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Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

LAURA, UNA VITA STRAORDINARIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/22/2018 - 08:48
 
Titolo Originale: Laura, una vida extraordinaria
Paese: Colombia
Anno: 2015
Regia: María Isabel Paramo, Linda Lucía Callejas
Sceneggiatura: Marisol Galindo
Produzione: Caracol Televisión
Durata: Dal 28 gennaio 2018 su TV2000 ogni domenica e lunedì
Interpreti: Julieth Restrepo,

Laura Montoya Upegui nasce nel 1874 a Jerocó nella regione meridionale del dipartimento di Antioquia (Colombia). A soli due anni perde suo padre, che viene ucciso mentre cerca di proteggere la chiesa da un assalto di rivoluzionari. Accolta, assieme alla madre, in casa dei nonni, a 16 anni inizia a frequentare il collegio “Normale de Institutoras" di Medellín, riuscendo a superare il suo handicap iniziale (non sapeva nè leggere nè scrivere) e conseguendo il diploma di maestra a soli 16 anni. Laura sente la vocazione per la vita consacrata ma non viene ritenuta idonea. Dopo un viaggio nella foresta dove incontra delle tribù indios, scopre la sua vocazione definitiva: evangelizzare gli indigeni della Colombia, che fino a quel momento avevano conosciuto solo bianchi avidi di conquiste. Dopo lunghi anni spesi a superare i molti ostacoli che trova davanti sia da parte della Chiesa (che considera l’attività missionaria un compito solo per uomini) che dalla società del tempo che vede la donna destinata al matrimonio oppure alla vita di clausura) trova la comprensione di monsignor Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia e dello stesso Papa. Nel 1914 viene fondata la famiglia religiosa Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena. Quello stesso anno Laura parte per una missione presso gli indios catios. Insieme a Laura partono la sua mamma, ormai settantenne e alcune amiche, che abbinano all’eroismo un pizzico di follia e che dal nome della loro fondatrice, verranno poi conosciute come “Laurite”....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Santa Laura Montoya, sostenuta dalla grazia divina, trova tutto il coraggio per portare a compimento un’iniziativa all’epoca rivoluzionaria: organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial racconta in modo ordinato e coinvolgente i tanti ostacoli superati dalla santa, ottima interpretazione della protagonista che ha vinto il premio come migliore attrice al Premios India Catalina 2016.
Testo Breve:

Il racconto esaustivo della vita di Laura Montoya, la prima santa colombiana, che ebbe il coraggio soprannaturale di organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne

Nel quarto episodio di questo serial Tv di origine colombiana attualmente in onda la domenica e il lunedì su TV2000 (iniziata il 28 gennaio 2018), Laura è pronta per partire per i territori degli indios catios: ha ricevuto la benedizione dello stesso Santo Padre e ha trovato il sacerdote e le sorelle con le quali iniziale questa coraggiosa opera missionaria. Le difficoltà  però, ancor prima che dagli indios, arrivano dai colombiani bianchi: Laura con le sue compagne deve attraversare le ultime città di confine prima di addentrarsi nella foresta ma non risulta gradita. Le lauritas bussano alle porte di varie case per ottenere qualcosa da mangiare e da dormire ma queste restano sbarrate. Nessuno, gradisce questa tipo di missione basato su sole donne: a loro spetta solo sposarsi o andare in convento; non possono permettersi di sostituirsi agli uomini. Si trattò di  una delle tante, innumerevoli difficoltà che Laura Montoya dovette superare, sorretta dalla ferma convinzione che Dio voleva da lei il compimento di quella missione.

I fatti le diedero ragione: gli indios erano prevenuti nei confronti dei colonizzatori bianchi, che li consideravano degli esseri inferiori e che avevano cercato di sfruttare in tutti i modi loro e le loro terre. Sarà proprio il loro essere donne, a facilitare un avvicinamento senza pregiudizi e a renderli più accessibili al messaggio evangelico.

Il serial procede in modo sistematico, dal giorno della nascita di Laura e dalle difficoltà che sua madre prima e poi lei stessa, debbono affrontare. Dalla morte di suo padre, accoltellato per aver voluto difendere la chiesa dall’assalto di anticlericali e la confisca di tutti loro beni, alla vita di  stenti che sua madre con i suoi tre figli deve sostenere.  Intanto Laura bambina inizia a  sviluppare una forte vita interiore, sostenuta da mortificazioni corporali. Il racconto evidenzia lo sviluppo del suo amore per la natura, le piante e gli animali: un amore verso il  Creatore attraverso le creature, che le renderà spontaneo pensare che proprio gli indigeni della sua terra, abituati a una vita immersa in una natura intatta, fossero i più disponibili ad accogliere il messaggio cristiano.

La fiction riproduce con discrezione (una luce appare dall’alto, senz’altro chiarimento) quello che è stato il momento cruciale, a sette anni della vita della santa, raccontato da lei stessa nel suo diario: in una delle sue tante giornate nei campi, mentre è intenta a  guardare la vita delle formiche, riceve la definitiva certezza dell’esistenza di Dio, che sosterrà tutta la sua vita.

Irto di difficiltà fu anche il riconoscimento della validità di una missione tutta al femminile da parte della gerarchia ecclesiastica.  Il problema si sbloccò più per un’iniziativa proveniente dall’alto (il Papa) che finì per sostenere le idee, fortemente innovatrici e profetiche di  Laura Montoya. Nel giugno 1912 Pio X pubblicò l’enciclica Lacrimabili statu indorum, in cui esortava  i vescovi d’America a interessarsi degli indigeni e facilitare il loro inserimento nel resto della società. Nel 1919 Benedetto XV con la sua  enciclica Maximum Illud, affermò, senza mezzi termini, che era urgente “bandire una certa mentalità fra certi missionari che invece di essere animati dallo zelo di estendere il Regno di Dio, appare evidente il desiderio di allargare l’influenza del proprio paese”. Laura, dopo molte disillusioni, riusci a vedere riconsciuta la sua iniziativa anche dalle gerarchie locali: mons. Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fé de Antioquiache  garantì il suo sostegno.   Il 12 maggio 2013 Papa Francesco l’ha proclamata santa.

Le varie puntate della fiction hanno una struttura omogenea: in ognuna di esse viene evidenziato uno dei tanti ostacoli che senza interruzione, anche all’interno della sua stessa famiglia, Laura dovette sostenere , a cui contrappose la sua ferma volontà di portare a compimento ciò che lei sentiva come missione divina.

I molti dialoghi e i primi piani, secondo lo stile delle telenovela, caratterizzano la regia; buoe le interpretazioni di tutti i protagonisti e Julieth Restrepo ha vinto  nel 2016 il premio come migliore attrice al  Premios India Catalina.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE CASE FOR CHRIST

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/13/2017 - 20:16
 
Titolo Originale: The Case for Christ
Paese: USA
Regia: Jon Gunn
Sceneggiatura: Brian Bird
Produzione: Triple Horse Studios
Durata: 113
Interpreti: Mike Vogel, Erika Christensen, Frankie Faison, Faye Dunaway, Robert Forster

Chicago 1980. Lee Strobel è un apprezzato giornalista investigative che lavora per il Chicago Tribune. Un sera si trova in un ristorante con sua moglie Leslie e la piccola figlia. Un dolcetto dalla forma allungata blocca la respirazione della bambina che rischia seriamente di soffocare. Un’infermiera che provvidenzialmente si trova nello stesso locale riesce a farle espellere il candito. Leslie resta scossa per l’accaduto, ritiene che la presenza dell’infermiera sia stata provvidenziale e si avvicina alla fede cristiana. Ciò indispettisce il marito, un ateo convinto. Decide quindi di applicare la stessa tecnica investigativa di cui è esperto, per dimostrare con i fatti, alla moglie, che la fede è pura superstizione. Inizia così a intervistare storici, biblisti, medici, psicologhi per raccogliere le prove della sua tesi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia di una conversione al cristianesimo, che parte dalla ragione per approdare all’amore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto, ispirato a fatti realmente accaduti, esplora in modo convincente il percorso interiore che compie il protagonista per pervenire alla conversione
Testo Breve:

Il giornalista Lee crede solo nella realtà dei fatti e resta sconvolto quando la moglie aderisce alla fede cristiana. Il suo tentativo di cercare contrasti insanabili fra ragione e fede, ispirato a un fatto realmente accaduto, si risolve in una piena conversione

Questo Christian Film americano ha almeno due punti di vantaggio rispetto ad altri lavori simili usciti di recente, di contenuto apologetico (come God’not dead 1 e 2): racconta una storia vera, quella della conversione del giornalista Lee Strobel e la storia è ben narrata, proprio perché si basa sul libro autobiografico che Lee ha scritto.

Il Lee del racconto è un bravo professionista, ama il suo lavoro di giornalista investigativo che lo porta a cercare sempre di ricostruire la verità intorno al fatto di cronaca sotto esame appoggiandosi solo a ciò che può essere sottoposto a verifica.  Ama la moglie Leslie che sta aspettando il secondo bambino e per questo motivo è per lui motivo di grande delusione lo scoprire che si è avvicinata alla fede. Per Lee credere (frequentando una delle tante chiese protestanti presenti in America) è come piombare nella superstizione, imprimere alla propria vita una direzione assolutamente irrazionale. Sono varie le motivazioni del suo disappunto: un atteggiamento un po’ maschilista che assegna all’uomo di casa la leadership nello stabilire la filosofia di vita della famiglia; la prospettiva di una contesa continua con la moglie nella determinazione delle linee educative da dare ai due figli; il timore che si accresca la “distanza” fra loro due e arriva a dire che “tu mi hai tradita per Cristo”.

Un atteggiamento simile, sia pur a parti invertite, l’avevamo visto nel film francese L’amore inatteso dove l’avvocato Antoine sentiva che solo la fede può dare un senso alla propria esistenza ma la moglie come prima reazione, aveva temuto che ciò avrebbe causato un minore impegno nei doveri e negli affetti familiari, per andare a frequentare chissà quali ritiri spirituali.

Lee riceve l’autorizzazione dal suo capo redattore per iniziare a indagare sulla veridicità della fede cristiana e in particolare verificare se la Resurrezione possa razionalmente venir considerata un fatto realmente accaduto. Cerca quindi di trovare sostegno, consultando vari esperti, alle più classiche teorie ateiste. Al contrario, un archeologo gli conferma che il Vangelo è uno dei documenti meglio documentati dell’antichità, sfatando l’ipotesi che si tratti di un romanzo scritto molto tempo dopo; un dottore lo fa desistere dal supporre che Cristo non sia realmente morto sulla croce; infine una psichiatra lo dissuade dal ritenere possibile che si sia trattato di una suggestione collettiva.

Alla fine un amico giornalista lo porta alla più amara delle conclusioni: anche per ritenere che Gesù non sia realmente risorto occorre tanta fede quanta ne è necessaria per credere che sia stato realmente. E’ il fallimento della sua ipotesi di basare su dei fatti concreti la non consistenza della fede cristiana. Ma .in fondo, tutto quell’impegno non era stato vano: l’aver cercato con tanta insistenza una verità che gli sfuggiva era stata la miglior prova di trovarsi di fronte a qualcosa che anche per lui era di importanza capitale

Il regista Jonathan M. Gunn e lo sceneggiatore Brian Bird hanno arricchito il racconto (il testo originale si concentra sul tema della ricerca delle prove per non credere) di un’indagine poliziesca che Lee svolge per il suo giornale: anche in questo caso Lee cerca di attenersi ai fatti ma ben presto dovrà accorgersi che anche in quel contesto, così familiare perché sostenuto dall’esperienza acquisita con il suo lavoro, occorre sforzarsi di cercare una verità più profonda di quella che appare a un primo esame.

Molto bella è la figura della moglie, che soffre in silenzio per l’incredulità del marito e prega con intensità il brano di Ezechiele: “darò loro un cuore nuovo …darò loro un cuore di carne”.

Alla fine, riconosciuto che il racconto dei Vangeli non ha elementi di incredulità ma che di più non si può dire, messa da parte la ragione, Lee finisce per arrendersi di fronte a un’altra evidenza: l’amore di Leslie che non è mai venuto meno anzi si è accresciuto con la fede. Fanno una bella figura anche gli amici che cercano di aiutarlo nella sua ricerca, calmi e ragionevoli, riescono a distoglierlo dagli aspetti più negativi della sua ostinazione.

Dopo la sua conversione, il Lee reale è diventato un pastore della comunità Willow Creek , ha scritto libri di apologia cristiana e ha prodotto un programma TV che parla di fede.

Il film è disponibile in inglese con sottotitoli in inglese.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISURA PER MISURA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/03/2017 - 20:44
 
Titolo Originale: ;easure for Measure
Paese: ITALIA
Anno: 1977
Regia: Luigi Squarzina
Sceneggiatura: William Shakespeare
Produzione: Teatro di Roma
Durata: 160
Interpreti: Luigi Vannucchi, Ottavia Piccolo, Gabriele Lavia

Il duca di Vienna è preoccupato per la sua città. La legge non viene applicata con rigore e il disordine, la rilassatezza sembrano prendere il sopravvento. Decide quindi di fingere di partire delegando al governo del ducato il vicario Angelo, noto per il suo rigore e l’austerità dei costumi. Mentre il duca si aggira per la città travestito da frate per vedere cosa accadrà, Angelo esordisce nel suo governo applicando una legge da tempo disattesa: condanna a morte il giovane Claudio, reo di aver messo incinta la sua fidanzata prima del matrimonio. Isabella, la sorella di Claudio, novizia in procinto di prendere il velo, si reca da Angelo per intercedere il favore del fratello. Il risultato di questo incontro è sorprendente: Angelo si infiamma di passione per la novizia e promette che salverà il fratello se lei gli concederà una notte d’amore. Isabella, angosciata, si reca dal fratello e lo informa del terribile ricatto. Il duca, travestito da frate, ascolta la loro conversazione e propone alla ragazza un’astuzia: accettare il ricatto di Angelo per poi mandare all’appuntamento (l’incontro avverrà al buio) Maria, una ragazza che era stata promessa sposa di Angelo ma poi rifiutata perché lei aveva perso tutta la dote in un naufragio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La giustizia deve essere rispettata soprattutto come difesa verso i più deboli ma la clemenza risulta superiore quando si manifesta la possibilità di riscatto del colpevole
Pubblico 
Adolescenti
Qualche argomento scabroso
Giudizio Artistico 
 
Nella versione proposta dal Teatro di Roma del 1977 per la regia altamente professionale di Luigi Squarzina, si può ammirare la bravura di molti nostri attori e attrici che per vari motivi, ora non calcano più il palcoscenico
Testo Breve:

Misura per misura è il modo con cui deve venir applicata la giustizia ma in quest’opera di Shakespeare la clemenza risplende per la sua capacità di convertire il colpevole

Nel recensire la versione cinematografica di Il Mercante di Venezia di William Shakespeare, avevamo sottolineato i passaggi nei quali veniva affrontato il tema dei rapporti fra la giustizia e la misericordia.

Non si poteva quindi trascurare l’altra opera del bardo dove con maggiore enfasi veniva affrontato questo tema: Misura per misura. Si tratta di un testo indubbiamente problematico (è stato catalogato come problem play), variamente interpretato dai critici. Se molti hanno sottolineato che viene rappresentato un mondo senza certezze, dove giustizia, potere, autorità, morale divengono disinvoltamente confuse, altri come Wilson Knight, hanno individuato nel testo frequenti riferimenti a brani del Vangelo.

Nella nostra ricerca volta a individuare quei risvolti che possano risultare significativi per una riflessione sulle virtù, ci limiteremo a sottolineare i passaggi più significativi, usando come traduzione quella usata dal teatro di Roma per la regia di Luigi Squarzina per la stagione 1977-78, presente su Youtube.

Il duca decide di assentarsi da Vienna lasciando il governo ad Angelo proprio perché convinto che un buon governo deve applicare con rigore la giustizia.

“Le abbiam tenute, però, queste leggi a sonnecchiare per quattordici anni, sì da averle ridotte fino ad oggi proprio come un leone ormai decrepito incapace perfino di uscir fuori dalla tana nemmeno per predare…. Così le nostre leggi: rimaste inapplicate per tanti anni, sono morte a se stesse, e la licenza fa oggetto di scherno la giustizia, il marmocchio percuote la nutrice, ed ogni senso d’umana decenza se ne va in opposta direzione”.

Lo stesso Angelo sottolinea come la giustizia ha precisamente la funzione di soccorrere i più deboli: “Io mostro pietà proprio praticando la giustizia” e che le leggi hanno un valore assoluto, indipendentemente dalle virtù di chi le applica

Ma quando si desidera clemenza, come Isabella per suo fratello, fino a che punto è giusto sacrificarsi? Emblematico è l’incontro fra la ragazza e suo fratello dove il dilemma che i due debbono affrontare non trova soluzione: lui reclama la salvezza dalla morte, lei difende il valore della sua verginità di novizia. Solo il Duca, quasi un deus ex machina, potrà offrire quella visione d’insieme del problema che porterà alla giusta soluzione.

Solo alla fine, grazie a un intervento sopra le parti del duca nel dilemma fra giustizia e clemenza, sarà la carità cristiana a prendere il sopavvento. A rappresentarla mirabimente è proprio Maria che ama Angelo nonostante i suoi difetti e invita Isabella implorare il perdono di Angelo di fronte al duca, proprio lei, che crede suo fratello morto per mano del vicario. Si crea in questo modo una gara di generosità che va oltre ogni misura e che ha il benefico effetto di far crollare Angelo portandolo a una pieno pentimento (c’ è una certa analogia con l’inizio de I Miserabili quando il vescovo dichiara ai gendarmi che i candelabri presi da Jean Valjean, sono stati donati, non rubati: un gesto fuori misura che segnerà l’inizio della conversione dell’ex galeotto). Se ne Il mercante di Venezia la misericordia era stata declamata più a parole (il mirabile discorso del finto avvocato) mentre nei fatti veniva disattesa (l’ebreo viene costretto a convertirsi al cristianesimo) qui la misericordia viene realmente applicata, non per disattendere la giustizia ma per provocare la conversione del colpevole.  Unico impegno posto dal duca ai vari imputati, è quello di accettare un matrimonio riparatore.

Sicuramente insolito il personaggio del duca, vero burattinaio che guida i destini dei vari protagonisti, non esente da crudeltà (cela fino all’ultimo alla sorella la verità che Antonio non è stato giustiziato ma è vivo) ma che alla fine sembra applicare nel fatti quanto aveva dichiarato: “bisogna condannare il peccato ma non il peccatore”.

Dell’opera di Shakespeare è disponibile il DVD registrato dalla BBC e su Youtube la versione del Teatro di Roma della stagione 1977-78 per la regia di Luigi Squarzina, con Luigi Vannucchi, Gabriele Lavia e Ottavia Piccolo

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL FIGLIO SOSPESO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/19/2017 - 19:24
 
Titolo Originale: Il figlio sospeso
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Egidio Termine
Sceneggiatura: Egidio Termine, Guido Vassallo
Produzione: MEDITERRANEA PRODUCTIONS, ASSOCIAZIONE STAR
Durata: 90
Interpreti: Paolo Briguglia, Gioia Spaziani, Aglaia Mora

Lauro è un giovane aspirante fotografo che ha vinto una borsa di studio per realizzare un servizio fotografico sui palazzi monumentali di Palermo. E’ l’occasione per sciogliere un dubbio che lo assilla: ha il sospetto che il padre, morto quando lui aveva solo due anni, abbia avuto un altro figlio da una relazione con Margherita, una nota pittrice siciliana. Rintracciata la pittrice, viene progressivamente a scoprire la verità attraverso disegni realizzati nel tempo dalla stessa Margherita: la madre che l’ha allevato, Giacinta, era in realtà sterile e Margherita aveva svolto per lui il ruolo di madre surrogata….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una denuncia meditata ma ferma della pratica dell’utero in affitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
I bellissimi colori del cielo e del mare siciliani fanno da scenario a un racconto intimo e coinvolgente con alcuni passaggi narrativi poco approfonditi
Testo Breve:

Il giovane Lauro, che ha perso il padre quando aveva due anni, compie un viaggio in Sicilia alla scoperta della verità sulla sua nascita, avvenuta con il metodo dell’utero in affitto. Una chiara denuncia degli sconvolgimenti umani che comporta questa pratica. 

“Smettila adesso, non ho tempo di giocare con te in questo momento” E’ il colloquio scherzoso, a tu per tu, che Margherita intrattiene con il bambino che porta in grembo. E’ la gioia di un attimo perché subito dopo commenta amareggiata: “Ma tu sei il figlio di Giacinta e Antonio”. Poi si riprende e decide: “andrò da loro e dirò che voglio tenermi il bambino”. Margherita era infatti stata costretta ad accettare il compenso pattuito per questa sua “prestazione” per riuscire a estinguere i debiti che il marito, prima di morire, aveva contratto con la mafia locale.

Da un po’ di anni il tema dell’utero in affitto scuote l’opinione pubblica, le pagine dei giornali, la televisione e il cinema. Nelle fiction americane il tema è trattato in modo molto diretto. Nella serie Brothers & Sisters, alla quinta stagione, una madre surrogata finge di aver abortito per riuscire a tenersi il bambino che porta in grembo. Ciò scatena l’ira dei due uomini committenti perché considerano questo bambino a tutti gli effetti loro figlio (“tu sei solo la gestatrice surrogata di nostro figlio” urla il padre potenziale). Alla fine la ragazza cede e consegna il bambino per il timore di venir denunciata alla polizia (evidentemente non esiste più un diritto primordiale di maternità per la donna che ha dato alla luce un bambino) . Nella serie The New Normal una ragazza compiacente si presta a “donare” un figlio a una coppia omosessuale e poi va spesso a trovarli costituendo con loro un’insolita famiglia allargata anche se il tono ironico con cui il regista tratta la vicenda sembra sottintendere un giudizio critico.

In Italia, mettendo da parte le posizioni più ideologiche (quelle di Irene Bignardi e del prof Giorgio Veronesi che in una puntata della trasmissione Le Invasioni barbariche, presentando il caso concreto di una coppia omosessuale, avevano sviluppato la tesi che si trattava di un atto altamente generoso e umanitario), il tema è stato affrontato di recente ponendosi nella prospettiva della donna costretta spesso per denaro a svolgere questa funzione. Nel film di Sebastiano Riso dal nome provocatorio: Una Famiglia, Micaela Ramazzotti non se la sente più di assecondare il marito che cerca di usarla come “macchina per parti” Si è rattato però di un torbido melò con scarse implicazioni umane” come ha commentato Alessandra Levantesi Kezich su La Stampa.

Arriva ora in un alcune sale, dopo esser stato presentato alla Camera dei Deputati, Il figlio sospeso, del regista siciliano Egidio Termine che si pone nella prospettiva del ragazzo che scopre di avere due madri. Lauro è un ragazzo gentile e pacato che si comporta come se fosse timoroso di muoversi nel mondo, forse frutto dell’educazione di una madre apprensiva che ha dovuto educarlo da sola: non si toglie mai i guanti che servono per celate una malattia della pelle, ha paura di volare e andando in Sicilia riesce a bere per la prima volta del vino. Tutto il film ha un andamento lento ma progressivo: si tratta di una scelta stilistica che serve a sottolineare la scoperta graduale della verità da parte di Lauro e la trasformazione dell’animo delle due donne che gradualmente, di fronte a un figlio che vuole conoscere la verità, decidono di aprirsi e confessare quanto è accaduto tanti anni prima. Margherita a Lauro stesso, Giacinta a una suora camilliana sua amica.

Questo film si pone agli antipodi delle fiction TV e dei film che hanno proposto il tema puntando sulla drammaticità di una scelta così lacerante. Il film di Egidio Termine non tralascia di evidenziare la crudeltà, per una donna, che ha un bimbo che cresce dentro di se, di doverlo lasciare appena nato e la sofferenza di un ragazzo che non comprende chi debba considerare  come  sua vera madre (dal film pare che Margherita abbia anche contribuito con il suo ovulo) ma il regista cerca comunque di trascendere questa situazione che ha coinvolto tutti così profondamente e, dall’accettazione di una realtà dalla quale non si può più tornare indietro,  ne scaturisce, molto umanamente (e anche molto cristianamente),  non più la gelosia fra le due donne o il rancore del ragazzo verso di loro ma un avvicinamento fra tre esseri umani che gli eventi della vita hanno finito per legare.

Il film fornisce un contributo importante di denuncia di questa pratica; peccato che la sceneggiatura utilizzi troppo spesso espedienti esterni per far avanzare la storia (entrambe le donne perdono il marito molto presto, Margherita si ammala di tumore, malattia che la spinge a una drammatica decisione, salvo poi guarire e avere così la possibilità di conoscere Lauro).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/09/2017 - 10:46
 
Titolo Originale: The Greatest Miracle, El Gran Miraglo
Paese: Messico
Anno: 2011
Regia: Bruce Morris
Sceneggiatura: Luis De Velasco
Produzione: Dos Corazones Films
Durata: 70

Monica è una giovane vedova, costretta a lavorare anche di domenica per mantenere se stessa e il  figlio ma al contempo ha il rammarico di non potersi dedicare di più a lui.  Chema è un autista di autobus che, in quella domenica non riesce concentrarsi alla guida perché è in ansia per suo figlio, gravemente malato. Dona Cata è un’anziana signora che vive da sola nel suo appartamento; si sente inutile e di peso per gli altri. Tutti e tre vengono avvicinati da altrettanti giovani che li ascoltano, li incoraggiano e li invitano a entrare nella grande chiesa che sta davanti a loro. I tre giovani sono in realtà i loro angeli custodi e la messa sta per iniziare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film si presta ad essere un ottimo strumento per spiegare il significato e le varie fasi dell’Eucarestia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, combinandosi con le immagini, riesce ad essere particolarmente efficace. Molto bello il commento musicale anche se non si può dire lo stesso delle animazioni
Testo Breve:

Tre persone, afflitte da problemi personali o familiari, assistono alla celebrazione eucaristica. I loro angeli custodi insegnano loro come pregare e come accostarsi nel modo più opportuno all’Eucarestia. Un’ottima catechesi sulla Santa Messa.

Monica, Chema, e dona Cata sono tre persone tristi o addirittura angosciate perché non riescono più a  ridare un senso e un equilibrio alla loro vita.  Tutti e tre sono avvicinate da un giovane premuroso che si preoccupa del loro stato. Nessuna di loro vuole  confidarsi con questo intruso, anche se è gentile e simpatico e dice cose sagge, come: “il dolore deve essere condiviso per essere compreso” oppure suggerisce loro che a volte “le risposte giuste sono proprio davanti a noi”.

In effetti, davanti a loro c’è una grande chiesa e loro entrano, giusto in tempo per l’inizio della celebrazione eucaristica.

Inginocchiati ai banchi, ritrovano nuovamente quel giovane accanto a loro. Chema ha la senzazione che il volto della Madonna posto su di un altare laterale, stia guardando proprio lui. “Lei ti ascolta- gli suggerisce il giovane -affidati al suo cuore di madre;  non aver paura Lei:  è tua madre e ti comprende” .

Monica è più incerta: perché pregare? “Offrigli Il tuo lavoro, la tua allegria, la tua tristezza, la salute di tuo figlio, la tua vita, il tuo servizio. Chiedigli in silenzio ciò che desideri di più e poi prega per chi ne ha più bisogno”: e la risposta che riceve dal giovane. Solo quando i tre iniziano a pregare con convinzione, i  giovani rivelano la loro identità: sono i loro angeli custodi. Al momento dell’offertorio, le loro preghiere (simboleggiate da tre sfere luminose) vengono raccolte dai loro angeli che si librano in aria per portarle al Signore, raffigurato sulla volta della chiesa.

Dos Corazones Films, la stessa casa di produzione che ha realizzato Cristiada, ha avuto il “coraggio” (è il caso di dirlo) di realizzare questo film d’animazione interamente dedicato a spiegare il miracolo dell’Eucarestia. Si tratta di un lavoro particolarmente ispirato, orientato sopratutto a spiegare a dei ragazzi i vari momenti della Santa Messa. Quando il sacerdote pronuncia: “riconosciamo i nostri peccati”, vediamo i fedeli accostarsi al confessionale e al momento dell’assoluzione, il sacerdote assume il volto di Cristo. Durante l’Offertorio gli angeli custodi dei partecipanti raccolgono le loro preghiere e le portano in cielo. All’epiclesi, tutti gli angeli si radunano intorno all’altare assieme all'enorme moltitudine dei santi. Al momento in cui l’ostia viene elevata, il sacerdote assume lo stesso  volto di Cristo.

Attraverso la guida degli angeli, non mancano alcune osservazioni pratiche, come l’opportunità di raccogliersi in meditazione prima dell’inizio della messa (spegnendo i cellulari) e alla fine della celebrazione, l’importanza di congedarsi non con un segno della croce frettoloso ma compiuto con rispetto.

Il film è disponibile nelle lingue spagnola, inglese e francese mentre in italiano si trova solo una versione spagnola con sottotitoli in italiano (su Youtube).

La qualità dell’animazione non è eccelsa ma molto bello il commento musicale, per il quale il film ha vinto l’ Hollywood Music In Media Awards (HMMA).

Il film si presta ad essere un ottimo strumento per la catechesi sull’Eucarestia e la scena dove tutti gli angeli si librano verso il cielo per portare a Dio le offerte dei fedeli, non potrà esser facilmente dimenticata dai ragazzi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NEW LIFE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/13/2017 - 22:03
 
Titolo Originale: A New Life
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Drew Waters
Sceneggiatura: Erin Bethea, Candice Irion
Durata: 88
Interpreti: Jonathan Patrick Moore, Erin Bethea

Ben e Ava si conoscono fin da ragazzi, hanno frequentato la stessa high school, fino al fatidico ballo di fine corso, quando Ben, con un’orchidea nell’occhiello della giacca, è passato a prenderla. Si sono separati temporaneamente durante il periodo universitario (lui ha studiato architettura, lei per diventare insegnante) ma alla fine hanno scoperto di non poter fare a meno l’uno dell’altra e si sono sposati. Sono nati alcuni motivi di litigio (lui è troppo impegnato nello studio di architettura di suo padre e trascura Ava) ma alla fine l’amore reciproco ha fatto trovare loro la soluzione più giusta. Ma quando la loro vita sembrava ormai proseguire su tranquilli binari e stavano aspettando un bambino, una nuova sfida, più minacciosa di tutte le altre, si è profilata all’orizzonte....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Lui e lei sanno costruire una unione coniugale molto solida, in grado di affrontare anche le prove più difficili
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film raggiunge l’obiettivo di mostrare come si costruisce una solida unione coniugale ma lo sviluppo appare spesso prevedibile, tradisce un lavoro fatto a tavolino per dimostrare qualcosa
Testo Breve:

Lui e lei si conoscono fin dall’infanzia e alla fine si sposano costituendo una solida unione coniugale in grado di affrontare anche le prove più difficili

L’obiettivo di questo Family film è sicuramente quello di realizzare un elogio alla solidità familiare. Non c’è niente di speciale da sottolineare nell’incontro di due ragazzi che sono amici fin dall’infanzia, che da adolescenti sognano di solcare l’Oceano su una barca a vela o che lui invita lei  al prom, il ballo di fine liceo, Molto più interessanti sono i capitoli suggestivi quando, entrambi studenti universitari (in università diverse) litigano fra loro furiosamente perché ognuno sembra anteporre ai loro appuntamenti, ormai abituali, altri impegni o quando in seguito, ormai sposati, litigano perché lui, che sta progredendo nella sua carriera di architetto,  finisce per trascurare la moglie. Viene espressa molto bene in queste occasioni un’importante verità: è proprio litigando, quando sembra che per orgoglio l’unica soluzione sia quella di lasciarsi, che si percepisce molto bene quanto questa ipotesi sia assurda perché ormai è evidente, al cuore di entrambi,  che l’uno non può più vivere senza l’altra. Si litiga perché è inevitabile avere punti di vista diversi ma al contempo non si vede l’ora che il litigio finisca perché la sofferenza di restare distanti è troppo grande.

Accanto al tema di come si costruisce, giorno dopo giorno, una forte intesa coniugale, se ne inserisce presto un altro, quello della malattia, che viene a sconvolgere gli equilibri affettivi e il senso stesso della vita, che sembrava così saldo in entrambi (perché sono sempre le donne ad ammalarsi in questi film iper-romantici?).

Si tratta di un percorso molto diverso dal precedente, questa volta fatto in solitaria, sia pur con la solidarietà dei parenti ed amici che sono pur sempre “altri” e non si tratta più dell’altra metà di se stesso.

Questo Family film può anche esser definito un Christian film? Si e no. In una rapida sequenza, marito e moglie con i genitori di lui sono a tavola e recitano le preghiere prima dei pasti. A parte questo riferimento esplicito, non ci sono altre situazioni dove Ben ed Eva correlano il senso della loro vita all’azione provvidenziale divina. Ciò è particolarmente vero nella seconda parte del film, quando il dramma della malattia li colpisce duramente.  Li vediamo fino alla fine impegnati in una bellissima gara di incoraggiamento reciproco e ognuno dei due sembra trovare il senso di se stesso nell’altro: alla fine il circuito del loro amore diventa l’unica fonte di energia vitale da cui riescono ad alimentarsi.

“Ci sono rari, lucidi momenti dove tutto sembra a posto e tutto sembra possibile; ci sono altri momenti dove sembra che nulla abbia senso e attendiamo una risposta che non sembra arrivare mai. Ma sono tuti momenti, belli e brutti, che fanno la nostra vita e la cosa più importante riguardo alla vita è proprio viverla”: è l’unica riflessione che fa Ben sul senso della vita, dove non traspare nessuno sguardo  trascendente ma quasi l’atteggiamento stoico di chi accetta le cose così come sono.

Il film ha, come difetto, un eccesso di parole rispetto alle immagini. Non solo la voce narrante che interviene spesso a commentare ciò che accade ma anche le numerose volte chi i coniugi si dicono “ti amo” anche quando la loro intesa è evidente.

Il risultato complessivo è che il film esprime molto bene il valore e la forza dell’unione coniugale ma lo sviluppo appare scolastico, spesso prevedibile.

Il film è disponibile in DVD in inglese con sottotitoli in inglese

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/03/2017 - 07:43
 
Titolo Originale: KNIGHTS OF THE ROUND TABLE
Paese: USA
Anno: 1953
Regia: Richard Thorpe
Sceneggiatura: Talbot Jennings
Produzione: MGM
Durata: 115
Interpreti: Robert Taylor, Ava Gardner, Mel Ferrer, Anne Crawford, Stanley Baker

Dopo che i Romani hanno abbandonato l’Inghilterra, l’isola vive un periodo di instabilità, causato dalle continue contese fra i nobili locali. Arthur, figlio del re Uther Pendragon, riesce a vincere il suo rivale, Morderd, e a diventare re d’Inghilterra. Istituisce la tavola rotonda, dove i valorosi cavalieri da lui scelti si impegnano a combattere solo per Dio e la patria e a sottoscrivere un codice d’onore che li impegna alla difesa dei più deboli e delle donne. Lancillotto, il suo cavaliere più valoroso, sente un forte sentimento, ricambiato, per Ginevra, la moglie del re ma entrambi restano leali nei confronti del sovrano. Non hanno fatto i conti con Morderd che è sempre in agguato e denuncia i due innamorati al re…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Essere virtuosi vuol dire, per tutti i protagonisti, porre la propria intelligenza e la volontà al servizio di ciò che è giusto e buono, anche quando questo comporta la mortificazione delle proprie passioni
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una efficace ricostruzione dei colori e dei costumi dell’immaginario medioevale sostiene una sceneggiatura rispettosa del testo originale
Testo Breve:

La famosa saga dei cavalieri della Tavola Rotonda viene riproposta nello splendore del Cinemascope ponendo l’accento sulle virtù dei protagonisti

“Accadde nei tempi antichi, che Roma dovesse ritirare le sue legioni dall’Inghilterra; il regno piombò allora nelle tenebre e nel caos…”. Inizia così, con un elogio all’efficienza dell’Impero Romano, questo film che si ispira, abbastanza fedelmente, all’opera Morte d’Arthur di Thomas Malory (XV sec.). In effetti, in più di un momento, il racconto porta alla ribalta ciò che è necessario per dare ordine e pace a un regno: un re che sappia essere giusto ma soprattutto l’esistenza di leggi scritte di fronte alle quale tutti siano considerati uguali, incluso il re stesso (un anticipo, forse eccessivo, dello spirito della Magna Charta).

Mentre il re è impegnato a governare cercando di domare i turbolenti baroni, Lancillotto si occupa di frenare l’avanzata dei Pitti al Nord ma soprattutto deve controllare il suo cuore, innamorato della moglie del suo migliore amico: il re. Politica e amore finiscono inesorabilmente per intrecciarsi perché un passo falso nel secondo può determinare la rotture degli equilibri su cui poggia il fragile regno di Artù.

Tutto il racconto diventa quindi un elogio delle virtù, non solo dei protagonisti, ma di tutti i cavalieri della Tavola Rotonda. La loro caratteristica principale è l’assenza, o la presenza moderata, di conflitti fra ragione, sentimenti e volontà. Il campione di queste virtù è senz’altro Lancillotto, che di fronte a una passione amorosa che agita il suo cuore, sa sempre dare la priorità alla lealtà nei confronti del suo re.

“In guerra Artù parlava sempre di voi; ho combattuto al suo fianco e voi eravate nel suo cuore. Non dovete essere anche nel mio” dichiara Lancillotto a Ginevra nell’accettare la proposta di sposare Elena, che è innamorata di lui, per far tacere le malelingue. Saprà anche mentire verso Ginevra, affermando di non amarla più, quando si accorge che lei sta perdendo il controllo di se stessa.

Re Artù non ha un cuore meno nobile. Quando vene dichiarato re d’Inghilterra, offre il perdono agli avversari sconfitti, in modo che possa ristabilirsi la pace e quando sta per scoppiare nuovamente una guerra fratricida, è disposto ad accettare un accordo a lui sfavorevole, pur di evitare che si sparga altro sangue.

Tutti gli altri cavalieri infine hanno giurato di seguire un codice etico, sintetizzato nel film ma ben espresso nell’opera di Thomas Malory:

Non aggredire né uccidere nessuno

Non tradire il re e la patria

Dare sempre grazia della vita a chi la chiede, anche in combattimento

Prestare aiuto alle donne e alle vedove

Mai ingaggiare battaglia per la conquista di beni o per amore ma solo per la patria e per Dio

Il racconto cinematografico conferma, sia pur in modo indiretto, che le leggi morali che i cavalieri si sono dati scaturiscono dalla fede cristiana. Quando, alla mezzanotte di Natale, si odono in lontananza le campane di una chiesa, i cavalieri si fanno il segno della croce e si inginocchiano.

Fra di loro è presente il puro Percival, l’unico che sente la voce divina che lo invita a cercare il santo Graal (il tema non viene sviluppato in questo film, che d’altronde viene sviluppato in Gli idilli del re, il ciclo di nove poemi di Alfred Tennyson- 1885). Lancillotto, che è accanto a lui, non può sentire questa voce soprannaturale ma si inginocchia lo stesso, umilmente. Lui sa bene perché gli è negata l’apparizione: “Nelle cose sacre so che fallirei, perché porto un peccato nel cuore e nessuno può dargli purezza”.

Il film beneficia di una colorata messa in scena che riesuma ben l’immaginario medioevale; il divismo è garantito grazie alla presenza di Robert Taylor e di Ava Gardner; la sceneggiatura è coerente con i nobili obiettivi che si è posta. Le scene di battaglia difettano della perfezione che verrà raggiunta nei decenni successivi, grazie a un uso massiccio della computer grafica: e a volte sembra che le spade fendano l’aria e che qualcuno cada a terra senza neanche venir sfiorato.

Il film è disponibile in DVD

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BASTA GUARDARE IL CIELO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/01/2017 - 16:12
 
Titolo Originale: The Mighty
Paese: USA
Anno: 1998
Regia: Peter Chelsom
Sceneggiatura: Charles Leavitt
Produzione: CHAOS PRODUCTIONS - MIRAMAX FILMS - SCHOLASTIC PRODUCTIONS
Durata: 100
Interpreti: Elden Henson, Kieran Culkin, Sharon Stone, James Gandolfini, Harry Dean Stanton

Kevin e Max sono vicini di casa e frequentano la stessa scuola media. Kevin è malato, ha la sindrome di Morquio, una fragilità alle ossa che lo costringe a camminare con le stampelle ma è molto intelligente. Max è fisicamente un gigante per la sua età, chiuso in se stesso e con difficoltà di apprendimento, a causa di un dramma di cui è stato spettatore quando era bambino (suo padre è ora in prigione). I due, cosi diversi ma complementari, sempre derisi dai compagni di scuola, trovano una magnifica intesa e diventano un’unica cosa, muscoli dell’uno e cervello dell’altro.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le virtù dei cavalieri della Tavola Rotonda vengono prese come riferimento per la crescita umana di due ragazzi che hanno entrambi problemi fisici e umani da superare
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta e il riferimento all'uccisione di una madre potrà impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un film ben realizzato con una insolita Sheron Stone che nella parte finale eccede in drammaticità e che inquadra rigorosamente i personaggi fra i buoni e i cattivi
Testo Breve:

Due ragazzi che debbono superare sia problemi fisici che psicologici, stabiliscono fra loro una forte solidarietà e aspirano a comportarsi con generosità e coraggio, secondo lo spirito dei Cavalieri della Tavola Rotonda

“A volte ho l’impressione di essere scambiato per uno della famiglia Addams” riflette sconsolato Max, mentre tutti lo guardano mentre attraversa i corridoi della scuola. Kevin invece è molto propositivo nei confronti della vita, nonostante i suoi handicap. E’ sempre impegnato a fare qualcosa (ha progettato un uccello meccanico che vola sbattendo le ali) e riceve persino degli incarichi dalla scuola, come quello di fare da tutor a Max, perché possa migliorare nella lettura e nella scrittura. L’influsso benefico dell’uno verso l’altro si manifesta presto: Kevin fa comprendere a Max che nella lettura non c’è niente di meccanico ma che le singole frasi non sono altro che altrettante immagini fra loro collegate che si debbono sviluppare con l’aiuto della sua fantasia. Max, dal canto suo, mettendo l’amico sulle spalle, gli consente di realizzare un sogno: giocare a pallacanestro con gli altri compagni.

E’ a questo punto che, grazie alla fantasia di Kevin, il loro sodalizio assume toni epici: loro si debbono considerare due cavalieri della Tavola Rotonda e come tali debbono preoccuparsi di proteggere i poveri, i deboli e le donne. Iniziano così assieme un percorso di crescita umana e le occasioni non mancano, come quando salvano una donna dall’assalto di un gruppo di teppisti e riescono  a restituirle la borsetta che le era stata rubata, senza togliere un centesimo dal portafoglio.

La ricerca di essere migliori, di diventare degni cavalieri di re Artù per i meriti delle loro gesta e la nobiltà d’animo, cela il desiderio di curare una ferita: l’assenza della figura del padre, per entrambi un riferimento negativo. La seconda parte del film assumerà, proprio per un passato non risolto, toni drammatici soprattutto per Max, ma i due cavalieri saranno in grado di affrontare anche questa nuova situazione. Questa seconda parte è sicuramente più dura ed eccessivamente violenta per un film destinato soprattutto a dei giovani.

Il film, ben recitato, si avvale anche della presenza di Sharon Stone nella parte della madre premurosa e attenta (ma rassegnata a un destino ineludibile) che ha avuto una nomination al Golden Globe del 1999 e il film ha vinto vari riconoscimenti al Giffoni Film Festival del 1998.

E’ particolarmente interessante l’attenzione posta alle imprese dei cavalieri della Tavola Rotonda come espediente, per i ragazzi per trovare dei modelli di virtù. Sembra quasi che seguano, con alcuni anni di anticipo, il programma The Knightly Virtues realizzato dal Jubilee Centre for Character and Virtues dell’Università di Birmingham. Un programma destinato ai ragazzi tra i 9 e i 12 anni e messo in opera in centinaia di scuole della Gran Bretagna, con l’intento di educare i ragazzi alle virtù.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EMMA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/28/2017 - 16:12
 
Titolo Originale: Emma
Paese: USA
Anno: 1996
Regia: Douglas McGrath
Sceneggiatura: Douglas McGrath
Produzione: STEVEN HAFT, PATRICK CASSAVETT
Durata: 108
Interpreti: Gwyneth Paltrow, Jeremy Northam, Toni Collette, Greta Scacchi, Ewan McGregor, Polly Walker

Emma Woodhouse ha 21 anni, è bella, ricca e intelligente. Orfana di madre, vive con il padre nella loro residenza non lontana dalla cittadina di Highbury, a sud di Londra. La loro casa è frequentata spesso dal suo amico dai tempi dell’infanzia Mr George Knightley, più grande di lei di 16 anni e fratello maggiore di suo cognato. Emma si è messa in testa di combinare un matrimonio fra la sua nuova amica, la dolce Harriet Smith di diciassette anni e Mr Elton, il vicario del villaggio, nonostante il parere contrario di Mr Knightley. Alla fine Emma dovrà riconoscere che il suo amico: era stato più perspicace di lei nell’intuire il gretto opportunismo di Mr Elton. D’altronde Emma, non riesce neanche a comprendere veramente se desidera innamorarsi di qualcuno e di chi, fino a quando qualcosa accade nella sua vita…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il cammino etico di una ragazza che, all’inizio è tutta piena di se stessa ma che poi impara a rispettare gli altri per quel che sono ed ad esser amorevole con tutti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottimi attori professionisti come Gwyneth Paltrow e Jeremy Northam vengono guidati da una impeccabile sceneggiatura che si avvantaggia del testo della grande Jane Austen
Testo Breve:

Emma, ricca e sentimentalmente libera, sente il bisogno di combinare matrimoni per gli altri. Dal romanzo di Jane Austen, un racconto di crescita morale e di scoperta dell’amore

La figura di Emma Woodhouse è alquanto insolita nel panorama delle eroine di Jane Austen. Contrariamente a Elinor Dashwood: di Ragione e sentimento o a Elisabeth Bennet  di Orgoglio e Pregiudizio, non  pensa a sposarsi, né appare disponibile a innamorarsi. E’ ricca e ci tiene a conservare la sua autonomia. Il matrimonio, secondo lei, è adatto per quelle che sentono la necessità di una stabile sistemazione. Dalla sua posizione libera e indipendente, si sente responsabile, secondo i suoi criteri, della felicità degli altri ed è quello che fa, cercando di combinare il matrimonio fra l’amica Harriet con il reverendo Elton. Nell’agire in questo modo si sente altruista e generosa. Si sta avviando, in realtà, lungo un cammino, anche doloroso, di maturazione, che compierà proprio commettendo una serie di errori, tallonata in questo dall’amico George Knightley, che sentirà il dovere, quando sarà necessario, di “dirle la verità ed essere per lei un consigliere leale”.

I film ricavati dai romanzi di Jane Austen hanno alcune caratteristiche inconfondibili; un racconto che ruota intorno a un mondo circoscritto (un paese e delle dimore signorili di campagna intorno ad essa), un gruppo di personaggi collegati da parentele o da amicizie di lunga data. Sono tutti elementi che non determinano claustrofobia ma che consentono allo spettatore di concentrarsi sulla vera essenza del racconto: il percorso sentimentale e morale dei protagonisti. Anche i dialoghi così complimentosi e banali (il raffreddore di qualcuno diventa la notizia del momento, i personaggi si scambiano continuamente complimenti e lodi reciproche) vanno letti proprio per quello che non dicono, in un continuo stimolo per lo spettatore a leggere dietro le parole e a partecipare al gioco degli innamoramenti che appaiono veri e invece non lo sono o viceversa.

Per il libro di Emma, Jane Austen adottò una tecnica particolare, ponendo in terza persona ciò che in realtà è la visione soggettiva di Emma sul mondo. Questo “discorso indiretto libero” è reso cinematograficamente, in questo film, attraverso colloqui solitari con se stessa che Emma fa davanti allo specchio della toilette della sua camera da letto.

E’ proprio con queste riflessioni e con i rimproveri affettuosi di Mr Knightley che Emma progredisce nelle sue virtù. In merito al “progetto “che aveva concepito nei confronti di  Harriet, si accorge di aver agito come un presuntuoso Deus ex machina, senza rispettare i veri desideri della ragazza. Anche una sua frase ironica nei confronti della signorina Bates è occasione per ricevere un giusto, severo rimprovero da George, che l’accusa di essere stata insolente verso una persona povera e di rango inferiore, che avrebbe avuto bisogno della sua comprensione, non certo della sua derisione. Si tratta di una lezione dura che Emma accetta. Come dirà più tardi: “le ho dato solo elemosina e non gentilezza”.

Il progresso di Emma nelle virtù va di pari passo con la scoperta del vero amore. Dopo che avrà smesso di giudicare gli uomini con un certo distacco, solo dal loro aspetto e dalla loro educazione (i ranghi sociali continuano a venir da lei rigorosamente rispettati e sarebbe antistorico il contrario) come non innamorarsi proprio di colui che la comprende veramente, dell’unica persona da cui accetta un rimprovero?

In fondo, come riconosce  lo stesso Knightley, lui la rimprovera “non perché dubita ma perché spera”.

Il film è disponibile in DVD

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FOSTER - UN REGALO INASPETTATO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/29/2017 - 12:42
 
Titolo Originale: Foster
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2011
Regia: Jonathan Newman
Sceneggiatura: Jonathan Newman
Produzione: Reliance Big Pictures, Starlight Films
Durata: 95
Interpreti: Maurice Cole, Toni Collette, Ioan Gruffudd

Zooe e Alec Morrison non riescono ad avere bambini. Il ginecologo conferma che non ci sono problemi fisici; si tratta molto probabilmente di un blocco psicologico causato dal dramma della morte, in condizioni drammatiche, del loro primo figlio a soli cinque anni. La coppia si orienta sull’adozione e sottoscrivono la loro richiesta presso un istituto specializzato. Una mattina suona alla porta Eli, un bambino di sette anni, che si auto-dichiara il loro figlio adottivo. Il bambino sembra più grande della sua età: sa dare saggi consigli e sembra riportare un po’ di gioia e serenità alla loro casa, non solo a Zooe ma anche ad Alec, che deve affrontare la pesante congiuntura economica che ha colpito la sua fabbrica di giocattoli…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una coppia che non riesce a superare il dolore della morte del figlio riceve un aiuto inaspettato e provvidenziale, fatto di piccole attenzioni e di saggi suggerimenti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film ben realizzato e recitato, che non mira a emozionare o a stupire ma che ha lo stesso ritmo con cui un cuore ferito riesce lentamente a guarire
Testo Breve:

Due genitori che hanno perso il loro piccolo in un incidente, riescono a recuperare la voglia di vivere puntando nuovamente sull’affetto reciproco anche con l’aiuto di qualche intervento provvidenziale

Questo film inglese, programmato in italiano sulla rete Sky, è originario di Hallmark, il canale televisivo dedicato alla famiglia, che trasmette in oltre cento paesi.

Il tema trattato è quello della devastazione che provoca in una famiglia, la morte prematura di un figlio (come aveva già evidenziato Nanni Moretti nel suo La stanza del Figlio). Tragedie di questo tipo portano un’ombra nei rapporti familiari, anche se nessuno può dirsi realmente colpevole, generano forme di sfiducia verso se stessi e viene incrinata la solidità della coppia. La vita va avanti comunque, ma nulla è più come prima.

Nel caso della nostra coppia, il bambino che loro adottano (o credono di aver adottato) ha un comportamento simpatico ma insolito. Eli ha solo sette anni ma si veste con giacca e cravatte e sopratutto parla come un libro di buone maniere e di buona cucina (“Per avere un bell’aspetto è importante indossare una camicia che si abbini alla giacca”; “I cereali sono ricchi di vitamine e minerali essenziali. E contengono un’aggiunta di calcio per lo sviluppo sano di denti e ossa”). Non manca di dissertare di economia e sulle origini della recente recessione e abbonda di frasi fatte, come quando cita “l’odiosa burocrazia”. Però sa essere anche dolce come un bambino della sua età e chiede a Zooe se può dormire nel suo letto; già al secondo giorno inizia a chiamarla “mamma”.

Non sembra che Eli faccia niente di straordinario: invita i coniugi Morrison a cantare in macchina o a passare un pomeriggio a Legoland che si conclude con un gelato sormontato da una montagna di panna.  Il suo compito sembra essere proprio questo: “rimuovere le inerzie”, ritrovare il tempo per fare cose stupide ma divertenti. Un tempo che non viene perso ma riconquistato, perché si ritrova quella serenità che è indispensabile per riallacciare dei rapporti umani irrigiditi.

Eli ha un amico, Poz, un barbone che vive nel vicino giardino pubblico. Anche Poz ha un metodo discreto e gentile di porsi accanto agli altri e si avvicina ad Alec, affrontando con lui problemi più profondi. Gli chiede se è religioso: “Lo ero una volta – risponde Alec-ora non più. Come posso credere dopo quello che è successo?” “Forse è una prova”, risponde Poz, invitando questo suo nuovo amico a vivere nel presente invece che nel passato, “altrimenti anche il futuro diventerà come ieri; non puoi neanche vivere nel futuro altrimenti l’oggi scivolerà va. L’unico modo per essere felici è restare connessi al presente”.

Non vogliamo svelare altro del film ma ciò che, come avrete capito, possiamo nominare come Provvidenza, non prende l’aspetto, del miracoloso, ma di un gentile amico che ti invita prima a non sfuggire alla verità, poi a mettere alle spalle il passato e a recuperare quegli affetti che non si sono certo distrutti ma che hanno solo subito una ferita che va rimarginata.  Un ritornare in se stessi che si manifesta anche in gesti concreti, come quando Zooe invita  il barbone Poz  alla cena di Natale.

Il film è ben interpretato, ha uno sviluppo tranquillo e riflessivo, anche se a volte la sceneggiatura tradisce la volontà di seguire un percorso già previsto e tracciato.  Non si tratta comunque di un prodotto di  serie B: ha vinto nel 2013 il premio come miglior film at Rhode Island Film Festival.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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