Storico

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AUGUSTO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/03/2010 - 11:03
Titolo Originale: AUGUSTO
Anno: 2003
Valutazioni

Si tratta di uno sceneggiato in due puntate (domenica 30 e lunedì 1 dicembre) che racconta la vita di Ottaviano Augusto, il primo imperatore della storia di Roma.

Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L’ULTIMA LEGIONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 13:12
 
Titolo Originale: The Last Legion
Paese: Usa/Gran Bretagna/Francia
Anno: 2007
Regia: Doug Lefler
Sceneggiatura: Jez e Tom Butterworth dal romanzo di Valerio Massimo Manfredi
Produzione: Dino De Laurentiis per De Laurentiis Company/Ingenious Film Partners/Quinta Comminications/Zephir Films LTD
Durata: 98'
Interpreti: Colin Firth, Aishwarya Ray, Ben Kisley, Thomas Sangster

Anno 476 d.C. L’impero romano d’Occidente è alla fine e l’ultimo Cesare, un bambino di nome Romolo Augustolo, viene deposto dal re goto Odoacre. Ma un misterioso stregone filosofo, Ambrosinus, e un valoroso soldato, Aurelio, sono disposti a tutto per salvarlo, anche perché il piccolo è destinato a trovare la leggendaria spada di Cesare, perduta da secoli e destinata ad un grande sovrano. È solo l’inizio di un lungo viaggio che li porterà in Britannia, dove il sovrano di Roma troverà un nuovo regno e dove le loro gesta saranno all’origine di un’altra leggenda, quella di Excalibur.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La solidarietà fra i legionari di un tempo per salvare un paese dalla tirannia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di combattimento e violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Un carrozzone improbabile e involontariamente ridicolo, dalla trama confusa e dalla messa in scena approssimativa, che non riesce nemmeno a valorizzare i suoi volonterosi se non azzeccatissimi interpreti.

Ci aveva già pensato non molto tempo fa il non entusiasmante (ma a posteriori dignitoso) King Arthur ad insegnarci che colui che conoscevamo come re Artù il britanno altri non era che un valoroso comandante romano mentre le gesta dei cortesi cavalieri della tavola rotonda non erano che la rielaborazione medioevale e fantasiosa di eventi molto più antichi, risalenti in realtà al V secolo d.C.

Se quello di Antoine Fuqua non era certo un capolavoro all’altezza del Gladiatore, aveva almeno alcuni degli elementi di un racconto degno di questo nome: un plot coerente e protagonisti all’altezza del loro ruolo storico e drammatico.

Due ingredienti che mancano completamente a L’ultima legione (tratto abbastanza liberamente da uno degli ultimi romanzi di Manfredi), un carrozzone improbabile e involontariamente ridicolo, dalla trama confusa e dalla messa in scena approssimativa, che non riesce nemmeno a valorizzare i suoi volonterosi se non azzeccatissimi interpreti. Uno straniato Colin Firth, più a suo agio, ormai, data l’età, con le commedie che con i film d’azione, un’improbabile Ben Kisley sacerdote-stregone-filosofo (si scoprirà poi non essere altri che il mago Merlino), e la bella Aishwarya Ray, che ancheggia un po’ troppo per il suo ruolo di rude guerriera e sente necessario fornire dati scrupolosissimi sulla propria provenienza indiana (forse a favore di quel target geografico).

La vicenda prende le mosse con un’inspiegabile lentezza, così che quello che ragionevolmente dovrebbe costituire l’antefatto della vicenda principale (il ritrovamento della spada) finisce per occupare più di metà della pellicola, mentre l’azione principale appare talmente compressa da risultare incredibile.

Se nella prima metà gli scalcinati antagonisti sono i Goti di Odoacre (insieme al solito gruppetto di politici infidi e traditori), nella seconda metà entra in scena un cattivone mascherato nuovo di zecca i cui scopi appaiono per altro alquanto nebulosi.

L’ambientazione decisamente fantasiosa comprende una Roma dall’aspetto ancora classicheggiante (e apparentemente non sfiorata dal Cristianesimo, ai tempi della vicenda invece una realtà totalmente integrata nella struttura sociale e politica) e una Britannia dall’aria già medievale (con il suo bel castello da cartolina, tutto torrette e bandiere ondeggianti al vento), dove una legione di un milione di uomini (speriamo vivamente si tratti di un errore di traduzioni) può sparire senza lasciare tracce e nemmeno mandare una lettera di saluto.

Gli autori, evidentemente fidando sulla lettura previa del romanzo, hanno disseminato la storia di buchi colossali, non si sono preoccupati di dare una caratterizzazione almeno schematica ai personaggi secondari (che infatti muoiono senza che il pubblico provi il seppur minimo moto di simpatia) e hanno sparso a piene mani dialoghi e situazioni destinate a procurare involontarie risate.

Il registro epico, specie in un’epoca come la nostra così ostile ai miti e agli eroi, è forse uno dei più difficili da ottenere al cinema, anche se lo sviluppo della computer grafica ha reso molto più facile ricreare con costi accessibili sfondi verosimili per avventure lontane nel tempo e nello spazio.

In mancanza di denaro si può cercare di ovviare alle scarse comparse e alle costruzioni di cartone iniettando una buona dose di autoironia, cosa che L’ultima legione, purtroppo, fa troppo raramente, lasciandosi spesso prendere la mano da un tono pomposo e retorico fatto di frasi ad effetto (ma di poca sostanza) condite di musica roboante e ralenti improbabili.

Se l’alternativa è questa preferiamo tenerci i cavalieri, l’armi, gli amori e le audaci imprese della nostra tradizione letteraria e lasciare riposare in pace Cesare e la sua spada.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Sabato, 11. Maggio 2019 - 21:10


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IL RISORTO OLTRE IL DOLORE E LA CROCE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2010 - 12:04
Titolo Originale: IL RISORTO OLTRE IL DOLORE E LA CROCE

Conosco Daniele Ricci da quando era ragazzo e già allora manifestava un chiaro talento musicale. Quando ci incontravamo parlavamo spesso di cinema: mi raccontava di quanto fosse rimasto affascinato da Jesus Christ Superstar (1973) ricavato dall'omonima opera rock di Tim Rice. Lo aveva  entusiasmato quel modo originale di  rappresentare la passione di Cristo con un  linguaggio musicale così moderno: il rock.

Valutazioni

an mano che la sua fede cresceva di pari passo con la sua maturità di compositore, quel famoso musical restava sempre per lui, un punto di riferimento ma al contempo, come ebbe modo di confidarmi, gli appariva come qualcosa di incompleto: quella storia  finiva con la crocifissione e morte, mentre della Resurrezione, evento cardine  per la sua vita di fede come per molti di noi, non c'era traccia. 
In effetti in tutte le opere sullo stesso argomento che vennero realizzate negli anni successivi (il successo più  recente è stato sicuramente La Passione di Cristo - 2003 di Mel Gibson) si chiudevano con la Sua morte con al più un rapido cenno alla Resurrezione.

Intanto  la sua esperienza si approfondiva: verso la fine degli anni '70 era stato tra gli iniziatori del cosiddetto "rock sacro", componendo per i Gen Rosso e Gen Verde (complessi internazionali del Movimento dei Focolari) alcuni brani noti ancora oggi. A partire dagli anni '80 è cominciata la sua collaborazione con le Paoline, per le quali ha composto numerosi canti per progetti liturgici e di catechesi, canzoni e copioni per opere teatrali e musicali destinate a ragazzi e giovani: una trentina di opere in tutto.

Restava  sempre aperta la sfida di Jesus Crist Superstar di molti anni prima e quando , per la Pasqua 2007, le Edizioni Paoline  hanno accettato il suo progetto di comporre un’opera proprio sulla Resurrezione, capì  che il sogno tanto atteso si stava realizzando: avrebbe fatto un'opera sulla morte, ma sopratutto sulla Resurrezione di Gesù Cristo.

L'opera ha un'altra originalità: quella di porre in particolare risalto  le figure femminili:  non per conceder loro qualche sorta di privilegio in questa sacra rappresentazione, ma come emblema di una umanità in grado di esprimere accoglienza, intuizione, delicatezza, attenzione alle sfumature, condivisione, il “curarsi di…”.
"Con questa chiave di lettura si comprendono  brani - mi spiega Daniele Ricci-  come, ad esempio, NELLE MANI DI CAIFA, in cui le donne esprimono tutto il loro rammarico per non avere avuto l’accortezza, l'intuizione  di prevedere quello che sarebbe successo quella notte, e di non essere state presenti nell’orto degli ulivi, non fosse altro per vivere a fianco all’amato Gesù quel momento drammatico. Quando poi le guardie di Caifa  lo gettano in un angolo in attesa dell’alba e della consegna a Pilato, ecco il “duetto” tra Gesù e Maria. L’uno, imprigionato, invoca il Padre di non abbandonarlo (ma poi proverà lo strazio dell’abbandono) e l’altra, altrove, invoca il figlio di non abbandonarla. Sono distanti, ma comunicano ugualmente, misteriosamente.
In L’ANIMA MIA CON TE, la Maddalena contempla Gesù crocifisso che, al culmine di tutti i suoi dolori, sperimenta l’abbandono da parte del Padre: ma questo Gesù Abbandonato, diviene per la Maddalena – e dunque per tutta l’umanità che essa rappresenta - non solo l’amato che muore in un determinato momento, ma una presenza viva in ogni attimo dell’esistenza che ancora le rimane.
E poi O MARIA DESOLATA, che vuole essere il canto “spartiacque” tra la Passione e la Resurrezione. Ora Gesù è morto e sepolto. Maria è davanti alla tomba, perduta in un “non tempo”, nel quale rimarrebbe per sempre. C’è solo lei, lì, non c’è nessun altro: quella che era la chiesa primordiale, i suoi discepoli, si è dispersa. La musica inizia con il battito del cuore. Ma poi ecco una voce che la invita a venire via, a venire a “casa”: a invitarla è Giovanni, ma la sua non è la voce di un uomo: è quella di un coro. E’ infatti la chiesa, che si raduna intorno a lei, sua madre, sotto il suo manto".

"Anche la figura di S. Tommaso.è trattato con originalità - mi spiega ancora Daniele -  Gesù non si limita a mostrarsi a lui per fargli vedere le sue ferite. Infatti per chi non vuole credere non c’è dimostrazione che tenga e che non possa prima o poi venir messa in discussione. E allora Gesù si rivolge a Tommaso chiedendogli tutto. Non gli chiede qualcosa di sé, un po’ del suo tempo. Gesù chiede a Tommaso tutto, di lui: tutto il suo cuore, tutta la sua mente e tutta la sua anima. E questo perché Gesù vuole lui, per portare nel mondo il Suo sorriso, il Suo Regno, la Sua presenza tra gli uomini con la Parola, con il Pane, e laddove due o più sono uniti nel suo nome".
Appena usciti il CD e il copione in Italia (Pasqua 2007), l’opera ha trovato subito un’ottima accoglienza. Diverse compagnie e gruppi in Italia l’hanno messa in scena ma di tutte le rappresentazioni, quella di maggior successo è quella di una compagnia formatasi dalla riunione di due accademie artistiche di teatro, canto e danza (Arenaartis di Chioggia e Arteinventando di Cividale). Si tratta di ragazzi giovani e giovanissimi che, nel loro entusiasmo, hanno pure allestito un sito www.ilrisortothemusical.it ed ora stanno tentando di farsi conoscere anche nel resto d’Italia.


E all'estero?

Bisogna proprio raccontare una storia accaduta nel 2007: una suora lituana (salesiana), venuta a Roma, ha trovato in libreria il CD, lo ha ascoltato e, tornata in patria, si è ritirata in un monastero benedettino per tre giorni a tradurre tutto il copione in lituano, come cosa sacra. Poi ha contattato non solo un’intera accademia musicale (Kaunas), ma anche personaggi dello spettacolo della Lituania, senza distinguere se fossero cattolici, protestanti o non credenti, e li ha coinvolti nella messa in scena dell’opera.
"Il Risorto"  è stata rappresentato come evento diocesano  alla presenza dell’Arcivescovo nella chiesa principale di Kaunas, dedicata proprio alla Risurrezione. Mi spiega Ricci che: "vedere il loro DVD è commovente, perché risalta una sensibilità molto diversa da quella italiana-occidentale. E’ gente bella, di profondissima spiritualità e densità di interpretazione, che viene fuori da una chiesa clandestina e che pur senza soldi né costumi riesce a comunicare con Dio".

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PONTORMO UN AMORE ERETICO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2010 - 13:57
 
Titolo Originale: "PONTORMO UN AMORE ERETICO"
Paese: Italia
Anno: 2002
Regia: Giovanni Fago
Sceneggiatura: Marilisa Calò, Massimo Felisatti e Giovanni Fago
Durata: 97'
Interpreti: Joe Mantenga (Pontormo), Galatea Ranzi (Anna), Laurent Terzieff (Inquisitore)

Firenze, 1500: gli ultimi anni della vita di Jacopo Carrucci, il pittore rinascimentale conosciuto come il Pontormo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'arte è concepita come servizio e come ricerca di Dio e non come puro arricchimento
Pubblico 
Pre-adolescenti
Presente una scena di aggressione solo accennata
Giudizio Artistico 
 
Regia semplicistica e recitazione troppo teatrale

Firenze 1500: sono gli ultimi anni della vita di Jacopo Carrucci, il pittore rinascimentale conosciuto come il Pontormo. Jacopo viene incaricato dal Granduca Cosimo I di progettare l’affresco con tema il giudizio universale per la chiesa di San Lorenzo.

La sua vita è centrata solo sulla sua arte fino a quando si accorge di essersi innamorato di Anna, una ragazza fiamminga privata della lingua durante la guerra della Fiandre, e tacciata di stregoneria. Pontormo viene ispirato da Anna e scopre attraverso i disegni del suo volto come dipingere Eva nell’affresco del giudizio universale.

Lo spettatore però può essere confuso dal titolo del film - Storia di un amore eretico- e può credere che la storia di Pontormo ruoti intorno ad Anna; lo sviluppo della trama non affronta infatti in profondità la nascita di questo amore e lo racconta attraverso un gioco di sguardi e di gesti minimi. Il contesto storico, il periodo dell’Inquisizione e lo sviluppo della religione protestante sono la cornice attraverso la quale si muovono i personaggi.

L’opposizione tra la cultura rinascimentale, in cui l’uomo è il centro dell’universo, e lo sviluppo della ignoranza religiosa e delle guerre sono il motore che scatena lo svilupparsi della poetica e delle opere di Pontormo. La guerra alle streghe è raccontata con delicatezza e forse l’attrazione per questo film, i cui punti deboli sono nella regia a volte semplicistica e nella recitazione troppo teatrale, possono essere la forza di questo pittore amante della bellezza e dell’arte e pieno del desiderio di esprimere la fede in Dio attraverso le sue opere.

Autore: Emanuela Genovese
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA PASSIONE DI CRISTO (A. Caneva)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2010 - 11:59
Titolo Originale: la Passione di Cristo

Dal 7 aprile sembra che non si parli d’altro. Questo film che ha suscitato un grande entusiasmo in gran parte del mondo cattolico, ha lasciato perplessi e talvolta insensibili tanti spettatori come me che con timore sono entrati nella sala cinematografica per assistere alla proiezione di un film dal valore artistico indiscusso . Perché con timore? Come cattolica praticante e autrice di una Via Crucis editata e rappresentata, temevo che vedere Gesù sullo schermo subire pene indicibili mi fa facesse soffrire troppo, mi lasciasse schiacciata dalla consapevolezza della gravità del peccato.

Non è successo questo.

Valutazioni

Attendevo con trepidazione l’inizio del film mentre con disgusto vedevo gente entrare con montagne di pop corn pronti per essere sgranocchiati tra una scena e l’altra. Ma questo non fa testo. C’è chi mi ha raccontato di un pubblico più assorto e commosso, forse la colpa è stata mia nello scegliere una sala poco d’elite.

Poi il film è iniziato. Sangue, sofferenza, dolore… Perché tanta indifferenza, perché non riuscivo a commuovermi? Eppure vedevo dal vivo ciò che fino a quel momento avevo solo immaginato.

Una lacrima, la Madonna, i flash back, Simone di Cirene abbracciato da Gesù, la Veronica, alcune simbologie indubbiamente azzeccate, una sceneggiatura eccellente.

Sono uscita, così come sono entrata, senza emozioni.

L’amica che mi aveva accompagnata  era esaltata dalla regia, non faceva che parlarmi di inquadrature, giochi di luce, riferimenti iconografici con il Masaccio, Caravaggio.  Non una parola dal sapore spirituale eppure lei, pur non essendo una praticante, è una cattolica tiepida,  una di quelle che dovrebbero commuoversi di fronte al sacrificio di Cristo.

Dopo le considerazioni artistiche, è inutile menzionarle sono pregevoli e numerose, alla fine stabiliamo che manca nel film quello che i nostri docenti di sceneggiatura chiamano  il ristabilimento del nuovo equilibrio  dopo la battaglia finale.

E’ un termine tecnico, ma a me comincia a dirla lunga. Sono rimasta silenziosa ad osservare le reazioni dei miei amici prima di formulare la mia idea. Lo so, un po’ fuori le righe rispetto alla stragrande maggioranza dei cattolici: manca la dimensione divina del personaggio e della storia.

Di fronte alla quantità di violenza che ci scorre sotto gli occhi, una bambina di due anni stuprata e uccisa, un treno che salta e fa 200 morti, guerre, aborti, infanticidi… orrori su orrori, che risposta ricevo , guardando questo film, al dolore del mondo?

Chi mi dice, con la stessa forza drammaturgica che è stata usata per mostrare la cruna delle sofferenze di Cristo, che quell’uomo è Gesù, Nostro Signore Dio, l’innocente per eccellenza, che proprio perché le nostre nefandezze sono state, sono e saranno sempre inimmaginabili, ha deciso di liberarci dalla schiavitù del peccato, prendendosi sulle spalle Lui le colpe dell’Umanità? Solo dei dialoghi e qualche scena un po’ sofisticata.

E la dimensione dell’amore.Proprio su quella croce-  cito Vincenzo Marras-quella violenza e quell’odio viene trasformato in un atto d’amore. E’ questa trasformazione che fonda tutto il resto e non il contrario.

 Dove sento il Suo amore? Nell’occhio pesto, nei 25’ dedicata a una straziante flagellazione. Sì, ma non mi basta. L’arco narrativo è sbilanciato, mi manca la commozione che può suscitare solo il sentirsi così infinitamente amati, nonostante i miei, i nostri peccati.

La Rivista Jesus cita le parole di Ratzinger scritte nel’68. L’importante non è porre l’accento sulla somma delle sofferenze fisiche, quasi che il suo valore redentivi stia nella più forte aliquota possibile di tormenti… Non è il dolore in quanto tale che conta, bensì la vastità dell’amore che dilata l’esistenza al punto da riunire il lontano con il vicino, da ricollegare l’uomo abbandonato dal Signore con Dio… Soltanto l’amore dà un senso e un indirizzo al dolore. Parole che sento di condividere.

Molteplici sono le opinioni riguardanti il tipo di pubblico a cui possa essere destinato questo prodotto. Impossibile stabilirlo: le testimonianze , il sentito dire, non bastano, così non ho voglia di riportare il commento di una donna in croce da anni per via di un figlio gravemente handicappato, che ha visto questo film con la speranza di essere abbracciata da Gesù come il Cireneo.

Le opinioni sono troppo soggettive. E in un film come questo è difficile raggiungere un punto di vista oggettivo.

L’unica cosa che mi sento dire è che l’arco drammaturgico del racconto è sbilanciato sul dolore nella sua crudezza, che mancano le ragioni profonde e le conseguenze storiche del sacrificio di Gesù, cosa di cui veramente non solo gli agnostici, ma anche molti di noi cristiani ci siamo dimenticati. Questo viene accennato solo a parole e le parole di fronte a quel mare di sangue, sono un elemento cinematograficamente debole.

La drammaturgia al servizio della Verità: Veritas, veritas, continua a ripetere la splendida figura di Pilato, ma anche lui, romano, pagano, sembra essere un gradino più in alto dei rosicchiatori di pop corn che erano accanto a me durante la proiezione.

Cosa dire infine? Che il cuore umano così indurito può sciogliersi solo di fronte alla realtà indiscussa che siamo esseri amati da un Dio che ci ha creati, amati anche se peccatori, artefici di nefandezze incredibili. Non può sciogliersi solo di fronte alla realtà di un innocente che dicono abbia sofferto per noi, per liberarci dal peccato. E cosa vuol dire essere liberati dal peccato? Che ora non pecchiamo più ? Ad alcuni, senza quest’elemento di risposta potrebbe sembrare un sacrificio inutile proprio perché il peccato continua ad esistere.  Pur non amando in modo viscerale le scuole americane di tecniche di scrittura, forse il caro J. Truby, docente stimato e noto ha ragione, in questo film manca, oltre alla dimensione spirituale divina, il ristabilimento di un nuovo equilibrio. Siamo sicuri, a parte per coloro che praticano fede e formazione dottrinale, che si sia capita la differenza storica della realtà del peccato prima e del peccato dopo la crocifissione di Gesù? E mi chiedo: i rosicchiatori di pop corn si saranno sentiti amati sconfinatamene come solo Dio può fare, dopo aver visto questo film?

Non lo so.

Autore: Alessandra Caneva
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PATRIOTA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/29/2010 - 10:27
Titolo Originale: The Patriot
Paese: USA,
Anno: 2000
Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: K.M. Petruccelli
Interpreti: Mel Gibson (Benjamin Martin), Jason Isaacs(Col. W. Tavington)

Siamo nel 1776; la guerra d'Indipendenza Americana è iniziata da appena un anno. Lo stato del South Carolina non è stato ancora raggiunto dalla guerra e la vita scorre serena nella tenuta di Benjamin Martin, un agiato colono americano che che fa del suo meglio per allevare, vedovo da poco, i suoi sette figli .

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla violenza del "cattivo" corrisponde un'altrettanta violenza del "buono"
Pubblico 
Adulti
Per l'istigazione di minorenni alla violenza e per sevizie su cadaveri
Giudizio Artistico 
 
Film sopra le righe, senza alcun approfondimento psicologico dei personaggi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MESTIERE DELLE ARMI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/26/2010 - 11:05
Titolo Originale: "IL MESTIERE DELLE ARMI"
Paese: Italia/Francia/Germania
Anno: 2001
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Durata: 3
Interpreti: Hristo Jivkov (Giovanni de Medici)

Novembre del 1526. Il generale Georg von Frundsberg, al comando dei Lanzichenecchi dell'armata di Carlo V, scende lungo l'Italia diretto a Roma, esibendo sulla sella un cappio d'oro con il quale ha serie intenzioni di impiccare l'ultimo Papa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un'Italia pronta a tradire e a fare il doppio gioco, Giovanni si mantiene fedele al Papa, ma si concede una distrazione extra-coniugale
Pubblico 
Adolescenti
Per il crudezza delle battaglie e la sensualità di alcuni incontri amorosi
Giudizio Artistico 
 
Rigorosa ricostruzione dell'epoca dei cavalieri di ventura in una splendida ambientazione invernale

Mentre il capitano generale delle truppe pontificie, Francesco della Rovere, indeciso sul da farsi, si ritira di fronte alle soverchianti forze imperiali, il giovane ed indomito Giovanni dalle Bande Nere, nipote del papa Clemente VII dei Medici, con i suoi 900 cavalieri riesce a rallentare la marcia degli imperiali grazie alla sua tecnica di guerriglia. Sarà solo un atto proditorio a fermarlo: colpito ad uno stinco durante una carica all'arma bianca da un cannone leggero nascosto dietro un cascinale, morirà pochi giorni dopo di cancrena a soli 28 anni. I Lanzichenecchi, ormai senza alcuno che li possa contrastare, arriveranno fino a Roma sottoponendola al più crudele saccheggio della sua storia.

La ricostruzione del regista è rigorosa, coinvolgente: bellissimi i paesaggi invernali della campagna intorno al Po ( in realtà le riprese si sono svolte in Bulgaria), fastosi i costumi e le corazze accuratamente ricostruite, freddi i castelli con stanze splendidamente affrescate. I marchesi di Mantova ed i duchi di Ferrara fanno il doppio gioco, in pieno spirito Machiavellico. Il registra ci mostra  i famosi armieri lombardi intenti a produrre i primi cannoni a retrocarica, le truppe mercenarie passare lunghe notti all'addiaccio od in tenda attorno ad un fuoco tremolante, e le fastose corti italiane animate di feste e di tornei
Occorre subito chiarire che siamo ben lontani dai recenti blockbusters a sfondo storico del tipo il "gladiatore", costruiti con poco rigore ma con uno sguardo all'intrattenimento adolescenziale: montaggio rapido e botte da orbi per tutti. Siamo molto più vicini al didattismo rosselliniano (vengono citati ampi stralci del carteggio fra Giovanni e sua moglie, direttamente nella lingua dell'epoca) che temo possano allettare solo i giovani più dichiaratamente cinefili.

Eppure, se si ha la pazienza di guardare con gli stessi occhi di Olmi, il personaggio di Giovanni si forma progressivamente in tutta la sua complessità e ricchezza: è un mercenario, è vero: per lui la guerra è un mestiere perché la guerra era allora un normale strumento della politica; egli si accanisce contro il nemico, certo, più di quanto allora era normalmente accettato ("perché il Joanni non sospende la guerra d'inverno, come si è sempre fatto?" dice uno dei notabili che debbono sopportare il passaggio delle sue truppe). Anche se vive costantemente pronto ad uccidere e pronto a morire, siamo lontani da quell'eroe sinistramente amante della morte (del tipo camice nere) che la retorica fascista ci ha voluto tramandare con alcuni film d'epoca ("i condottieri" di Trenher del 1937).
Lontano dal furore della battaglia, il regista ci fa partecipare ai suoi momenti più riflessivi: solo e pensoso nel letto della sua tenda da campo oppure, ormai ferito mortalmente, costretto all'inazione forzata nel castello di Mantova. Allora egli ha il tempo di ricordarsi della moglie e del suo figlioletto lasciati a Firenze; dei caldi incontri con la nobildonna che è diventata la sua amante. Certo, la vita è un servizio, un dovere di persone rette che fanno ciò che è giusto fare, come dice in forma di paradosso al sacerdote venuto ad amministrargli l'estrema unzione; avrebbe usato lo stesso coraggio se invece dell'armatura avesse indossato l'abito talare. Ma al contempo egli si sente un cuore che palpita, una voglia di  vivere intensamente e non ragionare troppo.

Forse è morto proprio per questo: non stava al giogo del suo tempo (ma anche dei tempi che sarebbero venuti dopo), dove ognuno è troppo impegnato a sopravvivere, a morire di piccoli, astuti compromessi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: TV2000
Data Trasmissione: Venerdì, 24. Novembre 2017 - 21:05


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IL GLADIATORE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/19/2010 - 10:09
 
Titolo Originale: Gladiator
Paese: USA
Anno: 2000
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: David Franzoni
Interpreti: Russell Crowe (Maximus), Joaquin Phoenix (Commodus), Connie Nielsen (Lucilla)

Siamo nel 180 d.c.in Germania, ai confini dell'impero (la stessa data e lo stesso luogo con cui iniziava l'ultimo film holliwoodiano del filone tunica e peplo: la caduta dell'impero romano, del 1964). Maximus, il migliore dei generali di Marco Aurelio riesce a sgominare i  barbari con un ardito attacco della sua cavalleria ma anche con la superiorità delle sue catapulte.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'ero ristabilisce la giustizia e resta fedele ai suoi cari, tutti uccisi.
Pubblico 
Adolescenti
Per le intense scene di combattimento
Giudizio Artistico 
 
R. Scott realizza un film di grande spettacolarità ma con ricostruzioni di fantasia. Ottima interpretazione di Russell Crowe

Marco Aurelio, vecchio e saggio, sa che quando morirà il potere passerà ai corrotti senatori e alla parassita corte imperiale, così ben rappresentata dal suo perfido figlio Commodoro (gli americani non perdono occasione per lanciare strali neanche troppo trasversali contro la loro capitale politica e l'attuale classe senatoriale). Ecco la sua decisione: il generale Maximus sarà il suo successore con il nobile compito di ripristinare la repubblica (niente di più antistorico: Marco Aurelio fu il primo imperatore che trasferì il potere a suo figlio). Commodo non apprezza molto l'idea: rimasto solo con il padre, lo strangola ed ordina che Maximus venga ucciso (in realtà riesce a fuggire) assieme a tutta la sua famiglia. Inizia così la rivincita di Maximus, animato dal solo desiderio di portare a compimento la vendetta per poi ricongiungersi con i suoi familiari nel mondo dell'Ade. Sarà in effetti la fama da lui conquistata come gladiatore a riportarlo a Roma e consentirgli di affrontare nell'arena, protetto dalla benevolenza del pubblico, nientemeno che l'imperatore in persona.

Per apprezzare questo film occorre svolgere un lavoro preliminare di drastica rimozione delle aspettative: qualcuno di noi poteva sperare che con la ripresa del filone storico-romano dopo ben 25 anni, si sarebbe finalmente realizzato un film con il rigore consentito dalle ultime ricerche storiche; oppure che i prodigi della computer grafica ci avrebbero fatto vedere una Roma come mai l'avevamo vista. Fatto eccezione per il Colosseo, ricostruito con adeguata cura, il resto della città è ben poco visibile; inoltre la lunga lista delle imprecisioni storiche è stato ampiamente trattata su vari giornali (l'uso delle medioevali balestre, i combattimenti fra gladiatori e animali, l'anacronistico desiderio di riesumare la Repubblica).

Effettuata questa rimozione, possiamo goderci la spettacolarità del film (con uno sguardo molto attento all'attualità , a cominciare dalla passione per le sfide negli stadi), la storia positiva dell'eroe senza macchia che combatte contro i malvagi di allora, la potenza espressiva delle immagini realizzate da Ridley Scott (in particolar modo la parte centrale del film ,ambientata nel deserto arabo,dove il regista può dar libero sfogo alla sua passione per i pittori orientalisti). Gli attori sono tutti molto bravi , da Russell Crowe, serio e controllato come richiesto dalle sue sventure e dal suo mestiere di generale; al torvo Joaquin Phoenix, condannato, dopo tanti film del genere, a rappresentare lo stereotipo della corruzione dell'epoca imperiale, fino ad i "grandi vecchi": Richard Harris e Oliver Reed.

Il film presenta alcune scene di violenza spaccona, dove Maximus taglia teste e squarta gli avversari come in un video game alla Mortal Combat: per questo motivo è meglio risparmiare la pellicola ad i più piccoli. Non poteva mancare, come in tutti i più recenti film americani, un accenno alle tendenze New Age: il moderno desiderio di comunicare con i propri cari che si trovano nell'aldilà è stato storicizzato nell'antico culto dei Lari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Rete 4
Data Trasmissione: Domenica, 16. Maggio 2021 - 21:25


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ELIZABETH THE GOLDEN AGE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 11:06
Titolo Originale: Elisabeth - The Golden Age
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2007
Regia: Shekhar Kapur
Sceneggiatura: William Nicholson e Michael Hirst
Produzione: Working Title/Studio Canal/Universal Pictures
Durata: 120'
Interpreti: Cate Blanchett, Clive Owen, Geffrey Rush

a regina Elisabetta d’Inghilterra, ormai da parecchi anni sul trono, deve affrontare la minaccia della Spagna cattolica di Filippo II, che vuole usare Maria Stuarda per scalzare la regina Tudor dal trono. Nel frattempo l’arrivo a corte dell’affascinante avventuriero Walter Raleigh (che finirà per sposare una delle dame della regina) fa rimpiangere ad Elisabetta quanto ha sacrificato per la corona. Mentre la regina lotta contro i suoi stessi sentimenti sarà per mare che si deciderà il destino dell’Inghilterra.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ancora una volta una grande capacità artistica è al servizio di una visione distorta della storia e del cattolicesimo, che rimane il nemico da abbattere e - nell'epoca del politically correct universale- l'unico gruppo sociale che si possa calunniare e maltrattare impunement
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sensuali e di nudo, qualche scena violenta e di tortura.
Giudizio Artistico 
 
La ricostruzione resta sontuosamente ammirevole, le interpretazioni sempre di grande livello
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA BATTAGLIA DEI TRE REGNI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/06/2010 - 12:10
 
Titolo Originale: Chi Bi
Paese: CINA
Anno: 2009
Regia: John Woo
Sceneggiatura: Khan Chan, Kuo Cheng, Sheng Heyu e John Woo da Le cronache dei tre regni di Chen Shou e dal Romanzo dei tre regni di Luo Guanzhong
Produzione: China Film Group, Lion Rock Productions; 130’
Durata: 110'
Interpreti: Tony Leung, Takeshi Kaneshiro, Zhang Fengyi, Chang Chen, Zhao Wei, Hu Jun

Cina, 208 d.C. Durante la dinastia Han, il giovane e inesperto Imperatore viene convinto dall’autoritario Primo ministro a muovere guerra contro Xu, regno dell’Ovest il cui sovrano è un parente dell’Imperatore stesso. Scopo dichiarato è raccogliere in un unico Impero i tanti Paesi in lotta tra loro ma, segretamente, il Primo ministro cova l’ambizione di estendere la propria personale influenza ai regni che non hanno ancora giurato fedeltà all’Impero e diventare così despota incontrastato dell’intera Cina. Fiutato il pericolo, il sovrano illuminato di Xu stringe una rischiosa alleanza con il regno Wu, per avere qualche possibilità di resistere al nemico comune.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Buoni e cattivi si fronteggiano su schieramenti opposti senza chiaroscuri e ambiguità; le virtù celebrate sono quelle del coraggio e dell’onore, della lealtà e dell’amicizia
Pubblico 
Adolescenti
Scene di battaglia e di violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Peccato per lo squilibrio dato dai tagli dell’edizione europea: la prima parte del film costringe ad uno sforzo notevole di messa a fuoco, affastellando personaggi ed eventi come in un lungo e confuso trailer

Per raccontare una delle più famose battaglie della storia dell’Impero cinese i produttori, tra cui lo stesso regista John Woo, avevano optato per un lungo kolossal diviso in due tronconi, da proporre nei cinema cinesi a qualche mese di distanza l’uno dall’altro. Per la versione occidentale della pellicola, forse non fidandosi della disponibilità degli americani ad abbandonarsi ai tempi e alle lentezze dell’epica, gli stessi produttori hanno approntato una versione ridotta da vedersi in un unico turno, in cui purtroppo le cicatrici dell’operazione di taglio e cucito cui è stata sottoposta sono visibili e doloranti.

Da circa vent’anni John Woo, regista noto ad Hollywood soprattutto per Face/Off e Mission: Impossibile-2, pensava a come portare sullo schermo la battaglia della Scogliera Rossa, raccontata nelle “Cronache dei tre regni”, un poema del III secolo, e nel “Romanzo dei tre regni”, un classico del XIV secolo ancora popolarissimo in tutto l’estremo Oriente, tanto da originare serie di fumetti e di videogiochi. Nell’immaginario cinese, la guerra che si combatté sul fiume Yangtze è da considerarsi come l’equivalente della battaglia delle Termopili: anche in questo, – come nello scontro che vide contrapporsi spartani e persiani raccontato da Erodoto – un esercito significativamente meno numeroso ebbe la meglio sugli avversari, contro i favori del pronostico, grazie alla strategia militare applicata alla conoscenza del territorio. Proprio in questo la sceneggiatura offre eccitanti motivi di intrattenimento che manderanno in visibilio gli appassionati di tecniche militari: più che un fragoroso corpo a corpo, la guerra secondo la saggezza orientale (da Sun Tzu in poi) è da intendersi come una paziente partita a scacchi, in cui non si vince con la brutalità ma con l’astuzia. Ciò non impedisce al film di unire, alla suggestione dell’argomento, la spettacolarità del genere, che pure bilancia con tocchi ironici amenità e smargiassate tipiche dei film di guerra orientali. L’equivalente cinematografico va forse cercato invece nel western classico americano: buoni e cattivi si fronteggiano su schieramenti opposti senza chiaroscuri e ambiguità; le virtù celebrate sono quelle del coraggio e dell’onore, della lealtà e dell’amicizia; sull’avversario sconfitto non si infierisce e lo si rispetta, così che anche chi torna a casa con il premio non può che ammettere, guatando il campo di battaglia che rigurgita cadaveri, che di veri vincitori non ce ne sono.

Peccato davvero per lo squilibrio dato dai tagli dell’edizione americana ed europea: prima di arrivare al dunque con la battaglia finale, infatti, la prima parte del film costringe ad uno sforzo notevole di messa a fuoco, affastellando personaggi ed eventi come in un lungo e confuso trailer, con il risultato paradossale che ci si affeziona di più al cattivo – un malvagio di carismatica e gustosa perfidia – che ai buoni, di cui non si ha tempo di approfondire caratteri e motivazioni, a scapito della comprensibilità stessa della trama. 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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