Animazione

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HOTEL TRANSYLVANIA 2

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/08/2015 - 19:18
 
Titolo Originale: Hotel Transylvania 2
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Genndy Tartakovsky
Sceneggiatura: Michael Kurinsky
Produzione: COLUMBIA PICTURES, SONY PICTURES ANIMATION, SONY PICTURES DIGITAL, SONY PICTURES IMAGEWORKS
Durata: 89

Tutto procede bene all’Hotel Transylvania: Mavis e Johnny si sono sposati e hanno avuto un bimbo, Denis, che il nonno Dracula, adora, anche se è molto preoccupato che stia per raggiungere i cinque anni e non mostri ancora segni di essere un vampiro. Temendo che il piccolo non possa mai integrarsi in un mondo di mostri Mavis medita di trasferirsi in California, dove vive la famiglia di Johnny, che invece trama con il suocero per rimanere. Durante una visita esplorativa dei due sposini in America Dracula tenta il tutto per tutto per tirare fuori da Dennis il vampiro che è sicuro stia dentro di lui… 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La morale espressa dal film, come in tanti altri di produzione recente, con chiare allusioni a certe tematiche attuali, è sempre quella dell’accettazione reciproca e del rispetto della natura di ognuno
Pubblico 
Tutti
Giudizio Usa: “Parent guided” (con accompagnamento dei genitori) per qualche scena spaventevole e un umorismo un po’ rude
Giudizio Artistico 
 
Dopo un avvio un po’ lento, il film prende quota e diventa e diventa un divertente film di intrattenimento per la famiglia
Testo Breve:

Dracula è diventato nonno e si preoccupa che il nipotino Denis si comporti da bravo vampiro, senza esser influenzato troppo dagli umani. Un film divertente sul rispetto della natura di ognuno

Tre anni fa il primo Hotel Transylvania, diventato successo in parte imprevisto al botteghino, aveva messo in scena un luogo dove Dracula offre rifugio ai mostri, gente strana ma tutto sommato innocua, da un mondo umano molto più terribile e pericoloso (degli umani inferociti erano i responsabili della morte dell’amata moglie del vampiro e delle molte ansie nei confronti della figlia adolescente). Il film, a dispetto dell’ambientazione horror, era in realtà un inno alla famiglia, alla tolleranza e all’accettazione reciproca tra diversi (anche se l’umano Johnny era così strano di suo da trovarsi meglio tra un licantropo e un vampiro che tra i suoi simili).

Stessa linea persegue questo secondo episodio, dove il nonno vampiro Dracula guarda con preoccupazione il nipotino che ride felice in mezzo ai coetanei licantropi (la famiglia del lupo mannaro, 300 figli e moglie sempre incinta è una delle cose più divertenti della pellicola). Ma non "mette le zanne" e per colpa di una madre iper-apprensiva ha come eroe il mostro delle torte, trasparente satira di certi programmi per bambini più interessati all’aspetto educativo (condividere, no agli zuccheri) che a chiamare le cose con il loro nome.

Per risolvere un problema che problema non è se non negli occhi di chi guarda (Dracula che vorrebbe un nipote un po’ più mostro a costo di buttarlo giù da una torre alta centinaia di metri per farlo volare, Mavis che vuole solo la normalità e la mancanza di rischi) ci vorrà un confronto con la vecchia generazione. Perché se quello tra Dracula e la figlia è un po’ lo scontro tra due modelli educativi (quello vecchio stile più ruvido e aperto a rischi e incidenti e quello più soft, politically correct e affermativo della nuova scuola), anche ad essere conservatori si trova sempre qualcuno più conservatore di te. Così il nonno Dracula si troverà a proteggere il nipotino “diverso” (insieme a tutta la famiglia acquisita umana) dal suo stesso padre, Vlad e dalla sua schiera di vampiri non civilizzati che gli umani ancora li dissanguerebbero volentieri.

Dopo un avvio un po’ lento (c’è da raccontare il matrimonio di Mavis e Johnny, la gravidanza e i primi anni di Dennis) il film prende quota quando Dracula e la sua combriccola iniziano un viaggio clandestino nei luoghi della loro gioventù per stimolare il giovane nipote. Peccato che anche quelli non sono più come una volta (nella foresta maledetta ora c’è una pista da running e le potenziali vittime sono più interessate ai selfie che a scappare urlanti, il campo scout vampiro politically correct manda in bestia in povero Dracula) e pure i nostri hanno perso un po’ l’aggressività.

Alla fine la morale è sempre quella dell’accettazione reciproca e del rispetto della natura di ognuno: Dennis potrà essere umano o vampiro (e non è sempre detto che siano terrore e violenza a far emergere il carattere, a volte ci vuole proprio il contrario), ma la cosa importante è l’amore che la sua famiglia riversa su di lui e che diventerà il catalizzatore della salvezza collettiva. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Cinema 1
Data Trasmissione: Lunedì, 30. Maggio 2016 - 21:10


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NAUSICAA DELLA VALLE DEL VENTO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/07/2015 - 10:10
 
Titolo Originale: Kaze no tani no Naushika
Paese: GIAPPONE
Anno: 1984
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: Michio Kondou, Toru
Durata: 116

Una spaventosa guerra termonucleare ha distrutto buona parte dell’ecosistema della terra. Una foresta tossica, denominata "Mare della Putrefazione", avanza a vista d’occhio perché gli alberi emettono spore velenose che, disperdendosi per il vento, inquinano nuove terre. Insetti giganteschi proteggono la foresta contro chiunque osi avvicinarsi. Fra gli umani sono sopravvissuti solo due regni: quello di Tolmechia e di Pejite che invece di allearsi in nome del male comune si combattono fra loro . Fra di loro esiste un’oasi di pace, la Valle del vento, così denominata perché è il vento che protegge la valle dalle spore velenose. La loro regina è Nausicaa, una ragazza che rispetta tutte le forme di vita, anche quelle degli insetti giganti ed è contraria a ogni tipo di violenza..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La principessa Nausicaa trasmette il suo amore per tutti gli esseri viventi e, contraria a ogni forma di violenza, lotta per la pace fra gli uomini
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il maestro Miyazaki padroneggia brillantemente la tecnica dell’animazione, che gli consente di realizzare personaggi molto umani e di trasmetter il suo messaggio di pace e amore per la natura
Testo Breve:

Il mondo è ormai inquinato per la malvagità dell’uomo. Sarà la principessa Nausicaa a ripristinare l’equilibrio con la natura operando una conversione dei cuori. Primo successo del grande autore giapponese Miyazaki

Questo film del 1984, finalmente distribuito in Italia, è stato realizzato dal maestro Miyazaki prima della nascita dello Studio Ghibli ma mostra già quello stile grafico e quelle tematiche che caratterizzeranno tutta la sua produzione.

Nelle quasi due ore del racconto, le vicende dei singoli protagonisti, le concitate scene di battaglia, sono sempre intervallate, con regolarità, da momenti di contemplazione estatica della natura, che con i suoi ritmi pacati svolge le sue funzioni   di conservazione e di sviluppo della vita (il ruscello che scorre, il polline che cade, la luce che filtra nelle grotte). Lo sguardo del maestro non si limita a contemplare ma penetra in profondità, cercando di cogliere quel che di divino percepisce nella natura, frutto della sua cultura  buddhista e scintoista.

Altro elemento già presente in questo lavoro è la vivida fantasia dell’autore nel creare  animali e ambienti surreali (senza arrivare ai livelli che si raggiungeranno ne la città incantata): grandi insetti dai cento occhi, foreste pietrificate, mostri che vomitano radiazioni esplosive)   ma è soprattutto nel concepire strani velivoli che Miyazachi tradisce la sua passione di sempre: quella del volo. Sono presenti aerei nelle forme più varie (la principessa Nausicaa si muove con un ultraleggero a reazione) ma la sua preferenza va ai grossi aerei da trasporto (il nome del suo studio è un omaggio al velivolo italiano Caproni Ca.309 Ghibli).

L’eroina del film è una ragazza (non esente da una certa connotazione sensuale), come accade spesso nei film dell’autore, ma in questo caso la scelta è particolarmente appropriata. La principessa Nausicaa è la protagonista assoluta, la traccia morale che percorre tutto il film. La sua cura per tutte le vite, umane e animali, il suo pacifismo assoluto, ben s’incarnano in un cuore femminile.

La sua non si può definire una visione sopra-naturale ma  piuttosto dentro-la-natura e comunque sopra le meschinità degli uomini. Nausicaa deve confrontarsi continuamente con uomini e donne che vedono solo l’interesse di se stessi e della propria comunità e non riescono cogliere il bene assoluto che accomuna tutti. Si tratta di difetti individuali, non collettivi, frutto della debolezza umana che però può riscattarsi appena essi, aiutati da Nausicaa, riescono a liberarsi dei propri egoismi e ad accedere a una comprensione più profonda della realtà. Il racconto è infatti arricchito da un’altra felice intuizione dell’autore giapponese: non esistono i buoni o i cattivi assoluti ma tutti possono esser oggetto di conversione al bene.

Anche gli animali possono  avere trasformazioni simili: se aggrediscono, lo fanno  per paura o per difesa  ma una volta dissipata la minaccia, operano secondo la loro natura e quindi invariabilmente per il bene. Gli  insetti giganti  (chiamati Ohmni) difendendo la Foresta della Putrefazione, permettono che essa operi una progressiva rigenerazione di un ambiente pulito.

Il finale, che vede il sacrificio risolutivo di Nausicaa,  riecheggia chiaramente valori cristiani. Il suo ritorno alla vita (ma è più propriamente una trasfigurazione in una sorta di angelo) porta a compimento un’antica leggenda (profezia?) del popolo della Valle del Vento.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Mercoledì, 30. Marzo 2016 - 21:15


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INSIDE OUT

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/17/2015 - 08:58
 
Titolo Originale: Inside Out
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Pete Docter e Ronnie del Carmen
Sceneggiatura: Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS
Durata: 94

Quando l’undicenne Riley deve trasferirsi dal Minnesota a San Francisco con la sua famiglia, il centro controllo nella sua testa, guidato dalle emozioni (Gioia, Tristezza, Paura, Collera e Disgusto), va in crisi. Gioia, che ha sempre guidato il gruppo, è preoccupata dallo strano comportamento di Tristezza, che minaccia di rovinare i ricordi più importanti di Riley. Durante l’ennesimo litigio Gioia e Tristezza vengono catapultate insieme a questi nel grande magazzino della memoria, da cui dovranno trovare una strada per tornare. Nel frattempo Riley, in preda ad emozioni che non sa controllare, potrebbe prendere delle decisioni molto gravi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La piccola Riley confida nei valori della famiglia, dell’amicizia, dello sport di gruppo, anche se per un momento, di fronte a una situazione difficile, sono stati messi in dubbio
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film rientra a pieno titolo nel gruppo di grandi capolavori della Pixar. Un film complesso ma nello stesso tempo incredibilmente semplice e diretto
Testo Breve:

Nel centro di controllo della testa dell’undicenne Riley le emozioni (gioia, tristezza, paura, collera, disgusto) si contendono il primato. L’animazione come intrattenimento ma anche educazione. Un film che fa discutere perché particolarmente innovativo 

Sono pochi i film che quando escono sugli schermi danno la sensazione di voler sfidare il paradigma prevalente dei racconti cinematografici. Se ci riescono (il caso più recente è forse il capolavoro di Terrence Malik Tree of life con la sua grandiosa ambizione metafisica) diventano dei grandi classici e cambiano per sempre il nostro modo di guardare le storie al cinema. Per quanto possa sembrare eccessivo di fronte ad cartone animato (ma la Pixar ci ha abituato da tempo a grandi cose con gli exploit geniali dei vari Toy Story, di Ratatouille, Up, Wall-e e Gli Incredibili) Inside Out rientra a pieno titolo in questo ristretto gruppo di grandi capolavori.

Quando per la prima volta si sentì parlare di un progetto della Pixar tutto ambientato nella testa di una ragazzina con protagoniste le emozioni, le reazioni furono ancora più perplesse di quelle a un topo che cucinava, un robot  spazzino capace di innamorarsi o di un vecchietto in volo con una casa appesa a dei palloncini.

Quali che fossero le premesse Inside Out si rivela un viaggio meraviglioso, imprevedibile e familiare al tempo stesso, all’interno della psiche umana, dei suoi meccanismi profondi e delle sue inaspettate risorse. Un viaggio capace di farci riscoprire il valore e la complessità della memoria, le sfide della crescita, il senso del dolore e l’importanza dei rapporti costitutivi per la crescita della persona.

Tutto questo potrebbe suonare un po’ astratto e non adatto a un pubblico di bambini e invece in Inside out complesse teorie delle neuroscienze si traducono in una trama scoppiettante e invenzioni visive sorprendenti, come la zona del pensiero astratto, che trasforma i nostri eroi in immagini sempre più semplificate avvicinandoli a opere d’arte cubista. Altro pezzo di bravura, tra l’omaggio semiserio a Hollywood e l’ardita metafora, la “fabbrica dei sogni”, una specie di grande studio cinematografico dove gli ingredienti sono desideri e ricordi e le trame hanno la follia anarchica delle fantasie infantili.

Gioia e Tristezza, inizialmente in opposizione e progressivamente sempre più complementari, si muovono in un universo sconosciuto ma familiare, dove scopriamo e riconosciamo elementi comuni all’infanzia di tutti, da un Amico Immaginario disperso tra gli scaffali della memoria (ma destinato ad avere un ruolo centrale) ad un’oscura prigione del subconscio dove di nascondono paure inconfessabili.

Mentre le emozioni lottano per riprendere il controllo di un cuore impazzito, Riley vive la sua piccola grande lotta per adattarsi al trasloco. Non si tratta certo di grandi tragedie, anzi all’apparenza sono drammi minori, ma proprio la straordinaria odissea interiore che le sue emozioni vivono in parallelo ci fa capire quanto epocali possano essere per la vita di un bambino e dell’adulto che diventerà.

Inside Out è un film complesso ma nello stesso tempo incredibilmente semplice e diretto (in un modo che anche i bambini più piccoli potranno apprezzare, magari non cogliendone tutti i sottotesti, ma ci sarà tempo, non abbiamo dubbi che il film si presti a multiple visioni), capace di ricordarci alcune semplici e fondamentali verità che proprio le nostre prime ed elementari esperienze ci hanno insegnato. E lo fa, fedele alla sua identità, emozionandoci profondamente, ma nello stesso tempo restituendo alle emozioni un ruolo di cui la cultura dell’istante di oggi spesso le priva, quello di diventare tasselli di una memoria, che anche se non è sempre e solo felice, è comunque sempre parte di quello che siamo e diventeremo.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia uno
Data Trasmissione: Mercoledì, 15. Maggio 2019 - 21:25


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IL LIBRO DELLA VITA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/26/2015 - 16:26
 
Titolo Originale: The Book of Life
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Jorge R. Gutierrez
Sceneggiatura: Jorge R. Gutierrez, Doug Langdale
Produzione: REEL FX ANIMATION STUDIOS, TWENTIETH CENTURY FOX
Durata: 95

I ragazzi Mamolo e Joaquìn, vivono nel paese di San Angel e si contendono le attenzioni di Maria, senza che nessuno riesca a prevalere sull’altro ma il simpatico terzetto si spezza presto perché Maria deve andare a studiare in Spagna. I tre ragazzi sono stati notati da La Muerte, che governa il mondo dei defunti ricordati e da Xibalba che governa il mondo dei morti dimenticati. I due decidono di fare una scommessa: se Maria sposerà Manolo, avrà vinto La Muerte; diversamente vincerà Xibalba, che potrà così governare nel più divertente mondo dei morti ricordati. Quando Maria torna a San Angel, i tre ragazzi sono ormai cresciuti e Xibalba, che non vuole per nulla perdere, decide di fornire un atout al suo campione, dando a Joaquin una medaglia che gli consente di essere imbattibile..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani, incerti sul loro destino, trovano il coraggio di essere pienamente se stessi, senza “aiuti straordinari” e senza sentirsi imbrigliati nelle tradizioni familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film coloratissimo e divertente, ma poco efficace come musical e complesso nella trama
Testo Breve:

Il giorno dei morti è festeggiato in Messico con balli, musica e maschere coloratissime. Due giovani ripercorrono il mito di Orfeo ed Euridice in un film per tutti, divertente ma alquanto complesso

Possiamo dire, a consuntivo, che la serie Rio ha inaugurato  la serie di film d'animazione etnografici.  Grazie alla libertà rappresentativa che questa tecnica offre, Rio à riuscito a esaltare l’incanto della Baia di Rio, l’energia  delle musiche brasiliane e la passione per il calcio di quel popolo. Ora Il libro della vita è riuscito a riprodurre i mille colori del Messico e ad attingere ai suoi miti più antichi, di origine Azteca, senza trascurare quelli europei, come Orfeo e Euridice.

I ragazzi hanno già mostrato in passato di non spaventarsi molto per le storie sul mondo dei morti: la Walt Disney aveva proposto con Hercules il mito di Ade, il dio dell’oltretomba e delle Parche, che tessono i fili della nostra esistenza; i film d’animazione in stop motion di Tim Burton si muovono  spesso sul confine fra la vita e la morte:  significativo è stato  lo squisito La sposa cadavere, dove il mondo dell’aldilà finiva per essere più colorato, divertente e libero di quello dei vivi: spunto che viene ora ripreso.

In questo Il libro della vita il mondo dei non viventi finisce per essere alquanto articolato, con vari regni sovrapposti: il defunto che viene ricordato dai propri cari, vive in un regno coloratissimo, dove si organizzano feste ogni giorno; chi invece è stato dimenticato dimora in un mondo scolorito e triste.

Ma esiste anche la grotta delle anime, dove ogni anima è gemellata con una candela accesa. Manolo è costretto a spostarsi da uno all’altro, aiutato dai suoi familiari defunti, per ritrovare la sua amata Maria che crede morta.

Il film si può dire completo nel suo genere: esuberante nella forma, si rifà alla tradizione messicana di festeggiare il giorno dei morti con costumi coloratissimi; è anche un musical con una prevalenza di motivi romantici; non mancano infine le spalle comiche, utili a  generare  divertenti diversivi al racconto. Il messaggio portante arriva molto chiaro. Ogni giovane deve diventare l’artefice del proprio destino ed essere pienamente se stesso, anche se questo comporta non rispettare le tradizioni della propria famiglia e ..contrastare le divinità protettrici.

Resta la perplessità per una costruzione così complessa, che rischia di far perdere l’attenzione al filone narrativo portante . Come se non bastasse,  la storia di Manolo, Maria e Joaquin è vista nella prospettiva di un racconto narrato dalla guida del museo di Sant Angel , il 2 novembre, il giorno dei morti, a una scolaresca indisciplinata. Variante che probabilmente è stata introdotta per alleggerire un racconto che si svolge più nel mondo dei morti che in quello dei vivi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY PRIMA FILA
Data Trasmissione: Domenica, 1. Novembre 2015 - 7:00


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BIG HERO 6

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/23/2015 - 20:36
 
Titolo Originale: Big Hero 6
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Don Hall, Chris Williams
Sceneggiatura: Don Hall, Jordan Roberts
Produzione: MARVEL STUDIOS, WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES

Nella città futuristica di San Fransokio, una crasi tra San Francisco e Tokio, Hiro Amada è un genio di tredici anni che vive con suo fratello e sua zia, e “brucia” il suo talento nei combattimenti illegali con i robot, garanzia di successo e soldi facili. Suo fratello maggiore Tashido, invece, fa parte di un giovane gruppo di inventori all’Institute of Technology, l’università di tecnologia sotto la direzione del professor Callaghan. Per indirizzare il fratello verso un impegno maggiore nei confronti della società, Tashido spinge Hiro a fare domanda alla sua università. Basterà che porti alla presentazione una sua invenzione. Hiro accetta e presenta i micron: micro particelle in grado di essere controllate con la mente e di fare qualunque tipo di lavoro. Ma quella stessa sera il laboratorio va in fiamme e Tashido perde la vita. Hiro scopre ben presto che qualcuno è riuscito ad impossessarsi della sua invenzione, qualcuno che potrebbe aver causato la morte di suo fratello. E decide di fermarlo. Lo farà con l’aiuto della squadra dei giovani inventori del laboratorio e di Baymax, l’invenzione di Tashido: un operatore medico portatile nella forma di un gigantesco robot gonfiabile e morbido in grado di curare tutti i tipi di dolore. O quasi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista Hiro riesce a elaborare il lutto per la morte di suo fratello e a superare la rabbia, mentre l’amico Baymax ha un grande cuore e spirito di sacrificio
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film presenta un’animazione e una qualità grafica impressionanti ma le pecche riguardano per lo più proprio la storia, a tratti priva di originalità o prevedibile
Testo Breve:

Nella città futuristica di San Fransoki, Hiro è un piccolo geniale inventore che cerca di scoprire chi ha ucciso suo fratello. Ottima grafica per un racconto adatto a ragazzi nell’età preadolescenziale

Dopo il trionfo mondiale di Frozen, destinato a rendere felici tutte le bambine, ecco un film più prettamente maschile. E sinceramente, aspettavamo un film del genere. Dopo l'acquisizione di Marvel Comics da parte della Disney, e la sfornata di film tratti dagli eroi Marvel, la Disney Animation Studio non poteva esimersi. Così, gli eroi adolescenti dei fumetti di Big Hero 6, inediti in Italia, sono diventati un cartone. E l'operazione per quanto con piccolissime pecche è riuscita. Perché Hiro, Fred, Gogo, Wasabi e Honey Lemon sono eroi 2.0, giovanissimi e con nessun altro potere se non una mente geniale che permette loro di fare cose impensate.

Il film presenta un’animazione e una qualità grafica impressionanti: la città di Fransokio ha paesaggi mozzafiato e le scene d’azione sono davvero spettacolari. Ma non solo. La sua destinazione è chiaramente aperta ad un pubblico un po’ più vasto del tradizionale “6-10anni”, basti pensare all’inclusione del rapper Moreno, vincitore di Amici 2013, nella versione italiana della colonna sonora e alla figura di Fred, classico “nerd” patito di fumetti, che se fa ridere i bambini, si rispecchia perfettamente negli stilemi degli adolescenti.

Ma se a livello produttivo nulla da eccepire, le pecche che si possono trovare riguardano per lo più proprio la storia, a tratti priva di originalità o prevedibile: la figura del nemico è immediatamente riconoscibile ad uno spettatore attento, le scene di allenamento dei nuovi eroi sono ormai entrate nei clichés, e il finale è un po’ scontato.

Queste piccole sbavature fortunatamente non impediscono una fruizione divertita e attenta, né tolgono la forza al personaggio di Hiro, unico protagonista (e unico personaggio a tutto tondo in verità), che si deve confrontare con “gli sbalzi d’umore dell’adolescenza”, ma anche e soprattutto con l’elaborazione del lutto, il superamento della rabbia, e la decisione (tipica dei fumetti supereroistici) su come sfruttare il proprio talento, tematiche profonde che conferiscono spessore al film.

Ma più di tutto, quello che rimarrà di Big Hero 6 è lui: Baymax, l'amico che tutti vorremmo accanto, tenero, goffo, divertentissimo, e soprattutto sempre presente e attento. Rassicurante (salvo nella versione di arma micidiale) e fonte costante di gag, ma anche con un grande cuore e spirito di sacrificio, Baymax è destinato a diventare un nuovo personaggio icona della Disney.  

Autore: Maurizia Sereni
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Lunedì, 21. Settembre 2015 - 21:10


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BOXTROLLS - LE SCATOLE MAGICHE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 10/04/2014 - 14:03
 
Titolo Originale: The Boxtrolls
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Anthony Stacchi Graham Annable
Sceneggiatura: Irena Brignull Adam Pava
Produzione: LAIKA ENTERTAINMENT
Durata: 97

Lord Gorgon-Zole è il capo di una ristretta elite (loro solo hanno il diritto di porsi in testa una lunga tuba bianca) che si concede la degustazione di preziosissimi formaggi comprati con i soldi sottratti alle iniziative benefiche della città. Il lord è così impegnato nel banchettare che finisce per trascurare la figlia Winnie e non preoccuparsi del rapimento di un bambino avvenuto ad opera dei Boxtroll, una strana tribù di omiciattoli che vive nei sotterranei della città. Si limita a promettere a Archibald Arraffa che avrà anche lui l’onore della tuba bianca se riuscirà a eliminare tutti i Boxtroll. In realtà il bambino non è stato rapito ma salvato dai Boxtroll dalle grinfie del perfido Arraffa che ha inventato il racconto del rapimento per potersi conquistare la tuba bianca. Dieci anni dopo il bambino, di nome Uovo, è ormai cresciuto ma crede di essere anche lui un Boxtroll…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La paternità viene indicata come valore insostituibile per la maturazione dei figli. Elogio della virtù della fortezza per riuscire a superare i propri limiti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene spaventose potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
La ricostruzione degli esterni (una città a picco sul mare) è una vera opera d’arte. Grande cura nei costumi. Molta professionalità nell’impiegare una tecnica mista di stop motion e computer grafica
Testo Breve:

In una città dominata da una cerchia ristretta di uomini avidi, la tribù dei Boxtroll, ominidi timidi e gentili, viene ingiustamente accusata di rapire bambini. Una storia che esalta la virtù della fortezza contro le proprie debolezze realizzata con grande perizia con la tecnica della stop motion

Sono molti i personaggi cattivi in questa storia: lo è la cricca dei signori con tuba bianca, segno del loro potere sulla città di Pontecacio, che destinano i soldi destinati agli orfanotrofi e altre  iniziative benefiche per acquistare formaggi prelibati. Lo è lord Gorgon-Zole, insensibile a tutte le richieste di attenzione da parte della figlia Winnie; lo è soprattutto Archibald Arraffa: corroso dall’ambizione e dall’invidia, vuole soprattutto entrare nella cerchia elitaria della tuba bianca. Perfino il popolo di Pontecacio non ci fa una bella figura:  massa anonima priva di capacità di giudizio, facile da aizzare contro il primo nemico che gli viene presentato come tale.

C’è poi la categoria degli incerti, come i tre “tirapiedi” di Archibald Arraffa: mentre vanno a caccia di Boxtroll  filosofeggiano su cosa sia il bene e il male e si domandano se loro fanno parte, con le loro azioni,  della schiera dei  “buoni” o di quella dei “cattivi”.

In questo racconto ricavato dal libro di Alan Snow "arrivano i mostri"- Edizioni Mondadori, ci sono anche i  buoni puri ma sono come bloccati dalle loro imperfezioni. I Boxtroll sono timidi e gentili: si nascondono dentro le loro scatole appena si trovano di fronte a una minaccia; il ragazzo-box Uovo, troppo onesto e incapace di mentire, non riesce a contrastare il perfido  Arraffa.

Per tutti c’è una soluzione: cercare con determinazione di essere se stessi a tutti i costi, liberi dai propri vizi e debolezze. Succederà per i Boxtroll che sapranno vincere la loro ritrosia e usciranno finalmente dalle loro scatole; Uovo troverà la forza per essere quello che è, un umano in grado di contrastare i cattivi avversari. I due tirapiedi di Arraffa sapranno superare la loro remissività e riusciranno a ribellarsi al loro capo per entrare con orgoglio nel novero dei “buoni”. Lord Gorgon-Zole, saprà superare il suo vizio di gola e inizierà a prendersi cura di sua figlia. Solo Arraffa non cambia perché incapace di autocritica; esclama  trionfante “io sono quello che sono” ma questo sarà l’inizio della sua fine.

Una volta che si sono superate le proprie debolezze, come impegnare la libertà conquistata?  

La risposta si trova nel personaggio di Winnie: fin dalle prime sequenze ci viene mostrata una ragazza che ha il pieno controllo di sé stessa, non si fa impressionare da nessuno ed è dotata di una forte curiosità, voglia di sapere: interroga tutti e indaga perché cerca la verità dietro le apparenze. Sarà la prima a comprendere che il disprezzo verso i Boxtroll è ingiustificato: si tratta solo di un pregiudizio costruito da persone malvagie. Non c’è nel racconto nessun riferimento soprannaturale ma tutto è rigorosamente immanente: colui  che riesce a dominare le proprie debolezze è in grado di discernere il vero dal falso e in particolare può accedere alla pienezza della propria natura umana che è essenzialmente buona. Il film esalta in particolare il senso della paternità: quella di lord  Gorgon-Zole che scoprirà la bellezza del rapporto con sua figlia e quella del padre di Uovo: solo lui riuscirà a fargli trovare il coraggio necessario per affrontare le avversità.

Complessivamente un film positivo per quel che riguarda l’enfasi che pone sulle virtù umane: resta da domandarsi se i ragazzi, a cui il film è specificamente dedicato, sapranno cogliere i messaggi un po’ troppo filosofici che sono sottesi alla narrazione, sopratutto quando si inizia a discernere fra cosa è il bene e cosa è il male. Occorre anche dire che gli sceneggiatori hanno rinunciato a quella tipica forma di alleggerimento del racconto dei film animati della Disney: porre accanto alla protagonista femminile e a quello maschile alcune spalle comiche in grado di intrattenere con gag esilaranti. Il racconto si concentra sui conflitti fra i personaggi e alcune scene spaventose potrebbero impressionare i più piccoli (difetto già presente in Coraline e la porta magica (2009), della stessa casa di produzione Laika).
Come ultima osservazione occorre valutare l'ipotesi  dell'esistenza di una chiave di lettura diversa del racconto, non manifesta ma sublimale: i Boxtrolls che alla fine escono dalle loro scatole perché i pregiudizi su di loro sono cessati potrebbe essere un riferimento alla comunità gay; il fatto che il ragazzo Uovo venga allevato da questi  ominidi fra i quali non c'è distinzione di sesso potrebbe alludere a forme di adozione da parte di persone omosessuali.  Sono Ipotesi che non annullano l'evidenza del fatto che il ragazzo Uovo riesce a maturare  solo quando incontra il suo vero padre  e che l' amica Winnie ( a sua volta desiderosa di esser compresa da suo padre) gli  fa notare  come lui sia diverso dai Boxtrolls: ha cinque dita della mano e non quattro.

L’animazione impiegata è quella della stop motion, ormai arrivata a un livello di sofisticazione particolarmente elevato. La tecnica mescola marionette che vengono animate passo-passo con l’uso della computer grafica per realizzare la nebbia, le nuvole, il mare). Gli autori si sono sbizzarriti nel concepire una città costituita da tante case aggrappate a una irta collina sul mare e le sequenze che si svolgono fra i suoi vicoli e le sue case sono un vero piacere per gli occhi. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Venerdì, 6. Novembre 2015 - 21:15


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SI ALZA IL VENTO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/11/2014 - 22:10
 
Titolo Originale: SI ALZA IL VENTO
Paese: GIAPPONE
Anno: 2013
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, KDDI CORPORATION
Durata: 126

Jiro è un giovane liceale che sogna di progettare aeroplani. Il suo idolo (che incontra spesso nei suoi sogni) è Gianni Caproni, capace di realizzare aerei che guardano al futuro del trasporto passeggeri. Durante un viaggio in treno incontra la giovane Nahoko e quando la terra viene scossa dal terremoto, Jiro riesce a trarla in salvo. I due giovani si perdono di vista; passano gli anni e Jiro, ormai laureato, va a lavorare alla sezione aeronautica della Mitsubishi. Dopo un viaggio in Germania, diventa responsabile della progettazione di un nuovo caccia per l’aviazione militare giapponese. Durante un periodo di vacanza ritrova finalmente Nahoko: entrambi non hanno mai dimenticato il loro primo incontro ma Nahko gli confida un triste segreto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il giovane Jiro, con la testa sempre nei suoi calcoli da ingegnere, è un ragazzo pacifico, pronto ad appianare ogni contrasto, conscio delle responsabilità che gli sono state affidate
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Ancora una volta lo studio Gibli ci regala la bellezza dei suoi disegni e Miyazaki dimostra tutta le sue doti di narratore, anche ora che affronta un tema drammatico
Testo Breve:

Un giovane ingegnere aeronautico mette tutto il suo impegno nel progettare nuovi aerei che consentano al Giappone di superare il suo ritardo tecnologico. Una romantica storia d’amore nell’ambientazione realistica del Giappone poco prima della Seconda Guerra Mondiale

Occorre dire subito che con Si alza il vento ci si trova davanti a un Miyazaki insolito. Non si parla di adolescenza, non si tratta di un film per ragazzi ma di una struggente storia d’amore fra young-adult, per la quale è opportuno dotarsi di un’abbondante riserva di fazzoletti. E’ presente più che mai, anzi, è protagonista, la passione che l’autore ha sempre mostrato per gli aerei ma in questo caso non si tratta di un volare frutto della fantasia ma piuttosto la storia, con molti dettagli tecnici, di come fu progettato il caccia giapponese Zero, un aeroplano a quel tempo d’avanguardia anche se solo per i primi anni del conflitto. Sono presenti anche in questo film, momenti di estatica contemplazione della natura ma Miyazaki ci immerge anche con realismo nella storia del Giappone poco prima del secondo conflitto mondiale: il terremoto del ’23, la crisi economica dl ’29, la miseria della popolazione con la triste realtà di intere famiglie costrette a vivere sotto i ponti. Non mancano riferimenti alla situazione industriale del Giappone di quel tempo, desideroso di raggiungere la supremazia tecnologia dell’Europa. Resta confermata la stupefacente grafica dello studio Gibli: anche ora che l’impegno è quello di narrare un dramma e non una favola, l’immedesimazione a cui perviene lo spettatore è totale e non si ha  affatto la sensazione di trovarsi di fronte a un film d’animazione.

Miyazaki ha avuto pieno diritto di cambiare genere in quest’opera che, a suo dire, dovrebbe essere l’ultima, ma se il contenuto della storia è sostanzialmente diverso dai suoi lavori precedenti, l’animo di Miyazaki resta quello che conosciamo. Se il racconto, che abbraccia, nell’arco di due ore, venti anni della vita di Jiro e della storia del Giappone, si fa ammirare per la sua armonia complessiva, ciò è dovuto allo spirito infuso nella storia. Uno spirito che crede nei sogni non come evasione dalla realtà, non come comodo rifugio per quei Peter Pan che non vogliono crescere ma al contrario, come un giusto approccio per vivere con entusiasmo una vita che val la pena di venir vissuta in ogni singolo istante.  Se i terremoti, le crisi economiche, le malattie possono essere superate, ciò è dovuto alla capacità dei protagonisti di guardare sempre oltre l’ostacolo. L’aridità o il pessimismo sono banditi nei lavori del maestro: ciò che conta è appassionarsi alla vita e amare tutto ciò che essa offre: l’amore per una donna così come la passione per gli aerei.

Alcune note polemiche che sono state scritte in merito a una presunta nostalgia di Miyazaki per l’alleanza tedesco-giapponese sono vuote di signficato. L’ammirazione per il popolo tedesco è evidente: nella letteratura (con riferimenti espliciti alla Montagna incantata di Thomas Mann), nella musica (Schubert), nella tecnologia (il protagonista, nella sua visita a Dessau può ammirare lo Junker G-38, il primo bombardiere interamente in metallo) ma in modo altrettanto chiaro il film condanna la follia nazista. Ampie sequenze di aerei ridotti a un ammasso di macerie alludono alla follia distruttiva della guerra. Allo stesso modo l’ammirazione per Giovanni Caproni, audace pioniere dell’aviazione civile italiana (il film fa rivivere il primo e ultimo volo del mitico C60, il primo aereo destinato a trasportare passeggeri oltre Atlantico) non porta automaticamente  a sottintendere un’ammirazione per il fascismo.

Resta un’ultima domanda da farsi: perché nei drammi d’amore chi si ammala è sempre la donna?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM EMOTION
Data Trasmissione: Venerdì, 3. Novembre 2017 - 21:15


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DRAGON TRAINER 2

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/05/2014 - 11:18
 
Titolo Originale: How to Train your Dragon 2
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Dean Deblois
Sceneggiatura: Dean Deblois (dai romanzi di Cressida Cowell
Produzione: Dreamworks Animation/Mad Hatter Entertainment
Durata: 100
Interpreti: Voci originali di Gerard Butler, Jay Baruchel, Cate Blanchett, America Ferrera, Jonah Hill, Kit Harington, Djimon Hounsou

Sono passati cinque anni dall’ultima volta che lo abbiamo visto, Hiccup è cresciuto e la sua amicizia con il drago Sdentato è diventata ancora più profonda. Come lui anche gli altri vichinghi di Berk hanno imparato a vivere in armonia con i draghi. L’unico problema è che Stoik è deciso ad affidare al figlio le responsabilità di capo, mentre Hiccup preferisce lanciarsi in sempre più spericolate esplorazioni. In una di queste incontra il misterioso Cavaliere dei draghi, che altri non è che qualcuno di molto importante per il suo passato… Ma una terribile minaccia incombe sui draghi di Berk e i loro cavalieri dovranno fare di tutto per salvarli.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film costituisce una riflessione sull’educazione di un capo e sulle difficili decisioni da prendere quando si profila una guerra ma anche un viaggio nella riscoperta dei legami familiari
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra, oltre a una straordinaria efficacia di un’animazione, la capacità di affrontare temi ponderosi con intelligenza e tocchi di reale profondità
Testo Breve:

Il secondo film sulle avventure del giovane vichingo e del suo amico drago riesce a unire un autentico senso di evasione con quella commozione che solo le verità più profonde sanno dare 

Tornano a qualche anno di distanza (ma il tempo è passato anche per i protagonisti, che così possono affrontare dilemmi e sfide più adulti) le avventure del giovane vichingo Hiccup e del suo drago Sdentato. Il secondo film della saga (che, visto il successo al botteghino, dovrebbe proseguire oltre, come i libri di Cressida Cowell da cui è tratta) torna a conquistare il pubblico innanzitutto con il gioioso senso di libertà che le avventure aeree dei suoi eroi comunicano (e il 3D in questo caso può valere il prezzo del biglietto) e la straordinaria efficacia di un’animazione sempre più in grado di creare una realtà fantastica e credibile allo stesso tempo.

Il valore della pellicola non sta, però, soltanto nella sua pur eccezionale animazione (che ci fa conoscere nuove e magnifiche specie di draghi e paesaggi polari fantastici) ma anche nella capacità di affrontare temi ponderosi con intelligenza e tocchi di reale profondità.

Qui a entrare in gioco è il delicato passaggio dell’assunzione di responsabilità di un giovane eroe che ha già dimostrato il proprio valore, tra l’altro uscendo dalla sfida con il cuore più grande, ma menomato nel fisico quanto il suo drago. Del loro “handicap”, però, Hiccup e Sdentato hanno fatto una forza che li spinge ancora di più verso l’ignoto. Essere capo, come lo vorrebbe il padre Stoik, significa però non sfidare solo se stessi, ma rispondere alle esigenze di un popolo e prendersene la responsabilità. Un compito che diventa più urgente quando all’orizzonte si presenta un nemico senza pietà, contro cui il dialogo, che il giovane Hiccup persegue con ammirevole coerenza, si mostrerà inutile.

Questo secondo episodio di Dragon Trainer è quindi da un lato una riflessione sull’educazione di un capo e sulle difficili decisioni da prendere quando si profila una guerra (pensare a difendersi o cercare il dialogo? Perseguire il compromesso o trincerarsi nella propria posizione? Combattere il nemico o cercare di “convertirlo”?), ma anche a sorpresa un viaggio nella riscoperta dei legami familiari che coinvolgerà oltre Hiccup anche Stoik (impossibile rivelare come senza rovinare una delle sorprese del film).

Se nella parte centrale il film si perde in qualche divagazione di troppo, nell’ultima parte, quando tutte le fila vengono tirate, la pellicola diventa capace di offrire autentici dilemmi (in parte legati anche alla natura dell’amicizia tra Hiccup e Sdentato, duramente messa alla prova dalle circostanze) e, fedele ad un’impostazione vista già nel primo episodio, non rifugge dall’affrontare il dolore e il lutto in modo singolare per un film “per bambini”.

Accanto al dramma, all’avventura e al romanticismo (Gerard Butler, a suo tempo ottimo interprete de Il fantasma dell’opera, ha qui un’altra occasione per esibirsi nel canto), non manca lo spazio per la commedia e le gag, garantite, nell’originale, anche da un ottimo cast vocale di comprimari, che comprende alcuni comici di sicuro valore. Qualche doppio senso di troppo si fa perdonare in uno di quei rari film capaci di unire un autentico senso di evasione con quella commozione che solo le verità più profonde sanno dare. Non a caso è proprio questa la caratteristica che un esperto come J. R. R. Tolkien attribuiva alle più grandi fiabe.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY PRIMA FILA
Data Trasmissione: Martedì, 25. Novembre 2014 - 7:00


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GOOOL!

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/28/2014 - 19:54
 
Titolo Originale: Metegol
Paese: Argentina, Spagna
Anno: 2013
Regia: Juan José Campanella
Sceneggiatura: Juan José Campanella, Roberto Fantanarrosa, Gastón Gorali, Eduardo Sacheri
Produzione: Jorge Estrada Mora Producciones/Plural Jempsa/Atresmedia Cine/100 Bares Producciones/Catmandu Entertainment/Canal+/Telefe/Antena 3
Durata: 100

Amadeo è sempre stato un ragazzino timido ma con una grande passione, il calcio balilla (quelli che alcuni chiamano biliardino), e un amore non dichiarato per l’amica Laura. Un giorno il Grosso, il ragazzo cui un tempo diede una lezione, torna nel paesino d’origine portandosi dietro la fama di grande giocatore di calcio e minacciando di rivoluzionare tutto con un enorme e tecnologico stadio. A contrastarlo solo Amadeo e i giocatori del suo calcio balilla che, magicamente, si sono animati e vogliono aiutarlo. Se solo riuscissero a mettersi d’accordo tra loro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La vicenda è un classico racconto di battaglia alla Davide contro Golia dove poco atletici abitanti di un paese cercano di preservare il proprio stile di vita contro una modernità invadente e spettacolarmente meccanica
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Gool! è un film che trasuda passione, pieno di tocchi di umorismo e di invenzioni comiche ma e la storia finisce per diventare un anarchico accumulo di situazioni senza una vera e propria direzione
Testo Breve:

Una squadra di calcio vera ed una di calciobalilla si confrontano per due ore di autentico divertimento nonostante una certa ingenuità nella trama e la mancanza di un vero e proprio fuoco della storia.

Il regista argentino Juan José Campanella, vincitore del premio Oscar per il miglior film straniero con Il segreto dei suoi occhi (alle spalle, però, oltre che alcuni altri ottimi film anche un lungo mestiere tra serie televisive americane), si misura qui per la prima volta con l’animazione e lo fa mettendo al centro una passione transnazionale e popolarissima come quella del calcio, sia nella sua declinazione “umana” che in quella di “legno” del più celebre gioco da bar prima dell’epoca dei videopoker.

La vicenda è un classico racconto di battaglia alla Davide contro Golia (il giocatore professionista Grosso, forte di sponsor, compari poco puliti ed enormi mezzi economici e tecnologici) in cui al racconto di crescita del protagonista Amadeo si affianca quello della costruzione di una squadra, anzi due.

Oltre ai poco atletici compaesani coinvolti nella partita per preservare il proprio stile di vita contro una modernità invadente e spettacolarmente meccanica, ci sono anche i piccoli giocatori dell’amato calcio balilla di Amadeo che, buttati in una discarica dall’antagonista, si “risvegliano” e si scoprono liberi dal condizionamento delle barre che li tenevano fissi al gioco. Questo, nonostante la buona volontà di Capi (il generoso capitano), scatena le individualità vanitose e permalose dei vari giocatori (cui negli anni Amadeo, con fantasia e lavoro manuale, aveva donato caratteristiche e aspetto fisico differenziati). Solo l’affetto per Amadeo permetterà loro di superare le differenze e impegnarsi per lui in difesa del paese e di un concetto più semplice e genuino di calcio.

Gool! è un film che trasuda passione, pieno di tocchi di umorismo e di invenzioni comiche, tanto che il bambino che è in ciascuno di noi non potrà fare a meno di fare il tifo per Amadeo e i suoi improbabili quanto indisciplinati alleati, a dispetto di una certa ingenuità nella trama e della mancanza di un vero e proprio fuoco della storia.

Campanella e gli altri autori, forse un po’ troppo catturati dal loro soggetto, proprio come certi ragazzini che scaduta l’ora pattuita con i genitori si attardano a infilare palline nella buca avversaria, si fanno prendere la mano dalle situazioni e la storia finisce per diventare un anarchico accumulo di situazioni senza una vera e propria direzione. Così quello che era iniziato come un confronto tra Amadeo e il Grosso diventa la storia di Capi e degli altri giocatori di legno, che si dimentica gli esseri umani coinvolti, mentre sul finale la storia, tra scarpe geneticamente modificate e stadi ipertecnologici che nemmeno in Holly e Benji, vira verso situazioni un po’ incredibili anche per un racconto animato. Ciò detto, tra una rullata e un virtuosismo in campo, Amadeo e i suoi faranno passare due ore di autentico divertimento anche ai più riluttanti piccoli schiavi delle Playstation.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Family
Data Trasmissione: Domenica, 20. Settembre 2015 - 21:00


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PRINCIPESSA MONONOKE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/03/2014 - 18:06
 
Titolo Originale: Mononoke-hime
Paese: Giappone
Anno: 1997
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, TOKUMA SHOTEN COMPANY, NIPPON TELEVISION NETWORK, DENTSU
Durata: 137

Un gigantesco demone-cinghiale attacca un villaggio e il principe Ashitaka per salvare la propria gente è costretto a combattere e ad ucciderlo. Lo scontro gli è fatale: il cinghiale gli ha trasmesso la sua maledizione che al momento conferisce al suo braccio destro una enorme forza ma che progressivamente finirà per ucciderlo. Il principe si allontana dal suo villaggio per cercare di trovare lo Spirito della foresta che potrebbe guarirlo. Si tratta della divinità protettrice di una lontana catena montuosa, protetta da animali-dei che la difendono dall’ingordigia degli uomini. Questi continuano a disboscare il territorio per alimentare le loro fabbriche di ferro, necessarie per costruire armi da fuoco. Nella foresta Ashitaka incontra Sam, una ragazza allevata dai lupi-dei fin dall’infanzia, che ritiene suo compito sconfiggere gli umani per proteggere la foresta. Il principe si invaghisce di lei fin dal primo momento e cerca di riportare la pace fra i contendenti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il principe Ashitaka si impegna a portare la pace fra le forze che difendono la natura e quelli che la vogliono sfruttare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni combattimenti sanguinosi con teste e braccia mozzate, alcune figure mostruose potrebbero impressionare i più
Giudizio Artistico 
 
Un disegno impeccabile restituisce a volte un senso di meraviglia, di mistero altre volte un marcato realismo. Una sceneggiatura accurata riesce a valorizzare anche i personaggi secondari
Testo Breve:

Il principe Ashitaka che sta morendo progressivamente per una maledizione ricevuta, riesce a trovare l’amore e restituire la pace ai popoli della foresta. La fantasia del grande disegnatore Miyasaky realizza un grande poema epico che riallacciandosi alle tradizioni e alla mitologia giapponese trasmette valori etici di portata universale

La principessa Mononoke , del grande mastro dell’animazione Hayao Miyazaki è del 1987. Si tratta del film più visto nella storia del cinema giapponese, dopo il Titanic. Un film che prepara il successo internazionale dell’autore e che arriverà con La città incantata, premio Oscar nel 2003 e poi con Il castello errante di Howl del 2004.

La principessa Mononoke è un grande poema epico di più di due ore, che si ispira a leggende e tradizioni giapponesi, una realtà poco conosciuta da noi occidentali. La storia è ambientata nel periodo Muromachi, fra il 1300 e il 1500, quando a fronte di un potere centrale indebolito, il paese era sconvolto dalle lotte fra i vari signori feudali, che impiegavano per i loro fini l’animosità dei guerrieri samurai e, per la prima volta, le armi da fuoco.

Sul versante del non-umano,  la fantasia di Miyasaki ha realizzato un Olimpo popolato di multiformi creature:: la divinità dei boschi, assume di giorno le sembianze di un Qilin in forma di cervo ma di notte si trasforma in un gigantesco Daidarabotchi, E’ il vero e unico signore della natura e i fiori  germogliano al solo suo passaggio. Ci sono anche Maro, la dea-lupo, Okkoto, il dio-cinghiale e i piccoli Kodama, gli spiriti degli alberi. Si tratta di animali  in grado di parlare ma il disegno di Miyazaki evita ogni rappresentazione antropomorfa, soluzione a noi più familiare, spesso presente nei cartoni della  Disney.

Noi occidentali rischiamo perderci fra tante divinità ma siamo comunque in grado di cogliere il messaggio ecologico che le varie leggende, sottese nel testo, lasciano intravvedere: i cinghiali, i lupi, la principessa Mononoke difendono la foresta dall’ingordigia dei litigiosi umani, impegnati solo a combattersi fra loro: lady Eboshi, la signora della Città del Ferro, deve difendersi dai samurai del signore feudale Asano ma entrambi vogliono impossessarsi della testa dl Dio della foresta, perché  potrà renderli immortali. 

Nonostante La principessa Mononoke sia una favola alquanto complessa, la grandezza di Miyasaki emerge nettamente, non solo per la suggestione dei suoi disegni ma anche per una sceneggiatura che rende manifesto il potente universo morale dell’autore.

Se i disegni della natura, delle città feudali in legno, l’animosità dei mercati e l’affannarsi degli uomini e delle donne nelle officine sono armoniosamente colorati e rifiniti in ogni dettaglio, l’autore raggiunge i suoi momenti più poetici nella pace e nel silenzio del lago magico dove il principe riesce a lenire le sofferenze del suo braccio, mentre gli spiriti Kodama occhieggiano dai rami degli alberi e una fievole luce lascia intravvedere in lontananza il dio-cervo che contempla, consenziente, la scena.

I personaggi sono tutti tratteggiati con personalità ben definita: originale e divertente la descrizione delle donne operaie nella Città del Ferro: schiave e prostitute liberate da lady Eboshi e per questo a lei perennemente fedeli, pronte a battute maliziose quando arriva in città il bel principe Ashitaka ma anche disponibili a imbracciare i fucili per difendere la città dagli assalti dei samurai.

Caratteristica costante della visione etica di Miyasaki in tutti i suoi film, è quella di non costituire mai una contrapposizione fra buoni e cattivi: se Lady Eboshi costruisce armi da fuoco (ma non mancherà di ravvedersi nel finale), accoglie anche generosamente fra le mura della sua città schiave liberate e lebbrosi; la principessa Mononoke, pronta a uccidere qualsiasi umano che attenti alla integrità della foresta, saprà deporre le armi grazie all’amore per Ashitaka. Su tutti campeggia il giovane principe, incapace di serbare rancore ad alcuno, desideroso solo di portare la pace fra le parti contendenti: lo farà salvando generosamente ora l’una ora l’altra delle due donne in contesa.

Resta misteriosa, per noi occidentali, la concezione divina del film: un dio della natura totalmente immanente che porta sia la vita che la morte, sia la salvezza che la maledizione, quasi indifferente al destino degli uomini: le sue benedizioni e le sue maledizioni così terribilmente contagiose appaiono incomprensibili all'uomo, che trova conforto solo nella pace e solidarietà con i suoi simili e con gli animali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Mercoledì, 25. Novembre 2015 - 21:20


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