Film Oro

Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

LA RAGAZZA SENZA NOME

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/26/2016 - 12:48
 
Titolo Originale: La fille inconnue
Paese: Belgio, Francia
Anno: 2016
Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Produzione: LES FILMS DU FLEUVE, ARCHIPEL 35, SAVAGE FILM, FRANCE 2 CINÉMA, VOO, BE TV, RTBF
Durata: 113
Interpreti: Adèle Haenel, Olivier Bonnaud, Jérémie Renier

Jenny è una giovane dottoressa, medico di base in una banlieu di Liegi. Una sera sente suonare al campanello del suo ambulatorio ma è ormai troppo tardi e Jenny decide di non aprire. Il giorno dopo il locale commissariato di polizia le chiede le registrazioni della videocamera di sorveglianza posta davanti al suo ingresso. Jenny scopre così che quella donna che aveva suonato alla sua porta è stata trovata uccisa. La ragazza sente il rimorso di non averle aperto e siccome nessuno ha riconosciuto quella donna, decide di intraprendere un’indagine per riuscire a scoprire come si chiamava e poterle dare degna sepoltura…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film non si appella alle emozioni, ai sentimenti, ma esalta il valore dei principi assoluti che sono comuni a tutti gli esseri umani la solidarietà reciproca e il diritto a una degna sepoltura
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il tema affrontato non è adatto ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
I fratelli Dardenne realizzano un film riuscito solo in parte, perché si sono avventurati in un filone (quello dell’indagine poliziesca) che non è nelle loro corde e il personaggio della protagonista Jasmine è (forse volutamente) incompiuto.
Testo Breve:

Un nuovo film dei fratelli Dardenne poco riuscito nella forma narrativa ma di grande significato etico perché manifesta l’esistenza di principi assoluti che accomunano tutti  gli esseri umani

La protagonista assoluta del film è la giovane dottoressa Jenny. Nel suo ambulatorio si prende cura con dolcezza femminile e dedizione professionale a tutte le persone (per lo più povere) che hanno chiesto il suo aiuto. Ausculta, pratica iniezioni, pulisce con cura orribili ferite ulcerose. La vediamo applicare una garza a un piede piagato dal diabete e poi infilare di nuovo i calzini sporchi e bucati a un vecchio clochard, quasi espressione-di quella che potrebbe essere la misericordia cristiana ma che è dedizione totale alla sua missione laica di medico.  Il suo cellulare resta acceso giorno e notte. Più volte, anche quando si trova già a letto la vediamo alzarsi per raggiungere chi ha bisogno urgente di lei. Trascura la sua femminilità (dispone solo di due maglioni uno rosso e uno blu e per uscire indossa sempre lo stesso giaccone di lana). Nelle sue viste a domicilio accetta cortesemente chi le offre da mangiare oppure le regala un panettone ma “bisogna sempre mantenere un certo distacco professionale”, spiega Jenny al suo giovane borsista, perché è il modo più sicuro per esercitare al meglio la loro professione. Con la stessa fermezza rifiuta di firmare un certificato di malattia falso a un ragazzo che voleva solo assentarsi dal lavoro.

Il personaggio di Jenny costituisce la ricchezza ma anche il limite di questo film dei fratelli Dardenne. Di questa ragazza, al di là del contesto lavorativo, non sappiamo null’altro. Ha un ragazzo? Telefona qualche volte ai genitori? Esce con amici o amiche e si concede qualche risata di gusto? Nulla di tutto questo. Ciò determina un certo distacco fra il personaggio e il pubblico e quando il film sviluppa il tema più interessante, l’impegno di Jasmine di dare la dignità di un nome e una tomba a quella donna immigrata che per tanti non ha contato nulla, la tensione etica che ci vuole trasferire resta in qualche modo attenuata, perché ci proviene da una persona talmente perfetta (una sorta di santa laica) che non scatena in noi quell’emozione empatica che si innesca quando ci troviamo di fronte a una persona simile a noi.

Il tema affrontato nel film è quello del rimorso generato da una colpa e della difficoltà ad riconoscerla come tale a se stessi ancor prima che agli altri.

Il primo rimorso è quello di Jenny, che sa che in quella fatidica notte non aprì la porta non perché da sola non lo avrebbe fatto, ma per dare un esempio di freddezza professionale al suo borsista. C’è il rimorso di un ragazzo che non riesce a confessare qualcosa di terribile che aveva visto, quello dell’assassino che si era fatto prendere dall’ira e della sorella della ragazza uccisa, che, quando aveva saputo che era scomparsa, aveva provato nel suo intimo un senso di sollievo, perché la considerava una rivale in amore.

Sono tutte persone che hanno la convenienza a tenersi dentro le loro colpe ma allora perché confidarsi con un’estranea, con Jenny ? Alla fine si sentono interpellate dalla purezza d’intenzione di chi chiede loro solo un nome e da chi fa loro ricordare la nostra appartenenza alla comune famiglia umana e l’indecenza che qualcuno di noi possa morire come sconosciuto, senza l’affetto dei propri familiari. Ci sono dei principi (in questo film forse più kantiani che cristiani) che testimoniano che abbiamo un destino in comune e che non possono esser disattesi.

Questo film si può considerare, da un punto di vista artistico, il meno riuscito dei fratelli Dardenne, sia per la staticità espressiva della protagonista sia perché si sono avventurati in un nuovo filone, quello del giallo (la verità viene a galla progressivamente, per indizi successivi) che non è nelle corde dei due autori.

Per converso è originalissimo perché non si appella al sentimento, alla commozione, secondo le mode correnti, ma alla forza di principi assoluti. Jenny non conosce la donna uccisa, non sa neanche il suo nome ma quella donna è entrata per un secondo, suonando all’ambulatorio, dentro la sua vita e da quel momento si sente in dovere di cercare di sapere chi era per darle una tomba con una lapide. Jenny ricorda un po’ il John May del film Still life , anch’egli un solitario,  impiegato del comune di Londra che si occupa di dare degna sepoltura e ritrovare i parenti di chi è morto in completa solitudine. In quel caso però si trattava di un uomo pacifico, amante dei dettagli, che faceva il suo lavoro finché glielo lasciavano fare. Jasmine è più indomita: ha individuato ciò che è giusto e va avanti anche in situazioni di pericolo per il semplice motivo che è giusto comportarsi in quel modo. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VADO A SCUOLA: IL GRANDE GIORNO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 10/16/2016 - 07:07
 
Titolo Originale: Le grand jour
Paese: FRANCIA
Anno: 2015
Regia: Pascal Plisson
Sceneggiatura: Olivier Dazat e Pascal Plisson
Produzione: WINDS, YMAGIS, HERODIADE CON LA PARTECIPAZIONE DI OCS E FRANCE 5
Durata: 88
Interpreti: Nidhi Jha, Albert Gonzalez Monteagudo, Deegii Batjargal, Tom Ssekabira

Quattro storie. L’undicenne cubano Albert è un piccolo talento della boxe ma sua madre gli ha posto la condizione di andare bene a scuola per riprendere gli allenamenti e meritarsi di entrare nella prestigiosa Sport-Study Academy dell’Avana. La coetanea mongola Deegii, sostenuta dalla famiglia, si produce quotidianamente in durissimi esercizi per diventare contorsionista circense. Il diciannovenne ugandese Tom studia presso l’Autorità per la salvaguardia della fauna nel Parco Nazionale Queen Elizabeth, di cui intende diventare ranger. La quindicenne indiana Nidhi ha il bernoccolo della matematica e coltiva il sogno di studiare al Politecnico per diventare ingegnere. Ce la faranno? Chi la dura la vince…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’impegno di quattro ragazzi, decisi a far fiorire una loro passione, vincendo condizioni di vita difficili. L’appoggio di adulti che li motivano, li incoraggiano, li correggono, quando è necessario
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un documentario che si mantiene agile soprattutto grazie al montaggio, che alterna in maniera accattivante i segmenti delle quattro storie, ritardando la conclusione di ognuno al momento giusto. Più debole l’episodio ambientato in India
Testo Breve:

Dopo il successo del primo Vado a scuola, un documentario su quattro ragazzi delle zone povere del mondo che lottano, aiutati dai loro genitori, per realizzare i loro sogni 

Nel precedente Vado a scuola il documentarista francese Pascal Plisson aveva raccontato pericoli e avventure che quattro bambini, abitanti di altrettanti poverissimi angoli della terra, dovevano affrontare semplicemente per raggiungere i banchi della loro classe. Il film ottenne un rispettabile successo di pubblico (facendo in patria meglio di kolossal come Oblivion e Lincoln) e il premio César (l’equivalente transalpino dei nostri David di Donatello) per il miglior documentario.

Il grande giorno è di quel film un seguito ideale e, anche se stavolta non si parla di scuola, i temi della storia restano gli stessi: l’impegno e l’abnegazione nello studio da parte di quattro ragazzi decisi a far fiorire una loro passione, vincendo condizioni di vita apparentemente scoraggianti. Ad appoggiare i giovani protagonisti, inoltre, ci sono adulti che li motivano, li incoraggiano, li correggono, ne accolgono gli sbagli e – dove necessario – li aiutano ad accettare e giudicare con serenità le sconfitte.

Come per il precedente documentario, anche stavolta l’ispirazione per Plisson è nata da un episodio accadutogli per caso: “Sei anni fa” – racconta il regista – “ho incontrato un bambino di dieci anni in un treno in Russia. Veniva da un piccolo villaggio della Siberia ed era seduto vicino a me. Mi ricordo che indossava un cappello chapka rovinato e aveva un violino sulle ginocchia. Leggeva uno spartito. Gli ho chiesto cosa stesse facendo lì da solo. In realtà i suoi genitori e il suo villaggio avevano fatto una colletta per permettergli di partecipare a un’audizione in una grande scuola di musica a San Pietroburgo. Ho trovato questa cosa incredibile. È riuscito a convincere la giuria e la sua vita si è trasformata. Ha ottenuto una borsa di studio e ha reso fiero il suo villaggio. Da quest’esperienza mi è venuta l’idea di realizzare un film sui bambini che lottano per realizzare i propri sogni”.

Da un punto di vista tecnico, il film si mantiene agile soprattutto grazie al montaggio, che alterna in maniera accattivante i segmenti delle quattro storie, ritardando la conclusione di ognuno al momento giusto. Rispetto agli altri tre, è un po’ debole la vicenda della ragazza indiana, che non può contare né su uno scenario spettacolare (come avviene per l’episodio ambientato nella sontuosa natura ugandese), né sull’attrattiva di discipline, di per sé belle da guardare, come la boxe e le attività circensi (in cui sono coinvolti il ragazzino cubano e la bambina mongola).

Il grande giorno è un film utile da mostrare ai ragazzi, non tanto per convincerli a mettersi di buzzo buono a studiare (l’uso moralistico di questi prodotti solitamente sortisce l’effetto opposto) quanto per educarli a guardare culture diverse e a scoprire coetanei, che abitano in posti lontanissimi, animati dallo stesso anelito che orienta le loro scelte e il loro cammino. Un percorso – il loro – di crescita ed emancipazione sociale in cui, in tempi di omologazione obbligatoria e globalizzazione sfrenata, fa piacere veder emergere la specificità di ogni diverso Paese, come una risorsa da preservare e di cui essere giustamente orgogliosi. 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOD'S NOT DEAD 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/07/2016 - 10:40
 
Titolo Originale: God's not dead 2
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Harold Cronk
Sceneggiatura: Chuck Konzelman, Cary Solomon
Produzione: Elizabeth Hatcher-Travis, Brittany Lefebvre, Michael Scott, David A. R. White, Russell Wolfe, Nathan Wenban
Durata: 120
Interpreti: Melissa Joan Hart, Jesse Metcalfe, David A. R. White, Hayley Orrantia, Sadie Robertson

Grace, insegnante di storia di una high school dell’Arkansas, cristiana devota, cerca di confortare Brooke, una delle sue alunne, per la morte prematura del fratello. Conversando con lei in un bar; le suggerisce di cercare conforto in Gesù e nella lettura della Bibbia. Nei giorni successivi, mentre in aula si discute delle figure del Mahatma Gandhi e Martin Luther King, Brooke chiede alla professoressa se il principio della non violenza di questi due grandi personaggi possa esser messo in connessione con la virtù, espressa da Gesù di porgere l’altra guancia ai nostri persecutori. Grace risponde affermativamente ma viene ben presto convocata dal Consiglio scolastico e invitata dal preside a porgere le sue scuse per aver trasformato la sua lezione di storia in un sermone religioso. Grace non accetta questa interpretazione e non chiede scusa; la disputa verrà risolta nell’aula di un tribunale. Solo il giovane avvocato Tom si offre di difenderla..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una professoressa, accusata ingiustamente, difende con coraggio la sua fede, anche se rischia di venir espulsa dalla scuola
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film risulta meglio costruito del suo precedessore, ma è debole nell’assunto persecutorio che ne dovrebbe motivare lo sviluppo
Testo Breve:

Una professoressa di liceo è accusata di usare le sue ore di lezione di storia per promuovere la fede cristiana. Una chiara denuncia contro un atteggiamento laicista in continua espansione, che però rischia di diventare intollerante nella direzione opposta

Dopo il successo di God’s not dead, ecco arriva il sequel, stesso regista (Harold Cronk) e stessi sceneggiatori (Cary Solomon e Chuck Konzelman) per parlare ancora una volta dei pericoli emergenti intorno alla libertà religiosa negli Stati Uniti, cioè della volontà, in certi contesti universitari o scolastici, di vietare qualsiasi riferimento a tematiche religiose.  Se nel primo film, la disputa si svolgeva fra uno studente di fede cristiana e un professore di filosofia che voleva derubricare dal suo corso tutti I filosofi cristiani perché ”Dio è morto”, ora, in questo sequel, assistiamo al processo intentato  contro una professoressa perché accusata di non avere tenuto separata la storia dalla religione. Il film non è piaciuto a tanti critici americani perché è stato accusato di eccesso di vittimismo: invece di occuparsi di denunziare le vere persecuzioni che i cristiani debbo subire in tante parti del mondo, il film si è preoccupato di imbastire una storia ritenuta pretestuosa, dove è chiaro fin dall’inizio che le accuse alla professoressa cadranno perché infondate. Lo stesso prestigioso servizio di revisione cinematorafica del Consiglio dei Vescovi cattolici statunitensi ha riconosciuto che le premesse su cui si basa lo sviluppo della storia sono poco plausibili.

E’ lecito a questo punto domandarsi se questa pretesa di laicismo emergente abbia un serio fondamento o se sia il frutto di una mania di persecuzione. Se in Europa abbiamo visto tutti, questa estate, la foto di un agente di polizia di una località balneare francese che invitava una signora a togliersi il burkini (gesto per fortuna giudicato illegale dal Consiglio di Stato) e se brucia ancora in Italia l’impossbilità, per Benedetto XVI, il 20 novembre del 2007, di parlare all’università La Sapienza (fondata da papa Bonifacio VIII nel 1303), anche in U.S.A. ci sono stati dei casi oltremodo spiacevoli

Lo stesso film fa un chiaro riferimento a quanto è accaduto di recente a Houston (Texas):  un giudice  ha emesso un mandato di comparizione nei confronti di 5 pastori evangelici di quella città intimando di portare in tribunale i testi dei loro sermoni degli ultimi tre mesi per controllare se si erano espressi contro la legge dello stato che determinava delle aggravanti in caso di atti o parole discriminatorie nei confronti delle comunità LGBT. Anche in questo caso si sono sollevate le proteste delle comunità cristiane e lo stesso sindaco di Houston è dovuto intervenire per calmare gli animi.

Dobbiamo concludere che se è vero che si stanno moltiplicando in USA e in altre parti del mondo i casi di intolleranza religiosa, il film non ha trovato la soluzione giusta per denunciare il problema: nell’ansia di “vincere facile” ha finito per passare dalla parte del torto, sviluppando un certo manicheismo secondo il quale chi ha fede è poco meno di una creatura angelica, mentre chi non crede ha lo sguardo torvo del prosecutor (Ray Wise), impegnato a  dimostrare, anche lui, che “Dio è morto”.

Se questi due film hanno una chiara impronta dettata dalla Chiesa Evangelica, personalmente preferiamo i lavori dei fratelli Alex e  Stephen Kendrick , entrambi pastori della chiesa battista di Sherwood in Albany, Georgia. Fondatori della Sherwood Pictures channo conseguito finora significativi  successi come Flywheel, (2003), Facing the Giants (2006),  Fireproof (2008) e Courageous (2011) a cui va aggiunto October Baby, sul tema dell’aborto.

In questi film i due pastori si concentrano sul tema delle virtù umane, come la comprensione, l’altruismo e il perdono e hanno portato avanti i valori della fede cristiana senza alzare la spada contro qualcuno.

Le parti migliori di questo God’s not dead 2 sono i momenti in cui i protagonisti pregano e il racconto di due conversioni: quella del ragazzo cinese che decide di diventare pastore e di Brooke, che alla morte dell’amato fratello, scopre che era un ragazzo di fede che aveva l’abitudine di meditare con l’aiuto della Bibbia.

Il film è attualmente disponibile in DVD in lingua inglese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BEYOND THE MASK

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/19/2016 - 08:05
 
Titolo Originale: Beyond the Mask
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Chad Burns
Sceneggiatura: Paul McCusker , Brennan Smith , Stephen Kendrick
Produzione: Burns Family Studios
Durata: 203
Interpreti: Andrew Cheney, Kara Killmer, John Rhys-Davies

Inghilterra 1775. William Reynolds è un uomo d’azione e di spada che lavora per la Compagnia delle Indie Orientali. Il suo capo, Charles Kemp, gli commissiona spesso lavori sporchi, come quello di sottrarre documenti compromettenti, assaltando una nave mentre rientra al porto. William desidera cambiare vita e Charles apparentemente accetta; in realtà ha preparato per lui un trappola mortale perché il giovane conosce troppi segreti della Compagnia. Scampato per miracolo all’attentato, William si rifugia in un tranquillo paesino di campagna fingendo di essere il nuovo reverendo del luogo. Qui incontra la bella Charlotte; la sua fede profonda fa nascere in William il desiderio di chiedere il perdono divino per la sua vita passata e cresce in lui il desiderio di sposare la ragazza anche se sa di non poter fare a meno di dirle la verità sul suo passato. Inseguito dai suoi sicari, Williams è costretto nuovamente a fuggire e questa volta si reca in America, a Philadelphia, nello stesso anno della Dichiarazione di Indipendenza…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il racconto di un uomo, ladro e assassino su commissione, che decide di cambiar vita per l’amore di una ragazza e per la fede raggiunta nella misericordia divina
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la recitazione dei due protagonisti e ben realizzata, grazie a una sapiente computer grafica, l’ambientazione alla fine ‘700. La sceneggiatura mostra un eccesso di fantasia nel costruire situazioni avventurose. Vincitore del Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.
Testo Breve:

Si può parlare di redenzione e di fede in un film di avventura, di amore romantico  e di azione? Questo Christian Film, giudicato il  come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016, dimostra che è possibile

E’ possibile parlare di temi profondi come la redenzione, la misericordia e il perdono divini, in un film adatto per i ragazzi, cioè un film di avventura e azione, con fughe, esplosioni e colpi di scena?

Questo christian film del 2015 sembra proprio esserci riuscito e ha vinto il Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.

Anche se dobbiamo dire onestamente che si tratta di un film di serie B, bisogna riconoscere che l’impegno di ricostruire l’Inghilterra e la Philadelphia nell’anno della Dichiarazione d’Indipendenza è senz’altro riuscito, grazie all’aiuto di un’ottima computer grafica. C’è anche una buona chimica fra i due protagonisti: l’avventuriero William, molto spesso impegnato a fuggire sui tetti e Charlotte, che forse avrebbe anche accettato di sposare un tranquillo parroco di campagna, ma che si trova impegnata a tuffarsi in acqua da una nave o a correre a perdifiato prima di un’esplosione, ovviamente con le lunghe e pesanti gonne dell’epoca.

In questo contesto non mancano, a beneficio dei ragazzi americani in età scolastica, i riferimenti ai preparativi per la Dichiarazione d’Indipendenza, avvenuta il 4 luglio 1776 e la simpatica e arguta figura di Benjamin Franklin, qui nella doppia veste di uomo politico e di inventore delle prime, rudimentali macchine elettriche.

Il tema religioso viene affrontato dal punto di vista di William, il quale, dopo il suo primo iniziale desiderio di cambiar vita, si ritrova con un grosso debito morale nei confronti di due uomini che si sono sacrificati per lui ma soprattutto di una Provvidenza che gli sta tendendo la mano. La sua conversione non è però ancora robusta e quando conosce e si innamora di Charlotte, William stabilisce, ingenuamente, un patto con Dio: se potrà dimostrare a Charlotte che è realmente un uomo nuovo, rinuncerà a vendicarsi di chi lo vuole uccidere. Sarà poi Charlotte, a fargli comprendere che: “la Redenzione o l’amore non potranno mai esser guadagnati; non devi fare altro che chiedere. Essi sono dei doni. Dei doni concessi liberamente dal cuore di Dio” e che se vuoi cambiare vita, “solo Dio può darci la vita”.

William, rinchiuso in una cella in attesa della sua esecuzione, confessa a un sacerdote, che ritiene le sue colpe troppo gravi e neanche Lui potrà redimerlo: la sua condanna a morte è giusta. Il sacerdote lo rasserena, dicendoli che:  “Qualcun’altro si è già fatto carico dei tuoi peccati”.

Il film è disponibile in DVD (in lingua inglese) e non sappiamo al momento se avrà una versione in italiano. Forse verrà considerato troppo “americano” con i suoi riferimenti a Franklin e alla Dichiarazione d’Indipendenza ma è indubbio che l’iniziativa di mescolare un racconto d’avventura, una storia d’amore e un percorso di redenzione sia pienamente riuscito.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALTRUISTI SI DIVENTA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/27/2016 - 20:51
 
Titolo Originale: The Fundamentals of Caring
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Rob Burnett
Sceneggiatura: Rob Burnett
Produzione: Levantine Films
Durata: 93
Interpreti: Paul Rudd, Craig Roberts, Selena Gomez, Jennifer Ehle

Ben non sta attraversando un buon periodo. I suoi tentativi di farsi conoscere come scrittore sono finora falliti; sua moglie vuole avviare le pratiche di divorzio anche se lui continua a tergiversare. Alla fine decide di voltare pagina; si iscrive a un corso per assistere malati disabili, organizzato da una chiesa locale. Il suo primo incarico è quello di prendersi cura di Trevor, un ragazzo di 18 anni affetto da una grave forma di distrofia muscolare. Trevor vive una vita molto ordinata con la madre (il padre se n’è andato di casa quando lui aveva tre anni) ma Ben vorrebbe farlo uscire dalla cappa protettiva in cui si è rinchiuso. Approfittando del fatto che la mamma si deve assentare per lavoro, ottiene da lei il permesso di partire con Trevor per un viaggio di una settimana con un pulmino appositamente attrezzato per andare in alcuni luoghi turistici che Trevor aveva sempre desiderato vedere….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo in profonda crisi per un dramma familiare decide di ridare un senso alla propria vita dedicandosi al sostegno di persone inferme
Pubblico 
Adolescenti
Un linguaggio spesso sboccato con frequenti allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Bravi i due protagonisti che con un dialogo serrato riescono a esprimere se stessi e ad entrare in sintonia. La sceneggiatura si appoggia troppo facilmente su eventi-pretesto per drammatizzare le problematiche dei personaggi
Testo Breve:

Un uomo cerca di superare un dramma familiare dedicandosi al sostegno di una persona con handicap. Scoprirà l’importanza di aiutare queste persone non solo nel fisico ma anche nell’animo. Un aiuto che riuscirà a ridare un senso alla propria vita.

Questo film, un’esclusiva del portale NETFLIX, affronta il tema della cura delle persone disabili. Dopo l’insuperabile Quasi amici (entouchables-2011)-FilmOro, dopo il francese Un sapore di ruggine e ossa  e in attesa che arrivi in Italia a settembre Io prima di te (Me Before you-2016), un badante al suo primo incarico cerca di capire come deve comportarsi quando ha davanti a se una persona che ragiona perfettamente ma che si trova ingabbiato in un corpo inerte.

E’ lo stesso problema che si trovò ad affrontare Driss, in Quasi amici, assolutamente impreparato di fronte al problema di come prendersi cura di un uomo paraplegico ma la sua soluzione fu semplice e chiara: trattarlo per quello che è: una persona umana con desideri e volontà, con cui chiacchierare, ridere e scherzare.

Per Ben il problema è in un certo senso più complesso: Trevor è un ragazzo di diciotto anni, paraplegico dalla nascita; che conosce ben poco del mondo che vive fuori della sua stanza (va nei giardini pubblici un solo pomeriggio alla settimana, sempre il giovedì) e che ha timore di qualsiasi cosa che gli si presenti come nuova o imprevista. Trevor mette alla prova Ben, provocandolo continuamente o facendo addirittura finta di star male. E’ un modo per proteggere la sua intimità e il suo mondo tranquillo. Ma Trevor ha dei sogni, quelli che sorgono guardando la televisione: vorrebbe visitare la fossa più profonda del mondo, vorrebbe andare a vedere la mucca più grande degli Stati Uniti e non è insensibile al fascino delle ragazze che vede sul piccolo schermo.

E’ il punto di aggancio che trova Ben per costringerlo ad uscire dal suo mondo tranquillo: un viaggio di una settimana su di un camioncino appositamente attrezzato per le sue esigenze, per vedere quello che aveva sempre desiderato. Un viaggio in luoghi e stati diversi che diventa presto un percorso di trasformazione. Alla fine la loro amicizia si consoliderà su di un piano di assoluta parità: se Trevor ha avuto bisogno di Ben, anche Ben ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso nel verifica che può ancora essere utile al suo prossimo, dopo una sua recente, dolorosa esperienza.

Il film sviluppa bene l’evoluzione dei due personaggi principali, c’è una buona chimica nel loro continuo alternare litigi a momenti di profonda sincerità.

La sceneggiatura sviluppa con convinzione l’iniziativa di Ben: per superare il suo dramma familiare, invece di disperarsi, decide di dedicarsi ad aiutare che sta peggio di lui ma non riesce a evitare una certa ossessione per l’horror vacui: l’autore finisce per caricare il racconto di eventi melodrammatici che dovrebbero servire a motivare la psicologia dei personaggi.

Trevor deve superare il trauma di esser stato abbandonato dal padre appena è risultata manifesta la sua infermità; il figlio di Ben, forse per una distrazione del padre, è morto sotto una macchina; la prova definita di recupero del proprio valore, sarà per Ben, quella di aiutare una donna a partorire in un parcheggio.

Per rendere il racconto interessante anche ai giovani, (durante il viaggio i due uomini raccolgono una giovane autostoppista che cerca la propria indipendenza dal padre) il film non esita ad utilizzare un linguaggio continuamente sboccato, con molte allusioni sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CIELO PUO' ATTENDERE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/24/2016 - 16:21
 
Titolo Originale: Heaven Can Wait
Paese: USA
Anno: 1943
Regia: Ernst Lubitsch
Sceneggiatura: Samson Raphaelson
Produzione: FOX FILM CORPORATION
Durata: 112
Interpreti: Gene Tierney, Don Ameche, Charles Coburn, Marjorie Main, Laird Cregar

Henry è morto a sessant’anni e ora si trova nell’anticamera dell’inferno, al cospetto di Lucifero. Con fare cortese il diavolo si scusa per non aver ancora potuto esaminare la sua pratica e quindi lo invita a raccontare lui stesso la sua vita, per comprendere se è più adatto ad “andare giù”, come Henry ritiene, oppure a “salire su” in Paradiso. Henry racconta la sua storia di rampollo benestante di New York, viziato dai genitori, senza alcun altro interesse se non quello per le donne: un interesse che a un certo punto gli fa incontrare Martha, la donna che amerà per tutta la vita, anche se non perderà mai il vizio di apprezzare altre donne…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film indaga sui segreti della stabilità e felicità coniugale, costruita su una vita che scorre insieme impegnata nella cura dei figli e sapendo superare i momenti di crisi. L’amore per una donna riesce a trasformare un uomo con molte debolezze
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una eccezionale unità di stile per trasmettere per costruire un racconto brioso e divertente
Testo Breve:

I sessant’anni della vita di Henry, uomo dalle tante debolezze, che è stato trasfigurato dall’amore per una donna, raccontati con il  Lubitsch touch

Il racconto di Henry a Lucifero inizia da quando, a 15 anni verso la fine dell’ottocento, aveva confidato all'istruttrice di francese il suo problema: avendo baciato una ragazza, ora era costretto a sposarla. La donna gli spiega che ormai già in Francia i costumi si sono evoluti: si può baciare una ragazza quante volte si vuole, senza l’obbligo di sposarla. E’ uno dei pochi segni del passaggio del tempo presenti nel film; anche se il racconto abbraccia un arco di sessant’anni, durante i quali gli Stati Uniti dovettero superare la Guerra Ispano-Americana, la Prima Guerra Mondiale e la Grande Depressione,  è evidente che a Lubitsch non interessa quel tipo di evoluzione storica (notiamo che il tempo passa gradualmente solo per le mode degli abiti, le forme dei telefoni e la scomparsa dei familiari più anziani). 

Ciò che cattura l’interesse del regista e che propone ai suoi spettatori è la vita all’interno di tre famiglie (quella di Henry e Martha e dei rispettivi genitori) e lo fa in modo originalissimo. Se uno sceneggiatore moderno, nel raccontare la storia di tre generazioni, per mantenere alto l’interesse, finirebbe facilmente per caricare il racconto con eventi laceranti (tradimenti, separazioni, morti improvise, figli illegittimi), a Lubischt interessa esattamente l’opposto: indagare come queste tre famiglie restino unite nel tempo, curandosi delle cose più ovvie di una vita in comune: preoccuparsi di come crescono i figli e magari litigare su chi dei due, alla colazione del mattino,  potrà leggere  per primo il giornale, salvo poi trovare sempre un accordo. C’è come un ritmo naturale della vita, senza drammi,  che Lubitsch sembra voler cogliere: i genitori invecchiano e poi scompaiono di scena semplicemente perché nella sequenza successiva non sono più presenti; i figli crescono e mostrano le stesse inquietitudini che hanno avuto da giovani i loro genitori.

Henry è il “peccatore”, colui che non ha mai perso il vizio di ammirare e corteggiare il gentil sesso (il film non chiarisce mai se ha realmente tradito sua moglie o se si sia limitato a corteggiamenti verbali) e per lui il modo migliore di morire è stato quello di uscire di scena in piena notte, quanto ha potuto esser accudito da un’infermiera decisamente più carina di quella, arcigna, del turno di giorno. Ma la vita di Henry ha avuto i suoi momenti “alti”, trasfigurato dall’unica donna che ha contato nella sua vita:  Martha, colei che gli ha permesso di trascendere se stesso, le sue  debolezze e diventare marito e padre premuroso e mettersi sul serio a lavorare nell’azienda di suo padre. Ancora dieci anni dopo il matrimonio, quando lei minaccia di lasciarlo per un suo presunto tradimento, lui si atteggia a maschera tragica ma lei gli fa capire che ormai lo conosce troppo bene e i suoi trucchi non funzionano più. Si tratta di un magnifico dialogo coniugale che mostra la profondità della conoscenza reciproca che i due coniugi hanno raggiunto.

Anche se Martha, in un altro colloquio con un suo precedente spasimante, riconosce la validità della sua tesi: “il matrimonio non è fatto di emozioni. E’ l’adattamento pacifico ed equilibrato di due individui ben pensanti”, è pronta ad affermare che: “accanto a tanti giorni bui ci  sono stati giorni che poche donne hanno avuto la fortuna di vivere”. Sono proprio quei giorni che rivelano l’intesa raggiunta fra due persone non perfette ma che di sicuro si amano.

Una sequenza è particolarmente significativa: Henry, ormai anziano e vedovo, chiede al figlio il piacere di trovargli una lettrice: possibilmete giovane, che la sera gli legga qualche libro. Nel dire questo fruga casualmente nella libreria del salotto e trova quel libro che fu causa del primo incontro fra lui e Martha. Il suo volto si incupisce: non ci sarà nessun diversivo, nessuna lettrice carina che potrà colmare la mancanza di quell’unica donna che ha amato e che ora non c’è più.

Ovviamente ogni dialogo, ogni sequenza del film è cosparso del Lubitsch touch: uno stile svelto e scorrevole, con dialoghi spiritosi e sottilmente ironici. In realtà si tratta di uno stile che rappresenta una filosofia di vita. Una visione dell’uomo che trova il suo equilibrio in una amabilità di fondo nei confronti degli altri, un comportamento che non raggiunge mai certi eccessi a cui si unisce la  scelta artistica di non rappresentare mai il male e gli eccessi delle passioni, anche perché il male è brutto da vedere. Lo stesso Lucifero ci appare come una persona cortese e comprensiva e fa presente al “candidato” Henry, per dimostrargli quanto sia brutto l’inferno, che laggiù non si scoltano  nè Beethoven, nè Bach nè Mozart: ciò è possibile soltanto in Paradiso.

Il film fu candidato al premio Oscar nel 1944 come miglior film ma per sua sfortuna in quello stesso anno fu presentato Casablanca

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SAN PIETRO E LE BASILICHE PAPALI 3D

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/14/2016 - 14:52
 
Titolo Originale: San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Lucini
Produzione: SKY 3D, CENTRO TELEVISIVO VATICANO, IN COLLABORAZIONE CON NEXO DIGITAL, MAGNITUDO FILM E SKY ARTE HD
Durata: 80
Interpreti: Adriano Giannini - Narratore, Antonio Paolucci, Paolo Portoghesi, Claudio Strinati, Micol Forti

In occasione del Giubileo della Misericordia questo documentario esplora in 3D e con l’uso di droni, la maestosità di San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura. Una produzione cinematografica firmata Sky 3D assieme al Centro Televisivo Vaticano e in collaborazione con Nexo Digital, Magnitudo Film e Sky Arte HD. Fanno da guida alle quattro basiliche, rispettivamente Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Paolo Portoghesi, architetto di fama internazionale, Claudio Strinati, storico dell’arte, Micol Forti, direttrice della collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani. Adriano Giannini legge alcuni brani di Passeggiate Romane di Stendhal che nel primo Ottocento visitò le quattro chiese durante il suo Grand Tour in Italia

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Le quattro basiliche sono analizzate nella loro bellezza architettonica ma anche esplorate nel loro significato di fede
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il documentario beneficia delle ultime tecnologie (riprese in 3D, uso di droni) e delle sensibili descrizioni del direttore dei Musei Vaticani
Testo Breve:

In occasione del Giubileo della Misericordia, è possibile esplorare la bellezza delle quattro basiliche papali attraverso le più moderne tecnologie

Incredibile a dirsi, questo documentario, proposto in  soli tre giorni, dall’11 al 13 aprile, è risultato, in questo periodo, il secondo film più visto nelle sale cinematografiche italiane. Un’ottima risposta di pubblico a questo nuovo filone del cinema (erano già usciti Musei Vaticani 3D e Firenze e gli Uffizi 3D) che ha dimostrato ancora una volta quanto sia diffuso l’amore per il bello. E’ inoltre un’altra nobile iniziativa che valorizza le sale cinematografiche che si affianca all’altra (ancora poco impiegata in Italia) di proiettare, in diretta da teatri famosi a livello internazionale, importanti opere musicali, grazie alla potenza di banda dei canali satellitari.

Il film, presentato nell’anno del Giubileo Straordinario della Misericordia, non poteva non iniziare con il riprendere l’affresco di Giotto presente in san Giovanni in Laterano, dove si vede Bonifacio VIII che indice nel 1300 il primo giubileo. All’epoca la porta santa era solo quella di San Pietro ma in seguito, spiega il commentatore, i papi successivi estesero il beneficio alle altre basiliche che sono presentate nel documentario.

Si inizia con San Pietro e anche se le altre guide scelte per presentare questi capolavori sono tutte brave e competenti, vorremmo dare la palma ad Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, non solo per la sua capacità di sottolineare gli aspetti artistici ma anche per esser riuscito a trasmettere i messaggi di fede che sottendono quelle opere. Lo studioso in particolare ha sottolineato il messaggio universale (cattolico) che intende esprimere quest’opera. Nel parlare del porticato ellittico realizzato da Giovan Lorenzo Bernini, Paolucci ha ricordato come questo fosse stato concepito da papa Alessandro VIII Chigi come un abbraccio che accogliesse tutti, anche gli eretici e i credenti di altre confessioni. Le 162 statue di santi poste sopra il colonnato rappresentano la chiesa celeste che vigila su tutto il popolo cristiano. Nel parlare dell’altare della basilica, Paolucci ha notato spiritosamente che oggi il Bernini sarebbe un ottimo regista degli effetti speciali: l’altare della confessione papale, sormontato dal maestoso baldacchino in bronzo, è stato posto sopra la tomba di s Pietro, per sottolineare la continuità apostolica e sulla stessa linea d’orizzonte, in alto, è stata posta la gloria della cattedra e infine, ancora più in alto, questo ideale percorso ascendente viene completato sull’abside con una corona di angeli intorno alla colomba che rappresenta lo Spirito Santo.

La visita prosegue nell’ arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano, la prima chiesa cristiana. Nel raccontare la lunga storia della sua progressiva ricostruzione dopo un prolungato stato di abbandono lungo tutto il medioevo, Claudio Strinati ha sottolineato come la sua ricostruzione seguì criteri diversi da quelli adottati per la basilica di San Pietro, (l’edificio precedente fu totalmente abbattuto): il nuovo S. Giovanni in Laterano cercò di adattarsi, come un “vestito” a quello precedente.

Riguardo a Santa Maria Maggiore la basilica che meglio delle altre ha conservato l’originaria struttura paleocristiana, mosaico della regalità. Claudio Strinati, nel presentarci le sue bellezze, ci ha sottolineato un particolare poco noto. Nella cupola della Cappella Paolina il pittore toscano Cigoli, rappresenta una Immacolata Concezione che si erge su una luna del tutto insolita. Guardando in dettaglio, si vede una luna con i suoi crateri. Questo dettaglio è frutto della lettura  Sidereus Nuncius pubblicato appena da Galileo come frutto delle sue prime osservazioni del cielo con un cannocchiale.  L’affresco in Santa Maria Maggiore fu realizzato con il consenso del papa Paolo V , a dimostrazione che non si percepiva all’epoca alcuna frattura fra scienza e fede, purché queste restassero nei loro rispettivi ambiti di competenza.

La basilica di San Paolo Fuori delle mura subì nel luglio 1823 un gravoso incendio e anche se è stata ricostruita in modo aderente all’originale, ed è stata conservata la consuetudine di proseguire, nella fascia sopra le navate, la serie di tondi con i ritratti di tutti i Pontefici, è indubbio che il visitatore percepisce di trovarsi davanti a una costruzione recente. Per questo motivo la direttrice Micol Forti ha sottolineato la porta rimasta intatta dopo l’incendio, realizzata da artigiani di Costantinopoli e il chiostro, rimasto nelle sue forme medioevali.

Il film beneficia del respiro lento e armonioso delle carrellate realizzate con dei droni appositamente attrezzati che sorvolano le quattro basiliche e, fra loro, l’immagine del lento fluire del Tevere. Restano sicuramente impresse, nello spettatore, le immagini riprese della cupola di San Pietro vista dall’esterno ma soprattutto la Pietà di Michelangelo.

Gli operatori hanno potuto riprendere questo capolavoro da diverse angolazioni, senza la protezione in vetro a cui siamo abituati. Il dolce volto della Madonna, la mano delicata e semiaperta di Lei, le mani abbandonate del Cristo possono venir contemplate in tutti i loro dettagli.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WAR ROOM - LE ARMI DEL CUORE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/06/2016 - 20:14
 
Titolo Originale: War Room
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Alex Kendrick
Sceneggiatura: Alex Kendrick, Stephen Kendrick
Produzione: Affirm Films, Kendrick Brothers Productions, Provident Films
Durata: 120
Interpreti: Priscilla Shirer, T.C. Stallings, Karen Abercrombie, Alex Kendrick, Beth Moore

Tony ed Elizabeth Jordan sono una coppia di afroamericani benestanti. Lui è un venditore farmaceutico di successo, lei lavora in un’agenzia immobiliare, hanno una figlia deliziosa e vanno regolarmente a messa la domenica. I loro rapporti non sono buoni. Lui è tutto perso dai suoi impegni e dai suoi successi, trascura la figlia, non disdegna le conoscenze femminili che riesce a fare nelle sue numerose trasferte. Ritiene che per sua moglie sia sufficiente vivere la vita agiata che le può permettere. Elisabeth è molto demoralizzata ma nei suoi incontri di lavoro conosce una signora anziana, vedova, che le propone di fare con lei un incontro settimanale. Vuole convincerla che per risolvere il suo problema l’arma migliore è la preghiera: pregare per suo marito, pregare perché il diavolo si allontani dalla loro famiglia…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La fiducia nella forza della preghiera pone la moglie tradita nell’atteggiamento migliore per affrontare la crisi. Un bell’esempio di perdono di fronte a un pentimento sincero. Una certa inclinazione al fanatismo.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo del racconto risulta alquanto schematico: è particolarmente scoperto l’impegno di dimostrare la forza della fede
Testo Breve:

Dopo Fireproof, un nuovo Christian Film dei fratelli Kendrick sul tema della  crisi matrimoniale. Inferiore al precedente, riesce a mostrare il valore della preghiera in ogni situazione difficile

Iniziamo con un’informazione: questo film, al suo debutto in U.S.A., nell’agosto 2015,  distribuito in solo mille sale, è risultato il secondo migliore incasso  della settimana. Costato 3 milioni di dollari, ne ha guadagnati finora 67.  Fa molto riflettere questo risultato, che dimostra chiaramente come i Christian Film siano molto apprezzati da un vasto pubblico (ma non dalla critica), anche se i produttori continuano a considerarli prodotti di nicchia.

I fratelli Kendrick sono la punta di diamante di questo filone; noi abbiamo seguito con costanza i loro lavori (Fireproof, Flywheel, Courageous)  e ora sono tornati sul tema della crisi coniugale, tema già affrontato in Fireproof.

Questa volta l’angolo di osservazione è diverso: il baricentro di ogni azione volta a risolvere una crisi familiare è la preghiera. Una preghiera intensa e fiduciosa che non può non tardare ad avere risvolti positivi. Il confronto con Fireproof è determinante: nel film del 2008, l’avvicinamento alla fede di Caleb, il marito, grazie ai suggerimenti del padre che in passato aveva affrontato una situazione simile, coincideva con il riconoscimento che l’amore gratuito di Cristo per noi fino all’estremo sacrificio, diventava il riferimento primario per un amore totale e incondizionato verso la moglie.

In quest’ultimo War Room le cause della trasformazione sono in un certo senso esogene: il licenziamento di Tony, la perdita di ogni sicurezza economia, innescano una crisi generale nell’uomo che si accorge delle sue manchevolezze nei confronti della moglie e della figlia. Una conversione dove l’atteggiamento della moglie risulta risolutivo: non lo accusa per i suoi fallimenti ma lo sostiene e lo incoraggia da subito, convinta che il valore dell’unità familiare e del sostegno reciproco sono la cosa più importante. Il film è inoltre arricchito di un bell’episodio di perdono di fronte a un pentimento sincero

E’ indubbio che Fireproof era stato capace di approfondire meglio la psicologia dei personaggi, mentre in quest’ultimo film, partendo da alcune semplici caratterizzazioni, come quelle del marito avido e della moglie vittima, si evolve in base allo schema preghiera-evento esterno-crisi-conversione. Il film

Il tono stesso è diverso dai precedenti lavori dei fratelli Kendrick, più impostati su un atteggiamento riflessivo;  questa volta vengono assunti toni trionfalistici e di orgogliosa sicurezza che sono stati la peculiarità  dell’ultimo Christian Film di successo: God’s not dead.

La stessa analogia con una War Room sembra prospettare una sorta di Jihad cristiana: una lotta decisa contro le proprie debolezze, una solida fiducia nella Provvidenza, in particolar modo  nell’impegno di diffondere la fede cristiana.

Com’è noto, i fratelli  Kendrick sono dei pastori battisti e per chi è cattolico, non può che destare stupore un film il quale, pur parlando continuamente di fede, ha una sola rapida sequenza che si svolge in una chiesa. Per i protagonisti del film la War room, cioè la stanza delle preghiere, è un piccolo sgabuzzino della casa, liberato di ogni oggetto.

Lavori come questo, così come altri Christian film apparsi sugli schermi, non possono che destare la nostra ammirazione perché propongono esempi di fede che provengono da persone laiche: una situazione molto rara nel cinema italiano.

In film è disponibile in DVD in lingua italiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DON MATTEO 10

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/14/2016 - 21:20
 
Titolo Originale: Don Matteo 10
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Jan Michelini
Produzione: Lux Vide e Rai Fiction
Durata: Inizio trasmissioni dal 7 gennaio, due puntate contigue a settimana
Interpreti: Terence Hill, Nino Frassica, Simone Montedoro, Natalie Guetta, Francesco Scali, Nadir Caselli, Laura Glavan, Andres Gil, Gabriele De Pascalio, Raniero Monaco di Lapio

A Spoleto ci sono delle novità: Lia è tornata dal corso per sottoufficiali dei carabinieri e agli occhi del capitano Tommasi appare più bella che mai. Peccato che Lia ha fatto venire in città il suo ultimo fidanzato, un ragazzo bello, ricco e nobile. Intanto il maresciallo Cecchini si preoccupa di far accasare nuovamente il vedovo Tommasi e fa pressioni perché conosca la maestra elementare di sua figlia Martina. In canonica, Laura e Tomas continuano a bisticciare ma tutti capiscono che fra loro, in fondo, c’è del tenero…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Per chi ha confessato le proprie colpe, don Matteo ricorda che non mancherà mai l’abbraccio della misericordia divina e di fronte a tante tensioni familiari, don Matteo ha la capacità di far ricordare il valore degli affetti che durano nel tempo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un rigido, prevedibile format ingabbia le puntate della serie ma si tratta di un format ormai collaudato dall’esperienza e che riesce a valorizzare la simpatia dei protagonisti e la vis comica di Nino Frassica
Testo Breve:

La decima stagione della serie Don Matteo attira ancora una volte gli ascolti di un vasto pubblico fedele, non solo per la simpatia dei personaggi ma per il coraggio di promuovere valori cristiani

La fiction di Don Matteo, arrivata alla sua decima edizione, non dà cenni di stanchezza anzi, gli ascolti hanno superato, nella serata di debutto, tutte le edizioni precedenti, raggiungendo i dieci milioni di spettatori e, cosa forse ancora più interessante, è il fatto che si tratta di una audience giovanile:  30% fino a 14 anni , 27% nella fascia 25-54 anni.

Molti critici hanno collegato questo successo alla performance nelle sale, negli stessi giorni,  di Checco Zalone con il suo Quo Vado? tacciando il primo di buonismo e il secondo di qualunquismo e  mettendosi le mani nei capelli sul livello culturale del pubblico italiano. Si tratterebbe di lavori che non “educano” e non stimolano il pubblico ma che sfruttano la scia del più retrivo gusto comune.

E’ indubbio che il pubblico accende la televisione e va in sala sull’onda della simpatia umana: non è interessato a conoscere in anticipo la trama ma sa che vedrà nuovamente Terence Hill nelle parte di don Matteo e quel simpatico di Checco Zalone. Ma ciò non basta a giustificare un successo di tale portata.

Concentrandoci su Don Matteo 10, bisogna riconoscere che, come era già accaduto nella versione precedente, viene rispettato un format particolarmente rigido. E’ confermata la struttura triangolare, con tre narrazioni che avanzano in parallelo: quella poliziesca, che inizia e si chiude nell’ambito della puntata, quella comica, che ha come fulcro il maresciallo Cecchini e il capitano Tommasi e quella sentimentale, che si articola per ora su due love story, in modo da stimolare gli interessi sia dei ventenni che degli over trenta. Quella poliziesca ha, a sua volta, una struttura predefinita, che rischia spesso di vanificare qualsiasi sorpresa. A fronte di un delitto c’è sempre un indiziato principale che sicuramente non sarà lui il vero colpevole ma un personaggio minore, che lo spettatore assiduo non tarda a individuare. Quando, alla fine della puntata, don Matteo riesce a scoprire il colpevole appena un minuto prima che arrivino i carabinieri, in realtà lo spettatore sa già tutto. Possibile che milioni di persone si facciano incantare da storie che, tranne poche varianti, sono sempre uguali? Possibile che gradiscano racconti romantici contrastati (con l’evidente proposito di diluire il racconto) nei quali c’è così tanta poca originalità dal ricorre all’abusato escamotage della ragazza che resta incinta dell’altro?

In realtà, chi guarda la lunga serialità, non lo fa solo perché attratto dalla gradevolezza del racconto e dalla simpatia dei personaggi (sempre comunque importanti) ma dalla filosofia di vita che propongono. E’ proprio ciò in cui don Matteo risulta rivoluzionario: non ci sono altre fiction, in Italia e in Europa, che ci risulti, che in modo così manifesto, prospettino, non per dei santi, né per dei religiosi né per dei sacerdoti ma per uomini e donne laiche, comportamenti ispirati al Vangelo. In base al format che è stato impostato, colui o colei che risulta colpevole alla fine di ogni puntata riceve conforto da don Matteo, il quale cita ogni volta uno specifico brano del Vangelo, riuscendo a dare un segno tangibile della misericordia di Dio. Anche le situazioni di tensione familiari che si rendono manifeste nel corso della puntata trovano una positiva soluzione grazie alla presenza di don Matteo, non perché risolva fattivamente le situazioni, ma perché riesce a entrare con dolcezza e discrezione nel cuore di tutti per far ricordare loro i veri valori che danno felicità e pace.

Le ragioni del successo di Checco Zalone vanno cercate in altre direzioni. Per lui il tema della fede non è significativo ma mostra una chiara nostalgia verso quelli che lui considera i genuini valori italiani, a dispetto di tante modernità. Per lui il massimo dell’offesa, come apparve in Che bella giornata, consiste nel veder buttate nella spazzatura, da un milanese leghista, le orecchiette pugliesi fatte amorevolmente a mano, e il massimo dell’italica soddisfazione è il poter suonare il clacson un secondo dopo che il semaforo è diventato verde quando la macchina davanti si attarda a partire, perfino nella compassata Norvegia.

Pur riconoscendo l’indubbio successo della formula utilizzata dalla serie di Don Matteo, non si può non notare la dicotomia che si instaura fra il sacerdote e la gente comune. A lui tutta la sensibilità di una profonda spiritualità e la conoscenza del vangelo; agli altri tutte le debolezze, le contraddizioni, che scaturiscono dal vivere in mezzo al mondo. E mancata finora la figura intermedia di un laico che sia anche lui sinceramente cattolico e che si comporti in modo conseguente. Attendiamo di vedere cosa succede nelle prossime puntate.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOD'S NOT DEAD

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/24/2015 - 18:54
 
Titolo Originale: God's not Dead
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Harold Cronk
Sceneggiatura: Cary Solomon, Chuck Konzelman
Produzione: Pure Flix Entertainment, Red Entertainment Group
Durata: 93
Interpreti: Kevin Sorbo, Shane Harper, David A. R. White, Dean Cain, Newsboys, Willie Robertson, Korie Robertson

Josh, una matricola universitaria, si trova fin dal suo primo giorno in aula di fronte a una sfida: il professore di filosofia Radisson, un ateo convinto, invita tutti gli studenti a scrivere e firmare la frase “Dio è morto”: in questo modo eviterà di perdere tempo, durante le sue lezioni, a trattare questa antica superstizione. Josh, che è un cristiano evangelico, si rifiuta di sottoscrivere questa dichiarazione; a questo punto il professore lo invita a esprimere le sue idee in brevi interventi durante le sue lezioni e saranno gli stessi studenti della classe a decidere se è valida la tesi del professore o quella di Josh. Se il ragazzo trova sostegno in un pastore che lo invita a dare testimonianza della sua fede, riceve piena ostilità dalla sua fidanzata che minaccia di lasciarlo se continuerà a perdere tempo con queste sciocchezze, invece di impegnarsi a prendere la laurea al più presto per potersi così sposare….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo ritiene suo dovere difendere la propria fede perché comprende che è importante darne testimonianza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film ha un entusiasmo e un’energia che finiscono per attirare il pubblico e far dimenticare la grossolanità della sceneggiatura
Testo Breve:

Una sfida che appare impossibile, fra un professore ateo e uno studente cristiano, mette a nudo la crescente ostilità verso chi manifesta la propria fede ma anche la forza d’animo di chi crede nel Signore. Un Christian Film un po’ enfatico ma pieno di energia

Questo Christian Film suscita sentimenti contrastanti. Sottolinea, attraverso i vari personaggi che compongono il film, la crescente indifferenza su tematiche che riguardano la fede e rende manifesta, senza reticenza, la crescente ostilità che si riscontra oggi nei confronti persone che credono in Dio.  Nel film ciò accade in ambienti universitari (per noi, che viviamo in Italia, resta ancora sconcertante il divieto che ha subito Benedetto XVI di parlare alla Sapienza), dove un professore di filosofia chiede il permesso agli studenti di non perdere tempo a parlare di queste superstizioni, residui del passato e avallare invece la frase di Nietzsche: “Dio è morto”. In una trama parallela un uomo, interessato solo a costruire la propria carriera, viene a sapere che la sua ragazza è affetta da un cancro incurabile: si tratta di una situazione non conciliabile con il luminoso futuro che si sta costruendo e non esita a lasciarla. Un ragazzo cinese, che frequenta un’università negli Stati Uniti, viene ostacolato da suo padre manager quando gli confida di essersi avvicinato alla fede cristiana. Sul fronte opposto, un padre mussulmano caccia di casa la figlia quando scopre che questa si sta interessando alla figura di Gesù. In questo groviglio di storie parallele, il film ha il difetto di presentare personaggi e ambienti in bianco e nero, o con fede ferma o profondamente ostili. La linea narrativa principale è costituita dallo scontro fra il professore di filosofia ateo e lo studente cristiano-evangelico. Dapprima titubante, accetta la sfida di difendere la sua fede davanti al professore e a tutta la classe perché un pastore evangelico (citando Matteo 10, 32) gli ha ricordato che "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli." Il film entra nei dettagli di questo confronto e alle teorie atee di Hawkings vengono contrapposti i versetti della Genesi sulla creazione. Stranamente a nessuno dei due contendenti viene in mente che non si può dimostrare con evidenza l’esistenza di Dio, così come non si può dimostrare il contrario. Un altro punto debole del film è il fatto che sembra limitarsi all’assioma che solo l’avvicinarsi della morte (nel film sono presenti malati di cancro, di Parkinson, feriti gravi per incidenti d’auto,..) sia in grado di far scaturire una conversione. Poco credibile se non pretestuoso, il racconto parallelo di due pastori alle prese con un’automobile che si ostina a non partire ma poi, grazie alla loro preghiera fatta con fede, si decide a mettesi in moto.

Nonostante tutti questi difetti, il film manifesta una insolita energia, rende manifesto un sincero entusiasmo per la fede, anche perché molti attori recitano se stessi (è il caso dei componenti del complesso christian rock:  Newboys e di Willie Roberston, un magnate americano che compare spesso alla televisione per parlare di fede).

E al di là delle molte e meritate critiche, conta molto anche il successo di pubblico: a metà 2014 il film aveva già incassato 64 miliardi di dollari a fronte di un budget di 2 miliardi. Le conclusioni sono chiare: c’è un grande bisogno di film che parlano di fede. Bisogna solo insistere per farne di migliori.

Il film è disponibile in DVD in lingua inglese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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