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Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

MIRACOLI DAL CIELO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/13/2018 - 11:18
 
Titolo Originale: Miracles from Heaven
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Patricia Riggen
Sceneggiatura: Randy Brown
Produzione: Roth Films, Franklin Entertainment, TriStar Pictures
Durata: 109
Interpreti: Jennifer Garner, Martin Henderson, Kylie Rogers, Queen Latifah, Eugenio Derbez

La famiglia Beam vive serenamente nella loro fattoria a Dallas, Texas. Il marito, Kevin, è un rinomato veterinario, la moglie si chiama Chrirty e hanno tre figlie: Anna, Abbie e Adelynn. Sono persone credenti che si ritrovano ogni domenica in chiesa con la comunità dei fedeli per cantare e ascoltare un simpatico pastore. Ogni pranzo è preceduto dalla preghiera comune e Christy sollecita, ogni sera le sue tre figlie a non addormentarsi senza prima aver rivolto un pensiero al Signore. Ma Anna, di dieci anni, vomita troppo spesso e dopo una peregrinazione senza risultati da una clinica all’altra, Christy decide di andare a Boston con la figlia dove spera in una visita da parte del Dr. Samuel Nurko il massimo luminare di gastroenterologia. I risultati delle analisi hanno sono funeste: Anna soffre di una rara e grave malattia che le impedisce di assimilare qualsiasi cibo, una malformazione che risulta incurabile. Christy inizia a disperare e ha ormai perso la fede…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La grave malattia di una bambina spinge tante persone a prodigarsi generosamente, al di là dello stretto dovuto per la loro professione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La presenza di Jennifer Garner, il sostegno alla sceneggiatura, di un libro ben costruito, frutto di esperienza diretta, hanno contribuito alla realizzazione di un film di livello professionale
Testo Breve:

Una bambina, figlia di genitori devoti, è affetta da una malattia molto rara e incurabile. Le speranze sono nulle, la madre ha perso la fede ma qualcosa di straordinario avviene. Il film risulta fedele a un fatto realmente accaduto

Un buon numero di Christian film americani si avvale dell’effetto che produce in chi è credente, la descrizione di un miracolo e la riprova è l’incasso al botteghino, sempre elevato.  Il Paradiso per davvero ha incassato $101,000 dollari mentre questo Miracoli dal cielo, per ora solo in Usa: 61,700,000 dollari.

Non si può che restare perplessi di fronte all’iniziativa di appoggiare un film destinato a promuovere la fede cristiana sul concetto di un  evento straordinario, proprio oggi che tanti film di fantasy cercano di stupire con gli effetti mirabolanti che si possono ottenere con la  computer grafica. A questo occorre aggiungere che la regia ama calcare sugli aspetti più melodrammatici della triste vicenda della piccola Anna. La protagonista Christy, interpretata dalla pur brava Jennifer Garner, passa la maggior parte del tempo a piangere e l’inevitabile lieto fino con tanto di paradiso simulato fra le nuvole è fatto apposta per riempire il fazzoletto di lacrime irrefrenabili.

Occorre a questo punto fare delle precisazioni. Tutti i fatti narrati sono realmente accaduti. Sono stati raccontati dalla stessa madre di Anna in un libro che ora si è trasformato in film che assume, in questo modo, una connotazione totalmente differente. Il film non vuol fare dell’apologia cristiana ed è onesto nel raccontare quanto è accaduto: non sorvola sulle difficoltà che si hanno, oggigiorno, quando si accenna all’ipotesi di un miracolo. Il dottore che ha avuto in cura la bambina non sa dare una spiegazione a quanto è accaduto, forse è il risultato di qualche reazione ancora inesplorata della mente umana (la bambina è guarita dopo esser caduta da un albero e aver battuto la testa). La stessa Christy, quando cerca di spiegare l’accaduto ai fedeli radunati nella chiesa, viene accusata di voler solo cercare della notorietà. Durante il lungo periodo di degenza, di speranze presto disilluse, non vengono trascurate le prove a cui tutta la famiglia viene sottoposta (oltre che Christian film si può parlare di Family film): la perdita della fede di Christy, lo scoraggiamento di Anna che non vuole più soffrire in quel modo, l’impegno del padre che deve fare gli straordinari per raccogliere i soldi necessari per sostenere le notevoli spese mediche.

Alla fine del film ci vengono presentati i veri protagonisti della storia inclusa Anna, ora completamente guarita.

Ma l’aspetto più rilevante del film sta proprio nel concetto che viene dato di miracolo. “I miracoli avvengono ogni giorno”, dichiara Christy e non si riferisce alla guarigione di Anna, che forse in futuro potrà avere una spiegazione medica, ma al miracolo delle tante persone che si sono prodigate per aiutare sua figlia e tutta la famiglia Beam nel sostenere la difficile prova. 

L’infermiera che ha fatto di tutto perché il dott Nurko trovasse spazio nella sua agenda per visitare la bambina, la cameriera che, conosciuta la situazione di Anna, decide di distrarla facendole conoscere l’acquario di Boston, l’impiegato dell’aeroporto che fa partire il padre e le due bambine anche se ha la carta di credito è scaduta, perché possano raggiungere la figlia malata e tanti altri. Quell’evento infelice era stato un generatore di generosità, aveva spinto tante persone a conoscere la bellezza del bene.

In genere i Christian film sono di qualità media. In questo caso, la presenza di Jennifer Garner, il sostegno alla sceneggiatura, di un libro ben costruito, frutto di esperienza diretta, hanno contribuito alla realizzazione di un film di livello professionale

Miracoli dal cielo può esser visionato su RaiPlay

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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COME UNA ROSA NELL'ARMADIO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/18/2018 - 15:08
 
Titolo Originale: Come una Rosa nell'Armadio
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fulvio Bruno
Sceneggiatura: Valeria Ammirati, Laura Farruggio, Fabrizio Vincitorioaleria Ammirati, Laura Farruggio, Fabrizio Vincitorio
Produzione: Azione Cattolica Italiana, Parrocchia San Siro, Diocesi di Ventimiglia-San Remo
Durata: 120
Interpreti: Mario Boeri, Raffaella Bianco, Sara Verrando, Stefano Mascarello

Domiziano è un creativo di successo. E’ molto coinvolto nel suo lavoro, fino a dimenticare di aver promesso alla moglie Liliana di pranzare insieme. Anche lei è molto impegnata: è supplente in una scuola elementare e da sola si deve prendere cura dei due figli adolescenti, Chiara e Francesco, visto che il marito è sempre fuori casa. Queste due vite parallele finiscono per ritrovarsi presto a ruoli invertiti: Liliana ottiene finalmente una cattedra mentre Domiziano si ritrova da un giorno all’altro senza lavoro. Di fronte a delle giornate passate in casa davanti al computer e sotto il pungolo della moglie, Domiziano comprende che in quel particolare momento di crisi può almeno rendersi utile accompagnando i figli a scuola e pulendo la casa….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esprime la bellezza della solidarietà nel lavoro e il valore degli affetti familiari che vanno coltivati giorno per giorno, così come si coltiva una pianta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film ha un piglio vivace e divertente e tutti i personaggi, anche se non professionisti, appaiono veri e spontanei. Qualche incompiutezza nella definizione delle relazioni fra i due protagonisti
Testo Breve:

In questo christian film tutto italiano, un creativo della pubblicità  trascura la famiglia per il lavoro ma quando viene licenziato, inizia a impiegare il tempo a disposizione con lavori domestici e a prendersi cura dei figli. Una cura salutare che gli consentirà di riprendere coscienza dei valori familiari

L’aspetto più affascinante di questo film è il respiro collettivo che traspare dalle immagini. Si tratta di una storia che ruota intorno a un preciso protagonista, Domiziano e alla sua famiglia ma il racconto, man mano che progredisce, si allarga a ventaglio, includendo i colleghi di lavoro di lui e di lei, i compagni di scuola di Francesco e Chiara, la barista amica di Liliana, la simpatica salumiera, la mamma snob di Domiziano e tanti altri. Il tutto condito con molta allegria, con molta gioia nei rapporti umani, con il piacere di vivere all’interno di una comunità solidale, che costituisce il primo, vero “messaggio cristiano” (aggiungerei cattolico) del film, evitando anche di prendersi troppo sul serio, che è da sempre il vero rischio di questi lavori semiprofessionali.

Film come questo cercano di coprire un enorme vuoto presente nella produzione cinematografica non solo italiana ma europea: quello di film che trattano il tema della fede.  Certamente vengono prodotti serial TV e film che parlano di santi, di papi ma storie di laici che trovano nella fede la risposta ai loro problemi sono praticamente inesistenti (porrei, come unica eccezione, il film francese L’amore inatteso del 2010). Sappiamo che negli Stati Uniti la situazione è molto diversa: esiste il filone dei Christian film, di impostazione protestante, che ci parlano di laici che in famiglia, al lavoro, all’università, scoprono la bellezza del cristianesimo. Si tratta di un filone professionale che ha un suo preciso pubblico e che riesce a realizzare  giusti tornaconti economici. Ancora oggi possiamo dire, senza timore di sbagliare di molto, che per i corsi pre-matrimoniali che si svolgono nelle parrocchie italiane i film più utilizzati sono Fireproof del 2008 sul tema del perdono coniugale e October Baby del 2011, quando occorre affrontare il tema dell’aborto. Altri due film di questo filone sono riusciti ad accedere anche al circuito delle sale italiane e costituiscono una forma di apologia del cristianesimo: God’s not dead 1 e 2.

Possiamo dire, in termini rigorosi, che Come una Rosa nell’armadio sia un Christian film italiano? La risposta è “si” e “no”. E’ “si”, perché finalmente la prospettiva scelta è quella laica; è forse “no”, perché la fede non costituisce l’elemento determinante per la trasformazione dei protagonisti. Hanno dei problemi professionali e familiari da risolvere ma non li si vede mai entrare in chiesa né mettersi a pregare; nel film sono presenti due figure di sacerdoti, ma questi risultano marginali nell’economia del racconto. Si può rispondere “si” vedendo la storia in una diversa prospettiva: quella che riconosce che si può essere dei buoni cristiani solo se si è dei buoni uomini. In effetti, l’amore coniugale, la cura della famiglia, sono valori umani, indipendentemente dalla fede che si professa. La stessa frase che viene citata, di Papa Francesco, sull’importanza di curare gli affetti familiari come si cura una pianta, è espressione di una saggezza molto umana che però si pone in perfetta armonia con un’etica familiare cristiana e in particolare, come suggerito nel film, con il sentimento di misericordia a cui ci spinge l’esempio di Gesù.

Complessivamente il film mantiene un ritmo vivace, ben caratterizzato nei personaggi spesso molto divertenti anche se a volte si percepisce la loro non professionalità (con una interessante eccezione: il piccolo Francesco, che è semplicemente fantastico). Dispiace solo che a livello di sceneggiatura non siano stati approfonditi i rapporti fra Domiziano e sua moglie Liliana. A un certo punto della storia Domiziano ha una parentesi romantica con una certa Angela: li vediamo chiacchierare nei giardini, in biblioteca e comprendiamo che si sta stabilendo fra loro una forte intesa. Si tratta dello sviluppo di un interesse reciproco che risulta ben rappresentato. Per contrappeso non abbiamo qualcosa di analogo nei rapporti fra i coniugi: fin dalle prime sequenze li vediamo che mentre uno entra in casa l’altra esce,  discutere di lavoro, di figli, di cucina e pulizia della casa ma non abbiamo informazioni sulle origini e sulla profondità del loro legame. Sarebbe stato interessante conoscere quale “chimica”, forse sepolta dalle abitudini, li tiene uniti e sarebbe semplicistico supporre che il movente che riporta Domiziano a sentire un forte affetto per la moglie sia dovuto solo al fatto che ha potuto conoscere dal vivo l’importanza e la gravosità dei lavori domestici.

Il film è stato realizzato dal Gruppo Adulti e Famiglie dell’azione Cattolica di san Siro (Sanremo); ha coinvolto 131 attori e persone di staff non professionisti; unica figura professionista è stato il regista Fulvio Bruno. Dopo la prima proiezione, avvenuta al cinema Ariston di Sanremo nel novembre del 2018, alla presenza di ben 1800 persone, il film è stato presentato in altre sale italiane, soprattutto parrocchiali. Ora è disponibile in DVD ed è ordinabile dal sito: http://www.comeunarosanellarmadio.it/

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AN INTERVIEW WITH GOD

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/05/2018 - 13:08
 
Titolo Originale: An Interview with God
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Perry Lang
Sceneggiatura: Ken Aguado
Produzione: Astute Films, Giving Films
Durata: 97
Interpreti: Brenton Thwaites, David Strathairn, Yael Grobglas

Paul Asher è un giovane promettente giornalista, con una buona preparazione anche teologica, che si è fatto conoscere per un suo reportage in Afghanistan dove aveva raccolto le riflessioni di soldati di fede cristiana che stavano combattendo in quel paese così lontano e ostile. Il suo ritorno in patria risulta particolarmente difficile: la vista di tanta sofferenza ha incrinato la sua fede e si sente responsabile della crisi coniugale che sta attraversando perché per seguire la sua passione professionale ha finito per trascurare sua moglie che ora vuole lasciarlo. In un momento così difficile per la sua vita inizia a intervistare uno strano personaggio che dichiara di essere Dio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un giovane comprende che per avvicinarsi a Dio occorre una fede operosa, che si estrinseca in opere buone verso il prossimo, non solo in belle parole
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione in particolare da parte di David Strathairn, nel difficile ruolo di “Dio” ma la sceneggiatura è imperfetta nel suo obiettivo di ottenere una storia che risulti coerente nel suo sviluppo
Testo Breve:

Un giornalista che deve affrontare una crisi coniugale e una crisi di fede, si trova a fare un’intervista nientemeno che a Dio. Un Christian Film che evidenzia bene come le soluzioni ai nostri problemi si trovino più nel cuore che nella nostra mente

La vita eterna, la salvezza che ci è stata promessa dalle pagine del Vangelo, è veramente importante per noi, uomini di oggi o piuttosto ci preoccupiamo  di vivere al meglio questa vita, prima che ci colga la morte?

E’ una domanda che spesso, con un po’ di onestà, chi ha fede o chi si vorrebbe avvicinare ad essa, finisce per domandarsi (tema brillantemente affrontato e risolto da Benedetto XVI nell’enciclica Spes Salvi). Questo Christian Film è un po’ diverso da tanti altri del suo genere: non si rivolge a chi è credente e cerca un racconto che lo confermi in ciò in cui già si sente sicuro; si pone invece nella prospettiva di chi si approccia alla fede ma è travolto da una serie di dubbi che la sua ragione gli pone davanti.

Ecco quindi che vengono affrontati temi “classici” ma sempre attuali per chi è trattenuto da una piena credenza in Dio: dove sono le “prove” della Sua esistenza? Qual è il vero senso della nostra vita? Esiste il diavolo? Esiste il libero arbitrio? Com’è possibile conciliare la nostra libertà con l’azione della provvidenza divina nel mondo? Dio è amore?  Perché cose cattive accadono spesso a persone buone? Che senso ha pregare quando Dio sa già tutto?

Sono temi che vengono discussi in questo film in un modo decisamente insolito: Paul si trova a fare un’intervista nientemeno che con Dio, o almeno così dice di essere questo distinto signore che ha preso con lui un appuntamento in un parco della città. Non credo sia necessario scandalizzarsi per questo modo di rendere accessibile, in un film, la discussione di temi teologici così profondi ma è sicuramente delicato per non scivolare in un eccesso di banalizzazione. In effetti, certi passaggi sono vicini a questo pericolo: “Ho creato il mondo in sei giorni”- “Bel lavoro”- “Grazie”.

Per altro verso, discussione dopo discussione (l’intervista si sviluppa a tre incontri) il personaggio sconosciuto porta Paul alla vera essenza del loro colloquio che è strettamente personale e riguarda proprio lui, il suo riuscire a riunirsi con sua moglie e ritrovare la fede in Dio. Il vero punto nodale non è rispondere a tutte quelle domande un po’ astratte ma mettere in atto una “fede operosa”, in grado di fare del bene al proprio prossimo. Il film è ben recitato dal promettente Brenton Thwaites ma soprattutto da David Strathairn (conosciuto dal vasto pubblico per Good Night, And Good Luck) che rende molto bene questa figura “divina” che da una parte rispetta la libertà di Paul, ma dall’altra si preoccupa che il ragazzo ritrovi la sua verità.

Ciò che difetta è la sceneggiatura che non amalgama bene il trauma del periodo passato in Afghanistan, le tre interviste con “Dio” che portano Paul a riflettere con onestà sulla sua crisi e infine il modo con cui decide di affrontare la sua crisi coniugale. Sono tre momenti che non si concatenano in modo armonico. Occorre dire che anche se le risposte alle “famose domande” su Dio non sono esaustive, è reso bene l’atteggiamento di un Dio che si prende cura dei suoi figli e interviene perché ritrovino la felicità e si riavvicinino a Lui. Com’è ben chiarito alla fine “i miracoli avvengono ogni giorno”. Si percepisce comunque l’impostazione protestante, in quanto la salvezza viene presentata come un fatto esclusivamente personale e manca la percezione dell’appartenenza di ogni fedele a una Chiesa che mira globalmente alla redenzione.

Il film è disponibile in DVD in lingua inglese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA TUNICA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/29/2018 - 09:13
 
Titolo Originale: The Robe
Paese: USA
Anno: 1953
Regia: Henry Koster
Sceneggiatura: Gina Kaus, Albert Maltz, Philip Dunne
Produzione: TWENTIETH CENTURY-FOX
Durata: 135
Interpreti: Richard Burton, Jean Simmons, Victor Mature, Jay Robinson

Il tribuno Marcello Gallio ama godersi la vita, con il vino e le belle donne. Il suo atteggiamento sfrontato finisce per metterlo in contrasto con Caligola, il figlio dell’imperatore Tiberio e per punizione viene spedito in Giudea. Qui riceve l’incarico di crocifiggere sul Golgota tre malfattori, fra cui anche un certo Gesù, proclamato il Messia. Marcello gioca tranquillamente a dati mentre i tre sono in agonia e vince la tunica di Gesù. Gli basta però mettersela sulle spalle per sentirsi come folgorato. Da quel momento non ha pace anche quando ormai è tornato a Roma. Su consiglio dello stesso imperatore Tiberio, si reca di nuovo in Giudea per ricercare la tunica e distruggerla e annullare così il suo influsso malefico. Nella ricerca incontra Pietro e altri cristiani che hanno conosciuto Gesù fra cui Miriam, che gli parla della bellezza del Suo messaggio. Marcello, ormai guarito, si converte alla nuova religione ma, tornato a Roma, viene a sapere che il nuovo imperatore, Caligola, è sulle sue tracce perché, come cristiano, lo considera un traditore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un tribuno romano, convertitosi al cristianesimo, sa coraggiosamente affrontare le conseguenze della sua scelta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grosso impegno tecnologico per l’epoca, primo film in Cinemascope ma la recitazione di quasi tutti i protagonisti è modesta
Testo Breve:

Grande successo di pubblico nel 1953, corso a vedere la conversione al cristianesimo del Tribuno Marcello e il primo film realizzato in Cinemascope  

“Chi sei tu?” -domanda Marcello a un uomo che gli ha raccontato che Gesù è stato tradito proprio da uno dei suoi discepoli,“perché gli uomini inseguono la verità e quando la trovano la ripudiano... e dubitano, dubitano..”. L’uomo risponde: “Sono Giuda!” e subito dopo un forte rombo di tuono si fa sentire, mentre i lampi squarciano il cielo. Questa e altre situazioni un po’ teatrali si susseguono in questo film del 1953, il primo realizzato in Cinemascope, l’arma segreta inventata dagli Studios di Hollywood per contrastare l’avanzata della televisione, un anno dopo che era stato lanciato anche il Cinerama, senza molto successo. In effetti lo slogan per la promozione del film fu singolare: “il miracolo moderno che puoi vedere senza occhiali” ma in fondo fa piacere pensare che appena si sviluppa una nuova tecnologia (com’era accaduto ai primi tempi del cinema muto) gli autori pensano subito che possa essere utile per raccontare la storia di Gesù.

A dire il vero a quell’epoca le sale attrezzate per il Cinemascope erano veramente poche e le riprese vennero fatte anche nel formato standard; lo si nota dal fatto che l’evento principale di ogni sequenza é stato posto sempre al centro dell’inquadratura, per consentire il taglio dei bordi laterali.

Il film ebbe comunque quell’anno un enorme successo e arrivò secondo negli incassi solo a Peter Pan.

Il racconto è diviso nettamente in due parti: la prima serve a farci conoscere il Tribuno Marcello, la sua ragazza Diana, conosciuta fin dall’infanzia, il suo schiavo Demetrio, suo padre di nobile famiglia, che auspica che metta finalmente la testa a posto e il primo soggiorno in Giudea, dove non sembra abbia cambiato le sue abitudini dissolute. In questa prima parte il rapporto con la nuova fede è semplicisticamente miracolistico: Demetrio incrocia lo sguardo di Cristo mentre sta salendo il Calvario ed è quanto basta per decidere di seguirlo; Marcello, al solo toccare la tunica, ne resta come folgorato.
La seconda parte è meglio costruita: Marcello si trova a Cana e inizia progressivamente a conoscere la comunità cristiana, il loro reciproco volersi bene, il loro essere generosi con gli altri, inizia la sua presa di coscienza e la sua progressiva conversione. Determinante è la conversazione fra Marcello e Miriam: si contrappongono due visioni della vita: lei gli prospetta l’invito di Gesù, a costruire un novo mondo con l’amore mentre lui ribatte che un nuovo mondo si può costruire solo con la forza. Nel film non c’è alcun cenno a una eventuale responsabilità per la morte di Gesù da parte degli ebrei del tempo (forse i produttori avevano fatto tesoro ci quanto era accaduto al film  Il re dei re  di Cecil De Mille, che fu boicottato dalla comunità ebraica) ma viene imputata interamente ai romani e in più di un dialogo si stabilisce la contrapposizione fra un impero basato sulla forza e la schiavitù dei popoli vinti e il nuovo messaggio di amore del Messia, a cui si aggiunge una istanza, forse troppo moderna e molto americana, di libertà.  Sono significative le parole dell’Imperatore Tiberio, quando viene informato della diffusione del cristianesimo, che viene considerato opera di un gruppo di maghi: “Magia? Stolto, che magia?! È un pericolo più grave di qualsiasi magia possa concepire la vostra superstizione! È un desiderio di libertà dell'uomo. È la più grande di tutte le follie!”.

Il protagonista è Richard Burton in una delle performance, per sua stessa dichiarazione, fra le più infelici.

Sia quando deve fare la parte dell’ubriacone gaudente che quando ormai si è convertito, mantiene un’espressione sempre triste e poco convinta. Migliore quella di Victor Mature nella parte dello schiavo Demetrio e della sempre melanconica Jean Simmons. Segno dei tempi è la recitazione di Jay Robinson che deve recitare la parte del cattivo Caligola. La corporatura è mingherlina, la postura è sempre contorta, una pessima caricatura (a quell’epoca, purtroppo, succedeva anche questo) di una persona omosessuale.

La ricostruzione dei munifici palazzi imperiali è sontuosa e accurata anche se, con lo sguardo maliziato dello spettatore moderno, ci accorgiamo che anche gli esterni sono realizzati negli studios, dove il fondale è sempre disegnato.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DON MATTEO 11

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/21/2018 - 21:34
 
Titolo Originale: Don Matteo 11
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: JAN MARIA MICHELINI, RAFFAELE ANDROSIGLIO, ALEXIS SWEET
Sceneggiatura: Alessandro Jacchia (formattì), Alessandro Bencivenni, Enrico Oldoini, Domenico Saverni
Produzione: Lux Vide, Rai Fiction
Durata: 45 min a episodio su RaiUno
Interpreti: Terence Hill, Nino Frassica, Maria Chiara Giannetta, Simona Di Bella, Francesco Scali, NATHALIE GUETTÁ ,

La stagione 11 di Don Matteo si svolge ancora a Spoleto e sono confermati i due coprotagonisti, don Matteo e il Maresciallo Cecchini ma presenta alcune novità di rilievo. Il Capitano Giulio Tommasi è stato trasferito a Roma, sostituito dal Capitano Anna Olivieri. Acquista importanza il PM Marco Nardi, attivo in tutte le indagini. Anche gli ospiti della canonica sono cambiati: c’è la quattordicenne Sofia, rimasta orfana di entrambi i genitori adottivi e il piccolo Cosimo, di soli 7 anni, al quale muore la madre nel corso della prima puntata e di cui Don Matteo si prende cura. Accanto al capitano Olivieri compare spesso sua sorella Chiara, una ragazza con la testa fra le nuvole e Giovanni, il fidanzato, indeciso se farsi sacerdote oppure no

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Don Matteo con la sua calda umanità e attenzione verso gli altri dà una bella testimonianza della misericordia divina. Peccato che il ritratto che viene fatto di lui non includa gli aspetti sacramentali della suo stato sacerdotale, che evidenzierebbero il valore della grazia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una macchina molto ben oliata procede sicura, merito soprattutto dei due comprimari, Terence Hill e Nino Frassica
Testo Breve:

Don Matteo continua ad essere araldo della misericordia divina e abile nell’individuare i colpevoli. Una formula di successo che non va cambiata ma forse approfondita nel suo messaggio di fede

In questo Don Matteo 11, ma già dalle ultime due stagioni, il format della fiction è stato notevolmente irrigiditoSi inizia sempre con una persona che è stata gravemente ferita (in genere guarisce alla fine della puntata) e da quel momento si sviluppano due indagini in paralleo: quella dei carabinieri che si attengono ai fatti e quella di don Matteo, che scruta dentro gli animi, va alla ricerca delle motivazioni più intime. C’è sempre un primo indiziato e a metà puntata don Matteo va a trovarlo in carcere ma il pubblico è matematicamente certo che il vero colpevole sarà svelato solo alla fine. In parallelo si sviluppa una sottotrama che serve a Nino Frassica per sviluppare la sua vis comica di bambino mai cresciuto che dice sempre tante bugie per cercare di modificare la realtà. Alla fine è don Matteo che individua il vero colpevole, un minuto prima che arrivino i carabinieri. Un minuto di importanza fondamentale perché Don Matteo fa a tempo a citare in Vangelo, indurre il colpevole a pentirsi e a consegnarsi alle forze dell’ordine. Occorre inoltre aggiungere che nelle serie precedenti c’era comunque una storia trasversale che coinvolgeva i protagonisti e che avanzava lungo le varie puntate. Questo spunto c’è ancora (una relazione fra il PM e il capitano donna?) ma ha perso la sua rilevanza.

Quindi un don Matteo che si è cristallizzato in una liturgia. Probabilmente un passaggio necessario perché, quando si è arrivati all’undicesima stagione, si è costituto un pubblico fedelissimo (gli indici di ascolto stanno a dimostrarlo) che vuole ritrovare i personaggi a cui è affezionato. Si tratta di un’ipotesi che soddisfa poco. E’ vero che Terence Hill nei panni di don Matteo e Nino Frassica in quelli del maresciallo Antonio Cecchini sono insuperabili ma il loro impegnarsi intorno alla scoperta del vero colpevole non costituisce l’attrattiva principale di ogni singola puntata. L’indagine si svolge a rilento, interrotta da molte parentesi che vedono coinvolti i personaggi principali nei loro vicende private.

Ma allora qual è l’attrattiva di questa serie? Molto probabilmente perché viene proposta una filosofia di vita che viene applicata a tanti casi comuni, nei quali lo stesso spettatore può facilmente identificarsi.

All’interno di una confezione così rigida vengono presentate situazioni di vita quotidiana, con enfasi particolare su storie che coinvolgono ragazzi e adolescenti (che assorbono almeno il 30% dello share della serie): le incertezze del primo amore, i casi di bullismo, l’eterna difficoltà dei genitori a comprendere i loro figli, l'ansia di emergere nelle compeizini anche conil doping, la ricerca della propria madre dalla quale si è stati abbandonati. In altri episodi si affrontano situazioni molto attuali, come la brama di successo a tutti i costi nel mondo dello spettacolo e l’immigrazione, forzata o  con l’inganno, di donne avviate alla prostituzione.

E’ a questi casi che si applica la filosofia di vita di don Matteo, testimone quasi perfetto della misericordia divina. Don Matteo invita alla riconciliazione nei conflitti familiari, ascolta le confidenze di tutti con pazienza e comprensione, dà coraggio e speranza a chi si accorge di aver sbagliato. Don Matteo si apre al mondo come a “un ospedale da campo”, ancor prima che papa Francesco coniasse questa felice espressione.

Ma don Matteo è un sacerdote a tutto tondo? Certamente ospita nella canonica giovani che hanno bisogno di aiuto ma non lo vediamo impegnato a celebrare la messa, porsi nel confessionale in attesa di penitenti, oppure organizzare catechesi per la prima comunione; questi e i tanti altri impegni che gravano sulla giornata di qualsiasi parroco, sono assenti.

Se don Matteo mostra di avere prodigiose “doti curative” (a posteriori) per l’animo umano, non viene esplorato l’aspetto formativo, a priori, dei tanti giovani che si incontrano nelle puntate. Abbiamo ragazze adolescenti che hanno il loro primo rapporto amoroso, altre che restano incinte, ragazzi che praticano con indifferenza il bullismo, giovani madri che hanno abbandonato la loro figlia. Si tratta di comportamenti che trovano sempre il perdono e la comprensione amorevole verso la fine ma non viene né proposto né prospettato un giusto percorso educativo. Sembra quindi che don Matteo non rappresenti un sacerdote reale ma ideale, come tanti fedeli lo vorrebbero, un sacerdote non vicino al sacro, più di fede protestante che cattolico, un sacerdote “comodo” che non celebra la messa con noiose prediche, non ti invita continuamente alla confessione, non ti mette in guardia su certi comportamenti ma è completamente al tuo servizio e quando sbagli, è sempre pronto a ricordare che Dio ti ama e ti perdona.

Penso che si possa concludere che la serie don Matteo potrà tranquillamente continuare a riproporsi con successo nei prossimi anni con lo stesso format di intrattenimento (la presenza di Terence Hill, il giallo da risolvere, le situazioni comiche di Nino Frassica) ma sarebbe bello se si sviluppasse un ulteriore arricchimento della filosofia di vita (cristiana) che si vuole proporre.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LAURA, UNA VITA STRAORDINARIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/22/2018 - 09:48
 
Titolo Originale: Laura, una vida extraordinaria
Paese: Colombia
Anno: 2015
Regia: María Isabel Paramo, Linda Lucía Callejas
Sceneggiatura: Marisol Galindo
Produzione: Caracol Televisión
Durata: Dal 28 gennaio 2018 su TV2000 ogni domenica e lunedì
Interpreti: Julieth Restrepo,

Laura Montoya Upegui nasce nel 1874 a Jerocó nella regione meridionale del dipartimento di Antioquia (Colombia). A soli due anni perde suo padre, che viene ucciso mentre cerca di proteggere la chiesa da un assalto di rivoluzionari. Accolta, assieme alla madre, in casa dei nonni, a 16 anni inizia a frequentare il collegio “Normale de Institutoras" di Medellín, riuscendo a superare il suo handicap iniziale (non sapeva nè leggere nè scrivere) e conseguendo il diploma di maestra a soli 16 anni. Laura sente la vocazione per la vita consacrata ma non viene ritenuta idonea. Dopo un viaggio nella foresta dove incontra delle tribù indios, scopre la sua vocazione definitiva: evangelizzare gli indigeni della Colombia, che fino a quel momento avevano conosciuto solo bianchi avidi di conquiste. Dopo lunghi anni spesi a superare i molti ostacoli che trova davanti sia da parte della Chiesa (che considera l’attività missionaria un compito solo per uomini) che dalla società del tempo che vede la donna destinata al matrimonio oppure alla vita di clausura) trova la comprensione di monsignor Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia e dello stesso Papa. Nel 1914 viene fondata la famiglia religiosa Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena. Quello stesso anno Laura parte per una missione presso gli indios catios. Insieme a Laura partono la sua mamma, ormai settantenne e alcune amiche, che abbinano all’eroismo un pizzico di follia e che dal nome della loro fondatrice, verranno poi conosciute come “Laurite”....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Santa Laura Montoya, sostenuta dalla grazia divina, trova tutto il coraggio per portare a compimento un’iniziativa all’epoca rivoluzionaria: organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial racconta in modo ordinato e coinvolgente i tanti ostacoli superati dalla santa, ottima interpretazione della protagonista che ha vinto il premio come migliore attrice al Premios India Catalina 2016.
Testo Breve:

Il racconto esaustivo della vita di Laura Montoya, la prima santa colombiana, che ebbe il coraggio soprannaturale di organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne

Nel quarto episodio di questo serial Tv di origine colombiana attualmente in onda la domenica e il lunedì su TV2000 (iniziata il 28 gennaio 2018), Laura è pronta per partire per i territori degli indios catios: ha ricevuto la benedizione dello stesso Santo Padre e ha trovato il sacerdote e le sorelle con le quali iniziale questa coraggiosa opera missionaria. Le difficoltà  però, ancor prima che dagli indios, arrivano dai colombiani bianchi: Laura con le sue compagne deve attraversare le ultime città di confine prima di addentrarsi nella foresta ma non risulta gradita. Le lauritas bussano alle porte di varie case per ottenere qualcosa da mangiare e da dormire ma queste restano sbarrate. Nessuno, gradisce questa tipo di missione basato su sole donne: a loro spetta solo sposarsi o andare in convento; non possono permettersi di sostituirsi agli uomini. Si trattò di  una delle tante, innumerevoli difficoltà che Laura Montoya dovette superare, sorretta dalla ferma convinzione che Dio voleva da lei il compimento di quella missione.

I fatti le diedero ragione: gli indios erano prevenuti nei confronti dei colonizzatori bianchi, che li consideravano degli esseri inferiori e che avevano cercato di sfruttare in tutti i modi loro e le loro terre. Sarà proprio il loro essere donne, a facilitare un avvicinamento senza pregiudizi e a renderli più accessibili al messaggio evangelico.

Il serial procede in modo sistematico, dal giorno della nascita di Laura e dalle difficoltà che sua madre prima e poi lei stessa, debbono affrontare. Dalla morte di suo padre, accoltellato per aver voluto difendere la chiesa dall’assalto di anticlericali e la confisca di tutti loro beni, alla vita di  stenti che sua madre con i suoi tre figli deve sostenere.  Intanto Laura bambina inizia a  sviluppare una forte vita interiore, sostenuta da mortificazioni corporali. Il racconto evidenzia lo sviluppo del suo amore per la natura, le piante e gli animali: un amore verso il  Creatore attraverso le creature, che le renderà spontaneo pensare che proprio gli indigeni della sua terra, abituati a una vita immersa in una natura intatta, fossero i più disponibili ad accogliere il messaggio cristiano.

La fiction riproduce con discrezione (una luce appare dall’alto, senz’altro chiarimento) quello che è stato il momento cruciale, a sette anni della vita della santa, raccontato da lei stessa nel suo diario: in una delle sue tante giornate nei campi, mentre è intenta a  guardare la vita delle formiche, riceve la definitiva certezza dell’esistenza di Dio, che sosterrà tutta la sua vita.

Irto di difficiltà fu anche il riconoscimento della validità di una missione tutta al femminile da parte della gerarchia ecclesiastica.  Il problema si sbloccò più per un’iniziativa proveniente dall’alto (il Papa) che finì per sostenere le idee, fortemente innovatrici e profetiche di  Laura Montoya. Nel giugno 1912 Pio X pubblicò l’enciclica Lacrimabili statu indorum, in cui esortava  i vescovi d’America a interessarsi degli indigeni e facilitare il loro inserimento nel resto della società. Nel 1919 Benedetto XV con la sua  enciclica Maximum Illud, affermò, senza mezzi termini, che era urgente “bandire una certa mentalità fra certi missionari che invece di essere animati dallo zelo di estendere il Regno di Dio, appare evidente il desiderio di allargare l’influenza del proprio paese”. Laura, dopo molte disillusioni, riusci a vedere riconsciuta la sua iniziativa anche dalle gerarchie locali: mons. Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fé de Antioquiache  garantì il suo sostegno.   Il 12 maggio 2013 Papa Francesco l’ha proclamata santa.

Le varie puntate della fiction hanno una struttura omogenea: in ognuna di esse viene evidenziato uno dei tanti ostacoli che senza interruzione, anche all’interno della sua stessa famiglia, Laura dovette sostenere , a cui contrappose la sua ferma volontà di portare a compimento ciò che lei sentiva come missione divina.

I molti dialoghi e i primi piani, secondo lo stile delle telenovela, caratterizzano la regia; buoe le interpretazioni di tutti i protagonisti e Julieth Restrepo ha vinto  nel 2016 il premio come migliore attrice al  Premios India Catalina.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE CASE FOR CHRIST

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/13/2017 - 21:16
 
Titolo Originale: The Case for Christ
Paese: USA
Regia: Jon Gunn
Sceneggiatura: Brian Bird
Produzione: Triple Horse Studios
Durata: 113
Interpreti: Mike Vogel, Erika Christensen, Frankie Faison, Faye Dunaway, Robert Forster

Chicago 1980. Lee Strobel è un apprezzato giornalista investigative che lavora per il Chicago Tribune. Un sera si trova in un ristorante con sua moglie Leslie e la piccola figlia. Un dolcetto dalla forma allungata blocca la respirazione della bambina che rischia seriamente di soffocare. Un’infermiera che provvidenzialmente si trova nello stesso locale riesce a farle espellere il candito. Leslie resta scossa per l’accaduto, ritiene che la presenza dell’infermiera sia stata provvidenziale e si avvicina alla fede cristiana. Ciò indispettisce il marito, un ateo convinto. Decide quindi di applicare la stessa tecnica investigativa di cui è esperto, per dimostrare con i fatti, alla moglie, che la fede è pura superstizione. Inizia così a intervistare storici, biblisti, medici, psicologhi per raccogliere le prove della sua tesi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia di una conversione al cristianesimo, che parte dalla ragione per approdare all’amore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto, ispirato a fatti realmente accaduti, esplora in modo convincente il percorso interiore che compie il protagonista per pervenire alla conversione
Testo Breve:

Il giornalista Lee crede solo nella realtà dei fatti e resta sconvolto quando la moglie aderisce alla fede cristiana. Il suo tentativo di cercare contrasti insanabili fra ragione e fede, ispirato a un fatto realmente accaduto, si risolve in una piena conversione

Questo Christian Film americano ha almeno due punti di vantaggio rispetto ad altri lavori simili usciti di recente, di contenuto apologetico (come God’not dead 1 e 2): racconta una storia vera, quella della conversione del giornalista Lee Strobel e la storia è ben narrata, proprio perché si basa sul libro autobiografico che Lee ha scritto.

Il Lee del racconto è un bravo professionista, ama il suo lavoro di giornalista investigativo che lo porta a cercare sempre di ricostruire la verità intorno al fatto di cronaca sotto esame appoggiandosi solo a ciò che può essere sottoposto a verifica.  Ama la moglie Leslie che sta aspettando il secondo bambino e per questo motivo è per lui motivo di grande delusione lo scoprire che si è avvicinata alla fede. Per Lee credere (frequentando una delle tante chiese protestanti presenti in America) è come piombare nella superstizione, imprimere alla propria vita una direzione assolutamente irrazionale. Sono varie le motivazioni del suo disappunto: un atteggiamento un po’ maschilista che assegna all’uomo di casa la leadership nello stabilire la filosofia di vita della famiglia; la prospettiva di una contesa continua con la moglie nella determinazione delle linee educative da dare ai due figli; il timore che si accresca la “distanza” fra loro due e arriva a dire che “tu mi hai tradita per Cristo”.

Un atteggiamento simile, sia pur a parti invertite, l’avevamo visto nel film francese L’amore inatteso dove l’avvocato Antoine sentiva che solo la fede può dare un senso alla propria esistenza ma la moglie come prima reazione, aveva temuto che ciò avrebbe causato un minore impegno nei doveri e negli affetti familiari, per andare a frequentare chissà quali ritiri spirituali.

Lee riceve l’autorizzazione dal suo capo redattore per iniziare a indagare sulla veridicità della fede cristiana e in particolare verificare se la Resurrezione possa razionalmente venir considerata un fatto realmente accaduto. Cerca quindi di trovare sostegno, consultando vari esperti, alle più classiche teorie ateiste. Al contrario, un archeologo gli conferma che il Vangelo è uno dei documenti meglio documentati dell’antichità, sfatando l’ipotesi che si tratti di un romanzo scritto molto tempo dopo; un dottore lo fa desistere dal supporre che Cristo non sia realmente morto sulla croce; infine una psichiatra lo dissuade dal ritenere possibile che si sia trattato di una suggestione collettiva.

Alla fine un amico giornalista lo porta alla più amara delle conclusioni: anche per ritenere che Gesù non sia realmente risorto occorre tanta fede quanta ne è necessaria per credere che sia stato realmente. E’ il fallimento della sua ipotesi di basare su dei fatti concreti la non consistenza della fede cristiana. Ma .in fondo, tutto quell’impegno non era stato vano: l’aver cercato con tanta insistenza una verità che gli sfuggiva era stata la miglior prova di trovarsi di fronte a qualcosa che anche per lui era di importanza capitale

Il regista Jonathan M. Gunn e lo sceneggiatore Brian Bird hanno arricchito il racconto (il testo originale si concentra sul tema della ricerca delle prove per non credere) di un’indagine poliziesca che Lee svolge per il suo giornale: anche in questo caso Lee cerca di attenersi ai fatti ma ben presto dovrà accorgersi che anche in quel contesto, così familiare perché sostenuto dall’esperienza acquisita con il suo lavoro, occorre sforzarsi di cercare una verità più profonda di quella che appare a un primo esame.

Molto bella è la figura della moglie, che soffre in silenzio per l’incredulità del marito e prega con intensità il brano di Ezechiele: “darò loro un cuore nuovo …darò loro un cuore di carne”.

Alla fine, riconosciuto che il racconto dei Vangeli non ha elementi di incredulità ma che di più non si può dire, messa da parte la ragione, Lee finisce per arrendersi di fronte a un’altra evidenza: l’amore di Leslie che non è mai venuto meno anzi si è accresciuto con la fede. Fanno una bella figura anche gli amici che cercano di aiutarlo nella sua ricerca, calmi e ragionevoli, riescono a distoglierlo dagli aspetti più negativi della sua ostinazione.

Dopo la sua conversione, il Lee reale è diventato un pastore della comunità Willow Creek , ha scritto libri di apologia cristiana e ha prodotto un programma TV che parla di fede.

Il film è disponibile in inglese con sottotitoli in inglese.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISURA PER MISURA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/03/2017 - 21:44
 
Titolo Originale: ;easure for Measure
Paese: ITALIA
Anno: 1977
Regia: Luigi Squarzina
Sceneggiatura: William Shakespeare
Produzione: Teatro di Roma
Durata: 160
Interpreti: Luigi Vannucchi, Ottavia Piccolo, Gabriele Lavia

Il duca di Vienna è preoccupato per la sua città. La legge non viene applicata con rigore e il disordine, la rilassatezza sembrano prendere il sopravvento. Decide quindi di fingere di partire delegando al governo del ducato il vicario Angelo, noto per il suo rigore e l’austerità dei costumi. Mentre il duca si aggira per la città travestito da frate per vedere cosa accadrà, Angelo esordisce nel suo governo applicando una legge da tempo disattesa: condanna a morte il giovane Claudio, reo di aver messo incinta la sua fidanzata prima del matrimonio. Isabella, la sorella di Claudio, novizia in procinto di prendere il velo, si reca da Angelo per intercedere il favore del fratello. Il risultato di questo incontro è sorprendente: Angelo si infiamma di passione per la novizia e promette che salverà il fratello se lei gli concederà una notte d’amore. Isabella, angosciata, si reca dal fratello e lo informa del terribile ricatto. Il duca, travestito da frate, ascolta la loro conversazione e propone alla ragazza un’astuzia: accettare il ricatto di Angelo per poi mandare all’appuntamento (l’incontro avverrà al buio) Maria, una ragazza che era stata promessa sposa di Angelo ma poi rifiutata perché lei aveva perso tutta la dote in un naufragio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La giustizia deve essere rispettata soprattutto come difesa verso i più deboli ma la clemenza risulta superiore quando si manifesta la possibilità di riscatto del colpevole
Pubblico 
Adolescenti
Qualche argomento scabroso
Giudizio Artistico 
 
Nella versione proposta dal Teatro di Roma del 1977 per la regia altamente professionale di Luigi Squarzina, si può ammirare la bravura di molti nostri attori e attrici che per vari motivi, ora non calcano più il palcoscenico
Testo Breve:

Misura per misura è il modo con cui deve venir applicata la giustizia ma in quest’opera di Shakespeare la clemenza risplende per la sua capacità di convertire il colpevole

Nel recensire la versione cinematografica di Il Mercante di Venezia di William Shakespeare, avevamo sottolineato i passaggi nei quali veniva affrontato il tema dei rapporti fra la giustizia e la misericordia.

Non si poteva quindi trascurare l’altra opera del bardo dove con maggiore enfasi veniva affrontato questo tema: Misura per misura. Si tratta di un testo indubbiamente problematico (è stato catalogato come problem play), variamente interpretato dai critici. Se molti hanno sottolineato che viene rappresentato un mondo senza certezze, dove giustizia, potere, autorità, morale divengono disinvoltamente confuse, altri come Wilson Knight, hanno individuato nel testo frequenti riferimenti a brani del Vangelo.

Nella nostra ricerca volta a individuare quei risvolti che possano risultare significativi per una riflessione sulle virtù, ci limiteremo a sottolineare i passaggi più significativi, usando come traduzione quella usata dal teatro di Roma per la regia di Luigi Squarzina per la stagione 1977-78, presente su Youtube.

Il duca decide di assentarsi da Vienna lasciando il governo ad Angelo proprio perché convinto che un buon governo deve applicare con rigore la giustizia.

“Le abbiam tenute, però, queste leggi a sonnecchiare per quattordici anni, sì da averle ridotte fino ad oggi proprio come un leone ormai decrepito incapace perfino di uscir fuori dalla tana nemmeno per predare…. Così le nostre leggi: rimaste inapplicate per tanti anni, sono morte a se stesse, e la licenza fa oggetto di scherno la giustizia, il marmocchio percuote la nutrice, ed ogni senso d’umana decenza se ne va in opposta direzione”.

Lo stesso Angelo sottolinea come la giustizia ha precisamente la funzione di soccorrere i più deboli: “Io mostro pietà proprio praticando la giustizia” e che le leggi hanno un valore assoluto, indipendentemente dalle virtù di chi le applica

Ma quando si desidera clemenza, come Isabella per suo fratello, fino a che punto è giusto sacrificarsi? Emblematico è l’incontro fra la ragazza e suo fratello dove il dilemma che i due debbono affrontare non trova soluzione: lui reclama la salvezza dalla morte, lei difende il valore della sua verginità di novizia. Solo il Duca, quasi un deus ex machina, potrà offrire quella visione d’insieme del problema che porterà alla giusta soluzione.

Solo alla fine, grazie a un intervento sopra le parti del duca nel dilemma fra giustizia e clemenza, sarà la carità cristiana a prendere il sopavvento. A rappresentarla mirabimente è proprio Maria che ama Angelo nonostante i suoi difetti e invita Isabella implorare il perdono di Angelo di fronte al duca, proprio lei, che crede suo fratello morto per mano del vicario. Si crea in questo modo una gara di generosità che va oltre ogni misura e che ha il benefico effetto di far crollare Angelo portandolo a una pieno pentimento (c’ è una certa analogia con l’inizio de I Miserabili quando il vescovo dichiara ai gendarmi che i candelabri presi da Jean Valjean, sono stati donati, non rubati: un gesto fuori misura che segnerà l’inizio della conversione dell’ex galeotto). Se ne Il mercante di Venezia la misericordia era stata declamata più a parole (il mirabile discorso del finto avvocato) mentre nei fatti veniva disattesa (l’ebreo viene costretto a convertirsi al cristianesimo) qui la misericordia viene realmente applicata, non per disattendere la giustizia ma per provocare la conversione del colpevole.  Unico impegno posto dal duca ai vari imputati, è quello di accettare un matrimonio riparatore.

Sicuramente insolito il personaggio del duca, vero burattinaio che guida i destini dei vari protagonisti, non esente da crudeltà (cela fino all’ultimo alla sorella la verità che Antonio non è stato giustiziato ma è vivo) ma che alla fine sembra applicare nel fatti quanto aveva dichiarato: “bisogna condannare il peccato ma non il peccatore”.

Dell’opera di Shakespeare è disponibile il DVD registrato dalla BBC e su Youtube la versione del Teatro di Roma della stagione 1977-78 per la regia di Luigi Squarzina, con Luigi Vannucchi, Gabriele Lavia e Ottavia Piccolo

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL FIGLIO SOSPESO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/19/2017 - 20:24
 
Titolo Originale: Il figlio sospeso
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Egidio Termine
Sceneggiatura: Egidio Termine, Guido Vassallo
Produzione: MEDITERRANEA PRODUCTIONS, ASSOCIAZIONE STAR
Durata: 90
Interpreti: Paolo Briguglia, Gioia Spaziani, Aglaia Mora

Lauro è un giovane aspirante fotografo che ha vinto una borsa di studio per realizzare un servizio fotografico sui palazzi monumentali di Palermo. E’ l’occasione per sciogliere un dubbio che lo assilla: ha il sospetto che il padre, morto quando lui aveva solo due anni, abbia avuto un altro figlio da una relazione con Margherita, una nota pittrice siciliana. Rintracciata la pittrice, viene progressivamente a scoprire la verità attraverso disegni realizzati nel tempo dalla stessa Margherita: la madre che l’ha allevato, Giacinta, era in realtà sterile e Margherita aveva svolto per lui il ruolo di madre surrogata….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una denuncia meditata ma ferma della pratica dell’utero in affitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
I bellissimi colori del cielo e del mare siciliani fanno da scenario a un racconto intimo e coinvolgente con alcuni passaggi narrativi poco approfonditi
Testo Breve:

Il giovane Lauro, che ha perso il padre quando aveva due anni, compie un viaggio in Sicilia alla scoperta della verità sulla sua nascita, avvenuta con il metodo dell’utero in affitto. Una chiara denuncia degli sconvolgimenti umani che comporta questa pratica. 

“Smettila adesso, non ho tempo di giocare con te in questo momento” E’ il colloquio scherzoso, a tu per tu, che Margherita intrattiene con il bambino che porta in grembo. E’ la gioia di un attimo perché subito dopo commenta amareggiata: “Ma tu sei il figlio di Giacinta e Antonio”. Poi si riprende e decide: “andrò da loro e dirò che voglio tenermi il bambino”. Margherita era infatti stata costretta ad accettare il compenso pattuito per questa sua “prestazione” per riuscire a estinguere i debiti che il marito, prima di morire, aveva contratto con la mafia locale.

Da un po’ di anni il tema dell’utero in affitto scuote l’opinione pubblica, le pagine dei giornali, la televisione e il cinema. Nelle fiction americane il tema è trattato in modo molto diretto. Nella serie Brothers & Sisters, alla quinta stagione, una madre surrogata finge di aver abortito per riuscire a tenersi il bambino che porta in grembo. Ciò scatena l’ira dei due uomini committenti perché considerano questo bambino a tutti gli effetti loro figlio (“tu sei solo la gestatrice surrogata di nostro figlio” urla il padre potenziale). Alla fine la ragazza cede e consegna il bambino per il timore di venir denunciata alla polizia (evidentemente non esiste più un diritto primordiale di maternità per la donna che ha dato alla luce un bambino) . Nella serie The New Normal una ragazza compiacente si presta a “donare” un figlio a una coppia omosessuale e poi va spesso a trovarli costituendo con loro un’insolita famiglia allargata anche se il tono ironico con cui il regista tratta la vicenda sembra sottintendere un giudizio critico.

In Italia, mettendo da parte le posizioni più ideologiche (quelle di Irene Bignardi e del prof Giorgio Veronesi che in una puntata della trasmissione Le Invasioni barbariche, presentando il caso concreto di una coppia omosessuale, avevano sviluppato la tesi che si trattava di un atto altamente generoso e umanitario), il tema è stato affrontato di recente ponendosi nella prospettiva della donna costretta spesso per denaro a svolgere questa funzione. Nel film di Sebastiano Riso dal nome provocatorio: Una Famiglia, Micaela Ramazzotti non se la sente più di assecondare il marito che cerca di usarla come “macchina per parti” Si è rattato però di un torbido melò con scarse implicazioni umane” come ha commentato Alessandra Levantesi Kezich su La Stampa.

Arriva ora in un alcune sale, dopo esser stato presentato alla Camera dei Deputati, Il figlio sospeso, del regista siciliano Egidio Termine che si pone nella prospettiva del ragazzo che scopre di avere due madri. Lauro è un ragazzo gentile e pacato che si comporta come se fosse timoroso di muoversi nel mondo, forse frutto dell’educazione di una madre apprensiva che ha dovuto educarlo da sola: non si toglie mai i guanti che servono per celate una malattia della pelle, ha paura di volare e andando in Sicilia riesce a bere per la prima volta del vino. Tutto il film ha un andamento lento ma progressivo: si tratta di una scelta stilistica che serve a sottolineare la scoperta graduale della verità da parte di Lauro e la trasformazione dell’animo delle due donne che gradualmente, di fronte a un figlio che vuole conoscere la verità, decidono di aprirsi e confessare quanto è accaduto tanti anni prima. Margherita a Lauro stesso, Giacinta a una suora camilliana sua amica.

Questo film si pone agli antipodi delle fiction TV e dei film che hanno proposto il tema puntando sulla drammaticità di una scelta così lacerante. Il film di Egidio Termine non tralascia di evidenziare la crudeltà, per una donna, che ha un bimbo che cresce dentro di se, di doverlo lasciare appena nato e la sofferenza di un ragazzo che non comprende chi debba considerare  come  sua vera madre (dal film pare che Margherita abbia anche contribuito con il suo ovulo) ma il regista cerca comunque di trascendere questa situazione che ha coinvolto tutti così profondamente e, dall’accettazione di una realtà dalla quale non si può più tornare indietro,  ne scaturisce, molto umanamente (e anche molto cristianamente),  non più la gelosia fra le due donne o il rancore del ragazzo verso di loro ma un avvicinamento fra tre esseri umani che gli eventi della vita hanno finito per legare.

Il film fornisce un contributo importante di denuncia di questa pratica; peccato che la sceneggiatura utilizzi troppo spesso espedienti esterni per far avanzare la storia (entrambe le donne perdono il marito molto presto, Margherita si ammala di tumore, malattia che la spinge a una drammatica decisione, salvo poi guarire e avere così la possibilità di conoscere Lauro).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/09/2017 - 11:46
 
Titolo Originale: The Greatest Miracle, El Gran Miraglo
Paese: Messico
Anno: 2011
Regia: Bruce Morris
Sceneggiatura: Luis De Velasco
Produzione: Dos Corazones Films
Durata: 70

Monica è una giovane vedova, costretta a lavorare anche di domenica per mantenere se stessa e il  figlio ma al contempo ha il rammarico di non potersi dedicare di più a lui.  Chema è un autista di autobus che, in quella domenica non riesce concentrarsi alla guida perché è in ansia per suo figlio, gravemente malato. Dona Cata è un’anziana signora che vive da sola nel suo appartamento; si sente inutile e di peso per gli altri. Tutti e tre vengono avvicinati da altrettanti giovani che li ascoltano, li incoraggiano e li invitano a entrare nella grande chiesa che sta davanti a loro. I tre giovani sono in realtà i loro angeli custodi e la messa sta per iniziare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film si presta ad essere un ottimo strumento per spiegare il significato e le varie fasi dell’Eucarestia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, combinandosi con le immagini, riesce ad essere particolarmente efficace. Molto bello il commento musicale anche se non si può dire lo stesso delle animazioni
Testo Breve:

Tre persone, afflitte da problemi personali o familiari, assistono alla celebrazione eucaristica. I loro angeli custodi insegnano loro come pregare e come accostarsi nel modo più opportuno all’Eucarestia. Un’ottima catechesi sulla Santa Messa.

Monica, Chema, e dona Cata sono tre persone tristi o addirittura angosciate perché non riescono più a  ridare un senso e un equilibrio alla loro vita.  Tutti e tre sono avvicinate da un giovane premuroso che si preoccupa del loro stato. Nessuna di loro vuole  confidarsi con questo intruso, anche se è gentile e simpatico e dice cose sagge, come: “il dolore deve essere condiviso per essere compreso” oppure suggerisce loro che a volte “le risposte giuste sono proprio davanti a noi”.

In effetti, davanti a loro c’è una grande chiesa e loro entrano, giusto in tempo per l’inizio della celebrazione eucaristica.

Inginocchiati ai banchi, ritrovano nuovamente quel giovane accanto a loro. Chema ha la senzazione che il volto della Madonna posto su di un altare laterale, stia guardando proprio lui. “Lei ti ascolta- gli suggerisce il giovane -affidati al suo cuore di madre;  non aver paura Lei:  è tua madre e ti comprende” .

Monica è più incerta: perché pregare? “Offrigli Il tuo lavoro, la tua allegria, la tua tristezza, la salute di tuo figlio, la tua vita, il tuo servizio. Chiedigli in silenzio ciò che desideri di più e poi prega per chi ne ha più bisogno”: e la risposta che riceve dal giovane. Solo quando i tre iniziano a pregare con convinzione, i  giovani rivelano la loro identità: sono i loro angeli custodi. Al momento dell’offertorio, le loro preghiere (simboleggiate da tre sfere luminose) vengono raccolte dai loro angeli che si librano in aria per portarle al Signore, raffigurato sulla volta della chiesa.

Dos Corazones Films, la stessa casa di produzione che ha realizzato Cristiada, ha avuto il “coraggio” (è il caso di dirlo) di realizzare questo film d’animazione interamente dedicato a spiegare il miracolo dell’Eucarestia. Si tratta di un lavoro particolarmente ispirato, orientato sopratutto a spiegare a dei ragazzi i vari momenti della Santa Messa. Quando il sacerdote pronuncia: “riconosciamo i nostri peccati”, vediamo i fedeli accostarsi al confessionale e al momento dell’assoluzione, il sacerdote assume il volto di Cristo. Durante l’Offertorio gli angeli custodi dei partecipanti raccolgono le loro preghiere e le portano in cielo. All’epiclesi, tutti gli angeli si radunano intorno all’altare assieme all'enorme moltitudine dei santi. Al momento in cui l’ostia viene elevata, il sacerdote assume lo stesso  volto di Cristo.

Attraverso la guida degli angeli, non mancano alcune osservazioni pratiche, come l’opportunità di raccogliersi in meditazione prima dell’inizio della messa (spegnendo i cellulari) e alla fine della celebrazione, l’importanza di congedarsi non con un segno della croce frettoloso ma compiuto con rispetto.

Il film è disponibile nelle lingue spagnola, inglese e francese mentre in italiano si trova solo una versione spagnola con sottotitoli in italiano (su Youtube).

La qualità dell’animazione non è eccelsa ma molto bello il commento musicale, per il quale il film ha vinto l’ Hollywood Music In Media Awards (HMMA).

Il film si presta ad essere un ottimo strumento per la catechesi sull’Eucarestia e la scena dove tutti gli angeli si librano verso il cielo per portare a Dio le offerte dei fedeli, non potrà esser facilmente dimenticata dai ragazzi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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