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NON C'E' PIU' RELIGIONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/12/2016 - 15:00
Titolo Originale: Non c'è più religione
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Miniero
Sceneggiatura: Luca Miniero, Astutillo Smeriglia
Produzione: Cattleya, Rai Cinema
Durata: 92
Interpreti: Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Gassmann, Nabiha Akkari, Giovanni Cacioppo

In una piccola isola del Mediterraneo il neoeletto sindaco Cecco tenta di ridare vita e lustro al tradizionale presepe vivente locale, ma per farlo dovrà ricorrere all’aiuto della comunità tunisina stabilitasi sull’isola negli ultimi anni. Cecco, la sua aiutante suor Marta e il nuovo capo della piccola comunità musulmana Bilal dovranno dunque imparare a superare ostacoli e trovare ragionevoli compromessi che mettano tutti d’accordo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film vorrebbe riuscire a mettere in discussioni pregiudizi e chiusure che ostacolano il dialogo tra culture diverse, ma dimentica di approfondire la conoscenza delle religioni tirate in ballo e lascia che la storia sfoci in un caotico sincretismo
Pubblico 
Adolescenti
Molta disinvoltura sulle tematiche religiose potrebbero confondere chi non è preparato al tema. Non agevola in questa gioiosa presa in giro delle religioni, la figura di una ragazza cristiana che si innamora di un mussulmano ma poi ha un figlio da un buddista
Giudizio Artistico 
 
Le musiche, le immagini e il ritmo narrativo rendono nell’insieme la storia gradevole e divertente sebbene superficiale
Testo Breve:

Natale è tempo di pace, anche fra comunità diverse come quella cristiana e mussulmana che convivono sulla stessa isola. Ma la sceneggiatura è modesta e tutto si risolve in un sincretismo confusionario

Umorismo, sarcasmo e un pizzico di commozione, in Non c’è più religione.  Luca Miniero si diverte a mescolare le carte con leggerezza e molta fantasia, non tanto per lanciare un messaggio di pace, ma piuttosto per sdrammatizzare un tema quanto mai attuale come quello dell’integrazione tra razze e culture. Il regista di Benvenuti al sud torna a dirigere la consolidata coppia comica formata da Angela Finocchiaro e Claudio Bisio, con l’aggiunta di Alessandro Gassmann, in una commedia leggera ma che non riesce a sganciarsi dai più diffusi e superficiali luoghi comuni sulla religione.

In una piccola isola del Mediterraneo il neoeletto sindaco Cecco (Claudio Bisio), con l’aiuto di suor Marta (Angela Finocchiaro), decide di rilanciare il turismo religioso locale ridando vita allo storico presepe vivente. Tuttavia anche in un questo piccolo centro il problema del dilagante calo delle nascite si avverte fortemente al punto che tra gli abitanti autoctoni non ci sono più candidati adatti a ricoprire il ruolo fondamentale di Gesù bambino. Al contrario la vicina comunità dei tunisini non ha carenza di neonati e Cecco vorrebbe chiederne uno in prestito per il presepe, ma Bilal, al secolo Marietto (Alessandro Gassmann), italiano convertito all'Islam e ora nuova guida dei tunisini, non è disposto a scendere a patti con troppa leggerezza. Il tutto simboleggiato da una ragazza cristiana che si innamora di un mussulmano ma poi ha un figlio da un buddista.

Una commedia sull’arte tutta italiana dell’arrangiarsi in cui la musica si lega bene agli incantevoli scorci paesaggistici e le scene, realizzate spesso con una punta di simbolico surrealismo, narrano la storia in modo vivace.

Per un film di questo genere è lodevole e interessante lo sforzo di allontanarsi dai tradizionali temi cinematografici di Natale che spaziano dalla commedia demenziale alle storie dal consueto sapore buonista, riproponendo invece l’idea del presepe come simbolo principale di questa festa. Tuttavia, anche in un contesto comico e leggero come questo, si avverte una fastidiosa mancanza di approfondimento del tema religioso, tanto per quanto riguarda la cultura cristiana quanto per quella islamica.

L’intenzione era quella di scardinare i pregiudizi che spesso sono causa di divisioni e contrasti tra le due comunità, quella cristiana e quella magrebina, con un atteggiamento ironico e sdrammatizzante. Eppure, poiché la trama viaggia in realtà sui più noti luoghi comuni propri alle due culture, l’intera storia risente di una grande superficialità dal punto di vista culturale e di un forte sincretismo da un punto di vista religioso.

Le figure religiose presenti nella storia, da suor Marta, il Vescovo, a Bilal, inteso anche come guida spirituale della comunità islamica locale, finiscono per dipingere personaggi che nulla hanno a che vedere con l’esperienza di fede.

L’idea è che l’integrazione tra comunità diverse si possa fondare principalmente su un rimescolamento culturale in cui ciascuna delle parti sia disposta a cedere o modificare porzioni della propria identità al fine di favorire l’accoglienza delle tradizioni e delle abitudini dell’altro. Il risultato che si raggiunge però è solo una caotica, superficiale e poco convincente confusione, che genera un impoverimento di tutte le culture e religioni tirate in ballo nella vicenda: cristiana, musulmana e persino buddhista.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA VITA DA GATTO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/10/2016 - 19:25
Titolo Originale: Nine Lives
Paese: USA, Francia, Cina
Anno: 2016
Regia: Barry Sonnenfeld
Sceneggiatura: Gwyn Lurie, Matt R. Allen, Caleb Wilson, Daniel Antoniazzi, Ben Shiffrin;
Produzione: EUROPACORP, IN ASSOCIAZIONE CON FUNDAMENTAL FILMS
Durata: 87
Interpreti: Kevin Spacey, Jennifer Garner, Christopher Walken

Tom Brand è un egocentrico magnate newyorkese talmente concentrato sul lavoro – e impegnato in imprese fini a se stesse come quella di costruire il grattacielo più alto dell’emisfero boreale – da trascurare tutto il resto. Con un divorzio alle spalle, e il figlio di primo letto che lavora con lui nella sua corporation, Tom ignora completamente le esigenze della sua nuova famiglia, in cui la bella e paziente moglie Lara deve crescere praticamente da sola la figlioletta Rebecca. Quando quest’ultima compie undici anni, Tom accetta di comprarle come regalo di compleanno – più che altro per mancanza di altre idee – quello che la ragazzina ha espressamente chiesto: un gatto. Finisce quindi in uno strano negozio di animali dove il proprietario, il bizzarro Felix Perkins, gli vende il pelosissimo Mr. Fuzzypants, con cui Tom, che odia i felini, se ne torna verso casa. Costretto a una deviazione dall’ennesimo contrattempo lavorativo, Tom rimane vittima di un terribile incidente che lo manda in ospedale, in coma profondo, e lo fa reincarnare nel gatto. Ohibò, come uscirne?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un film che dovrebbe essere indirizzato ai bambini, si affronta con disinvoltura il tema del fine vita, ritenendo una giusta decisione quella di staccare la spina a una persona in coma
Pubblico 
Adolescenti
Per alcuni accenni volgari e per le tematiche trattate, non adatte a un pubblico di bambini
Giudizio Artistico 
 
Un imbolsito Kevin Spacey, trasformato per magia sulla falsariga di precedenti più famosi (Canto di Natale, The Family Man) non riesce a salvare un film con pochi momenti originali e divertenti
Testo Breve:

Un uomo, che trascura la famiglia per occuparsi solo dei suoi affari, viene trasformato in un gatto per ridere la sua vita da un angolo totalmente diverso. Un film inconsistente con pochi momenti divertenti 

Prodotto dalla francese Europacorp, fondata da Luc Besson, e diretto dal Barry Sonnenfeld dei due Addams Family e dei tre Men In Black, questo piccolo film (meno di un’ora e mezza di durata), ripesca il fortunato archetipo fantasy in cui un uomo apparentemente irredimibile, abbarbicato ai suoi vizi e ai suoi difetti, precipita in una situazione paradossale che gli fa guardare la realtà con occhi diversi, espiare le sue colpe e cambiare vita.

La storia, stranamente, non è ambientata durante le feste di Natale, il contesto narrativo perfetto per far accettare anche allo spettatore più smaliziato quel tocco di magia in più, non altrimenti credibile. I precedenti illustri sono innumerevoli, da Canto di Natale di Dickens al sottovalutato The Family Man con Nicolas Cage, passando dal fondamentale La vita è meravigliosa di Frank Capra e da tanti film di Walt Disney con protagonisti quadrupedi, e non è certo l’originalità che si chiede a un prodotto di questo tipo.

Nonostante la strada spianata, però, il film s’incaglia proprio dove dovrebbe filare: leggermente più volgare e ammiccante dei classici film per ragazzi (il grattacielo come simbolo fallico, le battute sul botulino…), ha una premessa del tutto incomprensibile per gli spettatori più giovani, con i suoi dialoghi velocissimi in cui si parla di vendita di azioni, fusioni miliardarie e consigli di amministrazione. Gli addetti al casting, poi, hanno pensato che a incarnare il protagonista – per cui fare il tifo nonostante la profusione di cinismo, in un ruolo che vent’anni prima sarebbe stato di Bill Murray – andasse bene l’imbolsito Kevin Spacey (scelta viziata senz’altro dalla performance dell’attore nella serie House of Cards). Neanche è chiaro perché la decisione di staccare la spina all’uomo in coma, caldeggiata all’inizio solo dal cattivo del film (il numero 2 dell’azienda che vuole fare le scarpe a Tom), dopo pochissimi giorni venga condivisa anche dalla moglie che pensa, in lacrime, di fare così “il bene della figlia” (?): come generatore del conto alla rovescia entro il quale Tom è chiamato a completare il suo arco di trasformazione, una forzatura.

In fin dei conti, un film abbastanza scialbo, dove si salvano solo il tema (“l’amore è sacrificio”, sbandierato in quella che gli esperti chiamano scena di exposition, cioè spiattellato senza una costruzione drammatica), cinque minuti divertenti con i tentativi di Tom, appena diventato gatto, di gestire la situazione negli inediti panni, e un Christopher Walken deliziosamente perfido nelle vesti del mago, o forse dell’angelo, responsabile del complotto felino. 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
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AMORE E INGANNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/29/2016 - 09:15
Titolo Originale: Love & Friendship
Paese: IRLANDA, FRANCIA, OLANDA, GRAN BRETAGNA
Anno: 2016
Regia: Whit Stillman
Sceneggiatura: Whit Stillman
Produzione: WESTERLY FILMS, BLINDER FILMS, CHIC FILMS IN CO-PRODUZIONE CON REVOLVER AMSTERDAM, ARTE FRANCE CINÉMA
Durata: 90
Interpreti: Kate Beckinsale, Xavier Samuel, Emma Greenwell, Tom Bennett

Lady Susan Vermon è rimasta vedova da poco; Il suo soggiorno presso i signori Manwaring deve venir interrotto a causa di alcune maldicenze intorno a una sua presunta relazione con il bel lord Manwaring. Susan e sua figlia Frederica si recano quindi a Churchill, per chiedere ospitalità a suo cognato Charles Vernon e sua moglie Catherine. La fama di Susan come donna scaltra e seducente l’ha preceduta e non poche perplessità suscitano le lunghe passeggiate con le quali il giovane Reginald, fratello minore di Catherine, si intrattiene con la nuova arrivata. Ancora una volta Susan riesce a dirottare le attenzioni degli altri verso su sua figlia Frederica, in età da marito. Esiste già uno spasimante, il ricco sir James Martin che Susan vede come soluzione ideale per sua figlia ma Frederica non lo sopporta perché si tratta di uno sciocco sprovveduto. Alla fine le cose si mettono male per Susan perché compaiono prove documentate della sua relazione con Lord Manwaring; Susan non si perde d’animo ed è così scaltra da rivoltare la situazione a suo favore...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista usa la sua bellezza e la sua intelligenza al solo scopo di perseguire il proprio benessere e per lei esistono solo matrimoni di convenienza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura, scenografia, regia e attori hanno svolto un onesto servizio di messa in scena di questo racconto della grande Jane Austen, senza particolari eccellenze ma con ottima professionalità
Testo Breve:

La protagonista Lady Susan si allontana dai canoni delle eroine a cui la scrittrice Jane Austen ci ha abituato: nell’Inghilterra dei primi dell’Ottocento: le donne cercano la loro libertà sposandosi per interesse e non per amore. Un racconto ironico e divertente

Il film è tratto dalla novella epistolare Lady Susan, di Jane Austen. Si tratta sicuramente di un’opera minore della grande scrittrice ma è sufficiente per sconvolgere i tanti luoghi comuni che si sono consolidati intorno alle sue opere, sopratutto da parte di chi ne ha prevalentemente una conoscenza cinematografica.

Dov’è finita la Jane Austen riferimento sicuro per un’etica tutta incentrata sulle virtù? E i famosi dialoghi fra miss Bennet e sir Darcy, formalmente impeccabili, specchio di una squisita finezza di sentimenti?

Sono ancora validi tutti gli studi fatti per confrontare le virtù dei protagonisti dei suoi romanzi con l’Etica Nicomachea di Aristotele?

La protagonista, Lady Susan, è campionessa di astuzia. Usa la sua intelligenza, le sue abilità dialettiche e il suo fascino per stravolgere le vite degli altri al solo scopo di perseguire il suo benessere e la sua indipendenza, una sorte di femminista ante litteram. Perfino con sua figlia non esita ad essere cattiva maestra cercando di convincerla a sposare un uomo che lei non ama, invitandola a decidere in base a regole di pura convenienza economica.

Lady Susan non si trattiene neanche dal dichiarare che si augura un attacco di gotta a Mr Johnson, il marito della sua migliore amica; conferma inoltre che per lei sono interessanti solo due tipi di mariti: quelli vecchi o quelli sciocchi, purché siano entrambi ricchi

Sembra quasi che la scrittrice abbia anticipato la figura della protagonista affascinante, maliarda, astuta e arrivista, che può essere ammirata solo per la sua perseveranza e faccia tosta  e che diventerà, qualche decennio dopo, . la  Becky  Sharp del libro La Fiera della Vanità, di William Makepeace Thackeray.

Se finora abbiamo sottolineato le differenze, il flusso del racconto rispecchia ciò che ci si aspetta in un romanzo della Jane Austen: presenza di ragazze in cerca di marito, alternanza fra la vita in campagna e Londra, lunghe passeggiate, conversazioni che scivolano nel pettegolezzo, fra persone sempre pronte a giudicare gli altri. La scrittrice è riuscita a creare, anche in questo caso, un quadro dalla composizione impeccabile, con i pieni e i vuoti sapientemente inseriti, incluso un brillante colpo di scena finale.

Ciò che costituisce un’altra scoperta, questa volta piacevole, è una Jane Austen dotata di un umorismo tagliente e ironico, anche se oggetto dei suoi strali sono soprattutto gli uomini. L’ingenuo di turno è sir James, che non ricorda bene se i comandamenti della Bibbia siano dodici o dieci e non si accorge di avere in casa l’amante di sua moglie; oppure Charles, che è talmente ben predisposto nei confronti di Lady Susan da trovare sempre l’argomento giusto per giustificare il suo comportamento.

Possiamo pensare che Jane Austen si sia presa, con questa novella, una pausa di divertimento e la stessa figura di Lady Susan sia stata inserita per ammonirci su come il fine ragionamento (in fondo, mentre Jane scrive, il Settecento è finito da poco) sia un’arma che possa anche avere un suo sinistro potere quando viene usato per il solo tornaconto  personale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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IN GUERRA PER AMORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/14/2016 - 17:52
Titolo Originale: In guerra per amore
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Pif (Pierfrancesco Diliberto)
Sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani
Produzione: WILDSIDE, CON RAI CINEMA
Durata: 99
Interpreti: Pif (Pierfrancesco Diliberto), Andrea Di Stefano, Miriam Leone, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna,Stella Egitto

Arturo Giammarresi, cameriere in un ristorante italiano di New York nel 1943, sogna di sposare la bella conterranea Flora, ma il di lei padre ha altre mire: farla sposare con il figlio di un boss locale, in “amicizia” con Lucky Luciano. L'unico modo per ottenere la mano di Flora è quello di chiederla direttamente al padre della ragazza, che vive in Sicilia. Al giovane non resta che andare in guerra per amore e si arruola nell’Esercito americano che sta per sbarcare nell’isola. Arturo riesce ad arrivare a Crisafulli, il paese del padre di Flora e, troppo impegnato a risolvere i suoi problemi di cuore, non si accorge di ciò che sta accadendo intorno a lui: l’esercito americano riesce ad avanzare senza molte perdite umane in base ad accordi pattuiti con la mafia locale grazie alla mediazione di Lucky Luciano. Un accordo che prevede anche la scarcerazione di molti mafiosi....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Pif ci trasmette tutto il suo amore per la terra siciliana esprimendo un profondo rammarico per quegli avvenimenti che ridiedero potere e giustificazione legale alle azioni della mafia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona prova di molti degli attori coinvolti ma il racconto procede in modo discontinuo fra sketch, racconti favolistici e un eccesso di semplificazione di fronte a fatti realmente accaduti
Testo Breve:

Pif ritorna nella sua  Sicilia dopo La mafia che uccide solo d’estate raccontando una specie di presequel ai tempi dello sbarco delle truppe americane in Sicilia. Il film trasmette ancora un forte impegno civile ma alcune carenze narrative risultano più scoperte

Dopo il successo del suo primo film, La mafia uccide solo d’estate,  Pierfrancesco Diliberto, in arte PIF, continua  a parlare della sua Sicilia usando  ancora il formato della docu-commedia. Un modo per esprimere la sincera tensione civile dell’autore in favore di un impegno più deciso contro la mafia, mediato attraverso uno stile lieve e ironico.

Se nel primo le azioni criminose della malavita era filtrate attraverso lo sguardo innocente del bambino Arturo, novello Candide, ora è il turno del cameriere Arturo che, troppo ingenuo e impegnato a portare a compimento il suo romanzo d’amore, prende coscienza molto lentamente  degli eventi di portata storica che si stanno svolgendo sotto i suoi occhi: una sorta di Forrest Gump italiano.

Se nel precedente lavoro, Pif mostrava il suo volto serio nel finale, quando l’Arturo ormai adulto mostrava a suo figlio i luoghi dove sono caduti Falcone, Borsellino e il generale Dalla Chiesa, allo stesso modo questo film si conclude rivelando il collegamento con quella realtà che ha sorretto le fila di tutto il racconto: il rapporto del capitano W. E. Scotten consegnato nel ’43 al generale Holmes, capo delle operazioni al Sud (nel film si immagina che venga consegnato al Presidente). In esso c’è la conferma documentata che l’Esercito considerò la mafia un interlocutore valido, utile  per facilitare la penetrazione in Sicilia.

La prima percezione che si coglie nel vedere questo film è quella di un lavoro discontinuo, con un’alternanza di alti e bassi. Particolarmente riuscita la coppia del cieco e dello zoppo, (Saro e Mimmo) che si aiutano a vicenda in quei momenti difficili, mentre appare poco più di una favoletta il racconto dei tentativi di Flora per ritardare il matrimonio con il pretendente indesiderato, una specie di Penenlope moderna. Un personaggio incompiuto, perché poco amalgamato con il resto del racconto è quello di Teresa, un donna che con suo figlio attende invano che torni il marito dalla guerra. Al contraio è molto bella (la migliore interpretazione del film, quella di Andrea di Stefano) la figura del capitano Philip, che sarà colui che scriverà la letttera di protesta al Presidente.

Rispetto al film precedente, lo sdegno  civile che Pif vuole innescare risulta attenuato dal contesto a cui fa rifeimento. Se in  La mafia uccide solo d’estate l’appello era rivolto ai suoi conterranei con il nobile obiettivo di tener alte le difese contro la delinquenza organizzata, l’accusa contro le scelte degli Stati Uniti fatte all’epoca della Seconda Guerra Mondiale  risulta meno convincente. La guerra ha le sue priorità anche se possono risultare odiose. Come viene chiarito anche nel film, ogni iniziativa volta a ridurre le perdite fra i soldati americani, inclusa quella di stabilire un accordo con la mafia, aveva trovato la sua giustificazione. Il film sintetizza anche gli eventi successivi alla guerra mostrando un boss mafioso intento a tenere  un comizio politico. Una sequenza breve, che non trova il tempo per approfondire le motivazioni del nuovo “accreditamento” della mafia, vista ora come un mezzo per contenere l’avanzata del partito comunista nell’isola.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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CHE VUOI CHE SIA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/08/2016 - 07:45
Titolo Originale: Che vuoi che sia
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Edoardo Leo
Sceneggiatura: Edoardo Leo, Alessandro Aronadio, Marco Bonini, Renato Sannio
Produzione: IIF ITALIAN INTERNATIONAL FILM, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
Interpreti: Edoardo Leo, Anna Foglietta, Rocco Papaleo,Marina Massironi

Claudio e Anna, arrivano a fatica alla fine del mese e vorrebbero tanto avere un figlio. Lei è insegnante, lui è un ingegnere informatico che sbarca il lunario riparando computer ai propri amici ma ha un’idea in testa: realizzare un sito dove idraulici, imbianchini, tecnici specializzati, possano offrire le loro prestazioni e ricevere le prenotazioni per il proprio lavoro. Il crowfunding non porta a risultati significativi e una sera, complice qualche bicchiere di troppo, Claudio e Anna postano un filmino dove si dichiarano disponibili a registrare una loro notte d’amore che sarà reso visibile  da  chi avrà finanziato il suo progetto. I due ben presto si accorgono che nessuno ha interpretato il loro messaggio come uno scherzo e i soldi stanno arrivando senza interruzione…

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il principio di utilità emerge con forza in questo film: è lecito fare del male per ottenere un bene? Per fortuna ci pensano le vecchie generazioni a ricordare che è importante accontentarsi del poco per beneficiare dei veri valori che non hanno prezzo
Pubblico 
Adolescenti
Per il tema scabroso si sconsiglia la visione ai più piccoli. Alcune espressioni esplicite a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film sembra accontentarsi di far ridere con gag e battute modeste mentre il tema affrontato è assolutamente serio e di attualità
Testo Breve:

Una coppia che vive modestamente si accorge che può migliorare il proprio tenore di vita vendendo in Internet la propria intimità. Una commedia all’italiana che affronta tematiche molto attuali

Edoardo Leo era già stato il protagonista di una commedia molto interessante: Smetto quando voglio. Brillanti ricercatori universitari, ex studenti plurilaureati, si trovavano a sbarcare il lunario con lavori di fortuna, finché avevano avuto l’idea di mettere insieme i loro talenti per sintetizzare e commercializzare nuovi tipi di stupefacenti. Edoardo di Leo è ora non solo protagonista ma anche regista di una storia simile ma forse più amara perché affatto paradossale. Di nuovo due giovani brillanti che non trovano uno sbocco soddisfacente nella società, di nuovo una soluzione non ortodossa ma di valore commerciale: vendere la loro intimità per ottenere i soldi necessari a finanziare il progetto di Leo, cambiare casa e finalmente avere un figlio.

E’ inutile sottolineare quanto questa tematica sia attuale: in entrambi i film viene posta in evidenza come accanto alla società reale, nella quale è sempre più difficile inserirsi,  esista una specie di società virtuale , dove si incontrano tutti, proprio tutti (“Internet ha aperto la porta a tanti stupidi” dice senza mezzi termini il protagonista) e dove ognuno, nel segreto della propria stanza, si diletta, con un semplice click, in cose che non oserebbe mai fossero conosciute in pubblico (come l’amico porno-dipendente di Claudio che si sente male quando il computer si guasta). Il film analizza molto bene gli elementi di contorno che vengono innescati per tenere alta l’aspettativa per pubblico di finanziatori-guardoni: le dichiarazioni mandate in rete che confermano  le intenzioni della coppia,  l’intervista spietata condotta da una rete televisiva per stimolare nel pubblico la discussione sul caso e l’ansia dell’attesa.

Ecco quindi Claudio e Anna di fronte al più abusato dei dilemmi etici: è corretto, per raggiungere un bene commettere del male? Era stato probabilmente  Breakig Bad il primo serial (il professore di chimica mal pagato che decide di produrre e smerciare stupefacenti per curare suo figlio con handicap) che ha sviluppato una storia intorno a questo tema  ma poi è dilagato in tanti altri serial e film; buon ultimo il serial su I medici, dove viene sentenziato che a volte è lecito commettere il male per raggiungere un bene superiore.

Anna, dopo un primo momento di sgomento, si pone esattamente lo stesso dilemma: se io cerco i soldi per poter fare un bambino, cosa “vuoi che sia” la registrazione di una notte d’amore? In realtà come viene ricordato anche nel film, Internet ha una memoria di ferro e una volta che viene avviato il meccanismo della curiosità degli internauti, non si potrà più fermare fino a quando non sorgerà una nuova curiosità, che possa interessare questo mondo di perenni bambini viziati.

Non vi riveliamo le conclusioni della vicenda ma sono molto belle le frasi pronunciate dai genitori di lei e di lui: ai loro tempi non c’era Internet e mancavano i soldi come ora. Eppure loro sono nati ugualmente: segno che non bisogna rendere necessario ciò che non lo è e cercare di vivere la felicità che conta, quella della famiglia?

Il film sviluppa un’altra forma di critica sociale riguardo a certe forme di convivenza. Propababilemnete questo è il primo film italiano dove vengono citati e mostrati in essere i L.A.T. (live apart togheter): il vivere cioè in case separate e incontrarsi solo la sera e nei weekend, per continuare a provare le sensazioni dei primi incontri.

Alla fine questo Che vuoi che sia” ha un indubbio merito: aver riesumato la classica, gloriosa commedia all’italiana, che faceva ridere ma al contempo affondava le unchie su problemi sociali attuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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PIUMA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/26/2016 - 15:21
Titolo Originale: Piuma
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Roan Johnson
Sceneggiatura: Roan Johnson, Ottavia Madeddu, Carlotta Massimi, Davide Lantieri
Produzione: Carlo Degli Esposti, Nora Barbieri, Nicola Serra
Durata: 98
Interpreti: Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Michela Cescon, Sergio Pierattini, Brando Pacitto, Clara Alonso

Cate e Ferro sono due diciottenni che si stanno preparando ad affrontare l’esame di maturità, ma la vita li mette di fronte ad una prova ancora più grande: l’inatteso arrivo di un bambino. Attraverso varie vicissitudini, spesso anche comiche, i due giovani insieme alle loro rispettive famiglie avranno nove mesi di tempo per prepararsi, in un modo o nell’altro, all’evento.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’ottimismo, la dolcezza e il fiducioso entusiasmo verso la vita con cui i due ragazzi scelgono di tenere il bambino è esemplare. Tuttavia la grottesca caratterizzazione con cui viene rappresentata la controparte adulta più razionale dei personaggi finisce con lo sminuire anche la portata dell’importanza della scelta operata dai due ragazzi
Pubblico 
Adolescenti
Qualche esplicito riferimento al sesso e all’uso di droghe
Giudizio Artistico 
 
Piuma è una commedia leggera, semplice e divertente con un gradevole ritmo narrativo, interpretata in modo brillante soprattutto dai due giovani protagonisti
Testo Breve:

Una commedia leggera per parlare di due adolescenti di 17 anni che affrontano una gravidanza inaspettata con fiducioso entusiasmo verso la vita; solo i genitori sembrano sopraffatti dalla novità 

Una piuma e una paperella, sono le immagini che caratterizzano questo film di Roan Johnson, ma perché? La spiegazione non è proprio delle più immediate ma ha una sua simpatica poesia in chiave tutta positiva. Ciò che caratterizza infatti Piuma è una visone profondamente ottimista della vita, una visione, appunto, leggera come una piuma e fluttuante come una paperella.

Ferro e Cate sono due adolescenti come tanti che si preparano all’esame di maturità al termine del quale hanno programmato una favolosa vacanza all’estero con gli amici. Ma i loro piani improvvisamente vengono sconvolti a causa di un evento inatteso: Cate aspetta un bambino. Di qui cominciano a manifestarsi le varie reazioni di tutti i protagonisti della storia. Ferro accoglie la notizia con spirito ed entusiasmo e nonostante la sua giovane età trova la forza di sostenere e accompagnare Cate nella scelta di tenere il bambino, ma il resto del mondo intorno a loro, soprattutto i genitori dei due ragazzi non riescono subito a prendere la notizia con lo stesso ottimismo.

In Piuma colpisce soprattutto la spensierata leggerezza con cui i due protagonisti, Ferro in modo particolare, affrontano la vita e le difficoltà che questa gli pone. Di fronte ad una scelta difficile i ragazzi sembrano non avere dubbi e riescono a trovare l’uno nell’altra la forza e la determinazione per affrontare gli ostacoli e le prime rinunce anche quando queste si fanno via via sempre più grandi. Di contro ci sono gli adulti che già conoscono le fatiche e i sacrifici richiesti dalla vita. Le loro paure verso il futuro dei ragazzi sono certamente motivate dall’affetto e da valide considerazioni di carattere pratico. La storia di questo film, con le due immagini della piuma che si libra leggera nell’aria al di sopra di tutto e della paperella che solca gli oceani senza affondare, induce proprio ad una riflessione sulla necessità di riuscire a dosare con equilibrio questi due aspetti: da un lato quello più ottimista e fiducioso, dall’altro quello più razionale e prudente.  

Nonostante le buone intenzioni però Piuma resta pur sempre una commedia ed è chiaro che Roan Johnson, regista e sceneggiatore, non sembra essersi voluto lasciare sfuggire l’occasione di sfruttare al meglio anche i possibili risvolti più grotteschi e comici della vicenda. Le due famiglie dei ragazzi infatti nel corso dello sviluppo della storia si trasformano sempre più in un allegro circo, sicuramente spassoso, ma purtroppo poco credibile. La storia indugia a tal punto sulla comicità indotta dal mondo degli adulti da sfiorare il ridicolo. La teatralità farsesca di questa parte della storia finisce col far sembrare i ragazzi assai più maturi e coscienziosi dei loro genitori e spezza quell’interno equilibrio iniziale.

Sul finale Piuma però si riscatta. Al giorno d’oggi sembra che il tempo per prepararsi all’arrivo di un bambino nella propria vita non basti mai e che il momento per avere un figlio non sia mai quello giusto; per i protagonisti di questo film invece i nove mesi di gestazione diventano più che sufficienti per affrontare un’avventura a cui non si sarà mai abbastanza preparati. Perché forse ha ragione Ferro: non ha senso preoccuparsi oggi di tutti i possibili problemi di domani, è sufficiente vivere e occuparsi di quanto accade momento per momento.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I BABYSITTER

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/17/2016 - 18:45
Titolo Originale: I Babysitter
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Giovanni Bognetti
Sceneggiatura: Giovanni Bognetti
Produzione: COLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM
Interpreti: Diego Abatantuono, Francesco Mandelli, Paolo Ruffini, Antonio Catania

Andrea è un ragazzo buono ma timido, che spera di fare carriera nello studio del celebre procuratore sportivo Gianni Porini dove lavora. Chiede un appuntamento con il capo per mostrargli quello che lui ritiene essere un suo progetto particolarmente brillante ma il Porini ha altro per la testa: deve uscire quella sera con sua moglie e la baby sitter si è ammalata. Decide quindi all’istante di proporre ad Andrea di andare a casa sua per badare, per quella notte, al suo pestifero figlio Remo. Andrea finisce per accettare ma c’è un problema: quella sera coincide con la data del suo compleanno e i suoi amici Aldo e Mario hanno progettato grandi festeggiamenti. Il problema viene prontamente risolto: i due amici trasferiscono la festa nella casa del dott Porini, che in poco tempo si riempie di invitati e di imbucati e inizia in questo modo un festino che non sembra avere freni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre riconosce di aver trascurato troppo suo figlio e decide di ricorrere ai ripari. Ci sono buoni sentimenti in questo film: peccato che sia stato rivestito di una confezione scurrile
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, situazioni sensuali, accenni all’uso di droghe
Giudizio Artistico 
 
Il regista-sceneggiatore confeziona un racconto vivace e scorrevole con l’aiuto di attori tutti nella parte
Testo Breve:

Alcuni giovani organizzano un festino in una casa che non è la loro. Una commedia goliardica che inizia secondo i canoni del filone trash ma poi migliora valorizzando gli affetti familiari

La commedia giovanile, goliardica e pecoreccia (sarebbe più fine parlare di commedia trash) aveva imperversato in Italia a partire dagli anni ’80 (le commedie di Lino Banfi, di Alvaro Vitali che faceva il Pierino e tanti altri): un filone decisamente di serie B ma che poteva contare su di un suo pubblico non trascurabile.

Anche oltreatlantico si era scoperto quanto era facile far ridere con battute pesanti ed esplicite sul sesso e altre funzioni organiche e dal macro-filone dei college film si erano staccati prodotti trash come American Pie e Porky’s.   .

Nei tempi recenti qualcosa è cambiato. Il filone, grazie ad autori significativi, è stato in qualche modo “nobilitato” tanto che ormai sviluppare una commedia dove sono presenti young-adult comporta, quasi obbligatoriamente, l’adozione di linguaggi e atteggiamenti scurrili.  Hanno dato una buona spinta in questa direzione sceneggiatori come Judd Apatow  (molto incinta, 40 anni vergine, il serial TV Love su Netflix).  e Nicholas Stoller, spesso co-autore con Judd Apatow, (Cattivi vicini 1 e 2). Anche Mike & Dave: un matrimonio da sballo, ora nelle sale, prosegue in questa direzione.

Questo I Babysitter, che ricalca molto da vicino, il film francese Babysitting,  sembra voler, anche lui, cercare di nobilitare il genere. Un tentativo già iniziato dallo stesso sceneggiatore Giovanni Bognetti (qui anche regista), con Belli di papà.

All’inizio il film sembra orientandosi verso il trash duro e puro, con molte parolacce e pesanti allusioni. Né, durante la festa, evita di tralasciare una sequenza di surra de bunda. Man mano però che la storia avanza, il film sembra cambiare direzione. Quando ormai la festa in casa Porini raggiunge il suo culmine, si orienta su un tono più leggero, goliardico-canzonatorio, con non poche battute divertenti. Infine, a due terzi del film, la svolta: la scena ora si svolge in un luna park, dove il ragazzo Remo ha trascinato i protagonisti del racconto. Il tema dominante diventa la formazione del ragazzo, la sua sofferenza per esser troppo trascurato dall’impegnatissimo padre e l’affettuosa solidarietà dei nuovi, improvvisati, amici.

Come in un crescendo, ora che il tema dominante è diventata l’armonia familiare, lo sceneggiatore decide di concludere regalandoci una massima di saggezza imperitura.  Aldo, che aveva cercato invano di avere successo nello sport, dichiara che “ciò che conta veramente è il successo è si ha con chi ti sta vicino”.

Il film ha un buon ritmo, non poche situazioni divertenti e alla fine si svela sostenitore di importanti valori umani e familiari. Peccato che, per ubbidire ai canoni rigidi della commedia giovanile, debba continuamente ricorrere a linguaggi e situazioni scurrili.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRIDGET JONES'S BABY

Inviato da Franco Olearo il Sab, 09/17/2016 - 14:42
Titolo Originale: Bridget Jones's Baby
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2016
Regia: Sharon Maguire
Sceneggiatura: Helen Fielding, Dan Mazer, Emma Thompson
Produzione: WORKING TITLE FILMS
Durata: 122
Interpreti: Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Emma Thompson

Bridget festeggia tutta sola i suoi 43 anni. Il suo eterno fidanzato Daniel Cleaver è dato per morto in seguito a un incidente aereo mentre l’altro importante uomo della sua vita, Mark Darcy, si è sposato. Per fortuna ottiene importanti soddisfazioni professionali dal suo lavoro di produttrice televisiva ed è proprio una sua collega che le propone di concedersi un week end di follia partecipando a un festival canoro dove gli incontri con l’altro sesso saranno più facili. In effetti Bridget fa, in quell’occasione, la conoscenza con un prestante e ricco americano, Jack Quant con il quale trascorre una notte insieme. Alcuni giorni dopo Bridget si trova in un albergo dove partecipa al battesimo del figlio di una sua amica in qualità di madrina e scopre, con stupore, che Mark è l’altro padrino. Mark confessa di amarla ancora (sta per divorziare) e i due non tardano a trasferirsi ai piani superiori in una camera da letto. Qualche mese dopo Bridget scopre di essere incinta ma non sa quale dei due uomini sia il padre…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film, in mezzo a tante allusioni trasgressive, trasferisce con sincera convinzione, la felicità che scaturisce dalla nascita di un figlio
Pubblico 
Maggiorenni
Il film è considerato restricted anche in USA per il linguaggio con continui riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
La coppia Renee Zellweger e Colin Firth sostiene bene un racconto leggero, che si fonda su un solo spunto narrativo
Testo Breve:

Bridget Jones ha ora 43 anni ed è rimasta incinta senza sapere di chi. Un film trasgressivo nella forma e nel linguaggio ma con un cuore tenero nei confronti della bellezza di ogni nuova nascita

Arrivati al terzo film della serie (Il diario di Bridget Jones (2001) e Che pasticcio, Bridget Jones (2004), gli autori hanno potuto confidare in una formula collaudata. Il film appoggia sicuro sulle adorabili gaffe imbastite da Renee Zellweger, sull’ ironico aplomb contenuto, molto british, di Colin Firth , anche se questa volta manca Hugh Grant (sostituito in questo film, da Patrick Dempsey)

Con due protagonisti di questo livello e un’intesa ormai collaudata nei due precedenti lavori, il film potrebbe viaggiare da solo e in effetti l’innesco narrativo è molto semplice: Bridget si trova incinta senza sapere chi sia il padre e questo unico spunto, non troppo originale, alimenta una serie di situazioni comiche che si sviluppano nelle oltre due ore del film. Non resterebbe quindi che concludere rapidamente la recensione lodando gli attori, i momenti più divertenti che ci regala, cercando di perdonare il linguaggio disinvolto e spregiudicato che viene adottato con continue allusioni sessuali.

Al contrario il film può risultare interessante se lo si analizza da un altro punto di vista: dovendo raccontare, divertendo, una storia di oggi sull’amore, la famiglia e la sessualità, quali valori vengono considerati intoccabili in questo film e quali aspetti vengono considerati come ormai “normati” dai costumi correnti?

E’ indubbio che Bridget accoglie con gioia la notizia della gravidanza; in nessun momento viene adombrata l’idea dell’aborto. La protagonista inoltre, nonostante la sua prolungata vita da single, continua a desiderare di sposarsi e di metter su famiglia. Accanto a questi valori confermati, il film ne porta avanti altri: il diritto irrinunciabile di usare la propria sessualità per godersi momenti piacevoli anche in incontri occasionali, come di fatto accade alla protagonista, né viene percepita nessuna discrepanza di atteggiamento nel perseguire entrambi gli obiettivi.  Anche la situazione di incertezza che si è determinata con l’esistenza di due padri-candidati innesca un contrasto di atteggiamenti, uno configurato come moderno, l’altro come tradizionale. Jack prende atto senza rancore verso il suo “antagonista” della situazione che si è creata, segno dei tempi ed invita nobilmente qualsiasi motivo di contesa fra loro due, proponendo di concentrare le loro attenzioni solo sul bambino e la madre. Mark non è d’accordo è ritiene la situazione di due padri insostenibile. Non possiamo che tifare per Mark, che ama Bridget e riconosce, che nonostante i costumi si siano evoluti, l’amore può essere solo esclusivo.

Un’ottima sintesi della situazione è il colloquio fra Brdget e sua madre, quando quest’ultima cerca di venir eletta nel comitato della parrocchia e imposta la sua campagna sui valori della famiglia. Bridget fa notare alla mamma che: “non siamo più negli anni ‘50” e potrà vincere solo se dichiarerà di impegnarsi nel sostegno delle ragazze madri e delle coppie omosessuali (la mamma accoglie il suo consiglio e viene eletta).

Se sul finale tutto torna in ordine con i fiori d’arancio nel più tradizionale dei modi, lo spettatore resta stordito, molto probabilmente in modo voluto, da questo modo, impostato dal film, di provocare continuamente senza però, nei fatti, uscire dal mainstream valoriale.

In effetti il film risulta genuino proprio quando esalta il potere trasformante della nascita di un figlio: di colpo tutto diventa secondario

E’ come se le regole si fossero rovesciate: è diventata conformità ogni forma di libertà trasgressiva; quindi va tenuto ben nascosto, nell’angolo più segreto del proprio cuore, l’antichissimo desiderio di trovare un uomo da amare, da sposare e con cui fare un figlio insieme.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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COCONUT HERO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 08/30/2016 - 22:22
Titolo Originale: Coconut Hero
Paese: Canada-Germania
Anno: 2015
Regia: Florian Cossen
Sceneggiatura: Elena di Saucken
Produzione: Paul Scherzer, Fabian Untermaubach, Jochen Laube
Durata: 97
Interpreti: Alex Ozerov; Bea Santos; Krista Bridges; Sebastian Schipper; Jim Annan

Mike Tyson ha 16 anni e vive con la madre nella città canadese Faintville. Non ha amici e non conosce suo padre. Per dare uno scopo alla sua vita decide di suicidarsi, ma fallisce nel suo goffo tentativo e contemporaneamente scopre di avere un tumore al cervello. Con la morte certa in mente, tuttavia, egli impara a sentire gioia e dolore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tema delicato e doloroso della morte diventa il divertente pretesto attraverso cui illuminare in modo simpatico, originale ma assai serio, argomenti importanti come l’adolescenza, l’amicizia, l’amore e il rapporto genitori-figli
Pubblico 
Adolescenti
Una scena sensuale. E' presente la tematica, anche se sviluppata in modo ironico, di un ragazzo che vuole suicidarsi. VM 12 in Germania
Giudizio Artistico 
 
il film non sempre riesce a sostenere il ritmo brioso che l’impostazione drammaturgica richiederebbe, a volte infatti la narrazione rallenta penosamente e apre la strada a troppi generi diversi, compreso il musical. La sceneggiatura però è assai originale e la fotografia meritevole.
Testo Breve:

Vincitore del Premio della Giuria dei Giornalisti 2016 al Fiuggi Film Festival, il film sviluppa, in modo divertente e paradossale, un racconto adolescenziale sulla scoperta dell’amore e del senso della vita

Mike Tyson è lo stravagante nome del sedicenne, atipico protagonista di questo film. In realtà il ragazzo non ha nulla a che fare con il pugile, al contrario ha una struttura fisica e un aspetto del tutto opposti al nome che porta. Mike non è particolarmente inserito nel gruppo dei suoi coetanei e a scuola è bullizzato persino dai ragazzi più piccoli di lui; vive con una mamma stravagante e un po’ distratta e del padre, che non ha mai conosciuto, sa solo che vive in Germania. Eppure nonostante tutto ciò Mike sembra all’apparenza un ragazzo mite e sereno, semplicemente in cerca di uno scopo che dia senso alla sua esistenza.  

Il regista Florian Cossen si diverte a raccontare una storia densa di contenuti ed emozioni ma in cui tutto è generato per ironici contrasti. Per Mike infatti la sola cosa che dia davvero senso alla sua vita è riuscire nell’obiettivo di porvi termine. Intento in cui fallisce ma che lo porta alla scoperta di un tumore al cervello che, se non curato, lo porterà a morte certa. Bizzarramente lieto della notizia Mike dedica tutte le sue energie al suo nuovo obiettivo: la preparazione della propria morte.  Ciò genera una serie di situazioni tra il divertente e toccante. Lungo questo suo percorso in vista della propria dipartita infatti Mike si trova a fare delle surreali chiacchierate con un sacerdote in cui il senso del discorso sulla morte è esattamente opposto per mittente e destinatario. Stringerà una stravagante amicizia con un impresario delle pompe funebri e, inaspettatamente, riallaccerà i rapporti con il padre. Al di sopra di tutto però l’impegno e la perseveranza nel ricercare il proprio obiettivo per contrappunto lo porteranno a conoscere il valore dell’amicizia, del dono di sé e l’emozione del primo amore.

Coconut hero potrebbe far pensare ad altri famosi film di questo genere divenuti un cult come Harold e Moude, Il giardino delle vergini suicide o La vita di Adele, ma in esso, a parte il tema del suicidio, ogni dettaglio è trattato con una freschezza del tutto nuova e originale, che non scade mai nel patetico nonostante la storia riceva poi un forte impatto drammatico.

Mike compie un cammino di crescita profonda che lo porta a diventare un giovane adulto capace di affrontare la vita e le emozioni, belle e brutte, che essa comporta senza cercare di evadere dalla realtà.Coconut Hero è stato presentato in anteprima al Festival di Monaco e lanciato il 13 agosto 2015 nei cinema tedeschi.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MOTHER'S DAY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/23/2016 - 21:03
Titolo Originale: Mother's day
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Garry Marshall
Sceneggiatura: Lily Hollander, Tom Hines, Matthew Walker, Anya Kochoff Romano (Anya Kochoff)
Produzione: WAYNE RICE, GULFSTREAM PICTURES
Durata: 118
Interpreti: Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts, Jason Sudeikis, Britt Robertson

Quattro storie che descrivono le vite di un gruppo di donne, madri amorevoli, forti e imperfette, alla vigilia della festa della mamma. Racconti ironici, sdrammatizzanti e commuoventi che parlano di un rapporto unico al mondo: quello madre-figlio

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Mother’s day è una commedia divertente fondata sul semplice concetto che la mamma comunque vada resta un valore insostituibile nella vita di ogni essere umano. Tuttavia, dietro la veste di correttezza e buona educazione che le storie assumono, si nasconde l’errore concettuale secondo cui nella vita privata di ognuno tutto è concesso purché si mantenga un dignitoso decoro nei rapporti e rispetto alla società. Le mamme debbono accettare tutti i nuovi modi di far famiglia, pronte a rinunciare ai propri diritti naturali.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche complessa situazione famiiare
Giudizio Artistico 
 
Il cast artistico formato da grandi nomi si conferma eccellente e le interpretazioni sono molto convincenti. Nel film è stata posta una grande attenzione alle scenografie, molto curate in ogni dettaglio.
Testo Breve:

Storie di mamme nel giorno della loro festa. La mamma è sempre la mamma anche quando è abbandonata dal marito, dà in adozione la propria figlia oppure si unisce a un'altra donna.  Si può fare tutto purché risulti politically correct

Quattro storie, del tutto diverse, per provare a descrivere il rapporto madre-figlio. Gary Marshall, già regista di successi come Pretty woman, Appuntamento con l’amore e Capodanno a New York, realizza una nuova commedia in cui brillano grandi star di Hollywood: Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts e Jason Sudeikis.

In Mother’s day c’è quella giusta dose di classiche emozioni a buon mercato mista ad una saporita e delicata comicità. Tre mamme e un papà vedovo vivono la maternità/paternità , in situazioni spassose e toccanti, alla vigilia della festa della mamma.

Jennifer Aniston è Sandy, madre di due bambini divorziata il cui marito si è da poco risposato con una donna molto giovane. Ironica, imperfetta e appassionata come sa essere la Aniston, Sandy fatica ad accettare la situazione ma soprattutto fatica a dividere i figli con la nuova compagna dell’ex marito e finisce col trovarsi di continuo in situazioni imbarazzanti. Per questo film invece Julia Roberts diventa Miranda, una donna di successo che da ragazza era stata costretta a dare la sua bambina in adozione; Kristin (Britt Robertson), è sua figlia ormai diventata donna e  mamma a sua volta ma ha paura di sposare il suo compagno a causa del trauma di essere stata abbandonata alla nascita. Jason Sudeikis è il padre di due ragazze che dopo la morte della moglie si trova da solo a crescerle e a cercare di superare il lutto, accettando di farsi aiutare da un gruppo di simpatiche mamme che frequentano la sua palestra. Infine Jesse (Kate Hudson), sposata con un medico indiano con cui ha una figlio ma che non ha mai avuto il coraggio di dirlo ai suoi genitori, che non vede da anni, a causa dei loro tanti pregiudizi.

Mother’s day è una commedia brillante, fatta di buoni sentimenti in pieno stile hollywoodiano, divertente e costruita nel modo più corretto possibile. Perché in essa ogni problema è affrontato con garbo, buona educazione, leggero e gentile anche nelle situazioni più spinose. Eppure, se da un lato, nel caso dei genitori di Jesse con preconcetti razziali l’ironia si addice e smonta simpaticamente ogni risvolto drammatico, dall’altro la storia di Sandy, dietro il divertimento, ci lascia perplessi per un errore di fondo: è davvero giusto e possibile accettare che la nuova giovane compagna del proprio ex marito diventi la seconda mamma dei figli nati dal primo matrimonio? Marshall offre una risposta ovviamente commuovente: la mamma è insostituibile e nessuno al mondo potrà mai prendersi cura dei suoi figli come lei; ma resta il fatto che la dolorosa instabilità della situazione familiare dei figli di Sandy è ugualmente presentata come normale, sostenibile, sicuramente politicamente corretta e quasi auspicabile, come se il vero ostacolo alla serenità fosse l’incapacità di Sandy di accettare il nuovo assetto della famiglia.

Marshall cede nuovamente alla dittatura del politicamente corretto quando i genitori di Jesse irrompono a sorpresa a casa sua e non solo scoprono l’inaspettato matrimonio della figlia con un indiano ma anche l’unione omosessuale dell’altra figlia con una donna madre di un bambino. Lo sconcerto degli anziani genitori serve al registra per equiparare il loro sentimento razzista nei confronti del genero indiano alla disapprovazione da loro percepita per la coppia omosessuale che alleva un bambino. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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