori, Paolo Ruffini, Nino Frassica, Eleonora Giovanardi, Monica Lima, Enzo Iuppiariello, Ninetto Davoli, Uccio De Santis, Enrico Guarneri

Erminio è il figlio non riconosciuto – e molto imbranato - del boss romano Er Duca, mentre Prisco, che del Er Duca ne è figlio legittimo, ha da tempo rinnegato la propria natura criminale per dedicarsi alla vita da Boy Scout. Un’importante missione riunisce i due fratelli: aiutare il padre a risanare i propri debiti con Equitalia. Motivo per cui Ermino coinvolge il fanciullesco Prisco in un improbabile viaggio a Londra per recuperare i soldi sfruttando il ristorante che Er Duca possiede nella Capitale britannica. Peccato, però, che Il Barone, gestore del locale insieme a sua figlia - la severa Chef Anita – sia ricattato da Robocop, uno strozzino senza scrupoli che dà loro una settimana di tempo per trovare il denaro chiesto. Altrimenti faranno tutti una brutta fine. La soluzione per ottenere tutti quei soldi– un milione e mezzo di sterline – cade fra le loro mani dal cielo. I cani della Regina, infatti, sono assicurati per la cifra necessaria a mettere a tacere Robocop da una parte ed Equitalia dall’altra. Ed il caso vuole che i due cagnolini siano abitualmente portati a pranzo proprio nel ristorante davanti a quello del Barone. Alla combriccola criminale e scalcagnata – nella quale trova posto anche la ritrovata anima malvagia di Prisco - si aggiungono altri due elementi che, ai tempi d’oro, avevano fatto parte della stessa banda del Er Duca e del Barone. Ovvero Il Mago e Il Barese. Questa surreale banda riuscirà nell’improbabile intento di rapire i cani della Regina e di risanare i debiti contratti?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è sicuramente indulgente con le iniziative truffaldine dei protagonisti ma il tutto viene proposto in chiave assolutamente comica e a volte grottesca.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grazie a Lillo e Greg eNino Frassica il film riesce ad essere ancora divertente, nonostante la sceneggiatura modesta
Testo Breve:

Due fratelli si ritrovano a risanare i debiti contratti dal padre e mediatano un insolito furto. Un cinepanettone che riesce ad essere divertente solo grazie alla bravura dei protagonisti

Ancora una volta Natale porta con sé un sacco carico di Cinepanettoni, oramai un genere cinematografico riconosciuto ed atteso da chi frequenta il grande schermo quasi solo in occasione delle festività di fine anno.

Le aspettative, generalmente piuttosto basse verso questi film, non vengono tradite. La trama è abbastanza divertente e totalmente surreale sia nella storia in sé quanto nella sua costruzione narrativa, priva di grosse volgarità e decisamente ricca di gag. Il tono comico della storia viene dato più dall’interpretazione degli attori che dalle battute e dalle situazioni. Questo probabilmente smorza il ritmo e, pur nel contesto dei cinepanettoni, lo rende meno attraente rispetto ai tradizionali e garantiti Boldi e De Sica.

I personaggi, privi di una particolare profondità psicologica, sono macchiette che si autoalimentano attorno ad uno o due caratteri dominanti. Ne è un chiaro esempio la figura di Anita, che scimmiotta la televisione italiana ormai così devota ai grandi Chef. Anche lo schema narrativo che li riunisce è basilare e abbastanza individuabile, grazie, soprattutto, all’insistenza con cui, in alcune battute, i personaggi stessi indirizzano lo spettatore verso una certa e voluta interpretazione.

In particolar modo è evidente la contrapposizione tra padri e figli. Vecchia verso nuova generazione. I padri che hanno commesso errori verso i figli che possono essere artefici del proprio destino, svincolandosi dall’eredità pesante lasciata dal proprio padre e dimostrando che si può cambiare. Si pensi al personaggio di Prisco. Da ex delinquente si trasforma in un puerile Boy Scout. Ma la sua vera natura, che Prisco ha deciso di nascondere perché se ne vergogna, soggiace repressa fino a quando non si verifica la reale e concreta possibilità di affrontarla e sconfiggerla.

Al di là di pochi spunti potenzialmente interessanti, Natale a Londra – Dio salvi la Regina è una grossa presa in giro: dell’Italia delinquente, degli Italiani “cafoni”, degli Italiani all’estero, della Gran Bretagna, qui bollata con la Brexit, e della Regina.

Forse troppa carne al fuoco che, sì, diverte, ma senza lasciare niente di più che un lieve sorriso.

 

Autore: Maria Luisa Bellucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

NON C'E' PIU' RELIGIONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/12/2016 - 14:00
Titolo Originale: Non c'è più religione
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Miniero
Sceneggiatura: Luca Miniero, Astutillo Smeriglia
Produzione: Cattleya, Rai Cinema
Durata: 92
Interpreti: Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Gassmann, Nabiha Akkari, Giovanni Cacioppo

In una piccola isola del Mediterraneo il neoeletto sindaco Cecco tenta di ridare vita e lustro al tradizionale presepe vivente locale, ma per farlo dovrà ricorrere all’aiuto della comunità tunisina stabilitasi sull’isola negli ultimi anni. Cecco, la sua aiutante suor Marta e il nuovo capo della piccola comunità musulmana Bilal dovranno dunque imparare a superare ostacoli e trovare ragionevoli compromessi che mettano tutti d’accordo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film vorrebbe riuscire a mettere in discussioni pregiudizi e chiusure che ostacolano il dialogo tra culture diverse, ma dimentica di approfondire la conoscenza delle religioni tirate in ballo e lascia che la storia sfoci in un caotico sincretismo
Pubblico 
Adolescenti
Molta disinvoltura sulle tematiche religiose potrebbero confondere chi non è preparato al tema. Non agevola in questa gioiosa presa in giro delle religioni, la figura di una ragazza cristiana che si innamora di un mussulmano ma poi ha un figlio da un buddista
Giudizio Artistico 
 
Le musiche, le immagini e il ritmo narrativo rendono nell’insieme la storia gradevole e divertente sebbene superficiale
Testo Breve:

Natale è tempo di pace, anche fra comunità diverse come quella cristiana e mussulmana che convivono sulla stessa isola. Ma la sceneggiatura è modesta e tutto si risolve in un sincretismo confusionario

Umorismo, sarcasmo e un pizzico di commozione, in Non c’è più religione.  Luca Miniero si diverte a mescolare le carte con leggerezza e molta fantasia, non tanto per lanciare un messaggio di pace, ma piuttosto per sdrammatizzare un tema quanto mai attuale come quello dell’integrazione tra razze e culture. Il regista di Benvenuti al sud torna a dirigere la consolidata coppia comica formata da Angela Finocchiaro e Claudio Bisio, con l’aggiunta di Alessandro Gassmann, in una commedia leggera ma che non riesce a sganciarsi dai più diffusi e superficiali luoghi comuni sulla religione.

In una piccola isola del Mediterraneo il neoeletto sindaco Cecco (Claudio Bisio), con l’aiuto di suor Marta (Angela Finocchiaro), decide di rilanciare il turismo religioso locale ridando vita allo storico presepe vivente. Tuttavia anche in un questo piccolo centro il problema del dilagante calo delle nascite si avverte fortemente al punto che tra gli abitanti autoctoni non ci sono più candidati adatti a ricoprire il ruolo fondamentale di Gesù bambino. Al contrario la vicina comunità dei tunisini non ha carenza di neonati e Cecco vorrebbe chiederne uno in prestito per il presepe, ma Bilal, al secolo Marietto (Alessandro Gassmann), italiano convertito all'Islam e ora nuova guida dei tunisini, non è disposto a scendere a patti con troppa leggerezza. Il tutto simboleggiato da una ragazza cristiana che si innamora di un mussulmano ma poi ha un figlio da un buddista.

Una commedia sull’arte tutta italiana dell’arrangiarsi in cui la musica si lega bene agli incantevoli scorci paesaggistici e le scene, realizzate spesso con una punta di simbolico surrealismo, narrano la storia in modo vivace.

Per un film di questo genere è lodevole e interessante lo sforzo di allontanarsi dai tradizionali temi cinematografici di Natale che spaziano dalla commedia demenziale alle storie dal consueto sapore buonista, riproponendo invece l’idea del presepe come simbolo principale di questa festa. Tuttavia, anche in un contesto comico e leggero come questo, si avverte una fastidiosa mancanza di approfondimento del tema religioso, tanto per quanto riguarda la cultura cristiana quanto per quella islamica.

L’intenzione era quella di scardinare i pregiudizi che spesso sono causa di divisioni e contrasti tra le due comunità, quella cristiana e quella magrebina, con un atteggiamento ironico e sdrammatizzante. Eppure, poiché la trama viaggia in realtà sui più noti luoghi comuni propri alle due culture, l’intera storia risente di una grande superficialità dal punto di vista culturale e di un forte sincretismo da un punto di vista religioso.

Le figure religiose presenti nella storia, da suor Marta, il Vescovo, a Bilal, inteso anche come guida spirituale della comunità islamica locale, finiscono per dipingere personaggi che nulla hanno a che vedere con l’esperienza di fede.

L’idea è che l’integrazione tra comunità diverse si possa fondare principalmente su un rimescolamento culturale in cui ciascuna delle parti sia disposta a cedere o modificare porzioni della propria identità al fine di favorire l’accoglienza delle tradizioni e delle abitudini dell’altro. Il risultato che si raggiunge però è solo una caotica, superficiale e poco convincente confusione, che genera un impoverimento di tutte le culture e religioni tirate in ballo nella vicenda: cristiana, musulmana e persino buddhista.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

UNA VITA DA GATTO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/10/2016 - 18:25
Titolo Originale: Nine Lives
Paese: USA, Francia, Cina
Anno: 2016
Regia: Barry Sonnenfeld
Sceneggiatura: Gwyn Lurie, Matt R. Allen, Caleb Wilson, Daniel Antoniazzi, Ben Shiffrin;
Produzione: EUROPACORP, IN ASSOCIAZIONE CON FUNDAMENTAL FILMS
Durata: 87
Interpreti: Kevin Spacey, Jennifer Garner, Christopher Walken

Tom Brand è un egocentrico magnate newyorkese talmente concentrato sul lavoro – e impegnato in imprese fini a se stesse come quella di costruire il grattacielo più alto dell’emisfero boreale – da trascurare tutto il resto. Con un divorzio alle spalle, e il figlio di primo letto che lavora con lui nella sua corporation, Tom ignora completamente le esigenze della sua nuova famiglia, in cui la bella e paziente moglie Lara deve crescere praticamente da sola la figlioletta Rebecca. Quando quest’ultima compie undici anni, Tom accetta di comprarle come regalo di compleanno – più che altro per mancanza di altre idee – quello che la ragazzina ha espressamente chiesto: un gatto. Finisce quindi in uno strano negozio di animali dove il proprietario, il bizzarro Felix Perkins, gli vende il pelosissimo Mr. Fuzzypants, con cui Tom, che odia i felini, se ne torna verso casa. Costretto a una deviazione dall’ennesimo contrattempo lavorativo, Tom rimane vittima di un terribile incidente che lo manda in ospedale, in coma profondo, e lo fa reincarnare nel gatto. Ohibò, come uscirne?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un film che dovrebbe essere indirizzato ai bambini, si affronta con disinvoltura il tema del fine vita, ritenendo una giusta decisione quella di staccare la spina a una persona in coma
Pubblico 
Adolescenti
Per alcuni accenni volgari e per le tematiche trattate, non adatte a un pubblico di bambini
Giudizio Artistico 
 
Un imbolsito Kevin Spacey, trasformato per magia sulla falsariga di precedenti più famosi (Canto di Natale, The Family Man) non riesce a salvare un film con pochi momenti originali e divertenti
Testo Breve:

Un uomo, che trascura la famiglia per occuparsi solo dei suoi affari, viene trasformato in un gatto per ridere la sua vita da un angolo totalmente diverso. Un film inconsistente con pochi momenti divertenti 

Prodotto dalla francese Europacorp, fondata da Luc Besson, e diretto dal Barry Sonnenfeld dei due Addams Family e dei tre Men In Black, questo piccolo film (meno di un’ora e mezza di durata), ripesca il fortunato archetipo fantasy in cui un uomo apparentemente irredimibile, abbarbicato ai suoi vizi e ai suoi difetti, precipita in una situazione paradossale che gli fa guardare la realtà con occhi diversi, espiare le sue colpe e cambiare vita.

La storia, stranamente, non è ambientata durante le feste di Natale, il contesto narrativo perfetto per far accettare anche allo spettatore più smaliziato quel tocco di magia in più, non altrimenti credibile. I precedenti illustri sono innumerevoli, da Canto di Natale di Dickens al sottovalutato The Family Man con Nicolas Cage, passando dal fondamentale La vita è meravigliosa di Frank Capra e da tanti film di Walt Disney con protagonisti quadrupedi, e non è certo l’originalità che si chiede a un prodotto di questo tipo.

Nonostante la strada spianata, però, il film s’incaglia proprio dove dovrebbe filare: leggermente più volgare e ammiccante dei classici film per ragazzi (il grattacielo come simbolo fallico, le battute sul botulino…), ha una premessa del tutto incomprensibile per gli spettatori più giovani, con i suoi dialoghi velocissimi in cui si parla di vendita di azioni, fusioni miliardarie e consigli di amministrazione. Gli addetti al casting, poi, hanno pensato che a incarnare il protagonista – per cui fare il tifo nonostante la profusione di cinismo, in un ruolo che vent’anni prima sarebbe stato di Bill Murray – andasse bene l’imbolsito Kevin Spacey (scelta viziata senz’altro dalla performance dell’attore nella serie House of Cards). Neanche è chiaro perché la decisione di staccare la spina all’uomo in coma, caldeggiata all’inizio solo dal cattivo del film (il numero 2 dell’azienda che vuole fare le scarpe a Tom), dopo pochissimi giorni venga condivisa anche dalla moglie che pensa, in lacrime, di fare così “il bene della figlia” (?): come generatore del conto alla rovescia entro il quale Tom è chiamato a completare il suo arco di trasformazione, una forzatura.

In fin dei conti, un film abbastanza scialbo, dove si salvano solo il tema (“l’amore è sacrificio”, sbandierato in quella che gli esperti chiamano scena di exposition, cioè spiattellato senza una costruzione drammatica), cinque minuti divertenti con i tentativi di Tom, appena diventato gatto, di gestire la situazione negli inediti panni, e un Christopher Walken deliziosamente perfido nelle vesti del mago, o forse dell’angelo, responsabile del complotto felino. 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

AMORE E INGANNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/29/2016 - 08:15
Titolo Originale: Love & Friendship
Paese: IRLANDA, FRANCIA, OLANDA, GRAN BRETAGNA
Anno: 2016
Regia: Whit Stillman
Sceneggiatura: Whit Stillman
Produzione: WESTERLY FILMS, BLINDER FILMS, CHIC FILMS IN CO-PRODUZIONE CON REVOLVER AMSTERDAM, ARTE FRANCE CINÉMA
Durata: 90
Interpreti: Kate Beckinsale, Xavier Samuel, Emma Greenwell, Tom Bennett

Lady Susan Vermon è rimasta vedova da poco; Il suo soggiorno presso i signori Manwaring deve venir interrotto a causa di alcune maldicenze intorno a una sua presunta relazione con il bel lord Manwaring. Susan e sua figlia Frederica si recano quindi a Churchill, per chiedere ospitalità a suo cognato Charles Vernon e sua moglie Catherine. La fama di Susan come donna scaltra e seducente l’ha preceduta e non poche perplessità suscitano le lunghe passeggiate con le quali il giovane Reginald, fratello minore di Catherine, si intrattiene con la nuova arrivata. Ancora una volta Susan riesce a dirottare le attenzioni degli altri verso su sua figlia Frederica, in età da marito. Esiste già uno spasimante, il ricco sir James Martin che Susan vede come soluzione ideale per sua figlia ma Frederica non lo sopporta perché si tratta di uno sciocco sprovveduto. Alla fine le cose si mettono male per Susan perché compaiono prove documentate della sua relazione con Lord Manwaring; Susan non si perde d’animo ed è così scaltra da rivoltare la situazione a suo favore...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista usa la sua bellezza e la sua intelligenza al solo scopo di perseguire il proprio benessere e per lei esistono solo matrimoni di convenienza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura, scenografia, regia e attori hanno svolto un onesto servizio di messa in scena di questo racconto della grande Jane Austen, senza particolari eccellenze ma con ottima professionalità
Testo Breve:

La protagonista Lady Susan si allontana dai canoni delle eroine a cui la scrittrice Jane Austen ci ha abituato: nell’Inghilterra dei primi dell’Ottocento: le donne cercano la loro libertà sposandosi per interesse e non per amore. Un racconto ironico e divertente

Il film è tratto dalla novella epistolare Lady Susan, di Jane Austen. Si tratta sicuramente di un’opera minore della grande scrittrice ma è sufficiente per sconvolgere i tanti luoghi comuni che si sono consolidati intorno alle sue opere, sopratutto da parte di chi ne ha prevalentemente una conoscenza cinematografica.

Dov’è finita la Jane Austen riferimento sicuro per un’etica tutta incentrata sulle virtù? E i famosi dialoghi fra miss Bennet e sir Darcy, formalmente impeccabili, specchio di una squisita finezza di sentimenti?

Sono ancora validi tutti gli studi fatti per confrontare le virtù dei protagonisti dei suoi romanzi con l’Etica Nicomachea di Aristotele?

La protagonista, Lady Susan, è campionessa di astuzia. Usa la sua intelligenza, le sue abilità dialettiche e il suo fascino per stravolgere le vite degli altri al solo scopo di perseguire il suo benessere e la sua indipendenza, una sorte di femminista ante litteram. Perfino con sua figlia non esita ad essere cattiva maestra cercando di convincerla a sposare un uomo che lei non ama, invitandola a decidere in base a regole di pura convenienza economica.

Lady Susan non si trattiene neanche dal dichiarare che si augura un attacco di gotta a Mr Johnson, il marito della sua migliore amica; conferma inoltre che per lei sono interessanti solo due tipi di mariti: quelli vecchi o quelli sciocchi, purché siano entrambi ricchi

Sembra quasi che la scrittrice abbia anticipato la figura della protagonista affascinante, maliarda, astuta e arrivista, che può essere ammirata solo per la sua perseveranza e faccia tosta  e che diventerà, qualche decennio dopo, . la  Becky  Sharp del libro La Fiera della Vanità, di William Makepeace Thackeray.

Se finora abbiamo sottolineato le differenze, il flusso del racconto rispecchia ciò che ci si aspetta in un romanzo della Jane Austen: presenza di ragazze in cerca di marito, alternanza fra la vita in campagna e Londra, lunghe passeggiate, conversazioni che scivolano nel pettegolezzo, fra persone sempre pronte a giudicare gli altri. La scrittrice è riuscita a creare, anche in questo caso, un quadro dalla composizione impeccabile, con i pieni e i vuoti sapientemente inseriti, incluso un brillante colpo di scena finale.

Ciò che costituisce un’altra scoperta, questa volta piacevole, è una Jane Austen dotata di un umorismo tagliente e ironico, anche se oggetto dei suoi strali sono soprattutto gli uomini. L’ingenuo di turno è sir James, che non ricorda bene se i comandamenti della Bibbia siano dodici o dieci e non si accorge di avere in casa l’amante di sua moglie; oppure Charles, che è talmente ben predisposto nei confronti di Lady Susan da trovare sempre l’argomento giusto per giustificare il suo comportamento.

Possiamo pensare che Jane Austen si sia presa, con questa novella, una pausa di divertimento e la stessa figura di Lady Susan sia stata inserita per ammonirci su come il fine ragionamento (in fondo, mentre Jane scrive, il Settecento è finito da poco) sia un’arma che possa anche avere un suo sinistro potere quando viene usato per il solo tornaconto  personale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IN GUERRA PER AMORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/14/2016 - 16:52
Titolo Originale: In guerra per amore
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Pif (Pierfrancesco Diliberto)
Sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani
Produzione: WILDSIDE, CON RAI CINEMA
Durata: 99
Interpreti: Pif (Pierfrancesco Diliberto), Andrea Di Stefano, Miriam Leone, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna,Stella Egitto

Arturo Giammarresi, cameriere in un ristorante italiano di New York nel 1943, sogna di sposare la bella conterranea Flora, ma il di lei padre ha altre mire: farla sposare con il figlio di un boss locale, in “amicizia” con Lucky Luciano. L'unico modo per ottenere la mano di Flora è quello di chiederla direttamente al padre della ragazza, che vive in Sicilia. Al giovane non resta che andare in guerra per amore e si arruola nell’Esercito americano che sta per sbarcare nell’isola. Arturo riesce ad arrivare a Crisafulli, il paese del padre di Flora e, troppo impegnato a risolvere i suoi problemi di cuore, non si accorge di ciò che sta accadendo intorno a lui: l’esercito americano riesce ad avanzare senza molte perdite umane in base ad accordi pattuiti con la mafia locale grazie alla mediazione di Lucky Luciano. Un accordo che prevede anche la scarcerazione di molti mafiosi....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Pif ci trasmette tutto il suo amore per la terra siciliana esprimendo un profondo rammarico per quegli avvenimenti che ridiedero potere e giustificazione legale alle azioni della mafia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona prova di molti degli attori coinvolti ma il racconto procede in modo discontinuo fra sketch, racconti favolistici e un eccesso di semplificazione di fronte a fatti realmente accaduti
Testo Breve:

Pif ritorna nella sua  Sicilia dopo La mafia che uccide solo d’estate raccontando una specie di presequel ai tempi dello sbarco delle truppe americane in Sicilia. Il film trasmette ancora un forte impegno civile ma alcune carenze narrative risultano più scoperte

Dopo il successo del suo primo film, La mafia uccide solo d’estate,  Pierfrancesco Diliberto, in arte PIF, continua  a parlare della sua Sicilia usando  ancora il formato della docu-commedia. Un modo per esprimere la sincera tensione civile dell’autore in favore di un impegno più deciso contro la mafia, mediato attraverso uno stile lieve e ironico.

Se nel primo le azioni criminose della malavita era filtrate attraverso lo sguardo innocente del bambino Arturo, novello Candide, ora è il turno del cameriere Arturo che, troppo ingenuo e impegnato a portare a compimento il suo romanzo d’amore, prende coscienza molto lentamente  degli eventi di portata storica che si stanno svolgendo sotto i suoi occhi: una sorta di Forrest Gump italiano.

Se nel precedente lavoro, Pif mostrava il suo volto serio nel finale, quando l’Arturo ormai adulto mostrava a suo figlio i luoghi dove sono caduti Falcone, Borsellino e il generale Dalla Chiesa, allo stesso modo questo film si conclude rivelando il collegamento con quella realtà che ha sorretto le fila di tutto il racconto: il rapporto del capitano W. E. Scotten consegnato nel ’43 al generale Holmes, capo delle operazioni al Sud (nel film si immagina che venga consegnato al Presidente). In esso c’è la conferma documentata che l’Esercito considerò la mafia un interlocutore valido, utile  per facilitare la penetrazione in Sicilia.

La prima percezione che si coglie nel vedere questo film è quella di un lavoro discontinuo, con un’alternanza di alti e bassi. Particolarmente riuscita la coppia del cieco e dello zoppo, (Saro e Mimmo) che si aiutano a vicenda in quei momenti difficili, mentre appare poco più di una favoletta il racconto dei tentativi di Flora per ritardare il matrimonio con il pretendente indesiderato, una specie di Penenlope moderna. Un personaggio incompiuto, perché poco amalgamato con il resto del racconto è quello di Teresa, un donna che con suo figlio attende invano che torni il marito dalla guerra. Al contraio è molto bella (la migliore interpretazione del film, quella di Andrea di Stefano) la figura del capitano Philip, che sarà colui che scriverà la letttera di protesta al Presidente.

Rispetto al film precedente, lo sdegno  civile che Pif vuole innescare risulta attenuato dal contesto a cui fa rifeimento. Se in  La mafia uccide solo d’estate l’appello era rivolto ai suoi conterranei con il nobile obiettivo di tener alte le difese contro la delinquenza organizzata, l’accusa contro le scelte degli Stati Uniti fatte all’epoca della Seconda Guerra Mondiale  risulta meno convincente. La guerra ha le sue priorità anche se possono risultare odiose. Come viene chiarito anche nel film, ogni iniziativa volta a ridurre le perdite fra i soldati americani, inclusa quella di stabilire un accordo con la mafia, aveva trovato la sua giustificazione. Il film sintetizza anche gli eventi successivi alla guerra mostrando un boss mafioso intento a tenere  un comizio politico. Una sequenza breve, che non trova il tempo per approfondire le motivazioni del nuovo “accreditamento” della mafia, vista ora come un mezzo per contenere l’avanzata del partito comunista nell’isola.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

CHE VUOI CHE SIA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/08/2016 - 06:45
Titolo Originale: Che vuoi che sia
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Edoardo Leo
Sceneggiatura: Edoardo Leo, Alessandro Aronadio, Marco Bonini, Renato Sannio
Produzione: IIF ITALIAN INTERNATIONAL FILM, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
Interpreti: Edoardo Leo, Anna Foglietta, Rocco Papaleo,Marina Massironi

Claudio e Anna, arrivano a fatica alla fine del mese e vorrebbero tanto avere un figlio. Lei è insegnante, lui è un ingegnere informatico che sbarca il lunario riparando computer ai propri amici ma ha un’idea in testa: realizzare un sito dove idraulici, imbianchini, tecnici specializzati, possano offrire le loro prestazioni e ricevere le prenotazioni per il proprio lavoro. Il crowfunding non porta a risultati significativi e una sera, complice qualche bicchiere di troppo, Claudio e Anna postano un filmino dove si dichiarano disponibili a registrare una loro notte d’amore che sarà reso visibile  da  chi avrà finanziato il suo progetto. I due ben presto si accorgono che nessuno ha interpretato il loro messaggio come uno scherzo e i soldi stanno arrivando senza interruzione…

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il principio di utilità emerge con forza in questo film: è lecito fare del male per ottenere un bene? Per fortuna ci pensano le vecchie generazioni a ricordare che è importante accontentarsi del poco per beneficiare dei veri valori che non hanno prezzo
Pubblico 
Adolescenti
Per il tema scabroso si sconsiglia la visione ai più piccoli. Alcune espressioni esplicite a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film sembra accontentarsi di far ridere con gag e battute modeste mentre il tema affrontato è assolutamente serio e di attualità
Testo Breve:

Una coppia che vive modestamente si accorge che può migliorare il proprio tenore di vita vendendo in Internet la propria intimità. Una commedia all’italiana che affronta tematiche molto attuali

Edoardo Leo era già stato il protagonista di una commedia molto interessante: Smetto quando voglio. Brillanti ricercatori universitari, ex studenti plurilaureati, si trovavano a sbarcare il lunario con lavori di fortuna, finché avevano avuto l’idea di mettere insieme i loro talenti per sintetizzare e commercializzare nuovi tipi di stupefacenti. Edoardo di Leo è ora non solo protagonista ma anche regista di una storia simile ma forse più amara perché affatto paradossale. Di nuovo due giovani brillanti che non trovano uno sbocco soddisfacente nella società, di nuovo una soluzione non ortodossa ma di valore commerciale: vendere la loro intimità per ottenere i soldi necessari a finanziare il progetto di Leo, cambiare casa e finalmente avere un figlio.

E’ inutile sottolineare quanto questa tematica sia attuale: in entrambi i film viene posta in evidenza come accanto alla società reale, nella quale è sempre più difficile inserirsi,  esista una specie di società virtuale , dove si incontrano tutti, proprio tutti (“Internet ha aperto la porta a tanti stupidi” dice senza mezzi termini il protagonista) e dove ognuno, nel segreto della propria stanza, si diletta, con un semplice click, in cose che non oserebbe mai fossero conosciute in pubblico (come l’amico porno-dipendente di Claudio che si sente male quando il computer si guasta). Il film analizza molto bene gli elementi di contorno che vengono innescati per tenere alta l’aspettativa per pubblico di finanziatori-guardoni: le dichiarazioni mandate in rete che confermano  le intenzioni della coppia,  l’intervista spietata condotta da una rete televisiva per stimolare nel pubblico la discussione sul caso e l’ansia dell’attesa.

Ecco quindi Claudio e Anna di fronte al più abusato dei dilemmi etici: è corretto, per raggiungere un bene commettere del male? Era stato probabilmente  Breakig Bad il primo serial (il professore di chimica mal pagato che decide di produrre e smerciare stupefacenti per curare suo figlio con handicap) che ha sviluppato una storia intorno a questo tema  ma poi è dilagato in tanti altri serial e film; buon ultimo il serial su I medici, dove viene sentenziato che a volte è lecito commettere il male per raggiungere un bene superiore.

Anna, dopo un primo momento di sgomento, si pone esattamente lo stesso dilemma: se io cerco i soldi per poter fare un bambino, cosa “vuoi che sia” la registrazione di una notte d’amore? In realtà come viene ricordato anche nel film, Internet ha una memoria di ferro e una volta che viene avviato il meccanismo della curiosità degli internauti, non si potrà più fermare fino a quando non sorgerà una nuova curiosità, che possa interessare questo mondo di perenni bambini viziati.

Non vi riveliamo le conclusioni della vicenda ma sono molto belle le frasi pronunciate dai genitori di lei e di lui: ai loro tempi non c’era Internet e mancavano i soldi come ora. Eppure loro sono nati ugualmente: segno che non bisogna rendere necessario ciò che non lo è e cercare di vivere la felicità che conta, quella della famiglia?

Il film sviluppa un’altra forma di critica sociale riguardo a certe forme di convivenza. Propababilemnete questo è il primo film italiano dove vengono citati e mostrati in essere i L.A.T. (live apart togheter): il vivere cioè in case separate e incontrarsi solo la sera e nei weekend, per continuare a provare le sensazioni dei primi incontri.

Alla fine questo Che vuoi che sia” ha un indubbio merito: aver riesumato la classica, gloriosa commedia all’italiana, che faceva ridere ma al contempo affondava le unchie su problemi sociali attuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |