Film Oro

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Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

BEYOND THE MASK

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/19/2016 - 08:05
 
Titolo Originale: Beyond the Mask
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Chad Burns
Sceneggiatura: Paul McCusker , Brennan Smith , Stephen Kendrick
Produzione: Burns Family Studios
Durata: 203
Interpreti: Andrew Cheney, Kara Killmer, John Rhys-Davies

Inghilterra 1775. William Reynolds è un uomo d’azione e di spada che lavora per la Compagnia delle Indie Orientali. Il suo capo, Charles Kemp, gli commissiona spesso lavori sporchi, come quello di sottrarre documenti compromettenti, assaltando una nave mentre rientra al porto. William desidera cambiare vita e Charles apparentemente accetta; in realtà ha preparato per lui un trappola mortale perché il giovane conosce troppi segreti della Compagnia. Scampato per miracolo all’attentato, William si rifugia in un tranquillo paesino di campagna fingendo di essere il nuovo reverendo del luogo. Qui incontra la bella Charlotte; la sua fede profonda fa nascere in William il desiderio di chiedere il perdono divino per la sua vita passata e cresce in lui il desiderio di sposare la ragazza anche se sa di non poter fare a meno di dirle la verità sul suo passato. Inseguito dai suoi sicari, Williams è costretto nuovamente a fuggire e questa volta si reca in America, a Philadelphia, nello stesso anno della Dichiarazione di Indipendenza…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il racconto di un uomo, ladro e assassino su commissione, che decide di cambiar vita per l’amore di una ragazza e per la fede raggiunta nella misericordia divina
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la recitazione dei due protagonisti e ben realizzata, grazie a una sapiente computer grafica, l’ambientazione alla fine ‘700. La sceneggiatura mostra un eccesso di fantasia nel costruire situazioni avventurose. Vincitore del Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.
Testo Breve:

Si può parlare di redenzione e di fede in un film di avventura, di amore romantico  e di azione? Questo Christian Film, giudicato il  come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016, dimostra che è possibile

E’ possibile parlare di temi profondi come la redenzione, la misericordia e il perdono divini, in un film adatto per i ragazzi, cioè un film di avventura e azione, con fughe, esplosioni e colpi di scena?

Questo christian film del 2015 sembra proprio esserci riuscito e ha vinto il Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.

Anche se dobbiamo dire onestamente che si tratta di un film di serie B, bisogna riconoscere che l’impegno di ricostruire l’Inghilterra e la Philadelphia nell’anno della Dichiarazione d’Indipendenza è senz’altro riuscito, grazie all’aiuto di un’ottima computer grafica. C’è anche una buona chimica fra i due protagonisti: l’avventuriero William, molto spesso impegnato a fuggire sui tetti e Charlotte, che forse avrebbe anche accettato di sposare un tranquillo parroco di campagna, ma che si trova impegnata a tuffarsi in acqua da una nave o a correre a perdifiato prima di un’esplosione, ovviamente con le lunghe e pesanti gonne dell’epoca.

In questo contesto non mancano, a beneficio dei ragazzi americani in età scolastica, i riferimenti ai preparativi per la Dichiarazione d’Indipendenza, avvenuta il 4 luglio 1776 e la simpatica e arguta figura di Benjamin Franklin, qui nella doppia veste di uomo politico e di inventore delle prime, rudimentali macchine elettriche.

Il tema religioso viene affrontato dal punto di vista di William, il quale, dopo il suo primo iniziale desiderio di cambiar vita, si ritrova con un grosso debito morale nei confronti di due uomini che si sono sacrificati per lui ma soprattutto di una Provvidenza che gli sta tendendo la mano. La sua conversione non è però ancora robusta e quando conosce e si innamora di Charlotte, William stabilisce, ingenuamente, un patto con Dio: se potrà dimostrare a Charlotte che è realmente un uomo nuovo, rinuncerà a vendicarsi di chi lo vuole uccidere. Sarà poi Charlotte, a fargli comprendere che: “la Redenzione o l’amore non potranno mai esser guadagnati; non devi fare altro che chiedere. Essi sono dei doni. Dei doni concessi liberamente dal cuore di Dio” e che se vuoi cambiare vita, “solo Dio può darci la vita”.

William, rinchiuso in una cella in attesa della sua esecuzione, confessa a un sacerdote, che ritiene le sue colpe troppo gravi e neanche Lui potrà redimerlo: la sua condanna a morte è giusta. Il sacerdote lo rasserena, dicendoli che:  “Qualcun’altro si è già fatto carico dei tuoi peccati”.

Il film è disponibile in DVD (in lingua inglese) e non sappiamo al momento se avrà una versione in italiano. Forse verrà considerato troppo “americano” con i suoi riferimenti a Franklin e alla Dichiarazione d’Indipendenza ma è indubbio che l’iniziativa di mescolare un racconto d’avventura, una storia d’amore e un percorso di redenzione sia pienamente riuscito.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALTRUISTI SI DIVENTA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/27/2016 - 20:51
 
Titolo Originale: The Fundamentals of Caring
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Rob Burnett
Sceneggiatura: Rob Burnett
Produzione: Levantine Films
Durata: 93
Interpreti: Paul Rudd, Craig Roberts, Selena Gomez, Jennifer Ehle

Ben non sta attraversando un buon periodo. I suoi tentativi di farsi conoscere come scrittore sono finora falliti; sua moglie vuole avviare le pratiche di divorzio anche se lui continua a tergiversare. Alla fine decide di voltare pagina; si iscrive a un corso per assistere malati disabili, organizzato da una chiesa locale. Il suo primo incarico è quello di prendersi cura di Trevor, un ragazzo di 18 anni affetto da una grave forma di distrofia muscolare. Trevor vive una vita molto ordinata con la madre (il padre se n’è andato di casa quando lui aveva tre anni) ma Ben vorrebbe farlo uscire dalla cappa protettiva in cui si è rinchiuso. Approfittando del fatto che la mamma si deve assentare per lavoro, ottiene da lei il permesso di partire con Trevor per un viaggio di una settimana con un pulmino appositamente attrezzato per andare in alcuni luoghi turistici che Trevor aveva sempre desiderato vedere….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo in profonda crisi per un dramma familiare decide di ridare un senso alla propria vita dedicandosi al sostegno di persone inferme
Pubblico 
Adolescenti
Un linguaggio spesso sboccato con frequenti allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Bravi i due protagonisti che con un dialogo serrato riescono a esprimere se stessi e ad entrare in sintonia. La sceneggiatura si appoggia troppo facilmente su eventi-pretesto per drammatizzare le problematiche dei personaggi
Testo Breve:

Un uomo cerca di superare un dramma familiare dedicandosi al sostegno di una persona con handicap. Scoprirà l’importanza di aiutare queste persone non solo nel fisico ma anche nell’animo. Un aiuto che riuscirà a ridare un senso alla propria vita.

Questo film, un’esclusiva del portale NETFLIX, affronta il tema della cura delle persone disabili. Dopo l’insuperabile Quasi amici (entouchables-2011)-FilmOro, dopo il francese Un sapore di ruggine e ossa  e in attesa che arrivi in Italia a settembre Io prima di te (Me Before you-2016), un badante al suo primo incarico cerca di capire come deve comportarsi quando ha davanti a se una persona che ragiona perfettamente ma che si trova ingabbiato in un corpo inerte.

E’ lo stesso problema che si trovò ad affrontare Driss, in Quasi amici, assolutamente impreparato di fronte al problema di come prendersi cura di un uomo paraplegico ma la sua soluzione fu semplice e chiara: trattarlo per quello che è: una persona umana con desideri e volontà, con cui chiacchierare, ridere e scherzare.

Per Ben il problema è in un certo senso più complesso: Trevor è un ragazzo di diciotto anni, paraplegico dalla nascita; che conosce ben poco del mondo che vive fuori della sua stanza (va nei giardini pubblici un solo pomeriggio alla settimana, sempre il giovedì) e che ha timore di qualsiasi cosa che gli si presenti come nuova o imprevista. Trevor mette alla prova Ben, provocandolo continuamente o facendo addirittura finta di star male. E’ un modo per proteggere la sua intimità e il suo mondo tranquillo. Ma Trevor ha dei sogni, quelli che sorgono guardando la televisione: vorrebbe visitare la fossa più profonda del mondo, vorrebbe andare a vedere la mucca più grande degli Stati Uniti e non è insensibile al fascino delle ragazze che vede sul piccolo schermo.

E’ il punto di aggancio che trova Ben per costringerlo ad uscire dal suo mondo tranquillo: un viaggio di una settimana su di un camioncino appositamente attrezzato per le sue esigenze, per vedere quello che aveva sempre desiderato. Un viaggio in luoghi e stati diversi che diventa presto un percorso di trasformazione. Alla fine la loro amicizia si consoliderà su di un piano di assoluta parità: se Trevor ha avuto bisogno di Ben, anche Ben ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso nel verifica che può ancora essere utile al suo prossimo, dopo una sua recente, dolorosa esperienza.

Il film sviluppa bene l’evoluzione dei due personaggi principali, c’è una buona chimica nel loro continuo alternare litigi a momenti di profonda sincerità.

La sceneggiatura sviluppa con convinzione l’iniziativa di Ben: per superare il suo dramma familiare, invece di disperarsi, decide di dedicarsi ad aiutare che sta peggio di lui ma non riesce a evitare una certa ossessione per l’horror vacui: l’autore finisce per caricare il racconto di eventi melodrammatici che dovrebbero servire a motivare la psicologia dei personaggi.

Trevor deve superare il trauma di esser stato abbandonato dal padre appena è risultata manifesta la sua infermità; il figlio di Ben, forse per una distrazione del padre, è morto sotto una macchina; la prova definita di recupero del proprio valore, sarà per Ben, quella di aiutare una donna a partorire in un parcheggio.

Per rendere il racconto interessante anche ai giovani, (durante il viaggio i due uomini raccolgono una giovane autostoppista che cerca la propria indipendenza dal padre) il film non esita ad utilizzare un linguaggio continuamente sboccato, con molte allusioni sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CIELO PUO' ATTENDERE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/24/2016 - 16:21
 
Titolo Originale: Heaven Can Wait
Paese: USA
Anno: 1943
Regia: Ernst Lubitsch
Sceneggiatura: Samson Raphaelson
Produzione: FOX FILM CORPORATION
Durata: 112
Interpreti: Gene Tierney, Don Ameche, Charles Coburn, Marjorie Main, Laird Cregar

Henry è morto a sessant’anni e ora si trova nell’anticamera dell’inferno, al cospetto di Lucifero. Con fare cortese il diavolo si scusa per non aver ancora potuto esaminare la sua pratica e quindi lo invita a raccontare lui stesso la sua vita, per comprendere se è più adatto ad “andare giù”, come Henry ritiene, oppure a “salire su” in Paradiso. Henry racconta la sua storia di rampollo benestante di New York, viziato dai genitori, senza alcun altro interesse se non quello per le donne: un interesse che a un certo punto gli fa incontrare Martha, la donna che amerà per tutta la vita, anche se non perderà mai il vizio di apprezzare altre donne…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film indaga sui segreti della stabilità e felicità coniugale, costruita su una vita che scorre insieme impegnata nella cura dei figli e sapendo superare i momenti di crisi. L’amore per una donna riesce a trasformare un uomo con molte debolezze
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una eccezionale unità di stile per trasmettere per costruire un racconto brioso e divertente
Testo Breve:

I sessant’anni della vita di Henry, uomo dalle tante debolezze, che è stato trasfigurato dall’amore per una donna, raccontati con il  Lubitsch touch

Il racconto di Henry a Lucifero inizia da quando, a 15 anni verso la fine dell’ottocento, aveva confidato all'istruttrice di francese il suo problema: avendo baciato una ragazza, ora era costretto a sposarla. La donna gli spiega che ormai già in Francia i costumi si sono evoluti: si può baciare una ragazza quante volte si vuole, senza l’obbligo di sposarla. E’ uno dei pochi segni del passaggio del tempo presenti nel film; anche se il racconto abbraccia un arco di sessant’anni, durante i quali gli Stati Uniti dovettero superare la Guerra Ispano-Americana, la Prima Guerra Mondiale e la Grande Depressione,  è evidente che a Lubitsch non interessa quel tipo di evoluzione storica (notiamo che il tempo passa gradualmente solo per le mode degli abiti, le forme dei telefoni e la scomparsa dei familiari più anziani). 

Ciò che cattura l’interesse del regista e che propone ai suoi spettatori è la vita all’interno di tre famiglie (quella di Henry e Martha e dei rispettivi genitori) e lo fa in modo originalissimo. Se uno sceneggiatore moderno, nel raccontare la storia di tre generazioni, per mantenere alto l’interesse, finirebbe facilmente per caricare il racconto con eventi laceranti (tradimenti, separazioni, morti improvise, figli illegittimi), a Lubischt interessa esattamente l’opposto: indagare come queste tre famiglie restino unite nel tempo, curandosi delle cose più ovvie di una vita in comune: preoccuparsi di come crescono i figli e magari litigare su chi dei due, alla colazione del mattino,  potrà leggere  per primo il giornale, salvo poi trovare sempre un accordo. C’è come un ritmo naturale della vita, senza drammi,  che Lubitsch sembra voler cogliere: i genitori invecchiano e poi scompaiono di scena semplicemente perché nella sequenza successiva non sono più presenti; i figli crescono e mostrano le stesse inquietitudini che hanno avuto da giovani i loro genitori.

Henry è il “peccatore”, colui che non ha mai perso il vizio di ammirare e corteggiare il gentil sesso (il film non chiarisce mai se ha realmente tradito sua moglie o se si sia limitato a corteggiamenti verbali) e per lui il modo migliore di morire è stato quello di uscire di scena in piena notte, quanto ha potuto esser accudito da un’infermiera decisamente più carina di quella, arcigna, del turno di giorno. Ma la vita di Henry ha avuto i suoi momenti “alti”, trasfigurato dall’unica donna che ha contato nella sua vita:  Martha, colei che gli ha permesso di trascendere se stesso, le sue  debolezze e diventare marito e padre premuroso e mettersi sul serio a lavorare nell’azienda di suo padre. Ancora dieci anni dopo il matrimonio, quando lei minaccia di lasciarlo per un suo presunto tradimento, lui si atteggia a maschera tragica ma lei gli fa capire che ormai lo conosce troppo bene e i suoi trucchi non funzionano più. Si tratta di un magnifico dialogo coniugale che mostra la profondità della conoscenza reciproca che i due coniugi hanno raggiunto.

Anche se Martha, in un altro colloquio con un suo precedente spasimante, riconosce la validità della sua tesi: “il matrimonio non è fatto di emozioni. E’ l’adattamento pacifico ed equilibrato di due individui ben pensanti”, è pronta ad affermare che: “accanto a tanti giorni bui ci  sono stati giorni che poche donne hanno avuto la fortuna di vivere”. Sono proprio quei giorni che rivelano l’intesa raggiunta fra due persone non perfette ma che di sicuro si amano.

Una sequenza è particolarmente significativa: Henry, ormai anziano e vedovo, chiede al figlio il piacere di trovargli una lettrice: possibilmete giovane, che la sera gli legga qualche libro. Nel dire questo fruga casualmente nella libreria del salotto e trova quel libro che fu causa del primo incontro fra lui e Martha. Il suo volto si incupisce: non ci sarà nessun diversivo, nessuna lettrice carina che potrà colmare la mancanza di quell’unica donna che ha amato e che ora non c’è più.

Ovviamente ogni dialogo, ogni sequenza del film è cosparso del Lubitsch touch: uno stile svelto e scorrevole, con dialoghi spiritosi e sottilmente ironici. In realtà si tratta di uno stile che rappresenta una filosofia di vita. Una visione dell’uomo che trova il suo equilibrio in una amabilità di fondo nei confronti degli altri, un comportamento che non raggiunge mai certi eccessi a cui si unisce la  scelta artistica di non rappresentare mai il male e gli eccessi delle passioni, anche perché il male è brutto da vedere. Lo stesso Lucifero ci appare come una persona cortese e comprensiva e fa presente al “candidato” Henry, per dimostrargli quanto sia brutto l’inferno, che laggiù non si scoltano  nè Beethoven, nè Bach nè Mozart: ciò è possibile soltanto in Paradiso.

Il film fu candidato al premio Oscar nel 1944 come miglior film ma per sua sfortuna in quello stesso anno fu presentato Casablanca

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SAN PIETRO E LE BASILICHE PAPALI 3D

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/14/2016 - 14:52
 
Titolo Originale: San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Lucini
Produzione: SKY 3D, CENTRO TELEVISIVO VATICANO, IN COLLABORAZIONE CON NEXO DIGITAL, MAGNITUDO FILM E SKY ARTE HD
Durata: 80
Interpreti: Adriano Giannini - Narratore, Antonio Paolucci, Paolo Portoghesi, Claudio Strinati, Micol Forti

In occasione del Giubileo della Misericordia questo documentario esplora in 3D e con l’uso di droni, la maestosità di San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura. Una produzione cinematografica firmata Sky 3D assieme al Centro Televisivo Vaticano e in collaborazione con Nexo Digital, Magnitudo Film e Sky Arte HD. Fanno da guida alle quattro basiliche, rispettivamente Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Paolo Portoghesi, architetto di fama internazionale, Claudio Strinati, storico dell’arte, Micol Forti, direttrice della collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani. Adriano Giannini legge alcuni brani di Passeggiate Romane di Stendhal che nel primo Ottocento visitò le quattro chiese durante il suo Grand Tour in Italia

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le quattro basiliche sono analizzate nella loro bellezza architettonica ma anche esplorate nel loro significato di fede
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il documentario beneficia delle ultime tecnologie (riprese in 3D, uso di droni) e delle sensibili descrizioni del direttore dei Musei Vaticani
Testo Breve:

In occasione del Giubileo della Misericordia, è possibile esplorare la bellezza delle quattro basiliche papali attraverso le più moderne tecnologie

Incredibile a dirsi, questo documentario, proposto in  soli tre giorni, dall’11 al 13 aprile, è risultato, in questo periodo, il secondo film più visto nelle sale cinematografiche italiane. Un’ottima risposta di pubblico a questo nuovo filone del cinema (erano già usciti Musei Vaticani 3D e Firenze e gli Uffizi 3D) che ha dimostrato ancora una volta quanto sia diffuso l’amore per il bello. E’ inoltre un’altra nobile iniziativa che valorizza le sale cinematografiche che si affianca all’altra (ancora poco impiegata in Italia) di proiettare, in diretta da teatri famosi a livello internazionale, importanti opere musicali, grazie alla potenza di banda dei canali satellitari.

Il film, presentato nell’anno del Giubileo Straordinario della Misericordia, non poteva non iniziare con il riprendere l’affresco di Giotto presente in san Giovanni in Laterano, dove si vede Bonifacio VIII che indice nel 1300 il primo giubileo. All’epoca la porta santa era solo quella di San Pietro ma in seguito, spiega il commentatore, i papi successivi estesero il beneficio alle altre basiliche che sono presentate nel documentario.

Si inizia con San Pietro e anche se le altre guide scelte per presentare questi capolavori sono tutte brave e competenti, vorremmo dare la palma ad Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, non solo per la sua capacità di sottolineare gli aspetti artistici ma anche per esser riuscito a trasmettere i messaggi di fede che sottendono quelle opere. Lo studioso in particolare ha sottolineato il messaggio universale (cattolico) che intende esprimere quest’opera. Nel parlare del porticato ellittico realizzato da Giovan Lorenzo Bernini, Paolucci ha ricordato come questo fosse stato concepito da papa Alessandro VIII Chigi come un abbraccio che accogliesse tutti, anche gli eretici e i credenti di altre confessioni. Le 162 statue di santi poste sopra il colonnato rappresentano la chiesa celeste che vigila su tutto il popolo cristiano. Nel parlare dell’altare della basilica, Paolucci ha notato spiritosamente che oggi il Bernini sarebbe un ottimo regista degli effetti speciali: l’altare della confessione papale, sormontato dal maestoso baldacchino in bronzo, è stato posto sopra la tomba di s Pietro, per sottolineare la continuità apostolica e sulla stessa linea d’orizzonte, in alto, è stata posta la gloria della cattedra e infine, ancora più in alto, questo ideale percorso ascendente viene completato sull’abside con una corona di angeli intorno alla colomba che rappresenta lo Spirito Santo.

La visita prosegue nell’ arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano, la prima chiesa cristiana. Nel raccontare la lunga storia della sua progressiva ricostruzione dopo un prolungato stato di abbandono lungo tutto il medioevo, Claudio Strinati ha sottolineato come la sua ricostruzione seguì criteri diversi da quelli adottati per la basilica di San Pietro, (l’edificio precedente fu totalmente abbattuto): il nuovo S. Giovanni in Laterano cercò di adattarsi, come un “vestito” a quello precedente.

Riguardo a Santa Maria Maggiore la basilica che meglio delle altre ha conservato l’originaria struttura paleocristiana, mosaico della regalità. Claudio Strinati, nel presentarci le sue bellezze, ci ha sottolineato un particolare poco noto. Nella cupola della Cappella Paolina il pittore toscano Cigoli, rappresenta una Immacolata Concezione che si erge su una luna del tutto insolita. Guardando in dettaglio, si vede una luna con i suoi crateri. Questo dettaglio è frutto della lettura  Sidereus Nuncius pubblicato appena da Galileo come frutto delle sue prime osservazioni del cielo con un cannocchiale.  L’affresco in Santa Maria Maggiore fu realizzato con il consenso del papa Paolo V , a dimostrazione che non si percepiva all’epoca alcuna frattura fra scienza e fede, purché queste restassero nei loro rispettivi ambiti di competenza.

La basilica di San Paolo Fuori delle mura subì nel luglio 1823 un gravoso incendio e anche se è stata ricostruita in modo aderente all’originale, ed è stata conservata la consuetudine di proseguire, nella fascia sopra le navate, la serie di tondi con i ritratti di tutti i Pontefici, è indubbio che il visitatore percepisce di trovarsi davanti a una costruzione recente. Per questo motivo la direttrice Micol Forti ha sottolineato la porta rimasta intatta dopo l’incendio, realizzata da artigiani di Costantinopoli e il chiostro, rimasto nelle sue forme medioevali.

Il film beneficia del respiro lento e armonioso delle carrellate realizzate con dei droni appositamente attrezzati che sorvolano le quattro basiliche e, fra loro, l’immagine del lento fluire del Tevere. Restano sicuramente impresse, nello spettatore, le immagini riprese della cupola di San Pietro vista dall’esterno ma soprattutto la Pietà di Michelangelo.

Gli operatori hanno potuto riprendere questo capolavoro da diverse angolazioni, senza la protezione in vetro a cui siamo abituati. Il dolce volto della Madonna, la mano delicata e semiaperta di Lei, le mani abbandonate del Cristo possono venir contemplate in tutti i loro dettagli.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WAR ROOM - LE ARMI DEL CUORE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/06/2016 - 20:14
 
Titolo Originale: War Room
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Alex Kendrick
Sceneggiatura: Alex Kendrick, Stephen Kendrick
Produzione: Affirm Films, Kendrick Brothers Productions, Provident Films
Durata: 120
Interpreti: Priscilla Shirer, T.C. Stallings, Karen Abercrombie, Alex Kendrick, Beth Moore

Tony ed Elizabeth Jordan sono una coppia di afroamericani benestanti. Lui è un venditore farmaceutico di successo, lei lavora in un’agenzia immobiliare, hanno una figlia deliziosa e vanno regolarmente a messa la domenica. I loro rapporti non sono buoni. Lui è tutto perso dai suoi impegni e dai suoi successi, trascura la figlia, non disdegna le conoscenze femminili che riesce a fare nelle sue numerose trasferte. Ritiene che per sua moglie sia sufficiente vivere la vita agiata che le può permettere. Elisabeth è molto demoralizzata ma nei suoi incontri di lavoro conosce una signora anziana, vedova, che le propone di fare con lei un incontro settimanale. Vuole convincerla che per risolvere il suo problema l’arma migliore è la preghiera: pregare per suo marito, pregare perché il diavolo si allontani dalla loro famiglia…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La fiducia nella forza della preghiera pone la moglie tradita nell’atteggiamento migliore per affrontare la crisi. Un bell’esempio di perdono di fronte a un pentimento sincero. Una certa inclinazione al fanatismo.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo del racconto risulta alquanto schematico: è particolarmente scoperto l’impegno di dimostrare la forza della fede
Testo Breve:

Dopo Fireproof, un nuovo Christian Film dei fratelli Kendrick sul tema della  crisi matrimoniale. Inferiore al precedente, riesce a mostrare il valore della preghiera in ogni situazione difficile

Iniziamo con un’informazione: questo film, al suo debutto in U.S.A., nell’agosto 2015,  distribuito in solo mille sale, è risultato il secondo migliore incasso  della settimana. Costato 3 milioni di dollari, ne ha guadagnati finora 67.  Fa molto riflettere questo risultato, che dimostra chiaramente come i Christian Film siano molto apprezzati da un vasto pubblico (ma non dalla critica), anche se i produttori continuano a considerarli prodotti di nicchia.

I fratelli Kendrick sono la punta di diamante di questo filone; noi abbiamo seguito con costanza i loro lavori (Fireproof, Flywheel, Courageous)  e ora sono tornati sul tema della crisi coniugale, tema già affrontato in Fireproof.

Questa volta l’angolo di osservazione è diverso: il baricentro di ogni azione volta a risolvere una crisi familiare è la preghiera. Una preghiera intensa e fiduciosa che non può non tardare ad avere risvolti positivi. Il confronto con Fireproof è determinante: nel film del 2008, l’avvicinamento alla fede di Caleb, il marito, grazie ai suggerimenti del padre che in passato aveva affrontato una situazione simile, coincideva con il riconoscimento che l’amore gratuito di Cristo per noi fino all’estremo sacrificio, diventava il riferimento primario per un amore totale e incondizionato verso la moglie.

In quest’ultimo War Room le cause della trasformazione sono in un certo senso esogene: il licenziamento di Tony, la perdita di ogni sicurezza economia, innescano una crisi generale nell’uomo che si accorge delle sue manchevolezze nei confronti della moglie e della figlia. Una conversione dove l’atteggiamento della moglie risulta risolutivo: non lo accusa per i suoi fallimenti ma lo sostiene e lo incoraggia da subito, convinta che il valore dell’unità familiare e del sostegno reciproco sono la cosa più importante. Il film è inoltre arricchito di un bell’episodio di perdono di fronte a un pentimento sincero

E’ indubbio che Fireproof era stato capace di approfondire meglio la psicologia dei personaggi, mentre in quest’ultimo film, partendo da alcune semplici caratterizzazioni, come quelle del marito avido e della moglie vittima, si evolve in base allo schema preghiera-evento esterno-crisi-conversione. Il film

Il tono stesso è diverso dai precedenti lavori dei fratelli Kendrick, più impostati su un atteggiamento riflessivo;  questa volta vengono assunti toni trionfalistici e di orgogliosa sicurezza che sono stati la peculiarità  dell’ultimo Christian Film di successo: God’s not dead.

La stessa analogia con una War Room sembra prospettare una sorta di Jihad cristiana: una lotta decisa contro le proprie debolezze, una solida fiducia nella Provvidenza, in particolar modo  nell’impegno di diffondere la fede cristiana.

Com’è noto, i fratelli  Kendrick sono dei pastori battisti e per chi è cattolico, non può che destare stupore un film il quale, pur parlando continuamente di fede, ha una sola rapida sequenza che si svolge in una chiesa. Per i protagonisti del film la War room, cioè la stanza delle preghiere, è un piccolo sgabuzzino della casa, liberato di ogni oggetto.

Lavori come questo, così come altri Christian film apparsi sugli schermi, non possono che destare la nostra ammirazione perché propongono esempi di fede che provengono da persone laiche: una situazione molto rara nel cinema italiano.

In film è disponibile in DVD in lingua italiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DON MATTEO 10

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/14/2016 - 21:20
 
Titolo Originale: Don Matteo 10
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Jan Michelini
Produzione: Lux Vide e Rai Fiction
Durata: Inizio trasmissioni dal 7 gennaio, due puntate contigue a settimana
Interpreti: Terence Hill, Nino Frassica, Simone Montedoro, Natalie Guetta, Francesco Scali, Nadir Caselli, Laura Glavan, Andres Gil, Gabriele De Pascalio, Raniero Monaco di Lapio

A Spoleto ci sono delle novità: Lia è tornata dal corso per sottoufficiali dei carabinieri e agli occhi del capitano Tommasi appare più bella che mai. Peccato che Lia ha fatto venire in città il suo ultimo fidanzato, un ragazzo bello, ricco e nobile. Intanto il maresciallo Cecchini si preoccupa di far accasare nuovamente il vedovo Tommasi e fa pressioni perché conosca la maestra elementare di sua figlia Martina. In canonica, Laura e Tomas continuano a bisticciare ma tutti capiscono che fra loro, in fondo, c’è del tenero…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Per chi ha confessato le proprie colpe, don Matteo ricorda che non mancherà mai l’abbraccio della misericordia divina e di fronte a tante tensioni familiari, don Matteo ha la capacità di far ricordare il valore degli affetti che durano nel tempo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un rigido, prevedibile format ingabbia le puntate della serie ma si tratta di un format ormai collaudato dall’esperienza e che riesce a valorizzare la simpatia dei protagonisti e la vis comica di Nino Frassica
Testo Breve:

La decima stagione della serie Don Matteo attira ancora una volte gli ascolti di un vasto pubblico fedele, non solo per la simpatia dei personaggi ma per il coraggio di promuovere valori cristiani

La fiction di Don Matteo, arrivata alla sua decima edizione, non dà cenni di stanchezza anzi, gli ascolti hanno superato, nella serata di debutto, tutte le edizioni precedenti, raggiungendo i dieci milioni di spettatori e, cosa forse ancora più interessante, è il fatto che si tratta di una audience giovanile:  30% fino a 14 anni , 27% nella fascia 25-54 anni.

Molti critici hanno collegato questo successo alla performance nelle sale, negli stessi giorni,  di Checco Zalone con il suo Quo Vado? tacciando il primo di buonismo e il secondo di qualunquismo e  mettendosi le mani nei capelli sul livello culturale del pubblico italiano. Si tratterebbe di lavori che non “educano” e non stimolano il pubblico ma che sfruttano la scia del più retrivo gusto comune.

E’ indubbio che il pubblico accende la televisione e va in sala sull’onda della simpatia umana: non è interessato a conoscere in anticipo la trama ma sa che vedrà nuovamente Terence Hill nelle parte di don Matteo e quel simpatico di Checco Zalone. Ma ciò non basta a giustificare un successo di tale portata.

Concentrandoci su Don Matteo 10, bisogna riconoscere che, come era già accaduto nella versione precedente, viene rispettato un format particolarmente rigido. E’ confermata la struttura triangolare, con tre narrazioni che avanzano in parallelo: quella poliziesca, che inizia e si chiude nell’ambito della puntata, quella comica, che ha come fulcro il maresciallo Cecchini e il capitano Tommasi e quella sentimentale, che si articola per ora su due love story, in modo da stimolare gli interessi sia dei ventenni che degli over trenta. Quella poliziesca ha, a sua volta, una struttura predefinita, che rischia spesso di vanificare qualsiasi sorpresa. A fronte di un delitto c’è sempre un indiziato principale che sicuramente non sarà lui il vero colpevole ma un personaggio minore, che lo spettatore assiduo non tarda a individuare. Quando, alla fine della puntata, don Matteo riesce a scoprire il colpevole appena un minuto prima che arrivino i carabinieri, in realtà lo spettatore sa già tutto. Possibile che milioni di persone si facciano incantare da storie che, tranne poche varianti, sono sempre uguali? Possibile che gradiscano racconti romantici contrastati (con l’evidente proposito di diluire il racconto) nei quali c’è così tanta poca originalità dal ricorre all’abusato escamotage della ragazza che resta incinta dell’altro?

In realtà, chi guarda la lunga serialità, non lo fa solo perché attratto dalla gradevolezza del racconto e dalla simpatia dei personaggi (sempre comunque importanti) ma dalla filosofia di vita che propongono. E’ proprio ciò in cui don Matteo risulta rivoluzionario: non ci sono altre fiction, in Italia e in Europa, che ci risulti, che in modo così manifesto, prospettino, non per dei santi, né per dei religiosi né per dei sacerdoti ma per uomini e donne laiche, comportamenti ispirati al Vangelo. In base al format che è stato impostato, colui o colei che risulta colpevole alla fine di ogni puntata riceve conforto da don Matteo, il quale cita ogni volta uno specifico brano del Vangelo, riuscendo a dare un segno tangibile della misericordia di Dio. Anche le situazioni di tensione familiari che si rendono manifeste nel corso della puntata trovano una positiva soluzione grazie alla presenza di don Matteo, non perché risolva fattivamente le situazioni, ma perché riesce a entrare con dolcezza e discrezione nel cuore di tutti per far ricordare loro i veri valori che danno felicità e pace.

Le ragioni del successo di Checco Zalone vanno cercate in altre direzioni. Per lui il tema della fede non è significativo ma mostra una chiara nostalgia verso quelli che lui considera i genuini valori italiani, a dispetto di tante modernità. Per lui il massimo dell’offesa, come apparve in Che bella giornata, consiste nel veder buttate nella spazzatura, da un milanese leghista, le orecchiette pugliesi fatte amorevolmente a mano, e il massimo dell’italica soddisfazione è il poter suonare il clacson un secondo dopo che il semaforo è diventato verde quando la macchina davanti si attarda a partire, perfino nella compassata Norvegia.

Pur riconoscendo l’indubbio successo della formula utilizzata dalla serie di Don Matteo, non si può non notare la dicotomia che si instaura fra il sacerdote e la gente comune. A lui tutta la sensibilità di una profonda spiritualità e la conoscenza del vangelo; agli altri tutte le debolezze, le contraddizioni, che scaturiscono dal vivere in mezzo al mondo. E mancata finora la figura intermedia di un laico che sia anche lui sinceramente cattolico e che si comporti in modo conseguente. Attendiamo di vedere cosa succede nelle prossime puntate.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOD'S NOT DEAD

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/24/2015 - 18:54
 
Titolo Originale: God's not Dead
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Harold Cronk
Sceneggiatura: Cary Solomon, Chuck Konzelman
Produzione: Pure Flix Entertainment, Red Entertainment Group
Durata: 93
Interpreti: Kevin Sorbo, Shane Harper, David A. R. White, Dean Cain, Newsboys, Willie Robertson, Korie Robertson

Josh, una matricola universitaria, si trova fin dal suo primo giorno in aula di fronte a una sfida: il professore di filosofia Radisson, un ateo convinto, invita tutti gli studenti a scrivere e firmare la frase “Dio è morto”: in questo modo eviterà di perdere tempo, durante le sue lezioni, a trattare questa antica superstizione. Josh, che è un cristiano evangelico, si rifiuta di sottoscrivere questa dichiarazione; a questo punto il professore lo invita a esprimere le sue idee in brevi interventi durante le sue lezioni e saranno gli stessi studenti della classe a decidere se è valida la tesi del professore o quella di Josh. Se il ragazzo trova sostegno in un pastore che lo invita a dare testimonianza della sua fede, riceve piena ostilità dalla sua fidanzata che minaccia di lasciarlo se continuerà a perdere tempo con queste sciocchezze, invece di impegnarsi a prendere la laurea al più presto per potersi così sposare….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo ritiene suo dovere difendere la propria fede perché comprende che è importante darne testimonianza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film ha un entusiasmo e un’energia che finiscono per attirare il pubblico e far dimenticare la grossolanità della sceneggiatura
Testo Breve:

Una sfida che appare impossibile, fra un professore ateo e uno studente cristiano, mette a nudo la crescente ostilità verso chi manifesta la propria fede ma anche la forza d’animo di chi crede nel Signore. Un Christian Film un po’ enfatico ma pieno di energia

Questo Christian Film suscita sentimenti contrastanti. Sottolinea, attraverso i vari personaggi che compongono il film, la crescente indifferenza su tematiche che riguardano la fede e rende manifesta, senza reticenza, la crescente ostilità che si riscontra oggi nei confronti persone che credono in Dio.  Nel film ciò accade in ambienti universitari (per noi, che viviamo in Italia, resta ancora sconcertante il divieto che ha subito Benedetto XVI di parlare alla Sapienza), dove un professore di filosofia chiede il permesso agli studenti di non perdere tempo a parlare di queste superstizioni, residui del passato e avallare invece la frase di Nietzsche: “Dio è morto”. In una trama parallela un uomo, interessato solo a costruire la propria carriera, viene a sapere che la sua ragazza è affetta da un cancro incurabile: si tratta di una situazione non conciliabile con il luminoso futuro che si sta costruendo e non esita a lasciarla. Un ragazzo cinese, che frequenta un’università negli Stati Uniti, viene ostacolato da suo padre manager quando gli confida di essersi avvicinato alla fede cristiana. Sul fronte opposto, un padre mussulmano caccia di casa la figlia quando scopre che questa si sta interessando alla figura di Gesù. In questo groviglio di storie parallele, il film ha il difetto di presentare personaggi e ambienti in bianco e nero, o con fede ferma o profondamente ostili. La linea narrativa principale è costituita dallo scontro fra il professore di filosofia ateo e lo studente cristiano-evangelico. Dapprima titubante, accetta la sfida di difendere la sua fede davanti al professore e a tutta la classe perché un pastore evangelico (citando Matteo 10, 32) gli ha ricordato che "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli." Il film entra nei dettagli di questo confronto e alle teorie atee di Hawkings vengono contrapposti i versetti della Genesi sulla creazione. Stranamente a nessuno dei due contendenti viene in mente che non si può dimostrare con evidenza l’esistenza di Dio, così come non si può dimostrare il contrario. Un altro punto debole del film è il fatto che sembra limitarsi all’assioma che solo l’avvicinarsi della morte (nel film sono presenti malati di cancro, di Parkinson, feriti gravi per incidenti d’auto,..) sia in grado di far scaturire una conversione. Poco credibile se non pretestuoso, il racconto parallelo di due pastori alle prese con un’automobile che si ostina a non partire ma poi, grazie alla loro preghiera fatta con fede, si decide a mettesi in moto.

Nonostante tutti questi difetti, il film manifesta una insolita energia, rende manifesto un sincero entusiasmo per la fede, anche perché molti attori recitano se stessi (è il caso dei componenti del complesso christian rock:  Newboys e di Willie Roberston, un magnate americano che compare spesso alla televisione per parlare di fede).

E al di là delle molte e meritate critiche, conta molto anche il successo di pubblico: a metà 2014 il film aveva già incassato 64 miliardi di dollari a fronte di un budget di 2 miliardi. Le conclusioni sono chiare: c’è un grande bisogno di film che parlano di fede. Bisogna solo insistere per farne di migliori.

Il film è disponibile in DVD in lingua inglese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PARADISO PER DAVVERO (Armando Fumagalli)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/17/2015 - 20:23
 
Titolo Originale: Heaven is for real
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Randall Wallace
Sceneggiatura: Randall Wallace, Chris Parker
Durata: 99
Interpreti: Greg Kinnear, Kelly Reilly, Connor Corum

Il film narra la storia vera, raccolta in un libro che è stato a lungo nella lista dei best seller del New York Times, di Todd Burpo e della sua famiglia. Todd (Greg Kinnear) è un pastore protestante di una piccola comunità che si arrabatta con molti lavoretti per sbarcare il lunario e portare avanti la sua famiglia, composta dalla moglie Sonja (Kelly Reilly) e da due bambini piccoli. La sua vita viene sconvolta quando il figlio Colton, di quattro anni, ha una grave crisi di appendicite per cui deve essere portato subito all’ospedale e operato d’urgenza. La prova viene superata, ma poi – poco a poco – Colton rivela, con nonchalance e senza dare a questo troppa importanza, che “ha visto” una serie di cose che non poteva sapere per conto proprio: suo padre in crisi che prega per lui nella cappella durante l’operazione, una sorellina (morta prima di nascere e della quale nessuno gli aveva mai parlato) che in Cielo lo accoglie con affetto, Gesù che gli sorride… Per Todd è l’inizio di un viaggio impegnativo che mette in crisi le sue certezze, i suoi rapporti con la piccola comunità di cui è pastore, e la sua fede.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film non vuole essere predicatorio: si limita, e non è poco, a narrare di una testimonianza, quella di Todd e della sua famiglia, che interpella ciascuno di noi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
L’elemento forse più riuscito è il tono del film: Greg Kinnear è un bravissimo attore, che rende in modo assai fine il protagonista Todd; ma un vero prodigio è il bambino che interpreta Colton (Connor Corum), che ha una naturalezza straordinaria. Il regista dà il meglio di sé non solo in una eccellente direzione degli attori ma anche facendo parlare gli splendidi panorami della campagna americana,
Testo Breve:

La storia vera di un bambino di quattro anni che dopo un intervento chirurgico dice di esser sttao in Paradiso. Il film  narra la testimonianza dei genitori del bambino, imtepellando ciascuno di noi  su cosa sia la vera fede

Il film, che da noi è uscito direttamente in dvd nell’autunno 2014, è una positiva sorpresa. Ha diviso la critica americana – come avviene assai spesso in questi casi – ma è stato molto amato dal pubblico, tanto da superare i 100 milioni di dollari di incasso, arrivando così a capitalizzare circa otto volte il suo costo. 

L’elemento forse più riuscito è il tono del film: Greg Kinnear è un bravissimo attore, che rende in modo assai fine il protagonista Todd; ma un vero prodigio è il bambino che interpreta Colton (Connor Corum), che ha una naturalezza straordinaria. È molto bello come le affermazioni più impegnative e difficili da credere siano rese con grande understatement, come se fossero piccole postille a un qualcosa di più immediato e di più importante che si sta svolgendo in quel momento. Il piccolo Colton le lascia cadere senza dar loro importanza ma è il padre prima, e gli altri familiari poi, a rendersi conto della portata delle sue affermazioni.

Il regista Randall Wallace, che ha al suo attivo la sceneggiatura di Braveheart e la regia di film epici come La maschera di ferro e We Were Soldiers, dà il meglio di sé non solo in una eccellente direzione degli attori ma anche facendo parlare gli splendidi panorami della campagna americana, il suo cielo, i suoi campi sconfinati.

Un film che ha la delicatezza di non voler forzare la mano e di non voler essere predicatorio: si limita, e non è poco, a narrare di una testimonianza, quella di Todd e della sua famiglia, che interpella ciascuno di noi. 

Per gentile concessione di: Scegliere un film 2015

Autore: Armando Fumagalli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTO SARA' BENE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/02/2015 - 19:17
 
Titolo Originale: Tutto sarà bene
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: SARA BINELLI
Sceneggiatura: SARA BINELLI
Produzione: CRISTIANA Video, EWTN
Durata: 52
Interpreti: Beatrice Fazi, Alexia Murray, Elisabeth Saragnese

Inghilterra, 1373. Una donna di circa trent'anni decide di vivere la sua vita reclusa dentro le quattro mura di una cella, adiacente ad una chiesa. Oggi questo ci può apparire assurdo, ma molte erano le donne che in quel periodo in Europa sceglievano questa forma di vita religiosa “alternativa” al monastero, che paradossalmente garantiva loro una grande libertà interiore: di pregare, di studiare, di essere guide spirituali. Ma Giuliana di Norwich non è una reclusa qualsiasi. Compie questa scelta infatti dopo aver ricevuto 16 “Rivelazioni”, al culmine di una grave malattia da cui sembrava non dovesse uscire viva. Il contenuto di queste rivelazioni fu messo per iscritto da lei stessa in vent'anni di meditazione in un libro, il primo testo scritto in lingua inglese da una donna: “Le Rivelazioni dell'Amore Divino”.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una mistica medioevale, ora beata, che ha ricevuto delle rivelazioni private, si dedica a trasmettere la gioia della sua fede a tutte le persone che vengono a trovarla
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La ricostruzione degli ambienti è rigorosa, i dialoghi sono fedeli a quanto ci è pervenuto dagli scritti a disposizione, e la beata è resa con una recitazione convincente
Testo Breve:

La beata Giuliana di Norwich, una mistica medioevale, ricordata in un’udienza anche da papa Benedetto XVI, rivive in questa docufiction con realismo e con fedeltà al suo messaggio di fede

Bene ha fatto la casa di produzione CRISTIANA Video a pubblicare questa docufiction sulla vita e le meditazioni della beata Guliana di Norwich alla vigilia dell’inizio del Giubileo della Misericordia: Giuliana è una mistica che ha sempre cercato di trasmettere, con gioia, la certezza che siamo tutti amati da Dio e protetti dalla sua Provvidenza. Vissuta dal 1342 al 1430 a Norwich, all’epoca la seconda città dell’Inghilterra per importanza dopo Londra, scelse di condurre una vita da anacoreta, reclusa dentro una cella, adiacente alla chiesa di san Giuliano. Ai nostri occhi appare una soluzione assurda e crudele, ma come spiega, in un’intervista, suor Elisabeth Ruth Obbard, autrice di diversi saggi su Giuliana, quel tipo di soluzione non era affatto insolita a quel tempo: i conventi femminili erano pochi ed era inoltre necessario portare una cospicua dote; con questa, per noi insolita, soluzione, le donne che sentivano una forte vocazione, potevano, in modo libero e indipendente, dedicarsi alla meditazione, alla preghiera e al sostegno spirituale delle tante persone che si recavano da loro per chiedere consiglio.

La docufinction mostra bene come la giornata della beata fosse tutt’altro che noiosa: oltre ai momenti di preghiera e di scrittura (mise su carta il racconto delle rivelazioni ricevute e la loro interpretazione), riceveva continuamente visite di donne e uomini che cercavano da lei, così vicina a Dio, un soluzione per i loro dubbi o il significato delle loro sventure.  Giuliana riceveva sempre tutti con il sorriso sulle labbra, espressione tangibile della certezza che di essere amati e conservati in vita da Dio. La sceneggiatura ha compiuto ben pochi lavori di fantasia: i dialoghi e le meditazioni di Giuliana sono ricavati da “Le rivelazioni dell’amor divino”, il libro da lei scritto, e dai colloqui riportati nella biografia scritta da Margery Kempe, una donna che ebbe modo i frequentarla.

Benedetto XVI, nell’udienza del 1° dicembre 2010, ha sintetizzato alcuni punti significativi della visione teologica della mistica e ripresi dalla docufiction. Sicuramente originale è stato il paragonare l’amore divino all’amore di una madre (come più tardi evidenzierà anche Giovanni Paolo I, anche se si tratta di una riflessione non più ripresa dai papi successivi) perché è proprio di una madre generare e prendersi cura del suo neonato, fragile come possiamo noi apparire agli occhi di Dio. Altro tema chiave è il mistero del male che colpisce degli innocenti. Giuliana risponde, come hanno fatto tanti altri santi, che nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande. Ne Il  libro delle rivelazioni Giuliana scrisse: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…” . In effetti, Tutto sarà bene, è il titolo del film.

Resta insolita per noi, la proposta fatta da Giuliana a una donna già sposata, di vivere in assoluta castità, d’accordo con il marito. Anche nella biografia di San Bernardo di Chiaravalle troviamo proposte simili, fatte ai suoi parenti. Sarà solo ai nostri tempi, che maturerà pienamente la convinzione che il matrimonio è un vero cammino di santità, al pari della vita contemplativa.

La docufction si fa seguire molto bene e al buon risultato contribuiscono anche i verdeggianti paesaggi della campagna inglese e le riprese all’interno delle chiese medioevali di Norfolk.

Il DVD può essere acquistato tramite il sito www.romacaputfidei.it

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AD OCCHI APERTI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/30/2015 - 22:40
 
Titolo Originale: Wide Awake
Paese: USA
Anno: 1998
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Produzione: Miramax Films
Durata: 88
Interpreti: Joseph Cross, Dana Delany, Denis Leary, Robert Loggia,Rosie O'Donnell:

Il piccolo Josh ha dieci anni e frequenta la Waldron Mercy Academy, una rinomata scuola cattolica di Philadephia. A settembre inizia l’anno scolastico ma la gioia di ritrovare i propri compagni e amici di classe è offuscata dalla tristezza per un recente lutto familiare: da poco tempo è morto il nonno che viveva in casa sua e a cui voleva molto bene. Del nonno ricorda in particolare la sua fede profonda e per questo, anche se non si considera molto credente, decide di chiedere a Dio un segno che gli dia la sicurezza che il nonno sta bene…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bambino di 10 anni sente molto la perdita del nonno e vorrebbe imitarlo in ciò che più lo caratterizzava: la fede in Dio
Pubblico 
Pre-adolescenti
La morte del nonno e la scena di un bambino colpito da epilessia potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film tratteggia con efficacia il mondo del piccolo Josh e dei suoi compagni ma resta in bilico fra uno spiritoso racconto per ragazzi e un dramma sulla morte e la malattia.
Testo Breve:

Un bambino è molto affezionato al nonno, che ora non c’è più e vorrebbe avere da Dio la conferma che vive sereno nella sua nuova dimora. Una bella storia d’infanzia ambientata in un istituto cattolico

Nell’ambito delle iniziative promosse per il World Meeting of Families 2015 di Philadelphia, era  stato organizzato anche un Film Family Festival. Oltre ad alcuni classici di Walt Disney, è stato presentato Wide Awake (Ad occhi aperti) del 1998. Ambientato nel  Waldron Mercy Academy, uno dei più antichi e gloriosi college cattolici di Philadelphia gestito  da suore, il film finisce, in questo modo, per porsi in sintonia con il  riconoscimento espresso da Papa Francesco, durante la sua visita negli Stati Uniti, nei confronti del grande impegno speso da vari istituti religiosi femminili nel campo dell’educazione di quel paese.

Il film si cala molto bene nel mondo e nella mentalità di Josh e dei suoi compagni, ragazzi di dieci anni bravi e ubbidienti, impeccabili nella loro giacca e cravatta con lo stemma dell’istituto, ma pronti a organizzare scherzi di ogni tipo. E’ indubbio al contempo che i coprotagonisti siano gli insegnanti, (tutte religiose, se si escludono il professore di ginnastica e il cappellano) e fra tutte spicca suor Terry, interpretata con sensibilità e giusta misura da Rosie O’ Donnell. Il film ci fa vivere ampie sequenze di vita dentro l’istituto (organizzato in classi omogenee), nei vari momenti della giornata: dalle ore di lezioni in classe, al mettersi in fila per andare alla mensa o allo stare seduti nella hall dell’ingresso in attesa di venir invitati ad uscire, quando veniva accertato l’arrivo di un loro familiare  Altre scene sono riprese all’interno della casa di Josh o dei suoi amici ed è indubbio che si tratta di abitazioni di famiglie benestanti.

Viene in questo modo rappresentato un mondo ordinato, amorevole e prospero, che ha fatto andare su tutte le furie molti critici, che avrebbero tanto desiderato articolare il racconto con un’ insegnante cattiva, qualche ragazzo ribelle e qualche tensione familiare.

In realtà il problema del film non è la sua serena visione del mondo ma qualcos’altro. La storia oscilla continuamente, in modo incerto, fra commedia e dramma. Non si può definire a pieno titolo un film per ragazzi  perché non è brillante e scanzonato come ci si sarebbe aspettato. Il piccolo Josh è spesso troppo serio nella sua ricerca di Dio; riferimenti al nonno che sta per morire la scoperta di un suo amico, mentre va a trovarlo in casa, in pieno attacco epilettico, conferiscono al film coloriture drammatiche. Il riferimento più vicino è il film francese Il piccolo Nicolas e i suoi genitori: anche in quel caso troviamo bambini fra gli 8 e i 10 anni, nella loro linda divisa dell’istituto ma in quel caso l’autore riusciva ad imprimere una simpatica ironia che pervadeva tutto il racconto.

Anche Nicolas aveva un problema da risolvere: scoprire come sarebbe cambiata la sua vita quando sarebbe nato il fratellino ma il problema di Josh è molto più metafisico: cercare di avere un segno da Lui, come prova della Sua esistenza. Una ricerca così ingenua è coerente con la sua età ma l non sembra approdare da nessuna parte mentre né i genitori, né le insegnanti, né il confessore sembrano essere guide valide. Inizierà da solo a comportarsi nel modo più giusto per ottenere una risposta: aiutare e mostrare solidarietà verso quei compagni che si trovano in difficoltà, senza serbare rancore per alcuni screzi avvenuti nel passato. Alla fine la risposta arriverà, anche se la soluzione favolistica adottata sembra un espediente  troppo facile e incoerente con lo sviluppo precedente.

Il regista e sceneggiatore è M. Night Shyamalan, autore di film importanti come  Il sesto senso, The Village, E venne il giorno, capace di costruire situazioni di mistero e di attesa; ci si potrebbe domandare come mai abbia voluto realizzare, anche come sceneggiatore, un family-film. La risposta è semplice: lui stesso, da bambino, fu un allievo della Waldron Mercy Academy ed è innegabile che le sue immagini tradiscono un occhio affettuoso nei confronti di quel college dove lui, di origine indiana, avrà imparato a rivolgersi a Dio con l'aiuto di suore cattoliche. 

Il film è disponibile in DVD in lingua italiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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