Animazione

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DRAGON TRAINER 3

Inviato da Franco Olearo il Ven, 03/08/2019 - 15:28
 
Titolo Originale: How to Train your Dragon: The Hidden world
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Dean DeBlois
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: Dreamworks Animation/Mad Hatter Entertainment
Durata: 104

L’adolescente vichingo Hiccup vive sull’isola di Berk dove combattere i draghi è uno stile di vita. A differenza di suo padre Stoick l’Immenso, capo della tribù, il giovane ha idee progressiste e non crede che i draghi siano creature malvage. Quando Hic viene incluso nel “corso anti-drago” con gli altri giovani vichinghi Astrid, Moccicoso, Gambe di pesce, e i due gemelli Testa Bruta e Testa di Tufo, egli vede la possibilità di dimostrare il suo valore e di poter diventare un vero combattente. Quando incontra un drago ferito, una Furia Buia che soprannomina Sdentato, ne diventa amico. Ciò che inizialmente sembrava un’opportunità per dimostrare le sue qualità si trasformerà in un’occasione che segnerà il cambiamento per il suo popolo e le generazioni a venire.L’ultimo capitolo di una delle trilogie d’animazione più amate di tutti i tempi. I draghi buoni che affascinano e divertono grandi e piccoli sono tornati per un ultimo indimenticabile viaggio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Anche questo capitolo, come i due precedenti, affronta i temi dell’amicizia e dell’amore in modo semplice e genuino. Inoltre viene introdotto il tema della crescita personale, del senso del sacrificio, dell’altruismo e della rinuncia a ciò che teniamo per il bene di chi amiamo.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Le sequenze dedicate all’innamoramento di Sdentato sono piccole pillole di risate contagiose che insegnano ai bambini il lato divertente dell’amore.
Testo Breve:

Al terzo film della serie, l'adolescente vichingo Hiccup è ormai cresciuto, è pronto per una grande impresa che porterà la pace nella sua isola ed è pronto anche..per l'amore 

Giunge al termine la straordinaria avventura di Hiccup e dei suoi amici. L’ultima parte della trilogia, iniziata nell’anno 2010 e tratta dai 12 libri di Cressida Cowel, soddisfa le aspettative regalando una storia che oltre al fantasy, racconta quanto sia difficile diventare adulti.

È trascorso un anno da quando il giovane Hiccup è divenuto capo di Berk realizzando finalmente il suo sogno: creare una città dove umani e draghi vivano pacificamente. Anzi, ora Berk è anche troppo popolata grazie al giovane re dopo le sue continue missioni di salvataggio dei draghi, sempre in sella al suo fidato Sdentato accompagnato dalla ritrovata madre e dai suoi migliori amici.

Ma quando si imbatte in una meravigliosa rarità di drago, la Furia Bianca, il destino di Hiccup e del suo amato destriero cambierà per sempre: il loro rapporto verrà messo in discussione ed il giovane capo comprenderà il peso delle responsabilità superando il contrasto con il padre, ricordandolo con nostalgia e facendo tesoro della sua saggezza.

Proprio per questo Hiccup si dedicherà alla ricerca del Mondo nascosto per salvare il suo popolo e proteggerlo dai pericoli che incombono; perfino le amicizie più profonde sono destinate a cambiare e talvolta ci si separa con la consapevolezza che il bene resta per sempre.

Anche in questo episodio ritroviamo gli amici affezionati che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare, nonostante le loro stravaganze: Gambe di pesce Ingerman, Moccioso Jorgenson ed i buffi gemelli combina guai, Testa di Tufo e Testa bruta Thortson.

Se i personaggi che fanno da contorno restano più o meno collocati nella stessa dimensione dei film precedenti, Hiccup è cresciuto. Nonostante l’handicap fisico (il ragazzo senza una gamba e il drago mancante di una parte dell’ala) entrambi capovolgono la propria situazione diventando ambedue leader man mano con il progredire della narrazione. Hiccup si dimostra intelligente e scaltro, rispetto al nemico (seppur più abile di quelli precedenti) ma soprattutto dimostra coraggio e umiltà chiedendo aiuto a chi lo circonda.

La lotta contro il male rappresentato da Grimmel il Grifagno, perfido cacciatore di draghi, in questo capitolo è quasi marginale, ciò che emerge è ben altro.

La paura di non essere all’altezza del padre, re Stoick, fa tentennare il giovane capo ma è qui che subentra l’amore, capace di consigliare senza mai scavalcare, e testimonia la crescita del personaggio di Astrid che dimostra di esser diventata la futura moglie perfetta per un giovane capo incoraggiandolo e facendogli ritrovare fiducia in sé stesso.

È così che l’amore rappresenta in questo epilogo la risposta tanto cercata. Astrid e la Furia Bianca segnano l’evoluzione, la fine di un’epoca ma, al tempo stesso, la crescita e il cambiamento.

Divertente e tenero il corteggiamento del drago Sdentato, più goffo che mai, alla ricerca dei consigli di Hic suo mentore ed amico. Straordinaria la sequenza del Mondo nascosto, residenza di nascita dei draghi fino a quel momento solo raccontata come leggenda, con una quantità di colori pastello e fluo arricchiti da magnifici dettagli che incantano e lasciano a bocca aperta.

Il tutto accompagnato dalla bellissima colonna sonora di John Powell, già compositore delle musiche dei primi due film per il quale aveva ricevuto la candidatura all’Oscar nel 2010.

Per i più affezionati alla saga, su Boomerang si può trovare la quinta stagione della serie ispirata ai film intitolata 'Dragons: oltre i confini di Berk'.

Il film si conclude facendoci emozionare e trasmette un chiaro messaggio: non sempre ciò che desideriamo e ciò che è giusto combaciano. Talvolta, nonostante la dedizione e l’impegno, siamo costretti a lasciare andare ciò che ci sta più a cuore.

È solo nel vero amore che risiede il motore per il miglioramento di sé.

 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALITA - L'ANGELO DELLA BATTAGLIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/28/2019 - 15:24
 
Titolo Originale: Alita: Battle Angel
Paese: USA, Canada, Argentina
Anno: 2019
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: James Cameron, Laeta Kalogridis
Produzione: Twenty Century Fox, Lightstorm Entertainment
Durata: 120

La giovane Alita si sveglia senza ricordi. Scoprirà il suo passato da combattente, con l’aiuto del Dott. Dyson, pronta a proteggere chi ama quando i padroni di Iron City le daranno la caccia.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Seppur un cyborg guerriero Alita è un’adolescente alla scoperta del mondo, delle sue gioie e dei suoi pericoli ma resta un animo buono, dove gli ideali e le sue intenzioni sono sempre ben chiare.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza dovute allo scontro tra cyborg (anche un cane resta coinvolto) ma il tutto è reso fruibile e chiaramente appartenente ad un mondo fantastico.
Giudizio Artistico 
 
Un capolavoro di effetti speciali. Ma la sceneggiatura è un collage di racconti fantastici già visti
Testo Breve:

Il regista James Cameron (Titanic), in attesa di realizzare il sequel di Avatar, mette in pellicola il manga di Alita, una cyber-adolescente superdotata.  Eccezionale qualità di immagini per una storia poco interessante

Nell’ anno 2563 il pianeta Terra paga ancora le conseguenze dell'ultima grande guerra combattuta più di 300 anni prima.

L’unica a non averne risentito è Zalem, ultima delle città sospese ricca e prospera a discapito della sottostante “città di ferro” usata soprattutto come discarica dei rifiuti. È qui che il Dott. Dyson ritrova la testa di un cyborg, stranamente in ottime condizioni, gli dona un nuovo corpo e se ne prende cura come fosse una figlia.

Mentre cerca di ricordare il suo passato, Alita esplora la città in compagnia di Hugo, patito di Motorball, uno sport adrenalinico molto amato seppur pericoloso ma che rappresenta tra i giovani l'unica porta d'accesso per entrare a Zalem. È così che Alita scopre e fa scoprire le sue capacità nascoste poiché i ricordi affiorano ogni volta che combatte i pericoli incontrati per strada e riacquista la memoria ritornando ad essere una vera guerriera andando incontro al proprio destino.

Alita, adattamento del manga degli anni novanta,  come tutte le protagoniste dei cartoni orientali, ha occhi grandi ed espressivi resi scintillanti, sognanti, pieni di vita dalla tecnologia utilizzata ed è stato girato con la stessa combinazione di riprese dal vivo e CGI  e facial motion capture usata in Avatar.

In attesa del grande di ritorno di Avatar per fine 2020, Cameron produce un nuovo lungometraggio capace di stimolare l’immaginazione, come solo lui sa fare, di ragazzi e adulti affidando la regia al creatore di Sin City, Robert Rodriguez.

Il creatore di Terminator non poteva che innamorarsi del progetto, scritturato già 20 anni fa.

Il manga da cui è tratto il film, ha catturato l’attenzione di milioni di adolescenti in tutto il mondo forse perché è facile immedesimarsi nella protagonista, paragonabile ad una bambina che si ritrova improvvisamente in un corpo da ragazza, alla ricerca di sé stessa, una metafora sempre attuale.

Alita ci tiene sempre al suo fianco mentre pian piano scopre la città intorno a sé facendoci immergere in un viaggio alla scoperta delle cose belle che può offrire il mondo. Se il suo creatore, Yukito Kishiro, l’aveva immaginata in un contesto post apocalittico e oscuro, il film rende il personaggio coraggioso, elegante facendoci scordare che  si tratta di un cyborg.

I movimenti sinuosi, le animazioni perfette regalano allo spettatore scene d’azione ben riuscite e coreografate oltre a degli effetti speciali clamorosi.

Per chi sa cogliere qualcosa in più oltre la sinossi, Alita – L’angelo della Battaglia racconta ben altro. Perché ci ritroviamo adolescenti nel riscoprire la gioia dei sapori provati per la prima volta come accade a lei in compagnia di Hugo, dei giri in moto insieme e l’incertezza dello scoprirsi innamorati. Quando si mette alla prova sui roller, quando viene sfidata e derisa, quando ha paura e si sente persa ma soprattutto quando comprende di essere abile nel Panzer Kuntz, un’arte marziale dimenticata e invincibile.

Come tutte le eroine, Alita sconfigge il male anche se questo significa far preoccupare i suoi cari.

Zalem non viene mai svelata né ai personaggi né allo spettatore lasciandoci curiosi di vedere nel prossimo film cosa nasconde e creando ancora più empatia con la protagonista, tifando per lei dall’inizio alla fine.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RALPH SPACCA INTERNET

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/09/2019 - 06:07
 
Titolo Originale: Ralph breaks the Internet
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Phil Johnstone, Rich Moore
Sceneggiatura: Phil Johnstone, Pamela Ribon
Produzione: WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 112

Nel mondo parallelo dei videogiochi in cui vivono Ralph Spaccatutto e la piccola Vanellope, le giornate scorrono come sempre, anche in maniera fin troppo prevedibile. A movimentare le vite dei due amici, sarà però un rocambolesco viaggio nello sterminato mondo del web, alla ricerca di un elemento mancante per salvare Sugar Rush, il gioco di piste go-kart di Vanellope, che rischia di essere staccato per sempre dalla presa di corrente e buttato.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope e sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si muove continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi
Testo Breve:

Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali

A differenza di Ralph Spaccatutto (2012), che aveva un retrogusto nostalgico anni Ottanta, essendo incentrato sui primi videogiochi, Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali.

Internet si presenta come grande città ultratecnologica e caotica, dove i palazzi sono quelli delle grandi corporation come Google, Amazon, Ebay e dove i pericoli sono rappresentati dai virus spacciati illegalmente nei bassifondi.

Per Ralph e Vanellope, Internet è un mondo tutto nuovo, di cui non conoscono le regole. L’asta per aggiudicarsi su Ebay il volante di Sugar Rush è per loro un gioco divertente e quasi nonsense, ma presto scopriranno che per ritirare il loro ordine hanno bisogno di soldi veri. È a questo punto che entreranno in contatto con le opportunità e le insensatezze del web, che consente a chiunque di raggiungere la notorietà in pochi secondi grazie a video spesso demenziali, ma che vengono cliccati e condivisi migliaia di volte, creando al tempo stesso guadagni.

Anche Ralph diventa ben presto una star della piattaforma di condivisione BuzzTube: i suoi video però non attirano solo migliaia di like, ma anche commenti di odio e insulti personali. L’impatto con i post degli haters è per Ralph sorprendente e doloroso. Mentre Ralph si scopre vulnerabile, Vanellope rimane affascinata da un nuovo gioco di macchine da corsa, che la fa sentire viva e felice come mai prima.

Il viaggio all’interno del web è quindi per Ralph e Vanellope l’occasione per uscire dai propri confini, ampliare le proprie vedute e sognare in grande, con tutto quanto di positivo ne può conseguire; al tempo stesso, i due si troveranno ad affrontare situazioni che li porranno di fronte ai problemi della privacy e della sicurezza online, due temi tuttora molto controversi.

Il film si muove quindi continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma anche di qualche pericolo.

Non mancano momenti particolarmente divertenti, conditi di una certa ironia autoreferenziale (con tanto di battuta sulla Pixar!), come quando Vanellope si trova a contatto con le principesse Disney e le invita a dismettere gli abiti principeschi a favore di un abbigliamento più casual.

Gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi, quasi a voler riflettere la complessità e l’abbondanza di stimoli propria del mondo virtuale. I più piccoli probabilmente non coglieranno tutti i sottotesti, ma capiranno di certo la tenera e delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope. La linea narrativa che riguarda il rapporto tra i due fa riflettere proprio sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso. Per fortuna allora che c’è Internet, che quando è bene usato, può far sentire vicine anche le persone fisicamente lontane: tramite una videochiamata le distanze si accorciano e i rapporti si alimentano.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAPITAN MUTANDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/06/2017 - 22:23
Titolo Originale: Captain Underpants: The First Epic Movie
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: David Soren
Sceneggiatura: Nicholas Stoller, dall’omonima serie di libri per bambini di Dav Pilkey
Durata: 89

In una scuola elementare due bambini pestiferi, George e Harold si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un giorno ipnotizzano il preside trasformandolo nel buffo super eroe delle loro storie.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film sull'amicizia fra due ragazzi delle elementari con qualche battuta infelice sul matrimonio e qualche cenno dissacrante
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film sicuramente divertente e anche lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore
Testo Breve:

In una scuola elementare due bambini pestiferi si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un racconto divertente sull'amicizia di due ragazzi con qualche parentesi irriverente sul matrimonio e  la fede

La scuola non può essere più noiosa per due bambini di quarta elementare, costretti quotidianamente a seguire lezioni asettiche con maestri monotono, mangiare in una mensa terrificante e giocare in corridoi degni di un carcere di massima sicurezza.

George e Harold con i loro scherzi sono gli unici a portare un po’ di buon umore in un ambiente a dir poco terribile, ma ovviamente sono perseguitati dal preside Grugno che ha come unica intenzione quello di incastrarli e mettere fine alla loro eterna amicizia.

I due compagni inseparabili sono un’esplosione di creatività. Uno scrive, l’altro disegna, e insieme danno vita all’esilarante fumetto sulle incredibili avventure di Capitan Mutanda, super eroe sui generis vestito solo di un paio di mutandoni e un mantello di tenda rossa.

Battute sciocche, situazioni imbarazzanti e doppi sensi divertenti sono alla base del racconto dei due protagonisti, che ridono di qualsiasi cosa (pannolini, toilette, carta igienica, peti, rutti, mutande ecc.), incarnando l’umorismo tipico di quell’età che puntualmente fa saltare i nervi agli adulti, descritti come tristi e ingrigiti perché incapaci di farsi una sana risata.

Il contrasto tra il mondo degli adulti e dei bambini viene fin troppo accentuato nel film, e forse più che nel fumetto (totalmente inutile la frecciatina contro il matrimonio e gli accenni dissacranti).

Ma questo conflitto è evidentemente enfatizzato per esigenze di sceneggiatura, così come la storia d’amore tra il preside e la signora della mensa o il terrore dei due bambini di finire in due classi separate e crescere così tristi e soli, proprio come Grugno, che non è poi così cattivo quanto terribilmente solo.

Linee narrative utili per dare sostanza ma su cui forse si poteva lavorare un po’ di più.

Il cuore della storia, invece, è molto divertente: l’idea che il peggior nemico di due scolari tremendi, il preside, diventi niente meno che il loro eroe preferito, Capitan Mutanda, è geniale. Attraverso l’anello ipnotico George e Harold non fanno altro che risvegliare il lato bambinesco di Grugno, e così il trio diventa imbattibile, contro i nemici più buffi che minacciano l’umanità intera.

Tutti i cattivi sono tali solo perché hanno perso la capacità di ridere. Il perfido prof. Pannolino è semplicemente offeso perché è stato deriso per il suo cognome, e allora il consiglio di George e Harold è quello di imparare a ridere di tutto, anche di se stessi. Che problema c’è ad avere un cognome buffo? Se impari a sorridere diventerà la tua forza.

E così il valore dell’amicizia, degli affetti, e del divertimento infantile si impone come tema profondo del film.

Infine, oltre al mitico Capitan Mutanda, protagonista dipinto con toni esilaranti, anche ,lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore trovate para-testuali già presenti nel libro, tra cui il filp-o-rama, riprodotte sullo schermo con una resa ottima. 

Autore: ILARIA GIUDICI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FORMA DELLA VOCE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/30/2017 - 22:22
Titolo Originale: Koe no katachi
Paese: Giappone
Anno: 2016
Regia: Yamada Naoko
Sceneggiatura: Yoshida Reiko
Produzione: A SILENT VOICE-THE MOVIE PRODUCTION COMMITTEE, PONY CANYON, ABC ANIMATION, QUARAS, SHOCHIKU, KODANSHA
Durata: 130

La vita di Ishida, un bulletto di undici anni, è destinata a cambiare quando nella sua classe arriva Nashimiya, una ragazzina sorda. Incuriosito dall’handicap di Nashimiya, Ishida inizia a prenderla di mira con i suoi dispetti. Ma quando la situazione gli sfugge di mano e Nashimiya è costretta a lasciare la scuola, Ishida finisce per isolarsi sempre più…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un racconto di formazione coinvolgente, capace di parlare di handicap e bullismo giovanile senza pietismi, e di insegnare agli adolescenti valori importanti, come la fiducia negli altri e il rispetto per la vita.
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio occasionalmente scurrile, scene drammatiche e di bullismo, una scena di tentato suicidio.
Giudizio Artistico 
 
Il film fa del suo meglio per comprimere i sette volumi del fumetto originale, ma non sempre ci riesce in modo chiaro e convincente.
Testo Breve:

In questo adattamento cinematografico del manga A Silent Voice, vincitore di numerosi premi racconta  con crudo realismo una bella storia di crescita—quella di un ex teppista e di una ragazzina non udente

Adattamento cinematografico del manga A Silent Voice, vincitore di numerosi premi, La forma della voce è un film d’animazione toccante e coraggioso, che usa la formula del teen drama per affrontare temi impegnativi come il bullismo e la disabilità. La trama ruota attorno al rapporto tra l’irrequieto Ishida e la dolce Nishimiya, due ragazzi che, nonostante le differenze, cercano di diventare amici e aiutarsi a vicenda.

Se in Occidente ‘cartone animato’ è spesso sinonimo di ‘prodotto per bambini’, in Giappone quello degli anime per i teenager è un mercato florido, esperto nell’intercettare i gusti del pubblico, e capace, almeno nelle sue prove più riuscite, di tratteggiare le ansie, i timori e i desideri di una generazione, con una sensibilità che gli permette di varcare i confini nazionali. Lo ha dimostrato lo scorso anno il successo planetario di Your Name, fantasy sentimentale firmato da Shinkai Makoto, e lo conferma la buona accoglienza di questa pellicola, che racconta una bella storia di crescita—quella di un ex teppista e di una ragazzina non udente, ma anche dei loro nuovi compagni—e, nel farlo, riflette sulle barriere, fisiche e psicologiche, che impediscono ai giovani di comunicare. Il tutto supportato da un variegato cast di personaggi, tanti e tutti ben caratterizzati, animazioni fluide e una grafica gradevolissima, che si adatta perfettamente allo stile delicato di Yamada Naoko, una delle rare donne giapponesi a essersi affermate nel campo della regia.

Il film, che sposa il punto di vista di Ishida, si articola in due parti. Nella prima, Ishida è un bambino un po’ troppo vivace, che fa il prepotente con Nashimiya perché aizzato dal resto della classe. Nella seconda, ambientata al liceo, è lui l’emarginato, e la vergogna per ciò che ha fatto lo porta a meditare il suicidio. A fare da cerniera tra il primo e il secondo tempo, innescando l’arco di trasformazione dei due ragazzi, è il quaderno su cui Nishimiya scriveva alle elementari, e che Ishida anni dopo le riporta per riparare ai suoi errori. Mentre i protagonisti di Your Name si cercano senza essersi mai incontrati, uniti dai loro smartphone e dal ricordo di un sogno, Ishida e Nishimiya imparano a conoscersi grazie al linguaggio dei segni, scoprendo che la voce può avere varie ‘forme’, ma l’unico modo per comprenderla è aprirsi all’altro e ascoltare. Così, quella che sembrava un’amicizia impossibile si fa, al contrario, reale e sincera, in grado di abbattere qualsiasi ostacolo (la difficoltà ad accettarsi, il senso di colpa, la tentazione di mollare tutto) e di guardare al futuro. 

Le lacrime non mancano in questa lunga (per i parametri italiani) trasposizione animata, che fa del suo meglio per comprimere i sette volumi del fumetto originale, ma non sempre ci riesce in modo chiaro e convincente. In particolare, è evidente un’asimmetria tra il realismo della prima parte, scritta benissimo e con una ricchezza di dettagli davvero ammirevole, in cui si percepisce l’amore della regista per le piccole cose quotidiane (la presentazione dei protagonisti nei titoli di testa, osservati in vari momenti della loro giornata, è emblematica di questo stile ‘in punta di piedi’), e i ritmi più sincopati della seconda, che in alcune scene mette a dura prova l’incredulità dello spettatore (il salvataggio di Nashimiya) e vira bruscamente verso il finale, puntando tutto su un’emotività struggente e dolorosa. L’impressione è che il materiale di partenza fosse troppo per un solo film, cui forse avrebbe giovato, data la freschezza della narrazione, una dose inferiore di drammi ed ellissi temporali.

Al netto di qualche difetto, La forma della voce resta un’opera complessivamente ben congegnata, che alla gradevolezza della resa visiva somma un racconto di formazione coinvolgente, capace di parlare di handicap e bullismo giovanile senza pietismi, e di insegnare agli adolescenti valori importanti, come la fiducia negli altri e il rispetto per la vita. 

Autore: Maria Chiara Oltolini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MONSTER FAMILY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/20/2017 - 16:17
Titolo Originale: Happy family
Paese: Germania
Anno: 2017
Regia: Holger Tappe
Sceneggiatura: David Safier, Catharina Junk
Produzione: Ambient Entertainment GmbH
Durata: 96

A dispetto del nome, la famiglia Wishbone (dal desiderio nelle ossa) è ben lungi dall'essere felice. Nel tentativo di riunire tutti i membri insieme per un evento piacevole, la mamma, Emma, progetta una serata divertente, ma il suo piano le si ritorce contro quando una strega malvagia li maledice e tutti vengono trasformati in mostri.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nonostante l’idea di famiglia felice e unita trionfi, la storia manca della capacità di creare empatia nel pubblico. L’idea di felicità familiare è assai poco esplorata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Per quanto godibile per la sua grafica e le piccole simpatiche trovate, il Monster family nella sostanza sembra un insieme di convenzionali stereotipi sulla famiglia felice che denotano una scarso approfondimento dei temi.
Testo Breve:

Una tranquilla coppia con due bambini,  vengono trasformati in mostri da Dracula che concupisce la donna. Una comicità scurrile e infantile cerca di sostenere questo film con ambizioni familiari che affonda invece negli stereotipi piu scontati

Tratto da un bestseller di David Safier, La mia Famiglia e altri Orrori, e diretto dal primo regista tedesco ad utilizzare la CGI in Germania, Holger Tappe (Gaya, 2004, e Animals United, 2010), Monster family è un film di animazione ben realizzato, divertente e adatto a tutta la famiglia ma nella sostanza piuttosto povero. Un misto tra Hotel Transylvania (2012) e Gli Incredibili, quest’opera tedesca però non riesce a raggiungere il realismo nella fantasia e lo spasso che gli altri due film presentano.

Ricco di azione e di simpatici personaggi, Monster family cattura l’attenzione per la stravagante avventura che una famiglia piuttosto ordinaria si trova a vivere. Emma e suo marito hanno due figli, Fay, una ragazza nel pieno della sua adolescenza, e Max, bimbo dotato di una grande intelligenza ma bullizzato a scuola. Presi dalle quotidiane occupazioni e dalle ordinarie dinamiche familiari, i membri della famiglia Wishbone ormai da tanto tempo non hanno più occasione di condividere dei bei momenti insieme. Così Emma decide di trascinare tutti a quello che crede essere un party sul tema dei mostri per trascorrere del tempo insieme. Ma nella vita di Emma si è intromessa un’improbabile figura, Dracula, che desidera strapparla dalla sua famiglia per farla diventare la sua sposa.

Se da un lato l’idea di infelicità, o forse sarebbe più corretto dire di scontento, di una famiglia comune è ben rappresentata, dall’altro il film non riesce a coinvolgere perché i personaggi non vengono approfonditi e il loro percorso di crescita resta superficiale e non ben giustificato. Per questo anche il momento topico della presa di coscienza da parte di ciascuno del vero, prezioso valore dei legami familiari è poco appassionante e assolutamente poco convincente.

Sebbene si tratti di un film di animazione e di una storia di fantasia, l’intervento di un personaggio come Dracula, che mette definitivamente in crisi il precario e grigio equilibrio della famiglia Wishbone, sembra quasi scollato e fittizio. Il racconto è ben costruito e segue il classico andamento narrativo delle storie per ragazzi, ma ciò non costituisce una garanzia rispetto ai contenuti e alla chiarezza. Nel complesso, per quanto godibile per la sua grafica e le piccole simpatiche trovate, il Monster family nella sostanza sembra un insieme di convenzionali stereotipi sulla famiglia felice che denotano una scarso approfondimento dei temi. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/09/2017 - 10:46
 
Titolo Originale: The Greatest Miracle, El Gran Miraglo
Paese: Messico
Anno: 2011
Regia: Bruce Morris
Sceneggiatura: Luis De Velasco
Produzione: Dos Corazones Films
Durata: 70

Monica è una giovane vedova, costretta a lavorare anche di domenica per mantenere se stessa e il  figlio ma al contempo ha il rammarico di non potersi dedicare di più a lui.  Chema è un autista di autobus che, in quella domenica non riesce concentrarsi alla guida perché è in ansia per suo figlio, gravemente malato. Dona Cata è un’anziana signora che vive da sola nel suo appartamento; si sente inutile e di peso per gli altri. Tutti e tre vengono avvicinati da altrettanti giovani che li ascoltano, li incoraggiano e li invitano a entrare nella grande chiesa che sta davanti a loro. I tre giovani sono in realtà i loro angeli custodi e la messa sta per iniziare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film si presta ad essere un ottimo strumento per spiegare il significato e le varie fasi dell’Eucarestia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, combinandosi con le immagini, riesce ad essere particolarmente efficace. Molto bello il commento musicale anche se non si può dire lo stesso delle animazioni
Testo Breve:

Tre persone, afflitte da problemi personali o familiari, assistono alla celebrazione eucaristica. I loro angeli custodi insegnano loro come pregare e come accostarsi nel modo più opportuno all’Eucarestia. Un’ottima catechesi sulla Santa Messa.

Monica, Chema, e dona Cata sono tre persone tristi o addirittura angosciate perché non riescono più a  ridare un senso e un equilibrio alla loro vita.  Tutti e tre sono avvicinate da un giovane premuroso che si preoccupa del loro stato. Nessuna di loro vuole  confidarsi con questo intruso, anche se è gentile e simpatico e dice cose sagge, come: “il dolore deve essere condiviso per essere compreso” oppure suggerisce loro che a volte “le risposte giuste sono proprio davanti a noi”.

In effetti, davanti a loro c’è una grande chiesa e loro entrano, giusto in tempo per l’inizio della celebrazione eucaristica.

Inginocchiati ai banchi, ritrovano nuovamente quel giovane accanto a loro. Chema ha la senzazione che il volto della Madonna posto su di un altare laterale, stia guardando proprio lui. “Lei ti ascolta- gli suggerisce il giovane -affidati al suo cuore di madre;  non aver paura Lei:  è tua madre e ti comprende” .

Monica è più incerta: perché pregare? “Offrigli Il tuo lavoro, la tua allegria, la tua tristezza, la salute di tuo figlio, la tua vita, il tuo servizio. Chiedigli in silenzio ciò che desideri di più e poi prega per chi ne ha più bisogno”: e la risposta che riceve dal giovane. Solo quando i tre iniziano a pregare con convinzione, i  giovani rivelano la loro identità: sono i loro angeli custodi. Al momento dell’offertorio, le loro preghiere (simboleggiate da tre sfere luminose) vengono raccolte dai loro angeli che si librano in aria per portarle al Signore, raffigurato sulla volta della chiesa.

Dos Corazones Films, la stessa casa di produzione che ha realizzato Cristiada, ha avuto il “coraggio” (è il caso di dirlo) di realizzare questo film d’animazione interamente dedicato a spiegare il miracolo dell’Eucarestia. Si tratta di un lavoro particolarmente ispirato, orientato sopratutto a spiegare a dei ragazzi i vari momenti della Santa Messa. Quando il sacerdote pronuncia: “riconosciamo i nostri peccati”, vediamo i fedeli accostarsi al confessionale e al momento dell’assoluzione, il sacerdote assume il volto di Cristo. Durante l’Offertorio gli angeli custodi dei partecipanti raccolgono le loro preghiere e le portano in cielo. All’epiclesi, tutti gli angeli si radunano intorno all’altare assieme all'enorme moltitudine dei santi. Al momento in cui l’ostia viene elevata, il sacerdote assume lo stesso  volto di Cristo.

Attraverso la guida degli angeli, non mancano alcune osservazioni pratiche, come l’opportunità di raccogliersi in meditazione prima dell’inizio della messa (spegnendo i cellulari) e alla fine della celebrazione, l’importanza di congedarsi non con un segno della croce frettoloso ma compiuto con rispetto.

Il film è disponibile nelle lingue spagnola, inglese e francese mentre in italiano si trova solo una versione spagnola con sottotitoli in italiano (su Youtube).

La qualità dell’animazione non è eccelsa ma molto bello il commento musicale, per il quale il film ha vinto l’ Hollywood Music In Media Awards (HMMA).

Il film si presta ad essere un ottimo strumento per la catechesi sull’Eucarestia e la scena dove tutti gli angeli si librano verso il cielo per portare a Dio le offerte dei fedeli, non potrà esser facilmente dimenticata dai ragazzi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PETS - VITA DA ANIMALI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/06/2016 - 17:41
 
Titolo Originale: The Secret Life of Pets
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Chris Renaud, Yarrow Cheney
Sceneggiatura: Cinco Paul, Ken Daurio, Brian Lynch
Produzione: ILLUMINATION ENTERTAINMENT, UNIVERSAL PICTURES
Durata: 90

Max è un terrier che vive una tranquilla e confortevole vita con la sua padrona Katie. Un giorno però Katie porta a casa Duke, un altro cane con cui Max entrerà in forte conflitto. A causa delle loro liti Max e Duke si troveranno a vivere un’avventura emozionante per le strade di New York inseguiti da un coniglio dall’aspetto adorabile ma del tutto fuori di senno dal nome di Nervosetto (Snowball nell'originale) e dal suo gruppo di animali abbandonati che desiderano solo vendicarsi sugli animali domestici e sui loro padroni. Intanto Gidget, una graziosa cagnetta amica di Max, insieme a tutti i loro vicini di casa animali si mette alla ricerca dei due cani perduti

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia di Pets ricorda l’importanza di non fermarsi alle apparenze e di non avere paura di abbandonare le comodità e le abitudini cui siamo più attaccati, perché la vita può riservare nuove situazioni e cambiamenti anche assai positivi e sicuramente molto divertenti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura semplice per un lungometraggio animato ben realizzato sia sul piano della grafica che su quello della regia
Testo Breve:

Un divertente film per i piccoli e per i tanti amanti degli animali, che ricorda l’importanza di non fermarsi alle apparenze e di non aver paura dei cambiamenti perché la vita può riservare nuove situazioni assai positive

Una New York che sembra uscita da una galleria d’arte moderna, un po’ pop e un po’ retrò, fitta di palazzi all’interno dei quali si nascondono comodamente un’infinità di razze diverse di animali, più o meno, domestici. Questo è l’ambiente in cui si aggirano le simpatiche bestiole protagoniste di Pets – Vita da animali, il nuovo lungometraggio animato della Universal Pictures.

Introdotto da una massiccia campagna pubblicitaria fatta di sketch curiosi e divertenti, Pets -Vita da animali ha colpito il cuore di tutti gli amanti degli animali - oggi veramente numerosi – ancor prima di uscire nelle sale. Perché l’astuzia è stata proprio quella di raffigurare in una buffa avventura quegli stessi animali domestici che quotidianamente trattiamo come veri e propri membri della famiglia. Così la storia del cagnolino Max protagonista del film ricalca proprio l’esperienza comune a tanti bambini quando vedono arrivare in famiglia un nuovo figlio, un nuovo fratellino con cui dovranno dividere attenzioni, spazi e giocattoli.

La tranquilla vita domestica di Max infatti subisce un brusco colpo quando la sua giovane e affezionata padrona decide di adottare un altro cane dal canile, il peloso, ingombrante e invadente Duke. Tra i due si innesca una vera e propria competizione che li porterà a perdersi da soli per le strade di New York, braccati da un gruppo di gatti randagi e da un folle branco di animali abbandonati appartenenti alle razze più disparate. In loro aiuto corrono gli amici del vicinato di Max, il simpatico gruppetto di animali veramente molto domestici con cui il cagnolino condivideva le lunghe giornate in attesa del rientro della sua padrona.

Ciascun personaggio, uscendo dalla comoda e confortante vita casalinga, scoprirà di avere delle impensate doti nascoste di coraggio, audacia e solidarietà. Max e Duke dal canto loro affronteranno una serie di prove che li porteranno a conoscersi meglio e ad apprezzare il valore dell’amicizia e della condivisione.

Pets – Vita da animali è un film semplice e divertente che tutto giocato su spassosi contrasti tra essere e apparenza. Così fra tutti spicca il personaggio del cattivissimo coniglietto bianco dall’aspetto tenero e grazioso, Nervosetto nella versione italiana, doppiato da Mandelli che interpreta alla perfezione l’esilarante delirio del folle animaletto dall’apparenza dolce e adorabile.

Anche questo film dimostra però che esiste una sempre più forte tendenza a dare spazio e risalto all’azione e al continuo cambiamento di situazioni ed ambienti nei lungometraggi animati. Questi infatti si soffermano sempre meno sulla caratterizzazione dei personaggi, per lasciare più spazio alla molteplicità e alla varietà, in una continua ricerca di scene ad effetto che tengono desta l’attenzione e la tensione dello spettatore per quasi tutta la durata del film. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL REGNO DI WUBA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/28/2016 - 17:20
Titolo Originale: Zhuo yao ji
Paese: Cina/Hong Kong
Anno: 2015
Regia: Raman Hui
Sceneggiatura: Alan Yuen
Produzione: CHAMPION STAR PICTURES LTD.
Durata: 116
Interpreti: Bai Baihe, Jing Boran, Jiang Wu, Elaine Jin

Il giovane Tianyin è stato cresciuto dalla nonna nel ricordo del padre, famoso cacciatore di mostri scomparso tanti anni prima, ma è in realtà piuttosto vigliacco. Un giorno però, la regina dei mostri, che è incinta, in fuga dagli usurpatori che hanno ucciso suo marito, gli affida il suo piccolo, destinato a diventare il nuovo re della sua specie. Tianyin dovrà proteggerlo sia dai cacciatori di mostri che cercano di catturarlo, sia dai nemici. In questa avventura si trova accanto la giovane cacciatrice Xiaonan, che ha molto da dimostrare…. 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sono presenti alcuni interessanti spunti come: il richiamo alla possibilità di una solidarietà “interraziale” che vada oltre le apparenze, la necessità di proteggere i più deboli anche quando appaiono diversi da quello che ci aspettiamo, l’apertura all’altro e il rispetto della sua “diversità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza fumettistica, qualche scena di tensione.
Giudizio Artistico 
 
A oggi uno dei maggiori incassi del mercato cinese, questo film che esibisce un mix molto particolare di action, fantasy e commedia
Testo Breve:

Questo film cinese a tecnologia mista (attori veri e animazione) ha riscosso in patria uno strepitoso successo ed è uno dei primi veri tentativi del cinema cinese di creare prodotti appetibili anche per il mercato internazionale  

A oggi uno dei maggiori incassi del mercato cinese, questo film che esibisce un mix molto particolare di action, fantasy e commedia, è uno dei primi veri tentativi del cinema cinese di creare prodotti appetibili anche per il mercato internazionale (è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma del 2015), pur rimanendo fedeli alla propria cultura.

Il risultato è una storia che mescola i tradizionali elementi della saga fantasy (c’è un piccolo principe dei mostri da proteggere, una profezia da adempiere, un giovane eroe riluttante, una giovane guerriera che deve dare prova della sua abilità, che ricordano da un lato un classico come Willow, dall’altro i grandi archetipi alla Tolkien) con altri di comicità a volte lieve altre un po’ più greve, che fanno venire in mente certi personaggi delle tragedie shakespeariane e potrebbero qualche volta lasciare spiazzato lo spettatore occidentale.

Da un lato la coppia di mostri “sotto copertura”, tanto voraci (si farebbero volentieri un bocconcino del protagonista) quanto leali verso il loro piccolo sovrano, dall’altro una curiosa linea comica che rende per un tratto il nostro eroe il vero e proprio “portatore” del baby mostro con una serie di improbabili gag sulla gravidanza e le sue conseguenze.

Queste ultime enfatizzano l’inversione di ruoli tra il pavido ma sensibile Tianyin e la coraggiosa Xiaonan, che nasconde la sua parte femminile per non perdere la propria reputazione di guerriera. Sarà solo la convivenza tra i due, il reciproco innamoramento, e l’esperienza “genitoriale” pur riluttante nei confronti del piccolo Wuba a far recuperare ai due quello che di se stessi non avevano mai trovato o avevano voluto dimenticare.

Così, quando i due capiranno che Wuba rischia di finire nel piatto di qualche riccone, faranno di tutto per salvarlo e si conquisteranno altri improbabili alleati. Tra un combattimento volante in perfetto stile wuxia (quello de La tigre e il dragone, per intenderci) e qualche espediente molto più terra terra, i nostri porteranno a termine la missione.

Non mancano, nello scenario fantasy, elementi di riflessione quasi “politica” che alludono alla contemporaneità: il regno umano e quello dei mostri divisi per provata incapacità di convivenza che costringono i secondi a una vita di clandestinità anche quando si tratta di esseri innocui e amichevoli, il richiamo alla possibilità di una solidarietà “interraziale” che vada oltre le apparenze, la necessità di proteggere i più deboli anche quando appaiono diversi da quello che ci aspettiamo, l’apertura all’altro e il rispetto della sua “diversità” (anche quando questa si traduce in due teste e un appetito micidiale), sono tutti spunti interessanti che il film mette in scena con efficacia intermittente.

Il finale aperto allude alla possibilità di nuove mirabolanti avventure, ma anche come pellicola autonoma Il regno di Wuba resta un affascinante viaggio all’interno di una cultura narrativa insieme familiare e sorprendente che vale certo la pena di esplorare. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ROBINSON CRUSOE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/04/2016 - 20:55
 
Titolo Originale: Robinson Crusoe
Paese: Belgio
Anno: 2016
Regia: Vincent Casteloot e Ben Stassen
Sceneggiatura: Chris Hubbell; Sam Graham; Dominic Paris
Produzione: StudioCanal, nWave Pictures, uFilm
Durata: 90

Il pappagallo Martedì e i suoi sei amici animali vivono in un’isola sperduta nell’oceano sulla quale approda a seguito di un naufragio il giovane Robinson Crusoe con il suo cane. L’equilibrio che il piccolo gruppo trova per vivere in armoniosa amicizia è spezzato dalla minaccia di una colonia di gatti randagi che vuole prendere il controllo dell’isola.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nel film il protagonista umano riesce a creare con i suoi coabitanti animali un forte e solido legame di amicizia, ma la storia, nonostante si fondi sul valore del rispetto, propone un’ideale di vita falsato, perché costruisce una barriera chiusa verso il mondo, percepito come una minaccia da cui fuggire e non come un’occasione di crescita.
Pubblico 
Tutti
Particolarmente adatto ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film è realizzato con una tecnica di animazione assai accattivante, i personaggi sono simpatici, molto colorati ed espressivi; le scene sono dinamiche e ricche di ritmo.
Testo Breve:

Le avventure del naufrago Robinson Crusoe interpretate liberamente a beneficio dei  più piccoli. Una solida amicizia fra animali di specie diverse 

Tra le tante versioni di Robinson Crusoe prodotte per il cinema e la televisione dal 1902 ad a oggi, quella animata ancora mancava. Tuttavia quanti si aspettano di assistere alla narrazione del famoso romanzo di Daniel Defoe sotto forma di cartone ne rimarranno delusi. Questo Robinson Crusoe del testo originale del 1719 riporta poco più che il nome e la situazione generale, per il resto si tratta di un racconto quasi bucolico in stile ambientalista popolato da bizzarri animali parlanti.

Protagonista e voce narrante della storia è il pappagallo Martedì che vive in una piccolissima, tranquilla e feconda isola tropicale sperduta nell’oceano con i suoi amici animali.  Martedì però sogna di andare alla scoperta del mondo e, quando un giorno una improvvisa tempesta scaraventa sulle coste dell’isola uno strano animale a due zampe, il pappagallo vede in lui l’occasione per cambiare vita. Robinson Crusoe è l’unico sopravvissuto al naufragio della sua nave ma con lui sbarcano sull’isola anche il suo fedele cane e due gatti randagi, cattivi e approfittatori.

La storia, fatta di coinvolgenti momenti di azione, ruota tutta intorno alla bellezza del colorato paesaggio naturale e all’amicizia che lega tra loro gli stravaganti personaggi. Uomo, animali e natura cercano e trovano un armonioso equilibrio fondato sulla conoscenza e il reciproco rispetto, nonostante i vari personaggi siano profondamente diversi gli uni dagli altri, non parlino la stessa lingua e abbiano abitudini differenti. L’elemento di disturbo è costituito dai gatti selvaggi, che nel frattempo, dopo il naufragio, si sono riprodotti, hanno creato una piccola colonia di prevaricatori e vogliono prendere il controllo dell’isola per sfruttarne a loro piacimento i benefici.

La pacifica convivenza tra i vari elementi è dunque minacciata da coloro che, come i gatti e in parte anche i pirati, non intendono rispettare l’equilibrio delicato tra uomo e natura. Il più celebre naufrago del mondo e il suo amico pappagallo diventano così simbolo di una possibile coesistenza armoniosa anche nella diversità. Il gruppo bizzarro crea un piccolo angolo di paradiso isolato e impara, attraverso rocambolesche avventure, che tutto sommato la fuga e la ricerca di un mondo diverso possono essere assai pericolose, mentre la vera felicità consiste in realtà nell’accontentarsi delle piccole cose che la natura, se rispettata, offre in modo spontaneo.

I personaggi che popolano questa particolare versione di Robinson Crusoe sono simpatici e accattivanti, soprattutto per i più piccoli, e vivono avventure esilaranti ed emozionanti. Lo stesso Crusoe sembra un bambino cresciuto che riesce a costruirsi il suo piccolo angolo di paradiso isolato dal mondo. Tuttavia la storia delude, oltre che per il modo con cui si distacca completamente dal romanzo originale, anche per il senso ad essa sotteso. L’integrazione e il rispetto sia della natura che degli esseri viventi sembra possibile solo nell’isolamento del microcosmo dell’isola che può accogliere, proteggere ed integrare chi in essa cerca rifugio senza voler prevaricare, ma che al tempo stesso costruisce una barriera chiusa verso il mondo, percepito come una minaccia da cui fuggire e non come un’occasione di crescita.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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