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Il film non fa parte di nessuna categoria

WATCHMEN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:50
Titolo Originale: Watchmen Regia: Zack Snyder
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: David Hayter e Alex Tse basata sulla graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons
Produzione: Lawrence Gordon/Lloyd Levin e Deborah Snyder per Warner Bros
Durata: 162'
Interpreti: Malin Akerman, Billy Crudup, Carla Gugino, Jeffrey Dean Morgan, Jackie Earle Haley e Patrick Wilson

Siamo nel 1985 in un’America alternativa dove Nixon veleggia soddisfatto nella sua quinta presidenza dopo che i giornalisti del Watergate sono morti per mano di un misterioso killer...che altri non è che Eddie Blake, alias il Comico, uno dei vigilanti mascherati ormai pensionati proprio da un decreto del governo. Quando il Comico viene ucciso, Rorschach, un altro giustiziere mascherato con una pessima fama, si convince che qualcuno vuole uccidere i Watchmen di un tempo e si affretta ad avvertire i suoi vecchi compagni: l’indistruttibile Dottor Manhattan e la sua compagna Laurie Jupiter, Gufo Notturno e Ozymandias, quest’ultimo diventato milionario commercializzando la sua identità segreta. La verità, tuttavia, è molto più complessa e di mezzo c’è, manco a dirlo, la salvezza dell’umanità...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Concentrato di violenza coreografata in modo spettacolare enfasi della giustizia fai da te dei simil-rondaioli in maschera
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza, nudi e scene a contenuto sessuale, turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Nello sviluppo della vicenda la filosofia si trasforma in maniera, l’eroismo in esibizioni fini a se stesse, e i tanti temi messi sul tappeto , si perdono in un kitsch autoreferenziale che rendono la pellicola di difficile digestione.

Negli ultimi anni numerosi blockbuster tratti da fumetti hanno saputo trattare temi universali ed ambiziosi come le tentazioni del potere, i dilemmi della giustizia e della morale, i travagli interiori di eroi complessi e sfaccettati sfiorando perfino snodi metafisici. I Batman  firmati da Christopher Nolan, gli X-Men e il nuovoSuperman  di Bryan Singer e almeno i primi due Spiderman sono pellicole in perenne tensione tra fantastico e realismo psicologico, tra invenzione e attenzione ai temi più scottanti dell’attualità, che hanno saputo convincere spettatori  che vanno ben oltre i limiti dei fan della strisce.

Niente di tutto questo accade con la nuova costosissima fatica di quello Zack Snyder che un paio d’anni fa ha dispiegato tutto il suo gusto tra il camp e il barocco per narrare le vicende dei 300 di Leonida alle Termopili (vedi anche recensione in Scegliere un film 2007).

La pellicola tratta dalla graphic novel di Alan Moore (l’unica ad aver mai vinto il premio Hugo e ad essere considerata da molti autorevoli ammiratori, un vero e proprio capolavoro della letteratura tout court) è un concentrato di violenza coreografata in modo spettacolare (ma decisamente poco coinvolgente), in cui i personaggi (con alcune parziali eccezioni) non riescono ad andare oltre la bidimensionalità dei loro ruoli, intrappolati nel latex dei loro costumi che finiscono per strizzare l’occhio a una gay parade piuttosto che a veicolare drammi di eroi (super)umani.

E sì che di carne al fuoco gli autori ne mettono parecchia, riprendendo temi comuni ad altri lavori di Moore (come V per Vendetta, anch’esso adattato per il grande schermo e anch’esso disconosciuto dallo scrittore e musicista inglese...). In un mondo alternativo e/o futuro l’aspirazione ad una giustizia senza compromessi si intreccia con i rischi per la democrazia e le utopie di un mondo liberato dalla “naturale” aggressività umana, mentre la condizione di supereroi sui generis non toglie ai protagonisti di misurarsi con i più banali cedimenti della psiche. L’impotenza (fisica, ma non solo) di Dan Dreiberg, alias Gufo Notturno, che desidera e teme di tornare al costume che l’ha reso eccezionale, le insicurezze e i ricordi traumatici di Sally Jupiter (con madre pin up alcolizzata e una relazione poco soddisfacente con l’ormai ultra-umano dottor Manhattan), ma soprattutto la pericolosa sete di giustizia del disturbato Rorschach, estraneo a qualunque genere di negoziazione.

Nella complessa struttura narrativa (ricca di flashback, ma anche di larghe parentesi meditative e interminabili scene di sesso ai limiti del grottesco) che occupa lo spazio di quasi tre ore, Snyder e i suoi trasferiscono una trama che in fin dei conti potrà apparire addirittura un po’ prevedibile a chi non sia un fan sfegatato delle celebri strisce.

Perché nella pellicola la filosofia si trasforma in maniera, l’eroismo in esibizioni fini a se stesse, e temi potenzialmente intriganti come le varie teorie del complotto (artificiosa pace universale versus giustizia fai da te dei simil-rondaioli in maschera), si perdono in un kitsch autoreferenziale che rende la pellicola di difficile digestione.vv

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DUPLICITY

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:30
Titolo Originale: DUPLICITY
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Tony Gilroy
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Produzione: Laura Bickford per Relativity Media/Warner Brothers
Durata: 220'
Interpreti: Julia Roberts, Clive Owen, Tom Wilkinson, Paul Giamatti

Dubai. Ray Koval, spia del MI6, viene sedotto e derubato di importanti documenti da Claire Stenwick, al soldo della CIA. I due si rincontrano tre anni dopo a Roma e, nonostante la reciproca sfiducia, finiscono a letto insieme. è Claire a proporre a Ray di “entrare in società”; lasceranno il settore pubblico e tenteranno il colpo grosso sfruttando la guerra dello spionaggio industriale. Altri due anni e li ritroviamo ad operare, apparentemente su fronti avversi, nella lotta senza quartiere tra due colossi farmaceutici. È l’occasione che stavano aspettando per fregare tutti e filarsela, sempre che si

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due persone che per mestiere sono allenate per non fidarsi di nessuno, scoprono gradualmente un sentimento reciproco
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sensuali. Saltuariamente linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
La storia, sospesa tra i toni della commedia brillante e quelli del dramma-thriller, non trova una strada convincente e finisce per rimanere un po’ freddina

Tony Gilroy, dopo il cerebrale e complesso Michael Clayton, atto di accusa alle multinazionali e al loro spietato giro di affari che travolge persone e moralità, torna a giocare su un campo affine, ma scegliendo, per la verità con alterna convinzione, la chiave della commedia brillante e del doppio/triplo gioco sullo stile del franchise di Oceans Eleven (non a caso ritroviamo Julia Roberts, presente anche in questi film).

Protagonisti della storia (ma scopriremo assai meno padroni del gioco di quello che credono) sono due ex spie, lui inglese, ruvido ed efficace agente sul campo, lei raffinata doppiogiochista (e sempre un passo avanti alla sua controparte maschile). I due si incontrano, si fregano e si amano sullo sfondo di una serie di location ultralusso che in breve li inducono a progettare un futuro a cinque stelle a spese di qualche industriale in cerca di intelligence qualificata, la nuova frontiera di impiego per gli 007 stufi di correre pericoli per uno stipendio da statali.

Detto fatto i due si trovano coinvolti nel gioco spietato tra due industriali farmaceutici cattivissimi e un po’ sopra le righe (Tom Wilkinson e Paul Giamatti), posta in palio un prodotto misterioso (il classico McGuffin, la preda invisibile dai tempi di Alfred Hitchcock) capace di cambiare le sorti delle due aziende.

Gilroy, come in Michael Clayton, complica la storia con l’uso di flashback che costringono lo spettatore a correggere progressivamente il proprio punto di vista sulla storia fino al (prevedibile) colpo di scena finale.

Purtroppo, nonostante l’innegabile mestiere del regista e la simpatia dei due protagonisti, la storia, sospesa tra i toni della commedia brillante e quelli del dramma-thriller, non trova una strada convincente e finisce per rimanere un po’ freddina. In teoria l’idea di raccontare il percorso verso l’amore (che per definizione richiederebbe la fiducia reciproca) di due persone che per mestiere sono allenate a non fidarsi di nessuno, utilizzando gli schemi narrativi di un racconto di genere non sarebbe stata male.

Quello che però manca a Duplicity, paradossalmente, è proprio lo spazio necessario a far apprezzare al pubblico il passaggio, nient’affatto scontato, tra l’innegabile attrazione fisica tra Claire e Ray e un sentimento reale. Sarà per questo che alla fine la pellicola lascia in bocca un senso di insoddisfazione, come un piatto ben cucinato a cui manchino uno o due ingredienti fondamentali. Non si rifiuta di pagare il conto, ma difficilmente si consiglierà il ristorante agli amici…

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUESTIONE DI CUORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:22
Titolo Originale: QUESTIONE DI CUORE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi
Produzione: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenez per Cattleya
Durata: 110'
Interpreti: Antonio Albanese, Kim Rossi Stuard, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi

Alberto è uno  sceneggiatore:  spirito caustico e di umore incostante, è perennemente carico di debiti e ora anche  in crisi di ispirazione. Angelo fa il carrozziere: è specializzato in  auto d'epoca nel quartiere del Pigneto, a Roma. Ha saputo costruire con metodo e costanza  il successo della sua officina; ha due figli e una moglie affettuosa che sta aspettando il terzo. Il caso vuole che entrambi si trovino all'ospedale in letti vicini  dopo un attacco di cuore. Invece di drammatizzare, riescono a confortarsi a vicenda e anche quando sono stati dimessi, si accorgono che quella "questione di cuore" che hanno in comune li ha resi molto amici....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due uomini molto diversi diventano amici e sanno aiutarsi a vicenda nel pieno rispetto della personalità dell'altro
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale, statico. Un sbrigativo incontro amoroso con nudità parziali. Alcune battute pesanti e linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
Brava la Archibugi nel tratteggiare i due protagonisti, grazie anche all'ottima interpretazione di entrambi gli attori. La storia si muove su binari prevedibili, senza impennate

Alberto e Angelo non sono differenti solo per per preparazione  culturale, per il contesto sociale in cui vivono ma anche per una diversa visione della vita.

Per Alberto, il mestiere di sceneggiatore ha finito per deformare il modo  con cui guarda gli altri:  ha l'atteggiamento un po' cinico di chi viviseziona le persone solo per carpirne la storia segreta, meglio se ingarbugliata e torbida. Non riesce  a trattenere nulla (né gli affetti, né i soldi) ma tutto gli scivola via corroso dal suo modo di veder la vita dal di fuori, quasi un deus ex-machina.

"Tu sei facile: sei un classico della narrativa di tutti i tempi" dice Alberto a Rossana, la moglie di Angelo, abituato a catalogare le persone secondo le categorie psicologiche di  Jung, oggetto della sua tesi di laura.

Angelo al contrario è attaccato alla materia: ai pezzi di ferro delle carrozzerie delle macchine storiche che ripara, al quartiere e  alla casa che furono già di suo padre e dei suoi nonni. Non esita a frodare il fisco per poter continuare ad accumulare soldi, non per crescere in  ricchezza ma in sicurezza;  ha un senso di preziosa proprietà nei confronti della moglie dei due figli.

"11 e 12 non vi siete stancati di parlare?" esclama spazientito l'infermiere nel vedere che i due degenti, messi in un letto accanto all'altro, se la ridono e si  rincuorano a vicenda ("in fondo siamo dei quarantenni, non vedi gli altri come sono decrepiti?"). E' come se entrambi fossero impegnati a recitare delle parti : Alberto mentendo al suo produttore per una sceneggiatura che non riesce mai a finire o alla sua ragazza, troppo apprensiva nel prescrivergli una serie di divieti; Angelo, costretto a tranquillizzare la moglie e la nonna. 
Solo quando sono da soli i due  riescono ad essere pienamente sinceri, ora che l'uno conosce dell'altro il vero stato di salute.

La loro amicizia continua anche quando sono usciti dall'ospedale: Angelo, conosciute le difficoltà dell'amico, dimostra grande generosità  invitandolo a venire a vivere in  famiglia.

Alberto, lui che non ha mai voluto pensare a legami stabili, finisce per  insinuarsi nei non facili legami della famiglia dell'amico.
Di fronte a Rossana  angosciata per la malattia del marito e alla figlia,  ribelle di costituzione,  riesce con la sua stessa ironia, ora ben impiegata,  ad addolcire le preoccupazioni di lei e a smontare la voglia di ribellione della ragazza. Con il piccolo figlio di Angelo , innesca simpatici esercizi di fantasia: osservare la gente che si incontra per strada e dedurne la storia che c'è dietro: "é questa la domanda" sentenzia  Alberto ogni volta che in una delle  loro ricostruzioni  ipotetiche si inserisce un dubbio: garanzia sicura per aver trovato la  svolta drammatica della sceneggiatura.

In fondo nessuno dei due cambia di carattere ma entrambi impegnano le loro potenzialità per un compito che va al di là di loro stessi:: occuparsi del bene dell'altro.

La Archibugi è molto brava a dirigere gli attori (ottimo Antonio Albanese, a cui è toccato il personaggio più ricco) e a evitare il pericolo, sempre dietro l'angolo in queste storie di malati con rischio di morte, di pietismo. Globalmente appare però una storia piccola che, impostata fin dall'inizio su certi binari, finisce per  svilupparsi in modo prevedibile. In questo caso lo stimolo di "é questa la domanda" viene disatteso: viene a mancare una svolta, un colpo d'ala della sceneggiatura.

La Archibugi ha un altro merito: essere riuscita a valorizzare angoli poco noti della borgata romana, che esternamente appaiono squallidi ma dove i loro abitanti  si conoscono tutti, casa e bottega sono uno di fronte all'altra e  l'uso del dialetto serve per rimarcare la propria identità, incluso quello con cui si esprime la cameriera cinesina, probabilmente una immigrata ormai di seconda generazione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI1
Data Trasmissione: Sabato, 29. Novembre 2014 - 2:30


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LA VERITA' E' CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 13:18
Titolo Originale: He’s Just not that into You
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Ken Kwapis
Sceneggiatura: Abby Kohn e Marc Silverstein dal libro di Greg Behrendt e Liz Tuccillo
Produzione: Drew Barrymore per Flowers Films
Durata: 120'
Interpreti: Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly, Scarlett Johansson

La romantica Gigi sogna di trovare il grande amore tra gli uomini che frequenta tra bar e appuntamenti al buio, ma è destinata a rimanere frustrata e delusa, finchè il cinico barista Alex non le svela i segreti della mente e del linguaggio maschile. Beth, che convive da sette anni con un uomo che non crede nel matrimonio, decide di lasciarlo per non rinunciare al sogno di sposarsi come le sue sorelle, salvo scoprire che a volte la forma non vale quanto la sostanza; e infine una coppia sposata senza troppa convinzione affronta una crisi dovuta al tradimento di lui e alle ossessioni di lei

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film finisce per non essere altro che una desolante rassegna su un campionario umano piuttosto deprimente
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio volgare, scene sensuali con accenni di nudo.
Giudizio Artistico 
 
La mancanza di approfondimento dei personaggi fa sì che la pellicola perda ben presto mordente e interesse
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PUSH

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 13:08
Titolo Originale: Push
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Paul McGuigan
Sceneggiatura: David Bourla
Produzione: Summit Entertainment/Icon Productions/Infinity Pictures Entertainment
Durata: 120'
Interpreti: Chris Evans, Camilla Belle, Dakota Fanning, Djmon Hounsou

Ignoti ai più, vivono in mezzo agli altri esseri umani, individui dotati di poteri straordinari, sensitivi in grado di prevedere il futuro, di muovere gli oggetti, di influenzare il comportamento delle persone, di guarire e di distruggere. I primi a tentare di trasformare queste persone in armi sono stati i nazisti, ma poi anche i governi di tutto il mondo ci si sono dedicati attraverso organismi segreti denominati Divisioni, che rapiscono e manipolano questi individui eccezionali. Il problema è che gli stessi medicinali usati per incrementare i loro poteri finiscono anche per ucciderli, almeno finchè una ragazza, miracolosamente sopravvissuta all’iniezione, sfugge da un laboratori. Inizia una fuga forsennata che giunge fino a Hong Kong e che coinvolge una bambina veggente, un telecineta eroe suo malgrado e i governi di vari Paesi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è pervaso di una sostanziale assenza di moralità sia pure elementare
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
La debolezza della trama e la mancanza di profondità psicologica dei protagonisti rende questa pellicola particolarmente dimenticabile.

Forse era sbagliato aspettarsi qualcosa di più che questo confuso e mediocre action futuristico (che rubacchia da Matrix  e da decine di altre pellicole di genere) dall’autore del sopravvalutato Slevin patto criminale  (vedi recensione in Scegliere un film 2007), con cui questa pellicola condivide il tentativo malriuscito di sbalestrare lo spettatore attraverso cambi di prospettiva improvvisi e rivelazioni a sorpresa. Davvero non si capisce come un  cast tutto sommato rispettabile (la minidiva Dakota Fanning ormai sull’orlo dell’adolescenza, scherzosamente consapevole del proprio status; Chris Evans, bello d’azione reduce dei Fantastici quattro; Djmon Hounsou, già cacciatore spietato in The Island) si sia lasciato coinvolgere in una pellicola che ha ambizioni da serie A (il finale aperto, come pure la menzione insistita di personaggi che non si vedono mai in scena e che si intuiscono fondamentali,anzi, lascia intendere che gli autori avessero in mente qualche sequel) ma che nella realizzazione assomiglia tanto ad un B movie.

Le premesse della storia, confusamente enunciate dalla voce della piccola veggente a inizio film, mescolano suggestioni da X Men a tutta una serie di racconti paranormali in stile anni Settanta-Ottanta, in cui i poteri mentali di individui eccezionali si inserivano nei meccanismi spietati della Guerra Fredda. Con queste storie il film ha in comune protagonisti un po’ anarchici e la (oggi molto diffusa) sfiducia nelle forze istituzionali: le Divisioni, messe in piedi con eguale assenza di controllo legale e morale, dai diversi governi, sono il nemico. Il confuso gruppetto di eroi, quasi sempre in fuga, si muove in una realtà ostile e incerta, mentre l’inserimento della previsione del futuro (con tutti i paradossi narrativi che essa comporta) scombussola ulteriormente le carte.

La debolezza della trama (vale il principio che è meglio una spiegazione adeguata oggi che una rivelazione domani: demandare il senso di un film a una pellicola che forse non vedrà mai la luce è sempre rischioso), pervasa di una sostanziale assenza di moralità sia pure elementare (che di solito non manca ad un genere codificato come l’action), e la mancanza di profondità psicologica dei protagonisti rende questa pellicola particolarmente dimenticabile.

Ciliegina sulla torta, l’ambientazione totalmente cinese (ci si aspetterebbe che individui in fuga e desiderosi di mescolarsi alla folla non scegliessero un luogo dove sono praticamente gli unici a non avere la pelle gialla) alla fin fine un po’ claustrofobica, che non si spiega se non con ragioni di budget.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TWO LOVERS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:57
Titolo Originale: TWO LOVERS
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: James Gray
Sceneggiatura: Richard Menello, James Gray
Produzione: 2929 Productions, Tempesta Films
Durata: 110'
Interpreti: Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini

Leonard non è non è più un giovinetto ma vive di nuovo in casa dei genitori, a Brighton Beach- Brooklin; ha avuto una cocente delusione amorosa e ha cercato di farsi del male, ha cercato di uccidersi. I genitori lo sorvegliano discretamente lo fanno lavorare nella loro lavanderia a secco. Hanno anche pensato di accasarlo con Sandra, la figlia del socio in affar del padre. Leonard non rifiuta di incontrarsi con Sandra, ma conosce occasionalmente anche la bionda Michelle, sua vicina di casa. Stralunata, amante di un uomo già sposato, non sa uscire  dal suo stato e chiede l’aiuto di Leonard, che  però rivive con lei gli stessi tormenti che lo hanno fatto soffrire e se ne innamora perdutamente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Leonard è in cerca dell' amore eterno ma non disdegna sbrigativi incontri prematrimoniali con entrambe le donne
Pubblico 
Maggiorenni
Uso di droghe, due incontri sessuali senza nudità, inclinazione all'autolesionismo del protagonista
Giudizio Artistico 
 
James Gray conferma le sue grandi doti di narratore di conflitti personali e familiari ed è guidato da un sicuro intuito cinematografico

James Ray, al suo quarto film dopo dopo Little Odessa - 1994, The Yards – 2000 e I padroni della notte – 2007 abbandona il genere poliziesco per affrontare una storia d’amore, vagamente ispirata alla novella Le notti bianche di Fedor Dostoevskij.
Alcuni riferimenti dei suoi film restano però ben saldi: l’ambientazione nella sua amata New York (nei  grigi sobborghi di Brookling ma anche nella sfavillante down town),  l’appartenenza forte a un gruppo etnico (in questo caso si tratta di una comunità di ebrei) e i legami familiari, che si caricano di solidarietà tanto più uno dei componenti è fragile e bisognoso di aiuto. C’è inoltre un segreto amore per ciò che è tradizione, ciò che dura  fuori del tempo nei suoi film: se ne I Padroni della notte sottolineava   il fascino delle divise dei poliziotti, le loro adunanze in grande uniforme, qui Leonard si comporta come il più classico degli innamorati: compra un anello di fidanzamento per la sua bella.

Nonostante il suo precario equilibrio emotivo (nell’incipit del film assistiamo a un suo tentativo di suicidio che non pare essere il primo) Leonard conosce in poco tempo due donne, una, Sara, innamorata di lui fin dall’infanzia e l’altra Michelle che non disdegna di incontrarsi e passare qualche serata con lui (inutile domandarsi cosa avrà di tanto speciale questo Leonard per attirare così le donne).

La storia si muove sui  binari paralleli,  sulla spinta  dei diversi caratteri delle due donne: il personaggio di Sara, solare e trasparente fin dall’inizio, non ha evoluzione e di fronte alle instabilità di Leonard sa raddoppiare le  cure e le attenzioni, in paziente attesa che, guarito, ricambi l’amore di lei; Michelle impersona all’opposto la fragilità, l’instabilità femminile: conscia del suo fascino, attira Leonard ma solo perché ha bisogno di un amico che la consigli nella sua ingarbugliata storia d’amore. Vorrebbe  lasciare il suo amante già sposato ma non ha il coraggio di farlo; promette di fuggire con Leonard ma poi ci ripensa.

Secondo una legge molto antica, le donne che fanno soffrire finiscono per attirare molto di più di quelle che  si pongono, rassicuranti, al tuo fianco e Leonard ritrova in ciò che sente per Michelle il turbine della sua passata, dolorosa esperienza.

ln effetti questa storia d’amore poteva risultare  la solita storia d’amore, ma il regista ha un suo stile molto personale  e un innegabile senso cinematografico che rende originale anche quello che non è: quel guardarsi dalla finestra e parlarsi con il telefono, di Leonard e Michelle, potrebbe ricordare La finestra sul cortile; i loro incontri segreti sul tetto ventoso del loro palazzo alle prime luci dell’alba, rimanda a Vertigo (La donna che visse due volte) . Le ambientazioni sempre originali, le attese di Leonard per agganciare un amore impossibile costruiscono una suspense degna di un giallo.  Molto bravi Joaquin Phoenix e Gwyneth Paltrow.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TEZA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:36
Titolo Originale: Teza
Paese: Etiopia, Germania, Francia
Anno: 2008
Regia: Haile Gerima
Sceneggiatura: Haile Gerima
Produzione: Haile Gerima, Karl Baumbartner, Marie-Michéle Cattelain, Philippe Avril, Joachim Von mengershausen, Salome Gerima, per Negod-Gwad Production, Pandora Film Limited
Durata: 140'
Interpreti: Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun

Anberber, giovane studente etiopico, si è recato in Germania per prendere la laurea in medicina ma alla caduta del regime del Negus ritorna in patria, per poter realizzare la rivoluzione da lui tanto auspicata. La realtà si dimostrerà ben diversa: il paese viene soffocato da una dittatura marxista intransigente e neanche il ritorno al villaggio natio, dove può ritrovare la vecchia madre, allevia la sua tristezza, perché antichi pregiudizi e il rigoroso governo degli anziani non lo  riportano a quel mondo incantato della giovinezza a cui sono legati i suoi ricordi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore denuncia lucidamente ogni forma di violenza da qualsiasi parte essa provenga ma la proposta alternativa si limita a un individualismo disimpegnato
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e visioni di ferite impressionanti
Giudizio Artistico 
 
Il regista ha grande professionalità nel condurre la storia pur con alcune lentezze. Bravi gli attori e ottima la fotografia

Il film , che abbraccia vari decenni della storia dell'Etiopia, ha il respiro di un'epopea, alternando la vita privata del dottor  Anberber con la cronaca di   una società oppressa dalla dittatura di Menghitsu. Il film avanza senza fretta (dura due ore e venti)  alternando liriche visioni del tranquillo lago dove il protagonista ha passato la sua giovinezza  a scene di violenza, come quelle in cui le milizie  del dittatore rastrellano i villaggi alla ricerca di giovani da arruolare; la modernità dell'ospedale di Addis Abeba convive con il pigro procedere di buoi che spingono un aratro rudimentale in una arida campagna, mentre alle riunioni dei giovani contestatori  tedeschi degli anni '70, molto impegnati solo a  parole, fanno seguito le discussioni del consiglio degli anziani del villaggio.

"Dov'è il saggio che risolva l'enigma  di come andranno le cose nel mondo dei cieli, di coloro che soffrono qui sulla terra" declama una voce all'inizio della storia. Il desiderio di restare neutrale e la scelta della non violenza  sembra essere il modo con cui il protagonista ha deciso di rapportarsi a un mondo senza pace: unitosi a un gruppo della sinistra studentesca quando era in Germania, desideroso una volta tornato in patria, di contribuire alla realizzazione di una rivoluzione popolare,  si ritrova sotto una dittatura piena di fanatismo marxista peggiore della prevedente;  non per questo si affianca ai guerriglieri dissidenti e la sua scelta finale sarà quella di diventare un  insegnante dei ragazzi del suo villaggio. Il racconto del film si ferma al '90, quindi è non si intravede ancora un segno di cambiamento (Menghitsu verrà deposto nel 1991 da una coalizione  di forze ribelli).  La ripresa nel 1998 della guerra con l'Eritrea contribuirà a  a fiaccare  ulteriormente l'economia del paese e a mietere altre vittime.

Il pensiero del regista si delinea in modo progressivo: non oppone il presente al passato, la tradizione contro la modernità, il  liberismo contro il marxismo, ma ritiene che la radice di ogni conflitto risieda nella contrapposizione fra la libertà dell'individuo  e  le tante forme di imposizione oppressiva con cui le strutture organizzate, siano esse civili, politiche o religiose cercano di affermare se stesse. Il linguaggio ma anche il rito, sono  per lui   strumenti tipici dell'oppressione:  Gerima ricostruisce con molta cura i discorsi vaneggianti dei gruppuscoli rivoluzionari tedeschi ma anche il rito marxista dell'autocritica davanti a un tribunale del popolo,  le insulse sottili distinzioni fra la purezza di un comunismo Albanese rispetto a quello  sovietico. Anche gli abitanti del suo villaggio, con le loro antiche credenze e tradizioni non ne sono immuni: il consiglio degli anziani mostra tutti i suoi pregiudizi verso una donna cacciata dal marito, ma anche la tradizionale fede copta della popolazione è per l'autore è una superstizione pericolosa o inutile: il regista  ridicolizza la devozione della madre di Anberber che, per ringraziare la Madonna del ritorno del figlio, si reca in ginocchio fino alla chiesa del paese.

Cosa ha da proporre in cambio l'autore? Pacifismo e la libertà individuale, svincolata però  da ogni responsabilità. Nei rapporti con le donne il protagonista si comporta da libertino (in Germania, da studente, indurrà indirettamente la sua ragazza ad abortire per evitare di  avere impegni; in patria, sceglie una forma di libera convivenza con la donna che ama).
Non si può non fare un accostamento con il film Persepolis: anche in quel caso si trattava di una ragazza di origine iraniana che dopo la caduta di Reza Pahlavisi è ritrovata a vivere in un regime (quello del periodo di Khomeynista) oppressivo quanto il primo. Anche in quel caso, furono  fondamentali  per lei gli anni di formazione  in Europa.

Fa venire un po' di tristezza osservare  come in entrambi i film, i protagonisti non abbiano saputo assimilare dall'Occidente altro valore che quello  di un individualismo senza vincoli di responsabilità, che li porta a essere disimpegnati nell'amore privato e privi di solidarietà verso i propri connazionali: se Marjane (la ragazza iraniana) sceglie la via del ritorno in Europa, Anberber, pur potendo avere un peso nel suo paese con la sua preparazione culturale e professionale, resta nel suo piccolo villaggio  a fare il maestro.

Gemina è molto bravo nel guidare gli attori e beneficia della bellissima fotografia dell'italiano Mario Masini ma i suoi ritmi sono  troppo lenti per i gusti di noi  occidentali; inoltre  la storia  costruisce un eccesso di vittimismo intorno al protagonista (non ben chiarite le motivazioni del pestaggio a sfondo razziale che avviene  in Germania).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ONDA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:26
Titolo Originale: Die Welle
Paese: Germania
Anno: 2008
Regia: Dennis Gansel
Sceneggiatura: Dennis Gansel e Ueli Christen dal racconto di William Ron Jones
Produzione: Rat Pack Filmproduktion GmbH/Constantin Film Produktion
Durata: 121'
Interpreti: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich

In una scuola superiore nella Germania dei nostri giorni si svolge la settimana a tema. A Reiner Wenger, professore giovanile e rockettaro, è chiesto di approfondire l’arduo tema dell’autocrazia.  Per stimolare gli studenti, inizialmente riottosi alla prospettiva di discutere nuovamente i mali del fascismo, il professore dà vita ad un esperimento poco ortodosso che simula un regime dittatoriale fra i banchi di scuola. La lezione, sulle prime affascinante, scivola presto su una china imprevista che porterà la settimana ad un epilogo drammatico.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ha il grande pregio di evidenziare l’equilibrio instabile del disagio giovanile ma non viene presentata nessuna prospettiva educativa alternativa a quella di proporre la totale assenza di uno spirito comunitario o di una passione forte
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza e di tensione
Giudizio Artistico 
 
racconta quindi una storia drammatica ed energica
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HOUDINI L'ULTIMO MAGO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:06
Titolo Originale: Death defying Acts
Regia: Gillian Armstrong
Sceneggiatura: Brian Ward e Tony Grisoni
Produzione: Myriad Pictures/BBC Films/Cinemakers/Film Finance/Australian Film Finance Corporation
Durata: 93'
Interpreti: Guy Pearce, Catherine Zeta-Jones, Saoirse Ronan, Timothy Spall

Dopo la morte dell’amata madre il famoso illusionista Houdini, specializzato in fughe acrobatiche e spettacolari, in cambio di un premi di diecimila dollari sfida i sensitivi di tutto il mondo a indovinare con esattezza le ultime parole rivoltegli dalla donna sul letto di morte. La grande sfida gli permette di smascherare imbroglioni ovunque, finchè la sua turnée lo porta ad Edimburgo. Qui Mary Macgartie e sua figlia Benji si guadagnano da vivere estorcendo denaro ai creduloni grazie alle presunti doti psichiche della donna. Per Mary la sfida del grande mago sarebbe l’occasione per liberarsi per sempre dalla povertà, ma per lei e per Houdini è in agguato il pericolo più grande di tutti: l’amore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il finale ribadisce che la realtà è semplicemente quella che si vede e che deve essere accettata comunque
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione
Giudizio Artistico 
 
Un un film certamente suggestivo, ma che, nella foga di accumulare metafore, perde per strada la logica narrativa.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STAR SYSTEM SE NON CI SEI NON ESISTI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:30
Titolo Originale: STAR SYSTEM SE NON CI SEI NON ESISTI
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2008
Regia: Robert B. Weide
Sceneggiatura: Peter Straugham
Produzione: Number 9 Films, Intandem Films
Durata: 110'
Interpreti: Simon Pegg, Kirsten Dunst, Jeff Bridges, Megan Fox

Sidney Young, redattore di una oscura rivista scandalistica londinese,  ha sempre sognato di entrare nel mondo dello star system; l'occasione si presenta quando viene assunto in prova nella più prestigiosa rivista cinematografica di New York. La sua pretesa di portare energie fresche in una rivista ormai troppo ingessata si scontra contro uno star system fatto di collusioni e di opportunismi; per fortuna sarà l'amore, quello vero, a farlo traghettare, lui figlio di un illustre professore di filosofia, verso obiettivi di vita più seri e concreti

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'amore e i buoni sentimenti alla fine trionfano ma l'autore manifesta un compiacimento acritico verso un mondo fatto di party a base di cocaina e sbrigativi incontri sessuali
Pubblico 
Maggiorenni
La voglia di provocare e scandalizzare spingono l'autore a scene di cattivo gusto: una notte passata con un travestito, un ballo con spogliarello, una parodia sexy di Madre Teresa di Calcutta, uso di cocaina ad un festino
Giudizio Artistico 
 
Buona interpretazione di tutti gli attori: il comico inglese Simon Pegg sa imprimere energia e dinamismo e comicità demenziale a tutta la storia

Il film è tratto da "Un alieno a Vanity Fair" il romanzo autobiografico di Toby Young che racconta di come da Londra si sia trasferito a New York per lavorare alla più prestigiosa rivista di gossip americana, salvo poi venirne licenziato dopo due mesi per mancata osservanza delle regole mondane. Il comico inglese Simon Pegg poco conosciuto in Italia, impersona molto bene, con la sua caotica comicità, la figura di questo giornalista irriverente e mordace, che è  convinto, proprio grazie a questo suo atteggiamento, di  riuscire  a mantenere la sua indipendenza di opinionista.
Le delusioni non tarderanno ad arrivare: per entrare nel "sistema" si debbono scrivere solo articoli controllati dai procuratori degli attori e delle attrici; la nascita e la caduta delle stelle sono rigorosamente pilotate e Sidney soffre per questa esclusione perché  troppo desideroso di relazionarsi con belle donne e di divertirsi nelle feste più mondane.
La svolta ci sarà quando Sidney scoprirà, in mezzo a un mondo così fatuo, una ragazza che desidera sopratutto scrivere un bel romanzo e in questo modo affrancarsi da quell'ambiente (con il quale lei  stessa si è compromessa, diventando l'amante segreta del capo di Sidney).
L'amore, quello vero, finalmente sboccerà perché Sidney custodisce nel suo cuore, forse un po' troppo in profondità,  l'eredità morale dei suoi genitori: la madre gli ha lasciato un anello che dovrà diventare pegno di un legame coniugale per tutta la vita mentre il padre, un illustre professore di filosofia, gli ricorda la sua solida preparazione letteraria che dovrebbe venir dirottata su attività  più nobili.
Molti film in passato  hanno avuto il sapore agrodolce di una commedia che vira talvolta sul drammatico; in "Star System" ci si trova di fronte a sequenze non sempre ben amalgamate: situazioni di   una comicità demenziale (sul tipo Mr Bean ma anche Austin Powers) si alternano ad altre dove viene espressa tutta l'angoscia del protagonista che riconosce di essere  un fallito  snobbato dai suoi stessi colleghi.

Tutti bravi i protagonisti, compreso Jeff Bridges nella parodia proprio di Graydon Carter di Vanity.  Megan Fox si presenta per quello che è adesso: una stella in ascesa che cita  La dolce vita immergendosi  vestita una piscina.
Il film è sicuramente inglese e non americano per quell'eccesso di irriverenza che sfiora  il cattivo gusto, rendendo la pellicola poco adatta ai minori

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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