FamilyOro

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

FOOTPRINTS - IL CAMMINO DELLA VITA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/04/2017 - 19:33
 
Titolo Originale: Footprints - El Camino de Tu Vida
Paese: Spagna
Anno: 2016
Regia: Juan Manuel Cotelo
Sceneggiatura: Juan Manuel Cotelo, Alexis Martinez
Produzione: Infinitomasuno
Durata: 89

Phoenix, Arizona. Padre Sergio, un parroco cattolico di origine spagnola, pubblicò, qualche anno fa, un annuncio. Un invito a percorrere il Cammino di Santiago di Compostela a piedi: 1000 Km in 40 giorni. Stava cercando in questo modo di realizzare un sogno che aveva coltivato fin da piccolo ma che poi non aveva potuto realizzare quando si era trasferito in America. Inaspettatamente, nonostante il grande impegno che comportava un’impresa del genere, risposero positivamente altri 10 giovani o quasi giovani.…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il cammino di Santiago è visto attraverso gli occhi di dieci pellegrini in un genuino e profondo atteggiamento di ricerca spirituale
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista ha saputo scavare nell’animo di dieci pellegrini in cammino verso Santiago, non trascurando di rendere, con una magnifica fotografia, la bellezza della natura di quelle zone. E’ è stato il documentario più visto in Spagna nel 2016
Testo Breve:

Dieci americani decidono di percorrere a piedi i mille chilometri del Cammino di Santiago. Il regista ha saputo narrarci molto bene il percorso spiritale di questi pellegrini, colpiti dalla ricchezza delle vestigia religiose del percorso e dall’incanto  della natura

 

Perché viene compiuto il Cammino di Santiago? Più in generale, perché una persona decide di lasciare tutto per un certo periodo della propria esistenza e si presta al duro impegno di camminare per miglia e miglia per raggiungere una meta lontana? Vari film hanno cercato di dare risposta a questa domanda. Fra i più recenti possiamo ricordare Wild:  una giovane donna che tenta in solitaria di  percorrere a piedi le mille miglia del Pacific Crest National Scenic Trial, un trekking lungo la costa del Pacifico. In quel caso si trattava di una sfida che una donna faceva con se stessa, per lasciare alle spalle un periodo vissuto da tossicodipendente e con tanti uomini diversi fino al divorzio dal marito. Si trattava di una forma di rigenerazione (su basi esclusivamente umane), un porsi a distanza da una realtà che portava solo infelicità, avviare una sfida che risvegliasse le proprie energie fisiche e spirituali, che le dessero il coraggio di ripartire su nuove basi.

Qualcosa di diverso è mostrato dal film Into the wild: un giovane si avventura per i sentieri dell’Alaska per rimuovere da sè una situazione di rapporti familiari difficili ma in questo caso il suo, a differenza di quello presentato in Wild, è un cammino di ascesi (si spoglia progressivamente di tutto ciò che non è vitale per la sopravvivenza). Il suo rapporto con la natura, anche se il regista, Sean Penn, non lo presenta in modo esplicito, ha un riferimento soprannaturale, è una ricerca di Assoluto. Non si tratta più di scappare per poi ritrovarsi, ma di muoversi per cercare.

Ancora totalmente laico ma non privo di connotazioni spirituali, è stato Il cammino per Santiago. Un padre, chiuso nel dolore della morte del figlio, decide di percorre il cammino per onorare la sua memoria e portare a termine un desiderio che il ragazzo gli  aveva espresso. Durante il cammino il padre incontra e conosce altri pellegrini come lui: vengono in questo modo alla luce le tante possibili motivazioni per questo viaggio: come riscoperta di se stessi, come “voto” fatto a qualcuno, come ringraziamento o come purificazione.

Al contrario, Footprints – Il cammino della vita si connota quasi subito come un cammino squisitamente spirituale.

Il film inizia presentandoci gli undici personaggi che si preparano al cammino, le cui motivazioni sono le più diverse. Se John sta cercando di chiudere un passato fatto di alcool e droga, Kevin vuole definitivamente comprendere se il sacerdozio è la sua vera vocazione; se Tiny deve rimuovere dal suo animo recenti, troppi, lutti familiari, Pedro, introverso, ha bisogno di crescere e di uscire da un suo mondo dove vive chiuso in se stesso. Tutti, accettano la guida di padre Sergio, il promotore dell’iniziativa, spagnolo di origine ma che da anni vive in Arizona e che vuole realizzare un sogno che ha concepito fin da bambino. Tutti sono attratti dalla fama del Cammino di Compostela, il luogo dov’è stato sepolto san Giacomo e dove da secoli migliaia di pellegrini hanno dato testimonianza dei sicuri benefici raggiunti, umani e spirituali.

Dopo un inizio dove è ancora intatto l’entusiasmo iniziale, confortati dai bellissimi panorami del golfo di Santander, iniziano le prime serie difficoltà. E’ ormai terminata la baldanza iniziale, l’impresa diventa reale e si fa sentire sulle loro carni. Di fronte a percorsi anche di 40km al giorno, manca il fiato per l’altitudine, gli zaini sono pesanti, iniziano i dolori alle ginocchia, si è persa la voglia di scherzare e ridere ma soprattutto, arriva il pericolo più temuto: le dolorose vesciche ai piedi. “Soffrendo, si inizia subito a concentrarsi su se stessi a compatirsi, ma una persona chiusa nel proprio dolore soffre incredibilmente di più -  commenta Ignacio Munilla, il vescovo di S. Sebastian, che ha visto passare tanti pellegrini - deve concentrarsi invece sull’ideale che lo fa camminare“. “La sofferenza aiuta a maturare - dice don Sergio ai suoi compagni - non dobbiamo vincere i momenti difficili, dobbiamo superarli. E come si superano? Con la speranza”. Quel cammino, iniziato dai dieci pellegrini per soddisfare se stessi, inizia a trovare una ragione diversa, più profonda, proprio uscendo da se stessi.

Dagli zaini si inizia a togliere quello che non è strettamente indispensabile: un altro fondamentale esercizio per vivere del poco. I più deboli fanno rallentare tutto il gruppo, qualcuno ha anche la febbre. I dieci sono arrivati a porsi la domanda fondamentale: “questo cammino è solo una prova per scoprire chi è il più forte?” Il gruppo supera felicemente anche questa prova: i più lenti si afferreranno allo zaino dei più veloci e ci si alternerà in testa alla colonna. I componenti stanno imparando a vivere come fratelli.

Il cammino non è solo fatica ma è ricco di conforti e stimoli spirituali: la messa ogni giorno, il rosario da recitare camminando, i momenti di riposo impiegati con un lettura spirituale, la visita a Loyola, la città natale di S. Ignazio; il conforto di scoprire, davanti alla sua statua, che anche San Francesco compì il pellegrinaggio fino alla tomba di San Giacomo, per impetrare una intercessione a favore dell’ordine che stava per costituire; l’arrivo al Santo Toribio de Liebana dov’è conservata una reliquia della Santa Croce; il sudario di Cristo nella cattedrale di Oviedo. Da quel momento in poi, ogni prova psicologica è stata superata e una gioia contagiosa anima tutto il gruppo: l’obiettivo è stato raggiunto ancor prima di arrivare a Compostela: tutte le prove sono state superate ed è come se da quel momento tutto il pellegrinaggio fosse in discesa fino alla meta.

Juan Manuel Cotelo è riuscito, con questa docu-fiction, a raggiungere un obiettivo arduo ma entusiasmante: raccontare la storia di un viaggio spirituale e ha realizzato, fra i tanti film e documentari sullo stesso tema, forse l’opera più approfondita sul Cammino di Santiago de Compostela, che ha attirato da secoli santi e comuni peccatori.

Un’ottima fotografia fa onore ai magnifici paesaggi che si incontrano lungo il percorso e, nella sua produzione più recente, è forse il lavoro più compiuto e armonioso realizzato da Cotelo. Footprints è stato il documentario più visto in Spagna nel 2016 e sarà disponibile nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 28 Febbraio 2017. Per sapere quando e dove verrà proiettato nella propria città bisogna consultare il sito italiano: www.footprintsilfilm.com oppure la pagina Facebook INFINITO+1 ITALIA. Condizione indispensabile perché il film si diffonda, è la richiesta della proiezione attraverso la sezione “CHIEDILO” del sito sopracitato. Maggiori saranno le richieste, meno arduo per la distribuzione italiana convincere i gestori a proiettarlo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE (Vania Amitrano)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/02/2017 - 13:45
 
Titolo Originale: Hacksaw Ridge
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Mel Gibson
Sceneggiatura: Andrew Knight, Robert Schenkkan
Produzione: Hacksaw Ridge Production, Cross Creek Pictures, Demarest Media, Icon Productions, Pandemonium, Permut Presentations, Vendian Entertainment
Durata: 139
Interpreti: Andrew Garfield, Vince Vaughn, Sam Worthington, Luke Bracey, Hugo Weaving, Ryan Corr, Teresa Palmer

Nella primavera del 1945, durante la guerra nel Pacifico, l’esercito degli Stati Uniti si trova ad affrontare a Okinawa alcuni dei combattimenti più feroci in assoluto. In queste circostanze un soldato particolare si distingue fra tutti gli altri, Desmond T. Doss, un obiettore di coscienza, che nonostante avesse giurato di non uccidere, come medico partecipa alla battaglia senza portare armi e salva la vita di decine di suoi commilitoni caduti sotto il fuoco nemico dei giapponesi

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Saldi principi, raro coraggio e profonda umiltà sono le caratteristiche del protagonista di questa storia avvincente quanto esemplare. Desmond Doss, un obiettore di coscienza che va in guerra armato solo della volontà di sostenere e soccorrere i suoi compagni, dimostra che è possibile restare fedeli alle proprie convinzioni e compiere atti eroici impensabili anche nelle condizioni più avverse se si riesce a riporre le proprie speranze e la propria forza nel rapporto con Dio
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene molto violente
Giudizio Artistico 
 
Eccellente la sceneggiatura di Andrew Knight e Robert Schenkkan che hanno approfondito e armonizzato bene tanto gli aspetti storici quanto quelli biografici e spirituali. Ottima l’interpretazione di Andrew Garfield molto convincente ed eccellente la regia di Mel Gibson che in un racconto articolato ha saputo far dominare su tutto l’umanità del personaggio
Testo Breve:

“In un panorama cinematografico invaso da immaginari di ‘supereroi’, ho pensato che fosse il momento di celebrarne uno vero" : così ha commentato Mel Gibson, nel presentare la storia di  un obiettore di coscienza per motivi di fede che è stato capace di salvare 75 suoi compagni

 

“In un panorama cinematografico invaso da immaginari di ‘supereroi’, ho pensato che fosse il momento di celebrarne uno vero. Desmond era un uomo del tutto ordinario che ha fatto cose straordinarie”: così ha commentato il premio Oscar Mel Gibson (Braveheart – Cuore impavido; La passione di Cristo) per spiegare le ragioni che lo hanno indotto a scegliere di tornare, dopo quattordici anni di assenza, dietro la macchina da presa per raccontare questa storia vera ne La battaglia di Hacksaw Ridge. Desmond T. Doss, è il nome di questo obiettore di coscienza che nel corso della Seconda Guerra Mondiale rifiutò l’uso delle armi e fu insignito della Medaglia d’Onore dal Presidente Harry S. Truman per aver salvato da solo più di 75 compagni durante la brutale battaglia di Okinawa

Mel Gibson dirige Andrew Garfiled, interprete di Desmond Doss, in un film epico che coniuga insieme storia, elementi biografici e spirituali con una profonda passione per i “ temi alti”. Non ci risparmia scene vivide al limite del brutale, ma che offre anche un forte coinvolgimento emotivo. L’Accademy lo ha premiato con ben 6 nomination ai prossimi Oscar.

Desmond è un ragazzo semplice, cresciuto sulle montagne della Virginia secondo la fede degli avventisti del settimo giorno che lo ha reso un giovane ricco di valori e di forti ideali. È figlio di un ex soldato dell’esercito americano che durante la Prima Guerra Mondiale fu insignito di alcune onorificenze ma che nel corso della propria vita ha ceduto alla dipendenza dall’alcool e si è trasformato in un uomo violento. In seguito all’attacco della base americana di Pearl Harbor, Desmond decide di arruolarsi e di servire il suo paese. Tuttavia, sebbene mosso dall’amore verso la propria patria, Desmond non vuole diventare un soldato come gli altri, perché la sua fede e i  valori in cui crede gli impongono di non toccare mai le armi.

Nonostante le terribili vessazioni a cui andrà incontro, il giovane soldato sceglie ogni giorno di restare fedele ai propri ideali senza per questo venir mai meno alla lealtà dovuta nei confronti dell’esercito americano per cui combatte. L’obiettivo è alto e gli costerà grandissimi sacrifici (come ad esempio vedersi negata la licenza proprio nel giorno delle sue nozze), ma Desmond spiega che è proprio la coerenza rispetto ai suoi principi a conferirgli dignità di uomo. Una dignità che anche le alte cariche dell’esercito faticano a comprendere perché entra in contrasto con le loro convinzioni più profonde, quelle che in giustificano anche l’uccidere in battaglia.

Desmond, magro, vegetariano, è considerato prima pazzo, poi disertore e dovrà difendersi da accuse gravissime con la semplice linearità delle proprie idee. I suoi compagni e superiori sono convinti che sarebbe stato un pericoloso peso per loro in trincea e provano in tutti i modi possibili di cacciarlo dall'esercito. Eppure Desmond, senza entrare in polemica con nessuno e senza fare rivoluzioni, con il solo sostegno della preghiera e con la sua Sacra Scrittura tra le mani, dimostra che è possibile combattere l’orrore della guerra da dentro, opponendo la volontà di salvezza alla potenza devastante di ogni conflitto, la tenacia e la compassione alla forza brutale.

Le scene della battaglia di Hacksaw Ridge non ci  risparmiano i dettagli più crudi e cruenti della guerra, ma come già ne La Passione di Cristo, Gibson usa questi particolari per mostrare allo spettatore la grandezza di un gesto apparentemente nascosto ed esaltare l’importanza anche di quella che potrebbe sembrare una goccia nell’oceano. L’interpretazione di Garfield, coraggiosa e umile al tempo stesso, conferisce realismo al personaggio grazie a certe sfumature irriverenti nel suo comportamento che lo allontanano dal rischio di apparire una sorta di giovane invasato, tanto da avergli fatto meritare la candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista.

Doss è morto all'età di 87 anni, nel marzo del 2006. Non amava essere qualificato come ‘obiettore di coscienza’, ma piuttosto preferiva definirsi un ‘cooperatore di coscienza’ e credeva con instancabile tenacia che avrebbe potuto contribuire moltissimo alla vittoria del suo paese senza dover uccidere altri esseri umani. Nonostante gli sia stato chiesto più volte di vendere i diritti sulla storia della propria vita, Doss aveva scelto di condurre una vita tranquilla e umile, senza la notorietà che un film gli avrebbe portato; non voleva la popolarità perché sentiva che sarebbe stata una contraddizione per se stesso. Solo al termine della sua vita ha ceduto i diritti perché la sua storia fosse resa nota anche al grande pubblico.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

PATERSON

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/12/2017 - 14:44
 
Titolo Originale: Paterson
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Produzione: AMAZON STUDIOS, K5 FILM
Durata: 115
Interpreti: Adam Driver, Golshifteh Farahani

Paterson è un giovane che abita nell’omonima città del New Jersey, dove guida l’autobus, scrive versi e vive con la bella moglie Laura un’esistenza tranquilla e monotona. Il film racconta 7 giorni dei due protagonisti, i loro incontri e le loro piccole esperienze quotidiane. Nella storia ha grande spazio la passione di Paterson per la poesia, vista da lui come un mezzo di compensazione e di riscatto dalla sua esistenza non infelice ma limitata e incolore (nonostante l’affetto e le tenerezze prodigategli dalla sua compagna). Fino alla sorprendente conclusione, drammatica per certi versi ma anche positiva.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Messaggi valoriali vengono dal quadro coniugale-familiare, dall’integrità morale del protagonista e di altri personaggi, da una trama di rapporti umano-sociali all’insegna dell’amicizia, del rispetto e della gentilezza. Il finale esalta l’esigenza di reagire ai rovesci e ritrovare la speranza.
Pubblico 
Adolescenti
Per via del linguaggio
Giudizio Artistico 
 
Un film tipicamente “indipendente” ma al di sopra della media, anche perché diretto da uno dei maestri di questo cinema. Domina quindi il realismo, sia nell’esteriorità e nella vita dei personaggi, sia negli scenari urbani dove tutto è ordinario, dimesso e al limite dello squallore.
Testo Breve:

Jim Jarmusch, un veterano del cinema indipendente americano, firma un film delizioso: la vita semplice di un conduttore di autobus  che scrive poesie, sempre pronto a fare la cosa giusta e a occuparsi degli altri

Non siamo nemici di Hollywood, anzi, come cinefili non sarebbe proprio il caso di pensare solo ai difetti della “Mecca del cinema” scordandone i pregi innegabili e storici. Però per quanto ci riguarda non finiamo mai di ringraziare Dio per il fatto che in USA ci sia pure il cinema indipendente. Ci conferma puntualmente in questa convinzione la bellezza, la qualità e l’intelligenza dell’ultimo film di Jim Jarmusch, uno dei massimi registi dell’”altra faccia del cinema americano” (più newyorkese che losangelino, come si sa), ormai non più giovanissimo coi suoi 64 anni e autore di pellicole apprezzate da critica e pubblico come Taxisti di notte (1991), Dead man con Johnny Depp (1995) e Broken flowers con Bill Murray (2005). Questo Paterson, del 2016, rivela già nel titolo l’ironia (garbata) e la levità di Jarmusch. Difatti Paterson si chiama sia il paesino del New Jersey dove il film è ambientato sia il protagonista maschile del film, un giovanotto 30enne che fa l’autista del bus comunale percorrendo ogni giorno le solite strade e fermando il veicolo alle stesse bus-stop. Partiamo da questa location. Il film si fa ammirare anzitutto per questo, perché ci mostra un’America che non è solo tecnologica, extralusso, “dollarosa”, patinata ecc. ecc. ma è anche afflitta da degrado e sporcizia, con insegne mezzo cancellate e quasi illeggibili, clochard per terra agli angoli delle strade, intonaci corrosi e scoloriti, aiuole incolte e via decadendo. Paterson città è così, a misura europea e specialmente (ahimè) italiana, come un borgo qualsiasi del centro-sud: il che, diciamolo, si vede di rado in un film americano, almeno con questa autenticità e verità da docu-film. Passiamo al protagonista, interpretato benissimo da Adam Driver. Il film registra la sua vita quotidiana e il suo lavoro ripetitivo al volante del bus: una monotonia interrotta e smossa solo dal taccuino che il giovane tira fuori ogni poco dalla tasca per scrivere all’impronta pensieri e riflessioni, a cui tiene molto e che gli riempiono l’esistenza e la giornata. Questi appunti e sfoghi su carta lui li chiama poesie, e altrettanto fa (esortando il marito a pubblicarle) la moglie Laura, interpretata con brio ed efficacia dalla deliziosa Golshifteh Farahani, attrice iraniana di Teheran. Pure lei ha i suoi hobby e interessi, cucina dolci (apparentemente) squisiti che vende alle fiere e ai mercati, e acquista on line una chitarra per imparare a suonarla con l’ausilio di un CD (!). Tra loro il cane, un bulldog eccezionale, irresistibile, “manovrato” alla perfezione da Jarmusch, che grazie ai miracoli del montaggio lo fa letteralmente recitare, ora annoiato, ora protestatario, ora ironico (gli manca solo la parola, è il caso di dirlo) ma sempre in un rapporto indecifrabile coi padroni: sorvoliamo su quello che gli combinerà! Intorno a questo ménage c’è la vita cittadina coi suoi riti e le sue figure: l’assistente indiano di Adam che gli racconta tutti i suoi guai casalinghi, la bimba che scrive pure lei poesie, i passeggeri del bus, il nero anziano e maltrattato dalla moglie che gestisce il pub dove va il protagonista quando stacca. Personaggi realistici, appena crepuscolari, attori di un dramma quotidiano in pillole che dimostra una cosa, pure stavolta. Il minimalismo, sia pur affettuoso e partecipe, sembra essere la cifra propria del cinema indipendente americano. O, almeno, di Jarmusch

Autore: Mario Spinelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

LA RAGAZZA SENZA NOME

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/26/2016 - 11:48
 
Titolo Originale: La fille inconnue
Paese: Belgio, Francia
Anno: 2016
Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Produzione: LES FILMS DU FLEUVE, ARCHIPEL 35, SAVAGE FILM, FRANCE 2 CINÉMA, VOO, BE TV, RTBF
Durata: 113
Interpreti: Adèle Haenel, Olivier Bonnaud, Jérémie Renier

Jenny è una giovane dottoressa, medico di base in una banlieu di Liegi. Una sera sente suonare al campanello del suo ambulatorio ma è ormai troppo tardi e Jenny decide di non aprire. Il giorno dopo il locale commissariato di polizia le chiede le registrazioni della videocamera di sorveglianza posta davanti al suo ingresso. Jenny scopre così che quella donna che aveva suonato alla sua porta è stata trovata uccisa. La ragazza sente il rimorso di non averle aperto e siccome nessuno ha riconosciuto quella donna, decide di intraprendere un’indagine per riuscire a scoprire come si chiamava e poterle dare degna sepoltura…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film non si appella alle emozioni, ai sentimenti, ma esalta il valore dei principi assoluti che sono comuni a tutti gli esseri umani la solidarietà reciproca e il diritto a una degna sepoltura
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il tema affrontato non è adatto ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
I fratelli Dardenne realizzano un film riuscito solo in parte, perché si sono avventurati in un filone (quello dell’indagine poliziesca) che non è nelle loro corde e il personaggio della protagonista Jasmine è (forse volutamente) incompiuto.
Testo Breve:

Un nuovo film dei fratelli Dardenne poco riuscito nella forma narrativa ma di grande significato etico perché manifesta l’esistenza di principi assoluti che accomunano tutti  gli esseri umani

La protagonista assoluta del film è la giovane dottoressa Jenny. Nel suo ambulatorio si prende cura con dolcezza femminile e dedizione professionale a tutte le persone (per lo più povere) che hanno chiesto il suo aiuto. Ausculta, pratica iniezioni, pulisce con cura orribili ferite ulcerose. La vediamo applicare una garza a un piede piagato dal diabete e poi infilare di nuovo i calzini sporchi e bucati a un vecchio clochard, quasi espressione-di quella che potrebbe essere la misericordia cristiana ma che è dedizione totale alla sua missione laica di medico.  Il suo cellulare resta acceso giorno e notte. Più volte, anche quando si trova già a letto la vediamo alzarsi per raggiungere chi ha bisogno urgente di lei. Trascura la sua femminilità (dispone solo di due maglioni uno rosso e uno blu e per uscire indossa sempre lo stesso giaccone di lana). Nelle sue viste a domicilio accetta cortesemente chi le offre da mangiare oppure le regala un panettone ma “bisogna sempre mantenere un certo distacco professionale”, spiega Jenny al suo giovane borsista, perché è il modo più sicuro per esercitare al meglio la loro professione. Con la stessa fermezza rifiuta di firmare un certificato di malattia falso a un ragazzo che voleva solo assentarsi dal lavoro.

Il personaggio di Jenny costituisce la ricchezza ma anche il limite di questo film dei fratelli Dardenne. Di questa ragazza, al di là del contesto lavorativo, non sappiamo null’altro. Ha un ragazzo? Telefona qualche volte ai genitori? Esce con amici o amiche e si concede qualche risata di gusto? Nulla di tutto questo. Ciò determina un certo distacco fra il personaggio e il pubblico e quando il film sviluppa il tema più interessante, l’impegno di Jasmine di dare la dignità di un nome e una tomba a quella donna immigrata che per tanti non ha contato nulla, la tensione etica che ci vuole trasferire resta in qualche modo attenuata, perché ci proviene da una persona talmente perfetta (una sorta di santa laica) che non scatena in noi quell’emozione empatica che si innesca quando ci troviamo di fronte a una persona simile a noi.

Il tema affrontato nel film è quello del rimorso generato da una colpa e della difficoltà ad riconoscerla come tale a se stessi ancor prima che agli altri.

Il primo rimorso è quello di Jenny, che sa che in quella fatidica notte non aprì la porta non perché da sola non lo avrebbe fatto, ma per dare un esempio di freddezza professionale al suo borsista. C’è il rimorso di un ragazzo che non riesce a confessare qualcosa di terribile che aveva visto, quello dell’assassino che si era fatto prendere dall’ira e della sorella della ragazza uccisa, che, quando aveva saputo che era scomparsa, aveva provato nel suo intimo un senso di sollievo, perché la considerava una rivale in amore.

Sono tutte persone che hanno la convenienza a tenersi dentro le loro colpe ma allora perché confidarsi con un’estranea, con Jenny ? Alla fine si sentono interpellate dalla purezza d’intenzione di chi chiede loro solo un nome e da chi fa loro ricordare la nostra appartenenza alla comune famiglia umana e l’indecenza che qualcuno di noi possa morire come sconosciuto, senza l’affetto dei propri familiari. Ci sono dei principi (in questo film forse più kantiani che cristiani) che testimoniano che abbiamo un destino in comune e che non possono esser disattesi.

Questo film si può considerare, da un punto di vista artistico, il meno riuscito dei fratelli Dardenne, sia per la staticità espressiva della protagonista sia perché si sono avventurati in un nuovo filone, quello del giallo (la verità viene a galla progressivamente, per indizi successivi) che non è nelle corde dei due autori.

Per converso è originalissimo perché non si appella al sentimento, alla commozione, secondo le mode correnti, ma alla forza di principi assoluti. Jenny non conosce la donna uccisa, non sa neanche il suo nome ma quella donna è entrata per un secondo, suonando all’ambulatorio, dentro la sua vita e da quel momento si sente in dovere di cercare di sapere chi era per darle una tomba con una lapide. Jenny ricorda un po’ il John May del film Still life , anch’egli un solitario,  impiegato del comune di Londra che si occupa di dare degna sepoltura e ritrovare i parenti di chi è morto in completa solitudine. In quel caso però si trattava di un uomo pacifico, amante dei dettagli, che faceva il suo lavoro finché glielo lasciavano fare. Jasmine è più indomita: ha individuato ciò che è giusto e va avanti anche in situazioni di pericolo per il semplice motivo che è giusto comportarsi in quel modo. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

VADO A SCUOLA: IL GRANDE GIORNO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 10/16/2016 - 06:07
 
Titolo Originale: Le grand jour
Paese: FRANCIA
Anno: 2015
Regia: Pascal Plisson
Sceneggiatura: Olivier Dazat e Pascal Plisson
Produzione: WINDS, YMAGIS, HERODIADE CON LA PARTECIPAZIONE DI OCS E FRANCE 5
Durata: 88
Interpreti: Nidhi Jha, Albert Gonzalez Monteagudo, Deegii Batjargal, Tom Ssekabira

Quattro storie. L’undicenne cubano Albert è un piccolo talento della boxe ma sua madre gli ha posto la condizione di andare bene a scuola per riprendere gli allenamenti e meritarsi di entrare nella prestigiosa Sport-Study Academy dell’Avana. La coetanea mongola Deegii, sostenuta dalla famiglia, si produce quotidianamente in durissimi esercizi per diventare contorsionista circense. Il diciannovenne ugandese Tom studia presso l’Autorità per la salvaguardia della fauna nel Parco Nazionale Queen Elizabeth, di cui intende diventare ranger. La quindicenne indiana Nidhi ha il bernoccolo della matematica e coltiva il sogno di studiare al Politecnico per diventare ingegnere. Ce la faranno? Chi la dura la vince…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’impegno di quattro ragazzi, decisi a far fiorire una loro passione, vincendo condizioni di vita difficili. L’appoggio di adulti che li motivano, li incoraggiano, li correggono, quando è necessario
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un documentario che si mantiene agile soprattutto grazie al montaggio, che alterna in maniera accattivante i segmenti delle quattro storie, ritardando la conclusione di ognuno al momento giusto. Più debole l’episodio ambientato in India
Testo Breve:

Dopo il successo del primo Vado a scuola, un documentario su quattro ragazzi delle zone povere del mondo che lottano, aiutati dai loro genitori, per realizzare i loro sogni 

Nel precedente Vado a scuola il documentarista francese Pascal Plisson aveva raccontato pericoli e avventure che quattro bambini, abitanti di altrettanti poverissimi angoli della terra, dovevano affrontare semplicemente per raggiungere i banchi della loro classe. Il film ottenne un rispettabile successo di pubblico (facendo in patria meglio di kolossal come Oblivion e Lincoln) e il premio César (l’equivalente transalpino dei nostri David di Donatello) per il miglior documentario.

Il grande giorno è di quel film un seguito ideale e, anche se stavolta non si parla di scuola, i temi della storia restano gli stessi: l’impegno e l’abnegazione nello studio da parte di quattro ragazzi decisi a far fiorire una loro passione, vincendo condizioni di vita apparentemente scoraggianti. Ad appoggiare i giovani protagonisti, inoltre, ci sono adulti che li motivano, li incoraggiano, li correggono, ne accolgono gli sbagli e – dove necessario – li aiutano ad accettare e giudicare con serenità le sconfitte.

Come per il precedente documentario, anche stavolta l’ispirazione per Plisson è nata da un episodio accadutogli per caso: “Sei anni fa” – racconta il regista – “ho incontrato un bambino di dieci anni in un treno in Russia. Veniva da un piccolo villaggio della Siberia ed era seduto vicino a me. Mi ricordo che indossava un cappello chapka rovinato e aveva un violino sulle ginocchia. Leggeva uno spartito. Gli ho chiesto cosa stesse facendo lì da solo. In realtà i suoi genitori e il suo villaggio avevano fatto una colletta per permettergli di partecipare a un’audizione in una grande scuola di musica a San Pietroburgo. Ho trovato questa cosa incredibile. È riuscito a convincere la giuria e la sua vita si è trasformata. Ha ottenuto una borsa di studio e ha reso fiero il suo villaggio. Da quest’esperienza mi è venuta l’idea di realizzare un film sui bambini che lottano per realizzare i propri sogni”.

Da un punto di vista tecnico, il film si mantiene agile soprattutto grazie al montaggio, che alterna in maniera accattivante i segmenti delle quattro storie, ritardando la conclusione di ognuno al momento giusto. Rispetto agli altri tre, è un po’ debole la vicenda della ragazza indiana, che non può contare né su uno scenario spettacolare (come avviene per l’episodio ambientato nella sontuosa natura ugandese), né sull’attrattiva di discipline, di per sé belle da guardare, come la boxe e le attività circensi (in cui sono coinvolti il ragazzino cubano e la bambina mongola).

Il grande giorno è un film utile da mostrare ai ragazzi, non tanto per convincerli a mettersi di buzzo buono a studiare (l’uso moralistico di questi prodotti solitamente sortisce l’effetto opposto) quanto per educarli a guardare culture diverse e a scoprire coetanei, che abitano in posti lontanissimi, animati dallo stesso anelito che orienta le loro scelte e il loro cammino. Un percorso – il loro – di crescita ed emancipazione sociale in cui, in tempi di omologazione obbligatoria e globalizzazione sfrenata, fa piacere veder emergere la specificità di ogni diverso Paese, come una risorsa da preservare e di cui essere giustamente orgogliosi. 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

GOD'S NOT DEAD 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/07/2016 - 09:40
 
Titolo Originale: God's not dead 2
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Harold Cronk
Sceneggiatura: Chuck Konzelman, Cary Solomon
Produzione: Elizabeth Hatcher-Travis, Brittany Lefebvre, Michael Scott, David A. R. White, Russell Wolfe, Nathan Wenban
Durata: 120
Interpreti: Melissa Joan Hart, Jesse Metcalfe, David A. R. White, Hayley Orrantia, Sadie Robertson

Grace, insegnante di storia di una high school dell’Arkansas, cristiana devota, cerca di confortare Brooke, una delle sue alunne, per la morte prematura del fratello. Conversando con lei in un bar; le suggerisce di cercare conforto in Gesù e nella lettura della Bibbia. Nei giorni successivi, mentre in aula si discute delle figure del Mahatma Gandhi e Martin Luther King, Brooke chiede alla professoressa se il principio della non violenza di questi due grandi personaggi possa esser messo in connessione con la virtù, espressa da Gesù di porgere l’altra guancia ai nostri persecutori. Grace risponde affermativamente ma viene ben presto convocata dal Consiglio scolastico e invitata dal preside a porgere le sue scuse per aver trasformato la sua lezione di storia in un sermone religioso. Grace non accetta questa interpretazione e non chiede scusa; la disputa verrà risolta nell’aula di un tribunale. Solo il giovane avvocato Tom si offre di difenderla..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una professoressa, accusata ingiustamente, difende con coraggio la sua fede, anche se rischia di venir espulsa dalla scuola
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film risulta meglio costruito del suo precedessore, ma è debole nell’assunto persecutorio che ne dovrebbe motivare lo sviluppo
Testo Breve:

Una professoressa di liceo è accusata di usare le sue ore di lezione di storia per promuovere la fede cristiana. Una chiara denuncia contro un atteggiamento laicista in continua espansione, che però rischia di diventare intollerante nella direzione opposta

Dopo il successo di God’s not dead, ecco arriva il sequel, stesso regista (Harold Cronk) e stessi sceneggiatori (Cary Solomon e Chuck Konzelman) per parlare ancora una volta dei pericoli emergenti intorno alla libertà religiosa negli Stati Uniti, cioè della volontà, in certi contesti universitari o scolastici, di vietare qualsiasi riferimento a tematiche religiose.  Se nel primo film, la disputa si svolgeva fra uno studente di fede cristiana e un professore di filosofia che voleva derubricare dal suo corso tutti I filosofi cristiani perché ”Dio è morto”, ora, in questo sequel, assistiamo al processo intentato  contro una professoressa perché accusata di non avere tenuto separata la storia dalla religione. Il film non è piaciuto a tanti critici americani perché è stato accusato di eccesso di vittimismo: invece di occuparsi di denunziare le vere persecuzioni che i cristiani debbo subire in tante parti del mondo, il film si è preoccupato di imbastire una storia ritenuta pretestuosa, dove è chiaro fin dall’inizio che le accuse alla professoressa cadranno perché infondate. Lo stesso prestigioso servizio di revisione cinematorafica del Consiglio dei Vescovi cattolici statunitensi ha riconosciuto che le premesse su cui si basa lo sviluppo della storia sono poco plausibili.

E’ lecito a questo punto domandarsi se questa pretesa di laicismo emergente abbia un serio fondamento o se sia il frutto di una mania di persecuzione. Se in Europa abbiamo visto tutti, questa estate, la foto di un agente di polizia di una località balneare francese che invitava una signora a togliersi il burkini (gesto per fortuna giudicato illegale dal Consiglio di Stato) e se brucia ancora in Italia l’impossbilità, per Benedetto XVI, il 20 novembre del 2007, di parlare all’università La Sapienza (fondata da papa Bonifacio VIII nel 1303), anche in U.S.A. ci sono stati dei casi oltremodo spiacevoli

Lo stesso film fa un chiaro riferimento a quanto è accaduto di recente a Houston (Texas):  un giudice  ha emesso un mandato di comparizione nei confronti di 5 pastori evangelici di quella città intimando di portare in tribunale i testi dei loro sermoni degli ultimi tre mesi per controllare se si erano espressi contro la legge dello stato che determinava delle aggravanti in caso di atti o parole discriminatorie nei confronti delle comunità LGBT. Anche in questo caso si sono sollevate le proteste delle comunità cristiane e lo stesso sindaco di Houston è dovuto intervenire per calmare gli animi.

Dobbiamo concludere che se è vero che si stanno moltiplicando in USA e in altre parti del mondo i casi di intolleranza religiosa, il film non ha trovato la soluzione giusta per denunciare il problema: nell’ansia di “vincere facile” ha finito per passare dalla parte del torto, sviluppando un certo manicheismo secondo il quale chi ha fede è poco meno di una creatura angelica, mentre chi non crede ha lo sguardo torvo del prosecutor (Ray Wise), impegnato a  dimostrare, anche lui, che “Dio è morto”.

Se questi due film hanno una chiara impronta dettata dalla Chiesa Evangelica, personalmente preferiamo i lavori dei fratelli Alex e  Stephen Kendrick , entrambi pastori della chiesa battista di Sherwood in Albany, Georgia. Fondatori della Sherwood Pictures channo conseguito finora significativi  successi come Flywheel, (2003), Facing the Giants (2006),  Fireproof (2008) e Courageous (2011) a cui va aggiunto October Baby, sul tema dell’aborto.

In questi film i due pastori si concentrano sul tema delle virtù umane, come la comprensione, l’altruismo e il perdono e hanno portato avanti i valori della fede cristiana senza alzare la spada contro qualcuno.

Le parti migliori di questo God’s not dead 2 sono i momenti in cui i protagonisti pregano e il racconto di due conversioni: quella del ragazzo cinese che decide di diventare pastore e di Brooke, che alla morte dell’amato fratello, scopre che era un ragazzo di fede che aveva l’abitudine di meditare con l’aiuto della Bibbia.

Il film è attualmente disponibile in DVD in lingua inglese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

BEYOND THE MASK

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/19/2016 - 07:05
 
Titolo Originale: Beyond the Mask
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Chad Burns
Sceneggiatura: Paul McCusker , Brennan Smith , Stephen Kendrick
Produzione: Burns Family Studios
Durata: 203
Interpreti: Andrew Cheney, Kara Killmer, John Rhys-Davies

Inghilterra 1775. William Reynolds è un uomo d’azione e di spada che lavora per la Compagnia delle Indie Orientali. Il suo capo, Charles Kemp, gli commissiona spesso lavori sporchi, come quello di sottrarre documenti compromettenti, assaltando una nave mentre rientra al porto. William desidera cambiare vita e Charles apparentemente accetta; in realtà ha preparato per lui un trappola mortale perché il giovane conosce troppi segreti della Compagnia. Scampato per miracolo all’attentato, William si rifugia in un tranquillo paesino di campagna fingendo di essere il nuovo reverendo del luogo. Qui incontra la bella Charlotte; la sua fede profonda fa nascere in William il desiderio di chiedere il perdono divino per la sua vita passata e cresce in lui il desiderio di sposare la ragazza anche se sa di non poter fare a meno di dirle la verità sul suo passato. Inseguito dai suoi sicari, Williams è costretto nuovamente a fuggire e questa volta si reca in America, a Philadelphia, nello stesso anno della Dichiarazione di Indipendenza…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il racconto di un uomo, ladro e assassino su commissione, che decide di cambiar vita per l’amore di una ragazza e per la fede raggiunta nella misericordia divina
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la recitazione dei due protagonisti e ben realizzata, grazie a una sapiente computer grafica, l’ambientazione alla fine ‘700. La sceneggiatura mostra un eccesso di fantasia nel costruire situazioni avventurose. Vincitore del Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.
Testo Breve:

Si può parlare di redenzione e di fede in un film di avventura, di amore romantico  e di azione? Questo Christian Film, giudicato il  come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016, dimostra che è possibile

E’ possibile parlare di temi profondi come la redenzione, la misericordia e il perdono divini, in un film adatto per i ragazzi, cioè un film di avventura e azione, con fughe, esplosioni e colpi di scena?

Questo christian film del 2015 sembra proprio esserci riuscito e ha vinto il Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.

Anche se dobbiamo dire onestamente che si tratta di un film di serie B, bisogna riconoscere che l’impegno di ricostruire l’Inghilterra e la Philadelphia nell’anno della Dichiarazione d’Indipendenza è senz’altro riuscito, grazie all’aiuto di un’ottima computer grafica. C’è anche una buona chimica fra i due protagonisti: l’avventuriero William, molto spesso impegnato a fuggire sui tetti e Charlotte, che forse avrebbe anche accettato di sposare un tranquillo parroco di campagna, ma che si trova impegnata a tuffarsi in acqua da una nave o a correre a perdifiato prima di un’esplosione, ovviamente con le lunghe e pesanti gonne dell’epoca.

In questo contesto non mancano, a beneficio dei ragazzi americani in età scolastica, i riferimenti ai preparativi per la Dichiarazione d’Indipendenza, avvenuta il 4 luglio 1776 e la simpatica e arguta figura di Benjamin Franklin, qui nella doppia veste di uomo politico e di inventore delle prime, rudimentali macchine elettriche.

Il tema religioso viene affrontato dal punto di vista di William, il quale, dopo il suo primo iniziale desiderio di cambiar vita, si ritrova con un grosso debito morale nei confronti di due uomini che si sono sacrificati per lui ma soprattutto di una Provvidenza che gli sta tendendo la mano. La sua conversione non è però ancora robusta e quando conosce e si innamora di Charlotte, William stabilisce, ingenuamente, un patto con Dio: se potrà dimostrare a Charlotte che è realmente un uomo nuovo, rinuncerà a vendicarsi di chi lo vuole uccidere. Sarà poi Charlotte, a fargli comprendere che: “la Redenzione o l’amore non potranno mai esser guadagnati; non devi fare altro che chiedere. Essi sono dei doni. Dei doni concessi liberamente dal cuore di Dio” e che se vuoi cambiare vita, “solo Dio può darci la vita”.

William, rinchiuso in una cella in attesa della sua esecuzione, confessa a un sacerdote, che ritiene le sue colpe troppo gravi e neanche Lui potrà redimerlo: la sua condanna a morte è giusta. Il sacerdote lo rasserena, dicendoli che:  “Qualcun’altro si è già fatto carico dei tuoi peccati”.

Il film è disponibile in DVD (in lingua inglese) e non sappiamo al momento se avrà una versione in italiano. Forse verrà considerato troppo “americano” con i suoi riferimenti a Franklin e alla Dichiarazione d’Indipendenza ma è indubbio che l’iniziativa di mescolare un racconto d’avventura, una storia d’amore e un percorso di redenzione sia pienamente riuscito.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

ALTRUISTI SI DIVENTA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/27/2016 - 19:51
 
Titolo Originale: The Fundamentals of Caring
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Rob Burnett
Sceneggiatura: Rob Burnett
Produzione: Levantine Films
Durata: 93
Interpreti: Paul Rudd, Craig Roberts, Selena Gomez, Jennifer Ehle

Ben non sta attraversando un buon periodo. I suoi tentativi di farsi conoscere come scrittore sono finora falliti; sua moglie vuole avviare le pratiche di divorzio anche se lui continua a tergiversare. Alla fine decide di voltare pagina; si iscrive a un corso per assistere malati disabili, organizzato da una chiesa locale. Il suo primo incarico è quello di prendersi cura di Trevor, un ragazzo di 18 anni affetto da una grave forma di distrofia muscolare. Trevor vive una vita molto ordinata con la madre (il padre se n’è andato di casa quando lui aveva tre anni) ma Ben vorrebbe farlo uscire dalla cappa protettiva in cui si è rinchiuso. Approfittando del fatto che la mamma si deve assentare per lavoro, ottiene da lei il permesso di partire con Trevor per un viaggio di una settimana con un pulmino appositamente attrezzato per andare in alcuni luoghi turistici che Trevor aveva sempre desiderato vedere….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo in profonda crisi per un dramma familiare decide di ridare un senso alla propria vita dedicandosi al sostegno di persone inferme
Pubblico 
Adolescenti
Un linguaggio spesso sboccato con frequenti allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Bravi i due protagonisti che con un dialogo serrato riescono a esprimere se stessi e ad entrare in sintonia. La sceneggiatura si appoggia troppo facilmente su eventi-pretesto per drammatizzare le problematiche dei personaggi
Testo Breve:

Un uomo cerca di superare un dramma familiare dedicandosi al sostegno di una persona con handicap. Scoprirà l’importanza di aiutare queste persone non solo nel fisico ma anche nell’animo. Un aiuto che riuscirà a ridare un senso alla propria vita.

Questo film, un’esclusiva del portale NETFLIX, affronta il tema della cura delle persone disabili. Dopo l’insuperabile Quasi amici (entouchables-2011)-FilmOro, dopo il francese Un sapore di ruggine e ossa  e in attesa che arrivi in Italia a settembre Io prima di te (Me Before you-2016), un badante al suo primo incarico cerca di capire come deve comportarsi quando ha davanti a se una persona che ragiona perfettamente ma che si trova ingabbiato in un corpo inerte.

E’ lo stesso problema che si trovò ad affrontare Driss, in Quasi amici, assolutamente impreparato di fronte al problema di come prendersi cura di un uomo paraplegico ma la sua soluzione fu semplice e chiara: trattarlo per quello che è: una persona umana con desideri e volontà, con cui chiacchierare, ridere e scherzare.

Per Ben il problema è in un certo senso più complesso: Trevor è un ragazzo di diciotto anni, paraplegico dalla nascita; che conosce ben poco del mondo che vive fuori della sua stanza (va nei giardini pubblici un solo pomeriggio alla settimana, sempre il giovedì) e che ha timore di qualsiasi cosa che gli si presenti come nuova o imprevista. Trevor mette alla prova Ben, provocandolo continuamente o facendo addirittura finta di star male. E’ un modo per proteggere la sua intimità e il suo mondo tranquillo. Ma Trevor ha dei sogni, quelli che sorgono guardando la televisione: vorrebbe visitare la fossa più profonda del mondo, vorrebbe andare a vedere la mucca più grande degli Stati Uniti e non è insensibile al fascino delle ragazze che vede sul piccolo schermo.

E’ il punto di aggancio che trova Ben per costringerlo ad uscire dal suo mondo tranquillo: un viaggio di una settimana su di un camioncino appositamente attrezzato per le sue esigenze, per vedere quello che aveva sempre desiderato. Un viaggio in luoghi e stati diversi che diventa presto un percorso di trasformazione. Alla fine la loro amicizia si consoliderà su di un piano di assoluta parità: se Trevor ha avuto bisogno di Ben, anche Ben ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso nel verifica che può ancora essere utile al suo prossimo, dopo una sua recente, dolorosa esperienza.

Il film sviluppa bene l’evoluzione dei due personaggi principali, c’è una buona chimica nel loro continuo alternare litigi a momenti di profonda sincerità.

La sceneggiatura sviluppa con convinzione l’iniziativa di Ben: per superare il suo dramma familiare, invece di disperarsi, decide di dedicarsi ad aiutare che sta peggio di lui ma non riesce a evitare una certa ossessione per l’horror vacui: l’autore finisce per caricare il racconto di eventi melodrammatici che dovrebbero servire a motivare la psicologia dei personaggi.

Trevor deve superare il trauma di esser stato abbandonato dal padre appena è risultata manifesta la sua infermità; il figlio di Ben, forse per una distrazione del padre, è morto sotto una macchina; la prova definita di recupero del proprio valore, sarà per Ben, quella di aiutare una donna a partorire in un parcheggio.

Per rendere il racconto interessante anche ai giovani, (durante il viaggio i due uomini raccolgono una giovane autostoppista che cerca la propria indipendenza dal padre) il film non esita ad utilizzare un linguaggio continuamente sboccato, con molte allusioni sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL CIELO PUO' ATTENDERE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/24/2016 - 15:21
 
Titolo Originale: Heaven Can Wait
Paese: USA
Anno: 1943
Regia: Ernst Lubitsch
Sceneggiatura: Samson Raphaelson
Produzione: FOX FILM CORPORATION
Durata: 112
Interpreti: Gene Tierney, Don Ameche, Charles Coburn, Marjorie Main, Laird Cregar

Henry è morto a sessant’anni e ora si trova nell’anticamera dell’inferno, al cospetto di Lucifero. Con fare cortese il diavolo si scusa per non aver ancora potuto esaminare la sua pratica e quindi lo invita a raccontare lui stesso la sua vita, per comprendere se è più adatto ad “andare giù”, come Henry ritiene, oppure a “salire su” in Paradiso. Henry racconta la sua storia di rampollo benestante di New York, viziato dai genitori, senza alcun altro interesse se non quello per le donne: un interesse che a un certo punto gli fa incontrare Martha, la donna che amerà per tutta la vita, anche se non perderà mai il vizio di apprezzare altre donne…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film indaga sui segreti della stabilità e felicità coniugale, costruita su una vita che scorre insieme impegnata nella cura dei figli e sapendo superare i momenti di crisi. L’amore per una donna riesce a trasformare un uomo con molte debolezze
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una eccezionale unità di stile per trasmettere per costruire un racconto brioso e divertente
Testo Breve:

I sessant’anni della vita di Henry, uomo dalle tante debolezze, che è stato trasfigurato dall’amore per una donna, raccontati con il  Lubitsch touch

Il racconto di Henry a Lucifero inizia da quando, a 15 anni verso la fine dell’ottocento, aveva confidato all'istruttrice di francese il suo problema: avendo baciato una ragazza, ora era costretto a sposarla. La donna gli spiega che ormai già in Francia i costumi si sono evoluti: si può baciare una ragazza quante volte si vuole, senza l’obbligo di sposarla. E’ uno dei pochi segni del passaggio del tempo presenti nel film; anche se il racconto abbraccia un arco di sessant’anni, durante i quali gli Stati Uniti dovettero superare la Guerra Ispano-Americana, la Prima Guerra Mondiale e la Grande Depressione,  è evidente che a Lubitsch non interessa quel tipo di evoluzione storica (notiamo che il tempo passa gradualmente solo per le mode degli abiti, le forme dei telefoni e la scomparsa dei familiari più anziani). 

Ciò che cattura l’interesse del regista e che propone ai suoi spettatori è la vita all’interno di tre famiglie (quella di Henry e Martha e dei rispettivi genitori) e lo fa in modo originalissimo. Se uno sceneggiatore moderno, nel raccontare la storia di tre generazioni, per mantenere alto l’interesse, finirebbe facilmente per caricare il racconto con eventi laceranti (tradimenti, separazioni, morti improvise, figli illegittimi), a Lubischt interessa esattamente l’opposto: indagare come queste tre famiglie restino unite nel tempo, curandosi delle cose più ovvie di una vita in comune: preoccuparsi di come crescono i figli e magari litigare su chi dei due, alla colazione del mattino,  potrà leggere  per primo il giornale, salvo poi trovare sempre un accordo. C’è come un ritmo naturale della vita, senza drammi,  che Lubitsch sembra voler cogliere: i genitori invecchiano e poi scompaiono di scena semplicemente perché nella sequenza successiva non sono più presenti; i figli crescono e mostrano le stesse inquietitudini che hanno avuto da giovani i loro genitori.

Henry è il “peccatore”, colui che non ha mai perso il vizio di ammirare e corteggiare il gentil sesso (il film non chiarisce mai se ha realmente tradito sua moglie o se si sia limitato a corteggiamenti verbali) e per lui il modo migliore di morire è stato quello di uscire di scena in piena notte, quanto ha potuto esser accudito da un’infermiera decisamente più carina di quella, arcigna, del turno di giorno. Ma la vita di Henry ha avuto i suoi momenti “alti”, trasfigurato dall’unica donna che ha contato nella sua vita:  Martha, colei che gli ha permesso di trascendere se stesso, le sue  debolezze e diventare marito e padre premuroso e mettersi sul serio a lavorare nell’azienda di suo padre. Ancora dieci anni dopo il matrimonio, quando lei minaccia di lasciarlo per un suo presunto tradimento, lui si atteggia a maschera tragica ma lei gli fa capire che ormai lo conosce troppo bene e i suoi trucchi non funzionano più. Si tratta di un magnifico dialogo coniugale che mostra la profondità della conoscenza reciproca che i due coniugi hanno raggiunto.

Anche se Martha, in un altro colloquio con un suo precedente spasimante, riconosce la validità della sua tesi: “il matrimonio non è fatto di emozioni. E’ l’adattamento pacifico ed equilibrato di due individui ben pensanti”, è pronta ad affermare che: “accanto a tanti giorni bui ci  sono stati giorni che poche donne hanno avuto la fortuna di vivere”. Sono proprio quei giorni che rivelano l’intesa raggiunta fra due persone non perfette ma che di sicuro si amano.

Una sequenza è particolarmente significativa: Henry, ormai anziano e vedovo, chiede al figlio il piacere di trovargli una lettrice: possibilmete giovane, che la sera gli legga qualche libro. Nel dire questo fruga casualmente nella libreria del salotto e trova quel libro che fu causa del primo incontro fra lui e Martha. Il suo volto si incupisce: non ci sarà nessun diversivo, nessuna lettrice carina che potrà colmare la mancanza di quell’unica donna che ha amato e che ora non c’è più.

Ovviamente ogni dialogo, ogni sequenza del film è cosparso del Lubitsch touch: uno stile svelto e scorrevole, con dialoghi spiritosi e sottilmente ironici. In realtà si tratta di uno stile che rappresenta una filosofia di vita. Una visione dell’uomo che trova il suo equilibrio in una amabilità di fondo nei confronti degli altri, un comportamento che non raggiunge mai certi eccessi a cui si unisce la  scelta artistica di non rappresentare mai il male e gli eccessi delle passioni, anche perché il male è brutto da vedere. Lo stesso Lucifero ci appare come una persona cortese e comprensiva e fa presente al “candidato” Henry, per dimostrargli quanto sia brutto l’inferno, che laggiù non si scoltano  nè Beethoven, nè Bach nè Mozart: ciò è possibile soltanto in Paradiso.

Il film fu candidato al premio Oscar nel 1944 come miglior film ma per sua sfortuna in quello stesso anno fu presentato Casablanca

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

SAN PIETRO E LE BASILICHE PAPALI 3D

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/14/2016 - 13:52
 
Titolo Originale: San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Lucini
Produzione: SKY 3D, CENTRO TELEVISIVO VATICANO, IN COLLABORAZIONE CON NEXO DIGITAL, MAGNITUDO FILM E SKY ARTE HD
Durata: 80
Interpreti: Adriano Giannini - Narratore, Antonio Paolucci, Paolo Portoghesi, Claudio Strinati, Micol Forti

In occasione del Giubileo della Misericordia questo documentario esplora in 3D e con l’uso di droni, la maestosità di San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura. Una produzione cinematografica firmata Sky 3D assieme al Centro Televisivo Vaticano e in collaborazione con Nexo Digital, Magnitudo Film e Sky Arte HD. Fanno da guida alle quattro basiliche, rispettivamente Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Paolo Portoghesi, architetto di fama internazionale, Claudio Strinati, storico dell’arte, Micol Forti, direttrice della collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani. Adriano Giannini legge alcuni brani di Passeggiate Romane di Stendhal che nel primo Ottocento visitò le quattro chiese durante il suo Grand Tour in Italia

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le quattro basiliche sono analizzate nella loro bellezza architettonica ma anche esplorate nel loro significato di fede
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il documentario beneficia delle ultime tecnologie (riprese in 3D, uso di droni) e delle sensibili descrizioni del direttore dei Musei Vaticani
Testo Breve:

In occasione del Giubileo della Misericordia, è possibile esplorare la bellezza delle quattro basiliche papali attraverso le più moderne tecnologie

Incredibile a dirsi, questo documentario, proposto in  soli tre giorni, dall’11 al 13 aprile, è risultato, in questo periodo, il secondo film più visto nelle sale cinematografiche italiane. Un’ottima risposta di pubblico a questo nuovo filone del cinema (erano già usciti Musei Vaticani 3D e Firenze e gli Uffizi 3D) che ha dimostrato ancora una volta quanto sia diffuso l’amore per il bello. E’ inoltre un’altra nobile iniziativa che valorizza le sale cinematografiche che si affianca all’altra (ancora poco impiegata in Italia) di proiettare, in diretta da teatri famosi a livello internazionale, importanti opere musicali, grazie alla potenza di banda dei canali satellitari.

Il film, presentato nell’anno del Giubileo Straordinario della Misericordia, non poteva non iniziare con il riprendere l’affresco di Giotto presente in san Giovanni in Laterano, dove si vede Bonifacio VIII che indice nel 1300 il primo giubileo. All’epoca la porta santa era solo quella di San Pietro ma in seguito, spiega il commentatore, i papi successivi estesero il beneficio alle altre basiliche che sono presentate nel documentario.

Si inizia con San Pietro e anche se le altre guide scelte per presentare questi capolavori sono tutte brave e competenti, vorremmo dare la palma ad Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, non solo per la sua capacità di sottolineare gli aspetti artistici ma anche per esser riuscito a trasmettere i messaggi di fede che sottendono quelle opere. Lo studioso in particolare ha sottolineato il messaggio universale (cattolico) che intende esprimere quest’opera. Nel parlare del porticato ellittico realizzato da Giovan Lorenzo Bernini, Paolucci ha ricordato come questo fosse stato concepito da papa Alessandro VIII Chigi come un abbraccio che accogliesse tutti, anche gli eretici e i credenti di altre confessioni. Le 162 statue di santi poste sopra il colonnato rappresentano la chiesa celeste che vigila su tutto il popolo cristiano. Nel parlare dell’altare della basilica, Paolucci ha notato spiritosamente che oggi il Bernini sarebbe un ottimo regista degli effetti speciali: l’altare della confessione papale, sormontato dal maestoso baldacchino in bronzo, è stato posto sopra la tomba di s Pietro, per sottolineare la continuità apostolica e sulla stessa linea d’orizzonte, in alto, è stata posta la gloria della cattedra e infine, ancora più in alto, questo ideale percorso ascendente viene completato sull’abside con una corona di angeli intorno alla colomba che rappresenta lo Spirito Santo.

La visita prosegue nell’ arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano, la prima chiesa cristiana. Nel raccontare la lunga storia della sua progressiva ricostruzione dopo un prolungato stato di abbandono lungo tutto il medioevo, Claudio Strinati ha sottolineato come la sua ricostruzione seguì criteri diversi da quelli adottati per la basilica di San Pietro, (l’edificio precedente fu totalmente abbattuto): il nuovo S. Giovanni in Laterano cercò di adattarsi, come un “vestito” a quello precedente.

Riguardo a Santa Maria Maggiore la basilica che meglio delle altre ha conservato l’originaria struttura paleocristiana, mosaico della regalità. Claudio Strinati, nel presentarci le sue bellezze, ci ha sottolineato un particolare poco noto. Nella cupola della Cappella Paolina il pittore toscano Cigoli, rappresenta una Immacolata Concezione che si erge su una luna del tutto insolita. Guardando in dettaglio, si vede una luna con i suoi crateri. Questo dettaglio è frutto della lettura  Sidereus Nuncius pubblicato appena da Galileo come frutto delle sue prime osservazioni del cielo con un cannocchiale.  L’affresco in Santa Maria Maggiore fu realizzato con il consenso del papa Paolo V , a dimostrazione che non si percepiva all’epoca alcuna frattura fra scienza e fede, purché queste restassero nei loro rispettivi ambiti di competenza.

La basilica di San Paolo Fuori delle mura subì nel luglio 1823 un gravoso incendio e anche se è stata ricostruita in modo aderente all’originale, ed è stata conservata la consuetudine di proseguire, nella fascia sopra le navate, la serie di tondi con i ritratti di tutti i Pontefici, è indubbio che il visitatore percepisce di trovarsi davanti a una costruzione recente. Per questo motivo la direttrice Micol Forti ha sottolineato la porta rimasta intatta dopo l’incendio, realizzata da artigiani di Costantinopoli e il chiostro, rimasto nelle sue forme medioevali.

Il film beneficia del respiro lento e armonioso delle carrellate realizzate con dei droni appositamente attrezzati che sorvolano le quattro basiliche e, fra loro, l’immagine del lento fluire del Tevere. Restano sicuramente impresse, nello spettatore, le immagini riprese della cupola di San Pietro vista dall’esterno ma soprattutto la Pietà di Michelangelo.

Gli operatori hanno potuto riprendere questo capolavoro da diverse angolazioni, senza la protezione in vetro a cui siamo abituati. Il dolce volto della Madonna, la mano delicata e semiaperta di Lei, le mani abbandonate del Cristo possono venir contemplate in tutti i loro dettagli.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |