Animazione

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WINX CLUB IL SEGRETO DEL REGNO PERDUTO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/09/2010 - 10:58
 
Titolo Originale: WINX CLUB IL SEGRETO DEL REGNO PERDUTO
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Iginio Straffi
Sceneggiatura: Iginio Straffi (soggetto di Iginio Straffi e Francesco Artibani)
Produzione: Iginio Straffi per Rainbow e RaiCinema
Durata: 85'

È impressionante il successo riscosso da questi personaggi ideati da ginio Straffi, disegnatore e produttore che ha costruito un piccolo impero su questa fortunata idea: Winx è un brand che si applica ormai a racconti (distribuiti persino in allegato al Corriere della Sera), giocattoli (che da alcuni Natali vanno a ruba), vestiti (è possibile trovare interi cataloghi) e tutto ciò che una bambina in età pre-scolare e dei primi anni delle scuole può desiderare che i genitori le comprino. Un brand che ha ampiamente varcato i confini italiani per affermarsi in tutto il mondo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le Winx appaiono come veline con le ali: vestitini succinti, corpicini snelli e tutti curve, lunghi capelli acconciati all’ultima moda.
Pubblico 
Tutti
Valgono comunque le osservazioni fatte a fianco
Giudizio Artistico 
 
La trama favolistica è piuttosto stereotipata ma, tutto sommato, a confronto con le trame di altri film d’animazione italiani abbastanza solida.

Il film racconta la scoperta, da parte della protagonista, di un mistero sui propri genitori e sul regno di cui è destinata a diventare la principessa. Nel suo sviluppo, la trama favolistica è piuttosto stereotipata ma, tutto sommato, a confronto con le trame di altri film d’animazione italiani per il cinema (il traballante L’apetta Giulia e la signora Vita, per fare un solo esempio), abbastanza solida.

L’animazione 3D, certo, non è ancora all’altezza dei prodotti Pixar o Dreamworks: tuttavia è almeno due spanne al disopra della sparuta concorrenza italiana.

Quello che però si impone agli occhi degli spettatori, e soprattutto dei preoccupati genitori è il look d’insieme.

Le Winx appaiono come veline con le ali: vestitini succinti, corpicini snelli e tutti curve, lunghi capelli acconciati all’ultima moda. Usano il cellulare, si dipingono le unghie e frequentano fidanzatini con la moto e quell’aspetto a metà strada fra il maranza suburbano e il principe azzurro che hanno certi calciatori.

Questo, che probabilmente è stato uno dei fattori determinanti per il successo delle sei fatine nell’immaginario delle bambine, è anche l’elemento che, per la sua preponderanza nell’insieme del prodotto (la storia in sé tende a sembrare meramente funzionale ad un colossale product placement), lascia piuttosto perplessi.

Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WINX CLUB

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/09/2010 - 10:52
Titolo Originale: WINX CLUB
Paese: Italia
Regia: Iginio Straffi
Produzione: Joanne Lee

Coprodotto da Rainbow e Raifiction, Winx Club è arrivato alla terza stagione, dopo aver conquistato con le avventure delle cinque fatine Bloom, Flora, Stella, Tecna e Musa le ragazzine di tutto il mondo, tanto che il musical ispirato alla serie ha riscosso, lo scorso anno, un enorme (e forse inaspettato) successo. Ora Winx Club è diventato anche un film, per la gioia delle fans.

Valutazioni
Gli ingredienti vincenti di Winx Club sono l’eterna lotta tra Bene e Male, tra magia buona e magia cattiva, che appassiona gli amanti del genere fantasy dal Signore degli Anelli in poi. Vero è che esiste anche un’altra faccia della medaglia: l’attenzione allo stile e alla moda, che ha contribuito a garantire il successo del programma, risulta nella promozione di minigonne, pantaloni a vita bassa, magliette cortissime, non certo l’abbigliamento che dovrebbero adottare le giovani fruitrici del programma nella vita di tutti i giorni.
Il successo scaturisce da un ritmo veloce e la grafica moderna, curatissima e accattivante; la caratterizzazione dei personaggi e la forza del gruppo.

Imponente inoltre il piano di merchandising che ha accompagnato il lancio delle Winx, dalla rivista Winx Club Magazine, che contiene il fumetto ispirato alla serie (150 mila copie vendute in meno di una settimana dall’uscita), l’album di figurine, i libri, l’abbigliamento, le bambole e i DVD.

Il successo delle cinque fatine si inserisce nel boom di prodotti per ragazzi ispirati alla magia e inaugurati da Harry Potter, ma affonda le sue radici in una tradizione più «antica», quella delle serie animate giapponesi degli anni ’80 e ’90 con protagoniste ragazze che scoprono di avere poteri magici, da L’incantevole Creamy a Sailor Moon.

La storia di Winx Club prende il via nell’immaginaria città terrestre di Gardenia, dove due studentesse di nome Bloom e Stella scoprono di essere dotate di poteri magici e di essere, in realtà, delle fate. Decidono così di frequentare la scuola per fate di Alfea, nel regno di Magix. Qui conoscono altre tre fate, Flora, Tecna e Musa, con le quali fondano il gruppo Winx Club.

La prima serie è incentrata sulla rivalità tra le Winx e le Trix, tre perfide streghe allieve della scuola di Torrenuvola e intenzionate a conquistare Magix. Nella lotta, le Winx sono aiutate dai cavalieri, detti Specialisti, della scuola di Fonterossa, con i quali instaureranno legami molto profondi.

Nella seconda serie, le Winx e i ragazzi di Fonterossa lottano per sventare i piani del malvagio Lord Darkar, il terribile signore delle ombre che, aiutato dalle Trix, mira a conquistare il sommo potere di Magix. Al gruppo delle fate si uniscono la bellissima Aisha e le Pixies, fatine in miniatura provenienti da Selvafosca.

Ad Alfea arriva anche un nuovo insegnante, Avalon, che mira a conquistare la fiducia di Bloom per privare le Winx del loro potere. Vittima del potere di Avalon, Bloom si trasforma in una creatura malvagia, ma le Winx riusciranno a liberarla e a salvare Magix.

La terza serie corrisponde al terzo anno di corso nella scuola di Alfea, sulla quale incombe una terribile minaccia: le Trix hanno liberato un misterioso e oscuro stregone di nome Valtor, imprigionato da tempo in una dimensione lontana, e sono pronte a sfidare il Bene. Valtor, in apparenza affascinante e raffinato, si rivela avido di potere e abile a trasformare chiunque in un mostro. Bloom e le altre, però, riusciranno a smascherarlo…

Gli ingredienti vincenti di Winx Club sono l’eterna lotta tra Bene e Male, tra magia buona e magia cattiva, che appassiona gli amanti del genere fantasy dal Signore degli Anelli in poi; il ritmo veloce e la grafica moderna, curatissima e accattivante; la caratterizzazione dei personaggi e la forza del gruppo. Le cinque Winx, infatti, hanno identità riconoscibili e distinte: Bloom, capelli rosso fiammante, è la leader del gruppo, generosa, impulsiva, coraggiosa; Flora, fata della natura, è la più responsabile, timida e romantica; Tecna è l’esperta di tecnologia, capelli viola e rigida disciplina; Musa è la fata sportiva, amante della musica; Stella, infine, è vanitosa, modaiola, capricciosa ma, in fondo, dall’animo buono.

Diversissime tra loro, le cinque ragazze sono però legate da una profonda amicizia, che le aiuta a superare qualsiasi ostacolo. Proprio l’amicizia è il valore che trionfa in Winx Club: il legame tra Bloom e le altre è spesso messo a dura prova da gelosie, rivalità, errori di valutazione, nonché l’intervento della magia nera, che confonde le idee e rende malvagio chi non lo è.

Aisha, la «new entry» della seconda serie, all’inizio fatica a inserirsi nel nucleo compatto delle Winx, osteggiata soprattutto dall’invidiosa Stella che, tuttavia, cambierà atteggiamento quando Aisha non ci penserà due volte a correre in suo aiuto in un momento di pericolo.

Soltanto quando sono in gruppo le Winx riescono a vincere le forze del male, perché il vero potere sta nell’amicizia e nell’amore, i veri nemici da sconfiggere nella vita quotidiana sono l’odio e l’inganno. Un messaggio certamente positivo e pensato su misura per il target del programma, perché è tipico della prima adolescenza desiderare sopra ogni cosa l’appartenenza a un gruppo in cui riconoscersi e sentirsi protetti.

Il punto debole dei nemici è la disarmonia, la mancanza di fiducia tra loro, che li porta a disgregarsi e combattere da soli, finendo inevitabilmente per perdere. Le Winx, invece, fanno squadra, si fidano l’una delle altre e non hanno manie di protagonismo: lottano per salvare il pianeta, per garantirgli la pace, non per il potere.

Va inoltre sottolineato che in Winx Club, nonostante siano così legate tra loro, le fatine mantengono sempre la loro individualità: non è necessario omologarsi per essere accettate dagli altri, anzi, il successo del gruppo deriva proprio dai diversi poteri di cui sono dotate e che risultano strettamente legati alla personalità individuale.

Vero è che esiste anche un’altra faccia della medaglia: l’attenzione allo stile e alla moda, che ha contribuito a garantire il successo del programma, risulta nella promozione di minigonne, pantaloni a vita bassa, magliette cortissime, non certo l’abbigliamento che dovrebbero adottare le giovani fruitrici del programma nella vita di tutti i giorni.

La cura per il look serve ad attrarre il pubblico, giocando sugli ideali estetici femminili: le Winx assomigliano a Barbie, gli abiti sembrano ispirati alla linea inglese per giovanissime firmata Onix e i loro principi azzurri, invece di destrieri cavalcano tavole da surf.

A livello tematico, tuttavia, apparenza e bellezza sono trattate in ben altro modo: la malvagità si nasconde spesso sotto affascinanti sembianze, offuscando la capacità di riconoscere la vera natura della persona. Gli stregoni Avalon e Valtor sono uomini affascinanti, che catturano le simpatie immediate delle ragazze: la sfida è proprio quella di smascherarli, rendersi conto della natura malvagia che si cela sotto l’apparenza.

Temi forti, buoni sentimenti e capacità di pescare nell’immaginario delle ragazzine moderne decretano il successo del cartone animato, che nel complesso è uno dei migliori tra quelli prodotti negli ultimi anni: alla fine di ogni puntata, allo spettatore rimane la positiva sensazione che, in fondo, la magia più grande è volersi bene.

Autore: Ilenia Provenzi
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Il Regno di Ga'Hoole - La Leggenda dei Guardiani

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/09/2010 - 10:35
 
Titolo Originale: Legend of the Guardians - the Owls of Ga'Hoole
Paese: USA, AUSTRALIA
Anno: 2010
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: John Collee, John Orloff
Produzione: ANIMAL LOGIC, VILLAGE ROADSHOW PICTURES, WARNER BROS. PICTURES
Durata: 97'
Interpreti: ---

I gufetti Soren e Klud, al loro primo volo, cadono dal nido e vengono catturati dai gufi malvagi della Regina Nyra e costretti ai lavori forzati nel regno dei Puri. Soren riesce a scappare e ad allertare i guardiani di Ga'Hoole, una mitica squadra di guerrieri alati mentre Klud resta al servizio della regina perché è convinto della superiorità della razza dei Puri..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I buoni, assieme agli eroici guerrieri, riescono a sconfiggere i gufi cattivi
Pubblico 
Adolescenti
I cruenti e realistici combattimenti fra i gufi potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima tecnica di animazione in 3D ma la storia è troppo seria e cruenta per appassionare i più piccoli
Testo Breve:

Ottima realizzazione in computer grafica specificamente adatta al 3D ma il film è troppo cruento per essere adatto ai più piccoli

Una tecnologia grafica avanzatissima: chi è attento a questo settore del cinema ricorderà i primi modesti successi nel più ambizioso degli esercizi: la riproduzione dei capelli e delle piume, che nei primi film in CG apparivano come una massa compatta. Quando si realizza una testa di donna che si volta, migliaia di capelli dovrebbero seguirne la rotazione ognuno secondo una traiettoria differente. Un primo chiaro ma parziale successo venne raggiunto in Final Fantasy del 2006 con la protagonista Aki. Ora abbiamo un film dove i protagonisti esclusivi sono degli uccelli e riusciamo a percepire distintamente, grazie ad algoritmi specificatamente realizzati, ogni singola piuma che ricopre il loro corpo.
Un secondo aspetto è quello del realismo animale. L'autore ha rigettato soluzioni antropomorfiche alla Walt Disney per mostrarci invece quello che realmente sono: dei gufi, comprese certe sgradevoli realtà (dopo il pranzo rigettano un lobo di scarti).

Straordinarie le sequenze in volo: quando i gufi attraversano l'oceano in tempesta nel tentativo di raggiungere l'isola del Grande Albero sembra quasi di soffrire con loro nel cercare di non perdere la rotta fra il vento e la pioggia.

Ciò  che non convince, tanto da indurre il sospetto che difficilmente potrà esser apprezzato dai ragazzi è la storia in se, alquanto crudele di un regime dittatoriale (l'autrice Kathryn Lasky dell'omonima serie di libri conferma di essersi ispirata alle vicende della seconda guerra mondiale) e la triste storia senza redenzione di Klud, corroso dalla gelosia nei confronti del fratello.

Il pur bravo regista Zack Snyder, già autore di 300 non nasconde la passione per le battaglie fra guerrieri e anche se si tratta di combattimenti di uccelli in un film per ragazzi, non allenta la violenza delle immagini. Lo stesso elmo che indossano i gufi guerrieri potrebbe impressionare i più piccoli.

C'è infine un particolare risolutivo che non permette di classificare questo film come film per ragazzi: tutto lo svolgimento della storia è terribilmente serio, mancano momenti di spensieratezza o almeno di ironia.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WALLACE & GROMIT LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/09/2010 - 10:18
 
Titolo Originale: Wallace & Gromit: the curse of the were-rabbit
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2005
Regia: Nick Park, Steve Box
Sceneggiatura: Nick Park, Bob Baker, Steve Box, Mark Burton
Produzione: Aardman Animations, Dreamworks skg
Durata: 85'

La saga dell'ortaggio gigante è un evento che ogni anno richiama molte persone nel paese di Tottington:quasi ogni abitante ha una sua coltivazione segreta da esibire il giorno della fiera. Wallace e Cromit hanno furbescamente messo in piedi un'agenzia di pronto intervento in grado di liberare gli orti dai pestiferi conigli selvatici. Non li uccidono però ma li tengono in cattività finché la fiera non sarà terminata. Tutto procede per il meglio quando i due eroi sono chiamati a catturare un coniglio mannaro: un enorme e voracissimo coniglio che appena sorge la luna inizia a depredare gli orti di tutti gli abitanti...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Buon spirito di protezione degli animali contro i fanatici cacciatori, ma un po' disinvolto quando si immagina che il sacerdote usi l'acqua santa per far crescere il propri ortaggio gigante
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Con un'ottima padronanza della tecnica dello Stop Motion, una fresca storia per bambini con molto humor inglese.

Il settore del film d'animazione sta passando un momento di felice creatività (tranne che in Italia, purtroppo). Terminato il periodo monopolistico della Walt Disney, si sono moltiplicate le case produttrici, si è allargato il ventaglio del pubblico target (non solo storie per bambini ma anche per adolescenti ed adulti) e le tecniche si sono diversificate.
Accanto al classico metodo dei disegni su celluloide, si è prepotentemente affacciata alla ribalta la computer grafica, la quale non ha però rimpiazzato gli altri metodi più classici ed in particolare la Stop Motion, ora perfezionata soprattutto in Gran Bretagna: si tratta di una tecnica che consiste nel muovere i pupazzi in modo impercettibile, fotogramma per fotogramma e poi passare il tutto al computer per ottenere fluidità di movimento.

I più recenti, riusciti esempi sono stati La sposa cadavere di Tim Burton realizzato con puppets meccanici ed ora questo lungometraggio sulle avventure di  Wallace e Gromit, già noti personaggi televisivi , sviluppato tutto con pupazzi in plastilina. Se Tim Burton ha adottato tale tecnica per raccontarci una storia   sospesa fra il mondo dei vivi e quello dei morti, adatta a chi sa sognare a tutte le età, Nick Park e Steve Box la hanno impiegato la cosiddetta claymation che meglio si adatta ai buffi personaggi di una storia per i più piccoli.

Come era già successo nel loro precedente Galline in fuga (2000), la sequenza iniziale di ambientazione è molto suggestiva: gli scenografi della Aardman Animation di Bristol hanno perfettamente ricostruito un ideale cittadina inglese, con le case monofamiliari, l'orticello sul retro  e per le strade  i lampioni che emanano una luce attutita dalla nebbia mentre  l’immancabile Bob, il poliziotto di quartiere, passeggia vigile.

La storia è un thriller e i riferimenti cinematografici si sprecano: Dottor Jekill e Mr Hide (uno dei protagonisti, dopo un esperimento, si trasforma in un coniglio gigante),  Un lupo mannaro americano a Londra (il coniglio-mostro  si desta alla luce della luna per devastare gli orti di Tottingam); L’incredibile  Hulk (con il classico strappo della camicia quando avviene la trasformazione) e infine King Kong (la fuga sul palazzo più alto della cittadina), ma non è questa la maggiore attrattiva del film.

Ciò che è impagabile è stata la capacità dei nostri autori di aver creato due personaggi così diversi ma così complementari:  Wallace con la sua aria da scienziato sempre un po’ distratto ed ingenuo e il cagnolino Gromit che non parla mai ma che capisce sempre tutto, con i suoi occhietti a biglia che ruotano continuamente vispi e attenti.

C'è infine quel modo molto inglese di raccontare, una sottile ironia che evita di prendersi toppo sul serio (in una scena molto drammatica Gromit sta lottando su di un aeroplanino da giostra contro un cane avversario. A un certo punto l'aereo si ferma perché ha finito la corsa: i due cani si guardano nelle tasche per vedere se hanno qualche monetina e appena l'aereo riparte, riprendono a lottare come se niente fosse) e di generare gags una più spiritosa dell'altra.
Il film è costellato di invenzioni divertenti  (una macchina per vestirsi automaticamente la mattina, l’automobile che ha un pulsante speciale  per scrollarsi di dosso il fango, la macchina ad alta produttività per risucchiare i conigli dalle loro tane): un rapporto confidenziale con tutto ciò che è meccanico che  rimanda direttamente al grande Buster Keaton.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY FAMILY
Data Trasmissione: Sabato, 26. Aprile 2014 - 21:00


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VALIANT PICCIONI DA COMBATTIMENTO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/09/2010 - 09:18
 
Titolo Originale: Valiant
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2005
Regia: Gary Chapman
Sceneggiatura: George Webster, Jordan Katz, George Melrod
Produzione: Nellie Bellflowe, Richard Gladstein, perFilm Colony
Durata: 75'


A piccioni.Ben 32 piccioni furono insigniti della medaglia al valore.

Valutazioni

Come hanno potuto quelli che tutti noi riteniamo sudici animali parassitari che infestano le nostre piazze guadagnarsi tante medaglie? Semplice.

Portando messaggi decisivi per la strategia degli Alleati.

Una casa di produzione inglese – la Vanguard – ha avuto la bella idea di realizzare un film d’animazione 3D che racconta la storia di uno di questi piccioni: Valiant.

Valiant è un piccione giovane e più basso della media dei piccioni. Ma ha un grande sogno: far parte dei reparti scelti di piccioni viaggiatori a servizio dell’esercito inglese.

Dopo un duro addestramento gli viene assegnata la prima missione: dovrà trasvolare il canale della Manica portando un messaggio che sarà decisivo per le sorti della Seconda Guerra Mondiale.

Ma il canale è largo e infestato di falchi. Nazisti, naturalmente.

Il film scritto da Webster, Katz e Melrod e diretto da Gary Chapman parte da un’idea intrigante. Gli autori sono bravi a saccheggiare la tradizione dei film di guerra degli anni ’50: atmosfere, citazioni e temi. La qualità grafica si avvicina ai paradigmi Pixar e Dreamworks.

Ne è uscito un film senza dubbio godibile, sia per i più piccoli che per i loro genitori. Certo la comicità è meno brillante rispetto a film come Shrek o Gli Incredibili. L’intreccio è meno sofisticato dei piccoli capolavori che ci si è abituati a vedere al cinema di animazione 3D. Nei momenti di stanca si ricorre forse qualche volta di troppo alla rumoristica da tubo digerente.

Ma resta comunque un buon intrattenimento per un pomeriggio in famiglia.

Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TERRA DI CONFINE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 11:14
Titolo Originale: Open range
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Kevin Costner
Sceneggiatura: Gae S. Buckley
Durata: 139'
Interpreti: Kevin Costner, Robert Duvall, Annette Bening, Michael Gambon

Nel Far West del 1882 esistevano cow boys che pascolavano mandrie nomadi, attraversando praterie non ancora lottizzate da potenti “rancheros” proprietari di mandrie stanziali. Boss e Charley, pascolando la loro mandria, si trovano a costeggiare il territorio controllato dal violento Denton Baxter, il quale – per spaventarli e impadronirsi della loro mandria – arriva ad uccidere un ragazzo che lavorava per loro. Boss e Charley, pur di farsi giustizia, si battono in un confronto a fuoco con Baxter e i suoi uomini.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I due protagonisti sono mossi da spirito di vendetta e da un feroce senso dell'onore
Pubblico 
Adolescenti
Per le scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
Buona regia di Costner che cerca di restituirci il western più classico. Sceneggiatura non all'altezza per una storia eccessivamente lunga
Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA STELLA DI LAURA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 09:49
 
Titolo Originale: Laura Stern
Paese: Germania
Anno: 2005
Regia: Graf Rothkirch e Piet de Rycker
Sceneggiatura: Michael Madel, Piet de Rycker, Alexander Lindner
Produzione: Rothkirch Cartoon-Film
Durata: 80'

La famiglia di Laura – mamma, papà, il piccolo Tommy con il suo cagnolino di legno a rotelle, e il gatto – ha appena lasciato la campagna per traslocare in città. E a Laura – sette anni, bel caratterino e tanta fantasia – la cosa non è proprio andata giù. Niente più alberi davanti alla finestra, niente più amici, niente più prati in cui correre libera: a Laura non resta che cercare di fuggire con l’immaginazione attraverso la sua nave spaziale ricavata da una grande scatola di cartone. Ma non sarà Laura a raggiungere lo spazio, bensì lo spazio a raggiungere lei: nella forma di una piccola stella (ha cinque punte ma è tenera e inoffensiva) che si schianta nel giardino pubblico sotto casa. Laura trova così un’amica, almeno finché alla stellina non viene il complesso di E.T. (…telefono casa…) e Laura deve così inventarsi un modo per restituire quel corpicino celeste alla Via Lattea.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Storia della maturazione di una bambina che avviene grazie alla fatica del prendersi cura di qualcun altro, del farsi carico del peso di chi è in difficoltà.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La grafica del film è suggestiva e riesce a restituire le atmosfere dei libri illustrati di Baumgart animandoli con lo stile lirico di Miyazaki (La città incantata). Uno dei maggiori punti di forza è poi la colonna sonora di Hans Zimmer che contribuisce a dare spessore e echi profondi a questa storia graziosa.

Questa favola semplice e delicata è tratta dall’omonimo libro illustrato di Klaus Baumgart (edito in Italia da Fabbri) che, pubblicato per la prima volta nel 1996, ha venduto oltre due milioni di copie ed è stato tradotto in 25 lingue. A seguito del successo riscosso, il personaggio di Laura è poi diventato, soprattutto in Germania, il centro di un ricco fiorire di sequel e parallele iniziative editoriali e multimediali.

Al centro della storia narrata nel film c’è la rievocazione di quel preciso e delicato momento della crescita in cui un bambino inizia ad abbandonare gli atteggiamenti egocentrici tipici dell’infanzia sostituendoli con comportamenti più generosi e altruisti. E il film racconta piuttosto bene, rivolgendosi soprattutto al pubblico dei bambini più piccoli, come questa decisiva maturazione avvenga grazie alla fatica del prendersi cura di qualcun altro, del farsi carico del peso di chi è in difficoltà, dell’assumersi quella responsabilità che fino a pochi giorni prima sembrava una cosa da grandi. Il film piacerà soprattutto ai bambini che hanno al massimo l’età di Laura, gli stessi bambini che magari amano addormentarsi leggendo – o facendosi leggere – le favole di Klaus Baumgart. Risulterà probabilmente stucchevole per chi è più grande ed è alle prese con altri “momenti di crescita”.

La grafica del film – con una commistione di colorazione tradizionale e digitale, di animazione 2D e 3D – è suggestiva e riesce a restituire le atmosfere dei libri illustrati di Baumgart animandoli con lo stile lirico di Miyazaki (La città incantata).

Uno dei maggiori punti di forza è poi la colonna sonora di Hans Zimmer (premio Oscar per Il re Leone e autore di numerosissime splendide colonne sonore come quelle di – solo per citarne alcuni – Rain man, La sottile linea rossa, Il Gladiatore) che contribuisce a dare spessore e echi profondi a questa storia graziosa.

Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA SPOSA CADAVERE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 12:24
Titolo Originale: Corpse bride
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2005
Regia: Tim Burton, Mike Johnson
Sceneggiatura: Pamela Pettler, Caroline Thompson, John August
Produzione: Warner Bros, Tim Burton Animation, Will Vinton Studios
Durata: 75'

Victor e Victoria  non si conoscono ma sono stati promessi sposi dai loro rispettivi genitori per motivi di pura opportunità economica. I due giovani  si piacciono al primo incontro ma una sera, mentre Victor è intento a  ripassare le frasi della cerimonia che sarebbe avvenuta il giorno dopo, impalma un ramoscello secco che risulta invece essere la mano di una giovane morta proprio il giorno prima del matrimonio. Ora la "sposa cadavere" ha finalmente un marito; peccato che sia ancora vivo. Ma a tutto c'è rimedio: basta che Victor rinunci alla propria vita..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quando l'amore è vero non si può desiderare la propria felicità a scapito di quella dell'amato
Pubblico 
Pre-adolescenti
La presenza di tanti scheletri che ballano potrebbe impressionare i più piccoli e i più sensibili
Giudizio Artistico 
 
La presenza di tanti scheletri che ballano potrebbe impressionare i più piccoli e i più sensibili
Testo Breve:

E' un poetico e divertente film a pupazzi animati frutto dell'inesauribile fantasia di Tim Burton 

Un grande artista diventa  tale quando risolve brillantemente due problemi: ha  qualcosa di preciso e forte da dire e  trova il mezzo migliore per esprimerlo. Tim Burton, ormai regista affermato  (Edward mani di forbiceBatman, Batman -il ritorno, Nightmare Before Christmas, Big Fish, La fabbrica di cioccolato, per citare solo quelli di maggior successo) può dire con questo film di aver raggiunto entrambi gli obiettivi.

La tecnica innanzitutto; suo merito indiscutibile è quello di aver riesumato l'animazione attraverso pupazzi (la moderna stop motion da fluidità e naturalezza ai movimenti) e i fatti gli danno ragione: per raccontare una storia umana in sottile e melanconico equilibrio fra realtà e fantasia, la computer grafica sarebbe stata troppo fredda e il cartone animato sarebbe stato troppo favolistico. Il risultato, dopo molti anni di  lavorazione è superiore al suo predecessore, A Nightmare Before Christmas: accuratissima la fotografia, piacevole la scelta dei colori (vivaci quelli dell'oltretomba, con sfumature di grigio  quelli  del mondo reale) indovinata la creazione di pupazzi-caricatura per i personaggi negativi, mentre sono fragili e delicati, alla moda di Peinet, i due innamorati.

Quanto al messaggio, Tim Burton, resta coerente con quanto espresso nei suoi precedenti lavori:  desiderare un mondo  dove la fantasia stia al potere, dove l'iniziativa creativa dell'individuo trovi piena espressione in contrasto con il mondo reale dove le convenzioni della società soffocano gli impulsi più vitali. Tutto ciò che è "l' altro mondo", tutti coloro che sono "diversi" finiscono per diventare più vivi della realtà.

Tim Burton ci ha raccontato tutto questo attraverso una sua poetica che si basa proprio sul gioco dei contrasti.
Ecco che Edward (Edward mani di forbice) viene posto ai margini della vita non solo perché diverso ma perché dolce e buono; nei due film su Batman (Batman, e Batman - il ritorno) sono i cattivi ad essere pieni di colori e più brillanti perché fuori da ogni regola, mentre Batman è irrigidito e quasi lugubre nella sua maschera . In Nightmare before Christmas, la notte di Halloween è più divertente di quella del Natale, mentre in Big Fish il protagonista lascia il mondo conosciuto per spostarsi in un non-luogo pieno di personaggi fantastici. Ne Il pianeta delle scimmie  i primati riescono ad essere più saggi e intelligenti deglistessi uomini.
Ora, in quest'ultimo lavoro il mondo dei morti appare più colorato e divertente di quello dei vivi e che risulta  esser popolato di invidiosi, di arrivisti, pronti a tutto per interesse economico o di classe.

La sposa cadavere ha però qualche cosa in più, qualcosa di suo peculiare: la contrapposizione fra una vita fatta di regole e una vita creativa è sempre presente sullo sfondo ma non ne costituisce il messaggio principale. Un amore come quello della sposa cadavere: prima desiderato, poi conquistato formalmente e infine scoperto nella sua vera  essenza: amore che non si realizza solo  volendo bene all'altro ma volendo il bene dell'altro.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia uno
Data Trasmissione: Domenica, 22. Dicembre 2019 - 16:30


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SPONGEBOB SQUAREPANTS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 12:09
 
Titolo Originale: The Spongebob squarepants movie
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Stephen Hillnburg
Sceneggiatura: Stephen Hillnburg, Derek Drymon, Tim Hill, Kent Osborne, Aaron Springer, Paul Tibbitt
Durata: 90'

Spongebob (una spugna con i calzoni fatti di cartone) vive in fondo al mare in un guscio di ananas, vicino a Krusty Krab, il fast food dove lavora. Desidera tanto diventare il manager del locale, ma gli viene preferito un altro collega perché è considerato ancora "troppo infantile". Nel frattempo al re Nettuno è stata rubata la corona. La cosa è oltremodo disdicevole, perché senza corona tutti possono accorgersi quanto il re sia pelato. Spongebob non ha esitazioni: lui e il suo amico Patrik (una stella marina) andranno nel terribile Shell City, da dove nessuno è più tornato, per recuperarla. Solo così potranno dimostrare di essere diventati adulti....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella rappresentazione della fanciullezza con i suoi pregi e i suoi difetti, lontano dalla moda del cartone "impegnato"
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, pur seguendo lo schema di una favola per bambini, non manca di originalità e di humor.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SHREK TERZO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 10:58
 
Titolo Originale: SHREK TERZO
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Chris Miller (II), Raman Hui
Sceneggiatura: Jeffrey Price, Peter S. Seaman, Jon Zack, Andrew Adamson (soggetto), Jed Diffenderfer (materiale aggiuntivo al soggetto), Howard Michael Gould (materiale aggiuntivo alla sceneggiatura), (basata su William Steig, Shrek!);
Durata: 92'
Interpreti: Mike Myers (Shrek), Eddie Murphy (Ciuchino), Cameron Diaz (Fiona), Antonio Banderas (il gatto con gli stivali), Julie Andrews (regina Lilian), Rupert Everett (principe azzurro)

Shrek aveva già accettato a malincuore di lasciare la sua amata palude per diventare il “principe azzurro” della sua amata principessa Fiona. Ma di diventare re del regno di Molto Molto Lontano non se ne parla nemmeno. E così l’orco più amato dagli spettatori di tutto il mondo si imbarca per un lungo viaggio alla ricerca di un altro erede al trono. Nel frattempo, però, i cattivi delle favole si coalizzano per attuare un colpo di stato e Fiona rivela a Shrek di essere in dolce attesa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film evita questa volta di inserire tematiche per adulti come in Shrek 2 e si orienta più decisamente su tematiche familiari
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune espressioni lievemente volgari.
Giudizio Artistico 
 
Il costituisce una variazione sullo stesso tema dei due precedenti capitoli, senza introdurre nuovi personaggi di rilievo e la struttura della trama appare meno indovinata rispetto al primo capitolo, che resta ineguagliato,

Dopo Shrek (2001), 267 milioni di dollari di incasso solo nei cinema statunitensi, e Shrek 2 (2004), che sempre solo nei cinema a stelle e strisce raccolse ben 436 milioni di dollari, la DreamWorks è stata ben felice di proseguire la saga sull’orco verde con un terzo capitolo, al quale, a quanto si dice, seguiranno ben altri tre episodi.

Shrek Terzo costituisce una variazione sullo stesso tema dei due precedenti capitoli: sii fedele a ciò che più autenticamente sei e non assecondare l’immagine che gli altri hanno di te. Ma stavolta è l’orco (perfetto veicolo, nei primi due episodi, della morale della saga) ad essere mentore di Arthur, giovane e riluttante erede al trono del regno di Molto Molto Lontano, che deve trovare il coraggio di riscattarsi dal ruolo di “nerd” affibbiatogli dai compagni di college. Da parte sua, Shrek deve invece superare le preoccupazioni dell’incombente paternità (sulla quale, presumibilmente, verterà il prossimo episodio).

Intorno, un fiorire di personaggi che declinano in modo vario il tema della storia: dalle belle delle favole (Biancaneve, La Bella Addormentata…), che si decidono a darsi da fare per tirarsi da sole fuori dai guai senza stare ad aspettare di essere salvate, ai cattivi, che capiscono di poter anche uscire dal ruolo di antagonisti loro assegnato dalle favole e diventare buoni.

A fianco del protagonista, gli immancabili Ciuchino e Gatto con gli Stivali, che – in una ulteriore variazione comica sul tema – si ritroveranno, per un incantesimo malriuscito, uno nel corpo dell’altro…

Prosegue anche in questo capitolo la presa di mira di alcune manie hollywoodiane, con l’introduzione di uno lunatico Mago Merlino dedito a strampalate pratiche new age, “scientologiche”, e pop-junghiane.

Il consueto ribollire di gag, allusioni comiche e citazioni parodistiche esilaranti per grandi e piccoli è meno spumeggiante rispetto al secondo capitolo. Ma ciò è tutto sommato un bene perché a beneficiarne è la linearità della storia. Tuttavia la struttura della trama appare meno indovinata rispetto al primo capitolo (che resta ineguagliato, nella saga di Shrek): per quanto ogni snodo narrativo risulti coerente al tema, qui e là si avvertono alcune forzature, certe pieghe della storia dettate più dalla volontà degli autori che dall’effettivo concatenarsi degli eventi. Il percorso di Shrek, in particolare, è piuttosto sfuocato, non perfettamente in tema, più funzionale a quello degli altri personaggi che significativo in se stesso. Da ciò derivano alcuni scricchiolii della storia (la partenza un po’ incerta, la conclusione piuttosto affrettata) che però non disturbano eccessivamente quello che è uno spettacolo estremamente godibile.

Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Sabato, 27. Ottobre 2012 - 21:10


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