Drammatico

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HO VOGLIA DI TE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 12:38
Titolo Originale: HO VOGLIA DI TE
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Luis Prieto
Sceneggiatura: Teresa Ciabatti, Federico Moccia
Durata: 110'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Katy Louise Saunders, Filippo Nigro, Susy Laude

Step torna a Roma dopo due anni passati in America. Ritrova i vecchi amici ma non vuole tornare al mondo delle corse clandestine a cui una volta partecipava e che hanno causato la morte di Pollo, il suo amico inseparabile. Non vuole neanche incontrare, anche se ne è misteriosamente attratto, Babi, il suo grande amore adolescenziale. Mentre mediata tutte queste cose, incontra in modo apparentemente casuale Gin, una ragazza che aspira a lavorare  come velina in una TV locale, la stessa in cui, di nuovo casualmente, lavora Step....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti ventenni mostrano una certa ansia di cercare l'amore "per sempre" ma quelli adolescenti sembrano interessarsi esclusivamente a raggiungere la loro prima esperienza sessuale
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di incontro sessuale con nudità complete. Una ragazza di droga fino a fare l'amore con uno sconosciuto
Giudizio Artistico 
 
Confezione decente per far risaltare un divo in ascesa e costruire un manifesto per il neo-romanticismo

Il pubblico che si accalca  all'ingresso del cinema. allo spettacolo delle 15 è costituito da turbe di ragazzini delle medie (in gran maggioranza ragazze); allo spettacolo delle 20 l'età di alza appena un po': si tratta di ragazzi della scuola superiore, ancora una volta in gran maggioranza di sesso femminile. Alle prime immagini del film, quando compare per la prima volta lo Scamarcio,  dal pubblico si alzano strilli di ammirazione. C'era grande attesa per questo sequel di Tre metri sopra il cielo film-culto per adolescenti, entrambi basati sugli omonimi romanzi di Federico Moccia. Ma se nel primo i protagonisti avevano 18-19 anni e il tema era il primo amore (e quindi la prima relazione sessuale, nell'accezione corrente) ora  ne hanno venti, si affacciano al mondo del lavoro e sono in cerca del loro grande amore.

Il film esce poche settimane dopo il successo di "Notte prima degli esami - oggi" destinato allo stesso pubblico ma dobbiamo dare molti punti a favore del film di Moccia.
Se il primo era costruito a tavolino con il solo scopo di accattivarsi il pubblico giovanile con facili lusinghe come il calcio e il sesso, qui c'è almeno la voglia di costruire una storia rosa con personaggi che hanno un minimo di spessore. Il primo manifestava un certo scetticismo di fondo, una sorta di ineluttabilità a combattere i propri istinti: quest'ultimo ci presenta  dei  giovani che pur tra tanti timori e incertezze, cercano almeno l'amore, quello "per sempre". Anche l'ambientazione giovanile appare più realista, non fosse che per quella pila di  lucchetti che lievita intorno ai lampioni del Ponte Milvio, segno di tante promesse d'amore, che non l'improbabile  flash mob sul ponte di Catel Sant'Angelo del film di Fausto Brizzi.
Qualche buon sentimento fa capolino in questo film, sia pure con molta discrezione:  Step si  riconcilia con la madre e continua ad essere affranto per la morte del suo grande amico Pollo (si veda la puntata precedente); una ragazza rimasta incinta per un "incidente" preferisce tenersi il bambino; fra innamorati ci si dice sempre la verità. Anche questo film però,  per garantirsi la presa sul pubblico, sopratutto quello femminile,  non rinuncia a mostrare una  lunga scena d'amore con nudità complete fra Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti.

Scamarcio si atteggia a divo, ma è questo che il suo pubblico si aspetta da lui: un giovane tenebroso e tormentato (ma tormentato da che? Visto che il suo unico problema è quello di scegliere fra due donne che lo desiderano) che fa tanto "moderno".

In complesso il film è il manifesto di una sorta di neo-romanticismo a cui non è estraneo un senso cupo della morte e la sua filosofia è molto semplice "la vita è così breve che non possiamo non cercare di essere felici" - declama la voce di fondo.

Accontentiamoci del fatto che, in contrasto con molta produzione corrente, il film mostra dei giovani che hanno dei sogni d'amore e cercano di perseguirli.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KINSEY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 12:15
Titolo Originale: Kinsey
Paese: USA/Germania
Anno: 2004
Regia: Bill Condon
Sceneggiatura: Bill Condon
Durata: 118'
Interpreti: Liam Neeson, Laura Linney, Timoty Hutton, Chris O'Donnell

Il dott. Kynsey, professore di biologia,  è appassionato di insetti. E  capace di catalogare ed analizzare migliaia e migliaia di questi animali catturati in varie parti dell'America. Sposato da poco e avendo felicemente risolto un problema sessuale con sua moglie grazie all'aiuto di un medico, decide di organizzare corsi di sessualità per studenti, convinto che sul tema ci siano molti pregiudizi e false informazioni. Grazie ad un finanziamento della Fondazione Rokefeller decide di svolgere un'indagine su "l'animale uomo" e la sua sessualità, intervistando centinaia di persone in tutti gli Stati Uniti.. 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film presenta una visone artificialmente manichea sulla sessualità: bigotti da una parte e libertini dall'altra. Manca una visione integrata della persona. "Non ho preso in considerazione l'amore semplicemente perché non è misurabile" risponde il positivista Kinsey, convinto che la scienza risolverà ogni problema
Pubblico 
Adulti
Impressionante confessione di un pedofilo e dei suoi record nel frequentare bambini. Riprese filmate delle prestazioni di una signora "saggiata" dagli assistenti di Kinsey. Un nudo frontale maschile. Varie masturbazioni. Linguaggio esplicito
Giudizio Artistico 
 
Bill Condon ha ricostruito con rigore documentaristico il lavoro e la vita del dott. Kinsey. Il suo stesso rigore gli ha fatto però dimenticare le esigenze dello spettacolo: per due ore si parla di un unico tema ed assistiamo ad una serie interminabile di interviste o prestazioni sessuali
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KING ARTHUR

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 11:43
Titolo Originale: King Arthur
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2004
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: David Franzoni, John Lee Hancock
Durata: 130'
Interpreti: Clive Owen, Keira Knightley, Ioan Gruffud

Nel 452 D.C. i romani decidono di abbandonare l'Inghilterra, ormai non più difendibile. I nativi Britanni, sotto la guida del loro re Artorius (Artù)  riescono ad evitare a lungo l'invasione degli inglesi. Fin qui la storia. Nel film Artù é mezzo romano e mezzo britannico, gli invasori sono sassoni, Ginevra è una guerriera Britannica,..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un mito cristiano per eccellenza viene trasformato in esaltazione di orgoglioso ateismo, contro ogni forma di superstizione religiosa
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Le scene di battaglia sono state sapientemente editate (nessun dettaglio cruento) per evitare il rating di "restricted" in USA. L'unica scena d'amore si ferma ai preamboli. E' stato posto "con riserva "per la necessità di spiegare le idee che vengono trasmesse
Giudizio Artistico 
 
Modesta profondità dei personaggi, scene di battaglia confuse (tranne una valida sequenza sul ghiaccio), musica enfatica

Vi ricordate di "I magnifici sette"(1960)? Sette cowboy decidono generosamente di difendere un villaggio di poveri contadini messicani dai soprusi di una banda di fuorilegge, anche senza alcun ritorno economico.

In "King Arthur" un manipolo di cavalieri sarmati, (popolo dell'Est Europeo conquistato dai romani) hanno l'obbligo di prestare servizio militare per 15 anni e lo fanno ai confini dell'impero, al vallo di Adriano. Li guida Artù, che è invece un un meticcio di padre romano e madre britannica. Terminato i loro servizio per l'Impero, i cavalieri della tavola Rotonda , ora che i Romani hanno deciso di disimpegnarsi dai territori di Albione, si offrono di aiutare il popolo  dei Britanni a difendere la loro terra contro l'invasione dei terribili sassoni.

Le premesse per realizzare un film di puro intrattenimento che attirasse una platea di adolescenti americani nell'alta stagione estiva c'erano tutte:   Jerry Bruckheimer, è il produttore di  la maledizione della prima luna (2003); David Franzoni è lo sceneggiatore del Gladiatore (2000)  mentre la musica è di Hans Zimmer che ha composto la colonna sonora di quest'ultimo film.

L'obiettivo è stato mancato per una serie di motivi: il regista Antoine Fuqua ("Training Day") non è il Ridley Scott del Gladiatore: gli manca  la potenza espressiva delle immagini (ad eccezione per la sequenza della battaglia sul lago ghiacciato e la bella ricostruzione del Vallo e dei castra romani)   ma sopratutto il senso eroico e leggendario  è trattato come un cliché che viene ottenuto a forza di immagini di  cavalieri con stendardo al vento che corrono al galoppo su di un baio  mentre le note  della colonna musicale sono pompate al massimo. Occorre al contrario riconoscere un ottimo lavoro di casting per gli attori di secondo piano (il truce capo dei sassoni ( Stellan Skarsgard) nonché  gli altri cavalieri della tavola rotonda, come il gigantesco Bors (Ray Winstone) e  l'astuto Tristano (Mads Mikkelsen). I protagonisti sono invece tratteggiati a due dimensioni, come gli eroi di un videogame. Solo Artù (Clive Owen) mostra una buona professionalità senza però impegnarsi troppo nel manifestare le sue amletiche incertezze  fra la fedeltà a Roma o alla sua terra materna.

Che dire di Keira Knightley, la Ginevra guerriera? E' in effetti difficile immaginare una ragazza tendente all'anoressico moderno imbracciare una spada pesante svariati chili contro i mastodontici sassoni; è ancor più difficile immaginare che mentre tutti indossano pesanti corazze per prepararsi alla battaglia, lei invece si presenta con un succinto abitino, degno di una collezione per l'alta moda primavera-estate. C'è una cosa però da riconoscere in suo favore: lei è l'unica vera diva del film (ho detto diva, non necessariamente attrice) che buca lo schermo in confronto con  i tenui bassorilievi costruiti dagli altri attori.

Come sempre è  nostro specifico obiettivo in queste recensioni,  sottolineare quale messaggio, neanche troppo implicito,viene trasmesso in questo film. In questo caso c'è l'esaltazione dello spirito di indipendenza, di libertà che c'è in ogni uomo; Artù, dopo che ha preso  l'eroica decisione di non congedarsi ma di combattere per la causa dei Britanni, esclama orgogliosamente che lui è un uomo libero e proprio perché  tale  ha deciso di impegnarsi in  questa missione. Fin qui tutto è molto bello e giusto (sicuramente la parola "libertà" è quella che maggiormente ricorre nei  dialoghi del film) sennonché la libertà, o più precisamente il libero arbitrio va nella direzione di una visione immanente, chiusa a ogni forma di religiosità che viene vista come superstizione e dannosa oppressione (anche il recente Troy, presentava la figura di un eroe che vuole contare solo sulle proprie forze  e  che osteggia ogni riferimento agli dei) .

Per sviluppare questo concetto Artù, unico cristiano fra i cavalieri della tavola rotonda, ci viene presentato come un fervente sostenitore delle idee di Pelagio (quindi la visione di un uomo che da solo può acquistarsi il Paradiso, senza la necessità della grazia divina). "Pelagio dice che tutti gli uomini sono nati uguali e sono figli di Dio" esclama ammirato Artù, quasi parafrasando il primo articolo della costituzione americana (Artù o meglio lo sceneggiatore, evidentemente non sanno che l'uguaglianza di tutti  gli uomini davanti a Dio  è una delle verità fondamentali del cristianesimo, senza disturbare l'eresia di Pelagio). Poi, scoperto che Palagio è stato accusato di eresia  ed ucciso, Artù abbandona la religione cristiana e ritorna fra la sua gente, i Britanni e i loro sacerdoti druidi.

Per aiutare Artù a convincersi della necessità di questo distacco,  la Chiesa viene presentata come un tutto unitario con gli interessi dell'impero (stranamente Artù riceve ordini da un vescovo, invece che da un funzionario imperiale) ed è avida e crudele ( un monaco difende, sotto il pretesto di conservare un luogo sacro, una prigione dove  venivano torturati i dissidenti). In un'altra scena Bors, uno dei cavalieri pagani della tavola rotonda  ridicolizza un monaco, fingendo di mettersi a pregare anche lui e poi esclamando: "Come mai non succede niente?". Si tratta anche in questo caso, di un palese anacronismo,visto che i popoli pagani dell'epoca non credevano nel Dio cristiano ma  credevano comunque nei loro dei; il concetto di ateismo visto come orgogliosa affermazione di autosufficienza è assolutamente moderno.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KADOSH

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/21/2010 - 10:45
Titolo Originale: Kadosh
Paese: Israele/Francia
Anno: 1999
Regia: Amos Gitai
Sceneggiatura: Amos Gitai, Eliette Abecassis
Durata: 110'
Interpreti: Yoram Hattab (Meir), Yael Abecassis (Rivka)

Mea Sharim, quartiere degli ultraortodossi, Gerusalemme. Le vicende di due sorelle, Rivka e Malka, all'interno della minuscola comunità che ruota intorno a una sinagoga. Rivka è sposata con il figlio del rabbino, un matrimonio d'amore ma senza figli.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un avvertimento contro i pericoli di un estremismo religioso che va a discapito dei valori umani
Pubblico 
Maggiorenni
Per alcune scene sessuali esplicite
Giudizio Artistico 
 
Una originale regia spoglia, lenta attenta a cogliere anche i più piccoli moti dell'animo
Autore: Stefania Portaccio
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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K-19

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/20/2010 - 12:54
 
Titolo Originale: K-19 the widowmaker
Paese: UK/USA
Anno: 2002
Regia: Kathrin Bigelow
Sceneggiatura: C. Cyle, L. Nowra
Durata: 2
Interpreti: Harrison Ford, Liam Neesom

Può un sommergibile nucleare russo in avaria in mezzo all'oceano, chiedere soccorso agli americani o deve soccombere restando contaminato dalle mortali radiazioni ?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gara di solidarietà di fronte a gravi avversità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene impressionabili
Giudizio Artistico 
 
Buona scenografia polare ma cisono alcune lentezze nel racconto

Siamo in Russia, nel 1991. La terza (ed ultima) guerra mondiale attuata con l'impiego di armi nucleari, non èancora scoppiata scoppia solo per il timore dei Russi e degli Americani di una immediata rappresaglia sul proprio territorio, qualora uno dei due osasse sferrare il primo colpo. I sovietici, in affannosa rincorsa alla tecnologia americana, debbono dimostrare di essere in grado di lanciare anch' essi un missile intercontinentale da un sommergibile a propulsione nucleare. Viene quindi dato ordine al capitano Alexi Vostrikov, comandante del nuovissimo sommergibile K-19, di recarsi nei pressi del circolo polare artico per lanciare un missile di prova; lo spionaggio americano saprà certamente riconoscere la minaccia insita in quell'esperimento. Il capitano Alexi, deciso ed ambizioso, il suo vice Mihail Polenin, più umano e comprensivo ed un manipolo di marinai, alcuni giovani ed inesperti, altri vecchi lupi di mare, finiranno per combattere non contro un nemico loro pari ma piuttosto contro le croniche inefficienze di una industria di stato.
La fuga di radiazioni dal nucleo del reattore che garantisce la propulsione al sommergibile diventa la fiamma alla quale marinai ed ufficiali rivelano di quale lega sono fatti: l'eroismo (l'episodio e' realmente avvenuto) di alcuni marinai che a turno entrano nella stanza del reattore per cercar di riparare il danno si scontra contro la pusillanimità di altri e porta ad un punto di rottura i rapporti fra il comandante ed il suo secondo. Alla fine del dramma tutti avranno imparato il valore della solidarietà e difenderanno con coraggio, una volta rientrati in patria, il loro comandante accusato di tradimento.

Lo spunto del film e' interessante (affascinanti le immagini del sommergibile che emerge dai ghiacci per lanciare il missile) ed i sentimenti espressi sono sicuramente nobili. Purtroppo la realtà spesso non e' immediatamente "cinematografica": l'angosciante e quasi noiosa continua rottura degli apparati di bordo e la conclusione inutilmente retorica davanti alle tombe dei marinai morti mettono del piombo a questa storia malinconica e costituzionalmente claustrofobica.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Lunedì, 15. Luglio 2019 - 16:10


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GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/20/2010 - 09:47
 
Titolo Originale: GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: George Clooney e Grant Heslov
Produzione: Section 8 e 2929 International
Durata: 90'
Interpreti: David Strathairn, George Clloney, Jeff Daniels, Frank Langella

Nel 1953, agli albori della televisione, l’integerrimo giornalista Edward R. Murrow, conduce sulla CBS diversi programmi di informazioni. Quando, sull’onda delle prevaricazioni commesse dal senatore Joseph McCarthy con il Comitato per le attività antiamericani, un pilota della marina militare viene cacciato perché considerato un “pericolo alla sicurezza nazionale”, Murrow decide di dedicare una puntata del suo show alla vicenda. La situazione diventa subito bollente, tra le pressioni dei dirigenti dell’emittente e le resistenze degli sponsor; ma Murrow, affiancato da validi collaboratori, tiene duro e, grazie ad un esercizio sempre limpido della professione giornalistica, riesce a mettere alle strette McCarthy, di lì a poco bloccato dallo stesso Governo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La TV deve istruire e illuminare, altrimenti sono solo fili e luci in una scatola" un film di liberismo autentico
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista e sceneggiatore sceglie una forma narrativa minimalista, che preferisce mettere in scena le tensioni politiche ed economiche, così da scivolare via non tanto sul privato dei personaggi , ma proprio sulla radice delle loro azioni

 La seconda regia di George Clooney, Good Night and Good Luck, è una pellicola rigorosa, in grado di gratificare un pubblico intelligente e curioso con una precisa rievocazione di un passaggio “eroico” nella storia del giornalismo televisivo (e non), dimostrando mestiere e gusto in un quasi-documentario in bianco e nero che attinge a piene mani dal materiale di repertorio per dare consistenza al proprio punto di vista (la verità come arma per vincere le prevaricazioni).

Bersaglio della virtuosa indignazione di Clooney e soci sono da una parte i politici che giocano con le paure della gente per restringere le libertà civili (allora il senatore McCarthy con la minaccia comunista, oggi, non si fa fatica ad immaginare chi sia il destinatario delle critiche) dall’altra il neonato sistema televisivo. Quest’ultimo, sotto le pressioni degli sponsor, corre costantemente il rischio di venir meno alla propria vocazione lasciando spazio unicamente a programmi di puro intrattenimento. Anche in questo caso i paralleli con l’oggi si sprecano.

Per portare avanti queste giustissime istanze il regista e sceneggiatore sceglie una forma narrativa minimalista, che rinuncia a raccontare il personaggio Murrow più privato a favore della sua battaglia e preferisce mettere in scena le tensioni politiche ed economiche, lasciando poco spazio ai loro risvolti più personali (che emergono unicamente con il suicidio di un giornalista perseguitato e le manovre di due collaboratori di Murrow, sposati contro il regolamento della CBS).

Si sente talvolta la mancanza di un approfondimento sulle motivazioni del protagonista (per capire da dove nasce la sua integrità professionale e umana) e il percorso disegnato privilegia una prospettiva quasi freddamente rievocativa piuttosto che incoraggiare un coinvolgimento sulle scelte, anche difficili, che Murrow compie.

La pellicola, così, rischia di essere di quelle che “ non possono non piacere” più per un dovere morale che per un valore complessivo. Appesantito talvolta dall’uso del materiale di repertorio, totalmente concentrato sui “fatti” così da scivolare via non tanto sul privato dei personaggi (scelta del tutto legittima), ma proprio sulla radice delle loro azioni, il film rischia di essere apprezzato da un pubblico ristretto facendo luce su un pezzo di storia che forse tornerà nel cassetto delle memorie perdute nel giro di pochi mesi.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GANGS OF NEW YORK

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/18/2010 - 11:46
Titolo Originale: Gangs of New York
Paese: USA
Anno: 2002
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Jay Cocks, S.Zaillian, K. Lonergan
Durata: 2
Interpreti: R. Di Caprio , D. Day-Lewis , C. Diaz

New York down town, 1848. Due bande rivali si fronteggiano: da una parte i nativi, cioè quelli nati in America e dall'altra gli immigrati irlandesi per decidere chi dovrà diventare il signore sovrano del loro quartiere in una battaglia all'ultimo sangue. Le armi sono medioevali: coltelli, mazze, asce da macellaio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cinica visione di una New York costruita sulla violenza, il tradimento, il razzismo gli interessi personali. Vince il più spietato e gli onesti non hanno speranza di sopravvivere
Pubblico 
Adolescenti
Violenza ai massimi livelli e molto dettagliata: coltelli rigirati nelle piaghe, colpi a tradimento, torture, cadaveri seviziati, il sangue scorre a fiumi
Giudizio Artistico 
 
Ottimi gli attori, eccezionale il montaggio ed il ritmo della storia
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EROS

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/18/2010 - 10:57
Titolo Originale: EROS
Paese: USA/Hong Kong/ Francia,Italia, Lux.
Anno: 2004
Regia: Steven Soderbergh/Wong Kar-Wai/Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura: Steven Soderbergh/Wong Kar-Wai/ Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra
Durata: 104'
Interpreti: Robert Downey Jr., Ele Keats /Gong Li, Chang Chen/ Christopher Buchholz, Regina Nemni, Luisa Ranieri

Una coppia in crisi si aggira  tra spiagge e campagna in cerca di una possibile comunicazione. Poi però lui trova un’inaspettata soddisfazione tra le braccia di una donna appena conosciuta.

Un pubblicitario in crisi confida un proprio sogno ricorrente ad uno psicanalista che però è più interessato a spiare  dalla finestra con un cannocchiale e a lanciare aeroplanini di carta. 

Un giovane sarto cuce i vestiti di una bella prostituta d’alto bordo e se ne innamora, seguendone con impotente e devota partecipazione l’ascesa e la caduta.

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'unico che parla realmente di Eros è Wong-Kar-Wai ma per lui l'amore non può che definirsi come rinuncia o come contemplazione feticista dell’oggetto amato e rinuncia impotente a stabilire con esso un vero legame
Pubblico 
Adulti
Numerose scene di nudo e esplicitamente sensuali; diverse scene di sesso più o meno esplicite.
Giudizio Artistico 
 
Soderberg: commediola psicanalitico-onirica; Antonioni: divagazioni celebrali; solo il racconto di Wong Kar-Wai ha uno sviluppo narativo nel suo personalissimo stile

Superfluo, velleitario e celebrale. Queste sono le prime parole che vengono in mente davanti all’episodio di Eros diretto da Michelangelo Antonioni, che ne firma anche, con Tonino Guerra, la sceneggiatura (all’origine c’è un racconto di quest’ultimo). Se in passato Antonioni è stato celebrato come maestro del cinema e straordinario interprete dell’incomunicabilità e dell’inquietudine contemporanea, bisogna ammettere che l’esercizio di stile che ci presenta in quest’occasione non aggiunge nulla di particolarmente nuovo alla sua filmografia ed è, anzi, quasi imbarazzante nella sua pressoché incomprensibile pretesa di “artisticità”. Nulla ci dice sull’amore e, a ben vedere, molto poco anche sull’erotismo e il desiderio (i corpi nudi con cui è abbondantemente infarcito sono solo poco meno deprimenti di quelli di The dreamers di Bertolucci). I tre attori protagonisti non recitano, piuttosto declamano battute pesanti come macigni, che, se non nascessero dalla penna di un Maestro, nessuno esiterebbe a definire on the nose, mentre si muovono, a dir la verità un po’ impacciati,in inquadrature insopportabilmente lunghe e fitte di un simbolismo esasperato.

Si intuisce che Antonioni intende caricare gesti e oggetti di quei significati che, ahimè, si rifiuta di comunicarci per la via più semplice di una sceneggiatura degna di questo nome, ma sfortunatamente questi indizi rimandano ad un codice quasi incomprensibile per lo spettatore medio. Il filo pericoloso delle cose che costituisce il titolo dell’episodio, è destinato a sfuggirci, ma è difficile pensare che ne sentiremo mai la mancanza.

L’episodio di Soderbergh (Equilibrio), ambientato in un 1955 che più tipizzato non si può,ha qualche momento di umorismo in più, con lo psichiatra apparentemente serio che si distrae guardando dalla finestra con un binocolo e lanciando aeroplanini di carta, mentre un paziente in crisi gli racconta un sogno (erotico? non sembra nemmeno quello). A tratti, la pantomima fa venire in mente certe comiche mute nello stile Buster Keaton, salvo poi sorprenderci nel finale con un imprevisto capovolgimento di ruoli. Più che dalle parti dell’erotismo, se non fosse per qualche inquadratura un po’ esplicita del corpo della donna del sogno, però, siamo da quelle dell’esplorazione dell’inconscio, con in più l’impressione di trovarsi di fronte ad un giochino senza scopo.

L’unico episodio che abbia uno sviluppo narrativo degno di questo nome è quello di Wong Kar-wai, qui stilisticamente e tematicamente molto vicino al suo capolavoro, In the mood for Love, anche se, dato l’argomento assegnato per il “compito”, incline a qualche concessione alla fisicità. Laddove la passione dei due amanti di Hong Kong nel lungometraggio si consumava tutta in un gioco di sguardi e in un’impercettibile sfiorarsi, qui a diventare protagoniste sono le mani (e La mano è proprio il titolo dell’episodio). Le mani del sarto Chang e della signorina Hua, prima mantenuta d’altro bordo, poi semplice prostituta, per entrambi strumento di “lavoro”, ma anche straordinario veicolo di passione. Il regista cinese (che scrive e produce la storia) mette il suo inconfondibile tocco stilistico (la musica e l’atmosfera, la gestualità e fin anche lo stile degli abiti della protagonista Gong Li) al servizio di un’inusuale storia di feticismo e di amore “ancillare”, che è forse la sola a suggerire quell’erotismo chiamato in causa come motore di tutta l’operazione.

Quello che colpisce di più nella pellicola, tuttavia, è la confusione che ne è la genesi: il titolo Eros, pur rimandando ad uno dei concetti cardine del pensiero occidentale, promette di fatto incursioni sulla sessualità e l’erotismo.

La canzone che accompagna le immagini di raccordo (scritta ed interpretata da Caetano Veloso e dedicata allo stesso Antonioni) ci parla, però, di amore, definendolo peraltro in termini piuttosto riduttivi e pessimistici (“un angolo vuoto… una finestra inutile”).

Un aggettivo, quest’ultimo, senza dubbio applicabile alle celebrali divagazioni di Antonioni o alla commediola psicanalitico-onirica di Soderberg.. E in ogni caso, l’unico episodio che abbia davvero a che fare con l’amore è quello di Wong Kar-wai, come al solito abilissimo nel creare atmosfere di tragica ineluttabilità, ma come in altri casi, prigioniero di uno stile e di una filosofia in cui l’amore non può che definirsi come rinuncia o come contemplazione feticista dell’oggetto amato e rinuncia impotente a stabilire con esso un vero legame. Una visione profondamente romantica, ma nello stesso tempo disperata e senza uscita.

Di fronte ad operazioni di questo genere, la tentazione sana è di gridare che “Il re è nudo”, ma forse basta limitarsi a consigliare a Wong Kar-wai di tornare a lavorare da solo, a Soderbergh di trovarsi qualche argomento più solido a cui appigliarsi e ad Antonioni, spiace davvero dirlo, di prendersi tutto il riposo a cui ha diritto.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ERIN BROCKOVICH

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/18/2010 - 10:49
Titolo Originale: ERIN BROCKOVICH
Paese: USA
Anno: 2000
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Susannah Grant
Interpreti: Julia Roberts (Erin Brockovich), Albert Finney (Ed Marsy)

Erin Brockovich, una giovane donna sulla trentina, ex regina di bellezza, ha tre 3 figli avuti da due sfortunati matrimoni e nessun lavoro. Essa combatte tenacemente per ottenere un qualunque lavoretto che le consenta di ripianare un po’ dei debiti che inesorabilmente le si stanno accumulando ma è come se non riuscisse a crollarsi di dosso la sfortuna con cui è stata segnata finora, per nulla aiutata dai suoi modi schietti ma brutali e dal suo look volgarotto ed appariscente. Ottenuto finalmente un impiego da archivista segretaria da Ed Masry, anziano avvocato prossimo alla pensione, ella dimostra, sotto quelle curve, di avere anche un cervello. Essa rimane perplessa dalla insolita presenza di tanti certificati medici in un dossier di acquisto di immobili. Avuto il permesso da Ed per indagare più a fondo, ella scopre che la locale società di energia elettrica aveva mentito sul reale pericolo provocato dai suoi scarichi chimici nelle falde acquifere della zona, sconvolgendo l’esistenza e la salute di quasi 600 persone. La causa è troppo grossa per il piccolo studio legale di Ed Marsy. Alla fine Ed e Erin si decidono per la grande avventura: mentre l’avvocato si preoccupa di tutti gli aspetti legali, Erin svolge un ruolo fondamentale che solo lei può affrontare: quello di raccogliere tutte le testimonianze possibili per intentare la causa. Ora lei, sotto quelle curve, ha anche un cuore: sa ascoltare, prova pietà sincera per tutte le vittime dell’inquinamento, sa aprire i cuori alla confidenza. 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La solidarietà per affrontare nemici agguerriti, il riscatto di chi nel passato ha commesso degli errori
Pubblico 
Maggiorenni
Per il linguaggio e la vita sentimentale disordinata di Erin
Giudizio Artistico 
 
Film ben costruito, Oscar 2000 a Julia Roberts come migliore protagonista

Occorre dire che il cinema americano ci ha abituato da tempo alla rappresentazione di battaglie giudiziarie dove un personaggio parte in crociata contro una potente azienda per proteggere vittime innocenti e spesso senza soldi. Si pensi a "civil action" con John Travolta, a "l’uomo della pioggia" con Matt Damon ed anche al recente "Insider" che racconta di una lotta titanica contro le multinazionali del tabacco. Sarà anche per questo che la storia di per sé non ci riserba particolari sorprese; sembra quasi di avviarci verso la stilizzazione di un genere, una specie di Western in versione moderna dove vi sono eroi deboli ma testardi, cattivi potenti ed infidi ed una battaglia da vincere. Ma così come il Western è stato grande non certo per la stilizzazione dell’ambiente (il solito cactus, il solito canyon,..) ma per la forza dei personaggi che risaltano proprio perché si muovono su uno sfondo ben canonizzato, così la bellezza di questo film sta nell’originalità di questo nuovo eroe in gonnella: Erin Brockovich. Julia Roberts è bravissima nel creare un personaggio dolce nei rapporti umani ma ferma nei suoi propositi, dal corpo provocante ma dall’acuta intelligenza.

Il film vuol porre in risalto un valore ben preciso, sottolineato sia nella figura di Erin che di Ed: la forza del riscatto dei perdenti. Di coloro cioè che si sentono ai margini della vita (ed Erin era una di queste) ma che non si arrendono e che finalmente trovano le circostanze per essere sé stesse e sentirsi impegnati per quel che realmente valgono. Anche Ed, vicino alla pensione, contento di aver gestito per tanti anni il suo piccolo studio notarile, accetterà la sfida che gli ha posto davanti il destino: impegnarsi in una giusta causa contro un colosso ben agguerrito.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: La 7
Data Trasmissione: Lunedì, 9. Gennaio 2017 - 21:00


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E RIDENDO L' UCCISE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 11:12
Titolo Originale: E RIDENDO L' UCCISE
Paese: Italia
Anno: 2005
Regia: Florestano Vancini
Sceneggiatura: Sceneggiatura
Durata: 100'
Interpreti: Manlio Dovì, Sabrina Colle, Ruben Girillo, Marianna de Micheli, Giorgio Lupano, Vincenzo Bocciarelli

All'inizio del '500, dopo la morte di di Ercole I d'Este, i suoi quattro figli non trovano un accordo per gestirsi il potere a Ferrara: Alfonso diventa Duca , Ippolito (il protettore di Ludovico Ariosto) è cardinale ma Giulio e Ferrante iniziano a tramare per assassinare entrambi. Come se non bastasse,nasce una  contesa fra Giulio e Ippolito intorno alla stessa donna e quest'ultimo fa sfregiare il volto di suo fratello, geloso della sua bellezza....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una visione fin troppo fosca del nostro Rinascimento; bella invece l'amicizia di solidarietà fra il buffone Moschino e la contadina Martina. La scena dell'orgia, sia pur motivata per dimostrare la corruzione dell'epoca, appare troppo realistica e prolungata
Pubblico 
Maggiorenni
Condanne capitali con relativo squartamento del cadavere. Torture per far confessare i sospettati. Orge a quattro con nudi integrali. Saccheggio di villaggi con violenze sulle donne.
Giudizio Artistico 
 
Grande rigore storico e senso drammatico del regista. Buona scelta di attori sconosciuti al grande pubblico

Florestano Vancini (La lunga notte del '43, la Banda Casaroli, Bronte, Il delitto Matteotti) ha trattato il materiale storico con grande serietà e accuratezza , impegnandosi a farci immergere nell'ambiente e nello spirito dell'epoca senza nulla risparmiarci delle crudeltà e delle ingiustizie del tempo. Le fonti non mancano: basti pensare a "La storia d'Italia" del Guicciardini ma anche  al romanzo  "La congiura di Giulio d' Este" di Riccardo Bacchelli..

.  Le scene principali sono state riprese proprio nel palazzo ducale di Ferrara, mentre le case del borgo, le suppellettili  per l'uso quotidiano sono   ricostruite con grande accuratezza; le persone colte parlano un' italiano antico a volte frammisto di latino, mentre la gente del popolo usa il dialetto. Le condanne a morte ci vengono mostrate per quel che erano: non solo decapitazione ma squartamento dei cadaveri. La vita gaudente praticata a corte faceva sì che cavalieri e cardinali si contendessero le grazie delle  damigelle d'onore e l'allontanamento  dal letto coniugale era pratica comune. I contadini rischiavano di venir impiccati  solo per aver preso della selvaggina nei domini del duca e la violenza  sulle donne al passaggio delle truppe era una forma di diritto acquisito quando  la paga ritardava.

Il regista tratteggia molto bene  anche il mondo dei poveri, di coloro che non avevano alcun diritto (se le vicende del duca e dei suoi fratelli sono fedeli ai documenti d'epoca, la storia parallela del buffone Movino e di altri popolani è frutto della fantasia dei due sceneggiatori: lo stesso Florestano Vancini e Massimo Felisatti). Per questa  gente che può vivere o morire per il capriccio di un signore,  ogni giorno costituisce un affanno per procurarsi qualcosa da mangiare e un letto per dormire;  pronta  a qualsiasi compromesso e umiliazione per sopravvivere. Molto bella la figura del buffone di corte Moschino, che usa la sua intelligenza per conquistarsi un po' di benessere ma anche per fare del bene, come quando riesce a salvare dalla soldataglia la contadina Martina.

E' questo forse il rapporto più originale e partecipato del film: non si tratta di una storia d'amore ma di un'intensa amicizia fra due poveri pronti ad aiutarsi a vicenda appena la sorte favorisce uno dei due. La poetica di Florestano Vancini raggiunge qui la sua migliore espressione: si vede chiaramente come egli sia dalla parte dei poveri e si compenetri nella loro fragile umanità.

Resta da domandarsi se sia giusto ritrarre il nostro Rinascimento a tinte così fosche: il regista accenna al senso del bello e ipotizza una sincera amicizia fra Ludovico Aristo ed il buffone, due intellettuali che in  modi diversi sono al servizio dei potenti ma è totalmente assente invece qualsiasi  forma di spiritualità o di devozione popolare che doveva invece essere molto sentita.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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