Film Oro

Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

IL PARADISO PER DAVVERO (Armando Fumagalli)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/17/2015 - 20:23
 
Titolo Originale: Heaven is for real
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Randall Wallace
Sceneggiatura: Randall Wallace, Chris Parker
Durata: 99
Interpreti: Greg Kinnear, Kelly Reilly, Connor Corum

Il film narra la storia vera, raccolta in un libro che è stato a lungo nella lista dei best seller del New York Times, di Todd Burpo e della sua famiglia. Todd (Greg Kinnear) è un pastore protestante di una piccola comunità che si arrabatta con molti lavoretti per sbarcare il lunario e portare avanti la sua famiglia, composta dalla moglie Sonja (Kelly Reilly) e da due bambini piccoli. La sua vita viene sconvolta quando il figlio Colton, di quattro anni, ha una grave crisi di appendicite per cui deve essere portato subito all’ospedale e operato d’urgenza. La prova viene superata, ma poi – poco a poco – Colton rivela, con nonchalance e senza dare a questo troppa importanza, che “ha visto” una serie di cose che non poteva sapere per conto proprio: suo padre in crisi che prega per lui nella cappella durante l’operazione, una sorellina (morta prima di nascere e della quale nessuno gli aveva mai parlato) che in Cielo lo accoglie con affetto, Gesù che gli sorride… Per Todd è l’inizio di un viaggio impegnativo che mette in crisi le sue certezze, i suoi rapporti con la piccola comunità di cui è pastore, e la sua fede.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film non vuole essere predicatorio: si limita, e non è poco, a narrare di una testimonianza, quella di Todd e della sua famiglia, che interpella ciascuno di noi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
L’elemento forse più riuscito è il tono del film: Greg Kinnear è un bravissimo attore, che rende in modo assai fine il protagonista Todd; ma un vero prodigio è il bambino che interpreta Colton (Connor Corum), che ha una naturalezza straordinaria. Il regista dà il meglio di sé non solo in una eccellente direzione degli attori ma anche facendo parlare gli splendidi panorami della campagna americana,
Testo Breve:

La storia vera di un bambino di quattro anni che dopo un intervento chirurgico dice di esser sttao in Paradiso. Il film  narra la testimonianza dei genitori del bambino, imtepellando ciascuno di noi  su cosa sia la vera fede

Il film, che da noi è uscito direttamente in dvd nell’autunno 2014, è una positiva sorpresa. Ha diviso la critica americana – come avviene assai spesso in questi casi – ma è stato molto amato dal pubblico, tanto da superare i 100 milioni di dollari di incasso, arrivando così a capitalizzare circa otto volte il suo costo. 

L’elemento forse più riuscito è il tono del film: Greg Kinnear è un bravissimo attore, che rende in modo assai fine il protagonista Todd; ma un vero prodigio è il bambino che interpreta Colton (Connor Corum), che ha una naturalezza straordinaria. È molto bello come le affermazioni più impegnative e difficili da credere siano rese con grande understatement, come se fossero piccole postille a un qualcosa di più immediato e di più importante che si sta svolgendo in quel momento. Il piccolo Colton le lascia cadere senza dar loro importanza ma è il padre prima, e gli altri familiari poi, a rendersi conto della portata delle sue affermazioni.

Il regista Randall Wallace, che ha al suo attivo la sceneggiatura di Braveheart e la regia di film epici come La maschera di ferro e We Were Soldiers, dà il meglio di sé non solo in una eccellente direzione degli attori ma anche facendo parlare gli splendidi panorami della campagna americana, il suo cielo, i suoi campi sconfinati.

Un film che ha la delicatezza di non voler forzare la mano e di non voler essere predicatorio: si limita, e non è poco, a narrare di una testimonianza, quella di Todd e della sua famiglia, che interpella ciascuno di noi. 

Per gentile concessione di: Scegliere un film 2015

Autore: Armando Fumagalli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTO SARA' BENE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/02/2015 - 19:17
 
Titolo Originale: Tutto sarà bene
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: SARA BINELLI
Sceneggiatura: SARA BINELLI
Produzione: CRISTIANA Video, EWTN
Durata: 52
Interpreti: Beatrice Fazi, Alexia Murray, Elisabeth Saragnese

Inghilterra, 1373. Una donna di circa trent'anni decide di vivere la sua vita reclusa dentro le quattro mura di una cella, adiacente ad una chiesa. Oggi questo ci può apparire assurdo, ma molte erano le donne che in quel periodo in Europa sceglievano questa forma di vita religiosa “alternativa” al monastero, che paradossalmente garantiva loro una grande libertà interiore: di pregare, di studiare, di essere guide spirituali. Ma Giuliana di Norwich non è una reclusa qualsiasi. Compie questa scelta infatti dopo aver ricevuto 16 “Rivelazioni”, al culmine di una grave malattia da cui sembrava non dovesse uscire viva. Il contenuto di queste rivelazioni fu messo per iscritto da lei stessa in vent'anni di meditazione in un libro, il primo testo scritto in lingua inglese da una donna: “Le Rivelazioni dell'Amore Divino”.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una mistica medioevale, ora beata, che ha ricevuto delle rivelazioni private, si dedica a trasmettere la gioia della sua fede a tutte le persone che vengono a trovarla
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La ricostruzione degli ambienti è rigorosa, i dialoghi sono fedeli a quanto ci è pervenuto dagli scritti a disposizione, e la beata è resa con una recitazione convincente
Testo Breve:

La beata Giuliana di Norwich, una mistica medioevale, ricordata in un’udienza anche da papa Benedetto XVI, rivive in questa docufiction con realismo e con fedeltà al suo messaggio di fede

Bene ha fatto la casa di produzione CRISTIANA Video a pubblicare questa docufiction sulla vita e le meditazioni della beata Guliana di Norwich alla vigilia dell’inizio del Giubileo della Misericordia: Giuliana è una mistica che ha sempre cercato di trasmettere, con gioia, la certezza che siamo tutti amati da Dio e protetti dalla sua Provvidenza. Vissuta dal 1342 al 1430 a Norwich, all’epoca la seconda città dell’Inghilterra per importanza dopo Londra, scelse di condurre una vita da anacoreta, reclusa dentro una cella, adiacente alla chiesa di san Giuliano. Ai nostri occhi appare una soluzione assurda e crudele, ma come spiega, in un’intervista, suor Elisabeth Ruth Obbard, autrice di diversi saggi su Giuliana, quel tipo di soluzione non era affatto insolita a quel tempo: i conventi femminili erano pochi ed era inoltre necessario portare una cospicua dote; con questa, per noi insolita, soluzione, le donne che sentivano una forte vocazione, potevano, in modo libero e indipendente, dedicarsi alla meditazione, alla preghiera e al sostegno spirituale delle tante persone che si recavano da loro per chiedere consiglio.

La docufinction mostra bene come la giornata della beata fosse tutt’altro che noiosa: oltre ai momenti di preghiera e di scrittura (mise su carta il racconto delle rivelazioni ricevute e la loro interpretazione), riceveva continuamente visite di donne e uomini che cercavano da lei, così vicina a Dio, un soluzione per i loro dubbi o il significato delle loro sventure.  Giuliana riceveva sempre tutti con il sorriso sulle labbra, espressione tangibile della certezza che di essere amati e conservati in vita da Dio. La sceneggiatura ha compiuto ben pochi lavori di fantasia: i dialoghi e le meditazioni di Giuliana sono ricavati da “Le rivelazioni dell’amor divino”, il libro da lei scritto, e dai colloqui riportati nella biografia scritta da Margery Kempe, una donna che ebbe modo i frequentarla.

Benedetto XVI, nell’udienza del 1° dicembre 2010, ha sintetizzato alcuni punti significativi della visione teologica della mistica e ripresi dalla docufiction. Sicuramente originale è stato il paragonare l’amore divino all’amore di una madre (come più tardi evidenzierà anche Giovanni Paolo I, anche se si tratta di una riflessione non più ripresa dai papi successivi) perché è proprio di una madre generare e prendersi cura del suo neonato, fragile come possiamo noi apparire agli occhi di Dio. Altro tema chiave è il mistero del male che colpisce degli innocenti. Giuliana risponde, come hanno fatto tanti altri santi, che nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande. Ne Il  libro delle rivelazioni Giuliana scrisse: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…” . In effetti, Tutto sarà bene, è il titolo del film.

Resta insolita per noi, la proposta fatta da Giuliana a una donna già sposata, di vivere in assoluta castità, d’accordo con il marito. Anche nella biografia di San Bernardo di Chiaravalle troviamo proposte simili, fatte ai suoi parenti. Sarà solo ai nostri tempi, che maturerà pienamente la convinzione che il matrimonio è un vero cammino di santità, al pari della vita contemplativa.

La docufction si fa seguire molto bene e al buon risultato contribuiscono anche i verdeggianti paesaggi della campagna inglese e le riprese all’interno delle chiese medioevali di Norfolk.

Il DVD può essere acquistato tramite il sito www.romacaputfidei.it

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AD OCCHI APERTI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/30/2015 - 22:40
 
Titolo Originale: Wide Awake
Paese: USA
Anno: 1998
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Produzione: Miramax Films
Durata: 88
Interpreti: Joseph Cross, Dana Delany, Denis Leary, Robert Loggia,Rosie O'Donnell:

Il piccolo Josh ha dieci anni e frequenta la Waldron Mercy Academy, una rinomata scuola cattolica di Philadephia. A settembre inizia l’anno scolastico ma la gioia di ritrovare i propri compagni e amici di classe è offuscata dalla tristezza per un recente lutto familiare: da poco tempo è morto il nonno che viveva in casa sua e a cui voleva molto bene. Del nonno ricorda in particolare la sua fede profonda e per questo, anche se non si considera molto credente, decide di chiedere a Dio un segno che gli dia la sicurezza che il nonno sta bene…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un bambino di 10 anni sente molto la perdita del nonno e vorrebbe imitarlo in ciò che più lo caratterizzava: la fede in Dio
Pubblico 
Pre-adolescenti
La morte del nonno e la scena di un bambino colpito da epilessia potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film tratteggia con efficacia il mondo del piccolo Josh e dei suoi compagni ma resta in bilico fra uno spiritoso racconto per ragazzi e un dramma sulla morte e la malattia.
Testo Breve:

Un bambino è molto affezionato al nonno, che ora non c’è più e vorrebbe avere da Dio la conferma che vive sereno nella sua nuova dimora. Una bella storia d’infanzia ambientata in un istituto cattolico

Nell’ambito delle iniziative promosse per il World Meeting of Families 2015 di Philadelphia, era  stato organizzato anche un Film Family Festival. Oltre ad alcuni classici di Walt Disney, è stato presentato Wide Awake (Ad occhi aperti) del 1998. Ambientato nel  Waldron Mercy Academy, uno dei più antichi e gloriosi college cattolici di Philadelphia gestito  da suore, il film finisce, in questo modo, per porsi in sintonia con il  riconoscimento espresso da Papa Francesco, durante la sua visita negli Stati Uniti, nei confronti del grande impegno speso da vari istituti religiosi femminili nel campo dell’educazione di quel paese.

Il film si cala molto bene nel mondo e nella mentalità di Josh e dei suoi compagni, ragazzi di dieci anni bravi e ubbidienti, impeccabili nella loro giacca e cravatta con lo stemma dell’istituto, ma pronti a organizzare scherzi di ogni tipo. E’ indubbio al contempo che i coprotagonisti siano gli insegnanti, (tutte religiose, se si escludono il professore di ginnastica e il cappellano) e fra tutte spicca suor Terry, interpretata con sensibilità e giusta misura da Rosie O’ Donnell. Il film ci fa vivere ampie sequenze di vita dentro l’istituto (organizzato in classi omogenee), nei vari momenti della giornata: dalle ore di lezioni in classe, al mettersi in fila per andare alla mensa o allo stare seduti nella hall dell’ingresso in attesa di venir invitati ad uscire, quando veniva accertato l’arrivo di un loro familiare  Altre scene sono riprese all’interno della casa di Josh o dei suoi amici ed è indubbio che si tratta di abitazioni di famiglie benestanti.

Viene in questo modo rappresentato un mondo ordinato, amorevole e prospero, che ha fatto andare su tutte le furie molti critici, che avrebbero tanto desiderato articolare il racconto con un’ insegnante cattiva, qualche ragazzo ribelle e qualche tensione familiare.

In realtà il problema del film non è la sua serena visione del mondo ma qualcos’altro. La storia oscilla continuamente, in modo incerto, fra commedia e dramma. Non si può definire a pieno titolo un film per ragazzi  perché non è brillante e scanzonato come ci si sarebbe aspettato. Il piccolo Josh è spesso troppo serio nella sua ricerca di Dio; riferimenti al nonno che sta per morire la scoperta di un suo amico, mentre va a trovarlo in casa, in pieno attacco epilettico, conferiscono al film coloriture drammatiche. Il riferimento più vicino è il film francese Il piccolo Nicolas e i suoi genitori: anche in quel caso troviamo bambini fra gli 8 e i 10 anni, nella loro linda divisa dell’istituto ma in quel caso l’autore riusciva ad imprimere una simpatica ironia che pervadeva tutto il racconto.

Anche Nicolas aveva un problema da risolvere: scoprire come sarebbe cambiata la sua vita quando sarebbe nato il fratellino ma il problema di Josh è molto più metafisico: cercare di avere un segno da Lui, come prova della Sua esistenza. Una ricerca così ingenua è coerente con la sua età ma l non sembra approdare da nessuna parte mentre né i genitori, né le insegnanti, né il confessore sembrano essere guide valide. Inizierà da solo a comportarsi nel modo più giusto per ottenere una risposta: aiutare e mostrare solidarietà verso quei compagni che si trovano in difficoltà, senza serbare rancore per alcuni screzi avvenuti nel passato. Alla fine la risposta arriverà, anche se la soluzione favolistica adottata sembra un espediente  troppo facile e incoerente con lo sviluppo precedente.

Il regista e sceneggiatore è M. Night Shyamalan, autore di film importanti come  Il sesto senso, The Village, E venne il giorno, capace di costruire situazioni di mistero e di attesa; ci si potrebbe domandare come mai abbia voluto realizzare, anche come sceneggiatore, un family-film. La risposta è semplice: lui stesso, da bambino, fu un allievo della Waldron Mercy Academy ed è innegabile che le sue immagini tradiscono un occhio affettuoso nei confronti di quel college dove lui, di origine indiana, avrà imparato a rivolgersi a Dio con l'aiuto di suore cattoliche. 

Il film è disponibile in DVD in lingua italiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIO ESCE ALLO SCOPERTO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/14/2015 - 21:24
 
Titolo Originale: Te puede pasar a ti. Capitulo 2
Paese: Spagna, Messico
Anno: 2012
Regia: Juan Manuel Cotelo
Sceneggiatura: Juan Manuel Cotelo
Produzione: Infinito mas Uno
Durata: 79

Rubén, fin da ragazzo, preferiva giocare con le sue amiche bambine; i giochi dei suoi compagni maschi erano per lui troppo violenti e subiva continue umiliazioni per i suoi atteggiamenti effeminati, finché ormai giovane-adulto, trasferitosi a Guadalajara e poi a Los Angeles, praticò attivamente l’omosessualità travestendosi da donna. Da ragazzo aveva sentito il richiamo della fede ma poi l’aveva abbandonata: era troppo arrabbiato con Dio per avergli reso la vita difficile a causa delle sue inclinazioni. Poi, finalmente, grazie anche a un’organizzazione cattolica, comprese la misericordia di Dio, la felicità di sentirsi amato da Lui: iniziò una nuova vita in castità, impegnato a trasmettere il suo credo ad altre persone nelle sue stesse condizioni.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo con inclinazioni omosessuali cerca prima di vivere secondo il suo istinto ma poi abbraccia la fede cattolica, avendo pienamente compreso la misericordia e l’amore divino.
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni riferimenti ad ambienti di prostituzione potrebbero non essere indicati per i più piccoli. La produzione sconsiglia la visione ai minori di 16 anni
Giudizio Artistico 
 
Particolarmente coinvolgente la prima parte, che descrive l’esperienza di Rubén, più frammentata la seconda, con varie interviste e dibattiti
Testo Breve:

Anche chi ha inclinazioni omosessuali, è amato e atteso da Dio per essere accolto nella sua Chiesa. È la tesi sviluppata dal regista Cotelo, sostenuto da interviste a persone che hanno vissuto l’esperienza della conversione

La storia di Rubén è la storia di un lungo colloquio. Un colloquio tormentato, continuamente lasciato e poi ripreso ma mai chiuso. Un dialogo fra due persone eccezionali: fra Dio stesso e Rubén, unico agli occhi di Dio, un figlio bisognoso di amorevoli cure come tutti i figli. Tutto questo traspare nella lunga intervista che Rubén concede al regista Juan Manuel Cotelo e che impegna più della metà del film. La prima interruzione rabbiosa di questo colloquio si ebbe quando Rubén seppe di essere un bambino adottato e per questo smise di pregare e di partecipare alla messa. Diventato giovane-adulto, prese a frequentare luoghi dove poteva prostituirsi ma nonostante questo il colloquio continuava, anche se aveva assunto strane forme superstiziose e utilitaristiche: partecipare alla messa delle ceneri come auspicio di protezione divina nonostante la vita che faceva oppure, più tardi, frequentare un gruppo di preghiera per poter trovare, come contraccambio, un lavoro. Era sempre presente in lui la tentazione per una “ribellione definitiva”, quella prometeica di rinnegare il corpo ricevuto per trasformarlo, tramite ormoni, in ciò che voleva essere. Ma Rubén non compì quell’atto perché, nonostante tutto, quel colloquio, così tenue, così a lungo deformato, era la cosa più vera che riusciva a esprimere. Alla fine, dopo la partecipazione a un ritiro, dopo una lunga confessione, Rubén comprese di essere anche lui amato da Dio e oggetto della sua misericordia.

Questo bel racconto di conversione intorno a una problematica, oggetto oggi di dibattiti senza fine, si situa molto bene nella linea espressiva del regista spagnolo Juan Manuel Cotelo (è questo il suo terzo film distribuito in Italia) e negli obiettivi che si è prefissato tramite la casa di produzione Infinito Mas Uno: raccontare in modo facilmente comprensibile che Dio ama tutti, anche quelli che vivono in situazioni difficili e che attende la nostra conversione.

Nel 2010 uscì nelle sale cinematografiche il suo primo documentario, L’ultima cima. In un anno fu visto in 15 paesi da parte di milioni di spettatori, senza che fossero fatti investimenti in pubblicità. Il successo del documentario fece comprendere a Cotelo che era viva l’attesa, nel pubblico, di ascoltare chi potesse parlare di Dio in modo accessibile, anche nei difficili contesti odierni. Terra di Maria è stato il secondo film distribuito in Italia.

Pur affrontando temi diversi, questi film mantengono una certa omogeneità, costituita dalla presenza del regista come narratore. E’ lui che dà l’imprinting al lavoro con il suo tono calmo e tranquillizzante, con la sua capacità di usare parole semplici per esprimere concetti complessi. Nella seconda parte del film diventa lui il protagonista perché inizia a mostrare il filmato dell’intervista a Rubén ad altre persone con inclinazione omosessuale chiedendo loro cosa ne pensano. Si tratta di una fase più didascalica ma importante del film perché traspaiono, dalle risposte che Cotelo riceve, visioni contrastanti. In opposizione alla proposta di Rubén che ha sofferto perché sempre discriminato ma che poi ha trovato conforto nella religione, è possibile l’altra soluzione: che sia la società a “convertirsi” e accetti pienamente che chi ha questa inclinazione possa liberamente esternare i suoi amori, senza complessi di colpa. Allora non ci sarà bisogno di un Dio che non si vede, né di una Chiesa che condanna. In questi frangenti Cotelo è molto bravo perché ricorda che spesso noi abbiamo l’idea di un Dio che agisce come giudice severo, mentre Lui è misericordioso verso tutti e la Chiesa è un ospedale da campo che accoglie ognuno nell’abbraccio del Padre. (sarebbe interessante scoprire se è stato prima Papa Francesco o Cotelo a usare questa espressione).

La terza parte del film è più frammentata, si spezzetta in tante interviste di persone con inclinazione omosessuale che hanno abbracciato la fede e perseguono la virtù della castità, vivendo con il sostegno dell’organizzazione Courage.

Si tratta di una parte altrettanto significativa perché la conversione può essere l’evento di un attimo ma il conservarla e il rafforzarla dura tutta la vita. E’ importante non restare soli ma vivere una vita associativa dove si manifesti la solidarietà fra i partecipanti e ci sia modo di coltivare la propria spiritualità. E’ quello che fa l’associazione cattolica Courage, che è ormai presente in venti paesi nel mondo e che cerca di rendere tangibile la cura della Chiesa per questi figli di Dio..

Dio Esce allo scoperto, sarà disponibile nelle sale Italiane dal 4 novembre 2015 secondo un piano di proiezioni che sarà disponibile su: www.infinitomasuno.it. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TARDO AUTUNNO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/15/2015 - 10:19
 
Titolo Originale: Akibiyori
Paese: Giappone
Anno: 1960
Regia: Yasujiro Ozu
Sceneggiatura: Yasujiro Ozu, Kōgo Noda, Mariko Okada
Produzione: Shochiku
Durata: 128
Interpreti: Setsuko Hara, Yôko Tsukasa,

Tre uomini si riuniscono per commemorare la morte del comune amico Miwa nel suo ottavo anniversario, assieme alla vedova  Akiko. Dopo la cerimonia, rimasti soli, ricordano che da giovani avevano spasimato per la bella Akiko e pensano che sia loro dovere trovare un giusto pretendente per sua figlia Ayako. La soluzione sembra a portata di mano perché conoscono Goto, un giovane impiegato modello della loro azienda ma Ayako rifiuta per principio la proposta, perché non se la sente di lasciare sola sua madre. A questo punto per i tre compari il problema risulta chiaro: bisogna prima riuscire a far risposare la vedova, così anche la figlia Ayako si sentirà libera di accettare Goto. Ma i tre non hanno fatto i conti con le due donne…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nel film assistiamo alla nobile contesa fra una madre vedova e una figlia, preoccupate, prima che di se stesse, della felicità dell’altra
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Attraverso una composizione accuratissima dell’immagine e un dialogo essenziale, il regista e sceneggiatore Yasujiro Ozu trova la sua perfetta forma stilistica per cogliere la finezza d’animo dei protagonisti
Testo Breve:

Una madre vedova e una figlia, nonostante l’insistenza di amici e parenti, decideranno di sposarsi solo quando sapranno con certezza che l’altra non resterà sola. Una storia di anime delicate raccontata dal maestro giapponese Ozu

Nel vedere un film di Yasujiro Ozu ogni spirito critico si acquieta, perché sappiamo già che non cercherà di colpirti con qualche forte emozione,  con una scena impressionante ma si presenta da subito come un manufatto  orientale cesellato con cura, che invita alla calma e alla riflessione Non siamo più abituati alla sensibilità d’animo che traspare dai protagonisti, perché ormai travolti e condizionati dall’espressionismo dei prodotti statunitensi, che mirano a colpire con dosi massicce di violenza, sesso, dove uomini e donne perdono facilmente il controllo in preda all’ira  o si lanciano nei nuovi straniamenti indotti dall’indifferenza sessuale (si veda il recente serial Transgender). Nel racconto della nobile contesa fra una madre vedova e una figlia, preoccupate, prima che di se stesse, della felicità dell’altra, Ozu non sviluppa un racconto individuale ma sociale. Nel microcosmo che ci rappresenta nessuno è mai lasciato da solo ma è la comunità dei parenti e degli amici che ha a cuore la felicità del singolo. Nel racconto di questo terz’ultimo film di Ozu, sono tre amici che si preoccupano che Ayako, che non ha più il padre, faccia un buon matrimonio. Con modalità che non possono che stupire noi occidentali, i pretendenti non si presentano mai da soli ma debbono venir introdotti da qualcun altro (meglio un parente della ragazza) che garantisca dell’onestà e della sincerità del giovane. Riaffiora in questo film un altro tema che sta a cuore a Ozu, quello del confronto generazionale: fra chi è nato prima della guerra, ancorato a tradizioni millenarie e le giovani generazioni ormai inserite in un processo di occidentalizzazione. In una sequenza esemplare, un’amica di Ayako, affronta risoluta i tre amici, molto più anziani di lei (situazione ancora inconcepibile in questo Giappone degli anni ’60), sgridandoli per aver dato per scontate delle decisioni che Ayako non aveva ancora prese. Alla fine però tutto si risolve “a la Ozu”: i quattro personaggi si seggono, iniziano a parlare con calma e alla fine un pranzo in comune suggella l’intesa raggiunta.

Ozu resta coerente, anche in questo film al suo linguaggio narrativo, articolato su pochi elementi. Riprese di campi lunghi vuoti e silenziosi, in interni o all’esterno, perfetti nella loro geometria, quasi a invitare lo spettatore, fra un dialogo e l’altro, a fermarsi a riflettere su ciò che sta accadendo. Incontri più intimi a due o allargati fra tre o quattro amici ma sempre in tono confidenziale, innestati In un meccanismo di rimbalzo: in un primo incontro vengono prese certe decisioni dai tre amici; in un secondo incontro queste vengono commentate, a mo’ di pettegolezzo, dalle loro mogli; nel terzo Ayako e Akiko discutono animatamente per i malintesi che si sono creati. Si sviluppa in questo modo un gioco lieve, con i toni della commedia, a cui non mancano momenti spiritosi, secondo uno stile che ricorda Ernst Lubitsch,

In un finale che non riveliamo prevale la malinconia, ma si tratta di una decisione adulta, di chi riconosce che il bello è ormai passato e che è inutile affannarsi per costruirsi un nuovo futuro. Si può intravvedere in questo qualche elemento autobiografico del regista, che decise di non sposarsi per stare vicino a sua madre.

In una delle sequenze iniziali, uno dei tre amici torna a casa dal lavoro. Si toglie la giacca e la butta per terra. Estrae dalla tasca il fazzoletto ormai usato che va a raggiungere la giacca mentre l’uomo si allontana. La moglie arriva con una stampella e diligentemente raccoglie giacca e fazzoletto. Forse inserita con tono polemico dal regista, questa sequenza non rappresenta il tipo di Giappone che dovemmo  imitare.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VIAGGIO A TOKIO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/14/2015 - 16:23
 
Titolo Originale: Tokio monogatari
Paese: GIAPPONE
Anno: 1953
Regia: Yasujiro Ozu
Sceneggiatura: Kōgo Noda, Yasujiro Ozu
Produzione: Takeshi Yamamoto
Durata: 136
Interpreti: Chishū Ryū, Chieko Higashiyama, Setsuko Hara, Haruko Sugimura, Sō Yamamura

Giappone, inizio anni ’50. Molte famiglie stanno ancora cercando di superare i lutti che la guerra ha loro arrecato ma al contempo è ripresa tumultuosa l’industrializzazione del paese, soprattutto nelle grandi città. Shūkichi e Tomi Hirayama sono una coppia di settantenni che ha sempre modestamente vissuto in un piccolo centro nel Sud del Giappone e ora ha deciso di andare a Tokio, dove i loro figli si sono trasferiti, hanno messo su famiglia e hanno trovato un certo benessere. Trovano ospitalità prima da Koichi che è un pediatra e poi nella casa della primogenita Shige, che gestisce un salone di parrucchiere per donne. I rapporti sono formalmente corretti ma i figli sono troppo concentrati nei loro affari per potersi dedicare ai due anziani. Solo Noriko, vedova del secondogenito Shōji, morto in guerra, prende un giorno di permesso dal lavoro per accompagnarli in un giro turistico per Tokio. I figli pensano bene di mandare a loro spese i genitori a un centro di cure termali (evitando in questo modo di impegnarsi direttamente) ma l’albergo è frequentato soprattutto da giovani chiassosi e Shūkichi e Tomi decidono di tornare al loro paese. Resta nel loro cuore soprattutto l’affetto che ha loro dimostrato Noriko, anche se fra loro non c’è alcun legame di sangue. Il lungo viaggio di ritorno risulterà fatale per l’anziana signora..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Dietro il confronto fra due generazioni, appare evidente che i valori familiari vanno posti al di sopra dell’inevitabile passaggio dalla tradizione alla modernità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista Ozu trova lo stile narrativo più idoneo per raccontare una storia di sentimenti e di valori umani eterni
Testo Breve:

Due anziani coniugi compiono un lungo viaggio fino a Tokio per andare a salutare i propri figli, prima che sia troppo tardi. Un confronto fra due generazioni messe di fronte a un’occidentalizzazione tumultuosa del loro paese, ma anche la conferma che i valori familiari non potranno mai venir trascurati

Viaggio a Tokio (Tokio monogatari), il capolavoro di Yasujiro Ozu, è al contempo molto giapponese, molto personale nello sviluppo narrativo ma anche assolutamente universale nei valori che esprime.

Valori universali che risultano tanto più veri quanto non dichiarati in astratto ma presentati in una realtà ordinaria, in questo caso quella giapponese e risultano evidenti e chiari proprio grazie al particolare stile narrativo adottato dal regista, uno stile contemplativo che pone lo spettatore nelle migliori condizioni per riflettere.

Lo spettatore occidentale può restare sorpreso nel vedere paesaggi e città del Giappone del primo dopoguerra: tante piccole case addossate una all’altra, strette fra le montagne e la costa ma anche ciminiere fumanti, simbolo delle nascenti periferie industriali; possono incuriosirci anche tanti particolari delle loro consuetudini, come quella di vivere senza sedie, accovacciandosi su di un tappeto per poter conversare oppure  il fatto che i figli non abbraccino i genitori quando li rivedono dopo tanti anni ma si limitino a un sorriso e a un inchino.

Sorprende anche la cerimonia nel tempio buddista per il funerale della madre: il silenzio del tempio è rotto da una nenia monotona e l’imperturbabilità degli astanti sembra richiamare quell’assorbimento nel nulla a cui tutti sono destinati; lo commenta anche il figlio Keizo, che ascoltando quella nenia “è come se la mamma si facesse più piccola, poco alla volta ”.

Ozu gestisce il racconto senza fretta, le parole di tutti sono pronunciate con calma, in modo che si abbia il modo di superare la gentilezza formale in cui sono avvolte, per cogliere le sfumature d’animo che restano sottese.. Le inquadrature, quasi sempre fisse, alternano le geometrie ordinate degli interni, con i campi lunghi delle riprese all’aperto, a volte per riprendere la ciminiera di una fabbrica, a volte per voler come annullare l’esistenza umana, mostrando a distanza piccoli uomini contro un cielo bruciato dal sole estivo.

Il contrasto fra i vecchi genitori e i figli che, lasciato il  paese natio, hanno trovato una buona sistemazione nella grande città, non tarda a rivelarsi. Shūkichi e Tomi si muovono all’interno di una tradizione millenaria e si aspettano che  i figli si prendano cura degli anziani genitori ma quando si accorgono che i figli li trascurano, non si lamentano, non ne fanno un fatto personale, ma sono  come rassegnati di fronte  ai tempi e ai costumi che cambiano.Loro hanno fatto questo viaggio quando si sentivano ancora in forze, prima dell’arrivo dell’oscurità, ma i figli non hanno questa proiezione sui ritmi lunghi della vita: si sono rinchiusi nel presente e si occupano dei genitori nella misura in cui questo non alteri il ritmo ormai consolidato dei loro impegni.

Diverso è l’atteggiamento di Noriko, la vedova del figlio morto in guerra, che dedica loro del tempo, mostra di occuparsi realmente delle loro necessità, senza secondi fini, guidata solo da una grande sensibilità umana. Anche i coniugi Hirayama finiscono per interessarsi soprattutto a lei, la invitano a risposarsi dopo otto anni di vedovanza, e quando Shukichi le regala, prima di partire, il suo orologio, questo diventa il simbolo del passaggio di testimone verso chi, anche fra le nuove generazioni, saprà preservare quei valori assoluti che lei ancora percepisce.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RUTH & ALEX - L'AMORE CERCA CASA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/23/2015 - 09:47
 
Titolo Originale: 5 Flights Up
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Richard Loncraine
Sceneggiatura: Charlie Peters
Produzione: LASCAUX FILMS, LATITUDE PRODUCTIONS,REVELATIONS ENTERTAINMENT
Durata: 92
Interpreti: Diane Keaton, Morgan Freeman, Cynthia Nixon

Alex e Ruth vivono da quarant’anni nella stessa casa a Brooklyn, da quando si sono sposati. Il palazzo non ha ascensore e Alex fatica ogni giorno a fare i cinque piani di scale. Decidono quindi di vendere il loro appartamento per trovarne un altro dotato di ascensore. Alex resta contrario: è un bravo pittore e dal terrazzo di quella casa ha dipinto negli anni tanti bei quadri, ma Ruth riesce a convincerlo e si affidano a Lily, una loro amica che di mestiere è agente immobiliare…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due anziani coniugi che non hanno potuto avere figli, vivono uno per l’altra, agendo sempre per amore dell’altro
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film sin regge tutto sulla recitazione di Diane Keaton e Morgan Freeman mentre la sceneggiatura divaga troppo sui filoni secondari della storia
Testo Breve:

Il pretesto del film è la necessità di due coniugi di dover vendere la loro vecchia casa; il vero racconto invece verte tutto sulla grande forza del loro amore

Diciamo subito che il film è modesto. Un racconto semplice, che vive di poche cose: l’ansia di due anziani coniugi per dover lasciare la casa dove hanno vissuto per quarant’anni, la discopatia della loro cagnolina che deve venir sottoposta a un rischioso intervento chirurgico, la preoccupazione per ciò che sta accadendo a Manhattan: i telegiornali si susseguono in tempo reale per informare i cittadini sul rischio di un potenziale atto terroristico (si tratta di un sub plot che mal s’innesta nel racconto principale) . Perché quindi recensire questo film? Perché la coppia anziana è costituita da Diane Keaton e Morgan Freeman che sono assolutamente fantastici nel presentarci questi due coniugi nella perfetta complementarietà della loro unione. Alex è calmo e saggio, lei è impulsiva e appassionata: si conoscono troppo bene per  non stupirsi più delle piccole debolezze dell’altro e al contempo si sentono incompleti e insicuri se l’altra propria metà di loro stesi non dà un completo appoggio. Lui non vorrebbe cambiare casa ma non riesce a dire di no a Ruth che si è molto impegnata a questo progetto: Ruth ha avviato questa iniziativa non certo per se ma per evitare che il marito continui ad affaticarsi nel salire le scale. Ruth vorrebbe far operare l’anziana cagnolina anche se il costo è alto ma non  farebbe nulla senza l’approvazione del marito; Alex  sa che la cifra impegna seriamente il loro bilancio ma non riesce a dire di no a un desiderio di Ruth. Per ritrovare un’armonia simile, dobbiamo forse tornare ai primi 5 minuti  del cartone animato “UP quando ci viene raccontato senza parole la storia di Carl,  che già da ragazzino aveva conosciuto la simpatica vicina di casa Ellie, poi il loro matrimonio e la triste scoperta  dell’impossibilità di  avere figli, una vecchia passata dolcemente insieme, finché la morte di lei non li aveva separati. Qualcosa di simile ci viene proposto per Alex e Ruth: mentre partecipiamo alle loro peripezie nel cercare di vendere la loro casa e al contempo di trovarne una nuova, assistiamo con dei flashback ai momenti salienti della loro vita.  Le difficoltà di Ruth nel convincere i suoi genitori perché accettino che lei sposi un uomo di colore; il momento felice in cui entrano nella nuova casa; le ore passate in salotto quando lei posava per un nuovo quadro di suo marito ma anche il dolore per la scoperta di non poter avere figli.  Ora la loro vita è fatta di cose semplici ma trattate con cura: dalla coltivazione dei i fiori del terrazzo alle preoccupazioni per la malattia della cagnetta. Di fronte alle molte avversità che incontrano (i quadri di Alex vengono rifiutati perché non più di moda), loro rispondono sempre in un unico modo: cercare di restare coerenti con se stessi e onesti con gli altri, senza compromessi.

Un piccolo film semplice e delicato come sono delicati, nella quotidianità, le parole e i gesti dei due coniugi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA STORIA SBAGLIATA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/04/2015 - 16:37
 
Titolo Originale: Una storia sbagliata
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Gianluca Maria Tavarelli
Sceneggiatura: Angelo Carbone, Leonardo Fasoli, Gianluca Maria Tavarelli
Produzione: PALOMAR CON RAI CINEMA
Durata: 109
Interpreti: Isabella Ragonese, Mehdi Dehbi, Francesco Scianna

Stefania e Roberto sono due sposini siciliani sulla trentina, pediatra lei e militare di professione lui, innamoratissimi e felici. Il loro animo è però irrequieto: se da una parte sono intenti a costruirsi la loro casa, espressione di un avvenire stabile, dall’altra lui non riesce a stare a lungo fuori missione e accetta di tornare in Irak. Anche Stefania si ritroverà presto in Irak, per svolgere una missione umanitaria. Un viaggio che le farà conoscere gli orrori della guerra ma che diventerà per lei una scoperta di nuovi valori…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una sofferenza personale e la tragedia della guerra in Irak diventano per la protagonista una scuola di condivisione e di riconciliazione ma il desiderio di conoscere la verità a tutti i costi le fa compiere un atto che mette a rischio la vita di una bambina
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale, situazioni ad alta tensione drammatica
Giudizio Artistico 
 
Il film è diretto con grane professionalità. Isabella Aragonese conferma le sue capacità espressive, la sua delicatezza e sensibilità. Molto bravo anche Mehdi Dehbi nella parte della guida irakena
Testo Breve:

Due giovani sposi, lui militare di carriera e lei pediatra, si ritrovano coinvolti in modi diversi dalla guerra in Irak che finirà per diventare per lei una  scuola di maturità, di umanità e di condivisione. Isabella Aragonese in una parte di grande delicatezza e sensibilità

“Cos’altro vi serve di queste vite / ora che il cielo le ha colpite / ora che il cielo le ha scolpite”. Questi versi di Fabrizio De André, tratti dall’album Una storia sbagliata (1980), non sono estranei all’ispirazione che ha guidato Gianluca Maria Tavarelli nella scrittura e realizzazione del suo ultimo film, Una storia sbagliata appunto, in uscita in questi giorni. Le vite “colpite” e “scolpite” sono quelle di Stefania e Roberto, due sposini siciliani sulla trentina, pediatra lei e militare di professione lui, innamoratissimi e felici, immersi nel sole e nel mare di una Sicilia vitale ma anche ferita e problematica. Infatti la presenza del complesso petrolchimico di Gela, dove vivono i protagonisti, pur essendo una grande risorsa occupazionale rappresenta un’insidia permanente per la salute della popolazione. In primis dei bimbi, fra cui si registra, come dice Stefania parlando col marito, la più alta percentuale nazionale di malattie e malformazioni congenite. Non a caso lei è impegnata in prima linea, pure come volontaria, nella cura e assistenza dei bambini vittime in varie forme dell’inquinamento locale. In questa realtà contraddittoria i due giovani sono intenti a costruirsi il loro avvenire. Cercano casa, fanno i conti. In uno slancio di generosità Stefania si fa pagare addirittura il tfr anticipato per acquistare la sospirata casa dove mettere su famiglia. I due sono affiatatissimi, ma Roberto sembra esitante, distratto, è spesso agitato e a disagio. Ha partecipato da volontario a diverse missioni militari all’estero, il medioriente gli è entrato nel sangue. Soffre di “mal d’Irak” e muore dalla voglia di ripartire, come è successo altre volte. E’ il problema di Stefania, la sua pena ricorrente. Lei cerca di dissuadere il marito, gli prospetta come sempre i rischi a cui si espone. Inutile. Alla fine deve arrendersi e lasciarlo partire, pure stavolta. Per amore, per bontà, per debolezza, perché così è sempre stato con la guerra. Sono i ruoli fissi, per gli uomini e per le donne. Il peso della “storia sbagliata”.

Sulla seconda parte del film dobbiamo evidentemente glissare, per non far torto allo spettatore. Gli eventi prendono una piega più drammatica e insieme più universale, dove la vita a due si scontra e si mischia dolorosamente con la tragedia collettiva della guerra, con il sangue e con la morte. A un certo punto Stefania si ritrova pure lei in Irak, sulle orme del marito, spinta da una smania, un’esigenza confusa e insopprimibile di sapere, di vedere, di confrontarsi. E gradatamente il suo affannoso percorso laggiù la rivelerà a se stessa, le farà scoprire un nuovo orizzonte, la libererà dal dolore sterile, dalla solitudine e dalla disperazione. La guerra è disumana, mostruosa, vuole dirci Tavarelli, ma può anche essere educatrice. Una scuola di maturità, di umanità, di condivisione. E di riconciliazione. Che “colpisce” e “scolpisce”, per riprendere De Andrè.

Questo il messaggio altissimo di Una storia sbagliata, diretto con maestria, montato a regola d’arte (ieri e oggi si alternano di continuo) e interpretato benissimo dai protagonisti e dagli altri attori. Isabella Aragonese conferma le sue straordinarie capacità espressive, la sua delicatezza e sensibilità. Francesco Scianna è un efficace e credibilissimo giovane marito meridionale, col cuore diviso fra l’amore per la bella moglie e l’insoddisfazione, il male oscuro che lo morde dentro. Bravissimo anche Mehdi Dehbi, il ragazzo irakeno che “coopera” incisivamente con la guerra (se così possiamo dire!) per aprire a Stefania gli occhi sul dolore-degli-altri. Accanto alla nobiltà dei valori espressi dal film va sottolineata l’assenza di volgarità e di sesso esplicito

Autore: Mario Spinelli
In Televisione
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MOM'S NIGHT OUT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/19/2015 - 22:27
 
Titolo Originale: Mom's night out
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Andrew Erwin , Jon Erwin
Sceneggiatura: Jon Erwin, Andrea Gyertson Nasfell
Durata: 98
Interpreti: Sarah Drew, Sean Astin, Patricia Heaton

Allyson è una casalinga che si deve occupare dei tre figli piccoli, mentre il marito è spesso in viaggio per lavoro. A causa dei numerosi guai che combinano i suoi tre pargoletti, Allyson crede di non riuscire a fare niente bene ed è alquanto depressa. Cerca di scrivere un blog per distrarsi ma non riesce a concentrarsi. Alla fine decide di concedersi un sabato sera tutto per se uscendo con altre due amiche: Sondra, moglie di un pastore evangelico, che ha una ragazza adolescente e Izzy che ha un marito poco adatto a badare ai figli. Allyson esce di casa senza troppa convinzione e in effetti, i tre mariti rimasti a casa non sono all’altezza del loro compito. Anche le tre donne finiscono per mettersi nei guai perché si sono messe in testa di aiutare l’amica Bridget, la quale deve lavorare anche di sera e ha lasciato suo figlio in custodia al suo ex fidanzato, che ha sua volta lo ha lasciato in un locale per tatuaggi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il mestiere di mamma è difficile e logorante ma il suo valore è incommensurabile
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
I fratelli Erwin si lanciano con un buon ritmo nel genere commedia demenziale. Peccato che la figura della protagonista riproduca un modello femminile ormai obsoleto
Testo Breve:

Tre madri casalinghe provano a svagarsi un sabato sera lasciando i figli in custodia ai loro mariti. Tutto andrà storto. Una commedia sopra le righe divertente ma il personaggio della protagonista non è convincente. In DVD in italiano

I primi 20 minuti di questo film faranno sicuramente arrabbiare molte donne.

La protagonista, Allyson, si sente una casalinga depressa e fin qui niente di nuovo, ma il modo con cui viene descritta risulta un cumulo di ovvietà, espressione di uno stereotipo che sembrava ormai superato: quello della donna insicura, sopraffatta dai mille impegni quotidiani, che teme di non essere all’altezza del suo compito di madre, maniaca delle pulizie di casa e bisognosa delle braccia forti e rassicuranti del marito-vero uomo. Anche la descrizione dei figli pestiferi è priva di personalità: un accumulo di ovvietà del tipo mettersi a disegnare sui muri o giocare a fare i cuochi in cucina.

Le altre donne di questo disastroso saturday night sono leggermente più realistiche, come Sondra, la moglie del locale pastore evangelico, che deve contenere le insistenze della figlia adolescente desiderosa di partecipare a un rave oppure come Bridget, ragazza madre, che ha accettato un lavoro serale in un locale di Bowling e non sa a chi affidare il suo bambino.

Per fortuna il film ha il piglio di una comicità demenziale, non si prende molto sul serio e si muove brioso fra un disastro e l’altro, fino all’inevitabile lieto fine.

 Questo film, presentato nelle sale statunitensi a maggio del 2014, è ora disponibile in DVD in italiano è stato etichettato come Christian movie. In effetti i registi sono i fratelli gemelli Andrew e Jon Erwin, dei quali abbiamo già presentato Fireprof, October Baby, Facing the Giants, Flywhell. In particolare Courageous aveva già affrontato il tema della paternità, mostrando, nelle storie parallele di quattro famiglie, gli effetti deleteri della mancanza della figura paterna. Era quindi ormai tempo di affrontare il tema, molto ampio  ma entusiasmante, della maternità in un’ottica cristiana.

A differenza di Courageous, che non era riuscito ad evitare un certo tono predicatorio, qui il tema della fede ben si armonizza con il contesto narrativo e si arriva al punto focale del film in modo insolito, attraverso un colloquio disteso fra Allyson e Bones, un gigante pieno di tatuaggi che cavalca una Harley Davidson ma buono di natura. Ad Allyson che si sente una fallita in tutto, Bones ricorda che tutti trovano il loro posto nella creazione, dagli uccelli che fanno il nido sui rami degli alberi alle aquile che volano fra le cime più alte e che Dio si prende cura di tutti: bisogna semplicemente essere se stessi, senza criticarsi continuamente e lasciare che Dio faccia il resto. Alla fine Allyson non modificherà la sua vita ma imparerà a scoprire la bellezza delle piccole cose di ogni giorno nell’educazione dei suoi figli.

Il tema della maternità e in generale della vita di famiglia oggi è quanto mai ampio ma non sembra interessare i media, se non casi isolati come questo. Si potrà obiettare che la realtà più frequente oggi sia quella di un padre e una madre che lavorano entrambi e rischiano e di non riuscire a prendersi cura a sufficienza dei figli; che le donne d’oggi non sono così incerte e lamentose come la protagonista di questo film, ma sanno affrontare con coraggio le loro responsabilità familiari. Tutto vero, ma in fondo non sono stati certo più realisti altri lavori come la fiction Desperate Housewives dove il problema principale delle protagoniste era decidere chi avrebbero ospitato nel loro letto quella sera o Modern Family, che si divertiva a mostrare come la famiglia sia ormai diventata un aggregatore dalle forme e dai confini molto incerti.
Alla fine l’espressione “la mano che fa dondolare la culla è la mano che governa il mondo” detta alla fine del film è forse un po’ enfatica ma neanche falsa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TEMPO INSTABILE CON PROBABILI SCHIARITE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/03/2015 - 12:18
 
Titolo Originale: tempo instabile con probabili chiarite
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Marco Pontecorvo
Sceneggiatura: Marco Pontecorvo, Roberto Tiraboschi
Produzione: MARCO VALERIO PUGINI, UTE LEONHARDT PER PANORAMA FILMS, RAI CINE
Durata: 100
Interpreti: Luca Zingaretti, Pasquale Petrolo, Carolina Crescentini, John Turturro

Giacomo ed Ermanno fanno parte di una cooperativa delle Marche che produce mobili. La fabbrica è in crisi e c’è il rischio che le banche chiudano il credito. Una sera Giacomo e Lillo stano cercando di sotterrare dei residui tossici quando si accorgono che dal fosso creato sta emergendo del petrolio. Giacomo è deciso a impiantare una trivella, anche se i costi sono molto alti, mentre Lillo decide, con il resto della cooperativa, di boicottare l’iniziativa perché ecologicamente rischiosa. I due amici si trovano così su due fronti opposti..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un bel rapporto fra padri e figli, un’amicizia che è a di sopra di qualsiasi conflitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La soluzione di affrontare temi seri ridendo convince parzialmente perché l’approccio adottato, semplice e quasi ingenuo, finisce per trasferire lo spettatore in una favola lontana da riferimenti reali. La sceneggiatura ha un approccio troppo macchiettistico nei confronti di alcuni personaggi
Testo Breve:

Una fabbrica marchigiana di mobili, nel culmine della crisi economica, rischia di fallire. Le sue sorti potrebbero  cambiare  grazie alla scoperta di un giacimento di petrolio o più probabilmente per merito dell’inventiva delle nuove generazioni. Si ride con molta semplicità.

Ogni lunedì, il lavoro in fabbrica viene sospeso perché bisogna controllare alla televisione i risultati dell’estrazione del Lotto. Ogni membro della cooperativa compra ogni settimana un biglietto: è il metodo che hanno escogitato per tentare di risollevare le sorti dell’azienda. Procede in questo modo il secondo film di Marco Pontecorvo, che trae spunto dall’attuale situazione economica italiana ma la rivisita con uno sguardo surreale. Anche l’altro tema che viene sviluppato, il confronto generazionale fra padri e figli adolescenti, viene reso cinematograficamente nel modo più fantasioso. Tito, il figlio di Ermanno, è appassionato di fumetti manga; per il padre è solo un perdigiorno e gli impone di venire a lavorare in fabbrica.  Nella fantasia del ragazzo tutto si trasforma in una sfida all’ultimo sangue fra lui, giovane guerriero samurai e un mostro gigante che parla un perfetto accento marchigiano (nel film compaiono numerosi inserti animati in stile manga). Anche l’ingegner Lombelli (John  Turturro ), l’italo-americano esperto  di estrazioni petrolifere, è un tipo insolito. Si muove con la signorilità di un nobile d’altri tempi, che ammannisce a tutti pillole di saggezza sul petrolio, che va trattato con delicatezza, come se si trattasse di una donna.

Questa ed altre macchiette presenti nel film rendono il racconto lieve e spumeggiante con uno stile che può ricordare quello di Ernst Lubischt. Un riferimento che però ci costringe a fare dei distinguo: Lubischt lavorava con sceneggiature di ferro, mentre in questa fotografia dell’Italia di oggi, la levità scivola in semplice qualunquismo (le tasse esose, la burocrazia lenta,  la moltiplicazione di negozi di cineserie, un sindacato ormai revisionista) e manca il sostegno di una trama robusta. Il conflitto fra Giacomo ed Ermanno, il primo più pragmatico e propenso ai compromessi, il secondo più idealista, irrigidito in schemi che rimandano ai tempi dei conflitti di fabbrica, alla fine mostra la corda perché ripetitivo e poco approfondito.

Restano al contrario ben espressi molti valori: l’amicizia fra i due protagonisti, che è più salda di qualsiasi barricata ideologica, l’esistenza di un  rapporto fecondo e costruttivo fra padri e figli (la parte più fresca e originale del film).  Saranno proprio i figli a traghettare i padri verso nuove soluzioni, nuove visioni della vita.  Alla fine tutti i conflitti si risolvono perché nessuno è veramente cattivo e tutti sanno ritrovare ciò che li accomuna piuttosto che ciò che li divide. La testa del mostro manga, definitivamente sconfitto, rotola per terra davanti alla fabbrica riconciliata. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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