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Il film non fa parte di nessuna categoria

AMORE 14

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:41
Titolo Originale: AMORE 14
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Federico Moccia
Sceneggiatura: Federico Moccia, Luca Infascelli, Chiara Barzini
Produzione: Marco Belardi per Lotus Production
Durata: 95'
Interpreti: Veronica Olivier, Beatrice Flamini, Flavia Roberto, Raniero Monaco Di Lapio, Giuseppe Maggio, Pamela Villoresi,

Carlotta, detta Caro, nell'estate del suo tredicesimo anno, ha ricevuto il suo primo bacio. Ora che inizia l'anno scolastico e si ritrova con le sue inseparabili amiche, Clod e Alis, l'argomento ricorrente è: "come sarà la prima volta? Quando avverrà?". Nel dubbio va in giro per le librerie a documentarsi e proprio mentre sta ascoltando un disco vede un ragazzo molto carino, Massi, che la ricambia con un sorriso; potrebbe essere lui il ragazzo da mettere in testa alle sue classifiche...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le adolescenti che tratteggia Moccia pare abbiano una sola cosa in mente e nessun tipo di interesse culturale o sportivo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
I protagonisti sia maschili che femminili , sono più belli che bravi; la regista troppo discreta non riesce a coprirli. Bella colonna musicale.

Federico Moccia, più che uno scrittore e più che un regista, è un ottimo uomo di Marketing.
Chi per mestiere si occupa di promuovere un prodotto si pone sempre la stessa domanda: come posso penetrare nella mente del mio potenziale acquirente, presentargli qualcosa di allettante di piacevole, di facilmente fruibile perché si decida all' acquisto?
Amore 14 non è un film sulle quattordicenni, ma è un "come mi piacerebbe che la mia vita fosse" secondo l'idea che Moccia si è fatto del suo pubblico, desideroso di sfruttare anche questa volta fino in fondo l'empatia che sembra perdurare fra lui e il volubile mondo degli adolescenti.

L'allegria contagiosa della protagonista e delle sue amiche, gli abbracci e i bacini, i sogni ad occhi aperti, i ragazzi che si muovono intorno a loro, tutti carini e simpatici, la possibilità di vestirsi in ogni occasione all'ultima moda visto che  c'è sempre qualcuno pronto a pagare (l'amica facoltosa con la business card dei genitori); il diario per le confidenze, il PC per chattare , l'Ipod per ascoltare la musica, il telefonino per comunicare, il punteggio da dare ai ragazzi, i  nonni simpaticissimi e i genitori poco impegnativi perché troppo sciocchi per capire cosa le sta passando veramente per la testa; tutto questo costituisce il mondo fantastico di Caro, reale come può esserlo uno spot pubblicitario.

Ma le favole, anche le più belle,  perdono il loro potere incantatore  se si astraggono troppo da riferimenti reali.    Tutte le fiabe hanno un loro lato oscuro, un risvolto crudele.

Amore 14 non lascia trasparire nessuno di quegli aspetti che rendono l'età della prima adolescenza complessa e spesso tormentata, argomenti  che invece sono stati affrontati nelle opere di altri autori.

Mancano in questo film l'insicurezza, l'incertezza nel comportamento tipica di questa età (sono bella, sono brutta? Ci vado o non ci vado?..), tema ben trattato in  Come te nessuno mai di Gabriele Muccino . 
L'amicizia è molto importante in quest'età, ci si organizza per clan e possono nascere spesso incomprensioni, delusioni e tradimenti   (Caterina va in città, di Paolo Virzì)

Molte di loro vivono con un solo genitore in contesti poco sereni,  contesi fra il padre e la madre (Thirteen, di Catherine Hardwick, ma anche Diario di Classe, il bel docu-reality andato in onda nel 2008 su Raitre) .

I ragazzi non sono sempre quelli belli e carini di Moccia:  il terribile serial TV I liceali in onda su canale 5 nel 2008 mostrava  senza mezzi termini la voglia dei maschi di approfittare delle  ingenuità delle loro compagne di classe.

Se si può perdonare a Moccia la scelta stilistica di aver  tratteggiato un quadro idilliaco e irrealistico del mondo della prima adolescenza, ben più grave è l'immagine che fa trasparire di queste ragazze: totalmente sessuo-centriche e poco più che ochette decerebrate.

La nascente sessualità è vista come tema pressoché esclusivo: leggono con avidità le riviste Teen che trattano invariabilmente il tema della prima volta;  l'unica lezione a cui partecipano volentieri è quella autogestita dove si riuniscono fra ragazze per ascoltare quella che di loro "ha più esperienza"; non cercano neanche l'amore romantico ma semplicemente il partner più giusto per compiere quella "doverosa iniziazione".

Manca totalmente in loro l'interesse per la cultura, per lo sport, l'adesione a qualsiasi forma di volontariato associativo, la voglia di affermarsi in qualche disciplina; la loro progenitrice, la Vic del Il tempo delle mele (1981) aveva almeno la passione per la musica e la danza mentre la  Caterina di Caterina va in città  cercava di farsi strada come corista.

I protagonisti sia maschili che femminili , sono più belli che bravi; il regista ha fatto forse del suo meglio per cercare di farli recitare  e la sua regia discreta non cerca di  coprirli, proprio perché ha puntato tutto sull'effervescenza della loro auspicata  spontaneità.

Moccia realizza con questo suo quarto film l'operazione più rischiosa: esce dallo schema sicuro del  lui e lei innamorati per tratteggiare  un'intera categoria di adolescenti e in questo modo il suo pensiero, il suo giudizio diventa più scoperto; il pubblico da lui prediletto può ora identificarsi o non identificarsi più facilmente. Uno stratega di marketing come lui deve stare attento; il rapporto idilliaco con il suo pubblico target potrebbe incrinarsi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PRIMA LINEA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:25
Titolo Originale: PRIMA LINEA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Renato De Maria
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo, Fidel Signorile tratto dal romanzo "Miccia corta" di Sergio Segio
Produzione: Andrea Occhipinti per Lucky Red, Rai Cinema, Les Films du Fleuve, Diaphana
Durata: 96'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiorno

Milano, 1983. Sergio Segio viene arrestato dai carabinieri. E' l'ultimo terrorista a venir catturato. In carcere, Sergio ricorda i tempi in cui  distribuiva volantini all'uscita delle fabbriche e quando, dopo la strage alla stazione di Bologna, costituisce il movimento  Prima Linea. Nelle riunioni periodiche conosce Susanna e decidono di vivere insieme, compatibilmente con il loro stato di perenni fuggiaschi. Poi l'escalation della violenza: la gambizzazione di una capo reparto, l'omicidio del giudice Alessandrini, l'uccisione del giovane Vaccher, reo di aver parlato alla polizia. Infine l'ultima impresa: la liberazione dal carpere di Rovigo di quattro detenute politiche fra cui la stessa Susanna...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è sostanzialmente ambiguo: le dichiarazioni di pentimento appaiono di facciata mentre non si rinuncia a mostrare l'efficacia dei terroristi nelle loro imprese più spettacolari
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni omicidi a sangue freddo
Giudizio Artistico 
 
Scamarcio e Mezzogiorno rendono i loro personaggi credibili. La regia riesce a caricare di tensione e suspence lo spettacolare assalto al carcere di Rovigo
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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(500) GIORNI INSIEME

Inviato da Anonymous il Mer, 09/15/2010 - 11:17
Titolo Originale: 500 Days of Summer
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Mark Webb
Sceneggiatura: Scott Neustadter e Michael H Weber
Produzione: Fox Searchlight Pictures / Watermark/ Dune Entertainment
Durata: 96'
Interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Zooey Deschanel, Geoffrey Arend, Matghew Gray Gubler

Tom Hanson ha sempre creduto che prima o poi il destino gli avrebbe fatto incontrare l’unica donna capace di fargli battere veramente il cuore e cambiare la sua vita per sempre. E un giorno nel suo ufficio arriva Sole, una ragazza bella e brillante che sembra possedere tutti i requisiti … salvo che lei non crede nell’amore! È l’inizio di una relazione fatta di alti e bassi, esaltazioni e disillusioni, che Tom affronta armato di tutta la sua fiducia e ingenuità…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Analisi spietata della società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti e finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, preda di altalene di esaltazione e depressione
Pubblico 
Adolescenti
Scene sensuali e turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Gli autori impiegano uno stile originalissimo che mescola balletti, interviste, split screen, commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta

Basata in parte su esperienze personali degli autori (ma chi non è mai stato piantato una volta in vita sua?), la pellicola di Mark Webb (il cui titolo italiano sconta in parte anche il cambio di nome della protagonista voluto dal distributore, che evidentemente non si fidava della capacità del pubblico italiano di tradurre il Summer originale), si presenta come la commedia romantica del nuovo millennio, ma dichiara apertamente di “non essere storia d’amore”.

In effetti, più che di una storia d’amore, quella di Tom con Sole è una storia di inevitabile disillusione, e di (parziale) maturazione. Il protagonista maschile (attraverso i cui occhi, ed è di sicuro un tocco originale per il genere, vediamo tutti gli avvenimenti) è imbevuto di un incrocio di idealismo romantico (ad un certo punto ironicamente Sole lo chiama “giovane Werther”) e sentimentalismo a buon mercato che oggigiorno fanno la fortuna dei venditori di cioccolatini e gadget di San Valentino e … degli avvocati divorzisti pronti a raccogliere i cocci delle promesse mancate e dei sogni spezzati.

Nella sua critica feroce alle aspettative esagerate di cui la mentalità odierna investe l’Amore, unica forza capace di muovere l’universo e trasformare la vita, ma anche lucroso motore di un capitalismo sentimentale ben radicato (non a caso Tom, architetto mancato, di mestiere scrive bigliettini sdolcinati per le più varie occasioni), il film di Webb colpisce nel segno con inaspettata precisione.

La società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti, finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, incapace di vedere le cose per quello che sono, preda di altalene di esaltazione e depressione che, anche quando dichiarano di mirare all’Amore eterno, di fatto sono preda di un’istintività senza riflessione.

Con uno stile originalissimo che potrebbe spiazzare molti e che mescola balletti, interviste, split screen (divertentissimo quello in cui si confrontano le aspettative di Tom per una serata con Sole e i suoi esiti reali), commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta, gli autori presentano fin dall’inizio i due protagonisti come perfetti opposti (un elemento, questo, che nella commedia tradizionale ne farebbe automaticamente una coppia predestinata), anche se dotati di qualche gusto in comune e di una innegabile attrazione fisica.

Ma, come giustamente fa notare la sorella dodicenne di Tom (vera voce della ragione in tutto il film) “non basta che a una ragazza carina piacciano un po’ delle cretinate che piacciano a te perché siate anime gemelle” e neppure vale la scelta al ribasso di accettare una relazione superficiale, fatta di sesso e uscite al cinema, sperando che si trasformi per magia in qualcosa d’altro.

A questa efficacissima pars destruens (letteralmente tale, visto che Tom esce distrutto dall’esperienza, soprattutto quando scopre che Sole ha finalmente trovato l’Amore, ma con un altro), per altro, non corrisponde una vera e propria pars construens. È vero che Tom, grazie alla delusione amorosa troverà il coraggio di prendere in mano la sua vocazione professionale (troppo facilmente messa da parte), provando ad intravedere una realizzazione personale che non passi solo per il trionfo dei sentimenti, ma è anche vero che al romanticismo insensato dell’inizio non è mai posta una vera alternativa.

Finita l’illusione, come in generale nella mentalità postmoderna contemporanea, resta comunque il “sonno della ragione” pronto a generare nuove utopie non appena le circostanze (o le coincidenze) lo permetteranno perché, come dice lo slogan di presentazione “a volte innamorarsi è lo sbaglio migliore che si possa fare”.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PLANET 51

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:00
Titolo Originale: Planet 51
Paese: Spagna, Gran Bretagna
Anno: 2009
Regia: Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez
Sceneggiatura: Joe Stillman
Produzione: Ilion Animation/ Handmade Films/ Antena 3 Films/ Dea Planeta Home Entertainment
Durata: 91'
Interpreti: le voci originali di Jessica Biel, Justin Long, Gary Oldman, John Cleese

In un pianeta abitato da pacifici esseri verdi che vivono in una società stile Anni Cinquanta, piomba un alieno…che altri non è che un astronauta terrestre! Gli abitanti del luogo, troppo abituati ai loro terrorizzanti film di fantascienza e pronti a farsi guidare dall’esercito in una inutile crociata anti-mostro, si fanno prendere dal panico. Ma Lem, adolescente imbranato, dopo un incontro ravvicinato scopre che l’alieno non è poi tanto diverso da lui e decide di aiutarlo a fare ritorno a casa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è una parabola sulla tolleranza e l’accettazione del diverso. Qualche gag spesso un po' volgare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche battuta a doppio senso e umorismo scatologico
Giudizio Artistico 
 
Una storia semplicissima e spesso prevedibile, che purtroppo esplicita un po’ pesantemente nel finale il suo pur onorevole tema, invece di innestarlo in profondità nella storia. Il film mostra una capacità tecnica che può competere alla pari con i prodotti americani.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GLI ABBRACCI SPEZZATI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 10:53
Titolo Originale: Los abrazos rotos
Paese: Spagna
Anno: 2009
Regia: Pedro Almodòvar
Sceneggiatura: Pedro Almodòvar
Produzione: El Deseo S.A., Universal International Pictures
Durata: 129'
Interpreti: Penélope Cruz, Lluìs Homar, Blanca Portillo, José Luis Gòmez, Rubén Ochandiano, Tamar Novas, Angela Molina

Mateo Blanco è cieco da 18 anni. Un tempo famoso autore di cinema, riesce ancora a scrivere sceneggiature grazie all'aiuto di Judit Garcia, sua direttrice di produzione nonché amica e al giovane figlio di lei, Diego,  a  cui Mateo in cambio svela i suoi trucchi del mestiere. Diego capisce che c'è qualcosa di misterioso nel passato del suo mentore, qualcosa che la stessa madre non vuole rivelargli, finché  un giorno Mateo  si decide a raccontargli ciò che era accaduto 18 anni fa. A quel tempo la bella Lena aveva sposato l'anziano e ricco Ernesto Martel ma insoddisfatta, aveva desidero di diventare un'attrice. Riesce ad ottenere una parte nel nuovo film di Mateo che per l'occasione viene finanziato da Martel. Nonostante che quest'ultimo, sospettoso,avesse mandato suo figlio, X-ray, a curiosare nel set, Mateo e Lena finiscono per diventare amanti e sono costretti a fuggire nelle Canarie. E' qui che un terribile incidente d'auto...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I personaggi sono, come in tutte le opere di Amodovar trascinati da passioni incontrollate che non vogliono controllare
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, uso disinvolto di droga, linguaggio esplicito
Giudizio Artistico 
 
ll senso complessivo è quello di un eccesso di eventi, di temi e di personaggi che finisce per non appassionare. Brava come sempre Penelope Cruz

Con l'età, autori come Woody Allen e Pedro Almodòvar tendono a somigliarsi: restano come ingabbiati nello stile autoriale che loro stessi si sono creati e finiscono per  riproporre, in modo  ripetitivo, la loro visione della vita.

Se Allen è ossessionato dalla casualità irrazionale che domina la nostra esistenza (si vedano tutte le dichiarazioni filosofiche sciorinate in  Basta che funzioni  e al nichilismo di Match Point),  Pedro Almodovar concepisce  gli esseri umani in perenne balia delle loro passioni, siano esse positive o negative, in bilico fra l' amore e vendetta, la vita e la morte. Entrambi hanno in comune l'esaltazione della libertà sessuale, in qualunque direzione sia rivolta, vista come  unico conforto possibile alla nostra esistenza.

All'interno di un melodramma, che continua ad essere lo stile più consono per raccontare le sue storie,  Almodòvar, ci  ripropone  il ritratto di una  pulsione positiva a lui molto cara, quella di una madre per suo figlio, un amore dai toni esclusivi per la mancanza ancora una volta della figura paterna (Tutto su mia madre, ma anche Volvèr),  in questo caso di Judit per Diego;  ma anche una passione negativa:  l'odio e il rancore verso il padre (La mala educatiòn), in questo caso di X-ray verso il ricco e ed egocentrico Ernesto Martel.

Poi la passione amorosa, furente e incontrollata dei due amanti Mateo e Lena e quella possessiva e crudele di Mateo per Lena. Non manca in questo film il senso della colpa e la richiesta del perdono come era già accaduto in Volver.
In questo contesto già ricco di eventi e di personaggi, si inserisce il cinema nel cinema: Mateo deve realizzare un film con Lena e Almodòvar è ansioso di raccontarci i suoi segreti: i provini dei vestiti e delle parrucche della prima donna, la ricerca pignola degli oggetti giusti per arredare vivacemente la scena, fino allo sfociare nel didattico: una sequenza ci viene presentata per intero due volte per dimostrarci l'importanza  di un corretto montaggio. 

Il senso complessivo è quello di un eccesso di eventi, di temi e di personaggi che finisce per non appassionare. Alla fine veniamo a sapere che il padre di Diego, il figlio di Judit, altri non è che lo stesso Mateo. Non si tratta di un colpo di scena finale, ma di un'altro intreccio fra i personaggi, che si aggiunge agli altri, quando  lo spettatore è ormai saturo di novità. Al contrario restano inespresse alcune curiosità non risolte: che fine ha fatto la ragazza che Mateo conosce all'inizio del film con la quale ha un intenso rapporto e poi scompare dalla scena? E X-Ray riesce a realizzare la sua vendetta ideologica verso il padre ormai morto?

Sempre molto brava Penelope Cruz;  Almodòvar mostra una cura particolare nel valorizzare  la sua bellezza,  nei vestiti che indossa, nel trucco, nei primi piani.

Secondo le consuetudini dell'autore, nessun  personaggio è un puro, ma ognuno ha un suo vizietto particolare: Lena, quando ha bisogno di soldi, non esita a prostituirsi; il gentilissimo giovane Diego, , si concede  di sera qualche sniffatina; Judit,  mamma premurosa, è pronta a vendicarsi per gelosia; Marcel, sempre formalmente gentile, reprime a stento la sua violenza. Lo stesso Mateo
si concede per distrarsi un amore prezzolato.
Solo il lavoro ben fatto nobilita e riscatta: sembra essere questa la conclusione del film, quando vediamo Mateo rimettere mano al montaggio del suo film di 18 anni prima, da lui non completato: "Anche se non ci vedo, i film debbono essere ben rifiniti"

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DORIAN GRAY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 14:11
Titolo Originale: Dorian Gray
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2009
Regia: Oliver Parker
Sceneggiatura: Toby Finlay dal romanzo di Oscar Wilde
Produzione: Toby Finlay dal romanzo di Oscar Wilde
Durata: 119'
Interpreti: Ben Barnes, Colin Firth, Rachel Hurd-Wood, Fiona Show, Emila Fox

Dorian Grey, giovane e bellissimo, arriva a Londra ingenuo e curioso, ma cade presto sotto l’influenza  del corrotto Lord Henry Wotton, che, dopo averlo convinto a lasciare la giovane attrice Sybil Vane, lo incoraggia a cedere a ogni tipo di tentazione. Ma c’è qualcos’altro che rende inquieto Dorian. Un giorno, infatti, di fronte a un quadro del suo amico Basil che lo ritrae al colmo della sua bellezza Dorian, temendo di perdere con l’età tutto ciò che possiede, ha stretto un patto terribile: mentre lui resta identico, il suo ritratto comincia a portare i segni dei suoi peccati e dei suoi vizi. Per difendere il suo segreto Dorian è disposto a tutto, anche ad uccidere. Ma verrà il giorno in cui Dorian, proprio quando la vita sembra offrirgli una seconda possibilità, dovrà fare i conti con se stesso e il suo passato.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ci ripropone la parabola negativa del celebre personaggio di Oscar Wild e la sua giusta punizione ma caricando i toni oltre il necessario dell'immoralità per protagonista
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di nudo e sensuali
Giudizio Artistico 
 
Film corretto, ma a tratti un po’ noioso. La regia di Parker, piena di movimenti di camera, non è sempre attenta a cogliere le psicologie dei personaggi

Il celebre romanzo di Oscar Wilde viene portato sul grande schermo da un habitué negli adattamenti dell’autore inglese, il regista Oliver Parker (suoi già L’importanza di chiamarsi Ernesto e Un marito ideale), convinto che questo classico possa dire qualcosa alla e della società contemporanea ossessionata dalla bellezza e spaventata dalla morte.

Rispetto all’originale gli autori sottolineano l’ingenuità iniziale di Dorian (interpretato da Ben Barnes, principe Caspian della saga di Narnia e protagonista di Matrimonio all’inglese), e dotandolo di una back story iperdrammatica che rischia tuttavia di apparire giustapposta al racconto.

Inserendo alcuni sottili elementi di horror (la soffitta minacciosa, la voce del quadro nascosto in soffitta, i vermi che visualizzavano la corruzione morale di Dorian, il “mostro” che quasi esce dal quadro nella scena finale) e creando una frattura temporale che esaspera l’immutabilità dell’aspetto del protagonista, lo sceneggiatore cerca di movimentare la parte centrale del racconto, che in realtà rischia di appiattirsi su una rappresentazione un po’ banale del declino morale del protagonista.

Un declino messo in scena a base di festini sempre più indecenti, consumo di oppiacei e “sperimentazioni” sessuali della più varia natura, compresa quella che implica la seduzione dell’amico pittore Basil, che vorrebbe sapere che ne è stato del suo ritratto.

Il tentativo di aggiornamento passa anche attraverso l’inserimento di un personaggio femminile “rivoluzionario” (la figlia suffragetta di Wotton, che guarda a caso s’innamora di Dorian, spingendo il padre a rinnegare l’antico discepolo) ma riesce fino a un certo punto.

La regia di Parker, piena di movimenti di camera, ma non sempre attenta a cogliere le psicologie dei personaggi, poi, non libera dalla sensazione che la pellicola non esprima una reale necessità di ri-raccontare la dolorosa parabola di Dorian Gray, ma sia al limite un omaggio anche troppo patinato al classico, ma privo di una chiave di lettura forte che possa colpire lo spettatore di oggi.

Il risultato è un film corretto, ma a tratti un po’ noioso, in cui il protagonista non sembra avere le spalle abbastanza larghe per raccontare soprattutto il risveglio morale di Dorian Gray nel finale, che lascia lo spettatore con la sensazione di aver consumato un piatto insipido e un po’ fuori moda

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Martedì, 29. Novembre 2011 - 23:45


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TRIAGE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 13:57
Titolo Originale: Triage
Paese: Irlanda, Francia, Spagna
Anno: 2009
Regia: Danis Tanovic
Sceneggiatura: Danis tanovic, Scott Anderson
Produzione: Parallel Film, ASAP Films, Freeform Spain, Tornasol films, Castafiore, Rai Cinema
Durata: 96'
Interpreti: Colin Farrell, Christopher Lee, Paz Vega, Kelly Reilly, Juliet Stevenson

Dublino, 1988. David e Mark, amici inseparabili, fotoreporter professionisti, salutano le loro mogli prima di partire per le zone di guerra del Kurdistan. Arrivati in un campo di guerriglieri curdi, assistono all'arrivo dei feriti in un ospedale improvvisato fra le rocce. L'unico dottore presente cerca di curare i feriti come può ma quelli troppo malati e sofferenti vengono soppressi con un colpo di pistola. Dopo un mese Mark torna  a casa alquanto mal ridotto ma di David non c'è traccia; probabilmente sta tornando per un'altra strada. Mark non riesce a riprendersi e la moglie previdente lo affida alle cure di suo nonno, un valente psichiatra: probabilmente Mark porta dentro di se un terribile segreto...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Con l'aiuto della moglie e di un bravo psicologo un uomo riesce a risolvere un grave caso di coscienza. Ma la pratica dell''eutanasia in tempo di guerra non viene trattato con sufficiente completezza
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni dettagli di ferite da esplosione, la presenza di alcune scene di grande tensione sconsigliano la visione ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Film discontinuo. Ci sono momenti di grande intensità, ma troppo frequentemente resta vittima di una sceneggiatura modesta

Il film è alquanto discontinuo. Ci sono momenti di grande intensità, come il soggiorno dei due fotoreporter nell'ospedale da campo curdo, il rapporto fra Mark e la moglie, ma troppo facilmente il film scivola su una sceneggiatura modesta e la storia cambia direzione più volte senza che si comprenda dove sia collocato il suo baricentro.

Tratto da un romanzo scritto da un ex-fotoreporter che ha realmente visto ciò che ha raccontato, il film finisce per mettere troppi temi uno sull'altro. In Kurdistan scopriamo che in un ospedale militare dei guerriglieri curdo realizzato all'interno di una grotta viene utilizzato il metodo di selezione Triage (catalogare i feriti in arrivo in funzione della loro gravità tramite un codice-colore)  che comprende anche il fatale colore blu: chi viene classificato in questo modo viene finito con un colpo di pistola dallo stesso dottore perché sono feriti senza speranza in mancanza di attrezzature mediche idonee.  Si tratta di un tema forte, che solleva molti dubbi etici nello spettatore; tutto però si conclude sul tavolo della redattrice capo del giornale di Mark, quando questi torna a casa e le mostra i negativi. "E' roba esplosiva-  commenta lei - si venderà bene". E tutto finisce lì; del triage non se ne parla più.

Si affronta in altre sequenze la posizione ambigua di chi per mestiere fa il fotografo di guerra (quasi sempre un occidentale che si inserisce come estraneo in una guerra di qualche paese povero del mondo). Mark, prima in Palestina, poi in Africa, ora in Kurdistan, scopre quanto cinico possa essere il suo mestiere; non più un essere umano ma una forma di appendice meccanica del suo stesso obiettivo calato senza  alcuna discrezione  in mezzo ai dolori e le sofferenze degli altri.

Vi è perfino un rapido intermezzo sulla guerra civile spagnola ( la moglie di Mark accusa suo nonno, psichiatra e spagnolo,  di essere un fascista per aver aiutato alcuni criminali di guerra a ritrovare il loro equilibrio) ma anche di questo tema scottante, dopo il dialogo-litigio fra nipote e nonno, se ne perde traccia.

Infine, per due terzi del film, c'è il thriller psicologico del segreto che Mark si porta dentro al rientro dalla zona di guerra e che gli ha causato la paralisi delle gambe. Per fortuna questa parte è sostenuta da due ottimi attori:  Colin Farell ha ben lavorato su un personaggio emaciato e sfuggente mentre Christofer Lee, a 87 anni  fa la sua bella figura elegante che si impone per la sua stessa prestanza fisica.
Siamo dalle parti di "Io ti salverò (1945) dove le domande pressanti dello psichiatra e l'affetto della moglie portano Mark a tirar fuori da se tutto il dolore accumulato.
Dopo aver visto  per troppi anni la sofferenza altrui dall'altra parte del suo obiettivo, Mark ha conosciuto il dolore per la perdita di qualcuno che gli è caro ma sopratutto il peso della responsabilità per quella perdita.
E' questa la parte più intensa e più riuscita del film ma come giustamente osserva Eoardo Becattini su mymovies.it, "rispetto a film come The Hurt Locker o Valzer con Bashir, dove gli incroci fra esperienze di guerra e matrice psicanalitica hanno raggiunto risultati d'avanguardia, Triage non cerca di elevarsi dai canoni più comuni tanto del genere bellico che del giallo psicologico.

E' stato detto che il film è contro la guerra e che come tale si allinea con la produzione corrente molto vasta sul tema (ultimo, il vincitore di Cannes 2009: Lebanon);il realtà il tema principale, l'accusa che il film si rivolge a un occidente tropo freddo ed indifferente ai dolori del mondo, o che si rivoltola come Mark nei suoi sensi di colpa, mentre "gli altri" quelli che la guerra la fanno sul serio con le armi e non con gli obiettivi, continuano a farla lo stesso, in Kurdistan come in Palestina o in Africa, perché ci sono delle ingiustizie da rimuovere e delle libertà da salvaguardare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA DURA VERITA'

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 13:42
Titolo Originale: The Ugly Truth
Paese: Usa
Anno: 2009
Regia: Robert Luketic
Sceneggiatura: Nicole Eastman, Karen McCullah Luz, Kirsten Smith
Produzione: Columbia Pictures / Relativity Media / Lakeshore Entertainment / Steven Reuther
Durata: 100'
Interpreti: Katherine Heigl, Gerald Butler, Eric Winter, John Michael Higgins, Nick Searcy, Kevin Connoly, Cheryl Hines

La bella Abby, realizzatrice di un programma televisivo del mattino con manie di controllo, è alla ricerca dell’uomo perfetto che corrisponda ai suoi ideali romantici, ma sulla sua strada capita Mike Chadway, irriverente conduttore di talk show che sostiene idee piuttosto antitetiche in fatto di rapporti uomo-donna. L’uomo viene assunto dal network per risollevare gli ascolti, ma tra i due scoccano scintille. Poi Mike fa una proposta ad Abby: se non riesce con i suoi consigli a farle conquistare il nuovo bel vicino di casa è disposto a lasciare la trasmissione…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla fine vince la ragione del cuore ma ci si arriva attraverso una lunga serie di situazioni e battutacce cariche di riferimenti sessuali
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio e molte battute a sfondo sessuale, diverse scene sensuali e di nudo.
Giudizio Artistico 
 
La storia dl film ha una serie di svolte prevedibilissime e un accumulo inusitato di volgarità e doppi sensi. Simpatici e bravi i due protagonisti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIECI INVERNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 13:11
Titolo Originale: DIECI INVERNI
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Valerio Mieli
Sceneggiatura: Isabella Aquilar, Davide Lantieri, Valerio Mieli,
Produzione: Elisabetta Bruscolini per CSC Production, Rai Cinema, Uliana Kovaleva per United Film Company
Durata: 99'
Interpreti: Isabella Ragonese, Michele Riondino

Inverno 1999. Camilla e Silvestro hanno diciotto anni e si incontrano per caso  su un'isola della laguna veneta perché entrambi stanno cercando un appartamentino dove vivere mentre frequentano l'università a Venezia. Con il passare del tempo hanno altre opportunità di incontrarsi, ciascuno con la propria cerchia di amici, finché Camilla accetta di ospitarlo in casa sua come..amico.  Alla soglia della laurea, Camilla, che studia slavistica, passa alcuni mesi a Mosca per specializzarsi e Silvestro decide di andarla a trovare. Grande è quindi la sua sorpresa quando scopre che la ragazza è andata a vivere con un uomo più anziano di lei...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore analizza con serietà un modo di esser giovani oggi. Una prospettiva però che manca di generosità e di coraggio
Pubblico 
Adolescenti
Il modo crudo e privo di prospettive con cui viene presentato il rapporto fra i due sessi necessita di una certa maturità
Giudizio Artistico 
 
Buona prova del regista esordiente anche se si percepisce un po' di stanchezza e ripetitività dei temi nella parte centrale del film

Valerio Mieli del Centro di Sperimentale di Cinematografia, alla sua  prima opera  importante come regista,  mostra da subito uno stile sicuro ma essenziale, asservito al racconto, una sorta di umiltà che lo mette al riparo  da soluzioni d'effetto, del tipo  saggio d'accademia di fine anno.

Il film ha un altro importante merito: quello di aver aggiunto un nuovo tassello alla più recente filmografia sul tema del come essere giovani oggi.  Affronta  con serietà  quello che possiamo chiamare il tema dell'adolescenza prolungata", quel modo di essere delle generazioni più recenti che tardano a raggiungere  quella che viene chiamata maturità. L'analisi svolta da Mieli è tanto più efficace in quanto i due protagonisti sono ragazzi normali, ben lontani dalle carinerie fasulle e simil-pubblicitarie  di Moccia.

Il tassello che viene aggiunto alla miglior conoscenza di questo fenomeno è quello che potremmo chiamare "paura di amare". Silvestro  in più occasioni dichiara a Camilla di "aver paura di lei". Ovviamente non è di lei che ha timore, ma  di accettare di lasciarsi trasformare da un amore totalizzante e definitivo.

La frase "ti amo" viene pronunciata una sola volta nell'arco dei dieci anni lungo i  quali il film segue il loro rapporto contrastato. Hanno difficoltà perfino nei rapporti sessuali e il loro incontro fisico avviene a una sola volta; non che i due non dimostrino di esser disinvolti su questo aspetto e cambiano spesso partner, ma  quando l'amore fisico vuole  essere espressione tangibile di un  amore profondo,  capiscono che esso diventa di colpo prezioso e gravido di significati.

E' un amore che sfugge, che stenta a venir afferrato, che a momenti appare e poi si dilegua;  da questo punto di vista ci sono molte analogie con il contemporaneo film d'oltre oceano (500) giorni insieme: anche in quel caso il tempo viene contato per raccontare le fluttuazioni dei protagonisti intorno a qualcosa che lei Sole, chiaramente non vuole mentre lui, Tom, vorrebbe ma in realtà scambia per ingenuo sentimentalismo.

Altri film hanno affrontato l'argomento dell'adolescenza prolungata a partire dal capostipite:  L'ultimo bacio.  Trentenni che  giocano con la loro vita ma che vedono ancora il matrimonio come una meta ambita  anche se  difficile da raggiungere.  In questo Dieci inverni la situazione è molto più cupa: in nessun momento viene intravista la prospettiva del matrimonio, proprio perché manca l'amore e la conseguente progettualità di una unione matrimoniale. Neanche la nascita di una figlia, scuote Camilla che continua a non assumersi alcuna responsabilità.

Il film ci mostra un elevato cameratismo fra i due sessi (il vivere come amici nella stesso appartamento sarebbe stato impensabile solo nella generazione precedente)  e se si creano delle relazioni fra un ragazzo e una ragazza, queste potremmo definirle "amicizie sessuate" perché hanno la caratteristica dello stare assieme restando sempre se stessi, senza esser disposi a subire quel  diventare altro da se che il vero amore comporta, un lui e un lei assorbiti in una nuova unità che li ingloba e li trascende.

Altri film hanno sottolineato la precarietà del lavoro come una delle condizioni che determinano per propagazione la precarietà degli affetti, come in Tutta la vita davanti di Virzì (nel quale c'era nuovamente Isabella Ragonese).

Nel caso di Dieci inverni neanche questa motivazione viene addotta per giustificare il cuore fragile dei due protagonisti, il loro vivere all'interno di un orizzonte terribilmente angusto. Il pudore dei loro sentimenti è in realtà mancanza di coraggio e il  coraggio manca perché  non c'è speranza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CADO DALLE NUBI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 12:49
Titolo Originale: CADO DALLE NUBI
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Gennaro Nunziante
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone, Pietro Valsecchi
Produzione: Taodue Film
Durata: 99'
Interpreti: Checco Zalone, Dino Abbrescia, Giulia Michelini

Checco vive a Polignano e sogna di diventare un cantante famoso. Abbandonato dalla sua fidanzata perché continua a vivere solo di sogni, si trasferisce a Milano in cerca di fortuna e va a vivere presso suo cugino. Conosce una ragazza,  Marika e per starle vicino decide di fare con lei volontariato presso una parrocchia, insegnando ai ragazzi a cantare. Quando finalmente viene ospitato a casa della famiglia di lei, scopre che il padre è uno sfegatato leghista che non sopporta i pugliesi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film porta in evidenzia molte contraddizioni e temi caldi della società odierna ma invece di proporre soluzioni frutta i contrasti per innescare situazioni comiche
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio spesso grossolano
Giudizio Artistico 
 
Il film è di fattura modesta e si regge unicamente sull'energia di Checco Zalone

Questo film, molto semplice nella struttura e modesto nei mezzi impiegati, è salito subito in testa alle classifiche del box office, appena uscito nelle sale.

E' interessante quindi analizzare la performance di Checco Zalone, finora noto  per le sue apparizioni a Zelig in TV, sopratutto per comprendere se  possiamo annoverarlo nella schiera dei nuovi comici emergenti come Alex e Franz al Nord (La terza stella, Mi fido di te) e Ficarra e Picone al Sud (Il 7 & l'8, La matassa).

Questa doppia coppia di interpreti si è da subito caratterizzata per una comicità non volgare e per la loro capacità di affrontare con il sorriso temi attuali (il precariato), ma anche universali (l'amicizia, la difesa del rapporto coniugale).

Checco Zalone è sostanzialmente differente. Evita nel film grossolanità basate su  riferimenti sessuali (non si può dire lo steso delle sue apparizioni a Zelig) ma il modo con cui affronta i problemi di oggi è più sbrigativo e grossolano, come in fondo è il personaggio che ha creato.

Di temi caldi ne mette in campo molti: il super sfruttato confronto fra terroni e polentoni (con chiari allusioni alle ideologie della Lega Nord), i bianchi e gli immigrati di colore, le coppie etero e quelle omosessuali. Temi importanti ed attuali che non vengono proposti dopo una originale riflessione, ma al contrario, sbattuti con forza sullo schermo al solo scopo di innescare spunti comici.

La tecnica con cui si cerca di portare lo spettatore al riso è sostanzialmente la stessa, ripetuta più volte: Checco si infila al centro di una situazione delicata  in modo grossolanamente diretto, quasi a ricercare un effetto catartico da questo suo modo brutale di rompere le contrapposizioni.

Non mancano episodi di vera maleducazione, come quando Checco, vincitore di un concorso canoro,  tratta con superiorità i  concorrenti che sono arrivati secondi o quando, dovendo  chiedere delle indicazioni stradali, di fronte a una risposta in stretto dialetto lombardo, risponde in malo modo.

Se Checco riserva per se una romantica storia d'amore con tanto di matrimonio finale, sul tema dell'omosessualità costruisce (sempre su di se) una storia di radicale "conversione" (arrivato a Milano, scopre, con grande sconcerto,  che suo cugino convive da 10 anni con un uomo).  Checco giustamente suggerisce al cugino di non nascondere le sue inclinazioni ai  genitori ma il modo con cui affronta questo tema risente chiaramente dell'ideologia gay.
Capitato nel bel mezzo di un locale per omosessuali, li affronta parlando del loro stato come di una malattia  e viene da questi aspramente contestato (notoriamente il movimento gay rigetta tale ipotesi).
In un altro momento del film, il cugino si lamenta di non poter "avere"  assieme al suo compagno, un proprio figlio.
Infine quando Checco, ormai "convertito"  cerca di convincere suo zio ad accettare la condizione di suo figlio, approccia il tema in modo  alquanto semplicistico: "non ti preoccupare: siamo nel 3000, nessuno ci fa più caso".

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: canale 5
Data Trasmissione: Martedì, 16. Giugno 2020 - 21:20


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