Drammatico

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LA STANZA DEL FIGLIO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 13:59
 
Titolo Originale: LA STANZA DEL FIGLIO
Paese: Italia
Anno: 2001
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Linda Ferri, Heidrun Schleef
Durata: 90'
Interpreti: Nanni Moretti, Laura Morante, Jasmine Trinca, Silvio Orlando, Stefano Accorsi, Giuseppe Sanfelice

Giovanni (Nanni Moretti) è uno psicanalista; Paola sua moglie (Laura Morante) lavora nell'editoria: hanno due ragazzi adolescenti Andrea di 17 e Irene di 14. Nonostante le turbolenze adolescenziali dei ragazzi, la famiglia è molto affiatata e Giovanni si occupa molto della formazione sopratutto del figlio. Poi la tragedia: Andrea muore durante una immersione subacquea. I componenti della famiglia cercano di ritornare alle loro attività normali ma nessuno ci riesce, anzi fra i due coniugi si creano situazioni di attrito  a causa delle reciproche accuse.Poi un giorno, arriva una ragazza che dice di aver conosciuto Andrea l'estate precedente in un campeggio...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il valore di una vita familiare, semplice e banale, che tiene uniti tutti i suoi componenti, anche in un momento tragico come la morte di uno di loro. Una visione, quella di Moretti, non cristiana ma molto umana
Pubblico 
Adolescenti
Per una scena di intimità coniugale
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione, sceneggiatura sobria e funzionale per ciò che vuole esprimere

Quasi sicuramente Nanni Moretti ha concepito questo film per poterci parlare della morte: la sua forza sconvolgente, la sua inspiegabilità. Quasi sicuramente , per meglio farcela conoscere, sentirla vicino alla realtà di ognuno di noi, ha pensato di presentarci una famiglia affiatata ed affettuosa, perché è proprio li, in mezzo alla normalità quotidiana che la morte (quella del figlio adolescente) assume le forme più strazianti e grida la sua incomprensibilità.

Ma mentre la morte resta per il padre, la madre, la sorella, una cupa angoscia senza parole e senza spiegazioni (le parole del sacerdote durante la messa di suffragio non appagano Gianni), ciò che mantiene il suo pieno significato, che vive, che palpita anche se ripiegata per il dolore  (anzi mostra la sua forza vitale proprio di fronte ad una prova come questa) è la famiglia, l' insieme dei legami che tiene uniti i protagonisti del film.
Il contenitore finisce per prendere il sopravvento sul contenuto; quel che ci resta impresso, quando si riaccendono le luci, è la rappresentazione di una vita familiare nella sua preziosissima e ricchissima banalità.
Nessuno dei componenti della famiglia attira l'attenzione più degli altri; nessun genitore vuole prevaricare sui figli e nessun figlio contesta. Cantano tutti "insieme a te non ci sto più " durante una gita in macchina, in un momento di serenità assoluta. Padre e madre aiutano la figlia a fare il compito di latino; tutti insieme vanno a vedere la partita di tennis del figlio o quella di pallavolo della figlia. Sono ricchi anche i rapporti a due a due: la madre che accompagna la figlia a fare acquisti, il padre che fa lo jogging domenicale con il figlio, il tenero rapporto amoroso fra i due coniugi (unica scena di intima sensualità del film e credo di tutta la filmografia morettiana; comunque funzionale al racconto). Poi, in questo microcosmo autosufficiente di affetti, si abbatte il maglio della morte; colpisce duro e scuote questi legami cosi stretti; si crea come una forza centrifuga dove ognuno riacquisisce se stesso e si isola, di fronte a questo muro che non si può abbattere: la madre urla solitaria sul letto; il padre scarica la rabbia roteando nelle gabbie del Luna Park; la figlia litiga e si accapiglia con le avversarie durante la partita di pallavolo. Poi, a poco a poco, la ricucitura: ritornano tutti e tre ad uscire in macchina con il pretesto di accompagnare la ex ragazzina del figlio alla frontiera francese per una vacanza. Si attardano, i tre, prima di risalire in macchina per ritornare a casa, a camminare sul litorale mentre il sole albeggia. Il dialogo riprende e si sorridono vicendevolmente, si sono ritrovati. La grande Morte non è stata ancora trovato il suo significato ma si è trovato l' antidoto.

Se per assurdo qualche associazione di genitori avesse voluto produrre un film sui valori familiari, non avrebbe potuto fare di meglio; vi è l'esaltazione, la scoperta del calore dei sentimenti vissuti giorno per giorno, di quel tessere con fili sottili una maglia che si rivela salda e robusta. In questo sta la rivoluzione del film di Moretti:  ha toccato valori universali, ha realizzato una tragedia classica attraverso la sublimazione del quotidiano, ancor più che con il tema della morte. Non è una visione cristiana, quella di Moretti (lo evidenzia in molti punti) ma sicuramente molto umana.
Siamo lontani mille miglia dallo squallore della famiglia rappresentata in American Beauty (Oscar 1999), semplice contenitore di cupi egoismi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Mercoledì, 1. Giugno 2011 - 21:00


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STAGE BEAUTY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 13:53
Titolo Originale: STAGE BEAUTY
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Richard Eyre
Sceneggiatura: Jeffrey Hatcher dal suo romanzo
Produzione: Robert De Niro, Jane Rosenthal e Hardy Justice per Icon e Tribeca
Durata: 110'
Interpreti: Billy Crudup, Claire Danes, Tom Wilkinson, Ben Chaplin, Rupert Everett

Sotto il regno del fatuo Carlo II si consuma un passaggio epocale per la scena inglese; per la prima volta dopo decenni alle donne è consentito tornare a recitare; per Ned Kenyston, raffinato interprete di ruoli femminili, è la fine di una carriera e il momento di rimettere in discussione un’intera vita; per la sua cameriera Maria, che da sempre sogna di recitare, l’inizio di una nuova esistenza. Ma per entrambi c’è qualcosa che è rimasto in sospeso e forse solo insieme potranno scoprirlo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Positiva storia di un percorso di guarigione e rinascita attraverso l’amore
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio talvolta allusivo o volgare; alcune scene moderatamente sensuali e di nudo, qualche gioco di confusione fra i sessi
Giudizio Artistico 
 
Ottima ricostruzione storica e ottime interpretazioni
Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LE ROSE DEL DESERTO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/04/2010 - 11:16
Titolo Originale: LE ROSE DEL DESERTO
Paese: Italia
Anno: 2006
Regia: Mario Monicelli
Sceneggiatura: Mario Monicelli, Alessandro Bencivenni, Domenico saverni
Durata: 102'
Interpreti: Michele Placido, Sergio Pasotti, Giorgio Haber

Libia, 1940. la guerra è appena iniziata e un ospedale da campo dell'esercito italiano si organizza nei pressi di un'oasi. C'è la convinzione che la guerra finirà presto e c'è poco da fare. Poi l'attacco degli inglesi, i primi morti, l'arrivo di Rommel, l'inerzia dei generali italiani....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La bella figura di frate Simeone e la generosità dei soldati semplici attenua il cinismo e la vanagloria dei superiori
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Una operazione di recupero della commedia all'italiana mal riuscita, che risente anche della povertà dei mezzi impiegati
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Ritorno a Cold Mountain

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2010 - 17:41
Titolo Originale: Cold Mountain
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Anthony Minghella
Sceneggiatura: Anthony Minghella
Durata: 155
Interpreti: Nicole kidman(Ada), Jude Law(Inman), Renée Zellweger (Ruby)

Inmam, un giovane di Cold Mountaim, piccola cittadina fra i monti del North Carolina, conosce Ada, la figlia del reverendo  Monroe, da poco arrivato in paese. E' il 1861: lo stato decide la secessione dall'Unione e Inman  parte volontario per la guerra civile. Il loro incontro è stato breve ma intenso:  promettono di ricongiungersi appena possibile ma da quel momento per entrambi la vita sarà difficile: lei è rimasta in paese, sola e povera dopo la morte del padre; lui decide di disertare per tornare da lei..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La fuga dalla guerra si risolve in un individualismo fatalista
Pubblico 
Sconsigliato
Per le molte scene di violenza, torture ed atteggiamenti sessuali espliciti
Giudizio Artistico 
 
Film molto curato nella realizzazione ma con personaggi senza profondità
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RICOMINCIA DA OGGI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2010 - 12:48
 
Titolo Originale: Ca commence aujourd’hui
Paese: Francia
Anno: 1999
Regia: Bertrand Tavernier
Sceneggiatura: Bertand Tavernier, Dominique Sampiero
Interpreti: Philippe Torreton (Daniel), Maria Pittaresi (Valeria) Montaggio: Sophie Brunet

Daniel è direttore di una scuola materna di Hernaing, presso Valenciennes, un paesino al nord della Francia, area depressa a causa della chiusura delle miniere che una volta ne costituivano la principale ricchezza.
Daniel non si limita a dirigere questa scuola che ha già tanti problemi a causa dei pochi fondi a disposizione ma si immedesima nelle situazioni delle povere famiglie che la frequentano: c'è chi resta senza luce e riscaldamento perché non paga le bollette; c’è il ragazzo che viene percosso dal patrigno; c’è chi non ha i soldi per pagare la mensa scolastica.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Per Daniel gli abitanti del paesino non sono degli "altri": i loro problemi sono i suoi e fa di tutto per risolverli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grande abilità narrativa del regista che sa dare lo stesso valore ad una storia sentimentale come ad una pratica burocratica che non si risolve

Daniel se la prende con tutte le strutture sociali pubbliche che dovrebbero risolvere questi problemi: l’assistente sociale, l’unità sanitaria, tutti gli rispondono che hanno poco personale e poche risorse. Lo stesso sindaco socialista che lui va a trovare per ottenerne attenzione sui casi più disperati, non può che riconoscersi legato alle leggi economiche, incapace di dare più di quanto dispone. Daniel, osteggiato dalle autorità che lo emarginano, vorrebbe rinunciare a lottare, soprattutto quando una famiglia di cui si sta prendendo cura si fa vincere dalla disperazione. Ritroverà la forza, con l’aiuto della sua ragazza Valeria e la solidarietà dei genitori dei bambini, di continuare il suo impegno come insegnante e come uomo. La festa finale nella scuola, con la banda, le rappresentazioni dei bambini e l’applauso compiaciuto dei genitori ripagano Daniel della sua dedizione.

Betrand Tavernier esprime in questo film il suo impegno sociale parlandoci di uomini e di donne che non vivono solo dei loro affetti privati, come ci viene descritto nella maggior parte dei film, ma che si realizzano e si esprimono anche nel contesto del proprio lavoro e dei loro impegni civili. La storia d’amore del protagonista con la bella Valeria ed i difficili rapporti che lui ha con il figlio di lei avuto da una relazione precedente, hanno la stessa importanza narrativa di una riunione di insegnanti, di un corso di approfondimento per professori o di una conferenza stampa del sindaco. Il tutto immerso nella prosaica quotidianeità del modulo da compilare che non si trova, degli auguri di compleanno da fare all’insegnante, dei colloqui con i genitori. Tutta questa realtà multiforme portata in primo piano non appiattisce la prospettiva ma al contrario esalta l’eroismo del protagonista.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RAY

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2010 - 10:43
Titolo Originale: RAY
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Taylor Hackford
Sceneggiatura: James L. White
Produzione: Anvin Films / Baldwin Entertainment / Bristol Bay Productions
Durata: 152'
Interpreti: Jamie Foxx, Kerry Washington, Regina King, Clifton Powell, Aunjanue Ellis

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima e se un film biografico deve riuscire a restituire allo spettatore l’anima del personaggio alla cui vita si ispira, allora possiamo dire che Ray non è riuscito a svelarci cosa si nascondeva dietro quegli occhiali scuri che fanno parte della famosissima icona di Ray Charles.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tema della droga e dell'infedeltà sono trattati senza compiacimento. Grande sostegno a Ray nei momenti difficili, prima dalla madre e poi dalla moglie
Pubblico 
Adolescenti
Il protagonista e altri personaggi sono mostrati usare droga e abusare di alcool. Alcune scene ed allusioni sessuali.
Giudizio Artistico 
 
Le interpretazioni sono davvero tutte memorabili, in particolare quella di Jamie Foxx (premio Oscar). La sceneggiatura non riesce a farci conoscere il vero animo di Ra

Il film è fatto con impegno, amore e dedizione.

e interpretazioni sono davvero tutte memorabili, da quella del protagonista (un Jamie Foxx davvero virtuosistico, giustamente premiato con l’Oscar come miglior attore protagonista) a quelle di ogni singolo caratterista.

La colonna sonora, incisa dallo stesso Ray Charles, è splendida.

La regia è riuscita a ricreare con maestria le atmosfere degli anni ’50, ’60 e ’70: le baraccopoli per gente di colore nel sud degli Stati Uniti, i sobborghi delle grandi città, i fumosi locali notturni, le praterie percorse dai bus sgangherati dei complessini jazz in tournée, le ville di Los Angeles, gli studi di incisione.

Ma, a differenza di altri più riusciti film su grandi musicisti come Amadeus e Shine, Ray non riesce – se non attraverso qualche estemporanea intuizione registica o drammatica – a collegare ciò che sentiamo con le orecchie (la musica di Ray Charles) a ciò che sentiamo col cuore (le emozioni dei drammi del personaggio interpretato da Jamie Foxx). Quando, in Amadeus, ascoltiamo le note di una composizione del giovane Mozart, le avvertiamo sempre come un dono di Dio che alimenta la gelosia del povero Salieri. Quando, in Shine, ascoltiamo le note del terzo concerto di Rachmaninov, le percepiamo come l’eco della lotta titanica fra il talentuoso David e il padre autoritario. Invece Hackford e White (rispettivamente, regista e sceneggiatore di Ray) non sono riusciti a rendere eloquenti per il cuore le musiche di Ray Charles, non ci fanno partecipare delle ragioni esistenziali profonde che si nascondono dietro una particolare creazione musicale.

La fine del film, gravemente posticcia, è un chiaro segnale della mancanza di una chiave di sintesi che individui il personaggio. Un altro segnale della non perfetta calibratura della storia e dell’articolazione delle emozioni, è l’uso del ghost del personaggio. Il ghost – tecnicamente – è l’esperienza scioccante vissuta dal protagonista (generalmente nella sua infanzia) che ne ha determinato la ferita interiore che solo il lungo viaggio della storia potrà lenire. Lo sceneggiatore ha caratterizzato il protagonista con un ghost che ne alimenta un tormentoso senso di colpa. Ma tale esperienza scioccante e gli effetti conseguenti (la dipendenza dalla droga), interferiscono con l’asse principale della storia (un uomo cieco che diventa una star della musica) e vengono risolti con un finale troppo sbrigativo per essere significativo.

Molto interessanti e ben tratteggiati sono i personaggi della moglie, grazie alla quale Ray supera indenne una lunga stagione di degrado umano e fisico, e quello della madre, che trasmette al figlio carattere e orgoglio, insegnandogli a non smarrirsi nell’autocompatimento che gli avrebbe impedito di realizzare ciò per cui milioni di persone gli sono grate.

Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RETE4
Data Trasmissione: Domenica, 13. Luglio 2014 - 23:45


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QUO VADIS BABY?

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2010 - 18:25
Titolo Originale: QUO VADIS BABY?
Paese: Italia
Anno: 2005
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Gabriele Salvatores, Fabio Scamoni
Produzione: Maurizio Totti per Colorado Film, Medusa
Durata: 108'
Interpreti: Angela Baraldi, Gigio Alberti, Claudia Zanella, Luigi Maria Burruano

Giorgia, quarantenne single, vive  fotografando i tradimenti di mogli o mariti bolognesi presso l'agenzia investigativa di suo padre.  Una mattina riceve da un amico  un pacco pieno di videocassette di conversazioni solitarie di sua sorella Ada, partita per Roma per cercar di diventare attrice e morta suicida sedici anni prima. Giorgia, dapprima riluttante e contro il parere del padre che non  vuole  tornare  a rivivere un passato che entrambi dovrebbero solo dimenticare, inizia una indagine per scoprire cosa realmente era accaduto quella notte...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Rapporti familiari tesi e non risolti. Grigie vite solitarie che si sono rassegnate a vivere senza un orizzonte di speranza
Pubblico 
Maggiorenni
Un rapporto amoroso esplicito con nudità integrale. Turpiloquio pesante. Uso di spinelli e di molto alcool.
Giudizio Artistico 
 
Gabriele Salvatores si è concesso una parentesi di libertà sperimentale con qualcosa che non è esattamente un noir né un melodramma ma un elogio al cinema per il cinema

"Quo vadis, baby?" E' la domanda che Marlon Brando rivolge a Maria Schneider in  Ultimo tango a Parigi ed è anche la frase chiave che consente a Giorgia di scoprire il misterioso uomo che sua sorella ha conosciuto prima di morire. Giorgia ha incontri occasionali con un professore universitario di nome Andrea  e discutendo  sulla morte di sua sorella, è curiosa di sapere se lui crede  in una nostra vita ultraterrena. Andrea risponde negativamente: l'unica cosa certa è che un giorno dovremo morire e non sappiamo neanche quando.

"La nostra condizione quindi è peggiore dei replicanti di Blade Runner (che come è noto morivano secondo una data preimpostata). Ho riportato questi due esempi per sottolineare l'alto tasso di cinefilia necessario per seguire l'ultimo lavoro di Gabriele Salvatores dopo il bellissimo Io non ho paura. L'elevato substrato intellettuale che sottende  la storia è il vero male che affligge questo film, non certo il tanto sottolineato approccio sperimentale adottato per la sua realizzazione (le riprese sono effettuate con la tecnica digitale; la protagonista principale, una cantante,  è al suo esordio cinematografico. Sono due elementi che al contrario  hanno dato un buon sostegno al film).

Si tratta di una malattia che colpisce in particolare il personaggio di  Ada, sorella di Giorgia, che non vediamo mai recitare dal vivo ma sempre attraverso il filtro di un registrato VHS e che si esprime con le battute tipiche di uno sceneggiatore in vena di fare un po' di letteratura. Un altro difetto del racconto è il suo oscillare fra noir e melodramma, senza che l'atmosfera dell'uno prenda la prevalenza sull'altro. E' noir quando assiemea Giorgia scopriamo progressivamente pezzi di verità sugli ultimi giorni di sua sorella, ma manca la volontà del regista di coinvolgere lo spettatore in un gioco di graduale e rigoroso  rilascio degli indizi; le rilevazioni sono ondivaghe e buona parte del mistero resta non svelato. Ha i toni del melodramma quando ci accorgiamo che per conoscere la verità sulla morte della sorella dobbiamo scavare lontano, nei drammatici rapporti fra i suoi genitori; manca però il classico momento catartico di questo genere, il confronto/scontro fra i componenti della famiglia,  che è reso volutamente sottotono, attraverso le inquadrature tagliate  di una telecamera nascosta.

tempo di parlare dei pregi del film: ben resa è l'ambientazione in una Bologna fatta di  cupi porticati perennemente sotto la pioggia e di stanze disordinate tipiche di chi è abituato a vivere da solo: se in  Io non ho paura si restava quasi accecati dall'oro dei campi di grano sotto il sole estivo, quasi una promozione di qualche pellicola a colori, la resa quasi monocromatica tipica della tecnica digitale ben rende l'ambientazione densa di cupo mistero delle notti bolognesi, una esplicita rievocazione della Dusseldorf del film "M" di Fritz Lang. Ben costruito è il personaggio di Giorgia  da parte di Angela Baraldi: una insolita  quarantenne single, ruvida nei modi, disordinata nell'aspetto, non bella, abituata a passare le sue serate con il conforto di una bottiglia e qualche spinello. Se è capace ancora di appassionarsi alla dolorosa vicenda di sua sorella, il suo cuore si è indurito nell'attendere un amore che non è mai arrivato: gli inviti occasionali che lei riceve e i rapporti fugaci che vengono consumati subito dopo sono visti  come un modo diverso per passare una serata; domani tornerà ad essere un giorno simile ai  mille già passati. Se il film è pieno di riferimenti ai classici del cinema  (per  "M" di Fritz Lang ce ne viene addirittura proposta una ampia sintesi da un Salvatores con vocazione didattica), paradossalmente i  riferimenti che vengono alla mente sono altri: il personaggio di Giorgia è molto vicino a Maggie, la ragazza di Million Dollar Baby,  che nasconde la sua femminilità dietro una ruvida scorza e scarica la sua tensione riempiendo di pugni un sacco da box  (Giorgia è coinvolta in una scena molto simile ) e le sequenze  in esterni di Bologna, sempre buie e piovose  ricordano l'Hong Kong descritta da Wong Kar-Wai in In the mood for  love.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Quando sei nato non puoi più nasconderti

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2010 - 17:08
 
Titolo Originale: Quando sei nato non puoi più nasconderti
Paese: Italia
Anno: 2005
Regia: Marco Tullio Giordana
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli e Marco Tullio Giordana dall’omonimo romanzo di Maria Pace Ottieri
Produzione: Cattleya e Rai Cinema
Durata: 115'
Interpreti: Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola, Ester Hazan, Vlad Alexandru Toma

Il piccolo Sandro è il figlio amato di Bruno e Lucia, una coppia bresciana benestante. La presenza, in città e nella fabbrica messa in piedi dal padre, di moltissimi immigrati fa sorgere nel ragazzo molte domande. Quando poi, durante una vacanza in barca nel mare della Grecia, Sandro cade in mare e rischia di morire, a soccorrerlo è Radu, un ragazzo rumeno che sta cercando di raggiungere l’Italia con altri disperati (tra cui la sorella Alina) a bordo di un barcone guidato da due meschini scafisti. Recuperato in un centro di accoglienza dai genitori, Sandro convince i suoi a prendersi a cuore la vicenda di Radu e Alina; ma le cose si complicheranno costringendo il ragazzo e i suoi a confrontarsi con una realtà dolorosa e complessa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo benestante ma sensibile scopre il mondo di coloro che non hanno nulla nulla. Descrizione di una famiglia imperfetta, ma unita e rinsaldata da un intenso affetto
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena di forte tensione emotiva. Un caso di prostituzione minorile
Giudizio Artistico 
 
Bel film di formazione di un ragazzo vicino all'adolescenza, anche se emoziona solo a tratti perché lascia trasparire una certa esemplifazione ideologica

Difficile restare lontani dalle semplificazioni un po’ ideologiche quando si tratta un argomento delicato e complesso come quello dell’immigrazione clandestina in un paese come il nostro che per mantenere un minimo controllo finisce quasi sempre per “pagare” ai vicini un sistema di monitoraggio delle coste e che raramente si mette a riflettere davvero sull’invito, mai scontato e mai ingenuo, espresso anche da Papa Giovanni Paolo II, ad una vera accoglienza nei confronti di chi si lascia spesso alle spalle miseria e persecuzione.

Marco Tullio Giordana, che in passato ha raccontato le gioie e le miserie della meglio gioventù di sinistra, prova a parlare di immigrazione partendo dalla semplicità delle relazioni interpersonali, che precedono e preparano l’irrompere del dramma dei barconi e degli scafisti.

E se la Brescia descritta dal regista a partire da un romanzo di Maria Pace Ottieri (e con il supporto rodato di Rulli e Petraglia) è costruita forse fin troppo al millimetro in modo da racchiudere tutti i possibili riflessi della presenza straniera in Italia (dal primo uomo di colore che strilla le parole del titolo in una lingua sconosciuta, fino al compagno di nuoto che “ha più voglia di lottare”, dagli operai della fabbrichetta alle signore dagli abiti sgargianti sull’autobus), è nella scelta del punto di vista che Giordana centra almeno in parte la sua scommessa.

Seguendo la pista della storia di formazione, infatti, la vicenda di Sandro “salvato dalle acque” convince di più proprio nella sua prospettiva di ragazzino a un passo dall’adolescenza, pieno di domande e di slanci (come quello che gli fa dire, di fronte ai rumeni che gli hanno salvato la vita, “perché non li adottiamo noi?”), costretto a guardare con occhi diversi la sua casa piena di tutto dopo aver visto il niente di altri….

Quella di Sandro, grazie al cielo, non è una conversione da cuore sacro, ma un viaggio in una realtà che conosciamo attraverso i notiziari dei telegiornali ormai tutti uguali, e che, anche quando viene toccata nella singolarità di mille drammi personali, non si lascia rispondere né con il puro dare (né i soldi né il telefonino danno la felicità) né con il buonismo d’accatto che colpevolizza chi si domanda i termini di una possibile convivenza…

Azzeccando un cast che ci convince soprattutto della verità delle relazioni familiari (a parte il giovane protagonista Matteo Gadola, sono da apprezzare Alessio Boni e Michela Cescon che soprattutto in alcuni momenti rendono credibile e non caricaturale una famiglia imperfetta, ma unita e riscaldata da un affetto vero) Giordana si dimostra come sempre più bravo quando meno è impegnato a stare dietro alla sua “tesi”.

Se è vero, infatti, che si è cercato di non etichettare buoni e cattivi, i limiti dell’esperienza narrata rendono più significativo valutare la portata delle reazioni dei singoli personaggi piuttosto che valorizzare un giudizio complessivo su un fenomeno troppo ampio per essere esaurito sull’onda dell’emotività cinematografica, che pure forse riesce a spezzare l’abitudine dei nostri sensi ormai anestetizzati da troppe immagini di dolore.

Il cambiamento del piccolo Matteo, bambino molto amato e naturalmente anche un po’ viziato, è il frutto di un incontro che presto condivide con i suoi genitori, anche loro chiamati a porsi domande nuove prima di tutto su se stessi e sul loro essere padre e madre (”Perché non abbiamo avuto un altro figlio?” si chiede la madre, “Morto lui, morti noi”, afferma con radicale semplicità Bruno prima un po’ spaccone). Ed è in queste scene che la storia acquista un’identità e una forza che non ti aspetti.

Il difetto del film di Giordana, che emoziona e coinvolge però solo a tratti, sta probabilmente, nel voler mettere tutto, forse troppo nella storia (anche il prete naturalmente burbero e un po’ meschino a dirigere il campo di accoglienza) e nel lavorare poi per sottrazione nello sviluppo per non cadere nel documentaristico o nel politicamente corretto.

E se è giusto sottolineare che “una volta nati non possiamo più nasconderci”, cioè una volta visto non possiamo più passare a fianco e ignorare, viene da pensare che questo venire allo scoperto sta prima di tutto nel riconoscere il legittimo desiderio di felicità dell’altro che arriva per mare prima ancora che nel vagheggiare (come fa Giordana, più nelle interviste che nel film, è da ammettere) una confusa integrazione senza indagarne a fondo le condizioni.

Il percorso di Matteo, di nuovo solo, si interrompe tra le lacrime alle porte della “Corea” milanese (una fabbrica dismessa e abitata da decine di immigrati clandestini dove, ovviamente, occhieggiano “crudeli” i manifesti di Forza Italia!) di fronte al tradimento del sogno della giovane Alina.

Cosa verrà dopo Giordana non sa o non vuole dire, ed è un peccato, perché è solo rischiando una risposta che dopo essere usciti dal nascondiglio si può cominciare veramente a giocare la partita della vita.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Domenica, 2. Febbraio 2014 - 12:55


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PROVA A PRENDERMI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2010 - 16:27
Titolo Originale: Catch me if you can
Paese: USA
Anno: 2002
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: eff Nathanson
Durata: 141'
Interpreti: Leonardo Di Caprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Martin Sheen, Nathalie Baye.

Prova a prendermi  racconta la storia vera di un geniale bugiardo. Frank Abagnale Jr., prima di compiere 19 anni, riuscì a volare gratis per più di due milioni di miglia spacciandosi per pilota della Pan Am, a lavorare come primario di pediatria millantando studi ad Harvard, a praticare in un importante studio legale della Louisiana accampando una fittizia laurea a Berkeley, a guadagnare circa 4 milioni di dollari falsificando un numero imprecisato di assegni, a diventare uno dei principali ricercati dall’FBI, avendo violato la legge in 26 diversi stati americani.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tutto è bene quel che finisce bene; diventato falsario per aiutare suo padre a sollevarsi da una bancarotta e da una crisi familiare, Frank metterà la testa a posto
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene a sfondo sessuale ed il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
Spielberg è sempre attento ai dettagli, alla caratterizzazione dei personaggi, a mantenere un ritmo brioso anche per una storia semplice come questa

Basandosi sulla biografia scritta dallo stesso Abagnale e da Stan Redding, lo sceneggiatore Jeff Nathanson (Speed 2), racconta come la frenesia mistificatrice che ha animato il giovane Abagnale sia nata dall’aver assistito alla rovina del matrimonio fra i genitori (Christopher Walken e Nathalie Baye) in seguito ad un tracollo economico del padre. Per fuggire dall’incubo di una famiglia frantumata e per cercare aiutare il padre a ricomporne i cocci, Frank fugge di casa e incomincia a dare vita ad un vortice di inganni.

Frank è un Mozart della dissimulazione. Uno degli insegnamenti che il padre con più insistenza gli ripeteva era che gli Yankees vincono sempre perché gli avversari sono troppo occupati a fissare le righine della loro divisa. Questo sarà il segreto di Frank: distrarre l’attenzione della vittima

Quando un direttore di banca esita a cambiare un assegno non fidandosi della credibilità di un ragazzino, Frank si presenta con una divisa da pilota della Pan Am: il direttore nemmeno lo riconosce, ogni sospetto è dissipato, l’assegno subito accettato. Quando Hanratty (Tom Hanks), l’agente dell’FBI che gli dà la caccia, lo sorprende in una camera d’albergo, Frank, senza battere ciglio, si presenta come un agente della CIA: è stato solo un colpo di fortuna se ha preceduto il “collega” e ha già proceduto all’arresto del ricercato. Quando un intero aeroporto è presidiato da agenti che lo stanno aspettando per arrestarlo, Frank recluta una decina di avvenenti studentesse offrendo un praticantato da hostess per la prestigiosa Pan Am: come potrete immaginare gli agenti hanno preferito notare le nuove giovani hostess piuttosto che il pilota sospetto che le sta accompagnando…

Dopo essersi misurato con i temi complessi e ambiziosi diA.I. (2001) e Minority report (2002), i suoi più recenti tentativi di scrollarsi di dosso l’immagine di regista commerciale, Steven Spielberg con Prova a prendermi è tornato a raccontare una storia semplice e briosa. Avrebbe voluto occuparsene solo come produttore, attraverso la sua Dreamworks, ma i ritardi dell’inizio delle riprese dovuto ai prolungati impegni di Leonardo di Caprio sul set di Gangs of New York, hanno compromesso la possibilità che i registi prescelti (Gore Verbinski, David Fincher, Cameron Crowe, Lasse Hallström) potessero occuparsi del progetto.

La mano di Spielberg si nota soprattutto nell’attenzione con cui le rocambolesche avventure del giovane Abagnale sono viste come il disperato tentativo di un bambino di recuperare un eden famigliare ormai perduto. Frank è scappato da casa perché non ci viveva più una famiglia.

Come in numerosi film basati su un conflitto “gatto-topo” (Il fuggitivo, Il negoziatore) il peggior nemico del protagonista diventa il suo migliore amico. In Prova a prendermi, infatti,l’agente Hanratty, che insegue Frank Abagnale attraverso gli USA fino a catturalo in Francia, si assume poi la responsabilità di offrirgli un posto nell’FBI come esperto di frodi bancarie. Una scritta in chiusura del film ci informa che oggi Abagnale è uno dei più pagati consulenti del Federal Bureau of Investigation e delle maggiori banche d’America. Vive con la moglie e tre figli: Frank è tornato a casa.

La versione italiana del DVD contiene alcuni extra molto interessanti: il dietro le quinte delle riprese del film, le registrazioni dei provini e i documentari sul rapporto fra il film e la vera vita di Frank Abagnale e sulla prospettiva dell’FBI sull’intera vicenda.

Autore: Francesco Arlanch
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: IRIS
Data Trasmissione: Mercoledì, 25. Novembre 2020 - 21:00


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Placido Rizzotto

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2010 - 13:39
Titolo Originale: "Placido Rizzotto"
Paese: Italia
Anno: 2000
Regia: Pasquale Scimera
Sceneggiatura: Pasquale Scimera
Durata: 110'
Interpreti: Marcello Mazzarella (Placido Rizzotto), Lo sciancato (Marcello Albanese), Lia (Gioa Spaziani)

Il film inizia facendoci  vedere,con rapide pennellate, la formazione umana di Placido: da ragazzo, pastorello di montagna, assiste all'arresto di suo padre accusato di collusione mafiosa; da giovane durante la guerra, approda ad un  impegno diretto nella resistenza. Tornato a casa (il paese di Corleone) Rizzotto si impegna nell' attività politica e diventa segretario della Camera del Lavoro.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La figura eroica di Placido che affronta quasi da solo i poteri mafiosi e latifondisti
Pubblico 
Adulti
Per alcune scene di violenza su persone indifese
Giudizio Artistico 
 
Ottima la scenografia e la fotografia, così come la recitazione di Mazzarella. Più incerta la regia
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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