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RESIDENT EVIL 2 APOCALYPSE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2010 - 12:21
Titolo Originale: Resident evil - Apocalypse
Paese: Canada/Gran Bretagna
Anno: 2004
Regia: Alexander Witt
Sceneggiatura: Paul W. Anderson
Produzione: Jeremy Bolt, Paul W. Anderson, Don Carmody per Constantin Film Produktion/Davis-Films/Impact Pictures
Durata: 94'
Interpreti: Milla Jovovich, Sienna Guillory, Thomas Kretschmann

L’Alveare, il laboratorio segreto dell’Umbrella Corporation, dove un terribile virus aveva trasformato i morti in zombie, viene aperto e l’epidemia si diffonde per Racoon City. Mentre i dirigenti della potente società vengono messi in salvo, la città ormai infetta viene sigillata. Alice, sopravvissuta al primo scontro e resa più forte da misteriosi esperimenti genetici, viene liberata dal laboratorio e deve affrontare nuovi orrori, aiutata questa volta da una poliziotta dai metodi molto spicci.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Visione pessimistica di un mondo dove occorre difendersi da soli contro lo strapotere delle Corporation e l'autorità dello Stato è ormai assente
Pubblico 
Adulti
Per sequenza ininterrotta di scene di violenza. Per alcune scene di nudo.
Giudizio Artistico 
 
Il secondo episodio della serie aggiunge poco di nuovo alla formula (ritmo da video gioco, donna sexy poco vestita contro mostri) e si rivela molto ripetitivo e poco interessante

Il primo Resident Evil traeva una sua ragion d’essere per lo meno da una certa cifra stilistica (anche se il connubio donna sexy e poco vestita contro mostri non è del tutto nuovo) e il ritmo da videogioco dell’azione (del resto l’idea viene proprio da lì) era veicolato in una struttura se non brillante per lo meno coerente. Questo secondo episodio aggiunge poco di nuovo alla formula e si rivela molto ripetitivo e poco interessante. Neppure l’idea di un virus letale proveniente da un laboratorio segreto e in grado di distruggere l’intera civiltà umana è una novità (era già stata sfruttata, ad esempio, con molta maggior coerenza e visionarietà metafisica da Stephen King ne L’ombra dello scorpione).

Qui ad Alice, eroina con molte armi e poco guardaroba (e infatti qui in un negozio abbandonato si rifornisce di un intero arsenale e due soli straccetti), si affianca una poliziotta dura, con il grilletto facile e tanti centimetri di pelle in vista. Intorno i soliti militari e paramilitari, i civili terrorizzati, le bande di zombie e qualche nuova creatura mostruosa a rendere più difficoltosa la via della salvezza, che qui passa per il tentativo di recupero di una bambina dispersa, portatrice del segreto dell’origine del temibile virus T. Oltre i nemici interni (che assomigliano in modo imbarazzante e fastidioso agli ostacoli del videogame da cui l’idea di Resident Evil proviene), Alice deve fronteggiare uno scienziato sadico e manipolatore, che vede nell’epidemia un’occasione di sperimentazione su larga scala e che considera la stessa Alice come un’arma manovrabile a suo piacimento.

Gli sceneggiatori, ancor più che nel primo episodio, dove l’ambientazione tecnologica e futuristica del laboratorio sotterraneo riportava alla mente soprattutto gli scenari di Alien, hanno spinto il tasto dell’horror puro (vedi la scelta di ambientare il primo scontro in una chiesa, con Alice che arriva sfondando una vetrata che rappresenta l’arcangelo Michele, o quella, topica, nel cimitero), con influenze evidenti anche da parte del recente filone di successo giapponese (The Ring, solo per ricordare un titolo).

In questa seconda “puntata” gli autori hanno sfruttato in modo ancora esplicito e furbetto l’idea di una critica generica quanto superficiale alla grande corporation onnipotente, capace di controllare le vite di migliaia di persone e di sacrificarne altrettante ad esperimenti scientifici pericolosi e azzardati. Un tema che, in un clima culturale dove il no-global è diventato un must quanto i marchi che combatte, rischia anche di apparire rilevante. Interessante notare, di fronte allo strapotere della Umbrella Corporation (Cain, l’uomo che controlla tutto l’esperimento sul Virus T e che decide il destino di Racoon City, ha il piglio di un militare e comanda gruppi consistenti di soldati privati), lo Stato risulta praticamente assente.

Curioso, da questo punto di vista, il confronto con un film di una decina di anni fa, Virus Letale, dove si assisteva al diffondersi di un terribile virus africano in una cittadina semirurale sulla costa ovest degli Stati Uniti, presto circondata da un cordone militare che non risparmiava eventuali fuggiaschi e destinata all’eliminazione con una bomba nel caso il vaccino non venisse trovato. Lì, per l’appunto, era l’esercito degli Stati Uniti ad intervenire (anche perché era a sua volta indirettamente responsabile del contagio) e, nel bene o ne male, la sfera del pubblico risultava ancora sotto il controllo di un potere politico, se non della società civile stessa. Potrebbe forse sembrare eccessivo attribuire una consapevolezza in questo senso da parte degli autori di Resident Evil, ma certamente questa evoluzione riflette almeno un cambiamento della percezione comune, che si riflette anche in queste “leggende metropolitane”.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE PUNISHER

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2010 - 16:35
Titolo Originale: THE PUNISHER
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Jonathan Hensleigh
Sceneggiatura: Jonathan Hensleigh e Michael France
Produzione: Punisher Production/Marvel Enterprises/Valhalla Motion Pictures/Lion Gate Films Inc./Partnership Films/Vip 2+3 Medienfonds
Durata: 124'
Interpreti: Thomas Jane, John Travolta, Rebecca Romijn Stamos

Frank Castle, ex marine e agente FBI sotto copertura, ha portato a termine la sua ultima missione ed è pronto a ritirarsi a Londra con la famiglia. Ma il boss paranoico Howard Saint, che ritiene Franck responsabile della morte di suo  figlio, gli massacra tutta la famiglia. Miracolosamente sopravvissuto, il nostro eroe si dedica senza cedimenti alla vendetta, anzi, alla punizione.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Esaltazione del farsi giustizia da solo, violenza per violenza
Pubblico 
Tutti
Numerose scene di violenza fisica e verbale; una tortura, qualche fugace nudità
Giudizio Artistico 
 
Messa in scena sconclusionata, maldestre interpretazioni

The Punisher è l’ennesimo adattamento di un fumetto della Marvel, la stessa di X-Men e Spiderman, per intenderci, ma dei due fumetti citati (entrambi recentemente portati sullo schermo con notevoli risultati) non possiede né la complessità né, tanto meno, il fascino.

A prima vista, invece, lo si apparenterebbe con uno dei molti action prodotto negli anni Ottanta sulla scia del successo di Rambo, dove il maltrattamento di patria e/o famiglia diventavano lo spunto per la reazione violenta del protagonista di turno, che faceva fuori i cattivi e riportava la pace a suon di sparatorie o di scazzottate (spesso nella versione arti marziali).

Come i loro predecessori, anche i cattivi di The Punisher hanno molto da farsi perdonare: Frank Castle ha visto tutta la famiglia sterminata e neppure lui se l’è passata molto bene. Inutile dire che passerà al contrattacco e da quel momento i morti non si conteranno più. Una dinamica elementare che può funzionare in un fumetto, ma lascia piuttosto perplessi in un film. Gli sceneggiatori (uno è il regista) hanno tentato di inserire qualche elemento di introspezione e alcuni momenti comici e di alleggerimento (che restano forse la cosa migliore della pellicola), affiancando al protagonista un terzetto di singolari vicini di casa, tra cui una bella fanciulla un po’ disastrata con cui si immagina l’infelice vedovo potrebbe consolarsi in una prossima puntata, ma ciò non sembra sufficiente a riscattare l’intera operazione. Anche perché l’introduzione di elementi di normalità accanto a quelli di violenza (come quando i due vicini volteggiano al rito del Rigoletto, mentre Frank viene quasi ucciso da un sicario) li restituisce alla loro dimensione fumettistica e irreale, allontanandoli da un realismo che renderebbe l’insieme ben più inquietante.

Nella prima parte della pellicola si notano i tentativi di togliere al protagonista le responsabilità  almeno degli omicidi più efferati (il nemico uccide lui stesso la moglie, convinto che lo tradisca con il suo secondo), la conclusione è tutto un tripudio di spari ed esplosioni con the punisher che, novello Achille in preda all’ira, attacca l’odiato e ormai esanime nemico alla sua automobile e lo fa trascinare in un parcheggio in fiamme.

Mentre si prepara alla mattanza finale, Frank proclama che la sua è una “punizione” (ma forse la traduzione più corretta sarebbe castigo) e non una semplice vendetta (puro effetto dell’emotività); ma una teorizzazione di questo tipo, con la sostituzione di un giustiziere spietato alla legge inefficiente (ma anche ad un Dio che parrebbe altrettanto inetto) di fatto aggrava più che migliorare la sua posizione morale. E certo non basta il suggerimento della gentile vicina a sostituire i cattivi ricordi con quelli buoni a ridare una dimensione etica ad un “macello” che di giustificato ha davvero poco. Cosa distingue l’eroe dai cattivi? Quando un film rende così difficile rispondere ad una domanda così semplice bisogna forse iniziare a preoccuparsi.

Si vis pacem para bellum. La massima latina citata a sproposito dal Punitore potrebbe suonare convincente, se non legittima (almeno per alcuni) in politica internazionale, ma appare davvero insensata in questo apologo violento (quale sarebbe la pace che cerca Frank?quale può essere il suo scopo una volta portata a termine la sua impresa?). E se in ambito politico vogliamo rimanere, allora The Punisher è l’illustrazione perfetta di cosa non sia una “risposta proporzionale” ad un’offesa e il successo limitato della pellicola in patria fa pensare che, fortunatamente e checché se ne pensi da noi, anche il pubblico americano la pensi nello stesso modo.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Hulk

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/22/2010 - 10:08
 
Titolo Originale: The Hulk
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: Michael France
Durata: 138'
Interpreti: nner/Hulk), Jennifer Connelly (Betty Ross), Nick Nolte (David Banner), Sam Elliot (generale Thunderbolt Ross)

Il dott. David Banner è uno scienziato dell’esercito che studia  la mutazione genica e la rigenerazione cellulare. Per continuare i suoi studi decide di sperimentare su se stesso una nuova sostanza che induce una mutazione genica ma viene scoperto dal suo superiore, il generale Thunderbolt Ross, che lo fa imprigionare. Tuttavia la mutazione è stata trasmessa al figlio appena nato, Bruce. Questi, 20 anni dopo, è uno scienziato come il padre e nel corso di alcuni esperimenti viene esposto a forti radiazioni.  Tempo dopo, in una crisi di rabbia, Bruce si trasforma in un gigante verde, Hulk, che demolisce il laboratorio. Il generale Ross si mette sulle tracce di Hulk deciso ad eliminarlo....  

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Avvertimento contro una ricerca scientifica indiscriminata che può creare mostri pericolosi
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene impressionanti contro animali e violenti combattimenti ma senza dettagli raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Buona la regia e gli effetti speciali; sceneggiatura fuori binario nella seconda parte

Hulk”, che ha avuto un discreto successo al botteghino, ripropone uno degli storici eroi dei fumetti della Marvel, prodotto della fantasia di Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, e già eroe televisivo in una serie di alcuni anni fa con Lou Ferrigno. La stessa pellicola sembra costruita come un fumetto, con inquadrature multiple contemporaneamente, stacchi, primi piani.. tuttavia la storia proposta è un po' diversa da quella del fumetto. Qui Hulk  è soprattutto il risultato degli sperimenti di un padre esaltato, in grado egli stesso di trasformarsi in gigante verde e desideroso di avere il potere assoluto.  Bruce/Hulk resta invece un eroe buono che si applica alla scienza nella ricerca della verità, ma nei momenti d’ira si trasforma nel mostro che distrugge tutto quello che capita a tiro e solo la vista della bella e amata Betty è in grado di placarlo. Il film affronta anche, in modo piuttosto banale a dire il vero, il rapporto tra padri e figli: il difficile rapporto tra Betty e  il generale e tra Bruce e suo padre. Forse questa conflittualità ha la stessa origine in entrambi i casi: le aspettative dei padri che vorrebbero avere il dominio sui propri figli.

A fronte della prima parte del film che è costruito in modo molto originale con un montaggio che ripropone la tecnica dei fumetti (e che piacerà molto agli appassionati del genere)  e si sofferma sulla vita di Bruce dalla nascita all’amore con Betty e poi alla trasformazione in Hulk, la seconda parte invece predilige gli effetti speciali (Hulk che devasta  le forze armate e fa salti di alcuni chilometri di lunghezza) e risulta un po' fine a se stessa; anche il finale, con il padre di Hulk nell’apoteosi cosmica dell’energia, risulta   “fuori tema”.  Buona quindi la regia, ottimi  gli effetti speciali e le scenografie; la sceneggiatura invece scade nel  finale. Buone le recitazioni dei protagonisti, forse inappropriato Nick Nolte nella parte del padre di Bruce. Da segnalare l’omaggio del regista al grande Lou Ferrigno che fugacemente appare all’inizio del film.    

Autore: Stefano Mastrobuoni
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Hulk

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/22/2010 - 10:07
 
Titolo Originale: The Hulk
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: Michael France
Durata: 138'
Interpreti: nner/Hulk), Jennifer Connelly (Betty Ross), Nick Nolte (David Banner), Sam Elliot (generale Thunderbolt Ross)

Il dott. David Banner è uno scienziato dell’esercito che studia  la mutazione genica e la rigenerazione cellulare. Per continuare i suoi studi decide di sperimentare su se stesso una nuova sostanza che induce una mutazione genica ma viene scoperto dal suo superiore, il generale Thunderbolt Ross, che lo fa imprigionare. Tuttavia la mutazione è stata trasmessa al figlio appena nato, Bruce. Questi, 20 anni dopo, è uno scienziato come il padre e nel corso di alcuni esperimenti viene esposto a forti radiazioni.  Tempo dopo, in una crisi di rabbia, Bruce si trasforma in un gigante verde, Hulk, che demolisce il laboratorio. Il generale Ross si mette sulle tracce di Hulk deciso ad eliminarlo....  

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Avvertimento contro una ricerca scientifica indiscriminata che può creare mostri pericolosi
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene impressionanti contro animali e violenti combattimenti ma senza dettagli raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Buona la regia e gli effetti speciali; sceneggiatura fuori binario nella seconda parte
Autore: Stefano Mastrobuoni
In Televisione
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HERO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 11:53
Titolo Originale: Ying xiong
Paese: Cina/Hong Kong
Anno: 2003
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Zhang Yimou, Li Feng, Bin Wang
Produzione: Bill Kong
Durata: 96
Interpreti: Jet Li, Tony Leung, Meggie Cheung, Zhang Zi Yi

Dopo aver spopolato nelle sale americane a settembre, grazie anche al sostegno appassionato di Quentin Tarantino, che figura come produttore, arriva nelle nostre sale questo kolossal dell’estremo oriente che porta la firma di Zhang Yimou e raduna un cast fatto dei migliori nomi della cinematografia cinese (Jet Lee, star dei film d’arti marziali, ma anche Tony Leung e Maggie Cheung, protagonisti di In the Mood for Love).

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli eroi non si sacrificano per un'ideale di libertà ma si auto-annullano nel nome di una grande nazione unificata e pacificata in modo autoritario
Pubblico 
Adolescenti
Per gli stilizzati combattimenti di arte marziale e l'allusione a una scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Film visivamente bello ma lo strapotere visivo pone in second'ordine la storia privata dei protagonisti: prevale il riferimento collettivo alla nascita della "nostra terra" (la Cina)
Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KING ARTHUR

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 11:43
Titolo Originale: King Arthur
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2004
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: David Franzoni, John Lee Hancock
Durata: 130'
Interpreti: Clive Owen, Keira Knightley, Ioan Gruffud

Nel 452 D.C. i romani decidono di abbandonare l'Inghilterra, ormai non più difendibile. I nativi Britanni, sotto la guida del loro re Artorius (Artù)  riescono ad evitare a lungo l'invasione degli inglesi. Fin qui la storia. Nel film Artù é mezzo romano e mezzo britannico, gli invasori sono sassoni, Ginevra è una guerriera Britannica,..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un mito cristiano per eccellenza viene trasformato in esaltazione di orgoglioso ateismo, contro ogni forma di superstizione religiosa
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Le scene di battaglia sono state sapientemente editate (nessun dettaglio cruento) per evitare il rating di "restricted" in USA. L'unica scena d'amore si ferma ai preamboli. E' stato posto "con riserva "per la necessità di spiegare le idee che vengono trasmesse
Giudizio Artistico 
 
Modesta profondità dei personaggi, scene di battaglia confuse (tranne una valida sequenza sul ghiaccio), musica enfatica

Vi ricordate di "I magnifici sette"(1960)? Sette cowboy decidono generosamente di difendere un villaggio di poveri contadini messicani dai soprusi di una banda di fuorilegge, anche senza alcun ritorno economico.

In "King Arthur" un manipolo di cavalieri sarmati, (popolo dell'Est Europeo conquistato dai romani) hanno l'obbligo di prestare servizio militare per 15 anni e lo fanno ai confini dell'impero, al vallo di Adriano. Li guida Artù, che è invece un un meticcio di padre romano e madre britannica. Terminato i loro servizio per l'Impero, i cavalieri della tavola Rotonda , ora che i Romani hanno deciso di disimpegnarsi dai territori di Albione, si offrono di aiutare il popolo  dei Britanni a difendere la loro terra contro l'invasione dei terribili sassoni.

Le premesse per realizzare un film di puro intrattenimento che attirasse una platea di adolescenti americani nell'alta stagione estiva c'erano tutte:   Jerry Bruckheimer, è il produttore di  la maledizione della prima luna (2003); David Franzoni è lo sceneggiatore del Gladiatore (2000)  mentre la musica è di Hans Zimmer che ha composto la colonna sonora di quest'ultimo film.

L'obiettivo è stato mancato per una serie di motivi: il regista Antoine Fuqua ("Training Day") non è il Ridley Scott del Gladiatore: gli manca  la potenza espressiva delle immagini (ad eccezione per la sequenza della battaglia sul lago ghiacciato e la bella ricostruzione del Vallo e dei castra romani)   ma sopratutto il senso eroico e leggendario  è trattato come un cliché che viene ottenuto a forza di immagini di  cavalieri con stendardo al vento che corrono al galoppo su di un baio  mentre le note  della colonna musicale sono pompate al massimo. Occorre al contrario riconoscere un ottimo lavoro di casting per gli attori di secondo piano (il truce capo dei sassoni ( Stellan Skarsgard) nonché  gli altri cavalieri della tavola rotonda, come il gigantesco Bors (Ray Winstone) e  l'astuto Tristano (Mads Mikkelsen). I protagonisti sono invece tratteggiati a due dimensioni, come gli eroi di un videogame. Solo Artù (Clive Owen) mostra una buona professionalità senza però impegnarsi troppo nel manifestare le sue amletiche incertezze  fra la fedeltà a Roma o alla sua terra materna.

Che dire di Keira Knightley, la Ginevra guerriera? E' in effetti difficile immaginare una ragazza tendente all'anoressico moderno imbracciare una spada pesante svariati chili contro i mastodontici sassoni; è ancor più difficile immaginare che mentre tutti indossano pesanti corazze per prepararsi alla battaglia, lei invece si presenta con un succinto abitino, degno di una collezione per l'alta moda primavera-estate. C'è una cosa però da riconoscere in suo favore: lei è l'unica vera diva del film (ho detto diva, non necessariamente attrice) che buca lo schermo in confronto con  i tenui bassorilievi costruiti dagli altri attori.

Come sempre è  nostro specifico obiettivo in queste recensioni,  sottolineare quale messaggio, neanche troppo implicito,viene trasmesso in questo film. In questo caso c'è l'esaltazione dello spirito di indipendenza, di libertà che c'è in ogni uomo; Artù, dopo che ha preso  l'eroica decisione di non congedarsi ma di combattere per la causa dei Britanni, esclama orgogliosamente che lui è un uomo libero e proprio perché  tale  ha deciso di impegnarsi in  questa missione. Fin qui tutto è molto bello e giusto (sicuramente la parola "libertà" è quella che maggiormente ricorre nei  dialoghi del film) sennonché la libertà, o più precisamente il libero arbitrio va nella direzione di una visione immanente, chiusa a ogni forma di religiosità che viene vista come superstizione e dannosa oppressione (anche il recente Troy, presentava la figura di un eroe che vuole contare solo sulle proprie forze  e  che osteggia ogni riferimento agli dei) .

Per sviluppare questo concetto Artù, unico cristiano fra i cavalieri della tavola rotonda, ci viene presentato come un fervente sostenitore delle idee di Pelagio (quindi la visione di un uomo che da solo può acquistarsi il Paradiso, senza la necessità della grazia divina). "Pelagio dice che tutti gli uomini sono nati uguali e sono figli di Dio" esclama ammirato Artù, quasi parafrasando il primo articolo della costituzione americana (Artù o meglio lo sceneggiatore, evidentemente non sanno che l'uguaglianza di tutti  gli uomini davanti a Dio  è una delle verità fondamentali del cristianesimo, senza disturbare l'eresia di Pelagio). Poi, scoperto che Palagio è stato accusato di eresia  ed ucciso, Artù abbandona la religione cristiana e ritorna fra la sua gente, i Britanni e i loro sacerdoti druidi.

Per aiutare Artù a convincersi della necessità di questo distacco,  la Chiesa viene presentata come un tutto unitario con gli interessi dell'impero (stranamente Artù riceve ordini da un vescovo, invece che da un funzionario imperiale) ed è avida e crudele ( un monaco difende, sotto il pretesto di conservare un luogo sacro, una prigione dove  venivano torturati i dissidenti). In un'altra scena Bors, uno dei cavalieri pagani della tavola rotonda  ridicolizza un monaco, fingendo di mettersi a pregare anche lui e poi esclamando: "Come mai non succede niente?". Si tratta anche in questo caso, di un palese anacronismo,visto che i popoli pagani dell'epoca non credevano nel Dio cristiano ma  credevano comunque nei loro dei; il concetto di ateismo visto come orgogliosa affermazione di autosufficienza è assolutamente moderno.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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KILL BILL VOLUME 2

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 11:09
Titolo Originale: Kill Bill Volume 2
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Quentin tarantino
Sceneggiatura: Quentin tarantino
Produzione: Miramax Films, A band a part, Production I.G., Super Cool Manchu
Durata: 94''
Interpreti: Uma Thurman (la sposa), David Corradine (Bill), Daryl Hannah (Elle), Michael Madsen (Budd).

"La sposa", che dopo quattro anni di coma aveva già iniziato la propria vendetta nel volume 1, riuscirà ora a uccidere Bill?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La violenza è un piacevole spettacolo fine a sé stesso
Pubblico 
Adulti
Un videogame su pellicola, basato sul compiacimento per i combattimenti, le morti crudeli e le gravi mutilazioni. Diseducativo per i minori
Giudizio Artistico 
 
Un videogame su pellicola, basato sul compiacimento per i combattimenti, le morti crudeli e le gravi mutilazioni. Diseducativo per i minori
Autore: Franco Olearo
In Televisione
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KILL BILL Vol. 1

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 10:58
Titolo Originale: Kill Bill Vol. 1
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Durata: 2
Interpreti: Uma Thurman ((la Sposa), David Carradine (Bill),Lucy Liu (O-ren Ishi

Ultima opera di Quentin Tarantino (Pulp Fiction, Jackie Brown), Kill Bill racconta la storia della vendetta di una donna. L'odio scorre nelle immagini e la violenza diventa l'unica arma e risorsa per sconfiggere il dolore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Pubblico 
Maggiorenni
Giudizio Artistico 
 
-

Non si conosce il passato di questa donna, chiamata metaforicamente la Sposa, né si conosce  lo scopo della banda killer, la Deadly Viper Assasination; l'unico motivo che costruisce la storia di Kill Bill è l'odio ed il desiderio di uccidere i propri nemici. Non c'è pausa, non c'è altra storia o altro personaggio che danno rilievo alla trama, ma solo la sposa con  il suo unico progetto: uccidere chi ha provocato la morte del bambino che portava in grembo. La Sposa, interpretata da Uma Thurman è una donna che nel passato faceva parte di una banda killer, la Deadly Viper Assassination. Cambia vita, ma il giorno del matrimonio i membri della Deadly Viper Assassination uccidono il marito e tutti gli invitati a nozze; credono di aver ucciso anche lei, nonostante sia gravida. Lei in realtà entra in coma e solo dopo quattro anni si risveglia. Rendendosi conto di aver perso il figlio, progetta di uccidere tutti i membri della  Deadly Viper Assassination: la sua prima vittima è una donna che ha lasciato la banda e ha cambiato vita creando una famiglia. La sposa non perdona e pur consapevole del cambiamento la uccide nel suo appartamento nonostante sia presente la figlia. La vendetta continua e la Sposa decide di uccidere O-ren Ishi, una donna diventata killer dopo aver assistito, quando era ancora bambina, all'uccisione dei genitori. Dopo aver lasciato la Deadly Viper Assassination O-ren Ishi è entrata nel giro della malavita di Tokyo. La sposa si trasferisce nel Giappone: dopo un mese di allenamento si prepara allo scontro con O-ren Ishi e con le sue guardie del corpo.  Combatte con un centinaio di uomini e donne e, solo alla fine, dopo aver ferito e ucciso tutti, si scontra con O-ren Ishi. La sposa vince e uccide la donna killer e,con lo scopo di arrivare a scontrarsi con Bill, capo della banda, prende in ostaggio una seguace della Deadly Viper Assassination.

Volutamente divisa in due parti, la pellicola di Tarantino non lascia  spazio alla speranza sin dalla prima immagine: il volto sanguinante della Sposa occupa tutto lo schermo e fuori campo si sente la voce  di un uomo e lo sparo della pistola puntata verso la testa della Sposa. Sembra quindi che questo personaggio sia ormai fuori dalla storia, ma lo si rivede subito dopo quando le didascalie della scena successiva avvertono lo spettatore che sono trascorsi quattro anni dallo sparo. Il progetto della vendetta è chiaro e la Sposa non cerca altre soluzioni. L'unico barlume di luce e l'unica forza che il film riesce a trasmettere è una lunga scena insolita: la Sposa si sveglia dal coma, ma i muscoli sono atrofizzati. Senza abbattersi e con forza, che forse proviene dal dolore della perdita del figlio, ordina ripetutamente ai propri alluci di muoversi. Dopo parecchie ore la Sposa ha recuperato la mobilità ed è pronta alla vendetta.
La sola nobiltà d'animo -caratteristica definita dalla stessa Uma Thurman- della Sposa è che lei uccide sfidando al duello. Alla luce del sole, mai al buio. Il film non ha altri messaggi e forse, l'unica attrazione di questa pellicola è il montaggio e l'intreccio fra musica e scene. E la genialità del regista si esprime nel finale: la Sposa uccide perché ha perso il figlio, ma la voce del capo della  Deadly Viper Assassination chiude l'ultima scena con una domanda: "lo sa che suo figlio è ancora vivo?"

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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COLLATERAL

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/13/2010 - 10:08
Titolo Originale: COLLATERAL
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Stuart Beattie
Produzione: Dreamworks Pictures/Paramount Pictures
Interpreti: Tom Cruise, Jamie Foxx, Mark Ruffalo, Jada Pinkett Smith

Max, che di mestiere fa il taxista, ma sogna di possedere una compagnia di limousine, nella stessa notte carica sulla sua macchina prima un’affascinante procuratore distrettuale e poi uno spietato killer che ha l’incarico di eliminare i cinque testimoni chiave di un processo contro il cartello della droga. E il mite Max si troverà coinvolto suo malgrado in un gioco molto pericoloso

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un eroe riluttante, che cerca di dare senso alla propria vita , si oppone ad un killer che crede solo nell'efficienza del suo"mestiere"
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Per le scene di violenza ed il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
Un robusto thriller con inaspettate riflessioni filosofiche. Alcune sequenze di azione memorabili
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BATMAN BEGINS(Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/06/2010 - 12:58
 
Titolo Originale: Batman Begins
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Christofer Nolan
Sceneggiatura: David S. Goyer, Christopher Nolan
Durata: 140'
Interpreti: Christian Bale, Michael Cane, Morgan Freeman, Katie Holmes, Liam Neeson, Rutger Hauer

Thomas Wayne è un ricco benefattore della città di Gotham City e padre esemplare dell'unico figlio Bruce. Una sera escono dal teatro prima della fine dello spettacolo (il ragazzo aveva subito uno shock da piccolo e si era spaventato al vedere attori che assomigliavano a pipistrelli) e in una strada buia viene  freddato da un rapitore assieme a sua moglie. Gotham cade in mano alla criminalità organizzata e Bruce inizia a girare per il mondo per trovare dentro di sé la forza per combattere l'ingiustizia e la prevaricazione....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il nostro eroe comprende che la vendetta non ripaga ma che occorre applicare la giustizia senza rancore
Pubblico 
Adolescenti
Scene di lotta senza dettagli cruenti ma è presente qualche immagine che potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Prodotto professionalmente molto ben curato ma manca qualche guizzo di originalità nei confronti dell'ormai abbondante produzione intorno all'uomo pipistrello

Ritornare ancora una volta sulla leggenda di Batman non era compito facile. Cercare di eguagliare  il successo dei due precedenti lavori di Tim Burton, pieni di geniali suggestioni dark  (sopratutto nei personaggi cattivi, merito anche delle ottime interpretazioni di Jack Nicholson e Danny De Vito) risultava ancora più difficile dalla disaffezione generata dal   flop di  otto anni fa, dell'ultimo Batman e Robin, interpretato da George Clooney.

Christopher Nolan, regista e sceneggiatore assieme a David S. Goyer, ci ha riprovato, forse avendo ben inmente  le motivazioni  che hanno decretato il successo del "cugino" Spiderman nelle sue due ultime versioni di Sam Raimi: spiderman e Spiderman 2.  La rivitalizzazione cinematografica di questi gloriosi eroi dei fumetti  (Batman è del  '39,  mentre Spiderman è del 1962) nati quasi come reazione inconscia e popolare al gangsterismo imperante nelle grandi metropoli americane,  sembra passare  attraverso tre elementi fondamentali: raccontare le intime motivazione che hanno innescato la loro trasformazione da giovani  tranquilli e  sereni a simbolo e terrore per la criminalità (c'è sempre un evento doloroso che segna la loro infanzia); la  fatica del mestiere di eroe, del loro  essere cioè uomini normali solo un  pò più dotati degli altri con molte incertezze e il rischio perenne, nel saltare da un tetto all'altro, di andare a sbattere da qualche parte. Infine la loro impossibilità ad abbandonarsi ad un borghesissimo innamoramento perché il loro "mestiere" li tiene troppo tempo fuori casa.

In effetti per buona metà del film, Bruce Wayne ancora non indossa il costume da pipistrello ma assistiamo, con una meticolosità che farà sicuramente piacere ai molti fan, alla genesi della tuta/corazza con tutti i dettagli tecnici  del caso, al collaudo di una dotazione completa di sistemi di aggancio  indispensabili a un perfetto arrampicatore di grattarceli, alle prove dell'automobile/tank  derivato da un prototipo militare (non sarà. mica che tutti questi dettagli servono per meglio promuovere il merchandising legato al film?). 
Quando finalmente Batman è pronto, inizia la sua sfida  contro una banda di criminali euroasiatici (saltando così diplomaticamente il medioriente) che desiderano distruggere New York (pardon, Gotham City) per punirla della sua corruzione ( senza nessuna allusione, per carità, al 9/11).

Il film ha come pubblico target i ragazzi e gli adolescenti a cui non potrà non piacere perché gli ingredienti del film d'azione ci sono tutti (molti combattimenti corpo a corpo o con le spade, scene catastrofiche di treni deragliati) e tutti ben confezionati. Se  però il film è professionalmente valido, non sarebbe dispiaciuto qualche guizzo di originalità: siamo lontani dall'anima dark di Tim Burton, e dall'analisi  psicologica dei personaggi degli ultimi due film su Spiderman.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Sabato, 16. Ottobre 2021 - 13:45


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