Drammatico

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LES CHORISTES I RAGAZZI DEL CORO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/12/2010 - 10:51
 
Titolo Originale: Les Choristes
Paese: Francia/Germania/Svizzera 2004
Anno: 2004
Regia: Christophe Barratier
Sceneggiatura: Christophe Barratier, Philippe Lopes-Curval
Durata: 95'
Interpreti: Gerard Jugnot, Francois Berleand, Jean-Baptiste Maunier, Jacques Perrin, MarieBrunel

Francia 1949. Clément Mathieu (G. Jugnot) è un compositore senza successo che ha trovato il modo di guadagnarsi il pane  in una casa di rieducazione per minori. Siamo nell'immediato dopo guerra e sono tanti i ragazzi disadattati o semplicemente rimasti orfani senza un posto dove andare. Il direttore non conosce altri strumenti educativi che non siano il terrore e la rappresaglia. Mathieu si dimostra umano con loro e prova a organizzarli in un  coro....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Anche i ragazzi più difficili nascondono un tesoro da valorizzare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per qualche scena di maltrattamento dei ragazzi
Giudizio Artistico 
 
Il racconto è molto lineare, inserito in una atmosfera nostalgica sul bel tempo che fu

E' un bene che Mathieu abbia un aspetto così indifeso e dimesso. I ragazzi sono abituati a misurare tutto in termini di rapporti di forza e capiscono che da quell'ometto non hanno nulla da temere, anzi possono organizzare impunemente  scherzi crudeli a suo danno. 
Mathieu però non li denuncia: pur sapendo che si tratta di un modo pericoloso di aggiungere debolezza a debolezza,  dimostra di aver fiducia in loro. Prepara in questo modo il terreno per un svolta sostanziale: organizza con loro un coro che verrà ben presto molto apprezzato: essi capiscono in questo modo che cosa si può ottenere stando uniti:: nessuno ha un valore senza gli altri e  il gruppo non può vivere senza  ognuno di loro.

La storia ha un andamento lineare, senza sorprese, ma non mancano parentesi divertenti, grazie alla presenza di molti personaggi ad una dimensione, tipizzati come macchiette, collocati in un microcosmo provinciale visto con l'affettuosa nostalgia del bel tempo che fu.

Per certi film non ha molto significato operare una vivisezione, distinguendo la qualità della sceneggiatura, delle interpretazioni o della regia, evidenziando,come in effetti c'è,  qualche lacuna nel racconto. Serve a poco perché un film come questo ha un suo magnetismo tutto particolare, una capacità di guadagnarsi con  simpatica dolcezza il cuore dello spettatore (per l'esattezza 8,5 milioni di spettatori nella sola Francia) ed è stato  candidato all'Oscar 2005 come miglior film straniero, anche se senza successo.

In effetti il film, con la sua aria semplice,  suffragata dall'atteggiamento dello stesso protagonista, è meno semplice ed è più profondo di quanto non possa sembrare. Ne è la riprova il personaggio di Mondain (Grégory Gatignol): un ragazzo cresciuto in riformatorio, che ha conosciuto solo le percosse dei suoi "custodi"  e che per difendersi dal disprezzo degli altri ha come unica arma la sfrontatezza degli atteggiamenti e la rivalsa con chi è più debole di lui. Al primo furto di denaro nel collegio, è lui il primo ad essere accusato (ingiustamente) e subito rispedito al riformatorio.

Quando più tardi ritorna, grazie ad una fuga, e per vendicarsi dà fuoco all'edificio delle aule, Mondain si mette a guardare dritto negli occhi dello spettatore, con quella sua zigomatura dura, il suo cranio impietosamente rasato, mentre finisce di fumare con calma  la sigaretta che ha innescato l'incendio. Non si tratta di un personaggio messo lì solo per attutire la sensazione di un facile buonismo , ma il suo è uno sguardo inquietante che arriva dal profondo di una vita infelice e che sta ricordarci che sono proprio i ragazzi come lui, i più difficili, i più sgradevoli, quelli che hanno bisogno di tutto il nostro impegno, senza nessuna facile gratificazione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CLUB DEGLI IMPERATORI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/12/2010 - 10:18
 
Titolo Originale: The Emperor's Club
Paese: USA
Anno: 2002
Regia: Michael Hoffman
Sceneggiatura: Neil Tolkin
Durata: 109''
Interpreti: Kevin Kleine (William ),Emile Hirsh (Sedgewick), Embeth Davidz (Elisabeth)

Una storia semplice  che ha come scenario la Scuola San Benedict nel West Virginia. Un professore  che svolge il suo lavoro con passione e amore, un alunno difficile che vuole assolutamente recuperare, ma che, seguendo il modello paterno dell’arrivismo e del carrierismo, finisce con il deludere le sue aspettative.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un insegnante si impegna nella crescita culturale ed umana dei suoi allievi
Pubblico 
Adolescenti
Per alcuni riferimenti sessuali nelle immagini e nel dialogo
Giudizio Artistico 
 
Confezione di buona professionalità da parte del regista di un giorno per caso. Ottima l'interpretazione di Kevin Klein

Molto positivo risulta la coscienza dell’insegnatnte su quale sarebbe dovuto essere il suo ruolo in tale situazione. Il ragazzo difficile diventa per lui quasi una sfida con se stesso e commette l’ingiustizia, in una gara organizzata dal college, di favorirlo rispetto ad un altro studente onesto e studioso, ma non certo problematico. Il ragazzo che sembra essersi impegnato per superare la prova in realtà bara e il professore lo punisce facendolo perdere.

Trascorrono ben 25 anni.

Il ragazzo “ difficile” è un affermato professionista. Richiama i suoi ex compagni e vuole simulare in un albergo la prova che attesta il titolo Giulivo Cesare, quella che lui perse al college.

Riconvocata la vecchia classe, il professore crede che il ragazzo abbia imparato la lezione: in realtà no perché ha creato un sistema ancora più sofisticato per barare. Il professore ammette la sua sconfitta: non ha insegnato al suo allievo i valori fondanti della vita, l’onestà in primo luogo.

L’epilogo è sconcertante. L’ex ragazzo difficile rivela la sua cinica filosofia di vita senza sapere di essere ascoltato dal suo primogenito. Lo sguardo di quel bambino lo confonde.

Il professore torna ad insegnare e , dopo tanti anni, chiede scusa all’allievo che aveva ingiustamente sfavorito nella gara di 25 anni prima. Ma questi lo perdona affidandole suo figlio.

Il Club Degli Imperatori è un film che si può vedere in casa tranquillamente. Adatto a chi è sensibile ai problemi dell’educazione e al rapporto tra adulti e ragazzi. Ma è un film apprezzabile anche da minori  perché il messaggio coglie nel segno: sono loro che devono  vedere  nell’educatore una figura importante per la loro crescita personale culturale e umana.

Un altro tema è l’importanza dell’esempio della famiglia e dell’elaborazione del libero arbitrio nell’adolescente. Insomma un film che vale la pena vedere.

E’ privo di scene sconvenienti e di situazioni che richiederebbero maturità per essere ben interpretate.

  

Autore: Alessandra Caneva
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: IRIS
Data Trasmissione: Venerdì, 19. Giugno 2020 - 21:00


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CLOSER

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/12/2010 - 10:04
Titolo Originale: CLOSER
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Mike Nichols
Sceneggiatura: Patric Marber
Interpreti: Natalie Portman, Jude Law, Clive Owen, Julia Roberts

Alice, cameriera-spogliarellista americana, appena arrivata a Londra conosce Dan, aspirante scrittore e va a vivere con lui. Dan va nello studio fotografico di Anna per la foto di retro-copertina del suo libro ma dopo  poco inizia a baciarla. I due continueranno a vedersi anche dopo che Anna avrà sposato Larry,...
 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro personaggi, tutti sesso-dipendenti, posti ad esempio della nostra cronica impossibilità di dominare le nostre pulsioni, di uscire da noi stessi. In una parola di poter amare.
Pubblico 
Adulti
Per il crudo linguaggio in stile telefono a luci rosse. Alcune nudità sullo sfondo di un locale per soli uomini
Giudizio Artistico 
 
Una ottima sceneggiatura, buona regia, tutti nella parte i personaggi tranne Julia Robetts

L'origine teatrale del film  è evidente (L'autore della pièce, Patric Marberha anche scritto la sceneggiatura). La storia è suddivisa in vari quadri, separati da intervalli temporali lunghi anche vari anni; non vediamo mai i protagonisti nella banalità della vita quotidiana ma nelle svolte cruciali del loro incontrarsi,    piacersi, tradirsi, ritrovarsi. 
Il film è fatto sopratutto di parole. Parole, non conversazioni. Le frasi sono secche, taglienti, fatte per colpire. Il tema preferito dai quattro protagonisti è il sesso. Non ci sono nudità in  evidenza  (solo qualche nudo sullo sfondo in un bar per soli uomini) né rapporti amorosi ma è come se ci fossero, tanto il linguaggio è diretto, esplicito,  morbosamente colorito di anatomici dettagli.
La legge che regola i loro incontri è il caso. Per caso Dan soccorre Alice che è stata investita da un auto appena arrivata a Londra e l'accompagna al Pronto Soccorso. Per caso Larry incontra Anna all'acquario dove si era recato per incontrare la presunta partner di una sua chat erotica su Internet. Appena la vede, Larry l'apostrofa con epiteti degni dei postriboli pre-legge Merlin. Se il film fosse stato fatto appena trent'anni fa, avremmo assistito alla scena di lei che  prende a borsellate in testa lo sfacciato sconosciuto; oggi invece   gli sorride amabilmente e accetta di venire accompagnata a casa , forse attratta dal di lui così nobil sentire.
Una volta che la pallina è stata lanciata nel flipper dell'amore, questa andrà dritta o rimbalzerà in un'altra direzione in funzione dell'ostacolo che incontrerà nella sua traiettoria. , Quando  Dan confessa il suo tradimento ad Alice (lo stesso farà Anna con Larry) , pur rammaricandosi di far soffrire la propria compagna,  non pronuncia mai la parola perdono, perché lui non si sente  responsabile delle forze che si agitano dentro di lui.
L'assunto di base è che ciò che pulsa nel nostro cuore  va rispettato, come espressione autentica di noi stessi e la  probabilità che due persone stiano assieme due anni o solo due mesi è semplicemente proporzionale alla probabilità che venga incontrato un altro "soggetto" (ma forse si tratta di "oggetto") con il quale  poter soddisfare il proprio "io".
Lo sceneggiatore dà anche una risposta scientifica a tutto questo: viene citato il periodo in cui anche gli uomini erano dei pesci, una visione cioè darwiniana-scientista che dovrebbe giustificare l'impossibilità dell'uomo di esser padrone del proprio destino.
Nel 2004 è arrivato nelle sale un film francese molto simile nell'impostazione: Cinqueperdue. Qui i due protagonisti si sposano ma subito dopo tradiscono; divorziano ma nello stesso giorno vanno a letto. Il tutto a dimostrare l'inutilità di qualsiasi impegno formale e l'esistenza, come ci ha raccontato Francesco Arlanch nella sua recensione, di: "un’impersonale vita amorosa, una sorta di originaria forza vitale che prima combina e poi scompagina le effimere relazioni sessuali di cui i personaggi sono in completa balìa".
L'inglese Love actually (2003) ed il cinese 2046 (2004), costituiscono altrettante variazioni idello stesso modo di concepire cosa è l'uomo.

Forse l'unico personaggio di Closer fuori schema è Larry: innamorato di Anna, poi  tradito, resta fedele al suo amore e decide di mettere la sua intelligenza e la sua  tenacia al servizio dell'obiettivo che si è prefisso: sovvertire  quello che sembra un destino ineluttabile per demolire il suo avversario e riportare Anna a sé.
Il film ha il pregio di un'ottima sceneggiatura, tutta basata su dialoghi serrati ed il mestiere  del regista Mike Nichols, che sta addosso ai personaggi, non in modo ossessivo come fa Muccino con la camera a mano ma in modo classico, con il gusto della composizione dell'inquadratura. Gli attori sono tutti nella parte tranne Julia Roberts che ha sacrificato la sua naturale luminosità per un personaggio perennemente dubbioso, che si lascia trascinare dagli eventi.

Mike Nichols ha l'indubbio merito  di aver realizzato film che hanno segnato un'epoca: se con Il laureato (1967) ha saputo esprimere il malessere dei negli anni '60,  con Conoscenza carnale (1971) ha rappresentato lo sbandamento di una certa generazione di  intellettuali che sono stati giovani nell'immediato dopoguerra. Ora con Closer non sembra aver fatto un film che resterà a lungo nella memoria collettiva; è troppo  poco probabile  l'attuale generazione dei 30-40enni possa identificarsi con i quatto personaggi di Closer: appartenenti alla borghesia intellettuale, sesso-dipendenti e in costante instabilità emotiva. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CINDERELLA MAN UNA RAGIONE PER LOTTARE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/11/2010 - 11:50
 
Titolo Originale: Cinderella man
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Akiva Goldsman, Clifford Hollingsworth
Durata: 144'
Interpreti: Russel Crowe, Renee Zellweger, Paul Giamatti, Graig Bierko, Paddy Considine

New York. La Grande Depressione. Jim Braddock è un irlandese che ha avuto una certa fortuna come pugile ma poi ha dovuto smettere per una ferita alla mano. Per mantenere la moglie e i suoi tre figli cerca  ingaggi saltuari come scaricatore di porto e quando anche questa occasione manca, si umilia a chiedere denaro agli amici.
Poi, la fortuna cambia direzione: riesce a ritornare sul ring e una serie di vittorie gli danno una certa serenità di vivere. Fino al giorno della grande sfida con il campione dei pesi massimi Max Baer: il botteghino lo da per perdente 10 a 1 ma lui ha volontà da vendere...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli affetti familiari e l'onestà come forza interiore per affrontare grandi avversità
Pubblico 
Adolescenti
Per il realismo dei prolungati combattimenti sul ring, con dettagli di schizzi di sangue e volti tumefatti
Giudizio Artistico 
 
Il regista Ron Howard (ex Happy Days) ha raggiunto la sua piena maturità professionale e Russel Crowe ha trovato ancora una volta la chiave giusta per rappresentarci il mite ma tenace pugile irlandese

Molti film sono stati scritti sulla Grande Depressione. Essa costituisce la grande prova con la quale si è forgiato lo spirito americano o almeno il suo mito, caratterizzato  dalla consapevolezza che la vita non concede sconti  e che si vince solo contando sulle proprie forze, con tenacia e determinazione. 
 Il regista Ron Howard e il premio Oscar Russel Crowe si sono di nuovo messi assieme dopo il successo di A beautifull mind  per raccontare  la vittoriosa  battaglia di un individuo: contro le avversità: allora contro i fantasmi della propria mente, ora contro la povertà. Se il primo film culminava con il massimo dei riconoscimenti personali, il premio Nobel per l'economia, qui l'evento topico è la sfida con il più giovane e atletico campione dei pesi massimi in carica, avvenuta il 13 giugno del 1935; una sfida-simbolo per la moltitudine degli immigrati nel Grande Paese, per tutti quei proletari che ancora vivevano mendicando un qualsiasi lavoro a giornata (fa impressione la sequenza dove si vede Central Park affollato delle baracche dei senzatetto).

In un modo possibilmente ancora più intensa che nel film precedente è la solidarietà fra marito e moglie e con i figli. Essa costituisce la forza trainante per superare le avversità: se nel precedente lavoro è la moglie a sostenere il peso della lunga riabilitazione del marito, ora è Crowe-Braddock a ricavare dai suoi impegno verso la famiglia  le energie per le sue sfide epiche (rimasto più di un anno lontano dal ring, è ora più anziano dei suoi contendenti) e a mostrare  quella forza di volontà e determinazione che gli altri non hanno.

Braddock nel film (ma anche nella realtà, perché così è accaduto), una volta raggiunta una certa agiatezza, decide di restituire allo stato i soldi del sussidio che aveva ricevuto fino a poco tempo prima: un gesto di solidarietà ma anche un orgoglioso spirito di indipendenza.

Ron Howard ha fatto strada come regista: se finora poteva venir  qualificato come un discreto professionista con un'impostazione classica, ora ha manifestato una  sua originale personalità realizzando, grazie ad un abilissimo montaggio, lunghe sequenze di combattimenti sul ring che lasciano inchiodati alla sedia. Ottima anche la scelta estetica di utilizzare tonalità color seppia, per restituire la stessa profondità di campo del bianco e nero dell'epoca. 

I combattimenti sono prolungati e violenti: è sconsigliabile la visone ai più piccoli e ai più impressionabili. Si comprende però che questa  chiave realistica  è stata impiegata dal regista per simboleggiare la vita dura di quei tempi e  al contempo per evitare il pericolo di  scivolare  nella  favola edificante..

Russel Crowe ha trovato anche questa volta la chiave giusta per rappresentarci un uomo mite, onesto e riflessivo che trova nella famiglia le ragioni della sua determinazione  per vincere.
Quando viene spinto all'angolo del ring, crivellato di colpi da un avversario più dotato di lui, Russel-Jim ci mostra uno strano ghigno, quasi beffardo, come a mostrare all' avversario la sua impossibilità di soccombere, la sua superiore capacità di superare qualsiasi difficoltà.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI3
Data Trasmissione: Venerdì, 28. Ottobre 2011 - 21:05


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CASOMAI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/11/2010 - 11:07
 
Titolo Originale: CASOMAI
Paese: Italia
Anno: 2002
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: A. D'Alatri, A. Pavignano
Produzione: MAGIC MOMENTS, RAI CINEMAFICTION
Durata: 102'
Interpreti: Stefania Rocca (Stefania), Fabio Volo(Tommaso)

Con allegria si parla di sposarsi. Si, sposarsi alla vecchia maniera: in chiesa e giurando eterna fedeltà.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nulla viene celato sulle mille difficoltà che incontra una coppia di giovani per sposarsi oggi. Ma l'entusiasmo è commisurato all'impegno
Pubblico 
Adolescenti
Alcune affettuosità di coppia
Giudizio Artistico 
 
Abile sceneggiatura che evita appesantimenti retorici ed ottimo montaggio

Con allegria si parla di sposarsi. Si, sposarsi alla vecchia maniera: in chiesa e giurando eterna fedeltà. Gli amici di Tommaso e Stefania li guardano increduli quando lui candidamente confessa che se ama veramente Stefania, perchè non dovrebbe impegnarsi in un amore indissolubile? Ma decidere di sposarsi, fare uno o più figli, non vuol dire oggi giorno sprofondare nella banalità di una vita grigia e tranquilla, ma decidere di raggiungere alte vette di eroismo. Tutto si muove contro: il lavoro per il quale, sopratutto nella Milano della Pubblicità dove i due operano, si richiede una dedizione completa ed esclusiva; le strutture di assistenza come gli asili nido nei quali paradossalmente viene data priorità ai figli dei divorziati e le stesse amicizie, incalzano nel prospettare una vita sempre libera ed in cerca di nuove avventure. Infine il colpo finale: una seconda gravidanza. Felicità? No: il crollo delle ultime linee di resistenza. D'Alatri molto bene contrappone alla coppia giovane e disperata, la saggezza della vecchia balia, che ricorda che i Il film non nasconde le tante difficoltà di una coppia di oggi che pur amandosi deve combattere contro temibili avversari ma il tono è di fiduciosa speranza nella tenacia e nella forza dell'amore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Martedì, 26. Novembre 2019 - 14:45


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LE CHIAVI DI CASA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/08/2010 - 13:22
 
Titolo Originale: LE CHIAVI DI CASA
Paese: Italia
Anno: 2004
Regia: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Stefano Rulli, Sandro Petraglia
Durata: 105'
Interpreti: Kim Rossi Stuart, Charlotte Rampling, Andrea Rossi

Gianni è un giovane padre (Kim Rossi Stuart) che non ha mai voluto essere padre. La donna che amava aveva solo 19 anni quando era morta dando alla luce un bambino, Paolo, nato tetraplegico spastico. Gianni  non lo ha mai voluto vedere e  Paolo (Andrea Rossi) é stato allevato dalla sorella della madre. Ora il ragazzo  ha 15 anni e Gianni  accetta di accompagnarlo all'estero in una clinica specializzata.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre decide di amare quel figlio che non voleva conoscere. Manca la serenità della speranza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il realismo della cure a cui sono sottoposti i bambini disabili in una clinica specializzata potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Una regia spesso disadorna privilegia il realismo documentaristico

Gianni guarda incuriosito una vecchia foto di suo figlio che non ha mai visto. E' alla stazione; sta per prendere il treno per Berlino per accompagnare Paolo in una clinica per bambini come lui. E' lo zio del ragazzo che gli fa vedere la foto:quello zio che fino a quel momento si è si è preso cura di Paolo e che ora,  senza rancore né gelosie, invita  il padre naturale ad andare alla scoperta del ragazzo  che si nasconde dietro quel corpo ferito.

Gianni sale in treno, raggiunge il figlio nello scompartimento: Paolo lo approccia subito con allegria, con la confidenza di una persona conosciuta da sempre. Gianni è contento della scoperta ma è impacciato, non sa fino a che punto deve aiutarlo (nel camminare, nel vestirlo, nel fare la pipì) o lasciare che orgogliosamente risolva da solo le  sue  difficoltà  quotidiane. In ospedale, una signora (Charlotte Rampling) che da vent'anni si dedica ad accudire la  figlia con la stessa infermità, se ne accorge subito: "mi sembra che lei si vergogna di suo figlio".

In effetti Gianni, pur con buone intenzioni, ha appena iniziato il coinvolgimento totalizzante che  comporta stare vicino a suo figlio e ai suoi misteri. Se tra loro due ci sono  momenti di allegra intimità, questi sono subito seguiti da capricciose impuntature,  da automatismi di difesa e se Paolo ha una sorta di serena filosofia intorno alle cose del suo piccolo mondo (ma anche per una ragazza norvegese , che ha conosciuto chattando via Internet)  improvvisamente si mettere a compiere gesti  di cui lui stesso non sa darsi una ragione. Gianni, dopo il soggiorno a Berlino ed un viaggio in Norvegia per fargli conoscere la sua amica di "rete", ha imparato a conoscerlo ed ora ha iniziato ad amarlo. Basta con le cliniche; vivrà  a casa sua, con sua moglie e il suo piccolo figlio.

Il regista non ci regala  un finale consolatorio: proprio quando Gianni ha manifestato i suoi sentimenti  ed il suo impegno per il futuro, percepisce fino in fondo l'angosciosa presenza  di quel lato oscuro e misterioso che vive in quell'essere così tenero e che li  renderà sempre lontani e diversi, senza  la consolante  possibilità di ragionare, quella rassicurante prevedibilità  a cui ci appoggiamo quando amiamo una persona.

Gianni Amelio, forse per evitare di cadere nel sentimentalismo, ci immerge interamente nella fenomelogia della condizione del giovane handicappato. Le inquadrature durano quanto devono durare per dar tempo a Paolo di esprimersi o forse di non esprimersi affatto, senza molto curarsi delle regole dell'armonia della narrazione e spesso della stessa capacità di attenzione dello spettatore.

Il registra centra in pieno l'obiettivo di farci conoscere sia la ricchezza dell'umanità nascosta di chi si trova nella condizione di disabile, sia l'eroismo intenso ma spesso fragile degli adulti che si debbono prendere cura di loro. . Vi è però come un cielo basso che copre tutta la storia; manca, come succede invece in tutte le storie vere, il lato allegro e felice della vita, anche se potrebbe sembrare assurdo parlarne in questo caso. Manca a mio avviso, la giovinezza. La giovinezza è quella che hanno tanti volontari che si preoccupano di queste creature più fragili a cui possono regalare un poco della loro allegra incoscienza, che spesso non hanno i genitori, troppo preoccupati o intimoriti. Manca l'allegria di una vita in famiglia, ragazzi sani disinvoltamente assieme a ragazzi che  non lo sono (situazione resa molto bene  nel film "il mio piede sinistro"- 1989 di Jim Sheridan); famiglia che forse Paolo sta per raggiungere, nella parte della storia che non ci è stata raccontata.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI3
Data Trasmissione: Mercoledì, 4. Settembre 2013 - 15:45


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I CENTO PASSI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/08/2010 - 13:01
 
Titolo Originale: I CENTO PASSI
Paese: Italia 2000
Anno: 2000
Regia: Marco Tullio Giordana
Sceneggiatura: M.T. Giordana, M.Zapelli,C. Fava
Durata: 4'
Interpreti: Luigi Lo Cascio (Peppino Impastato), Tony Sperandeo (Gaetano Badalamenti)

Giuseppe è un ragazzino sveglio, sensibile e recita volentieri le poesie nelle feste di famiglia; è il prediletto dello zio Cesare che però muore improvvisamente saltando in aria con un'autovettura carica di tritolo. Giuseppe vuole capire, conoscere; non gli basta chiudere l'episodio, come fanno i suoi genitori, partecipando al solito funerale di rito.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film carico di passione civile, pur fra errori ed incertezze giovanili
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza mafiosa sia fisica che morale
Giudizio Artistico 
 
Meritatissimo premio alla miglior sceneggiatura a Venezia 2000

Crescendo, prima come adolescente e poi come giovane, comprende quello che tutti sanno ma che nessuno esterna: il piccolo paese di Cinisi, dove egli vive, è in realtà un punto strategico vicino all'aeroporto di Punta Raisi per il traffico della droga; suo padre è parte integrante del tessuto mafioso locale. La sua ribellione passa inizialmente attraverso la passione politica, aderendo alla sezione locale del Partito Comunista; poi, quando arriva il '68 ed inizia a spirare il vento della contestazione giovanile, si trova più a suo agio nell'esprimersi attraverso una delle tante radio clandestine che nascevano all'epoca. Giuseppe è troppo audace: denuncia apertamente le collusioni fra mafia ed interessi politici, anche se la presenza del padre ancora lo protegge. Poi comincia la stagione del terrorismo, la situazione diventa complessa ed instabile. Per la mafia, nel momento di massimo allarme dell'opinione pubblica a seguito del rapimento di Aldo Moro, sarà facile far passare l'esecuzione di Giuseppe come un suicidio, un attentato terroristico da parte di un giovane che ha sempre avuto la testa calda.

Giuseppe si reca più volte sulla cima di una rupe dall'alto della quale può abbracciare, con un' unico colpo d'occhio, il mare, l'aeroporto di Punta Raisi e le case di Cinisi. Da quest' altezza psicologica, in mezzo a quelle case addossate l'una all'altra, come lui stesso dice, la corruzione, i delitti vengono assorbiti e lentamente diventano parte integrante della quotidianeità che tutti accettano. Egli invece vorrebbe vedere le cose trasfigurate da una bellezza che cerca pervicacemente di raggiungere, una bellezza che possa gridare contro l'omertà, la rassegnazione, la paura.
Non è un film sulla mafia, dice giustamente Marco Tullio Giordana; in effetti la storia si concentra su di un messaggio più universale: la capacità di un giovane di stapparsi di dosso le accondiscendenze, le tiepidezze di chi lo circonda per vivere una vita coerente con i propri ideali.

Significativo è a questo proposito un passaggio del film: quando salgono alla ribalta gli Hippies e arrivano slogan come "sesso libero" e  "riappropiazione del proprio corpo", Giuseppe sembra inizialmente sposare questa nuova causa nei programmi che trasmette dalla sua radio. Ben presto si accorge che  che quella strada è pericolosa: l'individualismo, gli interessi personali infiacchiscono la tensione politica. Non sappiamo se il Giuseppe del film coincide esattamente con il Giuseppe storico; lasciamo alla coscienza del regista la risposta a questa domanda; a noi interessa quello che ci viene presentato. In effetti ritroviamo la stessa coerenza nell'impegno con il quale la madre e gli amici di Giuseppe, fondando il "Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato" sono riusciti, a distanza di più di venti anni, a far riaprire il processo contro il boss Gaetano Badalamenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAISTORIA
Data Trasmissione: Lunedì, 17. Febbraio 2014 - 22:15


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CENTOCHIODI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/08/2010 - 12:49
Titolo Originale: "CENTOCHIODI"
Paese: Italia 2005
Anno: 2005
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Produzione: Cinema Undici, Rai Cinema
Durata: 105'
Interpreti: Raz Degan

Un giovane professore dell'Università di Bologna trova inutili tutti i suoi studi e dopo un gesto clamoroso ai danni della biblioteca universitaria, simula un suicidio e decide di vivere da barbone  lungo gli argini del Po. Non tarda a fare amicizia con le persone semplici del vicino paese, che lo considerano una specie di novello Gesù

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ermanno Olmi ci invita a rigenerarci al contatto con la natura incontaminata e con il calore di rapporti umani sinceri. Se la prende invece con la sapienza umana in genere ma specificatamente con il messaggio cristiano, reo di averci illuso con l'ipotesi di un mondo ultraterreno. Un Cristo uomo fra gli uomini
Pubblico 
Adolescenti
Non vi è nessuna controindicazione per quel che riguarda le immagini ma occorre una certa maturità per giudicare obiettivamente il messaggio trasmesso dal film
Giudizio Artistico 
 
Il grande maestro mantiene intatta la sua capacità di mostrarci l'anima segreta della natura. La sceneggiatura si avvita nei troppi messaggi ideologici e per di più contraddittori
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA CANZONE PER BOBBY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/08/2010 - 12:07
Titolo Originale: A love song for Bobby Long
Paese: Usa
Anno: 2004
Regia: Shainee Gabel
Sceneggiatura: Shainee Gabel
Durata: 119'
Interpreti: 119'

Purslane , detta Pursy è una ragazza svogliata  e senza interessi. Viene a sapere che sua madre è morta quando il funerale è già avvenuto e decide di tornare a New Orleans , sua città natale, per andare a vivere nella casa che ha ereditato. Con sua sorpresa scopre che la casa è già abitata da da  due strani personaggi, amici di sua madre: un  ex professore di letteratura americana  ed uno scrittore che non si decide mai a finire il suo libro. Entrambi sono dediti all'alcool e la convivenza non si prospetta affatto facile ...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due adulti alla deriva ed una giovane senza futuro ritrovano, attraverso la solidarietà reciproca, il significato della loro esistenza
Pubblico 
Adulti
Uso continuo di sigarette e di alcoolici. Storie di famiglie disgregate e vite allo sbando. Nessuna scena di violenza né di rapporti sessuali
Giudizio Artistico 
 
Ottima la recitazione di John Travolta e fotografia molto bella. Eccesso di riferimenti letterari nella sceneggiatura

John Travolta invecchiato oltre i suoi stessi anni, trasandato, barba lunga , con una scarpa in un piede ed una ciabatta nell'altro) compra una bottiglia di Whisky e con passo traballante attraversa  le strade di  New Orleans; prima l'elegante e barocco quartiere francese poi i suoi verdi parchi  ed infine arriva in una periferia fatta di case fatiscenti, mobili sventrati e pattumiera non raccolta.  In questa beve sequenza iniziale ci sono tutti gli elementi che caratterizzano il  film: una New Orleans che imprime i suoi colori forti, ma anche calda e indolente; un uomo che vive alla giornata sul paradosso di un sogno letterario mai realizzato .

Anche Purcelane, pur avendo diciotto anni, non ha un avvenire perché ne ha paura: figlia di una madre che ha consumato una breve esistenza  con troppi uomini e troppo alcool,  ha abbandonato presto la scuola più per sfiducia che per incapacità.  Tornata nella casa (nel tugurio) che ha ricevuto in eredità (almeno così crede) con l'intenzione di andarci a vivere, scopre che questa è abitata da un  professore fallito e da uno scrittore impotente, in base a presunte concessioni che sua madre aveva loro fatto prima di morire.

Purcy decide di affrontare questa difficile coabitazione, attratta dai misteriosi legami che hanno tenuto uniti questi  due patetici individui a sua madre. Poi, a poco a poco, qualcosa succede: i tre personaggi imparano a conoscersi, imparano ad aiutarsi:  il professore e lo scrittore hanno molto da insegnare a questa ragazza sveglia che può e deve tornare a studiare, mentre Purcy  con la sua fresca  semplicità e con il suo deposito di energie intatte riesce ad illuminare  le vite rassegnate dei due uomini, dando loro  un motivo per reagire e per ridurre il loro bisogno di alcool. Si è formata così una famiglia, una famiglia certo un po' particolare (si potrebbe quasi definire un PACS), dove ognuno può contare sull'altro e nessuno se ne vuole più andare da quella che è ormai lo"loro" casa. 

Questo film indipendente, presentato a Sundance festival e a Venezia 2004, forse nel tentativo di ripetere il successo di Lost in Translation (stessa attrice, Scarlett Johansson e di nuovo una regista donna, ma Shainee Gabel, alla sua opera prima,  non è Sofia Coppola) è incentrata su molti dialoghi fra  pochi personaggi, sullo   sfondo di una New Orleans valorizzata attraverso una  bellissima fotografia dai colori  solari. La sceneggiatura mostra segni di fragilità e di horror vacui, quando sente la necessità di introdurre nel racconto qualche colpo di scena anche quando non ce ne è bisogno, ma sopratutto ha un carattere decisamente letterario, con continue citazioni prese da Eliot, Frost ed altri. La recitazione di John Travolta, la rappresentazione di un uomo cadente nel fisico anzitempo, a volte brillante come lo era un tempo, a volte dolente per gli errori commessi nel passato  costituisce una valida candidatura per il prossimo premio Oscar mentre Scarlett Johansoon si conferma  a vent'anni un'attrice di talento.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CAIMANO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/08/2010 - 12:01
Titolo Originale: IL CAIMANO
Paese: Italia
Anno: 2006
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Durata: 112'
Interpreti: Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Michele Placido, Elio de Capitani, Antonello Grimaldi, Paolo Sorrentino, Giuliano Montaldo

Bruno Bonomo (Silvio Orlando) è un produttore cinematografico che aveva avuto un momento di successo negli anni '70  con film di serie B interpretati da Paola, ora sua moglie. Ridotto ora ad affittare il suo studio di posa alle televendite, pressato dai creditori, vistosi respinto dalla Rai un  progetto di film su Cristoforo Colombo (assegnato ad Aurelio  De Laurentiis), guarda con interesse ma anche con imbarazzo alla proposta di una giovane autrice (Jasmine Trinca) che vorrebbe fare un film  sull'ascesa  di Berlusconi e sulle sue vicissitudini giudiziarie.  Nel frattempo Bruno, che ama teneramente i suoi due figli di 7 e di 9 anni, non sa come dire loro  che lui e la loro mamma  si stanno separando....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Grande attenzione per gli affetti familiari. Atteggiamento critico nei confronti delle separazioni e delle coppie omosessuali con prole generata per inseminazione
Pubblico 
Adolescenti
Una dolorosa storia di separazione coniugale che colpisce due bambini di 7 e 9 anni può impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima direzione degli attori e senso cinematografico del regista. La storia inserisce troppe sottotrame e perde la coerenza del messaggio

Ne Il caimano si sviluppano tre storie, labilmente intrecciate fra loro.

C'è la vita privata di Bruno, che è la parte più bella:  Nanni Moretti, da quando è diventato padre,  sa trattare questo tema con grande partecipazione e sensibilità. Se in Aprile (1998) ci aveva trasmesso  la trepidazione per l'attesa per la nascita del primo figlio, ne La stanza del figlio (2001) ci siamo trovati davanti a un padre pressoché perfetto, che passa molte ore con i figli, interessato a dialogare con loro e ad aiutarli a crescere. Anche ora, ne Il caimano, molto scene ci mostrano il padre-Bruno  che  racconta storie terribili e affascinanti finché i figli non si addormentano,  si mette ginocchioni a cercare con loro un'introvabile  pezzo di Lego  e monta una tenda a igloo nella loro stanza nascondendosi con loro dentro, finché il tutto non crolla fra il divertimento generale. Quella stessa affettuosità si muta in ansia straziante quando bisogna farsi coraggio per dir loro che papà e mamma si stanno per lasciare: il regista non sorvola  ma ci mostra quei due bambini nella fragilità di chi ha visto improvvisamente spezzate le proprie sicurezze.  Quando infine Bruno viene invitato a passare un week-end nella casa di campagna della famiglia della giovane regista e scopre che questa ha avuto un figlio "inseminato" in Olanda  ed é convivente con un'altra donna, lui non nasconde un gesto di raccapriccio  e Moretti non perde l'occasione per ridicolizzare le due madri che si contendono le cure del bambino.  C'è poi il dolore adulto della separazione fra Bruno e Paola, sopratutto da  parte di Bruno che si rifiuta di considerare finito il loro amore : cerca ciò che è ancora legato ai loro ricordi  e lo  distrugge (in questo caso un golf azzurro) per ridestare  nell'altra ancora qualche brandello di affetto; infine la capitolazione, l'ipocrisia formale, una volta firmate le carte della separazione: ora i veri sentimenti sono stati chiusi in cassaforte e si ostenta cortese amicizia. Niente che non sia stato già raccontato, ma Moretti lo racconta molto bene.

La seconda storia riguarda la preparazione di un film e la rappresentazione del mondo del cinema: una rappresentazione già vista altre volte, tutta giocata sull'ansia di trovare i soldi per avviare il film, sulla volatilità degli accordi, su registi e attori opportunisti che profondono in segni di amicizia ma poi sono pronti a passare a un progetto più sicuro. Nelle riprese del film nel film  Nanni non nasconde i suoi riferimenti felliniani: la scena  di una troupe caotica intenta a girare sul litorale romano ricorda troppo Lo sceicco bianco (1952); quando Bruno vede passare in autostrada l'enorme mole di una nave ci troviamo dalle parti di Amarcord (1973) e  il muro dello studio di posa che viene improvvisamente scosso dai colpi di una ruspa ci riporta aRoma (1971) .

C'è infine il Nanni Moretti impegnato politicamente. La giovane regista (Jasamine Trinca), nel cercar di dimostrare la necessità di fare un film di impegno civile contro Berlusconi, cita Il caso Mattei (1972) di Francesco Rosi e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) di Elio Petri. Si tratta di riferimenti molto audaci: questi mostri di tensione, di capacità di graffiare e di scavare con serietà nelle debolezze italiane non possono  venir posti a confronto con il Caimano. Solo Il portaborse (1991),  fra i lavori di Moretti  si può avvicinare per mordacità (all'epoca gli obiettivi dei suoi strali erano i ministri De Michelis e Martelli). La polemica anti-Berlusconiana è in un certo senso datata, perché riproduce le obiezioni che erano state poste al momento della scelta elettorale (il modo dubbio con cui ha trovato i soldi per la sua scalata da imprenditore, la conquista del monopolio televisivo, i suoi attacchi alla magistratura per difendersi dai processi a lui intentati, allusioni a una possibile collusione con la mafia). Ma ora,  arrivati al compimento di un'intera legislatura, sarebbe stato molto più stimolante fare una analisi critica a consuntivo. Sempre il personaggio Jasmine Trinca afferma con veemenza: "gli ultimi trent'anni sono stati berlusconiani". Osservazione molto giusta ma dove sta l'analisi di come l'Italia e gli italiani sono cambiati in questi anni, di cosa pensa la gente?  . Nulla di tutto questo ci è stato rappresentato: tutto il film è focalizzato sulla ingombrante personalità di Berlusconi ed è come se dietro di lui non ci fosse niente, compresa l'opposizione. Il produttore polacco che sta per finanziare il nuovo film di Bruno parla di "Italietta" che "ha toccato il fondo" e  che sta  fra il "tragico e l'operistico", ma queste percezioni andavano rese per immagini, non fatte pronunciare da uno straniero saccente. 

l deterioramento dei rapporti familiari, gli opportunisti che allignano nel mondo del cinema (del resto sempre presenti), la ragazza arrabbiata perché non ha potuto farsi inseminare in Italia,  sono sintomi di degrado della nostra epoca nel giudizio molto pessimista del Nanni, ma le connessioni con l'era berlusconiana non sono cinematograficamente dimostrate.

Moretti è sempre molto bravo nel dirigere gli attori ed ha creato immagini molto suggestive  (con un grosso debito, in questo caso, verso Fellini), ma la sceneggiatura si affolla di sottotrame e perde la sua coerenza complessiva.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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